Ritratti: il primo capitolo di Denis-Stefanos. Una rivalità che può fare storia

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Ritratti: il primo capitolo di Denis-Stefanos. Una rivalità che può fare storia

Shapovalov e Tsitsipas si affronteranno nel primo turno più interessante degli Australian Open. Si ritroveranno in futuro in occasioni più importanti?

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Che Denis Shapovalov fosse un ottimo colpitore lo capirono tutti quando tentò di render Polifemo il giudice di sedia durante un incontro di Davis. Timing perfetto, polso frustante, braccio e piedi veloci, coordinazione invidiabile e dall’ovale pallata proiettile diritta nell’occhio del poverino sul seggiolone, che avrà solo immaginato beati i monocoli quando si rischia di restar cieco. Un rematore terraiolo non avrebbe potuto fare altrettanto poiché la sua palla avrebbe certamente avuto uno spin tale che avrebbe finito per picchiare sul capoccione della vittima, non nella zona delle orbite oculari. Shapovalov ha senza dubbio un tennis di gran qualità che fa male.

Stefanos Tsitsipas è un bel ragazzone dai lindi movimenti, della genia che ha dato i natali agli dei dell’olimpo, all’origine della sacralità degli avvenimenti sportivi, al pensiero occidentale, a Demetrio Stratos e Pete Sampras. Si vocifera esserci tracce della sua presenza già nelle storie della mitologia dell’antica Grecia, ma al connubio di dei e ninfe che ne avrebbero dati i natali, i genitori naturali porterebbero fonti certe atte a testimoniare la totale infondatezza di tali notizie.

Denns Shapovalov, canadese di Tel Aviv, ha tutto per diventare il nuovo personaggio del tennis. Cappellino al contrario, biondissimo, personalità esuberante. Ha qualcosa di McEnroe, qualcosa di Sampras e qualcosa di Leconte. La follia dell’azzardare colpi è di McGenious, la velocità di braccio e l’essere maleficamente imprevedibile è di Leconte. Come entrambi è mancino e ne condivide quindi diverse movenze, sinistre meccaniche e tennis maligno. Di Sampras ha la propensione all’attacco e il tirare colpi definitivi in avanzamento. Il tennis è un gioco che si sviluppa in verticale. Stefanos Tsitsipas è una reincarnazione del Dio del tennis quando decide di manifestarsi in tutta la sua bellezza. Eleganza assoluta, pulizia nei movimenti, educazione, comportamenti sobri, gesti casti, passaggi di stile federeriani in molti casi. Anche i modelli non si scelgono a caso.

Iniziarono a farsi notare già da giovanissimi, ma con quel tennis che si ritrovavano, non fu difficile. Stefanos addirittura, in Italia molti lo ricordano ragazzino 14enne, che in Serie B metteva in riga esperti ed affermati seconda categoria in quel di Galatina. Denis vinse Wimbledon juniores nel 2016, nello stesso anno Stefanos vinse il doppio Entrambi rappresentano l’epopea del tennis che non vuol saperne di morire o modificarsi diventando altro. Tennis classico e d’attacco. Più esplosivo, cattivo e senza mezze misure il canadese, essenza del neoclassicismo e più riflessivo il greco. Più portato a sfondare e farla breve Denis, più ragionato lo schema di Stefanos che quasi sempre si chiude con un diritto o con una volée. Entrambi capace di qualsiasi colpo del manuale del tennis, non vi è variazione a loro sconosciuta e che non venga fatta con semplicità disarmante.

Sembra quasi siano usciti dalle leve tennis degli anni 70/80, quando per riscaldarsi si faceva giocare a metà campo di volo e chi faceva i colpi meno belli e tecnicamente più approssimativi veniva considerato più scarso e mandato a ripetizione. Gran rovesci ad una mano entrambi, con una piccola importante variazione sul tema apportata dal canadese: il colpire spesso in elevazione con i piedi staccati da terra per evitare di perder campo di fronte a palle che rischiano di saltare al di sopra della spalla.

La comparsa di questi due nel mondo, ha esaudito le preghiere di chi vede il baratro di cosa possa diventare il tennis dopo l’abbandono di Sua Maestà RF, di quelli che, magari anche esagerando, temono un mondo di soli urlatori quadrumani, di pugnetti già nel palleggio di riscaldamento, di uno sport dove non si vedrà più nulla che non sia un susseguirsi di un unico schema servizio diritto e la scomparsa di un tennis fatto anche di inventiva, variazioni ed anche improvvisazione. Ma soprattutto Denis e Stefanos sono stati mandati nei courts per evitare di far sprofondare nella depressione più cupa, gli amanti del rovescio ad una mano, colpo che rischia l’estinzione quasi più dei grandi felini. Se sapranno, anche solo della metà, rinverdire i fasti della storica, per bellezza, rivalità Edberg-Becker, le preghiere di molti non saranno state vane. All’Australian Open la prima puntata.

Fede Torre

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