ATP Finals: le sedi, i vincitori, le sfide leggendarie

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ATP Finals: le sedi, i vincitori, le sfide leggendarie

Le ATP World Finals si giocano per l’ottavo anno consecutivo a Londra. Ma nessun altro torneo ha cambiato faccia tanto spesso. Breve storia del torneo, dei suoi vincitori e delle grandi sfide dal 1970 ad oggi

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Nessun torneo può dire di essersi trasformato tante volte quanto le ATP World Finals. Praticamente ogni suo aspetto è cambiato almeno una volta: denominazione, numero di partecipanti, sede, superficie, indoor/outdoor, formato del torneo, partite al meglio dei tre o dei cinque set e così via. Quest’anno il torneo si disputa a Londra per l’ottavo anno consecutivo e l’ATP ha confermato che fino al 2018 la sede sarà ancora Londra, di fatto rendendo unica la sede di Londra da che il torneo si chiama ATP World Finals. È stata infatti l’edizione del 2009, conclusa con la vittoria a sorpresa di Davydenko in finale su Del Potro, la prima ad aver adottato questo nome. Proprio dal nome e dalla sede iniziamo un breve excursus sulla storia di questo torneo.

Il nome e la sede

Quattro sono i nomi ufficiali dal 1970 ad oggi:

 

1970-1989 Masters Grand Prix
1990-1999 ATP Tour World Championships
2000-2008 Tennis Masters Cup
2009-2018 ATP World Tour Finals

Ben 14 invece le sedi che hanno ospitato questo torneo:

1970-1976 Sede itinerante: Tokyo, Parigi, Barcellona, Boston, Melbourne, Stoccolma, Houston
1977-1989 New York
1990-1999 Germania: Francoforte fino al 1995, poi Hannover
2000-2004 Sede itinerante: Lisbona, Sydney, Shanghai, due volte Houston
2005-2008 Shanghai
2009-2018 Londra

Se consideriamo l’intero periodo, le Finals sono state ospitate da quattro continenti: 6 volte in Asia, 24 volte in Europa, 17 in Nord America, 2 in Australia. Mancano all’appello il Sud America e l’Africa che però storicamente hanno ospitato quasi esclusivamente tornei minori nel circuito ATP. Senza contare i possibili cambi di sede all’interno della stessa città, la classifica è guidata da New York (13 volte) e, come Stato, dagli Stati Uniti (17 volte). Una curiosità: quando il torneo si chiamava ATP Tour World Championships si è sempre disputato soltanto in Germania, così come si è sempre disputato a Londra da che si chiama ATP World Tour Finals.

Attenzione però a non confondere il Masters Grand Prix con le World Championships Tennis Finals (WCT Finals), torneo “parallelo” che si è disputato dal 1971 al 1989 in Texas su campi indoor in sintetico, precisamente a Dallas (tranne alcuni incontri della prima edizione disputati a Houston). Ma su questo torneo vi sono utenti molto preparati che vi sapranno dire di più, noi ci concentriamo sulla timeline ufficiale delle Finals attuali. Per dovere di cronaca, il dominatore delle WCT Finals è stato John McEnroe, con 5 titoli in 8 finali. Gli altri vincitori sono stati: Rosewall (2), Smith, Newcombe, Ashe, Borg, Connors (2), Gerulaitis, Lendl (2), Jarryd, Mecir e Becker. Tutti nomi molto prestigiosi. Per chi abbia voglia di cercare i filmati o approfondire, segnaliamo in particolare la finale del 1983, conclusa al tie break del quinto set con la vittoria di McEnroe su Lendl.

La formula e la superficie

Oggi assistiamo ad un torneo con una formula piuttosto atipica, soprattutto se consideriamo che un tennista può vincere il titolo pur avendo perso un match, come accaduto ad esempio a Djokovic nel 2015, o addirittura due match, come accaduto nel torneo femminile nel 2015, quando Radwanska perse i primi due incontri del round robin. Il round robin, infatti, precede le semifinali e la finale, ma anche la formula – come nome e sede – è cambiata più volte. Oggi la formula è la stessa usata dal 1972 al 1981.

1970 Round Robin (1 girone, 6 partecipanti)
1971 Round Robin (1 girone, 7 partecipanti)
1972-1981 Round Robin (2 gironi da 4), Semifinali, Finale
1982-1984 Eliminazione diretta (12 partecipanti, primi 4 entrano dai QF)
1985 Eliminazione diretta (16 partecipanti, 4 teste di serie)
1986-2018 Round Robin (2 gironi da 4), Semifinali, Finale

Anche superficie e condizioni indoor/outdoor sono cambiati molte volte: 

1970-1973 – Carpet, Indoor
1974 – Erba, Outdoor
1975-1995 – Carpet, Indoor
1996 – Carpet, Indoor
1997-2002 – Hard, Indoor
2003-2004 – Hard, Outdoor
2005 – Carpet, Indoor
2006-2018 – Hard, Indoor

I tornei dal 1977 al 1985 si disputarono in realtà nelle prime settimane di gennaio dell’anno successivo. Dal 1970 al 2018 contiamo 49 edizioni, di cui 46 indoor e 3 outdoor, 27 su superficie sintetica indoor, 19 su superficie “dura” indoor, 2 sul duro outdoor ed 1 sola su erba outdoor. Mai su terra, come invece auspicava Nadal, uno dei più forti sostinetori della rotazione della superficie. Anche nel caso delle superfici, vi sono alcuni utenti molto preparati che, se vogliono, possono aggiungere i dettagli nei commenti.

Tre o cinque set?

Anche qui i cambi sono stati molti:

1970-71 Tutti i match al meglio dei 3 set (no tie break nel set decisivo)
1972 Round robin al meglio dei 3 set, semifinali e finale al meglio dei 5 set (no tie break nel set decisivo)
1973 Round robin e semifinali al meglio dei 3 set, finale al meglio dei 5 set
1974-76 Round robin al meglio dei 3 set, semifinali e finale al meglio dei 5 set (no tie break nel set decisivo)
1977-79 Round robin, semifinali e finale al meglio dei 3 set
1980-81 Round robin e semifinali al meglio dei 3 set, finale al meglio dei 5 set
1982-85 Tutti i match ad eliminazione diretta fino alle semifinali al meglio dei tre set, finale al meglio dei 5 set
1986-2003 Round robin e semifinali al meglio dei 3 set, finale al meglio dei 5 set
2004 Tutti i match al meglio dei 3 set
2005-07 Round robin e semifinali al meglio dei 3 set, finale al meglio dei 5 set
2008-18 Tutti i match al meglio dei 3 set

Se escludiamo le prime due edizioni ed includiamo tutte le altre edizioni fino al 2018, la finale è al meglio dei 5 set in 32 occasioni (1972-76, 1980-2003, 2005-07), l’ultima nel 2007, quando Federer lasciò soltanto sette game a Ferrer. La formula attuale è la stessa utilizzata anche dal 1977 al 1979, nel 2004 e dal 2008. 

I vincitori, i record e gli italiani

Fino ad ora, comanda la classifica dei vincitori Roger Federer (6), ma Djokovic potrebbe raggiungerlo a breve. Tra parentesi, le finali disputate (o il secondo classificato nel caso delle prime due edizioni), in grassetto i giocatori in attività:

1] Federer 6W (10F)
2] Lendl 5W (9F); Sampras 5W (6F); Djokovic 5W (5F)
5] Nastase 4W (5F)
6] Becker 3W (8F); McEnroe 3W (4F)
8] Borg 2W (4F); Hewitt 2W (3F)
10] Agassi 1W (4F); Smith 1W (3F); Davydenko 1W (2F); Edberg 1W (2F); Connors 1W (1F), Corretja (1F), Kuerten 1W (1F), Nalbandian 1W (1F), Orantes 1W (1F), Stich 1W (1F), Vilas 1W (1F).

Tra questi, vi sono alcuni giocatori che hanno vinto più Finals che Slam, tante Finals quanti Slam o Finals senza aver mai vinto uno Slam: Nastase (4-2), Hewitt (2-2), Orantes (1-1), Stich (1-1), Davydenko (1-0), Corretja (1-0), Nalbandian (1-0). Hanno raggiunto almeno una volta la finale delle Finals senza averle mai vinte: Courier, Gerulaitis e Nadal 2 volte, Ashe, Blake, Chang, del Potro, Ferrer, Ferrero, Fibak, Grosjean, Kafelnikov, Laver, Moya, Okker, Tsonga e Wilander una volta. Tra i vincitori in singolare, alcuni hanno anche vinto le Finals in doppio: McEnroe ben 7 volte, Edberg 2 volte, Smith e Orantes 1 volta. Tra i vincitori, Federer ha vinto 5 volte da imbattuto, come Lendl, Djokovic e McEnroe 3 volte, Nastase 2, Borg, Vilas, Stich e Hewitt 1 volta.

E gli italiani, come si sono comportati alle Finals? Malissimo. Solo due partecipazioni, Panatta nel 1975 e Barazzutti nel 1977, per un desolante bilancio di 0 vittorie in 6 match disputati.

Una strana classifica complessiva

Supponiamo di voler giocare con i numeri e di assegnare ad ogni torneo dal 1970 ad oggi 200 punti ad ogni vittoria in un round robin o in eliminazioni dirette prima delle semifinali, 400 punti alle vittorie in semifinale, 500 punti alle vittorie in finale, secondo il sistema di punti in vigore fino ad oggi. Ecco la classifica a punti complessiva:

1] Federer 14,200
2] Lendl 11,100
3] Becker, Sampras 9,700
5] Djokovic 8,100
6] Nastase 6,600
7] McEnroe, Agassi 5,500
9] Borg 4,600
10] Edberg 4,300
11] Connors 4,100
12] Hewitt 3,800
13] Nadal 3,600
14] Vilas 3,200
15] Davydenko 3,100
16] Smith 2,800
17] Kafelikov, Moya, Murray 2,200
20] Orantes 2,100
21] Wilander 2,000
22] Ashe, Courier, Ferrer 1,800
25] Nalbandian 1,700
26] Gerulaitis, Chang, del Potro, Roddick 1,600
30] Stich, Corretja, Kuerten 1,500
33] Gottfried, Ivanisevic 1,400
35] Berdych, Ferrero, Wawrinka 1,200
38] Kodes, Okker, Gomez, Enqvist, Tsonga 1,000
43] 11 tennisti (tra cui Safin) 800
54] 12 tennisti (tra cui Nishikori) 600
66] 14 tennisti (tra cui Rafter e Simon) 400
70] 19 tennisti (tra cui Gasquet) 200

Dunque sono 89 i tennisti che hanno vinto almeno una partita. Non figurano, come detto sopra, Panatta e Barazzutti, che non hanno mai vinto un amtch alle Finals. I fab-4 si collocano al primo, quinto, tredicesimo e diciassettesimo posto.

I match memorabili

Concludiamo con qualche suggerimento ai lettori, dedicato a chi è riuscito ad arrivare sino a qui con la lettura. Segnaliamo alcuni match considerati memorabili – ma ve ne sono sicuramente molti altri – dal 1970 ad oggi. Ne abbiamo scelti 10 e li riportiamo in ordine cronologico.

1974 (F) // Vilas – Nastase 7-6 6-2 3-6 3-6 6-4
1979 (SF) // Borg – McEnroe 6-7 6-3 7-6
1984 (SF) // Lendl – Connors 7-5 6-7 7-5
1988 (F) // Becker – Lendl 5-7 7-6 3-6 6-2 7-6
1990 (RR) // Edberg – Agassi 7-6 4-6 7-6
1993 (F) // Stich – Sampras 7-6 2-6 7-6 6-2
1994 (RR) // Becker – Edberg 6-7 6-4 7-5
1996 (F) // Sampras – Becker 3-6 7-6 7-6 6-7 6-4
2003 (RR) // Federer – Agassi 6-7 6-3 7-6
2005 (F) // Nalbandian – Federer 6-7 6-7 6-2 6-1 7-6

E voi, come vorreste fossero organizzate le Finals, magari dal 2019? Sono in molti a preferire un torneo a eliminazione diretta, con i migliori otto che si affrontano in QF, SF e F e magari al meglio dei 5 set. Altri propendono per la rotazione delle superfici, come suggerisce Nadal, e per l’alternanza tra condizioni indoor e outdoor. Le Finals rimangono un torneo “nomade” e la soluzione potrebbe essere quella di trovare una sede fissa, magari in Italia, oppure in Sud America o in Africa, continenti poco raggiunti dal circuito ATP (anche per ovvi motivi strutturali e logistici). Queste sono soltanto opinioni, la palla adesso va ai lettori del sito.

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Il 2023 delle possibili prime volte: dalla semi Slam di Sinner, ai sette top 50 a caccia di un titolo

Dal primo quarto Slam di Musetti, al taboo finali per Krajinovic, passando per la prima vittoria in un major di Cerundolo. La nuova stagione si apre con diversi atleti pronti a ritoccare i propri record personali

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Jannik Sinner – Vienna Erste Bank Open 2022 (© e|motion/Bildagentur Zolles KG/Photographer)

Con le vittorie di Lajovic e Van Assche nei Challenger di Maspalomas e Maia è calato definitivamente il sipario sulla stagione tennistica, dopo che il circuito maggiore aveva chiuso i battenti con il trionfo di Djokovic alle Nitto ATP Finals di Torino. Per i tennisti adesso è tempo di ricaricare le batterie e affinare la preparazione (magari giocando qualche ricca esibizione) per ripartire tra meno di un mese in Australia e India. E quale miglior momento se non l’off-season per valutare quali possano essere i nuovi traguardi da raggiungere nel corso della nuova stagione?

Il 2023, infatti, si aprirà con diversi atleti a caccia di risultati e titoli che possano rilanciarli dopo una stagione interlocutoria, o consacrarli dopo gli exploit dell’anno in corso. Nella stagione appena conclusa non sono mancate le sorprese con ben 12 tennisti che hanno conquistato il primo titolo della loro carriera. Ma sono in molti ancora a caccia del primo trofeo da mettere in bacheca, o di risultati a livello Slam che possano dare una svolta a ranking e carriera.

Inizio di stagione che vedrà come appuntamento clou l’Australian Open. Sin dalla trasferta “Down Under” c’è già chi è certo di tagliare un traguardo storico a livello personale: Constant Lestienne. Il francese, infatti, farà il suo esordio in un main draw di uno Slam all’età di trent’anni. Lestienne, autore di un ottimo finale di stagione, è l’unico tennista dell’attuale top 100 a non aver raggiunto questo traguardo.

 

Detto del francese Lestienne, occorre rimarcare come vi siano molti tennisti ancora a caccia del primo sorriso a livello Slam. Sorprende pensare che in Australia vi potrebbe essere una testa di serie che non ha mai vinto un match nel tabellone principale di uno Slam. Stiamo parlando di Francisco Cerundolo, attuale numero 30 del ranking ATP, che a livello Slam vanta un bilancio di 0 vittorie e 4 sconfitte. Quest’anno Cerundolo farà il suo esordio nell’Happy Slam, dove vanta come migliore risultato un secondo turno nelle qualificazioni nel 2021. Che sia l’occasione giusta per l’argentino di cancellare questo zero dal suo curriculum?

L’argentino in questa classifica si trova in ottima compagnia. Con lo ‘zero’ alla voce successi vi è anche lo svizzero Marc Andrea Huesler (che vanta due sconfitte raccolte lo scorso anno tra Wimbledon e New York). Huesler  può comunque consolarsi del fatto di aver già un titolo in bacheca, conquistato a Sofia ai danni di Holger Rune. Completano la lista dei top 100 a caccia di una prima volta, l’altro argentino Etcheverry, i Next Gen Lehecka, Tseng – protagonisti a Milano del torneo dedicato ai migliori giovani – e lo statunitense Ben Shelton, autore di una prepotente cavalcata a livello Challenger e capace di sconfiggere Ruud a Cincinnati.

Cerundolo è l’unico top 50 senza una vittoria Slam ma l’argentino può vantare un titolo ATP nel suo palmares conquistato quest’anno a Bastad nel derby con il connazionale Baez. Tuttavia, sono ben 7 i top 50 che inizieranno la stagione con l’obiettivo di vincere un trofeo ATP. Colui che si trova più in alto in classifica è Alejandro Davidovich Fokina, numero 31 del ranking che ha disputato la sua unica finale a Montecarlo, inchinandosi solo al greco Tsitsipas. Scorrendo il ranking seguono l’olandese volante Botic Van de Zandschulp, che nella sua unica finale raggiunta ha dovuto fare i conti con dei problemi respiratori che lo hanno messo fuori causa dopo 7 game. A seguire vi sono Ruusuvuori, arresosi a Pune contro l’esperto Joao Sousa, e Rinderknech, che ad Adelaide ha ceduto il passo al padrone di casa Kokkinakis.

Se i tennisti sopra citati hanno avuto una sola occasione, Brooskby ne ha perse 3 (Newport, Dallas e Atlanta) così come lo slovacco Molcan (Belgrado, Marrakech e Lione). Anche se colui che ha la serie negativa più lunga sta poco fuori la top50. Stiamo parlando di Filip Krajinovic, numero 54 del mondo, che alla voce finale perse vede a fianco il numero cinque‘. Discorso a parte merita Jack Draper. Il Next gen britannico è l’unico top 50 a non aver mai giocato una finale a livello ATP, ma vista la giovane età e il percorso di crescita non mancherà molto al raggiungimento di tali traguardi.

Tra coloro che potranno raggiungere tante prime volte in questa stagione vi è l’argentino Pedro Cachin, numero 56 del ranking ATP. Il classe ’95 è il tennista con il ranking più alto a non aver mai raggiunto nemmeno una semifinale a livello ATP e anche quello col miglior ranking a non aver mai giocato un Masters 1000. Con pochi punti da difendere nei primi mesi dell’anno, i 1000 nordamericani di inizio stagione potrebbero essere per lui l’occasione per festeggiare questo traguardo.

Tornando a parlare di tornei Slam, Ruusuvuori, Baez e Rinderknech sono i tre top 50 che cercheranno di raggiungere per la prima volta il terzo turno in un Major. A caccia, invece, del primo approdo alla seconda settimana di uno Slam vi sono il giapponese Nishioka, l’imprevedibile Bublik, Jack Draper e Alex Molcan.

Hanno raggiunto almeno una volta i quarti di finale a livello Slam i primi 22 del mondo. Colui che è meglio posizionato in classifica a non aver raggiunto questo obiettivo è Lorenzo Musetti, seguito da altri due top 30 quali Daniel Evans e Miomir Kecmanovic.

Se ci si sposta al livello superiore, sono ben 2 degli attuali top10 a non aver mai raggiunto una semifinale di uno Slam: il numero 8 al mondo Andrey Rublev e il numero 9 Taylor Fritz. Se ci si sposta alla top15 vanno considerati anche Rune e Sinner. Per il classe 2003 danese bisogna tuttavia considerare solo il 2022 come stagione vera nel circuito, riuscendo già a raggiungere un quarto al Roland Garros e trionfare nel 1000 di Bercy. Per Sinner, invece, tanta solidità con i quarti raggiunti in tutti e 4 gli Slam. Fisico permettendo, si chiede al tennista altoatesino lo step necessario per spostare in avanti l’asticella.

Si arriva al capitolo finale Slam: oltre a Rublev e Fritz, altri due top10 non hanno mai giocato per il titolo più ambito: Hurkacz e Auger-Aliassime. I numeri sono già impietosi se si guarda a chi ha in bacheca un torneo del Grande Slam. Nella top15 di fine anno solo in 4 possono vantare un Major nel loro palmares: Alcaraz, Nadal, Djokovic e Medvedev, in rigoroso ordine di classifica.

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Flash

Berrettini: “Alcaraz merita il n. 1, ma se può diventarlo Ruud possiamo riuscirci anche noi”

“Serve continuità, ma ho il tennis per tornare in top 10”. Impegnato nell’esibizione saudita, Matteo Berrettini ha le idee chiare sulla prossima stagione

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Matteo Berrettini – Diriyah Tennis Cup 2022 (foto via Twitter @DiriyahCup)

La stagione da dimenticare (o da ricordare?) di Matteo Berrettini si è conclusa con il discusso doppio di Coppa Davis. Ora è tempo di preparazione per il 2023 – che peraltro inizierà ufficialmente nel 2022 con l’esordio nella United Cup – e il primo appuntamento fuori stagione per Matteo è stato alla Diriyah Tennis Cup. Trentacinque minuti indolori (speriamo anche letteralmente, visti i guai fisici del nostro) di fronte a Stan Wawrinka che lo ha eliminato in tre tiebrekkoni al primo turno dell’esibizione saudita, dove l’azzurro è in gara anche nel doppio (venerdì pomeriggio in campo assieme a Rublev, contro Thiem/Zverev).

Proprio a proposito dei problemi che lo hanno perseguitato, Matteo inizia la sua conversazione con Reem Abulleil per ArabNews. “Mentalmente, è stata dura. Ero al best ranking, stavo giocando bene ed è arrivato l’infortunio” spiega riferendosi al problema alla mano destra che ha richiesto l’intervento chirurgico. “Mi sono detto, userò questa pausa per migliorare, magari fare qualcosa che non riuscirei quando sono nel Tour. Ha funzionato perché al rientro mi sentivo pronto. Poi, ovviamente, dopo il Covid a Wimbledon tutto è andato un po’ peggiorando, ma sono alti e bassi e, spero, il prossimo anno ci saranno più alti”.

Gli stop forzati hanno chiaramente contribuito a generare stress, con un quasi obbligo di vincere quando riusciva a giocare. “Sentivo che in ogni torneo dovevo giocare bene e guadagnare punti altrimenti la mia classifica sarebbe precipitata ancora di più e non è facile gestire questo genere di pressione. Restare in salute significa quindi anche essere meno stressato ed è uno degli obiettivi. Ovviamente vorrei tornare in top 10 perché il tennis c’è, devo solo essere più continuo”.

 

Che il tennis ci sia non pare in discussione, come dimostrano la permanenza tra i migliori dieci del mondo per due anni e mezzo e i risultati Slam – una finale, una semi e tre quarti negli ultimi cinque Major disputati.

Se è presto per parlare di ricambio generazionale, nel senso che da anni se ne parla ma poi vincono (quasi) sempre Djokovic e Nadal, al vertice del ranking c’è una novità importante, il diciannovenne Carlos Alcaraz. “È incredibile se pensi a tutto quello che ha fatto in così poco tempo” osserva Matteo che lo ha battuto in Australia, perdendoci poi a Rio. “Ho capito che era un giocatore fantastico, ma ciò che ha fatto rimane impressionante per la sua età, per la fisicità che già possiede, per la gestione mentale di tutto quello che gli sta capitando. È stato un anno strano con Novak che non ha giocato metà degli Slam, ma Carlos merita il numero 1 e penso che ciò abbia cambiato un po’ le cose, del tipo forse possiamo farcela anche noi. Prima i numeri 1 erano Novak e Rafa, poi c’è riuscito Daniil [Medvedev] ed è stato impressionante, ma ora anche Casper [Ruud] ha avuto la possibilità dopo lo US Open”.

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ATP

Il tennis domina su Google: Djokovic, Nadal e Serena Williams i tre sportivi più ricercati nel 2022

I tre tennisti dominano la categoria “atleti” di Google Trends per il 2022. In Italia Sinner, Berrettini e Djokovic tra i più ricercati

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Novak Djokovic - ATP Finals, Torino 2022 (Credits Photo Giampiero Sposito:FIT)

Si avvicina il 31 dicembre e come di consueto è tempo di classifiche che sintetizzino i fatti salienti di questo 2022, che è giunto ormai agli sgoccioli.

Una delle classifiche che si attende con più curiosità alla fine di ogni anno solare è quella redatta da Google. Sulla base dei dati raccolti dal motore di ricerca, Google fornisce un elenco delle parole più in tendenza, sia per ogni paese che complessivamente a livello globale.

Se la guerra in Ucraina e la morte della Regina Elisabetta hanno monopolizzato l’attenzione degli utenti per quanto riguarda le notizie più ricercate, alla voce atleti a farla da padrone è il mondo del tennis.

 

Quattro tennisti tra i primi 10 atleti più ricercati, rende l’idea di come l’attenzione verso il nostro sport sia in costante crescita. Occorre sottolineare come le prime tre posizioni della classifica siano completamente appannaggio di tennisti. Coloro che hanno monopolizzato le ricerche su Google sono, infatti, Novak Djokovic, Rafael Nadal e Serena Williams. A completare il trionfo del mondo del tennis troviamo al decimo posto il nuovo leader della classifica ATP, Carlos Alcaraz.

Non sorprende che data la grandezza dei personaggi, noti non solo agli appassionati di tennis, e la particolarità di questo loro 2022 li abbia portati sulla bocca, o meglio sulle tastiere di tutti. I tre, infatti, per diversi aspetti in questo 2022 hanno tenuto i loro fan alla ricerca di notizie ed aggiornamenti.

Il caso più controverso è stato sicuramente quello di Novak Djokovic. Il serbo ha monopolizzato l’attenzione degli appassionati di tennis e non solo per la nota vicenda australiana di inizio anno. Nole, infatti, contrario a sottoporsi al vaccino contro il Covid-19, è prima atterrato sul suo australiano per poi essere espulso qualche giorno dopo. Nel mezzo si è assistito ad un processo, con annullamento del visto e ban per l’ingresso nel paese. Situazione che per la gioia di Djokovic è ormai alle spalle, con Nole che è certo di tornare in Australia per iniziare la stagione.

Ciò che ha segnato la stagione per Serena Williams, è l’annuncio del ritiro avvenuto alla vigilia dello US Open sulle pagine di Vogue. Rafa invece ha vinto le prime due prove dello Slam nel 2022 restando in corsa per la prima posizione mondiale fino all’ultima settimana di tennis; nonché è stato co-protagonista del un lungo e commovente addio in Laver Cup del grande amico e rivale Roger Federer.

Se ci spostiamo alle ricerche effettuate in Italia, l’Australian Open si posiziona al numero 4 come parola dell’anno dietro solo a Ucraina, Regina Elisabetta e Russia Ucraina. Le vicende dei nostri portacolori, invece, hanno monopolizzato le ricerche dei fan italiani. Jannik Sinner si posiziona al numero 4 nella categoria personaggi dietro a Vladimir Putin, Drusilla e il cantante Blanco. Nella stessa classifica seguono al numero 5 il calciatore Vlahovic che precede altre due tennisti: Novak Djokovic e Matteo Berrettini.

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