Chung: “Oggi il mio sogno è diventato realtà”

Interviste

Chung: “Oggi il mio sogno è diventato realtà”

Australian Open 2018, 4T. H. Chung b. N. Djokovic 7-6, 7-5, 7-6. L’intervista del dopo partita a Hyeon Chung

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Cosa significa questa vittoria per il tennis in Asia? Credi che possa aiutare a farlo crescere ulteriormente?
Si, la vittoria di oggi è per il mio paese, credo che possa aiutare ulteriormente il tennis (ride).

La Corea del Sud e la Corea del Nord andranno insieme ai Giochi Olimpici. Cosa significa per te e per il tuo paese?
Credo sia una bella domanda, ma non lo so. Io gioco solo a tennis, quindi non so rispondere a questo.

Non puoi dire nulla perché credi sia una questione politica di cui non vuoi parlare o perché non hai un’opinione?
Prossima domanda, per favore.

 

Quanto sei felice di aver battuto il sei volte campione degli Australian Open nella Rod Laver Arena?
Gioco a tennis e vedo Novak, Roger e Rafa come dei modelli, i miei idoli. Sono felice di aver affrontato di nuovo Novak. Ne sono onorato. Oggi il mio sogno è diventato realtà.

Credi che il tuo gioco somigli molto a quello di Djokovic, più che a quello di Federer o Nadal, o no?
Sì, credo di si. Cerco di giocare come lui perché è bravissimo da fondo campo e mentalmente molto forte.

Credi che abbia aiutato la tua fiducia vincere le NextGen a Milano l’anno scorso?
Sì, ho avuto un bel finale di stagione e sono felice di aver iniziato bene, con la giusta fiducia.

È difficile credere che tu sia n.58 del mondo e due anni fa eri al 51. Cosa è successo?
Beh, gioco nel tour da due, tre anni e ho avuto molti infortuni. Ogni anno sono stato fermo due, tre mesi. Credo sia per questo. Quindi cercherò di evitarli quest’anno.

Ricordi quando hai visto giocare Novak per la prima volta?
Credo di averlo visto per la prima volta quando è diventato campione qui a Melbourne, circa 10 anni fa, 7 anni fa.

Cerchi di riprodurre il suo gioco oppure ti piace perché giocava come te?
Beh, mi piace e gioca benissimo. Mi piace vederlo giocare.

Kyrgios ha detto che quando era più piccolo ha chiesto un autografo a Tsonga. Hai mai chiesto un autografo a Djokovic nella tua vita?
No, non ancora. Forse dopo. Forse un giorno mi farò una foto con lui. L’anno scorso l’ho fatta con Rafa. Uno alla volta (ride).

Sapevi che Hyung-Taik Le è stato il miglior tennista coreano?
Sì.

Hai mai giocato con lui?
Non l’ho mai visto mentre giocava. Ma due anni fa ho giocato in Coppa Davis e lui è il capitano. Ho giocato nel suo stesso team.

Cosa ti ha detto? Parli ancora con lui?
È il capitano quindi parliamo sempre, mangiamo spesso insieme.

Dopo una grande vittoria come questa credi sia difficile concentrarsi sulla prossima partita?
Cerco di concentrarmi ogni giorno, in ogni momento,  in uno Slam. Sono felice di scendere in campo, in una grande arena, sono molto felice di essere qui.

Sai qualcosa di Sandgren?
Sì, è un tennista davvero bravo. Credo sia la prima volta nei quarti, come me. Sono pronto ad affrontarlo. Prima devo recuperare bene.

Lo hai mai visto giocare?
Ci siamo già incontrati una volta. Ci conosciamo a vicenda. Devo essere pronto.

Hai fatto una bellissima intervista in campo con Jim Courier. Un paio di anni fa mentre giocavi in un piccolo torneo in Cina parlavi a malapena in Inglese. Come hai fatto a migliorare? Hai un insegnante? Hai imparato in tour?
Nel tour devo parlare in inglese sempre e per me questo è studio. Sto cercando di imparare.

Ti hanno soprannominato Il Professore per via degli occhiali che porti in campo. Ti piace?
Sì, credo che mi piaccia. È un bel soprannome.

Quando hai capito che Novak aveva dolore al braccio?
Credo dopo il primo set, ha chiamato un medical time out. Sembrava stanco.

Che tipo di strategia o tattica hai preparato per il match di oggi?
Ho sempre cercato di giocare allo stesso modo durante il torneo. Ho cercato di essere più rilassato e concentrato perché è un grande giocatore, è stato n. 1 del mondo. Ho cercato di concentrarmi su ogni punto.

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Circoli in vista

Pietro Romeo Scomparin e il successo nei tornei Open: “In due anni punto a fare il salto” [ESCLUSIVA]

Il 21enne veneto ha vinto l’Open Rodeo di Mirano e sta preparando la stagione del suo decollo. “Mi piace sciare ma non sono bravo come Sinner”

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Scomparin Pietro - Foto Padova Oggi

Nel penultimo week-end di gennaio a Mirano è andata in scena la sesta edizione del ‘Rodeo Aquarius FITP’ riservato ai seconda categoria, primo appuntamento dell’anno nel club Miranese, con più di 40 partecipanti provenienti da svariate regioni d’Italia. L’ha spuntata il vicentino Pietro Romeo Scomparin che in finale ha avuto la meglio su un ottimo Riccardo Parravicini, classificato 2.6 e tesserato per il TC Padova. Il tennista veneziano infatti ha dato parecchio filo da torcere al più titolato avversario (classificato 2.2), arrivando anche ad avere un set point nel primo set. Lo avesse messo a segno forse il match avrebbe raccontato una storia diversa, ma il 21enne Scomparin, tesserato per il Tennis Villafranca, è riuscito a salvarsi e a rimettere la partita sui giusti binari fino a concludere col punteggio di 5-4(3) 4-1.

Abbiamo raggiunto telefonicamente il vincitore per avere un suo commento.

Buongiorno Pietro, disturbiamo?

 

Assolutamente no, oggi sono stato a sciare ad Asiago con mio padre e mio fratello e adesso stiamo tornando a casa. Lo sci mi piace moltissimo, tanto che da piccolo facevo le gare.

Un emulo di Sinner dunque?

No, no (ride, ndr), non ero così forte come lui. Diciamo che me la cavavo.

Come te la cavi anche con la racchetta in mano. Nella tua zona fai letteralmente man bassa di Open.

(ride, ndr), effettivamente ne vinco abbastanza. L’anno scorso ho vinto quattro tornei e pure questa stagione è iniziata nel migliore dei modi con la vittoria a Mirano. Anche se qui purtroppo come testa di serie n.1 ho disputato solo una partita mentre avrei bisogno di giocare molto di più per preparare le prossime trasferte.

C’era un premio in denaro?

No, gli unici benefit sono stati che non ho pagato l’iscrizione e che alla fine mi hanno regalato del materiale del Circolo.

Parlavi delle tue prossime trasferte.

In febbraio sarò ad Antalya (Turchia), in marzo invece in Croazia e ad aprile a Palmanova (Spagna).

Riprendi dunque l’esperienza nei tornei Futures che avevi cominciato nel 2022 quando hai giocato 30 partite (con 19 vittorie), raggiungendo tre volte il tabellone principale. Poi ti sei fermato, come mai?

Sì, nei primi mesi ho avuto un buon rendimento, conquistando anche il mio primo punto ATP al Cairo. Poi ho interrotto perché ho cambiato allenatore e mi sono trasferito al Tennis Villafranca. Poi ho anche studiato disperatamente inglese perché mi erano arrivate un paio di proposte di borsa di studio dai College USA. Solo che era richiesto un livello linguistico C1 (il secondo più alto dopo il C2, ndr) e io sono riuscito ad ottenere solo un B2. Così non sono andato (ride, ndr).

Hai detto che ti sei trasferito a Villafranca. Con chi ti alleni?

Con Marco Speronello che come vincitore di Open avrebbe parecchie cose da insegnarmi (ride, ndr).

Con il Villafranca giochi la B2?

Quest’anno non più perché farò la B1 con Schio e probabilmente la prossima stagione giocherò in A2 con Bassano.

La tua superficie preferita?

La terra, però adesso mi sto allenando parecchio sul veloce a Treviso perché il primo torneo sarà a Ortisei per le pre-qualificazioni BNL e lì non solo il superficie è molto rapida ma saremo anche in quota.

Sempre sulle orme di Sinner. A proposito di giocatori forti hai mai giocato con qualcuno di loro?

Con Sinner cinque anni fa ci palleggiai in Grecia quando lui stava iniziando a fare i primi ITF.

E con gli altri ragazzi della cosiddetta new wave italiana?

Non è che tennisticamente li conosca tanto bene perché da piccolo non ero forte come loro. Tanto per dire a 16 anni ero ancora terza categoria. Ho giusto incrociato Bellucci all’Open di Trissino un anno e mezzo fa quando lui vinse battendo in finale Speronello (da cui io persi in semifinale) che era sopra 6-4 4-1 e poi finì per perdere 7-6 al terzo.

Adesso non stanno attraversando un momento particolarmente brillante.

Ci sta perché nel tennis non è facile tenere costantemente un livello alto. Poi ci sono vari fattori che possono influire: infortuni, cambio di allenatore, la famiglia. Quindi non è mai un processo rettilineo.

Tu comunque li vedi tutti in top 100?

Certamente, hanno tutti il livello per ottenere quei risultati.

E tu invece che ambizioni hai?

Per quest’anno mi piacerebbe arrivare al n.600 ATP. L’anno prossimo magari arrivare a 300/400 per poi fare il salto.

Parliamo anche di un eventuale piano B. La scuola?

Ho fatto il Liceo Scientifico Scienze Applicate, i primi quattro anni frequentando e l’ultimo online perché viaggiando non ci riuscivo più.

Grazie Pietro, speriamo tu ci dia occasione di scrivere ancora di te.

Farò il possibile (ride, ndr) e intanto grazie per l’interesse.

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Australian Open

Australian Open, Ivanisevic: “Novak ha ragione: questa è la sua vittoria Slam migliore”

“In campo può dirmi quello che vuole. L’importante è che vinca” così il coach di Djokovic, Goran Ivanisevic. Il 22-22 con Rafa? “Come un match di pallamano. Se Nadal gioca a Parigi è sempre favorito”

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Dopo la conferenza del vincitore Novak Djokovic, e quella dello sconfitto Stefanos Tsitsipas, ha parlato anche il coach del neo-numero 1 del mondo: Goran Ivanisevic.

D. Goran, in che posizione collochi questo successo nella classifica dei titoli vinti da Novak con la tua collaborazione?
IVANISEVIC: Credo che lui abbia ragione, e che questo sia proprio il migliore. Non solo per il suo ritorno dopo quello che è successo lo scorso anno, ma anche per le ultime tre settimane, che sono state oltremodo dure. Credevo di aver visto tutto nel 2021, quando vinse qui con uno strappo agli addominali. È stato incredibile, voglio dire, giocare ogni giorno sempre meglio. Impressionante.

D. Ha detto che temeva di non poter giocare più qui. Quanto c’era di vero in questo?
IVANISEVIC: Diciamo così: non dico il 100% ma se il 97% dei giocatori ricevesse un esito di risonanza magnetica uguale a quello che lui ha ricevuto, si ritirerebbe. Ma non lui. È di un altro pianeta; il suo cervello lavora in maniera diversa. Sono con lui da cinque anni, e ogni cosa è legata al modo in cui pensa. Ha dato tutto; 77 terapie al giorno. Ha migliorato piano piano, non me l’aspettavo. Mi ha scioccato. Tutto bene per i primi due turni, ma poi contro Dimitrov è stato spaventoso. Alla fine, ne è uscito e ha vinto.

 

D. Quando abbiamo parlato con Novak l’altro giorno, ci ha confessato che il non avere suo padre sugli spalti lo ha influenzato. Puoi dirci quanto è stato difficile dal punto di vista emotivo per lui?
IVANISEVIC: È stata dura. Nel match contro Tommy Paul è stato più fragile: da 5-1 a 5 pari, in questi casi di solito lui chiude 6-1, non importa chi sia l’avversario. Cose che capitano, fortunatamente ha saputo vincere il torneo nonostante tutto. È un traguardo incredibile.

D: Tu lavori con Novak ormai da un po’. Hai imparato qualcosa di nuovo su di lui durante il torneo?
IVANISEVIC: Si impara sempre. Lui è ogni giorno più matto (ride). La sua follia non ha limite, in senso buono (sorride). Sul serio, è un tipo incredibile, indescrivibile. Di nuovo credevo di aver visto tutto, e poi è andata così. Probabilmente ne vedrò ancora delle belle. Sul campo ha emozioni, ci parliamo; anche oggi, come durante tutto il torneo, ha avuto momenti buoni e momenti meno buoni. Ma alla fine non importa, ha vinto 10 Australian Open. Spagna-Serbia sembra una sfida di pallamano: 22-22. Nel 2023 la questione si fa interessante.

D: Dopo questi match ti chiede sempre scusa, spiegando quanto sia difficile avere a che fare con lui. Davvero è così dura? A cosa si riferisce?
IVANISEVIC: Potrei andare avanti a parlarne per dieci giorni. Insomma, sono stato un tennista, anche piuttosto matto. Capisco come si sente, le sue emozioni. Siamo in una finale Slam, se parlarci lo aiuta, allora parliamo. Gliel’ho detto, dimmi quello che vuoi ma tu devi vincere, altrimenti avrai un problema. Finché vince, non ci sono problemi. L’anno scorso non è stato facile; niente è facile anche per un coach. Per esempio, il coach del Real Madrid ha bisogno di avere pressione; se non vinci uno o due incontri, ti fanno fuori. È bello fare le finali, ma le devi vincere. Contano solo gli Slam, ed è una grande sfida. E io ci sono abituato; ormai sono nella sua squadra da quattro anni.

D: Oggi ti ha ben impressionato il suo dritto?
IVANISEVIC: il suo diritto mi ha impressionato per tutto l’anno; ci abbiamo lavorato molto. Ha iniziato a giocarci così a Torino, ma abbiamo lavorato molto nella pre-season. Ad Adelaide è andato bene. Ma qui quando si è fatto male ha avuto bisogno di essere più aggressivo. Ha intensificato lo sforzo e ha iniziato a colpire di dritto in maniera incredibile; credo le migliori due settimane di dritti che io abbia mai visto nella sua vita. Non aveva mai colpito così bene prima d’ora. Forse oggi è stato un giorno in cui li ha colpiti meno bene; ma quando ne ha avuto bisogno, ha giocato un grande tennis.

D: Hai parlato del 22-22 tra Novak e Rafa. Nole ha 36 quasi anni. Ci sono alcuni ragazzi che ne hanno 19; quanto tempo pensi ancora lui possa stare a questi livelli?
IVANISEVIC: Due o tre anni ancora. È incredibile il modo in cui si prende cura del suo fisico, approccia ogni aspetto, il cibo. Incredibile. I giovani sono il futuro del tennis, ma ancora abbiamo questi due ragazzi che si danno battaglia. Melbourne è il campo di casa per Novak, e adesso andiamo a casa di Rafa, per continuare il match di pallamano. Alcaraz sta arrivando; è un grande. Ma secondo me se Rafa scende in campo a Parigi, per me è sempre il favorito. In diversi lo possono battere, anche Novak. Ma Rafa ha vinto 14 volte, pazzesco. Quei due si sono davvero spinti l’un l’altro a migliorarsi. È bello avere i giovani; Stefanos vincerà un gran Slam sicuramente, perché è un giocatore incredibile.

D: Puoi dirci qualcosa di quando Novak è venuto da voi subito dopo il match? Non l’avevamo mai visto così emozionato dopo una vittoria Slam. Ti ha colpito questo fatto?
IVANISEVIC: Sinceramente, sì e no. Lui si tiene tutto dentro, e a volte bisogna esplodere. Mi ha sorpreso vederlo tranquillo per un set e mezzo; alla fine ha lasciato emergere tutto. È stato emozionante per noi e per lui. Un grande risultato dopo tre settimane davvero dure. È riuscito a vincere su tutto.

D: Hai parlato del Roland Garros; quanto sarebbe speciale vincere il ventitreesimo titolo?
IVANISEVIC: Ho detto otto o nove anni fa che Novak e Rafa avrebbero superato Roger. Considerato quanto fossero indietro, la gente mi guardava come se fossi matto, e ora siamo 22-22. Due guerrieri incredibili, due tennisti incredibili, cosa hanno fatto per il tennis! Non vedo l’ora che entrambi stiano al meglio, e poi la battaglia sarà là, con i giovani che cercheranno la loro strada per fare qualcosa di buono. Ma saranno quei due ad avere l’ultima parola.

Danilo Gori

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Australian Open

Australian Open, Djokovic: “Non voglio fermarmi, posso vincere Slam contro chiunque”

“Un privilegio far parte della discussione sui più grandi tennisti di ogni tempo” commenta Novak Djokovic dopo il 22° trionfo Slam. “35 anni non sono 25, ma ho ancora tempo davanti a me”

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Novak Djokovic – Australian Open 2023 (foto via Twitter @rolandgarros)

Il resto del video, che qui potete vedere in anteprima, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

Clicca QUI per vedere il video completo!

Battendo Stefanos Tsitsipas nella finale di domenica, Novak Djokovic ha vinto il suo decimo titolo all’Australian Open, raggiunto Rafa Nadal a quota 22 Slam e, lunedì, tornerà in vetta al ranking. Dopo le parole di Tsitsipas, tocca a Nole presentarsi davanti ai media, accolto dal direttore del torneo Craig Tiley che invita tutti a congratularsi con lui, sottolineando l’importanza del suo decimo successo, alla luce di tutto quanto è successo.

 

D: sul campo hai parlato delle tue ultime cinque settimane. Ce ne puoi accennare?

DJOKOVIC: ero pieno di orgoglio e soddisfazione in quel momento. Quando sono andato nel box della mia squadra sono crollato dal punto di vista emotivo e ho pianto, in special modo con mia madre e mio fratello quando li ho abbracciati. Anche perché fino a quel momento non mi ero concesso distrazioni extra tennistiche o anche di altro genere, come problemi fisici; ho voluto evitare che qualcosa disturbasse la mia concentrazione. Rimanere concentrato e prendere le cose giorno dopo giorno per vedere dove sarei potuto arrivare ha richiesto uno sforzo mentale enorme.

Due settimane e mezzo fa non ero affatto convinto delle mie chance di vincere questo torneo, soprattutto per via della gamba. Era un gioco di sopravvivenza ogni match.

La cosa che mi ha aiutato qui è che tra un match e l’altro c’è un giorno di riposo, quindi più tempo per recuperare mettendo in pratica ogni trattamento utile per farmi scendere in campo nell’incontro successivo e vincere alla fine.

L’ho visto (Tsitsipas) giocare, e dominare. Sapevo che sarebbe stata una grande sfida e che dovevo stare saldo. Ed è quanto ho fatto.

Penso di aver cominciato molto bene; il primo set è durato poco, 30 o 35 minuti. Nel secondo lui ha giocato meglio e ha avuto le sue possibilità. Ha mancato un set point; io ho tenuto saldi i nervi e ho vinto il secondo e il terzo al tie-break.

Alla fine, è stato un grande sollievo poter liberare le emozioni; difficile dire qualcosa in più. È stato un viaggio lungo, e speciale.

D: nel secondo set vi siete parlati e guardati spesso, credo tu e Goran. Cosa stava succedendo?

DJOKOVIC: Goran e un altro membro del mio team. Solo un normale scambio di idee quando non va come vorrei e cerco aiuto e consigli. Tutto qui.

Certo è difficile spiegare alle persone che non si sono trovate in queste situazioni cosa tu stia provando; è normale. Come ho detto durante il discorso finale, tollerano un sacco di cose che io faccio loro e dico loro; sono incredibilmente grato di avere la loro presenza e il loro supporto. Se fossi io nel box e qualcuno sì comportasse così con me risponderei in maniera diversa (ride).

D: hai parlato delle emozioni alla fine; quanto di queste riguardava quello che è successo l’anno scorso, il tuo ritorno, l’infortunio e tutto il resto al di fuori del campo da tennis? È stato un insieme di tutte queste cose?

DJOKOVIC: certo che sì. non vedevo l’ora di tornare qui; mi sento sempre alla grande in Australia. I miei risultati sono lì a dimostrarlo. Volevo tornare e giocare.

So di potercela fare, il mio record all’Australian Open me lo ricorda sempre. Ho terminato la scorsa stagione nella miglior maniera possibile, giocando alla grande. E mi sono preparato al meglio.

Ovviamente pensando allo scorso anno ero un po’ nervoso: non sapevo come sarei stato accolto qui, ma alla fine è stata un’esperienza molto positiva.

Ancora, non sarei stato in grado di fare quello che ho fatto ad Adelaide e qui se non avessi avuto ottime sensazioni, in campo e fuori. Sono anche successe alcune cose non facili da gestire, specie quando accadono verso la fine di un Grande Slam. Penso alla faccenda di mio padre. Ma ho tenuto tutto sotto controllo.

È questo quello che intendevo quando parlavo dello dell’enorme sforzo mentale per rimanere concentrato. E le persone intorno a me hanno fatto il massimo per aiutarmi a rimanere mentalmente nel torneo e a dare il massimo di me stesso.

D: hai detto in passato di essere motivato dalla storia. Guardiamo al tuo duello con Rafa, ora che siete entrambi a 22 Slam. Ti motiva l’obiettivo di vincere più Major di chiunque altro, considerando anche Serena e Margaret Court?

DJOKOVIC: ovviamente mi motiva vincere quanti più Slam possibile. A questo punto della carriera, questi trofei sono il fattore che mi motiva di più a competere, senza dubbio.

Non amo compararmi agli altri, ma è un privilegio far parte della discussione sui più grandi tennisti di ogni tempo. Se la gente mi vede così, è davvero lusinghiero, perché so di aver dato il meglio di me per vincere questi tornei, così come tutti gli altri.

Ho ancora tante motivazioni. Vediamo quanto lontano mi porteranno. Non voglio fermarmi qui; mi sento benissimo e so che quando sto bene fisicamente e sono mentalmente presente, posso vincere qualsiasi Slam, contro chiunque.

Adoro sfruttare le mie possibilità. Ma in ogni caso nulla è garantito, e nulla è scontato. So bene che ci sono molti tennisti che vogliono questi titoli o la posizione di numero 1 del mondo. Ho vissuto tante volte queste situazioni, e queste esperienze mi aiutano a tenere la mente fresca, sapendo bene cosa mi aspetta.

Non so per quanti anni giocherò ancora o quanti Slam mi vedranno protagonista. Dipende da più cose, e non solo dal mio fisico. È fondamentale avere il supporto e l’affetto delle persone più vicine, e mantenere il giusto equilibrio tra tennis e vita privata, ma allo stesso tempo conservare la lucidità mentale per sforzarsi di inseguire ancora i miei obiettivi.

Fisicamente sto bene; certo 35 anni non sono 25, sebbene io mi senta tale. Eppure sento di avere ancora tempo avanti a me; vediamo dove posso arrivare.

D: quando il match è terminato hai guardato al tuo angolo indicando più posti. Cosa stavi cercando di dire?

DJOKOVIC: cosa vuoi farmi dire? hai visto tutto (ride).

È un codice tra di noi, loro hanno capito. Ci vuole cuore, forza mentale, e la… terza cosa per farcela.

D: hai imparato qualcosa su di te negli ultimi 15 giorni, in campo o fuori? Il tuo livello è quello della semifinale del 2016 contro Federer?

DJOKOVIC: cerco sempre di ricavare qualcosa per migliorare il mio tennis, ma anche lezioni di vita sul mio carattere, sulle esperienze, su tutto quello che mi capita fuori e dentro il campo. Ho bisogno di tempo e di spazio per riflettere; difficile parlarne ora, così presto.

In termini di qualità del mio tennis, onestamente ho giocato il mio miglior tennis, proprio come nel 2011 2015 o 2016 quando ho avuto delle stagioni meravigliose e degli Australian Open meravigliosi. Sì, credo di essere stato a quei livelli, uno dei due o tre migliori Slam, in particolare qui.

D: tu hai scherzato su 35 e 25. che significato ha per te ancora adesso vincere ed essere il numero uno?

DJOKOVIC: è ancora meglio di 10 anni fa, perché non sai mai quanto tempo giocherai ancora. Così io festeggio questi momenti ancor più di una volta. Non li do mai per scontati.

Come detto è accaduto da troppo poco. Devo rifletterci e dormirci sopra alcune notti, per realizzare cosa abbiamo davvero fatto io e la mia squadra. Sono incredibilmente fiero perché non è stato un viaggio comodo nelle ultime 3/4 settimane. Tutto ciò rende questa vittoria ancora più speciale.

D: tu speravi che tuo padre fosse presente per la finale di stasera, ma questo ovviamente non è accaduto. come mai non si è fatto vedere fuori dagli spalti? quanto sarebbe stato speciale per te vederlo?

DJOKOVIC: ne abbiamo parlato; pensavo che le cose si sarebbero calmate, ma non è stato così. Abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che lui non venisse. Ci è dispiaciuto molto, sono momenti unici; chissà se si ripresenteranno. Non è stato facile per lui.

L’ho visto dopo il match; certo non è stato il massimo per lui, anche se era felice di abbracciarmi. È stato un po’ triste.

È andata così. Alla fine, mi ha detto che l’importante era che io mi fossi sentito bene sul campo. Ho vinto e lui era qui per me: questo è quanto ci siamo detti. comunque, è stato qui per tutta la durata del torneo e alla fine ho vinto.

D: hai detto che sia tu che Stefanos venite da paesi piccoli. 22 Slam dopo, cosa significano queste vittorie per le persone a casa?

DJOKOVIC: non lo so fino in fondo, ma credo sinceramente e spero che soprattutto i giovani in Serbia traggano ispirazione in quello che faccio, nei miei risultati; e che questi li motivino ad afferrare una racchetta o a fare qualsiasi altra cosa, nello sport o nella vita in generale.

Come ho detto sul campo, bisogna sognare in grande, e nutrire quei sogni. Lo abbiamo già detto, lo so, ma è così. Venire dalla Serbia o dalla Grecia come Stefanos, con tradizioni tennistiche quasi a zero, è un ostacolo in più da superare. Devi lastricare da solo la tua strada e diventare il primo in qualcosa, insieme con la tua famiglia e il tuo coach. Questo è quanto fa il tutto ancora più unico e gratificante; tutto è ancora più bello, perché sai come hai cominciato.

Serbia e Grecia hanno storicamente ottimi rapporti storicamente. così come io ho con Stefanos; siamo rivali certo, ma abbiamo avuto belle parole l’uno per l’altro sul campo.

Credo sia molto importante essere gentili e rispettoso in quei momenti, al di là del risultato; tu vuoi vincere chiaramente, tu competi fieramente, ma devi avere parole di rispetto per il tuo rivale, perché sai cosa ha passato per essere lì e cosa sta vivendo. E sai che è stata dura.

Danilo Gori

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