ATP Montreal: Federer senza brillare, fuori Dimitrov e Monfils

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ATP Montreal: Federer senza brillare, fuori Dimitrov e Monfils

Roger perde il primo set in due mesi, poi rimonta con Ferrer. Bautista annulla un match point a Monfils e vince al tiebreak decisivo. Male Dimitrov

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ATP Montreal: Shapeau! Nadal rimanda la corsa al numero uno [AUDIO]

[2] R. Federer b. D. Ferrer 4-6 6-4 6-2 (da Montreal, Vanni Gibertini)

 

Nonostante l’incontro di Federer fosse programmato come secondo della sessione diurna, anche in questo caso come nel suo esordio di mercoledì la partita è iniziata con parecchi spazi vuoti sulle tribune. Forse le quasi tre ore del match precedente avevano convinto gli spettatori a prendersi una pausa fisiologico/rifocillante, fatto sta che anche in assenza della “scusa” dei lunghi controlli alla sicurezza è complicato per gli appassionati montrealesi essere al proprio posto puntuali per l’inizio di un match.

E magari in ottemperanza a questa “tradizione locale”, anche Roger Federer è sembrato entrare in campo un po’ in ritardo: inizio piuttosto scialbo il suo, con i primi cinque punti ceduti all’avversario e tre palle break subito concessi al primo turno di battuta, tre al secondo, l’ultima delle quali distrattamente sbagliata con un diritto in rete. David Ferrer, (quasi) solido come nei giorni migliori, si e quindi ritrovato nell’inattesa situazione di essere in vantaggio per 4-1 mentre Federer stava provando a trovare qualche continuità, e forse impegnato dalla digestione qualche pezzo delle cinque torte ricevute in dono il giorno del compleanno. Quando sul 4-2 Ferrer lo svizzero si era issato a tre palle break consecutive sullo 0-40 si pensava che la ricreazione fosse finita, ed invece il buon David recuperava punto dopo punto con solide prime di servizio a sollecitare il rovescio slice di Federer quasi intimorito dalla inattesa situazione. Lo svizzero approfittava di due gratuiti di diritto di Ferrer sul 5-3 per recuperare il break di svantaggio, ma si incartava nel game seguente cedendo il set alla seconda occasione con un urlaccio dopo l’ultimo diritto affossato in rete.

Il break in apertura di secondo set non rompeva l’incantesimo, perché Federer appariva sempre incerto e tre giochi più tardi metteva fuori uno smash sul 30-30 (uno dei suoi colpi più sicuri) per poi immolarsi con un doppio fallo sul 2-2, scaraventando stizzito una palla in tribuna, ma in maniera talmente regale da essere graziato dal giudice di sedia. Fortunatamente per lui però gli errori non forzati che hanno fatto scivolare Ferrer fuori dai primi 30 nell’ultimo anno gli venivano in soccorso, permettendogli di tornare subito avanti per 4-2 e poi aumentare il ritmo di serve and volley al fine di evitare gli scambi da fondo nei quali non riusciva a spingere. Il set finiva 6-4 per Federer, non prima però che quest’ultimo avesse sprecato due set point sul 5-3 e si fosse dovuto salvare dal 15-40 nel game finale.

Mentre l’elvetico usciva dal campo per cambiarsi la maglietta e probabilmente servirsi della toilette, il pubblico in tribuna riprendeva ad agitare i ventagli distribuiti all’ingresso dallo sponsor Banque Nationale più per lo scampato pericolo (ovviamente non vogliono perdere il loro campione così presto) che per rinfrescarsi dalla giornata sì umida, ma non particolarmente calda. Ferrer regalava (tre gratuiti da fondo) il break in apertura di set decisivo a Federer, che però faceva sempre una fatica dell’altro mondo per imporre il suo tennis anche con la battuta a disposizione. I “serve and volley” si facevano più estemporanei anche se la consistenza da fondocampo non migliorava. Ferrer però sbagliava decisamente troppo negli scambi, consentendo all’elvetico di portare a casa in relativa tranquillità set e incontro in 1 ora e 56 minuti.

Certo non una prestazione da incorniciare per Federer, che ha ceduto il sesto set in 17 sfide contro Ferrer ma ha mantenuto l’imbattibilità (17-0) pur cedendo il primo set dal match perso con Tommy Haas lo scorso giugno a Stoccarda. Si tratta comunque ancora di un periodo di rodaggio per lo svizzero, che è reduce da più di due settimane senza racchetta ed è arrivato a Montreal con solamente un paio di giorni di allenamento sul campo con racchetta. Il suo livello dovrà sicuramente crescere se vorrà provare a vincere il suo primo torneo a Montreal e continuare a sfidare Nadal per la corsa al n.1.

[12] R. Bautista Agut b. G. Monfils 4-6 7-6(5) 7-6(2) (da Montreal, Gabriele Ferrara)

Roberto Bautista Agut annulla un match point e sconfigge al tiebreak decisivo Gael Monfils, qualificandosi così per la prima volta per i quarti di finale della Rogers Cup, la terza in un torneo di questo livello dopo quelli raggiunti a Madrid nel 2014 e a Shanghai nel 2016. Monfils non riesce dunque a replicare la vittoria al fotofinish di ieri, con Bautista bravo ad approfittare delle occasioni concesse dall’avversario, che prima di oggi contro di lui non aveva mai ceduto nemmeno un set.

Il match inizia con tre break in altrettanti game: Bautista non riesce a trovare ritmo, con Monfils che gli fornisce palle con poco peso, accelerando poi improvvisamente, ma commettendo anche diversi errori. È proprio il francese a tenere per primo la battuta, andando così avanti 3-1. Il numero 22 del mondo, però, continua a giocare molto lontano dal campo e a steccare qualche palla di troppo e nell’ottavo game concede un break point, risolvendo poi la situazione con tre servizi vincenti che lo portano avanti 5-3. Due game più tardi, LaMonf, al momento di servire per chiudere il parziale, non trema e chiude il set per 6-4 in 40 minuti.


Il leit motif non cambia nel secondo, con il parigino che scappa subito avanti 2-0. Bautista continua a ottenere molto poco dal proprio dritto, che non viene messo in ritmo dalle palle con poca penetrazione che gli offre l’avversario. Tuttavia, sul 3-2 Monfils accusa un passaggio a vuoto – tre gratuiti nel game – che gli costa il break; nell’ottavo game il numero 12 del seeding trova una splendida risposta di dritto in allungo e un bel dritto in avanzamento che gli regalano due break point non consecutivi, ma Monfils li annulla entrambi con un ace (il primo con la seconda); il dritto di Gael fa il resto e riporta il punteggio in parità: 4 pari. Si arriva al bris d’égalité – qui lo chiamano così – nel quale Bautista è il primo ad andare sotto di un mini-break a causa di un suo errore in lunghezza con un dritto dalla tre quarti; lo spagnolo pareggia il conto mettendo pressione all’avversario sulla diagonale sinistra. Si prosegue sul filo dell’equilibrio fino al 5 pari, quando Bautista mette alle corde Monfils e lo costringe a sbagliare con il rovescio, per poi convertire il set point venendo a prendersi il punto a rete. Tutto rimandato al terzo set.

La partita non decolla, ma ci sono numerosi giochi che si protraggono fino ai vantaggi, senza però vedere nessuno prendere il controllo della sfida. Monfils annulla una palla break sul 2 pari con lo schema “servizio e dritto”, procurandosene due nel game successivo in seguito al quinto doppio fallo e a un errore di dritto dello spagnolo: sulla prima Gael commette un gratuito con il medesimo fondamentale, mentre sull’altra è bravo Bautista a venire a rete, impattando poi sul 3 pari con un’altra incursione nei pressi del net e con una prima vincente. Subito dopo è proprio lo spagnolo ad avere due chance di togliere la battuta al francese, che si salva con il servizio e il dritto, chiudendo poi il game con uno splendido lob di rovescio: 4-3. Si va avanti senza squilli fino al 6-5 Monfils, quando un’accelerazione di dritto del francese e due errori di rovescio di Bautista regalano il match point a Monfils, ma l’iberico si cava dalla buca con un’ottima prima esterna e con due punti meravigliosi vinti a rete. Come accaduto ieri contro Nishikori, è dunque il tiebreak a decidere le sorti del match. Il parigino inizia con una serie di errori gravissimi – un doppio fallo e tre gratuiti di dritto nei primi quattro punti – con Bautista che si aggiudica la partita dopo due ore e 56 minuti.

R. Haase b. [7] G. Dimitrov 7-6(3) 4-6 6-1 (da Montreal, Gabriele Ferrara)

Brutta sconfitta per Grigor Dimitrov, che perde in tre set da Robin Haase con il punteggio di 7-6(3) 4-6 6-1. Secondo quarto di finale in un “1000” per l’olandese, dopo quello ottenuto nel 2012 a Montecarlo. Altra occasione persa da Dimitrov, che ha nuovamente mostrato tutti i suoi problemi nella gestione dei punti importanti (quest’anno nei set decisivi ha un record di 7 partite vinte e 8 perse).

L’incontro è divertente e ricco di spunti tecnici interessanti. Sul 3 pari Dimitrov annulla due palle break consecutive con il servizio e il dritto, procurandosene altrettante nel game successivo, ma Haase si salva con la battuta. Subito dopo è nuovamente il bulgaro ad essere in difficoltà e un gratuito di rovescio dà un’altra chance di break all’olandese, ma la stessa viene cancellata con il solito schema “servizio e dritto”, che porta Grigor avanti 5-4. Due giochi più tardi Robin commette un sanguinoso doppio fallo che vale il set point Dimitrov, ma questi lo spreca con un errore in larghezza con il rovescio in diagonale; due servizi vincenti fanno approdare i due giocatori al tiebreak, dove il ragazzo di Haskovo commette due doppi falli e altrettanti errori da fondocampo, con Haase che ringrazia e chiude il jeu decisif 7 punti a 3.

La partita è estremamente godibile, con entrambi che mettono in scena un gioco vario, brillante e verticale. Dimitrov si procura due palle break nel quinto gioco, con l’olandese che cede la battuta con un doppio fallo, ma la continuità non è mai stata alleata di “Grisha”, che gioca un pessimo game che riporta subito in scia il suo avversario. Nel nono game Dimitrov ha altre quattro occasioni di break: su una sbaglia un passante di rovescio, su altre due Haase mette a segno due servizi vincenti, ma sull’ultima commette un doppio fallo. Il bulgaro trema nuovamente, ma stavolta risolve la situazione a suo favore e chiude il parziale con uno splendido dritto in avanzamento: 6-4.

Nella frazione di gioco decisiva Dimitrov va sotto di un break e lo fa nel quarto game con due errori di rovescio e uno di dritto che mandano Haase avanti 3-1. Grigor prova a reagire, ma non riesce mai a essere cinico, a fare la differenza nei possibili momenti di svolta della gara, mentre Robin si difende molto bene e sfrutta quasi tutte le chance che ha a disposizione. Dimitrov prova a venire più volte a rete, ma con scarso successo e altri due gratuiti da fondocampo firmano il 5-1 Haase, il quale poco dopo chiude l’incontro in due ore e 9 minuti.

Risultati:

[WC] D. Shapovalov b. [1] R. Nadal 3-6 6-4 7-6(4)
A. Mannarino b. H. Chung 6-3 6-3
[4] A. Zverev b. [16] N. Kyrgios 6-4 6-3
K. Anderson b. S. Querrey 6-4 6-1
R. Haase b. [7] G. Dimitrov 7-6(3) 4-6 6-1
D. Schwartzman b. J. Donaldson 0-6 7-5 7-5
[12] R. Bautista Agut b. G. Monfils 4-6 7-6(5) 7-6(2)
[2] R. Federer b. D. Ferrer 4-6 6-4 6-2

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Roland Garros: Djokovic diesel batte Khachanov alla distanza, è semifinale

Per la dodicesima volta in carriera, Novak Djokovic raggiunge almeno la semifinale a Parigi. Il russo vince il primo set ma cala d’intensità. Si attende Alcaraz-Tsitsipas

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Novak Djokovic – Roland Garros 2023 (foto Roberto dell'Olivo)

[3] N. Djokovic b. [11] K. Khachanov 4-6 7-6(0) 6-2 6-4

Novak Djokovic ha dovuto cedere un set prima di iniziare la sua partita e vincere, 4-6 7-6 6-2 6-4 contro Karen Khachanov, conquistando la semifinale del Roland Garros.

 

Kachanov conclude così uno dei periodi migliori della sua carriera. Anche oggi la partenza del russo è stata ottima, sicuro delle sue scelte e in netto comando con il dritto, accompagnato da un servizio nettamente superiore a quello di Djokovic che sembrava alla ricerche di iniziative ma senza trovarle. Troppo distante in risposta e fuori ritmo con il rovescio, il serbo che ha dovuto aspettare di concludere il secondo set per ritrovare la sicurezza nei colpi che ci ha abituati a vedere. L’equilibrio del secondo set infatti, poteva far pensare di arrivare anche fino al quinto set. Ma il russo ha iniziato a perdere la benzina (forse non ce n’era più abbastanza per un avversario come il serbo) proprio nel momento in cui Djokovic stava decidendo che avrebbe vinto la partita, come sempre, ad ogni costo. E con un tiebreak a senso unico, dove il serbo ha portato a casa tutti i punti, ha messo fine alla partita di Khachanov. Tanti applausi lo stesso per il russo che tornerà in top 10 (non succedeva dall’ottobre del 2019) dopo aver dimostrato che la stoffa per essere un giocatore da seconda settimana in uno Slam c’è e non si è trattato di un singolo episodio. Non possiamo dire che sia stata una partita eseguita alla perfezione quella di Djokovic, che però, può concedersi il lusso di non pensarci. Perché quel che conta davvero adesso è che Novak Djokovic giocherà la sua 45esima semifinale in un torneo del Grande Slam, nonché 12esima semifinale del Roland Garros dove aspetterà il vincente tra Alcaraz e Tsitsipas.

Primo set: un solido Khachanov si dimostra superiore al servizio e comanda il gioco su un falloso e poco fantasioso Djokovic

Già dai primi game entrambi si mostrano solidi al servizio: comandano gli scambi e lasciano poche chance all’avversario. Nel quinto game, però, ecco arrivare le prime difficoltà sul turno di battuta del serbo. Khachanov riesce a spingere molto con il dritto, costringendo Djokovic a giocare dietro la linea del campo. Grazie a questo, insieme anche a un doppio fallo di Nole, il russo conquista due palle break consecutive, che però il 22 volte campione Slam annulla con un dritto all’incrocio delle righe, venendo fuori da vincitore dopo uno scambio estenuante. Il numero 3 del mondo non sfrutta un’occasione per fare suo il game e, dopo altre due palle break annullate (di cui una non concretizzata da Khachanov che sbaglia uno smash sopra la rete), alla quinta occasione strappa il servizio all’avversario dopo uno sventaglio di dritto impressionante. Quest’ultimo conferma il break nel game successivo e si rende pericoloso anche nel settimo gioco, ma Djokovic è bravo a gestire la pressione e si porta sul 3-4. Il russo grazie al servizio allunga sul 5-3, e proprio nel nono gioco si guadagna 2 set point, che però Nole è bravo ad annullare grazie a un rovescio vincente e a un servizio sulla “t”. Nel game successivo non trema il braccio di Karen che, grazie a 3 errori del serbo e una buona prima di servizio, conquista il primo set per 6 giochi a 4.

Secondo set: equilibrio per tutto il set, ma il tie-break è un assolo di Djokovic

L’inizio del secondo parziale si mostra molto simile al primo: entrambi tengono il servizio piuttosto agevolmente, anche se Djokovic fatica a essere incisivo. Nel quarto gioco il russo è costretto ai vantaggi dopo un game in cui ha giocato poche prime; riesce comunque a riagganciare il serbo sul 2-2, giocando una smorzata che lascia fermo il numero 3 al mondo. Nel quinto gioco è Nole a dover faticare, ma con un vincente di dritto e un errore in risposta di Khachanov si porta avanti 3-2. I 4 giochi successivi vengono tenuti bene dai giocatori al servizio, che incrementano la percentuale di prime in campo e difficilmente fanno partire lo scambio. Nel decimo game il 27enne di Mosca, con freddezza, si porta a casa il gioco ai vantaggi senza aver bisogno di annullare set point. Djokovic vola facile sul 6-5, e di nuovo il numero 11 al mondo ha bisogno dei vantaggi per riuscire ad agganciare il serbo. È tie-break quindi sul Philippe-Chatrier. Nole parte fortissimo: strappa due servizi all’avversario con una palla corta sublime e un dritto vincente, tiene i suoi due turni di servizio e di nuovo guadagna un mini-break con un rovescio lungolinea. Sul 6-0 chiude in bellezza il set con palla corta e volee, lasciando a bocca asciutta il russo.

Terzo set: Khachanov diminuisce l’intensità, Djokovic gioca di esperienza

Carico del set appena conquistato, Djokovic parte subito forte nel terzo parziale. Costringe Khachanov ai vantaggi e, dopo due palle break (le prime conquistate dal serbo) annullate bene dal numero 11 al mondo, alla terza occasione strappa il servizio all’avversario grazie a una palla corta aiutata dal nastro. Il 36enne di Belgrado conferma con sicurezza il break, e nel terzo gioco impensierisce Khachanov costringendolo ai vantaggi. Il russo, però, grazie a un dritto in corsa lungolinea spaventoso e un nastro fortunato rimane ancora in corsa: 2-1 per Djokovic. Il 3-1 arriva in poco più di 2 minuti, e il quinto gioco racconta la stessa storia: Khachanov lo tiene a 0 con ben 2 ace consecutivi. Sul 4-2 il russo appare decisamente sottotono e Djokovic ne approfitta. Il numero 11 al mondo gioca ormai 2 metri dietro la linea del campo, e il serbo non si fa scappare l’occasione: guadagna 2 palle break consecutive e, alla prima, concretizza il break. Il game successivo è una pura formalità per il serbo, che con esperienza si porta a casa il secondo parziale per 6 giochi a 2.

Quarto set: Khachanov prova a tirare fuori le ultime cartucce ma ormai Djokovic è entrato in modalità vittoria

Già nel primo gioco Khachanov si trova in difficoltà: rimonta da 0-30 sul suo servizio e, grazie a due dritti fulminanti, parte in vantaggio nel quarto set. Djokovic, dopo aver tenuto facilmente il servizio, nel terzo game mette pressione in risposta e riesce a breakkare l’avversario. Il russo cerca la reazione e si carica spingendo bene con il dritto. Il serbo arriva ancora tardi di rovescio e commette un brutto errore che gli costa una palla break a favore del russo che non ne aveva più viste dai tempi del primo set. Djokovic cancella questo brutto momento tenendo e dominando perfettamente lo scambio con l’angolo stretto di dritto. Due doppi falli non consecutivi incatenano Djokovic ai vantaggi di questo quarto game, Khachanov non sfrutta questi momenti preziosi. Il serbo sbaglia ancora, questa volta una volée facile sotto rete, ma alla fine chiude il quarto game dopo aver cancellato due palle del contro-break e allunga la distanza 3 giochi a 1. Il russo dimostra di essere ancora dentro questa partita con tutto sé stesso. Lascia per strada un solo 15 per colpa di un doppio fallo ma chiude in maniera impeccabile un ottimo game: 3-2 Djokovic. Sui turni di servizio del serbo però, Khachanov non legge più le traiettorie, le sue risposte sono troppo deboli. Lo sconforto del sesto game che vede Djokovic avanti 4-2, fa iniziare male il russo che va subito sotto 0-30 sul suo turno di servizio. Un altro errore di dritto di Kachanov concede due palle break al serbo che potrebbe vedersi già negli spogliatoi. Ma il russo tira fuori il braccio di ferro e cancella tutto grazie al servizio perfetto che gli spiana la strada verso l’ultima speranza: 4-3. La tenacia precedente di Khachanov viene subito ripagata dal passaggio a vuoto di Djokovic (forse si era già visto sotto la doccia) e con un doppio fallo rimette il russo in parità: 4 giochi pari.  Ma l’amnesia del serbo dura poco; nel giro di un minuto Djokovic recupera il vantaggio lasciando il russo a 0 sul suo turno di servizio e si prepara a servire per il match avanti 5-4. Kachanov non ci crede più e lo sprint finale del serbo lo lascia ancora a 0. Djokovic vince 6-4 ed è in semifinale al Roland Garros per la 12esima volta.

Con la collaborazione di Andrea Binotto

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Roland Garros: Sascha Zverev dal crac ai quarti. L’anno travagliato (con lieto fine) dell’ex predestinato

Battendo Dimitrov il ventiseienne tedesco si è assicurato un posto nei quarti dello Slam parigino contro Etcheverry. Dal tremendo infortunio alla caviglia sono passati poco più di dodici mesi

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Alexander Zverev – Roland Garros 2023 (foto Roberto dell'Olivo)

Conciso. Focalizzato, direbbero adesso quelli molto addentro a un certo tipo di questioni. Sascha Zverev concede poco ai giornalisti stranieri nella conferenza stampa seguita al successo negli ottavi del Roland Garros contro Grigor Dimitrov. Quasi nulla, in realtà; tre risposte secche, un osso scarnificato che sa di fretta, perché di altro tempo da perdere ce n’è poco, in fondo all’annus horribilis durante il quale la sua mente dev’essere stata attraversata dai propositi più funesti. “Perché ti sei messo a provare il servizio alla fine del match?“, gli chiedono. “Perché sul 3-0 nel terzo mi sono deconcentrato, ho perso consistenza, mi sono inconsciamente convinto di aver già vinto e il servizio è andato un po’ a spasso. Volevo ritrovarlo, recuperare la confidenza con il movimento prima di andarmene a letto“. Una risposta apparentemente di circostanza e che invece dice tutto: il giovane, o forse ex giovane Sascha non può permettersi di buttare altre chance nel vortice della distrazione o, peggio, dell’autocompiacimento.

Oggi sono un anno e tre giorni da quel nefasto tardo pomeriggio di venerdì tre giugno 2022, campo Philippe Chatrier, tetto chiuso; fuori, diluvia. Dentro, sauna non richiesta. Zverev affronta Rafa Nadal, il presidentissimo della Repubblica della terra battuta, il notabile più in vista del Fauburg Saint-Germain declinato al rosso. Ma parte deciso; deciso a non sperperare l’inaspettato vantaggio delle condizioni indoor e, soprattutto, a non farsi irretire dalla trama delle leggendarie chele avversarie. Sascha prende e tira, mette i piedi in campo, accelera con il rovescio e insomma, anche se si stenta a crederlo, Rafacito annaspa, rema, si contraria. Come sempre, da sempre, avviene quando qualcuno abbia l’ardire di prevaricarlo, e specie a casa propria, Nadal mette in campo l’estrema difesa, rappresentata non tanto da uno dei suoi leggendari colpi, ma dalla trasposizione sul rettangolo dell’immagine di sé stesso che il ragazzo dall’altra parte della rete si è costruito nella mente guardandolo giocare per anni davanti alla tv. Senza apparenti spiegazioni plausibili, in coda a un set dominato sul piano del gioco, Zverev si trova inspiegabilmente a fronteggiare tre set point, ma li annulla con altrettanti vincenti. L’inerzia è forse ancora dalla sua parte, ma, come ha scritto il nostro Vanni Gibertini nella cronaca originale dell’evento, “il tie break della prima frazione è di quelli destinati a farsi ricordare a lungo“. Sascha scappa a martellate sul 6-2, ma contro Rafa un conto è avvantaggiarsi, un altro convertire. Come finì lo sapete tutti.

Eppure, presa una legnata che avrebbe abbattuto un bisonte, in fondo a 91 minuti di un set dominato eppure concluso con un pugno di mosche in mano, il ragazzo di Amburgo si rialza, va avanti 5-3 nel secondo, mentre Rafa litiga con il servizio, ma si fa di nuovo recuperare: 6-5 per lui, 40-30 per la leggenda, che lo attacca sul dritto, a un passo da un nuovo tie-break, e sono già passate tre ore, c’è odore di record di durata. Zverev corre sulla propria destra, prova a tirare un passante complicatissimo, mette male il piede. Urla, disperazione, sanitari in campo, Nadal che lo fissa in piedi, da un metro, con un’espressione sinceramente terrorizzata disegnata in volto. Torneo finito, la carriera chissà. Fino a un istante prima che la sciagura si materializzasse, Zverev era ancora in lizza per diventare il nuovo numero uno del mondo, risultato che i più avevano predetto sin da quando, ragazzino, egli aveva dominato l’importante Challenger di Heilbronn massacrando vecchie lenze del settore come Zeballos, Struff e Guido Pella. Pochi giorni dopo il crack arriverà la conferma: intervento chirurgico in Germania, “riuscito perfettamente”, ma i tre legamenti laterali della caviglia destra sono strappati.

 

Non so quando ritornerò“, il prevedibile commento a caldo, e nessuno, del resto, vista la situazione, si aspettava vaticini di sorta. Un tentativo per lo US Open, ma le complicazioni, dietro a un infortunio tanto serio, sono dietro l’angolo: “Immaginavo di essere pronto per New York – ha in seguito dichiarato Sascha – ma si è presentato un edema osseo, altri tre mesi di stop. Ho pensato di non poter tornare più quello di prima. Forse ho accelerato troppo per volontà di rientrare presto, e allora mi sono detto di staccare, ho fatto le valigie e sono andato in vacanza“. Meglio tornare al lavoro con calma, approcciando pratiche più soft. L’attrezzo del mestiere rimesso in borsa per l’esibizione araba alla Diriyah Tennis Cup e una pesante sconfitta contro Medvedev, poi la vittoria dell’auspicabile rinascita, nella World Tennis League di Dubai contro Novak Djokovic. Un brodino, sì, ma quando si è digiunato a lungo non c’è nulla di più rincuorante.

Gli alti e bassi erano in preventivo, anche se retrocedere di un passettino quando con enormi fatiche se n’era appena fatto uno avanti è complicato da accettare. Inizio d’anno e United Cup, pesante rovescio al cospetto di Jiri Lehecka: “Il mio tennis è molto lontano da dove vorrei che fosse“, dichiara Sascha, il cui orizzonte è di nuovo incupito da nuvole cariche di cattivi pensieri. “Per l’Australian Open non ho nessuna aspettativa“. E in effetti l’inverno si complica: sconfitte al secondo turno a Melbourne contro Michael Mmoh e a Rotterdam contro Tallon Griekspoor; un paio di buone prestazioni, con la semifinale colta a Dubai e un terzo turno a Indian Wells ceduto in volata a Daniil Medvedev, che si rivelerà il crash test primaverile utile a provare i miglioramenti sulla strada del ritorno ai vertici. Un buco clamoroso a Miami, umiliato da Taro Daniel e il cauto approccio alla stagione sul mattone tritato. In mezzo, l’assoluzione per insufficienza di prove dalle accuse di violenza domestica rivoltegli dall’ex fidanzata Olya Sharypova.

Eccezion fatta per il tonfo al primo turno del torneo casalingo di Monaco di Baviera – “fatico a reggere la pressione quando gioco in Germania“, dirà – la stagione sulla terra rossa restituisce piano piano al pubblico una versione credibile di Zverev. La sconfitta a Montecarlo condita da abbondante contorno di polemiche al tie-break del terzo set contro Daniil Medvedev è la prestazione più convincente degli ultimi mesi, e se Carlitos Alcaraz, che gli lascia appena tre game in quarto turno a Madrid insieme a ulteriori dubbi sulla permanenza in vita del suo dritto, è al momento una spanna sopra le possibilità di pressocché chiunque, e un altro ko a Roma contro il futuro campione Daniil Medvedev l’avrebbe volentieri evitato, la sensazione è che Sascha, il ragazzo rientrato in campo sulla sedia a rotelle per salutare Nadal e il pubblico lo scorso, maledetto tre di giugno, sia di nuovo un giocatore di tennis. L’uscita dalla top 20 ATP dopo sei anni di continuativa permanenza è solo il risultato di un calcolo del computer.

Domani affronterà il sorprendente argentino Etcheverry per un posto nella semifinale del Roland Garros. Ad attenderlo ci sarebbe uno dei due vichingi da clay, Casper Ruud oppure Holger Rune. Il risultato, già adesso, a poco più di un anno dal rovinoso infortunio, pare eccezionale. “Ti chiamano leone – la bizzarra domanda di un giornalista nella conferenza di ieri – ti sei mai chiesto perché?“. “Non saprei – la risposta -, forse perché i leoni dormono diciotto ore al giorno e per le restanti sei mangiano o fanno sesso? Mi sta anche bene!“. Probabilmente non sono le uniche caratteristiche che accomunano Sascha nostro al Re della foresta.

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ATP

ATP ‘s-Hertogenbosch: wild card a Jannik Sinner

Il giocatore altoatesino inserisce un terzo torneo su erba nella sua programmazione. Sarà al via in Olanda la prossima settimana

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Jannik Sinner aggiunge un torneo al programma della sua stagione su erba. Il giocatore italiano ha infatti ottenuto una wild card dall’ATP 250 di ‘s-Hertogenbosch, torneo in Olanda al via la prossima settimana, come reso ufficiale dallo stesso Libema Open tramite i canali social. Jannik, che è stato eliminato al secondo turno del Roland Garros, eviterà quindi di stare fermo a lungo, inserendo un torneo che può essere utile sia in ottica Race che in ottica ranking (non ha punti da difendere nella stagione su erba). Nell’entry list del Libema Open sono iscritti altri due top ten: Daniil Medvedev e Felix Auger-Aliassime. Dopo la tappa in Olanda, salvo variazioni, Sinner sarà impegnato in Germania nell’ATP 500 di Halle e ovviamente a Wimbledon.

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