RG: Fognini completa la cinquina azzurra

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RG: Fognini completa la cinquina azzurra

Italian day a Parigi: prima partita e prima vittoria Slam per Napolitano contro Mischa Zverev. Bolelli non lascia scampo a Mahut. Andreas batte in quattro set Giraldo. Errani soffre solo un parziale contro Doi. Fognini si complica la vita ma domina il quinto set

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RG: Schiavone, l’ultimo ruggito non basta. Addio a Parigi?

[Q] S. Napolitano b. [32] M. Zverev 4-6 7-5 6-2 6-2 (da Parigi, Ruggero Canevazzi)

 

Secondo incontro di giornata sul periferico Campo 16, situato ai confini ovest dell’impianto oltre il Suzanne Lenglen. Raggiungerlo dopo le 13, attraversando il muro umano di appassionati è impresa ardua (al ritorno in Sala Stampa a metà pomeriggio lo sarà infinitamente di più). Esordio assoluto di Stefano Napolitano, classe ’95, in uno Slam, dopo aver esordito nel circuito ATP a Roma pochi giorni fa. Dall’altra parte della rete Mischa Zverev autore quest’anno della clamorosa eliminazione agli Australian del n.1 Andy Murray. Stefano, da n. 187 del ranking, sfida il n.33: poche speranze ma non si parte mai battuti in partenza. Queste le premesse, ma è valsa la pena soffrire caldo e fila perché Stefano ha giocato un match quasi perfetto. Dopo un set col servizio trattenuto e qualche dritto affossato in rete di troppo, ma comunque ottimo alla risposta, è progressivamente salito di livello alla battuta fino a fare molto male con la prima, ma ciò che ha fatto la differenze e devastato gli equilibri e l’impostazione del match di Mascha è stato il ricorso al gioco vario: numerosissime discese a rete, belle volèe, rovesci in back e continua solidità da fondo campo, dove di fatto non c’è stata partita. Alla fine la frustrazione del fratello maggiore del nuovo Re di Roma (Totti permettendo) ha reso ancor più facile una vittoria che dopo il parziale di 5-0 dal 2-1 Zverev nel terzo set sembrava inevitabile, per quanto inattesa all’inizio.

Napolitano parte un po’ emozionato e perde nel game d’apertura i punti già fatti e cede la battuta, ma subito dopo sciogli il braccio e gioca come sa. Trova 3 palle del contro-break, la seconda annullata con la complicità di un nastro teutonico, ma sotto 2-0 l’azzurro infila tre magnifici giochi consecutivi, centrando il contro break con un’ottima risposta (bene sia in lettura sia nel tempo di reazione). Sul 3 pari, però, arriva un improvviso passaggio a vuoto che purtroppo sarà decisivo. Efficace il serve&volley di Zverev, sul 5-4 e servizio Napolitano salva un break-point con un dritto steccato dell’avversario, che però poi chiude al decimo game dopo 41 minuti. Il ventiduenne di Biella commette parecchi errori ma è molto positivo l’atteggiamento di non limitarsi al gioco da fondo ma anzi prendere la rete ogni volta che è possibile. Nel secondo parziale sale il livello di entrambi, meno errori e più vincenti e il match diventa davvero bello. Andamento fotocopia del primo, con l’italiano che recupera da 0-2 a 3-2 (sullo 0-2 richiede l’intervento del fisioterapista, in conferenza stampa dirà che “mi ha dato una bella mano, faceva caldo e mi girava un po’ la testa, poi sono ripartito, è stato fondamentale fare il game del 2-1 per restare in scia, poi sono sempre stato meglio e il match è girato“), ma poi il set segue i servizi, anche se è l’allievo di Cristian Brandi che si avvicina di più al colpaccio (l’unica palla break è sul 4 pari), infine centrato al 12° game con 3 vincenti, tra cui una gran risposta e un favoloso passante di dritto che chiude il set dopo 1 ora e 32 minuti. A questo punto Mischa esce dal campo e rientra dopo una decina di minuti.

Nel terzo set Napolitano è formidabile. Comincia sempre maluccio, dopo tre break-point non sfruttati nel 2° game, sull’1 pari 40 pari inanella 3 errori tra cui uno smash facilissimo sparacchiato in rete che grida vendetta. Mischa ringrazia ma ancora una volta il contro break è immediato, stavolta più per merito del biellese, bravissimo sia a rete che dal fondo. Zverev emette un grido di chiara frustrazione, infatti poi sprofonda anche a causa di numerosi errori e l’azzurro dopo 2 ore e 13 minuti è avanti due set a uno, senza essere troppo bello per essere vero. Il pubblico, che riempie la tribunetta del Campo 16 in ogni ordine di posto, è in netta maggioranza tedesco, ma accanto a noi fa un tifo acceso per l’italiano un ragazzino francese. Gli chiediamo perché e ci risponde così: “Adoro Napolitano, l’ho visto in TV nelle qualificazioni e gioca molto bene, sia al servizio che in risposta”. Il tifo sincero da un cugino d’Oltralpe è merce rara, speriamo che crescendo non viri verso il classico sciovinismo… Nel quarto set, quando Zverev fallisce il break in apertura lancia la racchetta a terra: un altro gesto verso la resa, Stefano lo sta mandando ai matti con le sue discese a rete alternate a ottimi colpi e risposte e sul 3-2 arriva il break che ammazza il match con un doppio fallo finale del tedesco. Due game più tardi Napolitano vince e quasi non esulta (poi in conferenza stampa preciserà che il suo torneo non è finito qui), ma ha vinto il suo primo match Slam e affronterà Schwartzman al secondo turno.

[28] F. Fognini b. F. Tiafoe 6-4 6-3 3-6 1-6 6-0 (da Parigi, Laura Guidobaldi)

Un vero e proprio match de folie – per dirla alla francese – quello tra Fabio Fognini e Frances Tiafoe. Nello scontro generazionale tra il 30enne ligure e il 19enne americano, Fabio, dopo essere stato in perfetto controllo nei primi due parziali, spegne la luce e si fa rimontare. Ma poi ritrova se stesso e si assicura il secondo turno a Porte d’Auteuil con un 6-0 al quinto. La stellina statunitense, nonché aspirante concorrente alle NextGen Finals, dopo una rimonta di carattere, si scioglie sul più bello, mostrando di non avere ancora l’esperienza per gestire al meglio un incontro slam al quinto set. E spicca un dato curioso: nonostante il 6-0 del set decisivo, entrambi conquistano 125 punti.

In una Ville Lumière assolata e caldissima, un concentrato e attento Fabio Fognini – che onora i French Open indossando i colori della bandiera d’Oltralpe – stordisce d’amblé il n. 68 Frances Tiafoe imponendosi rapidamente e con autorevolezza nei primi due set. Nel primo parziale i due mantengono un certo equilibrio fino al 4-4; dopodiché, Fabio mette il piede sull’acceleratore. Dopo aver fallito il primo setpoint, in 38 minuti fa suo il primo set per 6-4. Nonostante un tennis potente e “massiccio”, lo statunitense non riesce a mettere in difficoltà Fognini e, discontinuo e falloso, incappa in tanti errori banali. Tantissimi i tifosi sugli spalti dell’affollatissimo court 16 venuti ad acclamare il tennista azzurro, molto popolare in Francia. Delusi invece i fan americani che vedono inesorabilmente soccombere il loro giovane beniamino. Il neopapà di Arma di Taggia, preciso e determinato, impiega ancora 38 minuti per intascare il secondo set con un perentorio 6-3. Ma ecco che, sul 2-0 al terzo per Fabio, qualcosa cambia. Innanzitutto le condizioni meteo. Il sole cocente e il caldo soffocante lasciano spazio ad un vento fresco e sferzante. E cambia anche l’inerzia del match. Fognini subisce un netto calo dell’attenzione e della tensione, un vero e proprio blackout, permettendo così all’avversario di salire in cattedra e mettere a segno due break a zero e aggiudicarsi cinque game di fila. Ora a Frances entra tutto, ace e proiettili da fondo e, in 29 minuti, si impone per 6-3 su un Fognini che è l’ombra del giocatore dominante dei primi due parziali. Comincia a piovigginare, seppure il sole non voglia abbandonare del tutto il Bois de Boulogne. Frances continua a cavalcare l’onda del terzo set per portarsi in vantaggio anche al quarto sul 4-1. Niente da fare per Fognini che non trova più il bandolo della matassa, subendo un inesorabile 6-1, con soli 14 punti vinti, a fronte dei 30 di Tiafoe.

Ed ora la prova del nove, per entrambi. La supera Fognini, forte della propria esperienza e del saper ritrovare il filo di Arianna. Che Tiafoe sia in preda alla paura di vincere? In ogni caso ora è lui a subire l’ennesimo tracollo. Ma soprattutto Fabio ritrova le misure e la spinta... insomma torna ad essere il tennista attento e in controllo dei primi due parziali. Rientrato in campo, inanella sei giochi in 25 minuti, annichilendo l’avversario, ormai spento. Dopo 2 ore e 45 minuti, il ligure approda così al secondo round a Parigi con lo score di 6-4 6-3 3-6 1-6 6-0. Onore a Frances per aver saputo approfittare di una improvvisa defaillance dell’azzurro, ma soprattutto onore a Fabio per aver saputo risollevare le sorti di un match cominciato alla grande e che rischiava di lasciargli un grande amaro in bocca. Ora lo attende il derby complicato con Andreas Seppi.

[Q] S. Errani b. M. Doi 7-6(7) 6-1 (da Parigi, Carlo Carnevale)

Vittoria di carattere per Sara Errani; alla sua maniera, combattendo per un set prima di dilagare nel secondo, approfittando anche della condizione non ottimale dell’avversaria. Un buon livello mantenuto per più di un’ora, fatto di palleggi sostenuti e cambi in lungolinea, tipici del suo repertorio. A farne le spese la giapponese Misaki Doi, mancina dagli schemi ordinati e arrotati, semplicemente meno efficaci di quelli dell’azzurra. Sara denota un servizio come sempre non incisivo, ma mette in mostra una gran voglia e un atteggiamento positivo, sottolineato dai continui pugnetti e dalle poderose rincorse con cui copre il campo agilmente. Nel secondo set Doi richiede l’intervento del fisioterapista per un trattamento all’addome, dolorante a causa di un movimento falso: è il preludio ad una discesa agevole per Sarita, che già aveva portato a casa il primo strappandolo al tie-break. Bello vederla cattiva e concentrata come quando al top, soprattutto dopo la deludente accoppiata Madrid-Roma in cui non ha vinto un match: non è guardando al passato che deve galvanizzarsi, ma il ricordo della finale 2012 può aiutarla a ripartire verso il suo livello migliore. Ora al secondo turno Kiki Mladenovic, padrona di casa che ha superato con difficoltà Jennifer Brady: i precedenti dicono 1-3 per la francese, servirà metterci il cuore ancora una volta.

[Q] S. Bolelli b. N. Mahut 6-4 6-2 6-2 (Chiara Nardi)

Dopo un anno Simone Bolelli torna in un main draw di uno slam. Lo sfortunato tennista, scivolato al n. 536 del ranking, affronta per la seconda volta in carriera Nicolas Mahut, n. 45 del mondo, contro cui perse a Valencia nel 2011. L’inizio del primo set è caratterizzato da scambi molto brevi. Bolelli gestisce molto bene i suoi primi turni di servizio e con la risposta mette in difficoltà Mahut quando tenta il serve&volley. L’azzurro spinge bene con il dritto e nel quinto game arriva la prima palla break in suo favore grazie ad un dritto in rete in uscita dal servizio di Mahut, che cede la battuta commettendo un altro errore con il medesimo fondamentale. Sulla parità del gioco successivo una risposta profonda del francese porta all’errore Bolelli, che perde immediatamente il break di vantaggio mandando fuori un rovescio. Il transalpino non è molto ispirato e con una volée bassa uscita in corridoio concede a Simone la possibilità di avere nuovamente un servizio di vantaggio, su cui Mahut sbaglia con il rovescio. Questa volta Bolelli conferma il break e nel decimo game si procura due set point grazie all’ennesimo errore dell’avversario; non riesce, però, a convertirli, ma due errori di rovescio di Mahut consegnano all’azzurro il primo set. Il bolognese continua a giocare bene anche nel secondo parziale e nel terzo game si procura tre palle break consecutive con un vincente di dritto incrociato, che Mahut annulla giocando con aggressività; Bolelli si guadagna un’altra palla break con un passante di rovescio lungo linea, ma la spreca. L’italiano non si lascia abbattere dalle occasioni mancate e con la risposta trova un angolo molto stretto su cui Mahut non può arrivare; questa volta il break arriva grazie ad un errore di dritto del francese. Nel gioco successivo Bolelli concede una palla dell’immediato contro break, ma si salva e sale 3-1. Nel settimo gioco il transalpino conferma le difficoltà odierne con il serve&volley e offre una palla del doppio break all’azzurro e perde il servizio mandando in rete la smorzata. Con personalità Simone si procura tre set point e con un’ottima prima vincente centrale conquista con merito anche la seconda partita.

Bolelli richiede l’intervento del fisioterapista per farsi trattare il ginocchio operato, ma fortunatamente non è niente di preoccupante. Nel secondo game del terzo parziale Nicolas si guadagna una palla break con un bel pallonetto, ma sbaglia poi la risposta e Bolelli riesce a tenere la battuta. L’azzurro non mostra segni di cedimento, costringe spesso Mahut a difendersi e si procura tre palle break consecutive, convertendo la terza grazie ad un altro errore con il serve&volley del tennista di casa. Bolelli strappa la battuta all’avversario anche nel quinto gioco con un vincente di dritto. Ha la possibilità di chiudere l’incontro già in risposta, però Mahut riesce a cancellare due match point non consecutivi grazie a due errori con la risposta dell’azzurro. La personalità mostrata oggi da Bolelli non viene meno nel momento in cui è chiamato a servire per il match, che chiude con un ace tenendo a zero il game. Per Simone è una vittoria importante contro un avversario non predilige la terra, ma è pur sempre tra i primi 50 del mondo. La strada verso una classifica più consona al talento di Bolelli può essere in discesa se continuerà a mantenere il rendimento mostrato contro Mahut.

A. Seppi b. S. Giraldo 4-6 6-1 6-2 6-2 (Andrea Lavagnini)

Sul campo 8 Andreas Seppi supera in quattro set il qualificato Santiago Giraldo, numero 107 del mondo dopo 2h e 10’. L’azzurro pone così fine a una striscia negativa nello slam parigino, dove non superava il primo turno dal 2014, anno in cui nel match d’esordio sconfisse proprio Giraldo (perse al terzo turno con Ferrer). Solito inizio “alla Seppi” nel primo set: l’altoatesino subisce il break in apertura a causa di una partenza un po’ a rilento; come spesso avviene però Seppi ripara al danno prontamente e rimonta fino al 3-3. Quello del primo set è il Seppi che abbiamo visto anche a Roma contro Almagro, contro cui a volte è mancata la zampata finale nello scambio. Giraldo, che aveva già il motore caldo dalle qualificazioni superate brillantemente, rimanda ogni palla sebbene sia costantemente al di fuori della visuale delle telecamere. Nel settimo game l’azzurro si fa prendere dalla furia, subisce il break e non riesce più a rientrare nel set: 6-4 Giraldo. Nel secondo il gioco riprende dopo una pausa di oltre 10 di minuti per consentire a Seppi di andare al bagno. Lo stop fa bene ad Andreas che si guadagna subito il break nel primo game, cosa che gli consente di giocare un po’ più sciolto e muovere meglio il gioco con colpi più penetranti. Il miglioramento però parte dalla prima di servizio con cui Seppi perde solo tre punti in tutto il parziale che termina 6-1 in un attimo. 

La striscia positiva continua anche sul nascere del terzo set con Seppi che si guadagna il doppio break di vantaggio. Il colombiano, impotente di fronte all’ottimo momento del suo avversario, prova a uscire spesso dallo scambio con lungolinea improbabili: il risultato è 3-0 e servizio Seppi e racchetta frantumata al secondo break subito. Il colombiano sembra scuotersi e grazie a qualche variazione conquista due game consecutivi; l’altoatesino supera il suo momento relax e lo ricaccia subito lontano sia nello scambio che nel punteggio togliendogli altre due volte il servizio e mettendo in cascina anche il terzo set con il punteggio di 6-2. Il copione del terzo set di ripete anche nel quarto quando il numero 3 d’Italia scava un altro profondo solco strappando due volte la battuta al colombiano a inizio parziale. Ancora una volta Seppi prova a far rientrare il suo avversario concedendo un altro break, ma ormai Giraldo non sa più come far punto e così perde la testa e tre dei successivi quattro giochi per il 6-2 finale. Nel complesso Andreas può essere contento di questo primo turno e fiducioso per il secondo (che potrebbe essere un derby contro Fabio Fognini) nonostante un primo set un po’ confusionario.

Risultati:

[4] G. Muguruza b. F. Schiavone 6-2 6-4
[Q] S. Bolelli b. N. Mahut 6-4 6-2 6-2
A. Seppi b. S. Giraldo 4-6 6-1 6-2 6-2
[Q] S. Napolitano b. [32] M. Zverev 4-6 7-5 6-2 6-2
[Q] S. Errani b. M. Doi 7-6(7) 6-1
[28] F. Fognini b. F. Tiafoe 6-4 6-3 3-6 1-6 6-0

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Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.


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D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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All’Itf di Casinalbo c’è Matteo Berrettini: “Sono deluso ma mi sento in forma”

Il numero uno azzurro reduce dal forfait di Wimbledon fa capolino sui campi della struttura del Modenese, ecco perchè

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Matteo Berrettini al Club La Meridiana di Casinalbo
Matteo Berrettini al Club La Meridiana di Casinalbo

È Matteo Berrettini, il numero 11 del Ranking Mondiale ATP, l’assoluto protagonista dei primi giorni della 38esima edizione del Memorial Eugenio Fontana, torneo Future da 25.000 dollari in corso di svolgimento sui campi del Club La Meridiana di Casinalbo. Tranquilli, non è che Matteo, dopo il forfait di Wimbledon causa Covid, si sia iscritto ad un Future, cosa che nemmeno potrebbe fare. La stella del tennis italiano ha scelto di trascorrere alcuni giorni a Casinalbo per due motivi: il primo è quello di allenarsi in strutture di alto livello come quelle del Club La Meridiana; il secondo è stare accanto al fratello Jacopo che invece è uno dei 32 concorrenti inseriti nel main draw del Memorial. Con loro c’e anche papà Luca, sempre al seguito dei due sportivi di famiglia. Matteo Berrettini è tornato a prepararsi dopo che la positività al Covid-19 l’ha fermato a Wimbledon. Ad accoglierlo, oltre a tanti fan, allo staff del torneo e ai ragazzi della Top Tennis School del Club La Meridiana, era presente anche il presidente Antonio Fontana per i saluti “istituzionali”.

«Ringrazio il Club La Meridiana dell’opportunità – esordisce Berrettini – sto bene, mi sono ripreso. Ovvio, ci vuole del tempo per tornare al 100%, però fortunatamente mi sento in forma. Ovviamente c’è una grande delusione emotiva, però sono ancora sui campi da tennis e questa è la cosa più importante. Prossimamente verrà qui anche Vincenzo (Santopadre) ma per un paio di giorni farò io da coach a Jacopo (ride, ndr). Ovviamente mi fa sempre molto piacere passare del tempo con mio fratello, siamo cresciuti insieme anche sui campi da tennis. Quando c’è l’occasione di seguirlo nei tornei cerco di approfittarne, poi in un posto così bello come questo è ancora più piacevole». 

Per Matteo dopo il pit-stop a Casinalbo, le prossime tappe prossime saranno il Torneo di Gstaad in Svizzera, poi a Kitzbuhel in Austria, sempre sulla terra, quindi la trasferta americana per i Masters 1000 di Montreal e Cincinnati, per finire con gli US Open.

 

Intanto si è anche giocato per il torneo e sono otto i giocatori che hanno passato i due turni di qualificazioni accedendo così al tabellone principale a 32 concorrenti: Lorenzo Bresciani, Daniel Bagnolini, Samuele Pieri, Luca Castagnola, lo svizzero Nicolas Parizzia, lo spagnolo Inaki Cabrera Bello, Carlo Alberto Fossati e Filippo Speziali.

Oggi, martedì, per tutta la giornata si giocheranno match del primo turno del tabellone principale. In serata alle 20.30 una partita sotto i riflettori del campo centrale.

Segui su Instagram: @massimogaiba

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Wimbledon, Simone Vagnozzi: “Jannik contro Djokovic non deve stravolgere il suo gioco” [ESCLUSIVA]

“Contro Alcaraz ha giocato un grande match facendo tutto quel che doveva. Due ragazzi che sono due fenomeni. E’ stato bravo tatticamente, ma non solo. Ha sorpreso Alcaraz”. I miglioramenti al servizio. “Soprattutto la seconda non è più attaccabile”  

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Jannik Sinner e Simone Vagnozzi – ATP Dubai 2022 (foto Aldo De Florio)

Incontro Simone Vagnozzi, per parlargli di Sinner, del suo exploit con Alcaraz, delle sue prospettive con Djokovic, nel giardino che sta sopra alla sala stampa, dopo che Lawrence Frankopan, il manager di Sinner, mi permette di parlargli, una volta che il media manager dell’ATP Nicola Arzani aveva invece cercato di impedirmelo.

Un giorno scriverò con dovizia di particolari perché Arzani arriva – anzi continua – a comportarsi in un modo inaccettabile, inventandosi addirittura – come ieri – che era stato il management di Sinner a programmare una tavola rotonda con Vagnozzi alla quale non ero benvenuto.

Mister Frankopan, da me per l’appunto incontrato casualmente 5 minuti dopo, non solo non ne sapeva nulla, ma mi ha risposto esattamente quel che mi aspettavo: “Mi è stato chiesto un incontro con la stampa italiana e ho detto sì, why not. Ma a me che ci fossero 4 o 5 o più giornalisti italiani, uno o un altro, ovviamente non cambiava assolutamente nulla”.

 

Infatti, molto cortesemente ed elegantemente, Frankopan subito dopo questo breve colloquio ha dato l’ok a Vagnozzi perché parlasse anche con me. No comment sulla bugia del media manager.

Frankopan, che con me è sempre stato gentilissimo, un vero signore, non aveva nessun motivo per escludermi da una chiacchierata con Simone, altro personaggio cortesissimo.

Purtroppo non è il primo episodio. Lo scorso anno, quando io ero stato il solo giornalista italiano presente per tutta la seconda settimana dei Championships coronati dalla finale raggiunta da Matteo Berrettini, lo stesso Arzani organizzò all’indomani della finale perduta una tavola rotonda via Zoom con 4 colleghi (due dei quali nemmeno erano venuti a seguire il torneo a Wimbledon) lasciando anche quella volta fuori dal gruppo il sottoscritto sebbene Ubitennis avesse dato straordinaria copertura di Wimbledon con oltre 15 articoli al giorno, video, etcetera.

Nei confronti del media p.r. in questione ho il torto originale di averlo rimproverato vivacemente nel lontano 2008 al Foro Italico per aver condotto malissimo la conferenza stampa di Djokovic, che aveva appena vinto gli Internazionali d’Italia.

Non me l’ha mai perdonato. E sì che quando era un ragazzino e voleva fare l’assistente di Telepiù gli avevo dato mano come nessuno. Vabbè, l’erba della riconoscenza non alberga in certe persone.

Novak aveva detto in tv, a Sky, cinque minuti prima di venire alla conferenza stampa, che c’era stato più di un momento nel quale aveva pensato di chiedere il passaporto italiano quando, diciottenne, faceva parte della scuderia di Riccardo Piatti e a quei tempi la federtennis serba non aveva i mezzi né troppa intenzione, con la guerra dei Balcani da poco conclusa, di curare da vicino la crescita agonistica di Nole.

Chiaro che avrei voluto approfondire l’interessantissima questione. E non solo io.

Ma dopo solo sei domande ovviamente collegate alla finale appena vinta e al torneo romano, invece dell’abituale dozzina di domande che vengono normalmente chieste al vincitore di un torneo, Arzani decretò chiusa la conferenza stampa e quindi non fu possibile a nessuno dei presenti di chiedere al tennista serbo campione al Foro Italico quel che avrebbe fatto davvero notizia se Nole avesse confermato appieno la rivelazione fatta poc’anzi in tv.

Tornando all’incontro con Vagnozzi, tutti, e non solo Nole Djokovic che ha visto la partita vinta da Sinner contro Alcaraz prima di scendere sul centre court contro l’olandese Van Rijthoven poi battuto in 4 set (“Jannik was dominant  for the first two sets, ha dominato per i primi due set… ma anche quando il match si è fatto più equilibrato Jannik è sempre stato in controllo” mi ha detto sabato sera Nole), sono rimasti super impressionati dalla sua performance e non solo Nole che ha anche detto: “Il gioco di Jannik è forse quello che assomiglia più al mio, mi ci rivedo un po’”.

Lo dico anche a Simone e lui: ”Ieri è stata una bellissima partita. Una partita fra due ragazzi già maturi con un comportamento esemplare da parte di tutti e due (ogni riferimento al match Kyrgios-Tsitsipas viene in mente a e di farlo e non a Simone, desidero precisare visto che in questi giorni non si è parlato d’altro), sono davvero due fenomeni, sono molto contento di come Jannik ha gestito la partita, sia sul piano tecnico, che come attitudine mentale. Ma sappiamo che domani sarà una partita durissima, giochiamo contro chi ha vinto gli ultimi 3 Wimbledon e sicuramente sarà lui il favorito, ma noi siamo contenti perché noi siamo venuti qui per imparare, lui lo sta facendo in fretta e quindi…”

-Ti aspettavi che lui riuscisse a giocare due partite per sette set complessivi senza mai perdere il servizio?

Naturalmente con Isner poteva anche essere un’opzione perché sapevamo che lui risponde meno bene, ma con Alcaraz sarebbe stata più dura. Ma Jannik ha servito benissimo il primo set, poi è calato un po’, però si vedono i suoi miglioramenti soprattutto sulla seconda di servizio. E’ una seconda di servizio molto meno attaccabile, anzi non lo è proprio perché fa male anche con la seconda perché è più varia, più veloce e sull’erba gli dà la possibilità di perdere meno il servizio

-Pensi che poi abbia forse anche più coraggio? O lo ha sempre avuto…?

No, credo che il coraggio lo abbia sempre avuto. E’ solo una questione di lavoro. Piano piano le cose su cui stiamo lavorando stanno venendo fuori”.

-E’ evidente che dovete lavorare un po’ su tutto… ce ne saranno tante, ma in particolare quali sono?

Sicuramente il servizio, anche dal alto tecnico, ci sono stati più passaggi, anche con Darren Cahill che ci ha aiutato in qualche cosa, videoanalisi, anche con i telefonini si segue tutto, non ci dobbiamo fermare, è work in progress, deve continuare a lavorare, migliorare ancora di più il suo gioco, per arrivare a essere un giocatore ancora più completo…”

-Che cosa ti ha detto, vi siete detti a fine partita?

Mi ha detto che era stato proprio un match di livello veramente alto, anche come atmosfera, una partita bella…”

Mi permetti di dire che Alcaraz, soprattutto nel primo set, non era il miglior Alcaraz…

Io penso che sia rimasto anche un po’ sorpreso per come Jannik giocava. Gli ha tolto un po’ di certezze… la verità sta un po’ a metà. Diciamo che il terzo set, ma anche il secondo poteva finire un po’ più facilmente, perché le occasioni le ha avute Jannik. E’ stato 0-40, diverse volte 0-30, poi alla fine poteva girare anche in un’altra maniera, poi Jannik è stato bravo a tenersi a galla su  due servizi difficili nel quarto, ma poteva anche venir fuori un risultato più netto e vincere in tre set”.

-Gli altri aspetti dei suoi progressi? Servizio a parte ieri ha giocato dei dritti straordinari con movimenti corti, fantastici…-

Sicuramente si sta adattando all’erba, gioca un po’ più piatto rispetto al solito, palle più penetranti, questa era un po’ la tattica, togliere il tempo ad Alcaraz per evitare che si potesse girare di dritto, potendo poi sparare botte di dritto o smorzate, può farti l’inside out, l’inside in…Ha fatto bene tutto il piano partita, come era stato deciso”.

-L’ultima cosa… che cosa si pensa di fare contro Djokovic. Quale è il tipo di approccio diverso nell’affrontare Alcaraz o Djokovic?

Non penso che ci sia tantissima differenza nel modo di affrontarli. Djokovic ha più esperienza su questa superficie, la conosce meglio, di rovescio ha più varietà di Alcaraz, può giocare più spesso e meglio il lungolinea, può fare la smorzata, però non penso che sia un match nel quale Jannik debba stravolgere il suo gioco”.

Vero è che Djokovic forse gioca meglio sull’erba che da qualunque altra parte, perfino meglio che sul cemento australiano dove ha trionfato tante volte. Lo aiuta il suo fisico naturalmente elastico, la capacità di stare giù ben piegato sulle gambe nonché i rimbalzi del tennis su erba che sono bassi, perfetti per lui.

Vedremo martedì alle 14,30 in Italia come finirà. Senza troppe illusioni, magari, ma nemmeno con eccessivo pessimismo. Le prove di Jannik sono state troppo confortanti per non sperare nell’exploit. Ma sarebbe già una gran bella cosa se ci fosse lotta e suspense.

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