Finisce la collaborazione tra Cilic e Ivanisevic. Goran: "Auguro il meglio a Marin"

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Finisce la collaborazione tra Cilic e Ivanisevic. Goran: “Auguro il meglio a Marin”

Marin Cilic ha annunciato sulla sua pagina Facebook la separazione con Ivanisevic. “Purtroppo le nostre strade si dividono. È stato un privilegio lavorare con Goran”

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Iniziò nel 2013 e molti si chiesero a che cosa avrebbe portato. Cilic era nel circuito da anni, aveva ottenuto alcuni buoni risultati (il migliore dei quali era stata la semifinale raggiunta in Australia nel 2010, persa contro Murray), ma mai l’exploit che facesse gridare alla rivoluzione. Goran Ivanisevic per i croati era una vera e propria icona. La sua vittoria a Wimbledon nell’anno in cui meno ce lo si sarebbe aspettati (2001, dopo 3 finali perse), aveva avuto dell’incredibile. Al nome Ivanisevic si associava il concetto di miracolo, e così qualche fiducioso ben pensante aveva ritenuto che dopotutto non fosse così inutile una collaborazione tra il mostro sacro del passato e la nuova leva mai sbocciata del tutto.

I risultati, in effetti, non tardarono troppo ad arrivare. Nel 2014 Cilic non solo raggiunse i quarti di finale a Wimbledon dove impegnò e non poco Djokovic, ma addirittura sbaragliò la concorrenza a New York e vinse senza colpo ferire il suo primo titolo Slam in carriera. Fu quella che potremmo definire una apocalisse silente, un’impresa troppo ben educata perché ce ne si avvedesse. Marin Cilic aveva vinto lo US Open, e con lui anche Goran Ivanisevic. In seguito, per motivi esterni al gioco in sé e per sé, Marin dovette stare fuori dal circuito per un po’ di tempo, stentando a ritrovare la forma al rientro. Eppure, ancora una volta senza troppo clamore, anche nel 2015 era riuscito a raggiungere le semifinali dello Slam americano, fermato solo dal futuro vincitore Novak Djokovic.  E quest’anno, per dimostrare ancora una volta come spesso non si dia a Cesare quel che è di Cesare (o che forse lo si dia fin troppo), il tennista croato è tornato alla ribalta per aver fatto giocare il miglior match stagionale (almeno dal punto di vista emotivo) a Roger Federer, non casualmente a Wimbledon.

Oggi arriva la notizia che la collaborazione con Ivanisevic è giunta al termine, non si sa se per scelta del giocatore o dell’allenatore.

 

Ecco le parole di Cilic pubblicate sulla sua pagina Facebook: “Cari amici, volevo condividere con voi questa notizia. Purtroppo non lavorerò più con il mio coach Goran Ivanisevic. Abbiamo iniziato a lavorare insieme nel settembre 2013 e abbiamo avuto tanti successi in questo periodo, in particolare la vittoria agli US Open del 2014. È stato un grande privilegio lavorare con Goran, ho apprezzato il nostro lavoro insieme e Goran mi ha aiutato a raggiungere tanti obiettivi. Purtroppo le nostre si dividono e auguro a Goran solo il meglio per il futuro“.

Il ringraziamento a Goran è comunque sentito e, probabilmente, molto di quello che è stato non sarebbe accaduto senza l’ausilio del ex campione di Wimbledon. Ma questa è solo una supposizione, ed è possibile che invece il buon Marin voglia dimostrare a chi come noi dà troppo rilievo alle partnership, che un buon giocatore è buono sempre e comunque, anche solo vivendo del ricordo di certe trascorse ma decisive collaborazioni.

Ecco le parole di Ivanisevic: “La nostra collaborazione è giunta al termine e di questa collaborazione sono assolutamente grato a Cilic. Gli auguro, naturalmente, il meglio per la sua carriera di giocatore, sono sicuro che ha ancora grandi potenzialità e spero riesca ad esprimerle tutte. Proprio come spero di fare io in qualche nuova sfida in veste di allenatore. Questo è tutto quello che desidero dire, da me nessuno saprà qualcos’altro o qualcosa di nuovo”.

Riccardo Zuliani

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Fognini: “È stato impressionante vedere i frammenti ossei che mi hanno tolto”

L’operazione è perfettamente riuscita: Fabio tornerà a casa già oggi. “Il pericolo principale è l’immobilità”, ammonisce il responsabile medico della FIT

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L’operazione è riuscita perfettamente“, ha fatto sapere Fabio Fognini che ieri aveva annunciato la sua imminente operazione di artroscopia a entrambe le caviglie. Fabio è stato operato in anestesia generale ed è uscito dalla sala operatoria poco prima di pranzo, come apprendiamo dal Corriere dello Sport, risvegliandosi nel pomeriggio. Una storia Instagram pubblicata questa mattina, nella quale vediamo le caviglia sormontate da un bel po’ di ghiaccio, testimonia che Fognini si è già potuto sedere.

L’operazione si è svolta presso la clinica Domus Nova di Ravenna per mano del dottor Francesco Lijoi, il primo chirurgo ortopedico italiano ad essersi cementato nella chirurgia artroscopica della parte posteriore della caviglia. Nel 2017, Lijoi è stato scelto per un’operazione di ricostruzione da Gian Marco Tamberi, campione italiano di salto in alto infortunatosi a poche settimane dall’inizio dei giochi di Rio 2016. Prima di scegliere il chirurgo italiano, Fognini si era comunque rivolto anche ad altri specialisti, a Barcellona e a Zurigo (dove Djokovic si è operato al gomito nel 2018).

L’operazione è servita a eliminare le calcificazioni dall’articolazione destra e a ripulire la sinistra. “È stato impressionante vedere i frammenti ossei che mi hanno tolto dai piedi“, ha detto Fabio. “Ho fatto la cosa giusta e sono contento, anche se sono un po’ provato dall’operazione“. Il tennista tornerà ad Arma di Taggia già oggi, dove assieme al fisioterapista Giovanni Meoli dovrà affrontare sei settimane di riabilitazione per poi spostarsi a luglio con tutta la famiglia in Puglia – terra natale di Flavia Pennetta – e riprendere gradualmente ad allenarsi per il rientro del circuito, che a quel punto dovrebbe avere una data ufficiale di ripartenza.

 

Secondo Pier Francesco Parra, responsabile medico della Federtennis a cui è stato affibbiato il soprannome ‘Dottor Laser’ per la terapia con la quale ha curato decine di atleti colpiti da problemi muscolo-tendinei, ‘il pericolo principale è l’immobilità. Per questo bisognerà mobilizzare il più presto possibile l’articolazione‘. Il rischio post-operatorio principale in situazioni di questo genere riguarda la possibile formazioni di fibrosi o l’eventualità di una recidiva, che dovrebbe essere scongiurato da una attenta riabilitazione.

Fabio si porta dietro questo dolore dal 2017, spiega sempre Parra al Corriere, “da quando fu costretto a saltare il match di Coppa Davis con il Belgio. La colpa è della degenerazione cronica di alcune microcalcificazioni. Non è un problema costante, ha degli alti e bassi, in passato Fabio era riuscito a conviverci alternando ottimi risultati a momenti più difficili. Sperava con il riposo di averlo risolto, ma non è stato così. Ne ha parlato anche con Corrado Barazzutti (allenatore di Fognini, ndr) e poi ha scelto per l’operazione“.

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Dopo gli Assoluti di Todi, si giocherà a Perugia un secondo torneo con tennisti stranieri

Sarà la seconda tappa del ‘MEF Tennis Tour’ e inizierà il 29 giugno, subito dopo gli Assoluti. Il direttore sarà l’ex tennista Francesco Cancellotti, secondo il quale il torneo ‘avrà un livello più alto dei challenger’

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Campo Centrale Perugia - Foto Marta Magni

Lo aveva anticipato il direttore Scanagatta, apprendendolo da una conversazione con Marcello Marchesini, adesso c’è anche il comunicato di MEF Tennis Events che organizza l’evento. Al termine dei Campionati Italiani Assoluti di Todi, che avranno inizio il 21 giugno, a Perugia si giocherà dal 29 giugno una seconda tappa del MEF Tennis Tour aperta anche a tennisti stranieri. Una sorta di piccola compensazione per la mancata organizzazione dei sei challenger che si giocano in Italia sotto egida MEF.

Di seguito il comunicato in versione integrale.


Perugia, 30 maggio 2020 – L’Italia del tennis scalda i motori. I Campionati Italiani Assoluti, in programma sui campi in terra rossa del Tennis Club Todi 1971 dal 21 giugno e coperti televisivamente da SuperTennis TV con almeno 31 match trasmessi in diretta dal Campo Centrale, saranno seguiti dal torneo di Perugia. Nel capoluogo umbro, precisamente al Tennis Club Perugia, andrà in scena dal 29 giugno la seconda tappa del MEF Tennis Tour, il circuito supportato dalla Federazione Italiana Tennis che decreterà la ripartenza del tennis nostrano. Attesi i migliori giocatori azzurri ai quali si aggiungeranno, proprio a partire dalla tappa di Perugia, atleti stranieri che andranno a completare il tabellone maschile da 32 e quello femminile da 16. Un circuito organizzato in grande e nato dal desiderio di concedere ai tennisti la concreta possibilità di tornare a sfidarsi in attesa della ripartenza dei circuiti ATP e WTA. Il tutto rispettando le regole: agli atleti sarà dato un kit di sicurezza (mascherine, guanti, asciugamani personali) e i circoli saranno allestiti in modo da utilizzare ampi spazi, con lo staff a lavorare in sicurezza con schermi e visiere in plexiglass, oltre ai suddetti strumenti sanitari. Non ci saranno i raccattapalle né i giudici di linea.

 

Marchesini: “Due settimane di spettacolo in Umbria” – “Il nuovo circuito MEF Tennis Tour – spiega Marcello Marchesini, presidente MEF Tennis Events – è nato anche grazie alla certezza della collaborazione che da anni troviamo nei circoli che ospitano i tornei del circuito ATP Challenger Tour. Primo fra tutti il Tennis Club Perugia, che ritengo essere uno dei circoli più belli d’Italia grazie alla meravigliosa vista sulla città che sembra affacciarsi sul Campo Centrale. Sarà Perugia il palcoscenico della seconda tappa del nuovo circuito, che andrà in scena dal 29 giugno al 4 luglio, per consentire ai giocatori e alle giocatrici di prolungare la loro trasferta in Umbria dopo i Campionati Italiani Assoluti di Todi”.

Immancabile il riferimento al supporto delle istituzioni: “Il Presidente Luigi Grafas e tutto il consiglio direttivo hanno accolto con entusiasmo anche questa nuova occasione, desiderosi di mantenere il club perugino al centro dell’attività professionistica nazionale ed internazionale. Siamo emozionati ed onorati di inaugurare la stagione 2020 con le prime due settimane di grande tennis nella nostra bellissima regione e vogliamo ringraziare ancora una volta le istituzioni locali e regionali e gli sponsor, che da anni sostengono queste importanti manifestazioni, senza i quali tutto questo non sarebbe possibile. Siamo pronti a fare del nostro meglio per garantire un grande spettacolo a tutti gli amanti dello sport, nel rispetto delle norme che il coronavirus ci impone”.

Cancellotti: “Grande orgoglio” – Il direttore del torneo di Perugia sarà un amico di MEF Tennis Events, Francesco Cancellotti, ex numero 21 del mondo: “È una bella soddisfazione aver organizzato un evento così. MEF Tennis Events è sveglia e attenta alle problematiche del periodo, ma si è attivata per tenere vivo questo sport. Concediamo ai ragazzi la chance di ricominciare a confrontarsi per ritrovare il ritmo partita, è un grande orgoglio. Speriamo di vedere in campo i primissimi giocatori italiani: considerando le loro qualità e le loro classifiche, sarebbe un torneo di livello più alto rispetto ai Challenger”.

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Accadde Oggi

Accadde oggi: clamoroso a Parigi, Soderling sorprende Nadal

Il 31 maggio di undici anni fa, sul Philippe Chatrier, andava in scena l’upset del secolo

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Riproponiamo oggi questo articolo pubblicato tre anni fa, con gli opportuni aggiornamenti


Doveva essere un tranquillo pomeriggio di primavera per lo spagnolo numero uno al mondo contro Robin Soderling, detestato spilungone svedese. Tra i due, due anni prima, era nata una strana rivalità sui prati di Wimbledon. Quella volta Soderling mal sopportò l’interminabile routine al servizio dello spagnolo, sbeffeggiandolo in più occasioni con provocazioni di vario genere.

A Roma, pochi giorni prima, Rafa lo aveva fatto a pezzi. Un match senza storia: 6-1 6-0. Quella domenica pomeriggio, sul Philippe Chatrier, nessuno avrebbe puntato un solo centesimo sullo svedese. Ma l’hidalgo di Manacor trovò dall’altra parte della rete un marziano con una sola missione: fare ciò che non era ancora riuscito a nessuno. E ci riuscì praticando uno sport preclusi a tanti, forse tutti ad eccezione di Wawrinka e un altro paio di eletti in era moderna: tirare forte. Sulle righe. Ad ogni game.

 

Soderling rimandò sulla terrà Nadal, disintegrandolo sul suo terreno di caccia preferito, quello dove non aveva fallito una sola volta. Ad onor di cronaca, qualche giorno più tardi arrivò il forfait di Rafa a Wimbledon. Lesione all’inserzione dei tendini rotulei. Lo spagnolo rifiutò ogni alibi quando gli fu chiesto se il ginocchio fosse stato la causa della debacle parigina: “Uno sportivo deve saper convivere con il dolore”.

Rafael Nadal, che aveva già vinto quel torneo quattro volte, solleverà al cielo ancora otto volte la Coppa dei Moschettieri – prendendosi anche la rivincita su Soderling l’anno successivo, in finale, lasciandogli dieci game in tre set. Il dominio più impressionante di un giocatore in un torneo dello Slam, interrotto sotto in quel pomeriggio da un (temporaneo) marziano nato a Tibro, in Svezia.

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