Ana Ivanovic si ritira: “Non posso più essere al top”. Una campionessa troppo fragile? – Ubitennis

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Ana Ivanovic si ritira: “Non posso più essere al top”. Una campionessa troppo fragile?

L’annuncio su Facebook: “Troppi infortuni” . Numero uno WTA nel 2008 dopo il successo al Roland Garros, lascia con 15 tornei vinti in carriera. Sarà ambasciatrice del tennis, si dedicherà al lato commerciale della sua vita. Le altre ritirate del 2016, gli ex numero uno che hanno detto addio

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Non si ritirano solo le stelle (AGF, Arvidsson, Koukalova, Vaidisova, Johansson)

Dopo i risultati che ho raggiunto in carriera, non riesco a continuare se non sono al meglio. Gli infortuni mi hanno perseguitata ultimamente, e non riesco più ad essere al top. Sento che questo è il momento di smettere“. Ana Ivanovic dice addio al tennis giocato. Vincitrice del Roland Garros nel 2008, anno in cui raggiunse la vetta del ranking WTA, e con 15 titoli in bacheca (l’ultimo nel 2014 a Tokyo), la bella serba si dedicherà a coltivare la sua immagine, che da sempre è stata al centro dell’attenzione di media e sponsor. “Rimarrò nel mondo del tennis come ambasciatrice, e porterò avanti alcuni progetti nel campo della moda e dell’immagine”. Ivanovic, moglie del calciatore Bastian Schweinsteiger, dà appuntamento ai suoi fan nel prossimo futuro, invitandoli a “non essere tristi!“.

Così Ana ha detto basta, ad appena 29 anni. Si celava dunque la decisione di appendere la racchetta al chiodo dietro la misteriosa convocazione recapitata ai fans ieri l’altro sulle pagine social della tennista serba. Con un comunicato brevissimo, conciso, Ana Ivanovic è uscita dal nostro mondo, prendendo atto di una situazione agonistica in rapido declino e nell’impossibilità, da lei stessa certificata, di risalire la china. L’esplosione della sua carriera, fragorosa, era arrivata a Parigi nel 2008, e aveva finito per travolgere prima di tutto lei medesima. Un trionfo clamoroso, ad appena vent’anni; un successo che, combinato al notevole fascino della bellissima giocatrice di Belgrado, l’aveva resa l’atleta da copertina di un movimento spietato nella sua fame di starlette. Bella, vincente, giovanissima e numero 1 del mondo forse davvero troppo presto. Troppo presto per lei, sensibile e incapace di reggere pressioni sovrumane sul lungo periodo; lei così lontana dall’ineffabile ferocia di una Sharapova, per dire, e così incline all’altalena di alti e bassi che avrebbe segnato la sua carriera sino in fondo.

 

La serba si accoda a quei tennisti che hanno rappresentato una generazione, e a cavallo degli ultimi due anni hanno appeso la racchetta al chiodo: il triste e spettacolare russo Nikolay Davydenko nel 2014, l’incubo di Federer e Nadal Robin Soderling lo scorso anno. Agli ultimi Australian Open ha detto stop Lleyton Hewitt, ex numero uno e vincitore di due prove del Grande Slam. Lo ha fatto davanti al pubblico di casa, lui che ne ha avuto la possibilità, riuscendo a stento a contenere le lacrime, ben visibili invece negli occhi di Ivanovic davanti alla telecamera.

I tormenti avevano iniziato a manifestarsi insieme ai baci mandati al cielo di Parigi quel sabato di fine maggio. Fino al 2010 non avrebbe più alzato un trofeo, salvo fermare il crescente appetito con due brodini a Linz e a Bali e con il bis in Indonesia dell’anno successivo, tornei piuttosto lontani da quei riflettori cui lo star system l’aveva repentinamente abituata. Poi altri tre anni di digiuno, tormenti e problemi tecnici tendenti al parossismo fino al 2014, una stagione finalmente fatta di sorrisi e vittorie, quattro, tra cui l’ultimo successo conquistato a Tokyo in settembre. Nei Major la luce si è invece spenta senza più tornare ad illuminare il suo percorso: dopo il trionfo nella Ville Lumière sono passati quattro anni prima che Ivanovic tornasse almeno nei quarti di uno slam e solo una volta le è riuscito l’approdo alle semifinali, sempre nella “sua” Parigi, nel 2015.

Quel lancio di palla sgangherato; quel rovescio troppo falloso; quell’ “ajde!” sparato a tutto volume in faccia all’avversaria di turno, possibilmente accompagnato da pugnetto e contorsione dell’intera persona, anche quando la situazione di punteggio non lo avrebbe richiesto; queste plastiche detonazioni d’insicurezza, in definitiva, sono state la cifra di un’anima bella e fragile che piano piano ha ceduto alla paura di non potersi più ritrovare. È durato poco, Ana, ma è stato bello. Non possiamo che farti i migliori auguri per tutto ciò che il destino avrà deciso di tenere in serbo per te.

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Australian Open

Australian Open: 4 italiani al terzo round, un discreto risultato [VIDEO]

Un po’ di storia azzurra a Melbourne. Indovinate quante volte e partite hanno giocato Pietrangeli e Panatta. E il migliore fra tutti? Il più continuo?

Ubaldo Scanagatta

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VIDEO: Zverev shows great character in 2nd round battle

Quattro tennisti italiani al terzo turno dell’Australian Open. Dopo Fabbiano e Seppi anche Fognini e Giorgi ce l’hanno fatta. E loro senza perdere un set, mentre Fabbiano aveva battuto Opelka al long tiebreak del quinto set e Andreas in tre su Thompson.

 

Non è ancora un risultato straordinario, ma di Slam ne ho seguiti parecchi – questo è il mio n.151 (45 Wimbledon, 43 Roland Garros, 35 US Open e 28 Australian Open – e ne ho visti parecchi andare molto peggio a cominciare da quello tristemente memorabile di un Wimbledon in cui perdemmo 11 partite su 11 al primo turno.

Stanotte giocheranno Fabbiano contro Dimitrov testa di serie n.20 nella Melbourne Arena e qui una volta in semifinale e due nei quarti e Seppi contro Tiafoe (Andreas nel 2015 battè Federer!) il primo certamente contro pronostico, il secondo più equilibrato sulla carta.

Andreas è n.35 ATP, Tiafoe n.39. Andreas ha quasi 35 anni, Tiafoe ne ha 20, 15 di meno. Di chi è il vantaggio? Meglio essere più esperti o più giovani? Non dovrebbe fare troppo caldo. Seppi non sarà entusiasta dell’orario, secondo match del giorno dopo un doppio, ma il clima non sarà torrido: “A me piace giocare o il primo match, così sai esattamente a che ora cominci, oppure va bene anche il terzo perché si va verso ore più fresche anche se su certi campi possono dar noia giochi di luce e ombra”.

È la prima volta nell’Australian Open che tre italiani hanno raggiunto il terzo turno qua. L’anno scorso fu il primo anno in cui in due raggiunsero contemporaneamente gli ottavi: Fognini e Seppi. Fognini per la seconda volta dopo il 2014 e perse netto da Berdych, Seppi per la quarta e perse da Edmund.

Ricordando che Camila Giorgi dovrà affrontare Karolina Pliskova (ci ha perso 4 volte su 5; l’unica vittoria è arrivata sulla terra rossa, la superficie meno amata dalla Pliskova che perse a Praga, torneo che non avrebbe mai giocato se non fosse stato a casa sua), Fognini domani dovrà giocare con Carreno Busta con il quale ha perso 5 volte su 5 sembra abbastanza improbabile – mai dire mai però – che vincano tutti e tre e si qualifichino quindi in massa per gli ottavi. Se succedesse sarebbe la prima assoluta per il nostro tennis maschile non solo qua ma in tutti gli Slam a livello di Era Open.

Ora si dirà che in fondo aver vinto due partite non è poi granché, però è abbastanza curioso pensare che una volta in Australia i nostri giocatori più forti non venivano neppure. I due nostri giocatori di maggior prestigio, Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta sono venuti fin qui una sola volta. Come, del resto, Bjorn Borg che avrebbe affrontato la trasferta australiana soltanto se avesse potuto centrare il Grande Slam come Rod Laver: ma quattro finali perse all’US Open lo persuasero a restarsene a casa.

Quell’unica volta, nel ’57, Nicola Pietrangeli si fermò proprio al terzo turno e perse dall’australiano Mal Anderson 97 62 62. Panatta venne soltanto a 18 anni e mezzo, quando la federtennis decise di inviare in Australia cinque giocatori per un paio di mesi. Adriano l’erba non l’ha mai digerita troppo. Aveva un servizio potente ma piatto, senza troppo slice esterno. Perse al primo turno da un australiano ben più modesto di Anderson, Terry Addison. E perse proprio male: 60 75 61 al primo turno nel 1969. Contro Addison-Keldie, mi capitò di perderci un doppio.

Agli ottavi in Australia il primo azzurro di sempre è stato Omar Camporese. Era il ’92 e Omar perse da Lendl in tre set. L’anno prima era stato il terzo turno quando lui perse un match memorabile 14-12 al quinto da Boris Becker che avrebbe poi vinto il torneo e sarebbe diventato n.1 del mondo. Qualche giorno dopo quel trionfo Boris affrontò l’Italia in Coppa Davis a Dortmund. L’Italia perse ma Camporese batté Stich (che a luglio avrebbe vinto Wimbledon battendo in finale Becker nell’unica finale tutta tedesca di tutti i tempi) e rese nuovamente dura la vita a Becker. Alla vigilia di quel match fui in grado di realizzare una clamorosa intervista scoop…solo perché Boris mantenne la parola di farsi perdonare per essermi franato addosso sull’aereo Lufthansa di ritorno Melbourne Francoforte e mi concesse un’intervista esclusiva dopo aver fatto uscire dalla sala conferenze della Westfalen Arena di Dortmund dopo aver fatto uscire un centinaio di increduli colleghi tedeschi – Boris era appena diventato il primo n.1 del mondo della storia del tennis tedesco – e una dozzina di italiani. Vedi video aneddoto  ma decisamente quando mi addormento – vedi recente episodio con Rafa Nadal – ottengo risultati insperati!

A Melbourne Furlan arrivò in ottavi nel ‘96 dopo aver battuto Ivanisevic, ma perse da Enqvist. Ma Cristiano Caratti aveva fatto meglio di tutti nel ’91: è stato il piemontese l’unico azzurro mai giunto qui nei quarti. Batté Krajicek al quinto, e perse da Patrick McEnroe al quinto. Krajicek, classe ’71 aveva 20 anni e ancora pochissimo rovescio. Era cresciuto 25 cm in poco più di un anno, fino al metro e 96, e si muoveva male perché le cartilagini delle ginocchia avevano sofferto per una crescita troppo rapida. Il padre un giorno sì e l’altro pure lo seminava con l’auto a 7 km da casa, sulla via del ritorno dal circolo tennis, e lo costringeva a rincorrerlo fino allo sfinimento. Però l’olandese nel ’96 avrebbe vinto Wimbledon spezzando la serie di Sampras.

Tornando agli italiani e al terzo turno forse sarà il caso di ricordare che Pozzi (in 11 partecipazioni) e Gaudenzi (in 9…) al terzo turno ci sono arrivati una sola volta. Per questo l’attuale traguardo dei nostri tre …non è banale né disprezzabile.

Certo, al di là del risultato estemporaneo di Caratti, e di quello più pronosticabile di Camporese, nessuno ha fatto meglio in Australia di Andreas Seppi che non ha quasi 38 anni come Federer, ma il 21 febbraio ne compie 35. Non c’è dubbio che qua in Australia si trova meglio che…a Caldaro, il suo paese di nascita. Altrimenti non avrebbe centrato già quattro volte gli ottavi di finale, incluse le ultime due edizioni. Per lui, insomma, approdare al terzo turno, non è una gran novità, anche se da n.35 del mondo significa intanto essere in fondo entrato fra i 32 superstiti del torneo. Chissà perché a New York, dove si gioca sempre su campi in cemento anche se un tantino diversi, Andreas non è mai andato oltre tre terzi turni in 15 presenze, con 7 ko al primo e 5 al secondo.

Lui lo spiega con il fatto che a settembre arriva stanco, mentre qui arriva dopo qualche settimana di riposo e qualche altra di preparazione fisica. Perché lui e il suo coach di sempre Sartori non abbiano mai pensato che forse poteva valere la pena di non giocare tornei ad agosto ma di fare una ripresa di preparazione fisica non so.

Parlando di tenniste invece qui ai quarti ricordo esserci arrivate Adriana Serra Zanetti – cui ebbi l’incombenza di farle da coach il giorno in cui giocò contro Martina Hingis solo perché il suo coach abituale era ripartito con sua sorella Antonella: chissà che se Adriana avesse battuto Martina non avrei cambiato mestiere, liberandovi da un Ubitennis mai nato – Francesca Schiavone e Sara Errani.

Ho esaurito qui il capitolo italiani e spero di non avervi annoiato con gli amarcord.

Tennis Internazionale allora?

Fra le donne non è successo nulla, perché la sola testa di serie a crollare è stata la Suarez Navarro, n.23, davanti all’ucraina Yastremska. Ma se perdeva Simona Halep con la Kenin avanti 4-2 nel terzo, sarebbe stata ben altra notizia. Ma a Simona piace vivere pericolosamente.

Fra gli uomini va registrato il ritiro di Thiem, n.7, con la wild card aussie Popyrin, la battaglia vinta al tiebreak decisivo di Nishikori con Karlovic che aspirava a 40 anni a diventare il tennista più anziano al terzo turno dai tempi di Ken Rosewall che nel 1978 aveva qualcosa come 44 anni e 62 giorni! Quando si dice un Maestro. In cinque set ha vinto anche Zverev con Chardy. Mentre Chung, semifinalista qui un anno fa, perdendo dal doppista francese Herbert, scenderà a n.50 dopo essersi arrampicato su fino a n.19. Una brutta retrocessione dovuta in buona parte a problemi fisici.

Invece sono bastati 3 set a Djokovic con Tsonga, 11 anni dopo la finale del 2008 che coincise con il primo Slam vinto da Djokovic, nel match serale cominciato molto tardi dopo che Serena aveva spazzato via la Bouchard ma il duello di 4 set e 4 tiebreak vinto da Raonic e Wawrinka era durato 4 ore (cui si era aggiunta anche l’interruzione dovuta alla pioggia). Così Djokovic e Tsonga hanno giocato fin quasi alle una di notte. Meno male che i due italiani questo venerdì non giocano per primi. Un po’ si dorme…se non si vuole cadere nelle braccia di Morfeo alla prossima conferenza stampa di Nadal (alle prese in serata con De Minaur) o di Federer (con Fritz).

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Australian Open

Australian Open: Zverev costretto al quinto, Djokovic doma Tsonga

Il tedesco si fa rimontare due set da Chardy, che poi crolla in quello decisivo. Dura tre set la rivincita della finale 2008, con Djokovic che chiude dopo mezzanotte

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Thiem a mezzo servizio non basta. Esce anche Wawrinka

NOLE COME 11 ANNI FA – Nella riedizione della finale del 2008, Novak Djokovic supera in tre set Jo-Wilfried Tsonga facendo vedere una volta di più le capacità da uomo di gomma che hanno ridefinito il “mandare di là una palla in più” e, a sorpresa, un dritto che è sembrato spesso particolarmente incisivo, al netto della mobilità non propriamente eccelsa dell’antagonista. Dopo Khachanov e Sascha Zverev a fine 2018, come battere questo Nole è stato mostrato anche da Bautista Agut due settimane fa a Doha: palleggio a ritmo alto su entrambi i lati aspettando l’occasione per mettere i piedi in campo e cercare il punto, con il conforto dell’approccio avversario eccessivamente difensivista e del micidiale rovescio lungolinea che è quasi un ricordo.

Non sono però le caratteristiche di Tsonga che, non certo al meglio dal punto di vista atletico né all’altezza sul lato sinistro, deve allora cercare di abbreviare gli scambi, magari con qualche variazione, e fare affidamento sul servizio – ma la risposta di Djokovic è puntuale come al solito – e sul drittone che rischia così di andare fuori giri. Partenza francese subito in salita, con l’illusione che possa esserci partita durata solo lo spazio del contro-break al quinto gioco, perché il numero uno del mondo si riprende il maltolto e si dirige senza problemi verso il 6-3.

 

Il secondo parziale offre finalmente begli scambi e qualche emozione in più, con Tsonga che incendia il pubblico scodellando un dritto di fianco al palo della rete raggiungendo una controsmorzata incrociata e si crea subito una possibilità sul servizio serbo; se però è lui a cedere la battuta su un dritto al volo sbagliato per direzione ed esecuzione, lotta generosamente e riagguanta il set sul 5 pari, salvo poi cederlo con il rammarico di uno smash alla Basilashvili. Nessuna novità tattica nella terza frazione, con Nole che lancia un urlo in serbo verso la tribuna (unico episodio sopra le righe), ma che soprattutto non si arrende su nessuna palla e viene premiato prendendosi il break al quinto gioco nonostante i primi tre punti messi a segno da Tsonga; sul 5-4, serve mantenendo l’attenzione che gli era mancata sullo stesso punteggio della seconda partita, e stringe la mano di Jo- Wilfried dopo poco più di due ore. Al prossimo turno, lo aspetta la sfida inedita contro Denis Shapovalov, anch’egli autore finora di un percorso netto.

PROVACI ANCORA SASCHA – Occhi puntati su Sascha Zverev in questo Australian Open. Sarà la volta buona per portare a casa il primo major? Impresa difficilissima, cela va sans dire… ma, dopo lo straordinario risultato alle ATP Finals, ora ci si aspetta che il 21enne tedesco riesca a portarsi almeno tra i primi quattro nel draw di Melbourne; finora negli slam Sascha ha raccolto soltanto un quarto di finale al Roland Garros l’anno scorso. Intanto quest’oggi, contro il n. 36 del ranking Jérémy Chardy, Alexander ha dovuto lottare non poco per accedere al terzo turno. Il francese infatti gli ha dato un gran filo da torcere, costringendolo al quinto set in un match dai tre volti. Alla fine le gerarchie vengono rispettate e, dopo una battaglia di 3 ore e 46 minuti, il pupillo di Ivan Lendl viene a capo di un incontro complicato con il punteggio di 7-6(5) 6-4 5-7 6-7(6) 6-1 anche grazie a un crollo fisico e mentale di Chardy nel set decisivo.

AVVIO SOLIDO PER SASCHA – Parte con il piede sull’acceleratore Sascha Zverev che si assicura il break ad inizio match per poi allungare ancora le distanze sul 4-1. Ma il francese non si lascia intimidire e recupera terreno, dimostrandosi sempre più fiducioso e centrato. Nonostante un set point sul 6-5, Sascha è costretto a disputare il tIE-break che, alla fine, fa suo per 7 punti a 5. Nel secondo parziale, il tedesco riesce ancora ad alzare il livello e si porta sul 4-2. Ma Chardy gli tiene testa; aiutandosi soprattutto con il servizio, riduce il gap e gli si avvicina sul 4-5. Ecco che il francese ottiene una palla break sul 4-5 che, però, viene annullata da Zverev che, ancora una volta, nel momento topico, fa partire dalle proprie corde una soluzione vincente. L’ace è una di queste e anche il secondo set è suo per 6 giochi a 4.

L’OFFENSIVA DI CHARDY – Nella terza frazione il francese continua a dimostrarsi coriaceo e, per la prima volta nell’incontro, riesce a strappare il servizio all’avversario, salendo 4-2. Ma ecco che, recuperando da 0-30 e con una mobilità straordinaria, Zverev si difende alla grande e infligge il controbreak a Chardy con uno dei più bei punti del match. Il tedesco continua a spingere e, dopo un breve momento di distrazione, ora domina nuovamente il campo, pareggiando i conti sul 4-4. Chardy continua a produrre cose egregie e, aiutato da un secondo grave, fatale (almeno per ora) passaggio a vuoto di Zverev, si procura ben due set point. Spreca il primo a causa di un servizio vincente dell’avversario ma, al secondo, grazie al terzo errore di dritto del tedesco, Jérémy intasca il quarto parziale per 7-5.

Il quarto set comincia all’insegna dell’equilibrio. Zverev continua a muoversi benissimo in campo, sfoderando un altro rocambolesco passante, per poi beffare l’avversario con il gioco di fino a rete. Sul 3-3, Sascha ha due breakpoint, il primo lo getta alle ortiche e il secondo gli viene annullato da Chardy con un dritto vincente. Ce n’è un terzo per il tedesco, annullato ancora da un battagliero Jérémy, che si salva anche sulla quarta palla break, complice uno Zverev davvero troppo distratto e agitato nei momenti di tensione. Alla fine, dopo uno sfiancante testa a testa, il francese resta aggrappato al match salendo 4-3. Zverev continua a mostrare segnali di nervosismo commettendo due malaugurati doppi falli ma riesce comunque ad assicurarsi il pareggio sul 4-4 e sul 5-5.

Sul 6-5 Chardy, questi ottiene due setpoint grazie a due sanguinosi gratuiti di Zverev. Il tedesco li salva entrambi con lo smash ma il transalpino attacca ancora procurandosene un terzo. Ma questa volta lo sprecone è lo stesso Jérémy che caccia a rete il rovescio. Ed ecco che dopo aver rischiato tre volte di andare al quinto set, Zverev si assicura il tie-break. Chardy sembra sempre più in fiducia, sorprendendo l’avversario sul 4-2 e poi sul 5-3. Il n. 4 del mondo, nel momento più delicato della partita, mette a segno tre punti di fila e si procura il primo matchpoint. È un attimo. L’occasione sfuma malamente. Chardy ne approfitta e, alla quarta opportunità per allungare il match al quinto, chiude il tie-break per 7 punti a 5.

TUTTO DA RIFARE – Saprà ora Zverev tenere lontani i fantasmi del basso rendimento negli slam? Per ora sembra proprio di sì perché in avvio di quinto set stordisce l’avversario con un rapido e inappuntabile 3-0. Un notevole aiuto gli giunge dallo stesso Chardy che subisce un prevedibile e repentino calo di tensione dopo il grande sforzo fornito nel match. Non c’è più partita. Sascha affonda quel che resta di Jérémy infliggendogli un impietoso 6-1. Con lo score di 7-6(5) 6-4 5-7 6-7(6) 6-1 il giovane Zverev approda al terzo round a Melbourne; un’occasione ghiotta visto che ora lo attende la sorpresa del giorno, la wild card australiana Alex Bolt, n. 155 ATP. Ma Sascha dovrà far prova di accortezza e sangue freddo poiché il 26enne Aussie è riuscito comunque a venire a capo in cinque set del sempre temibile e talentuoso Gilles Simon.

a cura di Michelangelo Sottili e Laura Guidobaldi 

Risultati:

[8] K. Nishikori b. I. Karlovic 6-3 7-6(6) 5-7 5-7 7-6(7)
[11] B. Coric b. M. Fucsovics 6-4 6-3 6-4
[23] P. Carreno Busta b. I. Ivashka 6-2 6-3 7-6(7)
J. Sousa b. [32] P. Kohlschreiber 7-5 4-6 7-6(4) 5-7 6-4
[16] M. Raonic b. S. Wawrinka 6-7(4) 7-6(6) 7-6(11) 7-6(5)
[21] D. Goffin b. Marius Copil 5-6 7-5 6-2 6-4
F. Krajinovic b. E. Donskoy 6-4 7-6(8) 7-6(2)
[12] F. Fognini b. L. Mayer 7-6(3) 6-3 7-6(5)
P.H. Herbert b. [24] H. Chung 6-2 1-6 6-2 6-4
[15] D. Medvedev b. R. Harrison 6-3 6-3 6-3
[25] D. Shapovalov b. T. Daniel 6-3 7-6(2) 6-3
[WC] A. Popyrin b. [7] D. Thiem 7-5 6-4 2-0 rit.
[28] L. Pouille b. M. Marterer 7-6(8) 7-6(8) 5-7 6-4
[WC] A. Bolt b. [29] G. Simon 2-6 6-4 4-6 7-6(8) 6-4
[4] A. Zverev b. J. Chardy 7-6(5) 6-4 5-7 6-7(6) 6-1
[1] N. Djokovic b. [WC] J.W. Tsonga 6-3 7-5 6-4

Il tabellone maschile

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Australian Open

Australian Open: Thiem a mezzo servizio non basta. Esce anche Wawrinka

Thiem è il terzo top 10 ad abbandonare il torneo: si ritira nel terzo set contro il diciannovenne australiano Popyrin. Un ottimo Raonic elimina Wawrinka, Nishikori si salva ancora in cinque set

Vanni Gibertini

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Dominic Thiem - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

da Melbourne, il nostro inviato

ADIEU DOMINIC Un problema fisico costringe Dominic Thiem, settima testa di serie, a ritirarsi sotto di due set e 0-2 nel terzo contro Alexei Popyrin, diciannovenne australiano n. 149 ATP, alla terza vittoria in carriera nel circuito maggiore. Alto 196 cm, servizio e dritto che fanno male, “Pop” mette in campo anche un atteggiamento tranquillo grazie al quale – oltre a staccarsi nettamente rispetto a diversi suoi connazionali del Tour – gioca in maniera relativamente ordinata. L’inizio è equilibrato ma, dopo non aver concretizzato le occasioni negli ultimi due turni di risposta, Thiem sfascia la racchetta e regala il primo set al dodicesimo game. La reazione eccessiva, i 14 punti consecutivi persi, la velocità ridotta del servizio, il dritto meno arrabbiato e il ricorso qualche soluzione tattica per lui inusuale fanno pensare che ci sia qualche problema.

Mentre continua in qualche modo salvare il proprio servizio con la complicità di un Popyrin non abbastanza cattivo, Dominic fa due chiacchiere con il fisioterapista che gli porge una pasticca, forse (dovrebbe sperare l’austriaco) uguale a quella assunta da Del Potro quando gli rimontò due set allo US Open 2017. Supportato dal pubblico amico, Alexei, non abbastanza distratto dalle condizioni dell’avversario da rischiare qualcosa in battuta, approfitta finalmente delle rimesse in campo di Thiem per infilare cinque punti consecutivi in risposta e chiudere il secondo set 6-4. Un altro paio di giochi e Dominic dice che può bastare così. Per lui, che non era sembrato in buonissime condizioni già nel quinto set contro Benoit Paire due giorni prima, un’altra delusione a livello Slam fuori dall’amata terra battuta. Per Popyrin, il best ranking e il terzo turno contro il vincente fra Pouille e Marterer.

 

NISHIKORI NE GIOCA ALTRI 5 – Nervi d’acciaio. Più di qualsiasi dritto, rovescio o gioco di piedi, sono questi l’ingrediente principe quando si compone la ricetta perfetta contro i big server. La consapevolezza di dover rimanere concentrati quasi quattro ore, come capitato a Kei Nishikori oggi, e comunque vincere un incontro su una manciata di punti resistendo a cinquantanove ace. Figurarsi contro il big server per eccellenza, Ivo Karlovic, peraltro caldissimo e reduce dalla finale persa con match point a Pune contro Kevin Anderson. Nishikori dimostra un’attenzione fuori dalla norma quando vola due set a zero, sfruttando l’unica palla break avuta nel primo e curando chirurgicamente la risposta nel tie-break del secondo. Una pausa per pioggia abbozzata, poi lisci fino al finale dei due parziali successivi, dove il watusso croato aggredisce all’ultimo respiro girandosi sul dritto appena può, e in un attimo si va al quinto. Tatticamente, come prevedibile, non ci sono grandi dettagli da raccontare.

Il set decisivo quasi regala l’emozione che avrebbe annichilito il folto gruppetto di giapponesi in maglietta fluo ordinatamente disposti sugli spalti: Nishikori recupera da 0-40 nel nono gioco e resiste fino al neonato super tie-break a dieci punti. Un’autentica partita a dama, risolta spingendo dal lato dal rovescio e scalfendo la consueta muraglia eretta a rete dall’avversario. È il secondo match consecutivo che Nishikori vince in cinque set, dopo il ritiro di Kamil Majchrzak al primo turno. Per sua fortuna il prossimo avversario, Joao Sousa, ha ben pensato di presentarsi all’appuntamento nelle stesse condizioni: dopo i cinque set con Pella, anche Kohlschreiber gli ha imposto la lunga distanza senza poter fare di più. Settimo terzo turno Slam per il portoghese, che allo US Open ha anche giocato il suo primo ottavo di finale.

FUORI WAWRINKA – L’urna non era stata certo clemente con Wawrinka, piazzandogli subito di fronte Gulbis, ma la buona sorte lo aveva parzialmente risarcito con l’infortunio occorso al lettone dopo un set e mezzo. Contro Raonic, in una partita composta di soli tie-break, nessuna mano amica, anzi, semmai le bastonate severe e infine letali del canadese: 84 vincenti col marchio della foglia d’acero di cui 39 ace hanno rispedito a casa un buon Wawrinka, che per poco non è riuscito a regalare agli spettatori della Rod Laver Arena – che dal 4-4 del terzo set sono stati stipati sotto il tetto causa pioggia – un quinto set che avrebbe meritato per la qualità del gioco espresso ma non per l’attitudine. Lo svizzero si è mosso bene, concludendo l’incontro con un bilancio ampiamente positivo – 66 vincenti e appena 29 errori – ma ha lasciato gli occhi della tigre nel borsone quando si è trattato dei punti veramente decisivi. Non tanto in occasione dei tre set point nel tie-break del terzo set, quando ha potuto appena mettere la racchetta sul servizio avversario, quanto per il dritto fiacco che ha regalato a Raonic il mini-break decisivo per portarsi avanti 2 set a 1.

Ancora meno perdonabile, forse, l’atteggiamento passivo con il quale Wawrinka ha servito per vincere il quarto set. Conquistato il secondo break della partita con uno splendido game di risposta, sul 5-3 si è lasciato aggredire senza imporre alcuna intensità allo scambio. Raonic ha restituito il break al suo avversario, attaccando con ogni colpo utile alla causa, per poi accogliere al tie-break un altro dritto incauto del suo avversario, questa volta inside out e soprattutto coincidente col primo e unico match point. Wawrinka bello a metà, Raonic pienamente convincente: tonico, servizio vario e preciso, aggressione costante e proficua della rete. Difficilmente Herbert gli darà fastidio al prossimo turno, all’orizzonte c’è l’ottavo con Zverev, se il tedeschino farà il suo dovere.

GLI ALTRI INCONTRI – Prosegue l’anonimato di Chung, che vince appena un set contro un Herbert sempre più (anche) singolarista. In estrema scioltezza gli altri under 23 impegnati, da Coric – che vince da ragioniere contro Fucsovics – passando per Shapovalov, che soffre un solo set con il giapponese atipico Daniel, a Medvedev che innervosisce Harrison a tal punto da fargli accartocciare una racchetta. Al canadese toccherà uno tra Djokovic e Tsonga, e c’è da scommettere che sarà in poltrona per il match di fine programma, mentre Medvedev – che orbita appena più sotto nel tabellone – affronterà Goffin in uno dei terzi turni dal pronostico più difficile. Il belga non è partito benissimo con Copil ma ha rimontato, senza però convincere del tutto. Classifica e stato di forma dicono che a centrare l’ottavo con Djokovic – Tsonga e Shapovalov permettendo – dovrebbe essere il russo.

hanno collaborato Carlo Carnevale, Michelangelo Sottili e Alessandro Stella

Risultati:

[8] K. Nishikori b. I. Karlovic 6-3 7-6(6) 5-7 5-7 7-6(7)
[11] B. Coric b. M. Fucsovics 6-4 6-3 6-4
[23] P. Carreno Busta b. I. Ivashka 6-2 6-3 7-6(7)
J. Sousa b. [32] P. Kohlschreiber 7-5 4-6 7-6(4) 5-7 6-4
[16] M. Raonic b. S. Wawrinka 6-7(4) 7-6(6) 7-6(11) 7-6(5)
[21] D. Goffin b. Marius Copil 5-6 7-5 6-2 6-4
F. Krajinovic b. E. Donskoy 6-4 7-6(8) 7-6(2)
[12] F. Fognini b. L. Mayer 7-6(3) 6-3 7-6(5)
P.H. Herbert b. [24] H. Chung 6-2 1-6 6-2 6-4
[28] L. Pouille b. M. Marterer 7-6(8) 7-6(8) 5-7 6-4
[15] D. Medvedev b. R. Harrison 6-3 6-3 6-3
[25] D. Shapovalov b. T. Daniel 6-3 7-6(2) 6-3
[WC] A. Bolt b. [29] G. Simon 2-6 6-4 4-6 7-6(8) 6-4
[WC] A. Popyrin b. [7] D. Thiem 7-5 6-4 2-0
[4] A. Zverev b. J. Chardy 7-6(5) 6-4 5-7 6-7(6) 6-1
[1] N. Djokovic b. [WC] J.W. Tsonga 6-3 7-5 6-4

Il tabellone maschile

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