Nadal si ridimensiona: "Gioco per allungarmi la carriera, non per il n.1"

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Nadal si ridimensiona: “Gioco per allungarmi la carriera, non per il n.1”

Da sempre il lottatore per eccellenza, Rafa confessa oggi di non puntare più agli obiettivi raggiunti in passato. Come il prossimo Roland Garros, “non più un’ossessione”

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Fino alla strana manciata di settimane a cavallo tra gli ultimi ottobre e novembre, che ha posto fine ai quasi due anni e mezzo di dominio serbo sul circuito maschile, Rafael Nadal era stato il penultimo numero 1 ATP. E prima che lo stesso dominatore serbo lo sconfiggesse ai quarti di finale del Roland Garros 2015, Nadal aveva perso un solo incontro in carriera sulla terra parigina. Con un record del genere, e con alle spalle un decennio di meritata fama di fighter all’ultimo sangue, è un piccolo shock sentirlo ammettere di non credere più alla possibilità di ripetere le proprie recenti imprese.

Nadal ha parlato a fondo del suo futuro in una intervista rilasciata ad Acapulco, dove tornerà in campo questa settimana (primo turno contro Mischa Zverev). “Alla mia età non gioco per tornare numero uno, non è più un mio obiettivo. Se dovessi tornare a esserlo, ottimo. Ma non mi allenerò con quell’obiettivo come facevo quando avevo 22 o 23 anni, l’ho già raggiunto, come ho raggiunto molte altre cose alle quali non avrei mai creduto. La mia programmazione mi consentirà di arrivare pronto ai tornei e di avere la carriera più lunga possibile. Ho ancora qualche anno davanti per puntare in alto, ma non così tanto da accorciare la mia carriera”.

La programmazione in questione prevede meno tornei – è la prima volta dal 2012, ad esempio, che Nadal non gioca neppure un torneo su terra battuta prima di Indian Wells – ma la possibilità di giocarli tutti al meglio. Come lui stesso confessa, la scelta di Acapulco è pensata anche per non soffrire troppo il fuso orario del Masters 1000 californiano. “Il mio obiettivo principale è il torneo di questa settimana” risponde infatti a chi lo interroga in anticipo sul Roland Garros. “Penso di avere ancora un’occasione di vincerlo, ma non è la mia ossessione. Quest’anno mi sento felice ogni settimana”.

La stagione 2017 sarà anche l’ultima con zio Toni al fianco, visto che dopo un rapporto lungo quanto l’intera carriera di Rafa i due si separeranno dal punto di vista professionale. Lo zio ha spiegato che Nadal è stato l’ultimo a venire a conoscenza della decisione, maturata prima degli Australian Open e rimasta tale nonostante la finale raggiunta. Il nipote però non se l’è presa: “Toni è completamente libero, come lo è sempre stato, di scegliere ciò che lo rende più felice. È arrivato per lui il momento di concentrarsi su altro, sulla Academy. E non bisogna dimenticare che ha una famiglia, tre figli di cui due giocano a tennis e che di sicuro vuole seguire più da vicino perché gli piace allenare i giovanissimi”.

I due rimangono comunque in ottimi rapporti, anche perché come lo stesso Rafa ricorda “Prima che il mio allenatore, Toni è mio zio. È stato con me per una vita e il rapporto che ho con lui è un po’ più speciale rispetto a quello avuto con gli altri zii, perché abbiamo vissuto insieme ogni giorno. Gli sono grato per tutto ciò che ha fatto per me”. Da chi sarà dunque composto il suo team per il 2018? “A fine stagione parlerò con Francisco Roig e Carlos Moya. Anche Francis ha una Academy e anche Carlos ha tre bambini. Probabili innesti in arrivo, quindi. “Forse avrò bisogno di qualcuno che possa aiutarmi per alcune settimane, se così sarà si tratterà comunque di un rapporto serio”. Anche se Toni ha già fatto sapere che, in caso di una chiamata dal nipote, risponderà presente.

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