Smyczek e Townsend wild card USTA a Melbourne

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Smyczek e Townsend wild card USTA a Melbourne

Tim Smyczek e Taylor Townsend hanno vinto le due classifiche determinate dai risultati nei tornei autunnali. A Melbourne avranno accesso diretto al tabellone principale

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La USTA ha già le sue wild card per il primo major stagionale, che scatterà tra meno di due mesi. A guadagnarsele sono stati Tim Smyczek e Taylor Townsend, vincitori dell’Australian Open WC Challenge. A differenza della FFT e di Tennis Australia, la Federazione Americana assegna i suoi inviti organizzando una competizione itinerante che si dipana nell’arco di tre settimane e coinvolge anche tornei del circuito maggiore. Gli unici ad avere accesso a questa speciale classifica sono i tennisti di passaporto americano che non hanno il ranking per entrare di diritto nel tabellone di uno Slam.

Né Smiczek, né Townsend sono novelle wild card USTA. Il ventinovenne di Milwaukee, amico di Mardy Fish e buon violinista, ha già guadagnato l’accesso al main draw di un major nel lontano 2011, quando ottenne una “carta selvaggia” per il Roland Garros. Meglio di lui ha fatto Taylor Townsend, acerbo talento classe 1996, alla terza partecipazione come WC USTA in uno Slam, dopo le due wild card ottenute per gli Open di Francia nel 2014 e nel 2016.

Le due classifiche finali
A far fede sono i due migliori risultati ottenuti nelle tre settimane

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ATP Indian Wells, Peers e Polasek campioni del doppio

È il primo trofeo della coppia. Sconfitti in due set Rublev e Karatsev

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John Peers e Filip Polasek – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @BNPPARIBASOPEN)

In singolare, uno è arrivato al massimo al n. 555, l’altro un centinaio di posizioni più avanti, quindi non ci sarebbe partita nell’uno contro uno contro le prime due teste di serie dell’incombente ATP 250 di Mosca. La cooperazione è però contata più della somma delle parti e la finale del doppio tra i due specialisti e i due singolaristi si è conclusa con il successo dei primi: Filip Polasek e John Peers si impongono per 6-3 7-6(5) su Andrey Rublev e Aslan Karatsev in poco meno di un’ora e mezza. Polasek è campione in carica dell’Australian Open (con Dodig) e anche Peers ha uno Slam all’attivo, sempre a Melbourne (nel 2017 insieme a Kontinen). Il duo formatosi dopo le Olimpiadi di Tokyo e già semifinalista allo US Open mette così in bacheca un Masters 1000 come primo trofeo. La coppia finalista formata da Rublev e Karatsev era imbattuta da otto incontri – vittoria a Doha lo scorso marzo –, ma non si è rivelata abbastanza fredda in un paio di circostanze che le avrebbero almeno consentito di giocarsela al super tie-break.

Il primo set si decide già nel secondo game quando Rublev cede il servizio da 40-15: due risposte fulminano Karatsev, poi reo di una volée non chiusa. Niente da fare sulla doppia occasione dell’immediato rientro e il parziale scivola via liscio fino al 6-3. Tutt’altra storia nella seconda partita caratterizzata da ben sei break a partire dal 2 pari e un solo turno di battuta su dodici senza opportunità per la risposta. A metà del terzo gioco, c’è un MTO per Polasek la cui caviglia si gira durante uno scambio sulla diagonale sinistra tra il suo compare e Karatsev, il quale deve salvare il successivo 40 pari infilando da fenomeno il non troppo azzoppato avversario con un dritto inside-in quasi cadendo all’indietro su risposta australiana profondissima.

Dopo non essere riuscito a rispondere sulla seconda servita dal trentaseienne di Zvolen sul punto decisivo, “il grande Leone benevolo” si fa sorprendere due volte a rete, Rublev rilancia con due doppi falli e la coppia russa finisce sotto 1-3. Non esce però dal match, anzi, si riprende subito il maltolto (mal-ceduto, in questo caso), salvo poi consegnare di nuovo il servizio. L’aussie serve per il titolo, fallendo definitivamente il compito con una seconda a metà rete; ci riprova Filip sul 6-5 e, forse in un accesso empatico, conclude nello stesso identico modo. Nel finale del tie-break, Polasek e Peers salvano ala grande due punti con qualche complicità russa e diventano campioni.

“È davvero speciale poter dire di aver vinto il titolo qui. Abbiamo cominciato piuttosto lentamente come coppia, ma abbiamo lavorato bene prima dello US Open” ha dichiarato Peers dopo il match. “Da allora, abbiamo continuato a lavorare e a divertirci giocando insieme e cercheremo di ottenere più spesso risultati come questo”. Dopo aver ringraziato il proprio team e il suo compare, Rublev ha detto che “abbiamo scoperto di giocare benino anche il doppio, quindi è un’ottima notizia per noi”.

 

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Challenger

Tallon Griekspoor trionfa ad Ercolano e conquista il suo sesto Challenger stagionale

L’olandese bissa il successo di Napoli ed eguaglia il recente record di Benjamin Bonzi. Rivincita italiana in doppio con Marco Bortolotti

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Tallon Griekspoor con il trofeo della Vesuvio Cup (Photo Courtesy of the Tournament)

Sul centrale dello Sporting Poseidon l’olandese Tallon Griekspoor vince facile (6-3 6-2) la finale del Challenger 80 di Ercolano (terra battuta) contro il sorprendente Alexander Ritschard, proveniente dalle qualificazioni.

Troppo rapido Griekspoor e troppo veloce la sua palla: l’82% di punti sulla prima contro il 52% dell’avversario hanno partorito quattro break contro nessuno, raccontando in maniera esauriente un match che si è concluso in poco più di un’ora. Ritschard, americano di origini svizzere, aveva evidentemente ormai finito la sua dotazione di miracoli, perché altrimenti non possono definirsi le sue vittorie nei turni precedenti contro Agamenone, Moroni e Hanfmann.

Griekspoor da parte sua ha visto aprirsi davanti a sé il tabellone come Mosè sul Mar Rosso, complicandosi appena un attimo la vita nei quarti contro il francese Manuel Guinard, l’unico che è riuscito a strappargli un set. Ma, tutto sommato, la sua è stata una settimana abbastanza rilassante che gli ha regalato la sesta vittoria Challenger in stagione, permettendogli così di eguagliare il record appena stabilito da Benjamin Bonzi. E sei vittorie in un anno sono evento assai raro, tanto che gli unici precedenti risalgono al 2016 (Facundo Bagnis), al 2001 (Juan Ignacio Chela) e al 1998 (Younes El Aynaoui). Domani tutti questi trofei si tradurranno finalmente nell’ingresso in Top 100, alla posizione 89.

 

Si fermano in semifinale entrambi gli italiani. Flavio Cobolli perde 6-4 6-4 dal vincitore, forse accusando il peso di una stagione molto lunga ed intensa. Ricordiamo che il teenager romano a inizio anno frequentava senza brillare particolarmente i Futures, mentre adesso è salito addirittura al N.219 ATP, conquistando il diritto di partecipare alle qualificazioni del prossimo Australian Open. Una scalata semplicemente vertiginosa.

Anche Franco Agamenone stabilisce il suo nuovo best (N.210 ATP, dopo che aveva iniziato l’anno al N.675), ma forse è arrivato un po’ stanco al termine di questa incredibile stagione che lo ha visto finalmente affacciarsi sui palcoscenici che contano, dopo che a 28 anni compiuti sembrava ormai perso per il grande tennis. In questo indimenticabile 2021 ha messo in bacheca due Challenger e cinque Futures, dimostrando non solo una grande padronanza tecnica ma soprattutto una convinzione che raramente ha vacillato. E anche se è vero che in questo momento rischia di voler spremere troppo da questo incredibile periodo, onestamente chi avrebbe il coraggio di criticarlo?

Rivincita per l’Italia nel doppio: ha infatti vinto Marco Bortolotti che, in coppia con lo spagnolo Sergio Martos Gornes, ha battuto 6-4 3-6 10-7 la coppia del momento Vavassori/Brown, i quali hanno così visto interrompersi una fantastica striscia di ben undici successi consecutivi. Per il tennista di Guastalla è la seconda vittoria in carriera a livello Challenger (dopo qualcosa come 41 vittorie Futures) che gli consente di conquistare la posizione N.207 ATP, a soli cinque posti dal suo best ranking. Bortolotti dopo la premiazione ha detto: “Non partivamo certo con i favori del pronostico visto che i nostri avversari venivano da due tornei vinti di fila. Quindi abbiamo giocato a braccio sciolto fino all’8-1 del match tie-break, quando ci siamo un po’ bloccati per la tensione. Fortunatamente abbiamo messo due prime di servizio e siamo riusciti ad alzare il trofeo”.

Ad Alicante (Challenger 80 cemento outdoor) la vittoria è di Constant Lestienne (N.258 ATP) che in finale batte 6-4 6-3 il connazionale Hugo Grenier (N.203 ATP). Il tennista di Amiens strappa sul 5-4 il servizio al connazionale alla prima palla break con uno splendido pallonetto. È evidente come la velocità e la leggerezza di piedi di Lestienne mettano in difficoltà l’avversario, troppo macchinoso nella preparazione dei colpi e quindi raramente in grado di dispiegare tutta la sua potenza. Un altro break nel sesto game del secondo parziale pone praticamente fine alla contesa, che si chiude sulla prima palla utile in poco meno di un’ora e mezzo. Lestienne, col suo terzo successo Challenger (Ostrava 2016 e Portorose 2018 i precedenti), risale al N.208 (lontano comunque dal 142 che toccò nel 2019), mentre Grenier si consola con il nuovo best ranking di N.188 ATP.

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ATP Mosca, il tabellone: Rublev primo favorito del torneo

Predominio dei giocatori di casa nonostante il forfait di Medvedev: Karatsev e Khachanov saranno infatti secondo e terzo seed

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Andrey Rublev - Mosca 2019 (foto via Twitter, @atptour)

In attesa dell’ultimo atto dell’edizione autunnale di Indian Wells, il circuito ATP è pronto a fare tappa in Europa con una serie di appuntamenti sul cemento indoor che porteranno alle Finals di Torino. Dopo un anno di stop, ritorna nuovamente in calendario la VTP Kremlin Cup, torneo 250 (tabellone da 28 giocatori, financial commitment di 779.515 dollari) che si svolgerà sui campi dell’Irina Viner-Usmanova Gymnastics Palace di Mosca.

C’era molta attesa per la partecipazione dell’idolo di casa e vincitore dello US Open Daniil Medvedev, ma il venticinquenne russo ha deciso di dare forfait dopo l’eliminazione ad Indian Wells. Il pubblico potrà comunque godersi la presenza del numero 5 al mondo e campione in carica del torneo, Andrey Rublev, accreditato della prima testa di serie. Nel 2019 il russo si aggiudicò il titolo sconfiggendo in due set il francese Mannarino. Ironia della sorte, proprio Mannarino potrebbe essere l’ostacolo nel match di esordio per Rublev, ammesso e non concesso che il francese esca vincitore dal match contro la wild card locale Safiullin (N.151 ATP). Nello stesso quarto di tabellone anche il vincitore di Winston Salem, il bielorusso Ivashka, tds N.7. Di seguito il tabellone:

Bandiera russa anche per i numeri 2 e 3 del seeding, entrambi sorteggiati nella parte bassa del tabellone: Aslan Karatsev (N.23 ATP) esordirà con il vincente della sfida tra il serbo Kecmanovic (N.63 ATP e vincitore di soli due match degli ultimi dieci disputati) ed un qualificato. In caso di successo possibile avversario il serbo Djere, N.47 al mondo e testa di serie numero otto. Karen Khachanov (N.29 e cognato del sopracitato Ivashka, visto che sono sposati con due sorelle), invece, inizierà il suo torneo contro uno tra l’australiano Duckworth e un qualificato, per poi proiettarsi, in caso di vittoria, verso una sfida nei quarti di finale contro il funambolico Bublik (anche lui russo di nascita ma kazako di passaporto).

 

Ultima testa di serie che beneficerà di un bye al primo turno è il serbo Krajinovic (N.34), recente semifinalista a Sofia dove è stato sconfitto da Jannik Sinner: per lui secondo turno contro il vincente della sfida tra l’argentino Pella e lo spagnolo Martinez, seguito da un ipotetico quarto contro Marin Cilic, semifinalista a Mosca nel 2019.

Qui il tabellone aggiornato dell’ATP di Mosca e degli altri tornei della settimana

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