Fed Cup: solida Vandeweghe, cuore Sabalenka. A Minsk è 1-1

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Fed Cup: solida Vandeweghe, cuore Sabalenka. A Minsk è 1-1

La n.1 USA regola Sasnovich. Sabalenka lotta allo spasimo e rovescia il pronostico contro Stephens. Domani si riparte con le vincitrici

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Fed Cup, Finale

BIELORUSSIA-USA 1-1

Si chiude in parità la prima giornata della 55° finale di Fed Cup tra Bielorussia e Stati Uniti in corso di svolgimento a Minsk. Dopo la vittoria di Coco Vandeweghe nel primo singolare contro Aliaksandra Sasnovich, ci ha pensato una incredibile Aryna Sabalenka a siglare l’1-1 per le padrone di casa, sconfiggendo in 3 set combattuti e pieni di emozioni (soprattutto il terzo) una Sloane Stephens ancora a digiuno di vittorie dopo la vittoria di Flushing Meadows. Una prova quelle delle ragazze bielorusse che comunque ha dimostrato come non sia stato un caso che il loro team sia andato in finale quest’anno (a dispetto di chi sosteneva che fossero state facilitate dalla pochezza delle avversarie incontrate), perché le due americane affrontate oggi sono nr.10 e la nr.13 del ranking WTA e quindi in teoria si sarebbero dovute vedere quella sessantina di posizioni di divario in classifica sul campo (Sabalenka è nr. 78, Sasnovich 85), ma il cuore e l’ardore (soprattutto della Sabalenka) mostrato hanno più che compensato le differenze tecniche e lasciano ben più di una sottile speranza per la clamorosa vittoria finale. Gli Usa restano favoriti, ma faranno bene ad impegnarsi allo stremo per tornare al successo nella manifestazione dopo 17 anni.

Se nel primo singolare Vandeweghe si è dimostrata molto più solida rispetto ad una discontinua Sasnovich (per l’americana è la quinta vittoria su 5 singolari in Fed quest’anno ed è la decima consecutiva contando anche i doppi, ultima sconfitta nel 2015 contro l’Argentina Ormaechea), Aryna Sabalenka ha messo in mostra un tennis a dir poco esplosivo che alla fine le ha permesso di superare una Sloane Stephens troppo attendista. Se la tennista bielorussa (una versione leggermente migliore come gioco e fisicamente più possente della nostra Camila Giorgi) riuscirà a migliorare anche da un punto di vista tattico (sparare sempre a mille non è ragionevole né tantomeno saggio) ne sentiremo sicuramente parlare in un prossimo futuro.

C. Vandeweghe b.  A. Sasnovich 6-4 6-4

La 55° finale della Fed Cup vede opposte alla Chizovka Arena le padrone di casa della Bielorussia e gli Stati Uniti. Aprono la sfida Aliaksandra Sasnovich e Coco Vandeweghe, curiosamente entrambe imbattute quest’anno nei singolari di Fed (4 vittorie su 4 per loro), con la tennista americana recentemente entrata nelle Top 10 che non perde nella manifestazione da ben 9 incontri, contando sia singolari che doppi.

Si parte con Sasnovich al servizio, la bielorussa va sul 30-15 ma poi si blocca un po’ e concede subito il break all’aversaria. Vandeweghe serve molto bene e concede ben poco alla risposta, molto spesso con la prima si apre il campo (senza contare i 5 ace del primo parziale) e poi chiude subito con un vincente, indipendentemente dal fatto che colpisca di diritto o rovescio. Sasnovich qualche problema glielo crea quando riesce ad allungare lo scambio. Ma la bielorussa non riesce a trovare continuità, incappando in qualche gratuito di troppo. Così Sasnovich si salva un paio di volte al servizio (nel terzo game e poi sul 2-4 quando annulla una palla break) ma alla risposta non fa nemmeno il solletico alla Vandeweghe che con grande solidità chiude 6-4 il primo set dopo 45 minuti senza aver concesso l’ombra di una palla break. Appena 3 vincenti (contro 11 gratuiti) per la tennista di casa, troppo poco per pensare di poter vincere il match. L’Arena pare abbastanza gremita ed il pubblico si fa sentire. Tra gli spettatori anche il presidente ITF Haggerty, il suo precedessore Francesco Ricci Bitti e l’uomo ovunque della federazione russa, Shamil Tarpischev.

Il secondo set inizia apparentemente seguendo la falsariga del primo. Sasnovich apre al servizio, va sul 30-15, ma poi si incarta, annulla una prima palla break ma capitola sulla seconda (complice una gran risposta di rovescio della Vandeweghe). Ma la nr.10 Wta stavolta non continua nella sua marcia spedita, anzi tira il fiato e concede un immediato controbreak. La posta in palio però è troppo importante e Sasnovich non riesce a mettere il muso avanti, arriva il terzo break nei primi tre game del secondo set, Vandeweghe va sul 2-1 e servizio. Come per magia chi serve ora non concede più nulla, si arriva sul 4-3 per la tennista americana che sul suo servizio va 40-0 e sembra inarrestabile. Invece Vandeweghe si blocca d’improvviso e Sasnovich torna a sperare. La bielorussa infila 4 punti di seguito iniziando ad alzare molto la palla, l’americana non mette più una prima, va fuori ritmo e sulla seconda palla break concessa cede il servizio. Ma ancora una volta Sasnovich non riesce a prendere in mano le redini dell’incontro e nel game successivo dal 30-15 cede di nuovo la battuta mandando l’avversaria a servire per il match. Vandeweghe va sul 30-0, trema di nuovo e si ritrova sul 30 pari, ma alla fine può esultare su un gratuito di diritto della sua avversaria. La sua striscia vincente in Fed continua, gli Usa si portano sull’1-0.

A. Sabalenka b. S. Stephens 6-3 3-6 6-4

Secondo singolare cruciale per le padrone di casa della Bielorussia. Andare sotto 2-0 contro gli Usa sarebbe letale, anche perché in 55 finali non è mai successo che la squadra che chiudesse la prima giornata in svantaggio riuscisse poi a recuperare il giorno successivo. Di fronte Aryna Sabalenka, rivelazione di questo finale di stagione, con la finale di Tianjin persa contro la Sharapova, e Sloane Stephens, vincitrice degli US Open a sorpresa, ma a digiuno dopo l’exploit di New York (4 sconfitte consecutive). Un solo precedente tra le due, giocato nel 2015 a Seoul e vinto dalla tennista bielorussa in due comodi set (6-3 6-2).

La partenza della bielorussa è al fulmicotone al pari dei suoi colpi. Sabalenka serve bene e tira tutto ciò che si presta ad essere sparato dall’altra parte della rete (anche qualcosa in più), la Stephens annaspa sulla riga di fondo campo e barcolla come un pugile suonato dopo appena una ripresa. L’uragano Sabalenka imperversa in lungo e in largo, la tennista di casa sale subito 3-0 e poi 4-1. Finalmente nel settimo game cala la precisione di Sabalenka e Stephens inizia ad entrare in partita. La bielorussa va sul 40-30 ma poi commette tre gratuiti di fila e concede il controbreak all’americana. Ma è una pausa di breve respiro, il bombardamento ricomincia, la possente ragazza bielorussa ricomincia ad imperversare ed arriva un nuovo break nel game successivo. Sabalenka mostra ad ogni punto i pugni e quando può carica il pubblico, insomma per essere una giovane emergente ha già compreso in toto l’atmosfera di una finale di Fed Cup. Sul 3-5 Stephens prova a rientrare andando sullo 0-30 servizio Sabalenka, ma la bielorussa recupera e chiude il parziale al secondo set point dopo 34 minuti. La partita la fa la giocatrice di casa, 16 vincenti e 18 gratuiti dopo il primo set, la Stephens paga un misero 47% di punti con la prima ed una assoluta impotenza sui colpi dell’avversaria.

La quale non pare fermarsi nemmeno ad inizio secondo set, quando sul servizio in apertura della Stephens si procura due palle break che sarebbero una mazzata difficile da assorbire per l’americana. La quale invece è brava, piazza due servizi vincenti e soprattutto tiene la battuta recuperando una palla corta con un lob millimetrico applaudito dalla sua avversaria. La partita è comunque divertente, il pubblico di casa si fa sentire ma anche i tifosi ospiti non fanno mancare il loro apporto con tanto di tamburo. Sabalenka inizia però inevitabilmente a calare, tenere quel ritmo per una partita intera appare davvero impossibile. La calma della Stephens inizia a dare i suoi frutti. L’americana manca una palla break sul 2-2 ma allunga poi nel sesto gioco complice un gratuito di rovescio di Sabalenka che inizia a soffrire anche la maggiore profondità dei colpi della campionessa degli US Open. Sul 5-3 la Stephens sente la tensione e si complica la vita con un doppio fallo ma poi al terzo set point pareggia i conti. Rispetto al primo set i numeri della Sabalenka sono ben diversi, i vincenti sono scesi a 6, i gratuiti sono 19. Stephens invece ha ben altri numeri con la prima di servizio, con la quale fa l’86% di punti.

Sabalenka, esteticamente molto apprezzabile e che sfodera uno smalto color azzurro (al quale fa da contraltare quello di Kathy Rinaldy che presenta sulle dita alternati i colori della bandiera americana, un vero e proprio inno alla fantasia femminile) chiede un break toilet per cercare di riordinare le idee. La posta in palio è altissima e l’andamento del terzo set ne è ampia dimostrazione. Da una parte Sabalenka fa e disfa in continuazione, compromettendo game praticamente già vinti e recuperandone altri impossibili, dall’altra parte la Stephens è troppo attendista, tattica che paga quando la sua avversaria inanella gratuiti a valanga ma che non le consentono di prendere il match in pugno quando la bielorussa mette vincenti da ogni dove. Risultato di tutto ciò ben 6 break consecutivi, con emozioni continue, un classico delle competizioni a squadre nel tennis. Il festival del break si chiude sul 3 pari, quando Sabalenka recupera da 0-30, chiude il game con un ace di seconda e fa saltare in piedi il pubblico che si scatena in una ola. Nella panchina bielorussa si tiene a stento Vladimir Volckov, semifinalista a Wimbledon nel 2000 (da qualificato) e semifinalista con la nazionale in Coppa Davis. Finalmente si seguono i servizi, Sabalenka sale 5-4, la Stephens serve per rimanere nel match. La bielorussa continua a colpire di tutto, la tennista americana va in difficoltà con un paio di risposte nei piedi, 15-40, due match point per Sabalenka. Stephens li salva ma ne arriva un terzo, gratuito di Sabalenka e ancora parità. Ma la bielorussa decide che è il caso di finirla, rovescio vincente e poi altra risposta aggressiva, il terzo match point è quello buono, 1-1 a Minsk e seconda giornata in programma domani che si preannuncia molto interessante. E pensare che la giocatrice più esperta in campo doveva essere la Stephens, la quale però ha fatto ben poco per far valere questa sua prerogativa. Sabalenka sugli scudi ed in lacrime a fine match, eroina del giorno in Bielorussia

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