Chung: “Oggi il mio sogno è diventato realtà”

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Chung: “Oggi il mio sogno è diventato realtà”

Australian Open 2018, 4T. H. Chung b. N. Djokovic 7-6, 7-5, 7-6. L’intervista del dopo partita a Hyeon Chung

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Cosa significa questa vittoria per il tennis in Asia? Credi che possa aiutare a farlo crescere ulteriormente?
Si, la vittoria di oggi è per il mio paese, credo che possa aiutare ulteriormente il tennis (ride).

La Corea del Sud e la Corea del Nord andranno insieme ai Giochi Olimpici. Cosa significa per te e per il tuo paese?
Credo sia una bella domanda, ma non lo so. Io gioco solo a tennis, quindi non so rispondere a questo.

Non puoi dire nulla perché credi sia una questione politica di cui non vuoi parlare o perché non hai un’opinione?
Prossima domanda, per favore.

 

Quanto sei felice di aver battuto il sei volte campione degli Australian Open nella Rod Laver Arena?
Gioco a tennis e vedo Novak, Roger e Rafa come dei modelli, i miei idoli. Sono felice di aver affrontato di nuovo Novak. Ne sono onorato. Oggi il mio sogno è diventato realtà.

Credi che il tuo gioco somigli molto a quello di Djokovic, più che a quello di Federer o Nadal, o no?
Sì, credo di si. Cerco di giocare come lui perché è bravissimo da fondo campo e mentalmente molto forte.

Credi che abbia aiutato la tua fiducia vincere le NextGen a Milano l’anno scorso?
Sì, ho avuto un bel finale di stagione e sono felice di aver iniziato bene, con la giusta fiducia.

È difficile credere che tu sia n.58 del mondo e due anni fa eri al 51. Cosa è successo?
Beh, gioco nel tour da due, tre anni e ho avuto molti infortuni. Ogni anno sono stato fermo due, tre mesi. Credo sia per questo. Quindi cercherò di evitarli quest’anno.

Ricordi quando hai visto giocare Novak per la prima volta?
Credo di averlo visto per la prima volta quando è diventato campione qui a Melbourne, circa 10 anni fa, 7 anni fa.

Cerchi di riprodurre il suo gioco oppure ti piace perché giocava come te?
Beh, mi piace e gioca benissimo. Mi piace vederlo giocare.

Kyrgios ha detto che quando era più piccolo ha chiesto un autografo a Tsonga. Hai mai chiesto un autografo a Djokovic nella tua vita?
No, non ancora. Forse dopo. Forse un giorno mi farò una foto con lui. L’anno scorso l’ho fatta con Rafa. Uno alla volta (ride).

Sapevi che Hyung-Taik Le è stato il miglior tennista coreano?
Sì.

Hai mai giocato con lui?
Non l’ho mai visto mentre giocava. Ma due anni fa ho giocato in Coppa Davis e lui è il capitano. Ho giocato nel suo stesso team.

Cosa ti ha detto? Parli ancora con lui?
È il capitano quindi parliamo sempre, mangiamo spesso insieme.

Dopo una grande vittoria come questa credi sia difficile concentrarsi sulla prossima partita?
Cerco di concentrarmi ogni giorno, in ogni momento,  in uno Slam. Sono felice di scendere in campo, in una grande arena, sono molto felice di essere qui.

Sai qualcosa di Sandgren?
Sì, è un tennista davvero bravo. Credo sia la prima volta nei quarti, come me. Sono pronto ad affrontarlo. Prima devo recuperare bene.

Lo hai mai visto giocare?
Ci siamo già incontrati una volta. Ci conosciamo a vicenda. Devo essere pronto.

Hai fatto una bellissima intervista in campo con Jim Courier. Un paio di anni fa mentre giocavi in un piccolo torneo in Cina parlavi a malapena in Inglese. Come hai fatto a migliorare? Hai un insegnante? Hai imparato in tour?
Nel tour devo parlare in inglese sempre e per me questo è studio. Sto cercando di imparare.

Ti hanno soprannominato Il Professore per via degli occhiali che porti in campo. Ti piace?
Sì, credo che mi piaccia. È un bel soprannome.

Quando hai capito che Novak aveva dolore al braccio?
Credo dopo il primo set, ha chiamato un medical time out. Sembrava stanco.

Che tipo di strategia o tattica hai preparato per il match di oggi?
Ho sempre cercato di giocare allo stesso modo durante il torneo. Ho cercato di essere più rilassato e concentrato perché è un grande giocatore, è stato n. 1 del mondo. Ho cercato di concentrarmi su ogni punto.

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Massu sulle possibilità di Thiem: “È ancora più motivato”

L’allenatore di Dominic manifesta tutto il suo ottimismo in vista della ripartenza: “È abituato ad avere un calendario impegnativo”. E sulla programmazione dice: “Decideremo dopo lo US Open”

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Nicolas Massu - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ormai ci siamo. La ripresa del circuito ATP è dietro l’angolo e in molti pregustano già di vedere tornare in campo i loro beniamini. Tra i giocatori che sicuramente avranno più occhi puntati addosso al momento del rientro c’è sicuramente Dominic Thiem. L’austriaco è un giocatore di alto livello ormai da anni, ma nell’ultimo biennio sembra aver fatto un ulteriore salto di qualità che lo ha portato ad essere un serio candidato per la vittoria di Slam e altri titoli pesanti. Oltre alle indubbie qualità tecniche, Dominic sembra essersi convinto di poter essere una minaccia costante per i tre mostri sacri del tennis contemporaneo, Roger Federer, Novak Djokovic e Rafael Nadal.

Quando scende in campo contro i Big Three non manifesta alcun timore reverenziale, scende in campo per vincere e spesso lo fa. Dall’inizio del 2019 infatti, Thiem è in vantaggio 7-3 negli scontri diretti contro i Big Three. Certo, due delle tre sconfitte sono arrivate in una finale Slam (Roland Garros 2019 contro Rafa e Australian Open 2020 contro Nole), ma i numeri continuano a essere dalla parte dell’austriaco e testimoniano che è ormai pronto per il grande salto.

Sicuramente ne è convinto il suo coach, Nicolas Massu, tra i principali artefici dei recenti progressi di Thiem. Il cileno, nel corso di un’intervista rilasciata al sito dell’ATP, ha espresso tutto il suo ottimismo per la ripartenza. I due, a dispetto della distanza imposta dalla quarantena, hanno continuato a sentirsi quotidianamente per organizzare il lavoro e Massu è molto contento di come il suo pupillo si è allenato durante il lockdown.

Durante la sospensione, ero sempre in contatto con Dominic e suo padre, Wolfgang, mi aggiornava sempre su come stavano lavorando. Dominic è rimasto con suo padre e si è allenato. Ha lavorato anche con uno dei suoi preparatori fisici che vive in Austria. Sono davvero contento che Dominic si sia allenato bene con la parte della sua squadra che lo aiuta in Austria. Dopo quattro mesi separati, abbiamo ricominciato a lavorare insieme per due settimane prima che andassi con lui ad alcune esibizioni a luglio. Ci siamo presi due settimane di ferie e ho trascorso alcuni di quei giorni in Grecia. Abbiamo ricominciato a lavorare insieme questa settimana. Anche quando ero a casa in quarantena obbligatoria in Cile, ho avuto la possibilità di guardare tutte le sue partite di esibizione ed è fantastico che la tecnologia sia in grado di permetterti di farlo. È stato divertente per me e anche utile poter parlare delle partite dopo con Wolfgang“.

Tornare a competere dopo un lungo stop può non essere semplice, ma Massu ritiene che Dominic sia pronto, sia fisicamente che mentalmente. D’altronde anche con il circuito ufficiale fermo, Thiem non è rimasto con le mani in mano e si è distinto come il più stacanovista anche dei vari tour di esibizione. “La cosa positiva è che ha giocato molte partite di esibizione, quindi non è stato sei mesi senza alcun tipo di competizione. Dominic ha giocato 28 partite in 45 giorni. So che sono solo esibizioni, ma erano partite serie e il livello dei giocatori era molto alto. È stata una buona cosa per Dominic perché voleva giocare le partite e ama la competizione. Penso che lo aiuterà a New York“. Il livello sembra buono e le motivazioni non mancano, anzi a detta di Massu sono ancora più forti del solito. “Sta giocando bene, sembra forte ed è molto concentrato. Ha ancora più motivazione ora perché è abituato ad avere un calendario impegnativo con molti tornei anche in una stagione normale“.

 

A New York, Thiem non è mai andato oltre i quarti di finale, andando anzi incontro ad un paio di sconfitte al quinto set davvero dolorose: nel 2017 contro del Potro e nel 2018 contro Nadal. Il 2020 però potrebbe essere l’anno buono per centrare un risultato di rilievo anche sui campi di Flushing Meadows. “Di recente è stato in grado di fare molte cose per la prima volta. Non aveva mai superato il quarto turno agli Australian Open ed è stato a un set dalla vittoria del titolo quest’anno. L’anno scorso, è andato alle ATP Finals non avendo mai superato la fase a gironi, ma è finito a un paio di punti dalla vittoria del torneo. I suoi risultati non sono mai stati così buoni in Asia, ma poi ha vinto Pechino e ha raggiunto i quarti di finale a Shanghai. È uno dei giocatori che ha sempre la possibilità di vincere quando gioca un torneo. È il numero 3 del mondo ed è un top 10 da cinque stagioni perché i suoi risultati sono molto costanti“.

In un calendario che continua vorticosamente a mutare, giorno dopo giorno, Massu e il resto del team cercano di navigare a vista, ragionando a breve termine: i programmi per la stagione sul rosso ci sono già, ma saranno sicuramente soggetti a cambiamenti. “Non dobbiamo pensare così tanto a ciò che accadrà, perché si tratta di una situazione nuova. La cosa più importante ora è pensare al passo successivo, che è il Western & Southern Open e poi gli US Open. Dopodiché, devi vedere come ti senti fisicamente e quali sono i tuoi risultati. Si è iscritto al Kitzbühel, ma non può giocare se è ai quarti di finale degli US Open. Se gioca incredibilmente bene al Roland Garros, quale sarà il suo prossimo torneo dopo? È così difficile pianificare un calendario esatto perché non ci sono settimane di ferie. Al termine degli US Open, ci siederemo con tutta la squadra e decideremo qual è il piano migliore“.

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“Musetti mi ricorda un po’ Federer”. Parola di Gianluca Naso, responsabile tecnico del Tennis Park Club Genova

Terza tappa del nostro viaggio tra le accademie italiane. Da qualche mese, Gianluca Naso gestisce l’intera scuola tennis del circolo genovese, che tra pochi giorni proverà a vincere il campionato di serie A1

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La terza tappa del nostro viaggio virtuale alla scoperta di alcune delle più importanti accademie tennistiche italiane ci ha condotti all’interno di uno dei circoli più ricchi di storia e di tradizioni: il Park Tennis Club di Genova.

Fondato nel 1929, il Park ha vissuto una stagione di forte rilancio a partire dai primi anni del nuovo millennio; in particolare, dal 2003 il Park è coinvolto nell’organizzazione del torneo ATP di Valletta Cambiaso –  uno dei Challenger più belli e prestigiosi del circuito – e nel 2009 sui propri campi ospitò il confronto di Coppa Davis tra la nostra nazionale e quella svizzera rappresentata da Federer e Wawrinka.

Non meno importanti i risultati agonistici: nel 2016 la squadra schierata dal Park Tennis Club ha vinto il torneo di A1 maschile e il 13 agosto avrà la possibilità di bissare quel successo nella finale che disputerà a Todi contro il TC Italia Forte dei Marmi.

 

Il circolo è inoltre sede di una scuola tennis che coinvolge al momento oltre duecento ragazzi di età compresa tra i 4 e i 20 anni; all’inizio del 2020 Gianluca Naso – ex professionista con un best ranking 175 in singolare  raggiunto nel 2012 – insieme ad un socio ha preso in gestione l’intera scuola tennis (da lui definita “centro di allenamento” nel corso del nostro dialogo) che è stata così scorporata dalle altre attività del club.

Quella che segue è l’intervista video realizzata con Gianluca Naso durante una pausa dello stage tecnico organizzato dalla FIT a beneficio di giocatori italiani che hanno ricoperto una classifica compresa tra le prime 500 posizioni mondiali.

I momenti salienti dell’intervista:

01:00 – Struttura e obiettivi della “scuola di addestramento”.

03:00 – La convenzione con l’istituto scolastico “Marcelline” per permettere ai giovani atleti di gestire contemporaneamente sport e studio.

04:20 – L’area agonistica: prima fascia (dai 12 ai 16 anni) e seconda fascia (over 16).

05:55 – il momento della scelta: professionismo sì o no?

09:35 – Analisi tecnica dei pro e contro del rovescio ad una e due mani con una conclusione che (presumiamo) desterà  il plauso dei “classicisti”.

11:30 – Quali sono i fattori più importanti – oltre a quelli tecnici – che contribuiscono a formare un giocatore professionista. Staff tecnico e famiglia.

13:40 – Campionato di A1 maschile: come è organizzato e quale importanza riveste per il movimento tennistico italiano.

17:20 – Il più forte 2002 del mondo – l’italiano Lorenzo Musetti , membro della squadra di A1 del Park Tennis Club – visto ai raggi x: caratteristiche tecniche, psicologiche e potenzialità.

19:18 – Ancora su Lorenzo Musetti: un’affermazione che fa sobbalzare (di gioia) l’intervistatore e una considerazione tattica.

21:40 – Considerazioni relative alla sua esperienza nel circuito ATP e un curioso aneddoto relativo alle due volte in cui affrontò vittoriosamente un ex numero 1 del mondo.

25:25 – Un pronostico sul nome di chi siederà sul trono del tennis maschile dopo l’era dei “tre tenori”.

26:58 – Una dichiarazione d’amore (tennistico) per Berrettini.

28:23 – Sinner è potenzialmente un top ten.

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Flash

Oliviero Palma: “A Palermo orgogliosi di aver mostrato a 160 paesi che si può giocare a tennis”

PALERMO – Il direttore dal Ladies Open di Palermo traccia un bilancio del torneo: “Un grosso successo sanitario, prima che tecnico”. Su Vekic: “Non si possono obbligare le giocatrici a non andare in giro”

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Siamo orgogliosi: l’idea che possiamo mostrare a 160 paesi che ci seguono in TV che un torneo di tennis si può giocare rispettando le regole, ha convinto tutti a rispettarle“. Il consuntivo del direttore del Ladies Open di Palermo, sul finire del torneo, è questo. Con l’obiettivo, tra gli altri, di fare due chiacchiere con Oliviero Palma, ho raggiunto la Sicilia per le fasi finali del torneo. Potete ascoltare qui quello che ci ha detto.

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

I protocolli sono stati ottimi ma sono suscettibili di modifiche. Ad esempio era previsto che si facessero tamponi fino a domenica, ma una tennista non potrebbe muoversi fino alla conferma della negatività” spiega Palma, che fa riferimento al fatto che domani comincia il torneo di Praga e le eventuali giocatrici testate di domenica non avrebbero potuto lasciare Palermo in tempo utile per andare a giocare. “Quindi, dopo aver fatto tamponi ogni cinque giorni, abbiamo fatto gli ultimi tamponi venerdì. Testare questi protocolli era importante per noi, per la WTA e per chi dovrà lavorarci in futuro”. Anche l’obbligo di fare la doccia lontano dal Country Club, vista la canicola palermitana, è stato rivisto per evitare alle giocatrici il fastidio di andare via dai campi zuppe di sudore nelle auto che le riaccompagnavano all’hotel Astoria Palace.

 

Questo perché, occorre specificarlo, i protocolli della WTA sono ‘consigli’ e non hanno valore di legge: chiaramente va rispettata quella del paese in cui si gioca. “La WTA non può obbligare Vekic a non andare in giro: sta alla sua sensibilità. Va ‘rimproverata’ perché ha messo la foto sui social e ha dato un messaggio sbagliato. Però non ha messo a rischio la salute di nessuno. La legge dice che all’aperto non è obbligatorio indossare la mascherina, anche se noi qui la facciamo indossare a tutti per dare un messaggio positivo“. Tanto per mettere le cose in prospettiva, Palma dedica una battuta simpatica anche a Gasquet, che aveva criticato duramente l’organizzazione palermitana per non aver creato, di fatto, una vera ‘bolla’ a protezione delle giocatrici che hanno alloggiato in un hotel assieme ad altri ospiti: “Sarà un ottimo tennista, ma non è un infettivologo...”.

Palma ha fatto anche un breve accenno all’assenza di delegati FIT a Palermo – c’era soltanto Tathiana Garbin, in Sicilia a titolo personale – e alla sfortuna di non essere riusciti a confermare la presenza di Halep, nonostante il contingente rumeno, alla fine, sia stato composto da ben nove giocatrici.

Il grosso successo di questo evento non è stato l’aspetto tecnico, che non ho neanche seguito attentamente, ma l’aspetto sanitario. Abbiamo fatto circa 500 test” riassume Palma. Che prima di esprimere un giudizio definitivo sul torneo, ci confessa che avrà la premura di attendere martedì o mercoledì, quando tutte le giocatrici che sono iscritte al torneo di Praga avranno svolto e ricevuto i risultati del tampone. Sarebbe un’importante conferma della buona riuscita del primo torneo in assoluto dopo la lunga pausa.

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