Becker intervista Agassi: “Da Djokovic non mi faccio pagare”

André svela in Lavazza i retroscena sulla sua collaborazione con il serbo. Lo seguirà anche nei prossimi Slam.

Di Paolo Di Lorito
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È un Boris Becker genuinamente sorpreso quello seduto su un angusto sgabello davanti ai cartelloni Lavazza, e la prima domanda che rivolge ad André Agassi, appollaiato affianco a lui, è per rompere il ghiaccio. Come sei finito a fare il coach di Djokovic? Sono davvero interessato”. Agassi abbozza un sorriso e subito spiega l’accaduto: “Ho ricevuto una chiamata da lui dopo Montecarlo in cui mi diceva che voleva parlare un po’ di tennis, chiedermi qualche consiglio e se volevamo lavorare per un periodo insieme. Io gli ho detto che avrei potuto aiutarlo per telefono, anche se non c’è molto che possa insegnargli. Poi lui mi ha detto: ‘Forse ti piacerà, io provo tanto rispetto per te’. A quel punto ho deciso che ci saremmo visti a Parigi”. È stato fondamentale l’apporto della moglie Steffi Graf, che lo ha spinto ad accettare. La stima tra Novak e Agassi è una cosa reciproca, come sottolinea lo stesso ex-numero uno al mondo. “Nole è un ragazzo che è stato in grado di essere fonte di ispirazione per me. Questo che sto facendo ora lo faccio seguendo i miei tempi e senza retribuzione. Non voglio niente da lui, ma solo aiutarlo, e se lui gioca al meglio penso sia una cosa positiva per lo sport. Spero di contribuire in questo senso”.

A questo punto l’intervistatore di eccezione appare ancora più sorpreso e rivolge subito l’attenzione al futuro. “Quindi lo seguirai anche a Wimbledon o agli US Open?”. Agassi, con la stessa pacatezza con la quale aveva risposto in precedenza, dice: “Se lui mi vorrà, io ci andrò. Ogni volta che sarà possibile, io lo seguirò“. C’è spazio anche per un appunto su Fognini: “Mi diverte molto, quando lo vedo sorrido sempre”. La conversazione si sposta poi sull’aspetto tecnico del gioco del serbo, e il Kid di Las Vegas spiega quanto appreso finora e in che modo vorrebbe rendersi utile. “Il suo tennis è basato sul gioco da fondocampo e sul mettere a segno grandi colpi; lui non è il tipo che cerca spesso le righe con colpi precisi, e questo lo ha portato a non prestare troppa attenzione a quello che sta accadendo dall’altra parte della rete. Rendersi conto di questa cosa potrebbe essergli d’aiuto per il futuro, visto che ha trent’anni e più, e ha intenzione di giocare ancora per un po’”. Becker annuisce convinto alla disamina fatta sul suo ex-assistito e infine ringrazia Agassi e si dice felice di rivederlo di nuovo nel tour.

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