Noah: "Sappiamo cosa ci aspetta oltre la frontiera"

Interviste

Noah: “Sappiamo cosa ci aspetta oltre la frontiera”

Le parole del capitano francese di Coppa Davis dopo la vittoria in semifinale. A novembre sarà derby col Belgio, soprattutto per lui

Pubblicato

il

 

intervista di Yves Simon (Sudpresse) per TennisActu
testo e traduzione di Raoul Ruberti

“Peccato che non si vincano in anticipo, le partite, e che siamo obbligati a giocarle…” Non si è montato la testa Yannick Noah, ma ha sempre voglia di scherzare. Il capitano francese ha appena condotto un team d’eccellenza – Tsonga, Pouille e la coppia Mahut-più-Herbert – alla finale di Coppa Davis, superando anche una Serbia rimaneggiata nonostante la sconfitta nel primo singolare. “Evidentemente è il fascino di questa competizione, che riserva ogni volta qualche risvolto drammatico, in qualche momento. La storia della Davis si scrive sul campo, mai sulla carta. È per questo che è sempre uno spettacolo da vivere”. Prenderla con filosofia è più facile, dopo essere usciti vincitori.

Per Noah la Coppa Davis ha un fascino particolare, ancora in grado di emozionarlo nonostante l’abbia già sollevata due volte da capitano, nel 1991 e nel 1996. “È una competizione che ho davvero a cuore, quello che si vive è straordinario. Nulla di paragonabile agli altri tornei del circuito: in Davis giochi per i tuoi compagni, per il tuo paese, per il tuo pubblico. Il legame tra i giocatori e la gente è molto più forte. C’è una atmosfera più calcistica che tennistica, dove tutto è generalmente più ovattato. Mi piace tantissimo”. Non gli è sempre andata bene, però: l’unico campione Slam transalpino dell’era Open ha anche disputato una finale da giocatore, persa in casa 1-4 contro gli USA nel 1982. E se la ricorda bene. “Non mi sarei mai dovuto lasciar sfuggire l’incontro con McEnroe (perso in cinque set, ndr). Fu una esperienza dolorosa, ma quella sconfitta mi ha insegnato molte cose e ne ho conservato i lati positivi. Si impara continuamente in Coppa Davis, si può migliorare ogni volta. Se credi di sapere tutto, di non avere altro che certezze, è il momento di fermarti…”

 

Diviso nella sua doppia vita di cantante e capitano della Francia, Noah non ha dubbi: la fatica e la tensione sono incomparabili. Per questo a volte è necessario alzare la voce, o al contrario prendersi qualche critica senza rispondere. “Devo servire da schermo” dice, “sono i ferri del mestiere. Ho a cuore il compito di proteggere i miei giocatori al massimo”. Soprattutto perché, stando a quanto dice lui, le tensioni in seno alla squadra sono una invenzione della stampa nazionale. “È incredibile la distanza tra ciò che abbiamo vissuto insieme per dieci giorni, quasi come una famiglia all’interno del gruppo, e tutto il chiacchiericcio che c’è in giro. Lavoriamo bene, con qualche momento di sano divertimento, e quando usciamo dalla nostra bolla scopriamo tutte queste voci con un po’ di sbigottimento”. La sua serenità ha contagiato i giocatori – o è il contrario, o entrambe le cose? – tanto che il lavoro è stato piacevole “al punto che abbiamo quasi messo da parte il fatto di esserci qualificati per questa finale, come se ci andassimo in tutti gli anni!”

Considera i giocatori “come miei figli, anche perché hanno all’incirca l’età di mio figlio Joakim (il 32enne cestista dei New York Knicks, ndr)”. C’è in effetti una distanza siderale rispetto alla sua prima esperienza da capitano, quando si trovava a gestire colleghi che aveva da poco terminato di sfidare nel circuito. “È normale, c’è un divario generazionale con tutto quello che c’è oggi, gli smartphone, i social network… Ma bisogna vivere nel proprio tempo, e a me viene naturale. Vivo di altre cose, ma è altrettanto eccitante”. Giocatori iperconnessi, non è una novità del resto. Noah racconta addirittura un aneddoto a riguardo: i giocatori del Belgio, dopo il successo nell’altra semifinale contro la più quotata Australia, hanno inviato a uno dei singolaristi tricolore un video dei loro canti e cori di festeggiamento. Sarà anche questa amicizia tra i giocatori francesi e belgi a contribuire al clima di “derby amichevole” che si vivrà in finale, dal 24 al 26 novembre allo stadio Pierre Mauroy di Lilla (stesso impianto della semifinale, ma superficie differente).

Buoni rapporti che non significano però di certo che la Francia ci andrà piano. Agevolato dalla più rapida vittoria dei suoi, Noah ha già studiato il team avversario – “domenica ho guardato l’ultimo set giocato da Goffin e tutto l’incontro di Darcis. Giocano davvero bene, quei ragazzi!” e ha grande stima del numero uno vallone. “Goffin è quello che conosco meglio” confessa, “è molto apprezzato nel circuito. Si sta costruendo una bella carriera e ha ancora delle stagioni molto belle davanti”. Anche Noah è molto apprezzato in giro per il mondo, incluso il Belgio che è una tappa fissa dei suoi tour musicali. Ma non ha paura che questa finale gli possa far perdere un po’ di popolarità tra i vicini? “Soltanto per un fine settimana, giusto il tempo di vincere la Coppa Davis! In fondo sono belga, amo il mio paese!” Fermi un attimo, ci siamo persi qualcosa. Noah spiega tutto: “Una volta uno spettatore specializzato in genealogia mi disse che aveva fatto delle ricerche sulle mie origini, e aveva trovato mia nonna a Woluwe-Saint-Pierre. Non ho l’ho mai conosciuta perché fa parte delle vecchie storie misteriose della mia famiglia, ma se consideriamo che sono nato non lontano dal confine…”

Alla faccia del derby, quindi: nelle vene del capitano francese scorre sangue belga! Del resto, da una nazione all’altra il passo è breve. “Quando noi francesi andiamo in Belgio ci sentiamo vicini, sappiamo cosa ci aspetta dall’altro lato della frontiera. E penso che sia lo stesso per i belgi” spiega Noah. Saranno questi ultimi a dover viaggiare, tra un paio di mesi, ma i bleus si sono dimostrati ospitali, scegliendo una sede per l’evento addirittura più vicina a Bruxelles che a Parigi. Tutto esaurito assicurato, insomma, per quel clima Davis che al capitano piace tanto (ma occhio, perché piace anche a Steve Darcis). E allora, visto che la casa a cui tornerà per il meritaro riposo è un vero battello, è proprio il caso che Noah tenga saldo il timone. Soffia già il vento della grande coppa.

Continua a leggere
Commenti

ATP

ATP Dallas, Verdasco : “Se oggi giocassi al livello del 2009 potrei aspirare a uno slam” [ESCLUSIVA]

“Quando ero n.7 al mondo, i primi quattro giocatori vincevano ogni torneo. Era impossibile sollevare un titolo importante” afferma il 39enne Fernando Verdasco. “Ora forse è più giusto”

Pubblicato

il

Da Dallas, il nostro inviato

Intervista esclusiva con il veterano spagnoloFernando Verdasco dopo la sconfitta al primo turno del Dallas Open. Nonostante i 39 anni d’età e i numerosi problemi fisici Nando continua a guardare al futuro con ottimismo.

Ciao Fernando, sei arrivato alla partita di oggi dopo aver giocato due dure match di qualificazioni. Come ti sei sentito in campo dal punto di vista fisico?
VERDASCO: La partita più dura è stata sicuramente il primo turno di qualificazioni contro Zhu che ho vinto 7-6 al terzo set. Mi sono  sentito più stanco dopo quella partita rispetto a ieri, ciò nonostante ieri sera avevo un piccolo dolore all’avambraccio e al gomito che ho dovuto operare più volte negli ultimi due anni. Anche dopo l’Australian Open mi sono trovato a dover affrontare dei piccoli problemi fisici che non mi hanno permesso di giocare i due Challenger prima di questo torneo. Ovviamente quando giochi tre partite consecutive hai davvero poco tempo per recuperare e un gomito dolorante rende tutto più complicato. Oggi non ero in grado di servire allo stesso livello delle due partite precedenti contro un giocatore come McDonald che e’ in fiducia e di livello più alto rispetto a coloro che avevo affrontato nelle qualificazioni. Ciò nonostante nel primo set ero avanti 3-2 e anche nel secondo parziale ci sono stati molti game combattuti che purtroppo non sono riuscito a vincere. Il tennis è cosi, puoi vincere un match 6-1 6-1 ma ogni game va ai vantaggi e sei fortunato quel giorno ad aggiudicarti i punti decisivi. Oggi da questo punto di vista e’ stata una giornata negativa per me, ma allo stesso tempo sono contento di aver giocato tre partite nello stesso torneo e spero che mi sia d’aiuto per le prossime settimane.

 

Nelle ultime stagioni abbiamo avuto diversi giocatori in grado di vincere Masters 1000 o ottenere ottimi risultati negli slam. Tu hai raggiunto il tuo best ranking (numero 7 del mondo) nel 2009, pensi che il livello generale oggi sia paragonabile a quando eri all’apice della tua carriera?
VERDASCO: Penso che oggi sia molto diverso. Quando ho raggiunto la settima posizione del ranking i primi quattro giocatori del ranking vincevano praticamente ogni singolo torneo a cui partecipavano. Era praticamente impossibile per gli altri giocatori pensare di sollevare un titolo importante, solamente Cilic, Del Potro o Wawrinka sono riusciti a vincere uno slam in quel periodo. In quasi 20 anni e 80 slam giocati e’ successo in tre o quattro occasioni. Ora c’è sicuramente più spazio per tutti, da un certo punto di vista è più giusto… Se mi chiedi come giocatore se avessi preferito occupare la settima posizione oggi o nel 2009 la mia risposta è oggi. Roger si è appena ritirato, Murray non è più allo stesso livello di dieci anni fa e Rafa purtroppo deve sempre convivere con molti infortuni. Ho la sensazione che la settima testa di serie in un grande torneo puo’ avere reali possibilità di vittoria, ai miei tempi non era possibile. 

Quali sono i tuoi programmi per le prossime settimane? Hai già deciso con la tua famiglia e team quali tornei parteciperai?
VERDASCO: Fortunatamente ho avuto due wild card, sia per Delray Beach per la prossima settimana sia per Doha la settimana seguente. Spero che il gomito non mi dia ulteriori problemi così almeno posso partecipare a questi due eventi. Per quanto riguarda il mese di Marzo non ho ancora idea se giocherò a Dubai riposandomi la settimana di Indian Wells per tornare a Miami. Potrei anche saltare Dubai e giocare il Sunshine Double. Dipenderà tutto dalle mie condizioni fisiche e da come il mio corpo risponde nelle prossime due settimane.   

Continua a leggere

ATP

ATP Dallas, Isner con lo spettro del ritiro: “Dovessi tornare in Australia il prossimo anno mi preparerò in maniera differente”

“La mia mentalità è stata sempre quella di lavorare duro, prendermi cura del mio corpo e vedere cosa succede di conseguenza” così il gigante americano, dopo la vittoria al primo turno del torneo di casa

Pubblicato

il

John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

Da Dallas, il nostro inviato

Dopo la vittoria al primo turno con due tie-break su Tseng Chun-hsin, John Isner si presenta in conferenza stampa sollevato. Dopo un inizio di stagione deludente con sole sconfitte in Australia John riesce a sbloccarsi a casa sua e si dimostra ottimista sulle sue chance nel torneo.

Sono molto contento soprattutto di come ho finito la partita” esordisce. “Onestamente penso che avrei dovuto vincere più facilmente, nel primo set ho avuto tante occasioni di break mentre nel secondo parziale ha giocato sicuramente meglio di me. Ogni anno in Australia i risultati sono sempre negativi, dovro’ cambiare qualcosa in futuro se tornero’ nuovamente a Melbourne”.

 

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI DALLAS

Ubitennis: L’anno scorso avevi affermato di non trovarti particolarmente a tuo agio in condizioni indoor. Come hai trovato i campi quest’anno in termine di velocita’ rispetto alla scorsa edizione?
I campi mi sembrano piu’ o meno uguali, da quello che so non hanno cambiato nulla. E’ una superficie che favorisce sicuramente chi serve bene. Ho servito bene sia l’anno scorso che stasera, penso di poter creare problemi a chiunque qui, insomma non penso di essere facile da battere in queste condizioni. Reilly mi ha battuto lo scorso anno per due punti (il tie break piu’ lungo dal 1990 terminato 24-22 in favore di Opelka nel secondo set), vediamo cosa sarò in grado di fare quest’anno. 

Ubitennis: Nel 2022 avevi come obbiettivo quello di diventare il giocatore con piu’ ace nella storia, quali sono le tue aspettative per questa stagione?
L’anno scorso sapevo che quel record era davvero alla mia portata, mi bastava praticamente essere in grado di scendere in campo. Non sono il tipo di giocatore che si pone degli obbiettivi particolari, non lo facevo nemmeno quando ero più giovane. La mia mentalita’ e‘ stata sempre quella di lavorare duro, prendermi cura del mio corpo e vedere cosa succede di conseguenza.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI DALLAS

Continua a leggere

Flash

Binaghi al veleno: “Il limite dei tre mandati da presidente? Non contano i risultati ma i rapporti”

Il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel si scaglia contro la legge che impone il limite di tre mandati e si lascia andare ai sogni di trionfi azzurri

Pubblicato

il

UniCredit Firenze Open Conferenza stampa di presentazione Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi Firenze 04/10/2022 Angelo Binaghi Foto Giampiero Sposito

Sono parole amare quelle rilasciate da Angelo Binaghi a “La politica nel pallone”, su Rai Gr Parlamento. Il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel si scaglia infatti contro il limite dei tre mandati, che di fatto lo taglierebbe fuori dai giochi nel 2024: “Credo che il nostro futuro lo abbiano deciso gli altri, la legge attuale dice che dobbiamo andare tutti a casa”. Binaghi evidenzia con orgoglio la crescita del movimento tennistico maschile, affermando che qualche anno fa nessuno si sarebbe lamentato per un italiano negli ottavi di finale di uno Slam, mentre oggi che il tennis italiano è cresciuto si aspetta sempre l’exploit. Inoltre, evidenzia la crescita economica che porta con sé lo sviluppo del tennis, specialmente maschile, italiano. Tuttavia, egli afferma ancora: “Nella politica sportiva italiana i risultati e i dati non contano, contano piuttosto altri tipi di rapporti che a me interessano molto meno e per i quali non sono portato”.

Non manca poi il modo di lanciare una provocazione: “Credo che una società nella quale c’è il ricambio a tutti i livelli nella gestione del comando dei vari settori sia una società più positiva e moderna. E quindi, naturalmente, mi aspetto però che questo non riguardi i nostri dirigenti periferici o solo i dirigenti dello sport”. Binaghi afferma infatti che si aspetta lo stesso provvedimento anche per il governo stesso. Va comunque ricordato che è stata sollevata un’eccezione di incostituzionalità per la legge in questione: una decisione della Consulta è attesa sul tema, quindi non è ancora da escludere che Binaghi rimanga presidente anche oltre il 2024.

Intanto, il presidente della FITP si lascia andare ai sogni futuri di possibili trionfi azzurri, come l’aspirazione di rivincere la Davis Cup dopo il successo del 1976, oppure la vittoria di uno Slam o degli Internazionali d’Italia. Un altro obiettivo da inseguire è la qualificazione di almeno un giocatore italiano alle Finals di Torino come nel 2021 con Matteo Berrettini tra i partecipanti e Jannik Sinner tra le riserve.

 

Di Berrettini ha parlato ancora Binaghi, affermando che tornerà a far sognare gli italiani: Matteo sull’erba è tra i primissimi giocatori al mondo, sulle altre superfici è un giocatore di altissimo livello. E soprattutto, poi, è un bravo ragazzo con la testa a posto. Quindi credo che ritroverà, anzi, non abbia mai perso, la voglia di allenarsi e di ottenere grandi risultati per lui e per il nostro Paese”.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement