Ritratti: le tre sorelle

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Ritratti: le tre sorelle

Questa è una storia d’amore. Una storia d’amore tra uomini e racchette, cruciali come per un cavaliere la sua spada

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Erano tre sorelle.
Fu data loro la forza delle idee e l’autorità della bellezza.
Erano state create per cambiare il mondo.
Lo attraversarono lasciandolo migliore di come lo avevano trovato.
La prima sorella insinuò dubbi, la seconda li chiarì, la terza ne elaborò certezze.
Prima di loro, era il legno.
Un mondo di flessibilità che solo il legno sa dare.
Unicità che solo il legno sa avere.
Non si può rendere seriale il legno.
Un legno ha un’anima

LA PRIMA SORELLA

La prima sorella venne e portò l’armonia. Flessibile come solo il legno sa essere, potente come il legno mai avrebbe potuto. Corpo dal profilo costante, feeling da sensualità sconosciuta. Potenza e morbidezza. John McEnrore se ne innamorò perdutamente. Non avrebbe mai più abbandonato la sua Max 200G e con lei in una mano, con l’altra chiuse alle sue spalle la porta del mondo del legno. La 200G è stata una delle racchette più importanti della storia del tennis moderno. Fu la regina indiscussa degli inizi degli anni ’80, periodo tra il legno e la graphite e l’affermarsi definitivo del Mid Size. In pochi anni le racchette in legno sarebbero divenute oggetto da collezione e da luogo della memoria. Altre rotazioni, altro peso di palla, maggior maneggevolezza, leggerezza, maggior confort.

Sì, l’hype attorno a McEnroe e la sua racchetta era diventato quasi ingestibile a un certo momento…

In realtà già da qualche anno Ivan Lendl, usava un attrezzo in graphite e kevlar, un vecchio telaio dell’Est, la White Star, paintjobbato col nome di Ivan Lendl GTX Mid e giocare contro l’allora ceco fece capire a molti che gestire certe pallate, con il legno diveniva assai problematico. La 200G fu la soluzione a cui molti ricorsero. Aveva del legno la morbidezza e della graphite la superiore potenza dovuta a una maggiore rigidità. La 200G era flessibile e tosta. Aveva come caratteristica una sorta di rigidità dinamica, che le permetteva di essere soffice a ritmi lenti e una clava sparapalle quando si colpiva forte. Fu violino in mano a McEnrore, grancassa in mano a Camporese, e accompagnò quasi tutta la carriera di Graf tra jazzati back e dirittacci rock. Molti “pro” spesso la usarono “mascherata”. Per un periodo anche la divina Martina Navratilova imbracciò una sua personale versione camuffata di nero, per nasconderne i connotati ai pochi che si fossero fatti sfuggire l’inconfondibile silhouette e non fare arrabbiare lo sponsor.

La 200G fu una delle racchette più vendute di sempre. In quegli anni era in pratica in quasi tutte le borse dei giocatori di club. Discendente per lignaggio della gloriosa Maxply Fort, ebbe presto due appendici: la 300I, più rigida, e la 400 I più sottile, agile e leggera. Tutte ebbero come caratteristica il concetto di rigidità dinamica dovuto ad un particolare metodo costruttivo, ma nessuna ebbe il successo della 200G e nemmeno la valse.

LA SECONDA SORELLA

La seconda sorella era rossa. Nata castana, sarebbe divenuta grigia per poi tornare rossa e finir nera per far capire di aver smesso di esistere. Rosso che penetra. Eleganza. Passione. Rosso che ammalia. Classe, stile, nobiltà innata, dava prestigio a chi a lei si accompagnava e Prestige fu il suo nome. Affilata, slanciata. Longilinea. Di attutita durezza il carattere, da sirena la voce. Quando si liberava veloce, nell’aria, inconfondibile era il suo fischio. Lei era la racchetta che fischiava. Non lo faceva però con tutti. Era selettiva. Snobbava. Solo chi avesse avuto braccio forte e piedi veloci avrebbe goduto di quel suono e ne sarebbe stato schiavo. Ovale un po’ allungato a garantire un allargamento della zona utile d’impatto verso la testa. Gli uncinanti presero e ringraziarono.

Leconte ne fece fioretto e spada, Muster clava, Ivanisevic oggetto d’amore e capro espiatorio. Safin una delle sue Safinettes. Anche John McEnroe la usò per delle apparizioni al posto della sua 200G, pensando di sopperire con l’attrezzo alla velocità di palla che andava alzandosi ancor di più del tennis di quegli anni. L’esperimento di McEnroe durò pochissimo, ma l’idea non era sbagliata e furono molti tennisti anche di club che fecero lo stesso passaggio senza però rinnegarlo. La capacità di sfornare colpi di una pesantezza allora ignota, un impatto deciso ma sempre gradevole da esser definito “burroso” e una notevole maneggevolezza per gli standard dell’epoca, fecero della Prestige Mid la dominatrice dei courts. Vinse Slam in diverse mani. Poi divenne MidPlus con uno stampo divenuto famoso, dipinto di uno splendido blu, nelle mani di Guga Kuerten. Quello stampo sarebbe divenuto il paradigma della racchetta agonistica e ancora adesso lo si trova paintjobbato a secondo delle necessità, in lungo e largo nel circuito.

LA TERZA SORELLA

Delle tre sorelle lei era quella Immortale. Nessuna è stata mai amata quanto lei. Venne nel mondo e introdusse la monogamia. Forme classiche e perfette, creazione di demiurgo di mano attenta, delle tre sorelle lei, la Pro Staff, era la definitiva, la sintesi. Tosta da potersi permettere tutto anche carezze, perché chi sa di esserlo non ha paura di mostrare il proprio lato tenero. Fu definita “lo stradivari del tennis” e avrebbe consentito le migliori sinfonie a chi aveva capacità di pensarne e scriverne. Eccellente in ogni suono, in ogni genere, in ogni stile, necessitava essere abili direttori di orchestra, altrimenti diveniva violino senza corde. Tre vincitori di Slam, Pete Sampras, Stefan Edberg e Jim Courier la scelsero come compagna di tutta la loro carriera di compositori.

Accompagnò gli ultimi passi della carriera di Chris Evert e i primi di Roger Federer e sotto mentite spoglie, anche diversi altri dopo i primi. La Pro Staff 85 Original come la si è chiamata poi per distinguerla dai modelli successivi, è la racchetta più vincente della storia del tennis. Equilibrio del disegno e nome ereditato da un modello del passato altrettanto celebre, oggetto di feticismo e collezionismo, chi aveva lei avrebbe dimenticato il tradimento. Stefan Edberg, non appena seppe che stava per terminarne la produzione, ne rastrellò in tutti i negozi del mondo e mai l’abbandonò, arrivando a dipingerla di nero, giallo e rosso come il modello a cui faceva da testimonial e che per contratto avrebbe dovuto usare. Sampras e Courier fecero peggio: rifiutarono di passare a nuovi modelli per la disperazione della casa che forniva loro le racchette e comprarono gli stampi per prodursele in proprio.

Al Roland Garros junior 1998, Roger Federer e la sua Pro Staff 85

Chi l’amava, piuttosto niente che un’altra. Non fu possibile pertanto sostituirla. Le cambiarono abito, nome, modo di essere percepita nel mondo, ma era sempre lei. Non si riuscì a farla dimenticare né scomparire. Non la si poté lasciar morire. Lei era la terza sorella, quella Immortale e portò la monogamia agli uomini.

Fede Torre

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