Come un peso che non c'è più. Roger batte il passato?

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Come un peso che non c’è più. Roger batte il passato?

La differenza con tutti gli altri incontri tra Federer e Nadal. Una vittoria che va oltre i numeri e i record

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Probabilmente quando Roger Federer ha dichiarato che gli sarebbe bastato anche solo un pareggio contro Rafael Nadal, dall’alto della sua sportività, ha detto anche altro. Ha detto che forse, semplicemente, non avrebbe retto un’altra sconfitta. Sconfitta tra l’altro molto vicina durante il set decisivo. Sarebbe stata l’ennesima vittoria dell’iberico ai danni dello svizzero, facente parte di un copione scritto ormai molti anni addietro. Quel copione però Roger Federer domenica mattina ha fatto finta di non vederlo, per non leggerlo e interpretarlo ancora una volta (sì, inutile nascondersi). Ha preso il coraggio a due mani, o meglio nel rovescio, e si è trasformato in quello che non è mai stato contro Rafa: un lottatore coraggioso. Ha tirato ogni colpo respintogli dallo spagnolo con forza e coraggio e avrebbe potuto anche chiudere prima se Rafa non fosse stato quasi sempre perfetto sulle palle break; ma quello era pur sempre Nadal.

La grandezza di questo risultato sta dunque anche in questo, al di fuori dei numeri della rivalità tra Federer e Nadal, e anche al di là dei record circa il numero di Slam vinti. Quello di domenica mattina rimane un fatto epocale, arrivato grazie a un atteggiamento mai visto, anche se una singola partita non può cancellare tutti i precedenti tra i due. Durante il quinto set i due fuoriclasse hanno messo in scena un epico punto, il punto del match secondo molti. Lunghissimo. Come piace a Nadal. La zampata vincente però è stata dello svizzero che in allungo e in equilibrio precario ha messo la palla lungolinea, tagliando definitivamente fuori l’avversario.

Quel punto ha ricordato uno dei più belli dell’altra finale australiana tra Roger e Rafa, nel 2009, e quella volta, come dallo stesso copione citato prima, vinto da Nadal:

Un segno insomma e a definirlo tale forse non si sbaglia. Non ci si sbaglia perché in fin dei conti non è stato nemmeno l’unico. Come la vittoria sulla diagonale di sinistra, accaduta così prepotentemente forse solo durante la finale del Master 2010. Per il resto, presagi astrali a parte, parlano i numeri: 20 ace, 73 vincenti, 150 punti a 139 e persino i 57 gratuiti. Tutti, ma proprio tutti, dimostrano che la partita l’ha fatta lo svizzero, cosa per niente scontata nei precedenti dove era Nadal a mettere all’angolo (sinistro) Federer.

Ma di questo ne avrete già sentito parlare, vale lo stesso per i record, le classifiche e gli eventuali scenari che si aprono in questa stagione. Davvero innumerevoli. Quello che resta, o meglio che non c’è più, è un senso di incompletezza nella carriera di Federer. Paradossale, per certi versi, perché chi ha vinto 17 Slam e detiene gran parte dei primati della disciplina può ritenersi più che soddisfatto. Le occasioni però erano state molte e l’ultimo acuto mancava al Re da troppi anni, talmente tanti che era diventato quasi utopia. Mancava a tutti: tifosi, addetti ai lavori, occasionali, persino gli avversari pensavano che Federer meritasse ancora una volta tutto questo, che non dovesse accontentarsi delle standing ovation di tutto il mondo. Che dire, sono stati accontentati, quel peso adesso non c’è più anche se potrebbe venir fuori quello della nostalgia. Una finale così, una rivalità così, la rivedremo mai? Massimo rispetto per l’attuale numero uno Andy Murray e per il cannibale delle ultime stagione Novak Djokovic ma questi due, domenica mattina, hanno rimarcato l’abissale distanza che c’è tra di loro e chiunque altro provi a giocare a tennis. Il sogno sarebbe, perché no, rivederli di nuovo in una finale Slam in questa stagione. Magari a New York dove una finale tra i due non si è mai vista (unico Slam a non aver avuto il privilegio). Magari Federer si sentirebbe ancor più libero di quanto visto in Australia. Ma per sognare comunque c’è tempo e da oggi possiamo farlo senza pensare più a quanto sarebbe stato più giusto per la carriera di Federer. Questa vittoria, di fatto, ha cambiato molto, non è stata un semplice 17 che diventa 18; e non è cosa da poco. 

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WTA Pechino: bene Gauff e Rybakina, Kasatkina avanti annullando match point, fuori Kvitova

Petra Kvitova è l’unica testa di serie a saltare nella terza giornata del WTA 1000 di Pechino. Jelena Ostapenko approfitta del Walkover di Linda Noskova

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Coco Gauff - Cincinnati 2023 (foto Twitter @CincyTennis)

Anche la terza giornata del China Open femminile, WTA 1000 che si sta disputando a Pechino, è andata in archivio, dopo che questa mattina avevamo già parlato dei risultati che avevano aperto il programma. Ora è il momento di andare a vedere nel dettaglio come sono andati i match di altre teste di serie, da Gauff a Rybakina, passando per Kvitova, Ostapenko e Kasatkina.

[3] C. Gauff b. E. Alexandrova 7-5 6-3

Oltre a Iga Swiatek, la testa di serie più alta impegnata nel lunedì di Pechino era Coco Gauff, che con il successo al primo turno su Ekaterina Alexandrova ha infilato il tredicesimo risultato utile consecutivo. L’americana non perde un match da agosto – quando fu sconfitta da Jessica Pegula a Montreal – e anche a Pechino sembra voler dire la sua fin dall’inizio.

 

Contro la n° 20 al mondo, Coco è volata subito avanti per 4-0, poi si è fatta rimontare subendo due break consecutivi e ha chiuso solamente alla distanza per 7-5, ottenendo un nuovo break nel dodicesimo gioco. Nel secondo parziale, un singolo break ha fatto invece la differenza (dopo che ce n’erano stati ben 5 nel primo) e la testa di serie n° 3 è stata perfetta nell’annullare le due chance di strapparle la battuta concesse ad Alexandrova. Il 7-5 6-3 finale, oltre che valere, per la recente vincitrice dello US Open, il secondo turno contro Petra Martic, è anche una dolce rivincita del 6-4 6-0 subito dalla russa sull’erba di Berlino a giugno.

[5] E. Rybakina b. Q. Zheng 6-1 6-2  

Una giocatrice molto attesa che ha avuto ancor meno problemi di Gauff nel superare il suo match di debutto è stata Elena Rybakina, capace di mandare al tappeto la resistenza – poca, per la verità – della n° 1 cinese Qinwen Zheng in appena un’ora con il netto score di 6-1 6-2. Zheng, e forse anche per questo non si è presentata in grande condizione a Pechino, ha appena vinto gli Asian Games femminili, e potrebbe essere approdata nel nuovo torneo scarica e appagata dalla prestigiosa medaglia d’oro da poco ottenuta.

Rybakina ha così trovato terreno fertile per imporre la sua superiorità, non concedendo mai una palla break per l’intero incontro e vincendo 4 games sul servizio altrui, due per set. Al prossimo turno la attende Tatjana Maria, tennista che non ha mai affrontato in carriera.

[13] J. Ostapenko b. L. Noskova per Walkover   

Non ha dovuto invece nemmeno scendere in campo Jelena Ostapenko, che ha approfittato del Walkover di Linda Noskova per avanzare riposata agli ottavi di finale. Lì, la testa di serie n° 13 attende una tra Jessica Pegula e Anna Blinkova. Per Noskova, grande promessa e già in prepotente ascesa, una semplice indisposizione che non le dovrebbe far saltare altri tornei.

[11] Daria Kasatkina b. Mayar Sherif 1-6 6-4 7-6(8)

Daria Kasatkina, tra le teste di serie che hanno vinto, è stata senza dubbio quella che ha dovuto faticare di più per rimanere nel torneo. In realtà, possiamo anche dire che è stata davvero a un soffio dalla sconfitta contro Mayar Sherif, sia quando si è ritrovata sotto per 3-5 nel set decisivo, sia quando nel tie-break finale ha dovuto annullare un match point sul 6-7, prima di chiudere per 10 punti a 8.

La n° 13 del mondo aveva iniziato l’incontro in modo molto negativo, racimolando un solo game nel primo parziale, poi è stata sotto di un break anche nel secondo set (4-2), fino a rimontare e a pareggiare i conti sul 6-4. La russa è poi rimasta con la testa sott’acqua per gran parte del parziale conclusivo, per spuntarla solo all’ultimo respiro in una partita che ha comunque esaltato il pubblico e ha regalato punti spettacolari da ambo i lati. Scampato il pericolo, Daria tenterà di battere al secondo turno anche la padrona di casa Xinyu Wang.

L. Samsonova b. [12] P. Kvitova 6-4 7-5

Abbiamo lasciato per ultima, e non a caso, Petra Kvitova, che non ha invece, tra le tenniste seeded, rispettato i favori del pronostico, perdendo con la n° 22 WTA Liudmila Samsonova per 6-4 7-5. In realtà, non è che ci sia un abisso in classifica tra le due (Petra è 14), e anche se l’unico precedente, risalente però all’inizio del 2020, aveva visto la ceca imporsi nettamente, non è che questo risultato sorprenda più di tanto.

La due volte vincitrice di Wimbledon aveva infatti già sofferto parecchio al primo turno (giocato meno di 24 ore prima) contro Xiyu Wang, spuntandola solo a terzo set, e non sta di certo attraversando un momento di forma sfavillante, tanto più che dopo gli ottavi di finale ai Championships non ha mai superato il terzo turno in nessun altro torneo.

Contro Samsonova, pur lottando, Kvitova non è mai stata vicina alla vittoria di un set, esponendosi complessivamente a 4 break. Per Liudmila ora un ottavo di finale con un’avversaria da definire tra Ons Jabeur e Marta Kostyuk.

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ATP

ATP Pechino: Sinner fatica, supera un malessere e raggiunge Alcaraz in semifinale (ore 13:30, SuperTennis)

Si complica la vita Jannik, che più volte nel secondo set ha l’opportunità di brekkare il bulgaro. Rimedia con un ottimo terzo parziale e chiude in due ore e mezza il match. Sarà almeno n.6 del mondo dalla prossima settimana

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[6] J. Sinner b. G. Dimitrov 6-4 3-6 6-2

Può tirare un sospiro di sollievo Jannik Sinner dopo questa vittoria sofferta contro il bulgaro Grigor Dimitrov n.19 al mondo. L’azzurro è stato autore di un primo set molto solido; nel secondo ha continuato con lo stesso andazzo, ma si è fatto sfuggire le palle break una dietro l’altra, permettendo così all’avversario di acquisire fiducia nei suoi colpi. Nel terzo parziale l’altoatesino è riuscito a strappare la battuta a Dimitrov molto presto e di cuore è stato bravo a tenere questo preziosissimo break, nonostante qualche tentata reazione dello sfidante. Chiude, quindi, per 6-4 3-6 6-2 in due ore e trentadue minuti di tennis molto buono, parecchio potente, intelligente nella costruzione dei punti e con dei vistosi miglioramenti al servizio, che molte volte lo ha tirato fuori da situazioni scomode sia con la prima che con la seconda. Sinner si riporta così in vantaggio per 2-1 nei precedenti con Dimitrov e raggiunge il rivale-amico Carlos Alcaraz in semifinale.

Primo set: Sinner strappa il servizio a Dimitrov in apertura e si tiene stretto il break fino alla fine

 

Jannik inizia il suo dodicesimo quarto di finale in stagione col piede giusto, manovrando bene gli scambi sin dalla risposta. Con un fendente di dritto, poi, arriva a palla break già nel primo game. Dimitrov, però, non si fa intimidire dalle prime chance del tennista altoatesino e lasciando andare il braccio cancella abilmente due opportunità di break. Ma Sinner non ci sta, continua a essere aggressivo dalle prime ribattute e alla quarta opportunità strappa il servizio all’avversario in apertura. Confermato il break a 0 con una sbalorditiva solidità su tutti i fronti tecnico-tattici, il n.1 d’Italia è costretto a subire un ottimo game al servizio del bulgaro, che si mette in tasca il suo primo game dell’incontro ma è ancora costretto a inseguire nel punteggio. Alzando il ritmo sia dal lato del dritto che da quello del rovescio il 32enne di Haskovo si procura due palle break; Jannik si fa trovare pronto e le annulla con un dritto incrociato vincente e con una smorzata da manuale. A seguire chiude il game con facilità e avanza sul 3-1. Nel quinto game Sinner parte bene portandosi subito sul 30-0, ma un eccesso di confidenza lo porta a compiere un paio di brutti errori. Con freddezza, però, rimedia al danno fatto tenendo il gioco al servizio e portandosi sul 4-3, potendo ancora contare sul break di vantaggio. Nel suo turno di battuta Jannik continua e tenere le redini dello scambio imponendo il suo gioco d’attacco, e Dimitrov non può far altro che cercare di variare il ritmo o chiamarlo a rete. Tentativi, fino a questo momento, senza successo. Sul 5-4 il 22enne di Sesto Pusteria va a servire per aggiudicarsi il primo parziale; è proprio la battuta a catapultarlo a questo obiettivo, che arriva con lo score di 6-4 dopo cinquanta minuti di tennis molto solido.

Secondo set: Entrambi si procurano chance importanti, ma è Dimitrov ad approfittarne. Sinner non concretizza otto palle break e viene portato al terzo

Questa volta Dimitrov non commette l’errore del primo set, ma anzi lascia le briciole all’avversario nel primo gioco e per la prima volta mette la testa avanti nel punteggio di un set. Jannik, dal canto suo, continua la sua ottima performance al servizio e segue il giocatore bulgaro nel punteggio. Nel terzo gioco il campione del 1000 di Toronto mette i piedi dentro al campo e obbliga lo sfidante a un pericoloso 30-30; Dimitrov, però, non si lascia sorprendere e si porta sul 2-1. Poco più tardi tornano i problemi in battuta per il tennista bulgaro, che spesso si trova a giocare indietreggiando a causa della profondità dei colpi del giocatore azzurro. Concede, dunque, due pericolose palle break, ma le cancella con maestria e continua a tenere il timone del set. In seguito, Dimitrov impensierisce il suo avversario in risposta, ma quest’ultimo reagisce da campione con una prima dopo l’altra e si garantisce così il 3-3. Questa volta è Sinner a fare voce grossa con le sue pesanti cartucce e in men che non si dica si procura tre possibilità consecutive di break. Il finalista dell’ATP di Ginevra con coraggio viene a rete e le annulla tutte una dopo l’altra, con Sinner che, a parte in un’occasione dove poteva calibrare meglio il passante di rovescio, non riesce a essere il padrone dello scambio ed è costretto alla difesa. Dimitrov, invece, cancella un’ulteriore palla break e resta avanti nel punteggio nonostante qualche rischio, sventato però con freddezza e con il suo immancabile tocco. L’ago della bilancia torna quindi a pendere per il n. 19 ATP, che sposta bene il suo avversario ed è lui questa volta a procurarsi tre chance di fila per strappare il servizio a Sinner. Il tennista altoatesino riesce ad annullare le prime due, ma alla terza viene sorpreso da una buona risposta di rovescio del bulgaro, che poi con un dritto chiude il punto, gli strappa la battuta e va a servire per il set. Nel nono game Dimitrov avanza sul 30-0 e si ritrova a due punti dal set; Jannik non si dà per vinto, inizia a costruirsi i punti con calma e arriva a palla break. È il bulgaro, nuovamente, a cancellargliela con astuzia, poi Sinner se ne procura un’altra ma questa la spreca lui con un brutto dritto a metà rete. Troppe chance, troppe occasioni non sfruttate per il tennista azzurro, che dopo quarantanove minuti di set viene portato al terzo. Bravo Dimitrov a rimanere concentrato: 6-3 e tutto si deciderà nel parziale decisivo.

All’inizio del terzo set Sinner sembra stare parecchio male e, infatti, durante un cambio campo vomita in un bidone della spazzatura.

Terzo set: Sinner prende subito il largo e di cuore tiene il vantaggio fino alla fine

È Sinner questa volta a partire alla battuta e lo fa con qualche incertezza, poi risolta da un’ottima smorzata e da un dritto dei suoi. Il n.1 italiano decide di prendersi qualche rischio in più e viene ripagato in men che non si dica; con un rovescio incrociato reagisce alle tante occasioni di break non sfruttate in precedenza e strappa il servizio al giocatore bulgaro, che presto si trova sotto 3-0. Ma il campione delle Finals 2017 non molla e con coraggio si procura una palla break grazie a stupendi colpi di rovescio di una plasticità unica. Sinner risolve a modo suo la situazione, di potenza: dritti pesanti e (la maggior parte delle volte) vincenti in uscita dal servizio gli permettono di continuare a condurre nella frazione decisiva. 4-1 in suo favore. Non soddisfatto di un break solo, Jannik insiste con l’aggressività soprattutto dal lato del dritto e Dimitrov non è in grado di reggere il ritmo dettato dall’avversario. L’azzurro arriva ancora a palla break, ma questa volta il bulgaro non gli permette di comandare lo scambio e a seguire tiene la battuta nonostante qualche sbavatura. Ci prova Grigor a mettere alle strette il giocatore italiano trovando delle soluzioni in corsa niente male; con scambi di un’intensità non trascurabile si arriva ai vantaggi nel settimo game e Sinner inciampa sul 40-40 mettendo a segno il suo primo doppio fallo dell’incontro. Arriva, quindi, la palla del contro-break per il n.19 al mondo, che spedisce un dritto a metà rete e non sfrutta l’occasione. La chance gli ricapita anche poco dopo, ma nello stesso modo la butta via e l’azzurro non perdona: dopo uno scambio logorante infila un passante di dritto incrociato da applausi e con un’eccellente prima si salva e si garantisce l’opportunità quantomeno di servire per il match. Non serve, però, perché con un gioco in battuta pessimo di Dimitrov si chiude il sipario dopo due ore e trentadue minuti. Sinner festeggia il suo 6-4 3-6 6-2 ai danni del bulgaro e raggiunge il suo rivale e amico Carlos Alcaraz in una semifinale che sarà tutta da vedere.

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Editoriali del Direttore

Serie A: un campionato che dissangua gran parte dei club iscritti. Inesistente ritorno economico

Nessun premio neppure a chi lo vince. 16 circoli di tennis spendono 1.600.000 euro per sostituirsi di fatto a FITP

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Il campionato di serie A comincia domenica 8 ottobre e si concluderà allo Stampa Sporting Club di Torino con le finali il 10 (le donne) e l’11 dicembre (gli uomini).

 E’ un bagno di sangue parteciparvi per una bella parte dei 16 circoli della A maschile. La A femminile costa meno: i suoi incontri sono imperniati su soltanto 3 singolari e un doppio, mentre in quello maschile sono 6, 4 singolari e 2 doppi.

Non mi credete? Informatevi e chiedetelo ai dirigenti di quei club che non abbiano un fatturato (derivante dalle quote sociali e dai corsi) superiore al milione. Per il club che ha più di quel milione di fatturato mettere mano al 10% del fatturato non sarà un bagno di sangue per un campionato che porta comunque giocatori di buon livello nel proprio club, promuovendo anche il tennis fra i giovani. Tuttavia esso resta ingiustificato perché quell’investimento dovrebbe farlo la FITP e non un circolo privato che già paga tasse consistenti per le iscrizioni ai campionati, per i propri tesserati, per i seconda categoria (70 euro!) e per non so più quali gabelle. I dirigenti dei club finora hanno subito senza troppo reagire. Conservano anzi un entusiasmo straordinario, animato dalla loro incrollabile passione. Degna di miglior causa.

 

Ogni club deve “ingaggiare” almeno sei giocatori, spesso 7 o 8, un circolo che debba schierare per i 6 incontri del girone eliminatorio (andata e ritorno con le tre squadre del proprio girone) tennisti in grado di coprire i 4 singolari e i due doppi di ciascun incontro. Ciò perché non tutti sono liberi di giocare weekend dopo weekend. Molti sono impegnati in tornei e giocano nel weekend in Serie A soltanto se hanno perso prima di quel weekend. E te lo dicono all’ultimo tuffo. Per cui diventa molto difficile ogni programmazione per la propria squadra e ogni previsione sulla composizione della squadra avversaria.

Questi ingaggi oscillano mediamente per i giocatori più forti, classificati fra la 150ma e la 250 posizione ATP,  fra i 2/3 e i 7 mila euro a incontro.  Ovviamente ci sono anche eccezioni. Ma un giocatore intorno al n.200 ATP che garantisca di giocare 2 incontri dei primi 6 del girone eliminatorio più l’eventuale semifinale può chiedere (se trova chi glieli dà) sui 15 mila euro. I tennisti italiani chiedono di più di quelli stranieri di pari classifica. Ecco perché i circoli cercano giocatori stranieri…All’estero e in Bundesliga i compensi sono anche più alti. Ma, come detto, di giocatori ne servono più d’uno. In genere i club fissano gli ingaggi più onerosi sulla base di almeno tre presenze. E gli incontri, per un club che arrivasse alle fasi finali possono essere 8 o 9.

E se un club volesse accaparrarsi i servigi di un top100? E’ accaduto in passato – o era stato richiesto – euro più euro meno, per un top-20 Bautista Agut, un Ramos Vinolas, un Seppi, un Fognini. Il club dovrà  dovrà mettere a budget 10.000 euro per ogni suo incontro. Per partecipare ai playoff o playout, dovrà aver giocato almeno due dei primi sei incontri. Quindi se giocasse 3 incontri (e non 4 come sarebbe se ci fosse la finale da disputare) sarebbero 30.000 euro (27.000?) euro solo per lui.

Sebbene siano previsti dei rimborsi di discreto livello (lo scrivo più in basso) fra spese di trasferta (a Messina, Siracusa e Palermo si va in aereo…e le squadre siciliane affrontano veri salassi) e ingaggiè superiore ai 100.000 euro l’investimento medio annuo di ogni circolo impegnato nella A (che calibri le presenze dei giocatori a seconda delle loro disponibilità e degli avversari da affrontare).

 Moltiplicate quei 100mila euro – sono stato basso – per 16 e il conto totale del budget spese medio totale per tutti i club insieme è pari circa a un milione e 600.000 euro.

Quale è il ritorno economico di quei circoli?

La FITP non prevede a oggi alcun premio per chi vince l’intero campionato, figurarsi qualche premio per chi vince i singoli incontri del girone eliminatorio, le singole fasi (semifinali, playoff e playout). Premi progressivi invece sarebbe giusto che fossero previsti e stanziati, come accade per i tornei professionistici, in cui per ogni turno superato si guadagna qualcosa.

Ci sono rimborsi consistenti di qualche migliaio di euro per i club– va detto e riconosciuto alla FITP– in corrispondenza del numero di squadre allestite, delle trasferte sostenute in base ai km da percorrere, al mezzo usato (aereo per le isole…), al numero dei “viaggianti” fra giocatori e accompagnatori ufficiali. Non sarebbe corretto sostenere che la FITP non paghi proprio nulla.

Però zero euro per chi vince – lamentava un dirigente del piccolo circolo del TC Sinalunga, 3 campi e una settantina di soci super-appassionati – “mentre chi vince gli analoghi campionati in Germania, Francia, Polonia e Svizzera, gode di cospicui premi, 20/30mila euro…”.

Quasi anno dopo anno sono stati apportati piccoli correttivi regolamentari a un campionato che la FITP scarica finanziariamente in troppa parte sui singoli circoli, pur avendo raggiunto fatturati di bilancio (meritevolmente eh!) assai importanti.

C’è infatti grande, grandissima passione, quasi masochista passione in tutti quei circoli di tennis di minore forza economica che “sacrificano” fortemente le proprie casse – esponendosi anche alle critiche dei propri soci meno emotivamente coinvolti agli aspetti agonistici del proprio club – per partecipare al campionato di serie A che non dà quasi alcun ritorno economico e modesta, modestissima visibilità mediatica anche a seguito dei risultati più brillanti.

Ma attenzione! Non è che il campionato di A non serva a niente, non fraintendete. Anzi. E’ utilissimo, quasi indispensabile anzi, a tutti quei giocatori di seconda fascia nazionale e internazionale che grazie a quegli ingaggi (sempre crescenti e purtroppo sempre meno fronteggiabili da chi non ha le spalle grosse) riescono a pagarsi la propria attività agonistica per l’anno che verrà.

Ed è utilissimo perché il regolamento che incentiva la costruzione/protezione di un vivaio giovanile svolge una funzione certamente importante per la promozione giovanile e per lo sviluppo del tennis. Chi lo ha ideato a suo tempo ha avuto certamente grandi meriti, anche se col tempo sono stati necessari diversi aggiustamenti.

In ogni incontro interclub è obbligatoria schierare in due singolari e un doppio due giocatori che siano stati tesserati per almeno due anni nel “maschile”, per un singolare e un doppio una tennista nel “femminile” (e in un prossimo futuro per 3 anni).

Quando non esisteva tale regola poteva accadere che un circolo senza alcun vivaio né tradizione tennistica, ma tanti soldi…potesse ingaggiare i giocatori più forti e vincere. Ma non era un sistema giusto.

Forse se la Federazione Italiana Gioco Calcio, la FIGC (contrastando la Lega?) obbligasse le società a schierare sempre nell’11 di partenza un paio di giocatori italiani cresciuti nel vivaio societario, la nostra Nazionale di calcio avrebbe giocatori più esperti e farebbe risultati migliori. Invece in quasi tutte le squadre di serie A per trovare un giocatore italiano ci vuole il lumicino. Quando esordiscono in nazionale hanno pochissima esperienza ad alto livello. E si vede.

Il campionato di serie A è quindi utilissimo a coltivare (tramite vivai) e allargare la base del tennis (sostenendo i giocatori compresi fra i primi 300 del mondo) e a dargli i mezzi per continuare a giocare a e fare attività agonistica…

Ma non si capisce perché lo si debba continuare a fare quasi unicamente sulle spalle dei circoli meno ricchi  che paiono fin qui disposti a lasciarsi dissanguare senza reagire.

Anche perché non è tutto ora quel che brilla: i circoli più previdenti tesserano per tempo giovani tennisti, under 10, under 14, under 14, under 16, reclutandoli un po’ dappertutto – anche in città lontane – per poterli poi utilizzare anche molti anni dopo come “tennisti del proprio vivaio”. Anche se in realtà non lo sono affatto.

Questa è chiaramente una stortura del sistema, cui se ne aggiunge un’altra: questi cosiddetti “giovani del vivaio” non sono necessariamente diventati così forti tennisti da poter pretendere chissà quale ingaggio, però la loro presenza nelle squadre per quei due incontri in cui devono essere obbligatoriamente presenti, è talmente importante ed essenziale  per cui alcuni finiscono per approfittarsene e chiedere dei soldi che la loro qualità tennistica non meriterebbe. Una sorta di miniricatto, in taluni casi.

Anche i circoli, non solo la FITP, hanno le loro responsabilità, intendiamoci: se non hanno creato scuole di livello, ingaggiando maestri capaci di “trattenere” i ragazzi che decidono di lasciare il club per andare da un’altra parte, beh saranno costretti a andare a cercarsi i giocatori per partecipare e a pagarli più o meno profumatamente. I circoli invece più “bravi” i giocatori li avranno in casa e li pagheranno meno.

 Uno dei circoli tradizionalmente più forti e competitivi degli ultimi anni, il TC Prato, ha deciso di rinunciare alla A maschile – non ancora a quella femminile sebbene probabilmente non riuscirà ad affiancare alla Stefanini la sua tesserata Trevisan (così come difficilmente anche la Cocciaretto scenderà in campo per il Tennis Club Italia) – non avendo giocatori propri cui far ricorso. Dovendo quindi “ingaggiare” tutti giocatori extraclub, stranieri e non, ha sventolato bandiera bianca – i soci non avrebbero accettato un salasso – e ripartirà dalla serie D.

Il TC Prato ha fra le ragazze del proprio vivaio la Vignolini, campionessa italiana under 14, che ha deciso di frequentare la Tennis Academy di Mouratoglou nella Costa Azzurra. Ma la Mouratoglou non le consente di tornare nella sua Prato per più di due volte nei 2 mesi del campionato di A: quindi è come se il TC Prato non potesse disporne.

Oltre alle spese da affrontare per le varie trasferte i circoli a volte devono affrontare anche le spese per fare arrivare i giocatori stranieri, sia per le gare interne sia per le gare esterne.

E i dirigenti di un paio di club mi hanno raccontato che saranno costretti a pagare le trasferte anche di propri insostituibili elementi del vivaio che attualmente…stanno studiando in America! Immaginate che cosa costi farli tornare in Italia ogni volta per una serie di incontri! E che tipo di rimborsi chiedano quei “ragazzi del vivaio”. Ma anche qui: se i circoli avessero tirato su più bravi tennisti al loro interno non sconterebbero il fatto di averne pochi.

Ogni anno i circoli che non vogliono mollare si impegnano furiosamente nella caccia allo sponsor. Pochi sono in grado di arrivare ai grandi sponsor nazionali che i soldi non li regalano se non hanno garanzie di rientro economico in termini di visibilità. Ed è chiaro che non ce l’hanno.

I risultati delle varie giornate di campionato sono quasi clandestini. Escono fra le brevi, o appena un po’ meno brevi, su media di questa tipologia, “L’Informatore di Vigevano”,  “SinalungaNews”, con un trafiletto su “Il Giornale di Sicilia” a Palermo, sulla Gazzetta del Sud a Messina e Siracusa, sul Secolo XIX di Genova, sul “Dolomiten” o sul “Neue Sudtiroler Tageszetung” di Bolzano. E così via.

D’altra parte se almeno i risultati domenicali si possono comunicare è invece quasi impossibile “promuovere” gli incontri prima che si giochino: non si mai con quali elementi si presenterà la squadra avversaria e talvolta neppure la propria fino al venerdì o al sabato, 24 ore prima dell’incontro.

Un circolo pensa di dove giocare contro una squadra che potrebbe presentare Fognini, Andujar, Giannessi, Mager e quindi avverte i proprio soci del grande spettacolo cui potranno assistere…e poi di quei tennisti non se ne presenta nessuno, ma arrivano quattro ragazzotti semisconosciuti usciti dal vivaio, riserve delle riserve soprattutto quando una squadra dopo 3 o 4 partite del girone sa già di non poter recuperare e allora risparmia sugli ingaggi dei tennisti più “cari”.

E’ chiaro che in questa situazione in cui i giocatori chiedono sempre più soldi e i club ne hanno sempre meno, ala fine il livello tecnico dei giocatori e dei confronti non può che scendere e, senza nulla togliere ai grandi meriti di un piccolo circolo che magari conquista lo scudetto, troppo spesso le circostanze di alcune affermazioni sono abbastanza casuali, se non fortunate perché legate alle assenze di questo e quel giocatore in quella domenica in cui si affronta quella squadra. Lo scorso anno il TC Sinalunga ha potuto contare sempre sui propri giocatori, le altre squadre no, e questa circostanza ha favorito quel risultato a sorpresa. In un recente passato il circolo di Torre del Greco ha vinto il campionato e …poi è sparito. E mi è stato riferito che molti giocatori hanno sofferto parecchio per riscuotere il dovuto. Alla fine tutto il prestigio del campionato ne risente.

Così come abbastanza fortunata, casuale, può essere la… “pesca” del giocatore del vivaio. Un esempio: se Sonego volesse potrebbe risolvere i problemi regolamentari di vivaio dello Stampa Sporting Torino– oggi partecipante al campionato di A2 – per averci giocato un paio d’anni quando aveva 12 anni. Ma, a parte il fatto che probabilmente il suo manager (anche se il giocatore fosse disposto a giocare gratis per motivi affettivi e sentimentali) potrebbe anche chiedere 10.000 euro d’ingaggio a match – un costo insostenibile –avrebbe davvero senso una regola del genere? E se diventassero 3 anni invece di 2 cambierebbero molto le cose? N.B. Poiché Sonego è stato parte del vivaio nel suo caso basta che dei primi 6 incontri ne giochi uno solo…

Non sarebbe esatto dire che siamo proprio a livello zero in termini di comunicazione per il campionato di serie A. Anche se la sensazione diffusa è quella. Qualcosa comunica la FITP. Ma, in tutta franchezza, a livelli chiaramente insufficienti e insoddisfacenti. Il sito FITP e Supertennis fanno sì qualcosa, ma non abbastanza almeno a sentire le voci dei circoli partecipanti…

Supertennis garantisce le riprese delle finali del 10 e 11 dicembre e una qualche sintesi settimanale degli incontri …di maggior cartello.

Ma anche per la pubblicità sui campi dello Sporting Club per le due giornate delle finali i proventi vanno alla FITP: striscioni, abbigliamento dei giudici di linea, palle, ghiacciaie etcetera. Non ai circoli finalisti che per approdare a quel traguardo hanno rischiato la rovina finanziaria. Quanto avrà speso il TC Palermo per arrivare in finale lo scorso anno? Mi auguro per il club della Favorita che abbia goduto di qualche rimborso della Regione Sicilia. Così come per assicurare a Torino la disputa quinquennale delle finali del campionato di serie A, la FITP non l’ha regalata, ma ha ottenuto un contributo dalla Regione Piemonte. Per chiedere e prendere soldi da tutte le parti, Binaghi è un vero fenomeno.

Fosse almeno garantita la possibilità per i 4 circoli protagonisti delle finali di poter ospitare gratis qual premio lo striscione dei due propri maggiori sponsor…sarebbe già qualcosa che li aiuterebbe a “vendersi” ai loro benefattori fino ad oggi orfani di qualsiasi ritorno.

Come accennavo qualche riga più su …nell’arco di due mesi di attività indoor sui media nazionali non si trova traccia di quanto accade nel campionato di A. Forse ecco una breve alla fine di 60 giorni anonimi, per segnalare succintamente, e Deo Gratias, chi ha vinto.

Penso ai 3 quotidiani sportivi Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport e Tuttosport, perché figurarsi se i quotidiani politici che hanno tre pagine di sport possono trovare spazio per la nostra Serie A tennistica.

Quando i media non considerano degni di spazio quei risultati non c’è che una soluzione di riserva per i clubcomprare gli spazi.

E i circoli dovrebbero capire che forse è proprio il caso di comprarseli, consorzialmente se fossero in grado di consorziarsi (e la FITP non mettesse i bastoni fra le ruote a un consorzio che a quei circoli se ben rappresentati potrebbe risolvere tanti problemi e non solo quelli del campionato di serie A…), oppure singolarmente.

Li comprino dove vogliono, ma li comprino, investendo un centesimo di quanto mediamente spendono. Ciò se proprio la FITP fa orecchie da mercante, più sorda di chi non vuole sentire.

Consentitemi qui di spezzare una lancia a favore del mio Ubitennis e poi ognuno ne tragga le considerazioni che preferisce: che cosa sono 500 o 1.000  euro a fronte di 100.000 investiti per avere un banner geolocalizzato fisso giorno per giorno per 60 giorni che rinvii al sito del proprio club, che indichi data, orario e avversario di ogni incontro?

Eppure tutti sanno, o dovrebbero sapere ormai – scusate lo spot autopromozionale! – che Ubitennis ha molte ma molte più visite quotidiane di qualunque sezione tennis di qualsiasi quotidiano sportivo (spesso più di 100 mila al giorno, con punte vicino ai 200 mila). E in ogni cittadina d’Italia Ubitennis ha molti più utenti abituali interessati al tennis di quanti leggano una breve per un giorno in un giornaletto locale.

Se singolarmente o in consorzio/società i 16 club di serie A fossero capaci di mettersi d’accordo per investire insieme 1.000 euro a club, cioè un centesimo di quanto spendono mediamente, per disporre di un budget di 16.000 euro annui da canalizzare in comunicazione…non centrerebbero l’obiettivo di trovare un po’ di sfogo comunicazionale ai loro sforzi, ai loro sponsor?

E non sarebbe molto meno difficile in futuro convincere quegli stessi sponsor abituali, o altri nuovi, a tirar fuori qualche soldo in più?

Non mi sembra un discorso difficile da capire. Eppure deve esserlo. Sì perché in questi anni ho trovato solo pochi circoli “illuminati” che hanno capito che valeva la pena spendere 500/600 euro per 2 mesi di costante promozione geolocalizzata dei loro incontri, risultati, dirigenti, sponsor, e link al sito del club con tutte le proposte da esso contenute per iscriversi al club, ai corsi SAT e non, alla palestra, alla piscina… Il TC Prato ha promosso la propria partecipazione al Campionato di serie A presso chiunque si collegasse a Ubitennis da Prato, Pistoia e Firenze, il Park Genova lo ha fatto per tutta Genova e località limitrofe.

Mi ha fatto piacere che tutti quei circoli che hanno creduto in Ubitennis, di anno in anno, siano stati così soddisfatti da voler ripetere l’esperienza.

Ma ripeto: non vi sta simpatico il sottoscritto e Ubitennis? Credete che sia critico pro domo sua? Comprate allora spazi altrove, insieme o singolarmente se non trovate un accordo congiunto, da qualsiasi parte ma comprateli. Perché conviene a voi. E’ assurdo investire 100.000 euro e passa e poi risparmiare 500/1.000 euro continuando a nascondere tutti gli sforzi che state facendo.

Non mi stupisce però, alla fine, che in assenza di tale minima imprenditorialità consortile la FITP riesca a farsi dare i soldi (che i circoli continuano a sputar sangue per trovare) per una attività meritoria che dovrebbe essere invece essa per prima, la FITP, super-attiva a valorizzare e promuovere.

Fosse una federazione priva di mezzi, come lo è stata per tanti anni, capirei. Oggi con 180 milioni di fatturato annuo, non lo capisco più

Attualmente, e quasi sempre, il club che gioca la serie A e deve recuperare fondi, punta a coinvolgere e persuadere i piccoli sponsor locali.

Non è facile reperire 100/120 mila euro per far pari anche attraverso una dozzina di sponsor munifici (oppur  desiderosi di far… “lavatrice” con fatture di comodo), quando non sai che cosa offrire come ritorno economico e di visibilità effettiva a chi aiuta il club.

Non si può più  credere che basti far sapere a qualche centinaio di soci la “generosità” di uno sponsor amico… per ripagarlo del suo sostegno. Né si può chiedere beneficenza, elemosine all’infinito agli stessi “benefattori”.

Non si può chiedere a piccoli circoli come i campioni d’Italia uomini del TC Sinalunga e donne del Tc Casale di dar vita a una cordata, sorta di Lega dei circoli – ricordo che prima del 2.000 fu tentata dal professor Sacchi Morsiani del Cierrebi Bologna (che è stato anche commissario FIT nel post-Galgani) una sorta di Lega…e  a rappresentare il TC Cagliari c’era un certo Angelo Binaghi – ma i circoli più grandi dovrebbero cercare di formare un gruppo, lo chiamino Lega o come vogliano, in grado di farsi sentire e rispettare.

IN SVIZZERA SI GIOCA UN CAMPIONATO A SQUADRE IN SEDE UNICA E IN 10 GIORNI

La Svizzera, consapevole di non poter contare sulla disponibilità di più giocatori di livello per più weekend nel fitto calendario ATP, ha scelto di far ospitare il campionato in una unica sede, concentrandolo in 10 giorni e con tutte le squadre. Potrebbe sembrare la soluzione ideale, ma certamente questa è favorita dalle piccole dimensioni geografiche della nazione elvetica. Qualunque sede sarebbe abbastanza facilmente raggiungibile da tutti i circoli svizzeri e anche dai loro soci che volessero stare vicini alla loro squadra. L’Italia è…troppo lunga per favorire una situazione del genere che allontanerebbe ancor più i soci dal campionato, anche se certamente farebbe progredire il livello tecnico della manifestazione in maniera esponenziale. E il club campione d’Italia sarebbe davvero il circolo più forte. Cosa che oggi non appare scontata.

Ma così come è oggi, se le cose non cambiano e quale miglior occasione per cambiarle in prossimità delle incombenti elezioni presidenziali FITP il campionato di serie A continuerà a dissanguare i circoli approfittandosi della straordinaria passione dei loro dirigenti…troppo timidi e timorosi di farsi sentire.

La formula è quella classica con quattro gironi da quattro squadre e sfide round robin (andata e ritorno).

Apro un inciso: che sia proprio necessaria l’andata e ritorno, visti i costi per spostare una decina di persone e a volte per duelli scontati se si tratta di affrontare dei ragazzini, non sono sicuro sia la cosa più giusta da fare. Vero peraltro che se chiedi soldi agli sponsor qualche partita la devi giocare. Se facessi solo one way, potrebbe accadere che un’avventura in serie A si esaurisse in 3 incontri. Chiuso l’inciso.

In ciascuna sfida si disputano quattro singolari e due doppi. La fase a gironi, articolata in sei giornate, terminerà il 20 novembre. Play-off e play-out si disputeranno con gare di andata e ritorno il 27 novembre e il 4 dicembre, mentre le finali sono in programma il 10 e 11 dicembre in sede unica al Circolo della Stampa Sporting Torino.

REGOLAMENTO – Le prime classificate di ciascun gruppo si qualificano per le semifinali play-off, con incontri di andata e ritorno (giocheranno la gara di ritorno in casa le squadre meglio classificate nella fase a gironi). Per quanto riguarda le squadre seconde classificate manterranno il diritto di partecipare alla Serie A1 nel 2023, mentre le squadre terze e quarte classificate prendono parte ad un tabellone di play-out ad otto squadre, con formula di andata e ritorno.

Girone 1: Park Genova Tennis Club, TC Italia Forte dei Marmi, TC Crema, Matchball Siracusa

Girone 2: TC Parioli, Ct Vela Messina, Selva Alta Vigevano, TC Pistoia

Girone 3: Ct Massalombarda, TC Sinalunga (campioni 2022), TC Rungg SudTirol, Matchball Firenze

Girone 4: Sporting Club Sassuolo, TC Bisenzio, CT Palermo, Junior Tennis Perugia

Pubblichiamo a parte  il calendario delle 6 giornate con gli incontri in programma dall’8 ottobre al 19 novembre. Qui chiedo scusa per l’eccessiva lunghezza, ma l’argomento era e resta terribilmente complesso senza addentrarsi nelle pieghe del regolamento.

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