Da Barletta: l'ossessione del tifoso minore

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Da Barletta: l’ossessione del tifoso minore

Una giornata di tennis al Challenger di Barletta. Tra un allenamento di Tsitsipas e gli applausi della ragazza di Coppejans. Evviva (?) i tifosi del tennis minore

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Scorrendo l’entry list dell’edizione 2017 del Challenger della Disfida il tifoso di tennis può avere avuto due reazioni. “Però, sarei curioso di veder giocare dal vivo Ruud e Tsitsipas“. “Ma perché il n.1 del seeding non è Murray?“. Il caso ha voluto che la terza giornata d’incontri sui campi dell’Hugo Simmen le sconfessasse entrambe. Lo scozzese purtroppo è alle prese con un fastidio al gomito, eppure aveva deciso di stringere i denti: crudele e incontestabile il Rulebook dell’ATP che impedisce tassativamente ai top 10 di iscriversi e persino ricevere wild card in tornei del circuito Challenger. Il 18enne Casper Ruud, appena scoperta l’origine del nome del torneo, se l’è data semplicemente a gambe prima dell’inizio delle ostilità. Tsitsipas niente, ha pasticciato già al primo turno contro l’ex prodigio Kimmer Coppejans.

Sotto il caldo sole della cittadina pugliese – che il mare ce l’ha, per quanto a molti sfugga e le spiagge siano effettivamente bruttine – l’afflusso degli appassionati è parecchio timido in mattinata, mentre non è affatto timida la pubblicità dell’imminente sfida di Fed Cup tra Italia e Taiwan che lo stesso circolo di Barletta ospiterà tra dieci giorni. I campi in terra rossa sono cinque, ma uno è stato invaso dalle tribune che ora troneggiano al di sopra del campo centrale. Si gioca anche sul campo n.1, adiacente alle sale interne del circolo, come segnala l’order of play che stampato a guisa di quello dei grossi tornei sembra inorgoglire il personale che lo distribuisce quasi come figurasse il nome di Nadal tra i protagonisti. Beninteso, questo torneo Nadal una volta l’ha vinto davvero e i presenti nel 2003 non l’avranno dimenticato.

Sempre sotto lo stesso sole del mercoledì molta Italia ha sudato e per la gran parte ha perso, tranne dove proprio non si poteva. Nel derby Gaio-Giustino, uno di quattro ottavi di finale in programma. L’incontro si è concluso a sfavore di classifica con Gaio che si è lasciato soprendere da Giustino nonostante 50 posizioni li dividessero in graduatoria. Federico, lo sconfitto, fino a pochi minuti prima dell’incontro era intento a sfogliare un grosso manuale all’ombra del suo relax pre-partita, intorno un’orda di indisciplinati raccattapalle a cui non si è sognato di regalare altro che sorrisi. Un omone buono, che però fa troppa difficoltà a portarsi a spasso una struttura muscolare abbastanza imponente. Non è altissimo, gioca un bel rovescio a una mano ed è l’unico tra tutti i giocatori visti in giornata che abbia qualche velleità di utilizzare un taglio diverso dal top spin selvaggio. L’agio quindi è tutto di Giustino, estrazione tennistica moderna, pochi fronzoli, la top 100 come obiettivo ancora molto lontano (oggi è n. 214) ma che oggi gode del grosso vantaggio di essere longilineo e di spostarsi decisamente meglio.

La sfida è (quasi) a senso unico ma ci pensa Lorenzo a metterci un po’ di colore. In uno dei rari momenti di difficoltà dell’incontro fallisce una seconda di servizio e se la prende con due piccoli spettatori indisciplinati. In realtà era un “sti c***o di bambini però“, a cui segue (rivolto al giudice di sedia) “questo è compito tuo eh!“. Il mai banale Nicholas Stellabotte catechizza i due marmocchi – “A regazzì, sedetevi su” – intenti forse a smontare un seggiolino, forse a cercare di sabotare Italia-Taiwan di Fed Cup facendo crollare gli spalti di fortuna appena montati. Punto successivo, Gaio stecca e la palla finisce fuori dal campo. La degna conclusione la offre proprio Federico che si rivolge a uno dei due con “Bimbo, la vai a prendere per favore?” e il piccolo ci va davvero. L’ilarità ormai contagia persino l’ossessionato tifoso che per trenta, forse trentacinque minuti aveva incitato Federico al grido di “Gaio svegliati!” e ora dopo un errore piuttosto grossolano di rovescio cala l’asso: “Gaio cambia sport!“. Il povero Federico prima sorride e poi sembra effettivamente risentito. Salvo poi ripetere lo stesso anatema a se stesso (letteralmente: “Federico, dovevi scegliere il calcio quando eri piccolo così” mentre con la mano mima un ipotetico piccolo Gaio) confermando di aver recepito, in qualche modo, l’invito del tifoso (minore) ossessionato. Ah, Nicholas Stellabotte è un giudice di sedia che trasuda romanità da ogni affermazione. Quando non è divertente nelle sue uscite è soltanto esilarante.

Sotto gli applausi del pubblico (più timidi a dire il vero) si era conclusa in precedenza la prosecuzione della sfida interrotta martedì tra Milojevic e Lamasine, con vittoria del primo che andrà a sfidare Giannessi. Applausi più sostenuti per una delle due disfatte azzurre con protagonista Thomas Fabbiano dominato dal tedesco Marterer. Forse spinto dalla fretta di riposare in visto della sfida di doppio che l’avrebbe visto impegnato a fine programma, Marterer si è avvalso per tutto l’incontro della supremazia del suo diritto mancino e di un servizio ben più efficace, forse il più efficace visto sui lenti campi dell’Hugo Simmen. Fabbiano si muove ampiamente come un top 100, è un trottolino furioso, ma oggi il campo l’ha visto poche volte e spesso senza riuscire a trasferire abbastanza peso sulla palla. Soffre un po’ la superficie, sembrerebbe. Soffre invece lo spessore del suo avversario Stefano Napolitano, forse il più indietro a livello di tennis tra gli italiani visti in campo. Va detto che Gastao Elias – testa di serie n.1 del torneo – appare immediatamente come un giocatore di altra categoria rispetto a tutti i presenti. Non tanto nella capacità di far viaggiare la palla quanto nella saggezza con cui sfrutta la traiettorie in lungolinea e disegna il campo, schematico, pulito, sempre padrone dello scambio. Stefano è dotato di un gran fisico ma non serve come potrebbe e dovrebbe, e a parte qualche punto da applausi offre davvero poco di cui parlare.

L’incontro più divertente è stato probabilmente il derby belga tra Coppejans e De Greef nonostante il punteggio (6-1 6-4) suggerisca una di quelle sfide di cui prendere atto giusto leggendo il livescore. Si è visto certamente il tennis più potente soprattutto in un secondo set durato più di un’ora. L’ex grande promessa Kimmer spinge su ogni palla, feroce, ma spesso perde la distanza giusta per eseguire il rovescio (comunque decisamente migliore di quello del suo avversario). Sulla diagonale di diritto c’è partita, ma Coppejans pur non riuscendo a essere sempre risolutivo oggi è più solido. Probabilmente vale oro il sostegno di una ragazza francamente bellissima che siede sugli spalti assieme ad altre venti, non più di venticinque persone (si gioca sul campo 1). Il sospetto che fosse la ragazza di uno dei due contendenti diventa realtà quando la scopriamo essere l’unica ad applaudire i punti di Coppejans, mentre il pubblico – non si capisce bene perché – parteggia più per De Greef. L’abbraccio a fine incontro ha come sottotesto la frase con cui probabilmente Kimmer ha convinto la sua dolce metà a seguirlo in Puglia: “Amore vieni, ti porto a Barletta!“.

No, ovviamente non si poteva andar via senza vedere in qualche modo Tsitsipas colpire due palle dopo averlo intravisto in player lounge (sì, esatto, il circolo ne ha una e anche piuttosto accogliente). Quasi due ore di durissimo allenamento con Pedro Sousa, portoghese eliminato al primo turno. Il greco è davvero un ragazzone statuario, serve già parecchio bene e c’è da scommettere che con quel rovescio farà innamorare un sacco di nostalgici. Imparerà a muovere meglio i suoi 193 cm e probabilmente a scaricare in modo più proficuo sulla pallina la cilindrata di cui è indubbiamente dotato. Una cosa però salta subito all’occhio rispetto ad alcuni suoi coetanei: non gli interessa spaccare la pallina (e il suo allenatore lo rimprovera quando si abbatte con eccessiva foga sui colpi senza “pensare”) e ha degli schemi di gioco ben delineati specie in uscita dal servizio. Un insegnamento che potrebbe essere utile all’altrettanto giovane (classe ’97) Andrea Pellegrino (n. 397), nato a Bisceglie (due passi da qui) che in contemporanea sul campo adiacente sta scagliando rovesci fulminei. Davvero, ha un rovescio che fischia sopra le rete come un missile, e penso se ne sia accorto il suo sparring (un ragazzino che secondo una misteriosa fonte a bordo campo, in realtà suo zio, è un 2.4 di ottime speranze). Ma l’insegnamento di Gastao Elias è chiaro: se tiri più forte ma io vedo il campo meglio di te, ti lascerò comunque sei game.

Risultati:

[1] G. Elias b. S. Napolitano 6-4 6-2
L. Giustino b. F. Gaio 6-3 6-1
[7] M. Marterer b. T. Fabbiano 6-2 7-5
K. Coppejans b. [5] A. De Greef 6-1 6-4
N. Milojevic b. T. Lamasine 7-6 6-1

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