Coppa Davis, Giappone-Italia 1-1: Fognini rimonta, Seppi no

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Coppa Davis, Giappone-Italia 1-1: Fognini rimonta, Seppi no

Fabio e Andreas vanno entrambi sotto 2-1.Fognini rimonta Daniel, Seppi sconfitto da Sugita dopo aver avuto un match point sul 6-5 nel quinto. Domani doppio decisivo

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COPPA DAVIS, Ottavi di finale
GIAPPONE-ITALIA 1-1

Termina sul punteggio di 1-1 la prima giornata della sfida valevole per gli ottavi di finale di Coppa Davis in corso di svolgimento a Morioka tra Giappone e Italia. Un punteggio che sicuramente non ci può soddisfare, visto che nelle file dei padroni di casa mancava Kei Nishikori. Scialbe le prestazioni fornite dai nostri due tennisti, bravo alla fine Fabio Fognini a rimontare il numero 100 del ranking Atp Taro Daniel, sconfitto 6-2 al quinto. Mentre invece Andreas Seppi non è riuscito a completare la rimonta (come il suo connazionale era sotto due set a uno) contro il nr.1 locale Sugita ed è stato sconfitto al tie break del quinto set dopo aver sprecato un match point sul 6-5.

Fognini ha onestamente ammesso nel dopo partita di aver giocato male e servito peggio, ma ha giustamente sottolineato che quando riesci a vincere partite del genere vuol dire che ci hai messo tanto cuore. Speriamo solo che quell’accenno di fastidio manifestato all’avambraccio destro durante il match non sia  nulla di preoccupante in vista anche del doppio di domani, che a questo punto diventa davvero fondamentale per portare a casa la sfida. Seppi non è mai entrato pienamente in partita, non ha mai trovato il suo ritmo, giocando con una buona continuità solo nel quarto set e nel finale del quinto, ma purtroppo non è bastato. Serviva davvero un piccolo sforzo in più e l’impresa sarebbe riuscita, ma va dato merito al giapponese Sugita di non aver mai mollato, anche quando l’incontro sembrava essergli sfuggito di mano. Ci accontentiamo dell’1-1, ma da domani non saranno più ammesse distrazioni pena una clamorosa eliminazione.

 

F. Fognini b. T. Daniel 6-4 3-6 4-6 6-3 6-2

Non ci sono precedenti tra Fabo Fognini e Taro Daniel, attualmente nr. 100 delle classifiche Atp. La Takaya Arena di Morioka pare piccolina, molti gli spazi vuoti sugli spalti. La temperatura fuori è rigida (-7°), addirittura qualcuno sulle tribune ha una coperta sulle gambe. Giudice di sedia la sempre graziosa Eva Asderaki. Daniel vince il sorteggio e sceglie di ricevere.

La partenza di Fognini è molto lenta, subito 3 gratuiti in apertura e Daniel centra il break. Il giapponese con qualche patema lo conferma (annulla una palla del controbreak), l’azzurro fa molta fatica con il servizio (chiuderà il primo set con il 50%) e rischia il 3-0 “pesante” ma alla fine tiene la battuta. L’inizio balbettante di Fabio ha già fatto perdere un minimo di colorito a capitan Barazzutti che inizia a contorcersi in panchina. Fognini prova a scuotersi, arriva il controbreak e dopo aver annullato tre palle break riesce anche a mettere il naso avanti con un ace, 3-2 Italia. Si prosegue a fasi alterne, tanti gratuiti da una parte e dall’altra, Daniel breakka di nuovo Fognini e si porta avanti 4-3, ma poi nell’ottavo game commette ben 3 doppi falli e si fa riagguantare. Finalmente Fabio mette il piede sull’acceleratore, si salva da 0-30 nel nono game e poi gioca un game alla risposta finalmente decente, 6-4 Italia dopo 49 minuti, si può solo fare meglio il che è tutto dire. Statistiche penose in questo primo set, 2 vincenti e 19 gratuiti per Daniel, 13-26 il bilancio di Fognini.

Sugli spalti non si intravedono vessilli italici, troppo dura la trasferta giapponese, gli unici italiani che si scorgono sono Pietrangeli (che non se ne perde una nemmeno a 80 anni) e il presidente Binaghi, il cui viso tradisce qualche preoccupazione di troppo. Parte Fognini al servizio nel secondo set ed è subito break Daniel, ma il giapponese cede subito la battuta complice anche un delizioso pallonetto di rovescio di Fabio. Ora chi batte sembra fare meno fatica rispetto al primo set, si seguono i servizi sino al 3-3, poi arriva un crollo clamoroso di Fognini che quasi non si muove più. I gratuiti si impennano, Daniel non fa praticamente niente se non ributtare la palla dall’altra parte, in questo momento basta e avanza, arrivano 3 giochi di fila giapponesi, 6-3 per il tennista di casa e siamo un set pari. Fognini si prende una doverosa pausa ed esce dal campo, Barazzutti si intrattiene con gli uomini della panchina e spiega cosa secondo lui non va.

Si ricomincia, grandissima contestazione nel primo punto del terzo game, la Asderaki fa rigiocare lo scambio ma l’impressione è che avesse ragione Fabio, Daniel si ferma senza che nessuno chiami la palla fuori e Fognini chiude con una voleé. “Si è fermato lui” urla Fabio almeno una decina di volte ma non c’è niente da fare. L’azzurro però invece di perdere la bussola converte il nervosismo in energia positiva, gioca (finalmente) un buon game alla risposta e strappa la battuta all’avversario, 2-1 e servizio Italia. Ma trattasi di fuoco di paglia, altro game sciagurato al servizio, controbreak Giappone. Fabio nel frattempo al cambio di campo ha chiamato un MTO e si è fatto massaggiare l’avambraccio destro dal Dottor Parr. In tribuna anche Mark Woodforde, oggi membro del Board ITF e grandissimo doppista australiano, lo spettacolo in campo pare proprio non affascinarlo (e come dargli torto). Continua il saliscendi da ambo le parti, ancora break Fognini che sale 4-2, finalmente il match sembra essersi messo in discesa. Ma ancora una volta Fabio smarrisce un minimo di continuità, accade l’incredibile, Daniel mette in fila 4 giochi consecutivi e porta a casa il terzo set, non ci crede nemmeno lui. Fognini sta iniziando ad innervosirsi, puntuale il warning della Asderaki sul break concesso nell’ottavo gioco dopo una racchetta rotta ed una palla spedita tra i riflettori. Quello che doveva essere un comodo inizio di questa sfida di Davis si sta trasformando in un incubo. Oltretutto Fognini sembra avere dei chiari problemi fisici, clamoroso il crollo al servizio nel terzo set, ben 7 doppi falli per l’azzurro, il fastidio all’avambraccio non deve essere di poco conto ed anche nell’ottica del doppio di domani non c’è da stare allegri.

Primi due game del quarto set tranquilli, poi arrivano fiammate da vero Fognini, un paio di accelerazioni indovinate ed arriva il break, 2-1 Italia e servizio. L’azzurro conferma il break e mostra il pungo alla panchina dove il Dottor Parra con la mano gli fa il segno di metterci il cuore, chissà che non sia un piccolo segnale di risveglio. E difatti il braccio di Fabio sembra esserci sciolto, ora fioccano i vincenti, Daniel sembra un pugile nell’angolo e può ben poco. Fognini fila via dritto verso il quinto set, nemmeno una palla break concessa ed un doppio fallo del suo avversario gli regala non solo il break nel nono game ma anche il set chiuso con il punteggio di 6-3. Se Fabio gioca così Daniel non può reggere il confronto, c’è da augurarsi che il tennista italiano continui su questa falsariga.

Piccola sofferenza iniziale di Fabio nel game d’apertura del set decisivo, ma nel terzo l’azzurro rischia di compromettere tutto facendosi rimontare dal 30-0. Daniel con un po’ di fortuna arriva a palla break, ma su un recupero prodigioso di Fabio affossa in rete una voleé a campo praticamente sguarnito. Gol sbagliato, gol subito, è la legge del calcio, ma è anche quella dello sport. Nel game successivo Fognini ha 3 palle break sullo 0-40, Daniel è bravissimo ad annullarle, ma capitola sulla quarta, quando Fabio trova l’ennesimo diritto vincente di questa fase del match. Il giapponese è alle corde, un passante di rovescio incrociato da urlo ed un ace danno al tennista italiano il 4-1, dai che ci siamo. Fabio non regala più niente ed un altro break nell’ottavo gioco ci porta in vantaggio 1-0 in Giappone. Certo avremmo voluto arrivarci con meno sofferenza, ma va bene lo stesso, questa è la Davis.

Y. Sugita b. A. Seppi 4-6 6-2 6-4 4-6 7-6(1)

Sul punteggio di 1-0 per l’Italia scendono in campo Yuichi Sugita ed Andreas Seppi, tra di loro un solo precedente nel 2016, sull’erba, vinto nettamente dal nostro tennista.

Parte al servizio Seppi, i primi due game vengono vinti ai vantaggi da chi batte senza però concedere alcuna palla break. Sicuramente rispetto al primo singolare si assiste a un minor numero di gratuiti, ma come in precedenza anche Sugita e Seppi difettano molto in continuità, faticando molto a trovare un minimo di ritmo negli scambi. Rispetto al primo singolare si sono attenuati anche i tamburi dei tifosi giapponesi, che fanno fatica a destare dal torpore gli spettatori. La partita scorre via tranquilla poi nel sesto game arriva il break azzurro con Sugita che incappa in ben 3 gratuiti. Andreas sale 30-0 nel game successivo ma poi si incarta, controbreak Sugita e tutto da rifare. Match scialbo, rari scambi degni di questo nome, dalla mediocrità del primo set emerge Seppi che trova un minimo di continuità alla risposta sul 5-4 in suo favore e porta a casa il primo set.

Il secondo set pare seguire la falsariga del primo, ma ad un certo punto Sugita decide di darsi da fare ed alza il ritmo dello scambio. Andreas invece va a velocità di crociera, oggi molto bassa, fa fatica a reggere lo scambio lungo e non trova accelerazioni degne di questo nome. Sugita scappa sul 2-1 e servizio e sul 3-2 e bravissimo ad annullare tre palle break, delle quali almeno due sprecate in maniera sciagurata da Seppi. Il giapponese approfitta del momento, centra un altro break e chiude il set 6-2.

Seppi si dovrebbe dare una mossa, ma Sugita continua a fare la partita nel bene e nel male e solo la sua discontinuità permettono al nostro tennista di rimanere in scia. Binaghi sempre più curvo in tribuna pare molto sconsolato, altro break Sugita sul 2 pari nel terzo set e le cose si mettono davvero male, anche perché Andreas nel game precedente aveva mancato 3 palle per allungare lui ed ancora una volta giocandole davvero male. Sugita però prova a rimettere il nostro eroe in corsa, immediato controbreak per Seppi, ma nel festival degli errori arriva addirittura a zero un nuovo break giapponese. C’è davvero da mettersi le mani nei capelli, partita bruttissima che si potrebbe tranquillamente portare a casa. E’ una guerra a chi sbaglia meno ed al momento ha la meglio Sugita che allunga sul 5-3 e poi chiude 6-4 il parziale tenendo la battuta nel decimo gioco. Come nel match di Fognini, ci troviamo sotto due set a uno, ma l’impressione è che Sugita rispetto a Daniel sia ben altra cosa e soprattutto Seppi pare incapace di reagire ad una giornata davvero negativa. Siamo a fine terzo set ed i gratuiti del tennista italiano sono già 59, un vero e proprio disastro.

Inizia il quarto set e finalmente vediamo un Seppi quantomeno più convinto nei colpi. Ora il servizio funziona meglio ma soprattutto è la profondità della palla che è finalmente migliorata. I game volano via tranquilli seguendo il servizio, chi risponde raccoglie le briciole e le emozioni si condensano tutte nel finale. Sul 5-4 per il tennista italiano Sugita serve per rimanere nel set e si trova 15-30. Il giapponese serve sulla linea, il giudice di linea chiama l’out mentre Seppi risponde in rete, il giudice di sedia corregge ma dà il 30-30 senza far rigiocare il punto ritenendo che Andreas non sia stato disturbato dall’arbitro. La decisione ci sembra non corretta è lo stesso Seppi di solito molto tranquillo si fa sentire. Ma non c’è niente da fare, così Sugita si procura un paio di palle del 5 pari ma non le sfrutta e con un doppio fallo regala un set point al suo avversario. Scambio lungo da fondo campo, stavolta Andreas tiene botta ed il primo a sbagliare è il tennista di casa, 6-4 Italia, ancora una volta quinto set. Vediamo se l’attitudine del nostro tennista a prevalere nel set decisivo (22-15 il suo bilancio in carriera emerge anche in questa occasione.

L’inizio però non è dei migliori, Andreas ripiomba nella mediocrità dei primi tre set ed arriva subito il break di Sugita. Ci sarebbe subito l’opportunità per rientrare in partita, ma il giapponese annulla con un ace la palla del controbreak e poi sale 2-0. Il treno sembra passato perché Sugita pare avere una marcia in più, anzi sul 4-2 Andreas si trova sotto 15-40. Si intravedono i titoli di coda, il 2-5 sarebbe letale ed invece il nr.76 del mondo è bravissimo perché prima annulla le due palle break e tiene la battuta e poi centra il controbreak che riapre la partita. Accade che a Sugita tremi un po’ la mano mentre Andreas rimane attento e concentrato su ogni palla. L’azzurro spreca una prima palla del 4-4, ma trasforma la seconda facendo saltare di gioia i compagni in panchina. Ora è Seppi che va come un treno, servizio a zero e 5-4 Italia, si è ribaltata incredibilmente la situazione. Il nostro nr.2 va anche 0-30 sul servizio Sugita, ma ora la mano trema a lui, il giapponese con coraggio rimedia, siamo 5-5, ora è diventata una battaglia di nervi. Seppi tiene la battuta ai vantaggi ma senza concedere palle break, 6-5 e Sugita serve di nuovo per rimanere nel match, Andreas al cambio campo appare consumato dalla tensione. Sugita continua a sbagliare, match point Andreas sul 30-40, ma nello scambio seguente il tennista altoatesino affossa un diritto. Sugita reagisce e pareggia i conti, si va al tie break decisivo. Tie break che purtroppo non ha storia, il nr.1 locale scappa subito 3-0 ed in un amen chiude i conti con il 7-1 finale che dà al Giappone un preziosissimo 1-1. Peccato davvero, sul 2-0 sarebbe stata tutta un’altra cosa e l’impressione è che sarebbe bastato davvero un minimo sforzo in più per raggiungerlo. Domani il doppio, decisivo più che mai.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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