ATP Finals: le sedi, i vincitori, le sfide leggendarie

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ATP Finals: le sedi, i vincitori, le sfide leggendarie

Le ATP World Finals si giocano per l’ottavo anno consecutivo a Londra. Ma nessun altro torneo ha cambiato faccia tanto spesso. Breve storia del torneo, dei suoi vincitori e delle grandi sfide dal 1970 ad oggi

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Nessun torneo può dire di essersi trasformato tante volte quanto le ATP World Finals. Praticamente ogni suo aspetto è cambiato almeno una volta: denominazione, numero di partecipanti, sede, superficie, indoor/outdoor, formato del torneo, partite al meglio dei tre o dei cinque set e così via. Quest’anno il torneo si disputa a Londra per l’ottavo anno consecutivo e l’ATP ha confermato che fino al 2018 la sede sarà ancora Londra, di fatto rendendo unica la sede di Londra da che il torneo si chiama ATP World Finals. È stata infatti l’edizione del 2009, conclusa con la vittoria a sorpresa di Davydenko in finale su Del Potro, la prima ad aver adottato questo nome. Proprio dal nome e dalla sede iniziamo un breve excursus sulla storia di questo torneo.

Il nome e la sede

Quattro sono i nomi ufficiali dal 1970 ad oggi:

 

1970-1989 Masters Grand Prix
1990-1999 ATP Tour World Championships
2000-2008 Tennis Masters Cup
2009-2018 ATP World Tour Finals

Ben 14 invece le sedi che hanno ospitato questo torneo:

1970-1976 Sede itinerante: Tokyo, Parigi, Barcellona, Boston, Melbourne, Stoccolma, Houston
1977-1989 New York
1990-1999 Germania: Francoforte fino al 1995, poi Hannover
2000-2004 Sede itinerante: Lisbona, Sydney, Shanghai, due volte Houston
2005-2008 Shanghai
2009-2018 Londra

Se consideriamo l’intero periodo, le Finals sono state ospitate da quattro continenti: 6 volte in Asia, 24 volte in Europa, 17 in Nord America, 2 in Australia. Mancano all’appello il Sud America e l’Africa che però storicamente hanno ospitato quasi esclusivamente tornei minori nel circuito ATP. Senza contare i possibili cambi di sede all’interno della stessa città, la classifica è guidata da New York (13 volte) e, come Stato, dagli Stati Uniti (17 volte). Una curiosità: quando il torneo si chiamava ATP Tour World Championships si è sempre disputato soltanto in Germania, così come si è sempre disputato a Londra da che si chiama ATP World Tour Finals.

Attenzione però a non confondere il Masters Grand Prix con le World Championships Tennis Finals (WCT Finals), torneo “parallelo” che si è disputato dal 1971 al 1989 in Texas su campi indoor in sintetico, precisamente a Dallas (tranne alcuni incontri della prima edizione disputati a Houston). Ma su questo torneo vi sono utenti molto preparati che vi sapranno dire di più, noi ci concentriamo sulla timeline ufficiale delle Finals attuali. Per dovere di cronaca, il dominatore delle WCT Finals è stato John McEnroe, con 5 titoli in 8 finali. Gli altri vincitori sono stati: Rosewall (2), Smith, Newcombe, Ashe, Borg, Connors (2), Gerulaitis, Lendl (2), Jarryd, Mecir e Becker. Tutti nomi molto prestigiosi. Per chi abbia voglia di cercare i filmati o approfondire, segnaliamo in particolare la finale del 1983, conclusa al tie break del quinto set con la vittoria di McEnroe su Lendl.

La formula e la superficie

Oggi assistiamo ad un torneo con una formula piuttosto atipica, soprattutto se consideriamo che un tennista può vincere il titolo pur avendo perso un match, come accaduto ad esempio a Djokovic nel 2015, o addirittura due match, come accaduto nel torneo femminile nel 2015, quando Radwanska perse i primi due incontri del round robin. Il round robin, infatti, precede le semifinali e la finale, ma anche la formula – come nome e sede – è cambiata più volte. Oggi la formula è la stessa usata dal 1972 al 1981.

1970 Round Robin (1 girone, 6 partecipanti)
1971 Round Robin (1 girone, 7 partecipanti)
1972-1981 Round Robin (2 gironi da 4), Semifinali, Finale
1982-1984 Eliminazione diretta (12 partecipanti, primi 4 entrano dai QF)
1985 Eliminazione diretta (16 partecipanti, 4 teste di serie)
1986-2018 Round Robin (2 gironi da 4), Semifinali, Finale

Anche superficie e condizioni indoor/outdoor sono cambiati molte volte: 

1970-1973 – Carpet, Indoor
1974 – Erba, Outdoor
1975-1995 – Carpet, Indoor
1996 – Carpet, Indoor
1997-2002 – Hard, Indoor
2003-2004 – Hard, Outdoor
2005 – Carpet, Indoor
2006-2018 – Hard, Indoor

I tornei dal 1977 al 1985 si disputarono in realtà nelle prime settimane di gennaio dell’anno successivo. Dal 1970 al 2018 contiamo 49 edizioni, di cui 46 indoor e 3 outdoor, 27 su superficie sintetica indoor, 19 su superficie “dura” indoor, 2 sul duro outdoor ed 1 sola su erba outdoor. Mai su terra, come invece auspicava Nadal, uno dei più forti sostinetori della rotazione della superficie. Anche nel caso delle superfici, vi sono alcuni utenti molto preparati che, se vogliono, possono aggiungere i dettagli nei commenti.

Tre o cinque set?

Anche qui i cambi sono stati molti:

1970-71 Tutti i match al meglio dei 3 set (no tie break nel set decisivo)
1972 Round robin al meglio dei 3 set, semifinali e finale al meglio dei 5 set (no tie break nel set decisivo)
1973 Round robin e semifinali al meglio dei 3 set, finale al meglio dei 5 set
1974-76 Round robin al meglio dei 3 set, semifinali e finale al meglio dei 5 set (no tie break nel set decisivo)
1977-79 Round robin, semifinali e finale al meglio dei 3 set
1980-81 Round robin e semifinali al meglio dei 3 set, finale al meglio dei 5 set
1982-85 Tutti i match ad eliminazione diretta fino alle semifinali al meglio dei tre set, finale al meglio dei 5 set
1986-2003 Round robin e semifinali al meglio dei 3 set, finale al meglio dei 5 set
2004 Tutti i match al meglio dei 3 set
2005-07 Round robin e semifinali al meglio dei 3 set, finale al meglio dei 5 set
2008-18 Tutti i match al meglio dei 3 set

Se escludiamo le prime due edizioni ed includiamo tutte le altre edizioni fino al 2018, la finale è al meglio dei 5 set in 32 occasioni (1972-76, 1980-2003, 2005-07), l’ultima nel 2007, quando Federer lasciò soltanto sette game a Ferrer. La formula attuale è la stessa utilizzata anche dal 1977 al 1979, nel 2004 e dal 2008. 

I vincitori, i record e gli italiani

Fino ad ora, comanda la classifica dei vincitori Roger Federer (6), ma Djokovic potrebbe raggiungerlo a breve. Tra parentesi, le finali disputate (o il secondo classificato nel caso delle prime due edizioni), in grassetto i giocatori in attività:

1] Federer 6W (10F)
2] Lendl 5W (9F); Sampras 5W (6F); Djokovic 5W (5F)
5] Nastase 4W (5F)
6] Becker 3W (8F); McEnroe 3W (4F)
8] Borg 2W (4F); Hewitt 2W (3F)
10] Agassi 1W (4F); Smith 1W (3F); Davydenko 1W (2F); Edberg 1W (2F); Connors 1W (1F), Corretja (1F), Kuerten 1W (1F), Nalbandian 1W (1F), Orantes 1W (1F), Stich 1W (1F), Vilas 1W (1F).

Tra questi, vi sono alcuni giocatori che hanno vinto più Finals che Slam, tante Finals quanti Slam o Finals senza aver mai vinto uno Slam: Nastase (4-2), Hewitt (2-2), Orantes (1-1), Stich (1-1), Davydenko (1-0), Corretja (1-0), Nalbandian (1-0). Hanno raggiunto almeno una volta la finale delle Finals senza averle mai vinte: Courier, Gerulaitis e Nadal 2 volte, Ashe, Blake, Chang, del Potro, Ferrer, Ferrero, Fibak, Grosjean, Kafelnikov, Laver, Moya, Okker, Tsonga e Wilander una volta. Tra i vincitori in singolare, alcuni hanno anche vinto le Finals in doppio: McEnroe ben 7 volte, Edberg 2 volte, Smith e Orantes 1 volta. Tra i vincitori, Federer ha vinto 5 volte da imbattuto, come Lendl, Djokovic e McEnroe 3 volte, Nastase 2, Borg, Vilas, Stich e Hewitt 1 volta.

E gli italiani, come si sono comportati alle Finals? Malissimo. Solo due partecipazioni, Panatta nel 1975 e Barazzutti nel 1977, per un desolante bilancio di 0 vittorie in 6 match disputati.

Una strana classifica complessiva

Supponiamo di voler giocare con i numeri e di assegnare ad ogni torneo dal 1970 ad oggi 200 punti ad ogni vittoria in un round robin o in eliminazioni dirette prima delle semifinali, 400 punti alle vittorie in semifinale, 500 punti alle vittorie in finale, secondo il sistema di punti in vigore fino ad oggi. Ecco la classifica a punti complessiva:

1] Federer 14,200
2] Lendl 11,100
3] Becker, Sampras 9,700
5] Djokovic 8,100
6] Nastase 6,600
7] McEnroe, Agassi 5,500
9] Borg 4,600
10] Edberg 4,300
11] Connors 4,100
12] Hewitt 3,800
13] Nadal 3,600
14] Vilas 3,200
15] Davydenko 3,100
16] Smith 2,800
17] Kafelikov, Moya, Murray 2,200
20] Orantes 2,100
21] Wilander 2,000
22] Ashe, Courier, Ferrer 1,800
25] Nalbandian 1,700
26] Gerulaitis, Chang, del Potro, Roddick 1,600
30] Stich, Corretja, Kuerten 1,500
33] Gottfried, Ivanisevic 1,400
35] Berdych, Ferrero, Wawrinka 1,200
38] Kodes, Okker, Gomez, Enqvist, Tsonga 1,000
43] 11 tennisti (tra cui Safin) 800
54] 12 tennisti (tra cui Nishikori) 600
66] 14 tennisti (tra cui Rafter e Simon) 400
70] 19 tennisti (tra cui Gasquet) 200

Dunque sono 89 i tennisti che hanno vinto almeno una partita. Non figurano, come detto sopra, Panatta e Barazzutti, che non hanno mai vinto un amtch alle Finals. I fab-4 si collocano al primo, quinto, tredicesimo e diciassettesimo posto.

I match memorabili

Concludiamo con qualche suggerimento ai lettori, dedicato a chi è riuscito ad arrivare sino a qui con la lettura. Segnaliamo alcuni match considerati memorabili – ma ve ne sono sicuramente molti altri – dal 1970 ad oggi. Ne abbiamo scelti 10 e li riportiamo in ordine cronologico.

1974 (F) // Vilas – Nastase 7-6 6-2 3-6 3-6 6-4
1979 (SF) // Borg – McEnroe 6-7 6-3 7-6
1984 (SF) // Lendl – Connors 7-5 6-7 7-5
1988 (F) // Becker – Lendl 5-7 7-6 3-6 6-2 7-6
1990 (RR) // Edberg – Agassi 7-6 4-6 7-6
1993 (F) // Stich – Sampras 7-6 2-6 7-6 6-2
1994 (RR) // Becker – Edberg 6-7 6-4 7-5
1996 (F) // Sampras – Becker 3-6 7-6 7-6 6-7 6-4
2003 (RR) // Federer – Agassi 6-7 6-3 7-6
2005 (F) // Nalbandian – Federer 6-7 6-7 6-2 6-1 7-6

E voi, come vorreste fossero organizzate le Finals, magari dal 2019? Sono in molti a preferire un torneo a eliminazione diretta, con i migliori otto che si affrontano in QF, SF e F e magari al meglio dei 5 set. Altri propendono per la rotazione delle superfici, come suggerisce Nadal, e per l’alternanza tra condizioni indoor e outdoor. Le Finals rimangono un torneo “nomade” e la soluzione potrebbe essere quella di trovare una sede fissa, magari in Italia, oppure in Sud America o in Africa, continenti poco raggiunti dal circuito ATP (anche per ovvi motivi strutturali e logistici). Queste sono soltanto opinioni, la palla adesso va ai lettori del sito.

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Australian Open

Australian Open: Sinner con Tsitsipas, Berrettini contro Nadal e quei pronostici così difficili da indovinare

I bookmakers si coprono e non perdono mai. I critici o non si espongono o se lo fanno spesso sbagliano. Nel femminile Keys e Collins semifinaliste a sorpresa. Bene per Matteo che sia nato il caso Bernardes

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Jannik Sinner ha subìto una dura lezione dal miglior Tsitsipas che io abbia mai visto. Il greco non sembrava neppure lontano parente di quello visto con Fritz. Il tennis è così, nessuna giornata è davvero mai uguale all’altra.

Lo testimoniano del resto la maggior parte dei confronti diretti fra i grandi giocatori. Una volta vince uno e un’altra volta l’altro, se i livelli sono lì lì e oscillano di poco a seconda della giornata di vena del giocatore A o di quello B.

Per questo può accadere che i bookmakers, che avevano dato per favorito Sinner, prendano un granchio, anche se loro hanno sempre modo di coprirsi e di conseguenza guadagnano sempre.

Io invece non avevo nulla da…coprire e così come ho azzeccato il pronostico di Berrettini su Monfils – e avrei dubitato di quello all’inizio del quinto set – ho sbagliato quello di Sinner Tsitsipas.

Ma Tsitsipas era in quella che i tennisti chiamano “The Zone”, gli riusciva tutto. Sparava dritti che pareva il miglior Sampras, ma ha giocato anche alcuni rovesci vincenti da far paura. Sempre sulla riga. Mats Wilander ha fatto vedere un grafico su Eurosport-Discovery secondo cui Tsitsipas ha colpito il 67% per cento delle palle quando erano ancora in ascesa, mentre salivano. E Stefanos non si limitava ad anticipare tutto. Ma tirava fortissimo, spesso di controbalzo. Colpi debordanti sui quali Sinner non riusciva a opporsi e tantomeno poteva tentare di prendere l’iniziativa. Il pallino del gioco è stato costantemente nelle mani del greco.

E Sinner ha mostrato senza tema di smentita quanto ancora oggi lui sia migliore come attaccante in pressing da fondocampo rispetto al difensore costretto ai recuperi. Non è ancora Djokovic, insomma, e neppure Nadal. Difficile intuire se potrà diventarlo, anche se a occhio ad oggi il suo fisico sembra meno elastico rispetto a Nole, meno possente rispetto a Rafa.

Ma lui, dopo aver detto per primo “Mi ha dato una lezione” è un tipo che ha voglia di imparare, che lavora per imparare, che ha le qualità per imparare. Quindi imparerà certamente. Quanto potrà migliorare però, e fino a che punto, nessuno può saperlo.

Ma restiamo sui fatti: a 20 anni non sono tanti quelli che giocando solo 9 Slam hanno raggiunto 2 volte i quarti di finale, se è vero che dai tempi di del Potro (2008-2009) non c’era più riuscito nessuno. Sono trascorsi più di una dozzina d’anni.

Quindi seconda me ci vuole pazienza. Non è il caso di decretare sentenze negative, come è tipico dei leoni da tastiera. Il fatto che Jannik sia perfettamente consapevole per primo di dover fare tanto lavoro per migliorare tutti gli aspetti del suo gioco, garantisce che si applicherà per curare tutti i dettagli necessari per arrivare dove vuole. Chi gli sta accanto oggi e chi affiancherà il team Piatti domani lo aiuterà a farlo. Intanto lui ha confermato che qualcuno noto arriverà “Io so chi è ma non posso dirlo”. Io non credo che possa essere McEnroe. Almeno non John. Patrick? Boris Becker? Se ne dicono tanti. Per quanto mi riguarda spero solo che non si tratti di una mossa di marketing. Francamente Riccardo Piatti non mi sembra tipo portato a quel genere di mossa. Vedremo.

Tornando alla difficoltà di indovinare i pronostici di una partita fra due top-ten, vi chiedo: ma quanti avrebbero pensato che Aliassime fosse in grado di impensierire o addirittura battere Medvedev dopo il 6-4,6-0 patito dieci giorni fa in ATP Cup, o i tre set a zero della semifinale dell’US Open?

Eppure Aliassime ha vinto i primi due set, ha avuto il matchpoint sul 5-4 nel terzo – che Daniil gli ha annullato con una bomba di servizio a 216 km orari – e poi ha cancellato 3 pallebreak importanti anche nel quinto set. Se vinceva Aliassime, come poteva benissimo per un centimetro o due, tutti quelli che avessero dato per scontata la vittoria di Medvedev, avrebbero sbagliato pronostico. Sì, lo avrebbero sbagliato, ma…sarebbe stato giusto sbagliarlo…se capite quel che sto provando a dire.

E i tre set a zero di Shapovalov a Zverev qualcuno li aveva previsti?

Tornando a Tsitsipas…ma che dritti ha tirato? Impressionanti. Perché di fantastici rovesci ne avrà tirati 5 o 6, ma di dritti vincenti e in tutti gli angoli, davvero tanti. Vorrei averli contati.

Nel singolare femminile …non ne parliamo. Abbiamo visto arrivare nei quarti la n.115 Kanepi che dopo aver fatto fuori Kerber e Sabalenka ha messo in difficoltà anche la Swiatek e nella stessa metà tabellone la n.30 Collins e la n.61 Cornet che, a 32 anni, non si era mai spinta così lontano in uno Slam.

E anche nella metà superiore del tabellone, a parte la n.1 Ashley Barty che fino alla semifinale ancora da giocare con la Keys ha letteralmente passeggiato, proprio la Keys n.51 WTA – sia pur finalista d’un US Open – ha eliminato via via la campionessa 2020 Kenin, la Wang che aveva sopreso la Gauff, per lasciare 4 game a Badosa e 5 a Krejcikova. Erano forse pronostici prevedibili?

Allo stesso modo come si fa a pronosticare il vincitore del duello Nadal-Berrettini? Lo si fa con un atto di fede perché Matteo è sembrato fisicamente e mentalmente in una condizione eccezionale, mentre Rafa non ha giocato benissimo contro uno Shapovalov piuttosto sciupone?

E perché Rafa, a 35 anni, potrebbe non aver recuperato altrettanto bene che Matteo, lo sforzo di 5 set molto duri in condizioni climatiche più pesanti?

Se mi sbilanciassi in tal senso e Matteo perdesse, ecco che salterebbero fuori i soliti del senno di poi a sentenziare la “scelta provinciale di Scanagatta”.

Stessa critica verrebbe rivolta a un mio collega spagnolo che avesse pronosticato la vittoria di Nadal e avesse invece vinto Berrettini.

Ho già scritto nell’ultimo editoriale che il dritto mancino di Rafa sembra fatto apposta per …crocifiggere Matteo sul suo rovescio che non vale nemmeno da lontano, nonostante i progressi, quello di Roger Federer.

E anche che Matteo dovrà forzarsi a giocare… contro natura perché il suo dritto a sventaglio prediletto, quello di solito indirizzato nell’angolo sulla sinistra dell’avversario, non potrà giocarlo con la stessa insistenza.

E, infine, che anche al servizio dovrà cercare gli angoli opposti a quelli che è abituato a cercare. Qualcuno può immaginare se pure dovendo comportarsi così Matteo riuscirà a mantenersi su percentuali di prime palle più vicine all’80 per cento che al 65%?

Sarà “in the zone” come Tsitsipas cui tutto riusciva? E se Rafa riuscirà a rispondere anche al 70% dei servizi di Matteo, poi Matteo riuscirà a chiudere con il secondo colpo il punto, pur tirandolo dalla parte opposta rispetto a quella cui è abituato a fare, onde evitare di esporsi ai missili mancini di Rafa?

A tutti questi interrogativi è impossibile rispondere con cognizione di causa da decine di migliaia di chilometri di distanza, senza conoscere il meteo e, al momento, neppure l’orario di gioco. Per non parlare delle condizioni fisiche dei due contendenti.

Un piccolo vantaggio per Matteo può essere quel che è successo fra Nadal e Shapovalov. Sia che avesse ragione oppure torto a lamentarsi il canadese per via dei tempi dilatati e oltre i 25 secondi regolamentari concessi dall’arbitro Carlos Bernardes a Rafa fra un punto e l’altro, chiunque arbitrerà Nadal-Berrettini, sarà inevitabilmente più fiscale.

Nadal è stato spesso accusato di prendersi più tempo del dovuto. Se il codice di condotta è stato pensato e istituito per via delle intemperanze di Ilie Nastase e John McEnroe, l’orologio segnatempo è stato messo per Rafa Nadal e pochi altri.

Nel 2015 Carlos Bernardes affibbiò qualche warning per “time violation” a Nadal. Nadal non gradì e fece quel che facevano un tempo le squadre di calcio più potenti: chiede di non essere più arbitrato da Bernardes.

Vittima della ricusazione Bernardes rischiò di perdere la possibilità di arbitrare tutte le finali dei tornei più importanti sulla terra rossa, dove quasi sempre c’era Nadal fra i duellanti.

Quando in una conferenza stampa di un Roland Garros di qualche anno fa io dissi a Rafa che l’opzione di poter ricusare gli arbitri non mi sembrava assolutamente giusta da esercitare il suo media manager non gradì e mi dette del provocatore.

Forse me lo direbbe anche adesso se io sostenessi pubblicamente, e lo faccio come potete vedere, che adesso Bernardes potrebbe essere un po’ condizionato da quanto successe. Probabilmente è anche quel che ha pensato Shapovalov. Penso anche che, così come le squadre di calcio più importanti, negano che un arbitro possa essere condizionato dal loro maggior peso mediatico e politico, Bernardes non ammetterà mai di aver un occhio di riguardo per i giocatori più importanti.

Di certo comunque, Bernardes, non arbitrerà Berrettini-Nadal

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ATP

ATP Dubai, l’entry list: torna Djokovic. Presente anche Sinner

Il numero uno del mondo dovrebbe esserci per l’ATP 500 in programma negli Emirati dal 14 febbraio

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Novak Djokovic con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @NatSportUAE)

Continua la stagione del tennis sul cemento dopo l’Australian Open, e le entry list ci forniscono informazioni interessanti sul futuro di Novak Djokovic. Il numero uno del mondo non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo il fiasco dell’Australian Open ma ha fatto sentire la sua presenza nell’entry list dell’ATP 500 di Dubai, in programma dal 14 febbraio sul cemento degli Emirati. Non è la prima volta per Djokovic nel torneo arabo: Nole l’ha infatti vinto per sei volte, di cui tre consecutive tra il 2009 e il 2011 e una nell’ultimo torneo disputato pre-lockdown (vinse una semifinale tiratissima con Gael Monfils prima di battere Tsitsipas in finale). Negli Emirati Arabi Uniti non è richiesto l’obbligo vaccinale, fattore che favorisce sicuramente la presenza di un Djokovic che vorrà ritrovare ritmo partita in attesa di capire a quali tornei potrà partecipare nel prossimo futuro, se continuerà nella sua decisione di non vaccinarsi.

Non mancheranno i tennisti di alto profilo oltre a Djokovic. Fra questi il campione in carica Aslan Karatsev, che proprio qui l’anno scorso concluse al meglio in finale contro Lloyd Harris una prima parte di stagione fantastica per gioco e risultati. Presenti anche tre Top 10, tra cui il canadese Felix Auger-Aliassime, Andrey Rublev e il nostro Jannik Sinner, che nel 2021 uscì ai quarti proprio contro Karatsev.

 

Anche fuori dai primissimi ci saranno tanti tennisti di alto profilo come Gael Monfils, Roberto Bautista-Agut e Marin Cilic, tutti reduci da buone prestazioni all’Australian Open, e il croato Borna Coric, al ritorno nel Tour dopo mesi di assenza per un infortunio alla spalla. Poca la presenza degli italiani, che oltre Sinner vedranno soltanto Lorenzo Musetti ai nastri di partenza. Il tennista di Carrara ha deciso di saltare lo swing sudamericano su terra per migliorare il suo gioco sul veloce ma si trova a sei ritiri di distanza dall’entrare nel tabellone principale e per ora dovrà disputare le qualificazioni (Dubai fu peraltro il suo primissimo main draw ATP).

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ATP

Australian Open, sinfonia di un perfetto Tsitsipas: Sinner deve arrendersi in tre set [VIDEO]

Prestazione fantastica del greco, che rifila all’italiano una dura lezione. A un bravissimo Jannik non rimane che stringere la mano all’avversario e prendere spunto per migliorare

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Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)
Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)

[4] S. Tsitsipas b. [11] J. Sinner 6-3 6-4 6-2

Un favoloso Stefanos Tsitsipas rifila una dura lezione a Jannik Sinner. Netta vittoria in tre set del giocatore greco, che si dimostra campione di rara qualità qualificandosi per la terza volta alle semifinali dell’Australian Open. Il punteggio, netto, dice tutto: non c’è mai stato equilibrio a causa del livello stellare tenuto da Stefanos per tutta la partita. Tsitsipas ha dominato su tutti i fronti: ha sempre impedito all’italiano di entrare nello scambio, ha servito con altissime percentuali (senza concedere palle break: è solo la seconda volta in carriera che capita a Sinner), è stato puntuale in risposta e dal punto di vista fisico ha avuto una marcia in più. Sinner non ha molto da rimproverarsi: il primo quarto di sempre a Melbourne gli regala diversi spunti di riflessione al fine di capire cosa gli manca per salire ulteriormente di livello, ma in sostanza, quando si incontra un giocatore in stato di grazia come lo Tsitsipas di oggi, c’è solo da stringergli la mano e augurargli buona fortuna per la semifinale, dove incontrerà Medvedev o Auger-Aliassime.

LA PARTITA – Nel primo set, parte subito molto bene dai blocchi Tsitsipas, che fa subito il break al secondo game (pur con la collaborazione di Sinner). Si capisce fin dalle prime battute che il greco non è nella versione combattiva ma fallosa vista contro Taylor Fritz due giorni prima. Stefanos è una vera e propria furia: il servizio efficiente impedisce a Sinner di entrare nello scambio, e la capacità di comandare il gioco con il diritto – soprattutto dall’angolo sinistro – permette al greco di scappare via nel primo set e di chiuderlo 6-3 senza permettere mai all’italiano di arrivare a parità. Nel terzo game del secondo set, con uno splendido rovescio dal centro del campo, si guadagna una palla break. Aggressivo con la risposta, Stefanos mette subito il piede avanti strappando subito il servizio all’italiano. A quel punto inizia a piovere e la partita viene sospesa per una ventina di minuti, il tempo di chiudere il tetto della Rod Laver Arena.

 

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L’interruzione non deconcentra Tsitsipas, sospinto anche da una gran quantità di tifosi greci sugli spalti. Impressionante il dinamismo e il timing sulla palla, il quale toglie sempre il tempo a Sinner, che sul ritmo da fondocampo di certo non è l’ultimo arrivato. Stefanos rifiuta regolarmente lo scambio lungo e impedisce a Jannik di entrare in partita veramente. Sinner prova a rimanere attaccato tenendo il servizio, sperando in un calo del greco che però non arriva. Stefanos serve per il secondo set sul 5-4 due prime palle vincenti, poi una risposta di rovescio in rete a una seconda porta Stefanos a due set point. Sinner ha una fiammata con il diritto per cancellarne una; poi commette uno dei pochissimi errori forieri di qualche rimpianto, mettendo fuori un diritto dopo aver risposto ottimamente. Tsitsipas sale quindi due set a zero ed è sempre in controllo del match grazie anche alla sua qualità in risposta: quando Jannik non mette la prima, il greco divora la pallina e mette in difficoltà il nostro. Nel terzo game del terzo set, Tsitsipas arriva a due palle break con questo passante di rovescio lungo linea da cineteca.

Jannik, tramortito, mette in rete un diritto ed è subito break per il greco (2-1). Nel game successivo, l’altoatesino prova una disperata reazione e per la prima volta arriva a parità sul servizio dell’avversario; ma quello gioca una volée di rovescio sulla linea e poi è ingiocabile con servizio e diritto per salire 3-1. Da lì in poi la partita si chiude in un amen, con Sinner che perde nuovamente il servizio e Tsitsipas che si invola verso la vittoria.

LE PAROLE A CALDO – Queste alcune dichiarazioni rilasciate da Tsitsipas a caldo intervistato da Jim Courier sulla Rod Laver Arena. “Ho cercato di concentrarmi sui miei colpi migliori. Sono felicissimo di come ho servito, di come ho giocato a rete. La tattica ha funzionato. Sarà meraviglioso tornare in campo su questa arena e poter godere del supporto di questo pubblico. L’interruzione per il meteo? Sono rimasto concentrato. Col tetto chiuso sono cambiate le condizioni, più veloci, la palla non rimbalzava più come prima ma mi sono adattato e ha funzionato. Il gomito? Il medico mi ha detto che non si aspettava di vedermi giocare in Australia, sono contento di aver dimostrato che si sbagliava, ma lo devo ringraziare per avermi rimesso in sesto”.


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TABELLONE FEMMINILE


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