ATP Buenos Aires: Thiem domina Monfils, è finale contro Bedene

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ATP Buenos Aires: Thiem domina Monfils, è finale contro Bedene

Thiem concede solamente tre giochi ad un falloso Monfils. In finale l’austriaco affronterà Bedene, vincitore in tre set sul padrone di casa Delbonis

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La finale del torneo di Buenos Aires sarà festa mitteleuropea tra lo sloveno Aljaž Bedene e l’austriaco Dominic Thiem. Le loro partite sono state costruite sul confronto di colpi per il primo e su una precisa scelta strategica per il secondo.

La sfida tra Bedene e l’argentino Federico Delbonis ha tre chiavi di lettura. La prima è il servizio dello sloveno che nonostante la moderata velocità di crociera risulta quasi illeggibile per l’avversario e frutta nugoli di ace. La seconda è il rovescio dell’argentino, che oggi è spaventosamente fuori misura. La terza è la sfida tra i dritti che vede Delbonis nettamente superiore e gli garantisce di portare la partita al terzo. Già nel palleggio di riscaldamento Delbonis appare più impreciso. Non vorrà dire niente, ma quando inizia la partita al servizio il suo rovescio è ancora fuori misura. Break alla seconda occasione per Bedene, che chirurgico tiene a zero il servizio con due vincenti e altri due errori di misura dell’avversario. Questi si riprende col servizio, però ha un pessimo bilancio alla risposta. Bedene serve solidissimo e ne raccoglie tutti i frutti.

Non ci sono nuvole sul cielo di Buenos Aires, e il pubblico è non foltissimo sugli spalti e molto corretto. La partita è finora entusiasmante come un martedì in ufficio. Gli stessi giocatori non hanno moti di orgoglio o di stizza: hanno lo stesso atteggiamento compassato ed anonimo dei signori che tirano il campo durante le pause. Anche Bedene si è accorto come il pubblico delle difficoltà dell’argentino, ma lo fa giocare solo su metà campo, che non è una buonissima idea se non altro perché Federico conosce l’antica tattica di spostarsi e giocare il suo poderoso dritto. Altri due ace molto ben piazzati spingono sul 5-3 il lubianese senza concedere una sola palla break. Fino ad ora il dritto dell’argentino gli ha consentito di guadagnare il controllo del gioco, ma il rovescio di perdere il punto: la  sua figlioletta in tribuna gli batte entusiasta le mani per convincerlo a raddrizzare il primo set, che al contrario Bedene conquista con un dritto vincente.

 

Il secondo set parte con Delbonis più incisivo, mentre Aljaž da 40-0 prende una pausa e per la prima volta si va ai vantaggi sul suo servizio. Nel gioco successivo, come nel primo set, Bedene ottiene la palla break dopo aver giostrato lo scambio con dritti sempre più aggressivi, e Delbonis cede il servizio. La gente continua a sventolare ventagli e assistere senza apparente coinvolgimento, fino a che sul 2-1, e nonostante due ace, Bedene si dimentica del rovescio avversario: insiste sul dritto fino a sbagliare. Arriva la prima occasione per Delbonis, che la sfrutta giocando aggressivo. Ecco, alfine si leva un coro entusiasta dal pubblico per sostenere il suo campione. Delbonis tiene il servizio spingendo col dritto e nel gioco successivo allunga, con l’aiuto di Bedene che sbaglia troppo colpi e tattica: forse per l’eccesso di sole si è scordato che l’argentino è mancino, tanto inopinatamente insiste sul suo tremendo dritto. Con una pregevole palla corta Delbonis guadagna sul 5-2 il setpoint dopo aver spalancato il campo con due sbracciate, e Bedene affossa in rete un dritto senza pretese.

In apertura di terzo set l’argentino riparte aggressivo. Quando scambiano col dritto non si vede perché debba essere sotto nel punteggio, senonché inizia a perderne la misura: annulla una palla break ma tiene il servizio con grande fatica. Bedene invece sorvola i suoi turni agilmente perché Delbonis non riesce proprio a rispondere al suo servizio. Non pare a dire il vero che sia irresistibile ma forse l’argentino lo fronteggia troppo lontano dalla riga di fondo e non sa leggerne le traiettorie, che arrivano già troppo larghe e basse sulla linea dei suoi piedi. Bedene si prende un gran rischio nel terzo gioco con un dritto lungolinea che lambisce la linea, permettendogli di andare ai vantaggi, allorquando alla seconda occasione fruisce di un rovescio lungo dell’avversario. È il momento decisivo del match. Aljaž continua a servire ace di piazzamento, uno addirittura a 163 km/h, mentre nel body language di Delbonis si legge sempre maggiore frustrazione, che coinvolge ora anche i dritti. Il successivo break a zero ne è una conseguenza inevitabile. Un sussulto di orgoglio porta Federico alla palla per un primo controbreak, ma con sportività riconosce il segno dell’ace di Bedene che gliela cancella. L’argentino appare svuotato quando non riesce a fronteggiare un passante tirato da metri fuori dal campo, e poi con due consecutivi pessimi rovesci concede un pessimo 1-6. Bedene è di nuovo in finale, dopo Chennai 2015 e San Paolo 2016.

Nella seconda partita invece è evidente la tattica di Thiem: giocare consistente senza mai accendere le micce. Imposta un gioco ad alte rotazioni e alte  percentuali, quasi per forzare Monfils a sbagliare senza destargli l’orgoglio con colpi vincenti. Thiem ottiene la prima palla break sul 2-1 alla fine di uno scambio prolungato e tesissimo, ma con l’aiuto del nastro lo smash lento appoggiato da Monfils l’annulla. È tuttavia il preludio ai due successivi errori che spingono Thiem sul 3-1. Gael ha voglia di correre e aggredire, ma Dominic resta inavvicinabile.  Spinge così Monfils a tentare qualcuna delle sue giocate arrischiatissime che valgono altre due palle break sul 4-1. Con sorprendente cautela però Monfils gioca una serie di punti che gli consentono di evitare il tracollo. La sfida oscilla tra scambi tosti con gran corse ed errori eccessivi. La trama di Thiem si intesse fino al doppio setpoint sul 5-2: non sarà macramé  per il pubblico, ma per l’austriaco è quanto basta. Infatti un ennesimo scriteriato inside in di Monfils esce quel che basta per concedere il primo set. Si contano 29 errori del francese, che non raggiunge nemmeno una palla break.

Il secondo set inizia con due doppi falli consecutivi di Thiem, che peraltro insiste nel cercare di indirizzare il suo poderosissimo servizio in kick sul rovescio di Monfils. Ci sarebbe anche da chiedersi perché uno che vanta uno dei migliori rovesci ad una mano del circuito si sposti tanto per giocare il dritto anomalo, soprattutto sotto il sole accecante dell’estate argentina. Tuttavia anche in queste situazioni, Thiem non rischia nulla nel punteggio. Il gioco latita, gli errori no: palle forzate e prive di senso da ambo le parti. Sarebbe bastato poco a Dominic per sfruttare la prima palla break sull’1-0 ma getta l’occasione alle ortiche. Ci sono interi scambi in cui i giocatori puntano a colpire di dritto ovunque arrivi la palla, correndo così il doppio del necessario. Sull’1-1 Monfils gioca una risposta incantevole di dritto in cross, e quasi chiama persino i due successivi vincenti di dritto dell’austriaco. Il gioco inizia ad essere divertente, con altri due vincenti di Monfils, che poi prova una inverosimile palla corta di rovescio in salto. Corta, va detto, lo è davvero: forse raggiunge la rete, di sicuro non la oltrepassa. Sono gli sbagli del francese a regalare il 3-1: in particolare non riesce a controllare la rotazione esasperata dei dritti incrociati di Thiem che lo cacciano sugli spalti. Monfils se la ride amaramente ai cambi di campo.

La partita, virtualmente già finita, offre stralci di qualità: un passante di rovescio lungolinea di Thiem quando riesuma una palla che oramai strisciava per terra, e un drittone in cross di Monfils su tutti. Thiem ottiene facilmente tre matchpoint, e li deve giocare tutti: è il terzo che lo riporta in finale a difendere il titolo dello scorso anno, da sicuro favorito. Infatti, l’austriaco ha già vinto questo torneo nel 2016, battendo in finale l’iberico Nicolas Almagro. Inoltre Thiem conduce per 2 a 1 gli scontri diretti contro Bedene. Il n.6 del ranking ATP si è aggiudicato in quattro set anche l’unico precedente andato in scena sulla terra rossa, al Roland Garros del 2015. Ma occhio allo sloveno che è a caccia del primo titolo nel circuito maggiore, dopo due sconfitte in finale a Chennaio nel 2015 (contro Wawrinka) e a Budapest l’anno scorso (contro Pouille).

Michele Pascolini

Risultati:

[1] D. Thiem b. G. Monfils 6-2 6-1
A. Bedene b. F. Delbonis 6-4 2-6 6-1

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Australian Open, tabù Slam per Zverev: Shapovalov passa in tre set, ora Nadal

Sorpresa a Melbourne: il tedesco vittima dei suoi demoni, il canadese conferma di essere pronto per puntare in alto

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Denis Shapovalov - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)
Denis Shapovalov - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)

[14] D. Shapovalov b. [3] A. Zverev 6-3 7-6 6-3

Clamorosa sorpresa all’Australian Open, che saluta uno dei principali favoriti. Alexander Zverev cade fragorosamente agli ottavi di finale per mano di un Denis Shapovalov che appare ormai maturo per puntare a qualcosa di importante. Sulla Margaret Court Arena passa il canadese in tre set (6-3 7-6 6-3) al termine di una partita che ha visto il tedesco rimanere vittima dei suoi demoni: qualcosa non va negli Slam per Sascha, che era accreditato come uno dei pretendenti al trono di Melbourne dopo quanto accaduto a Novak Djokovic. Dall’altra parte, Shapovalov si è fatto forza dei dubbi dell’avversario, gestendo bene i suoi momenti complicati e rimanendo lucido anche quando, nel terzo set, Zverev è apparso faticare più del dovuto dal punto di vista fisico.

IL MATCH – E dire che Sascha aveva avuto due palle break subito, nel primo game dell’incontro. Denis però le ha salvate e ha finito per togliere il servizio all’avversario nel quarto game (3-1). Il canadese è stato bravo a portare fino in fondo il break, senza concedere l’opportunità del contro-break: la saetta col servizio mancino slice ha messo spesso in difficoltà Zverev, che è finito ben presto in preda alla frustrazione. Il secondo set è proseguito sulla scia del primo, con il canadese che ha strappato al primo gioco il servizio a Zverev (molto deludente il rendimento del tedesco col suo punto migliore: a fine partita avrà solo il 69% di punti vinti con la prima e addirittura solo il 29% di punti vinti con la seconda). Poi però Denis ha accusato un calo, subendo prima il contro-break (2-2) e poi il break all’ottavo gioco (5-3). Ma Zverev è incappato in un game negativo quando è andato a servire per il secondo set permettendo a Shapo di agganciarlo sul 5-5. Il tiebreak è stato vissuto come sulle montagne russe. Il canadese si è portato sul 5-1, Zverev ha accorciato le distanze sul 5-4, Shapovalov ha commesso un doppio fallo sul primo set point sul 6-4, ma ha concretizzato il secondo il punto successivo grazie a una clamorosa stecca di diritto del tedesco e si è portato in vantaggio due set a zero. A quel punto l’inerzia del match era tutta dalla sua parte. Uno Zverev in rottura prolungata ha ceduto il servizio alla prima palla break del terzo set (2-0) e solo nel sesto gioco è riuscito ad arrivare a parità sul servizio di Shapovalov, che però è riuscito a tenere il servizio e poi a chiudere al secondo match point.

 

LE PAROLE – Shapovalov, dopo aver vinto la ATP Cup a inizio anno, arriva per la prima volta ai quarti a Melbourne e conferma che questo potrebbe essere l’anno della sua definitiva consacrazione come tennista di livello massimo: è il terzo canadese ad arrivare ai quarti di finale dell’Australian Open dopo Belkin (1968) e Raonic (2019). Potrebbe essere raggiunto da Auger-Aliassime, che domani sfiderà Cilic. “Adoro giocare in Australia, strafelice di aver vinto e giocato bene in una atmosfera fantastica come questa – ha detto Shapovalov nell’intervista post partita -. Non mi aspettavo di poter vincere in tre set. Ho giocato bene in tutte le zone del campo, colpito bene su entrambi i lati e sono stato intelligente. Ho gestito bene momenti complicati e sono riuscito a venirne fuori”. Ora per Shapovalov il quarto di finale contro Nadal: “Sarà un onore. Abbiamo giocato non troppo tempo fa ad Abu Dhabi, sarà ovviamente un’altra partita, sarà una grande battaglia, ma credo proprio che ci divertiremo”.


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Australian Open 2022, un grande Nadal supera un buon Khachanov: 15° ottavo a Melbourne [VIDEO]

Vittoria in quattro set per il n. 5 del mondo: “Senza dubbio il mio miglior match quest’anno”. Ora per lui c’è Mannarino, che ha sconfitto Karatsev

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Rafael Nadal all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

[6] R. Nadal b. [28] K. Khachanov 6-3 6-2 3-6 1-6

Nel match di chiusura della sessione serale della Rod Laver Arena, Rafael Nadal supera Karen Khachanov per 6-3 6-2 3-6 6- 1in 2 ore e 50 minuti con una prestazione decisamente in crescita rispetto ai match disputati finora in questo torneo. La lontananza dal circuito nella parte finale del 2021 per il 35enne spagnolo non è stata una pausa particolarmente debilitante e ora a Melbourne sta continuando ad ingranare sempre di più. Di solito un’assenza prolungata di quasi 6 mesi può lasciare strascichi nel momento del ritorno alle competizioni di alto livello ma non se disponi dell’esperienza di Rafa, che con questa vittoria si è qualificato per la quindicesima volta alla seconda settimana dell’Australian Open; ricordiamo che in una situazione simile, proprio cinque anni fa e alla stessa età, Roger Federer tornò in campo e trionfò agli Australian Open.

Nadal per il momento ha superato l’ostacolo Khachanov – battuto 9 volte su 9 in carriera – con una prestazione a dir poco brillante per larghi tratti dell’incontro, di tutt’altra pasta rispetto a quella vista contro Hanfmann nel turno precedente. Del resto lo spagnolo non perde in questa fase di torneo dal suo debutto nel 2004 contro Lleyton Hewitt, e ora agli ottavi di finale trova Adrien Mannarino. Il n. 30 del mondo Khachanov invece, che aveva raggiunto i quarti di finale a Wimbledon nel 2021, arriva a quattro sconfitte consecutive nel terzo turno degli Australian Open senza aver mai superato questa fase a Melbourne.

 

IL MATCH – Blackout iniziale di Khachanov, con grande contributo dello spagnolo, che perde i primi sette punti del match e, nonostante le prime di servizio, si ritrova subito sotto di un break. Nadal non ci mette molto a saper sfruttare i momenti di incertezza dell’avversario e non toglie il piede dall’acceleratore facendo leva su angoli improponibili trovati sia col dritto che col rovescio. Magari l’uncino non avrà la stessa rotazione di un tempo ma l’efficacia non è scemata. Inizio di partita davvero travolgente per la testa di serie n. 6 che perde il primo punto alla battuta addirittura sul 5-3 nel momento di servire per il primo set. Con percentuali che sfiorano la perfezione, Nadal continua a pungere col dritto e poi una risposta lunga sancisce la fine del primo set per 6-3 dopo un monologo di 36 minuti.

La lotta e l’equilibrio del secondo set si condensa tutta nel primo game durato più di 10 minuti con il russo alla battuta. Khachanov prova a spingere portandosi quasi al limite delle sue abilità ma le potenti accelerazioni tornano indietro troppo spesso e alla fine il break in apertura è inevitabile. Poco più tardi c’è un altro game lottato dall’elevato tasso adrenalinico in cui Karen conquista la prima palla break della sua partita, occasione in cui ovviamente Nadal trova il modo per salvarsi con la battuta mantenendo il vantaggio, e conseguentemente il set per 6-2.

Sotto di due set Khachanov ha il grande merito di non abbandonare la partita anzitempo, anzi, inizia a sfoderare le sue potenti bordate di dritto con ancor maggiore convinzione; affinché l’andamento di un match si ribalti però ci vuole la complicità di entrambi i tennisti e dunque è anche Nadal ad avere un evidente calo di prestazione nel terzo set e anche un evidente arretramento nella posizione in risposta. Il maiorchino perde la battuta dopo esser stato sopra 40-0 e, nonostante le chance immediate di contro-break, Khachanov trova sempre il modo di salvarsi galvanizzandosi col passare del tempo. Il pubblico apprezza decisamente questo ravvivamento dell’incontro e in 57 minuti Karen vince il set per 6-3.

Nel quarto parziale Nadal torna ad indossare i panni del cannibale e neanche la bottiglietta meticolosamente poggiata a terra che cade e rovescia tutta l’acqua può distrarlo. Il calo registrato nel set precedente viene rapidamente smaltito e, continuando ad adottare una posizione in campo estremamente difensiva, il suo gioco mostra tutt’altri connotati; a suon di passanti vincenti arriva il break di Rafa già al secondo game. Il n. 5 del mondo è una roccia e di lì a poco arriva un altro allungo che permette a Nadal, dopo 2 ore e 50 minuti, di chiudere 6-1 con un servizio vincente al primo match point.

LE PAROLE A CALDO“Ho giocato contro un gran giocatore e un mio amico. Senza dubbio è il mio miglior match da quando ho ripreso a giocare quest’anno e colgo l’occasione per augurare Karen buona fortuna per il resto della stagione – ha iniziato Rafa nell’intervista in campo a fine partita -. Giocare una partita del genere significa avere dentro grande energia e voglio ringraziare il mio team e la mia famiglia perché abbiamo fatto un grande lavoro”.

A. Mannarino b. [18] A. Karatsev 7-6 6-7 7-5 6-4

L’avversario di Nadal negli ottavi a sorpresa sarà Adrien Mannarino, che nei pressi delle 02:30 australiane ha sconfitto dopo una battaglia di quattro ore e 39 minuti (un’infinità di tempo per soli quattro set) la testa di serie numero 18 Aslan Karatsev, che a Melbourne Park difendeva la semifinale del 2021. Karatsev, probabilmente provato dal fatto che aveva giocato già per cinque ore al primo turno contro Munar e altre due ore e mezza al secondo turno con McDonald, si è arreso ai colpi piatti e filanti del francese, che a 33 anni si è tolto la soddisfazione di arrivare per la prima volta al quarto turno dell’Australian Open. Il russo quest’oggi non è apparso certo nella sua miglior versione: particolarmente impressionante il numero degli errori non forzati (86).


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Australian Open, Medvedev piega il solito spettacolare Kyrgios. Daniel manda a casa Murray [VIDEO]

Nick, spinto da pubblico della Rod Laver Arena, fa il massimo, ma perde in 4 set. Sconfitta in 3 invece per Murray da un ottimo Daniel. Si ritira Gasquet

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Daniil Medvedev all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)
Daniil Medvedev all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Altro resoconto dei match maschili del Day 4 all’Australian Open 2022, quelli della tarda mattinata (qui per leggere cosa è accaduto nella notte, qui per la cronaca dei match della prima mattinata).

[2] D. Medvedev b. N. Kyrgios 7-6(1) 6-4 4-6 6-2

Alla fine il match più atteso del day 4, quello tra il numero 2 Medvedev e lo showman Kyrgios, è andato come la maggior parte degli appassionati si aspettava. Il pubblico della Rod Laver Arena ha sospinto un Kyrgios ancora imperfetto fisicamente al massimo delle sue capacità, ma alla lunga la forza mentale e atletica di Medvedev ha annullato il tennis spettacolare dell’australiano, che ha comunque regalato un’emozionante sessione serale ai suoi sostenitori e un set vinto. L’unica nota negativa di un match che è stato godibilissimo per tutto l’arco delle tre ore di gioco, è il continuo ululare del pubblico australiano, che nell’imitare l’esultanza di Cristiano Ronaldo (urlando ‘Siu’) letteralmente dopo ogni punto, pareva che urlasse ‘buu’ ai giocatori in campo.

 

Per quanto riguarda l’andamento del match invece, i fuochi d’artificio sono iniziati già dalle prime fasi, quando Medvedev si è portato avanti di un break ed è poi stato riacciuffato da Kyrgios grazie a qualche sbavatura del russo e un paio di ottime soluzioni con il rovescio di Nick a infiammare il campo principale di Melbourne Park. A sostenere l’australiano non c’è stata solo la folla che riempie lo stadio per un… abbondante 50%, ma anche un servizio straordinario: per i primi tre parziali ha mantenuto la percentuale di prime in campo vicina – o spesso superiore – al 70%. La risposta del campione dello US Open è stata però impeccabile e lo dimostra il fatto che abbia chiuso con 31 ace contro i 17 di Kyrgios, quasi il doppio.

Non è solo la fase di contenimento che ha dato la vittoria a Medvedev: sono 24 i colpi vincenti messi a segno in un cruciale primo set vinto al tie-break, dove dall’1-0 per Nick ha infilato 7 punti consecutivi, 4 dei quali grazie a vincenti. C’è stata anche la non quotata polemica continua da parte dell’australiano, che ha spesso battibeccato con Carlos Bernardes (giudice di sedia), reo secondo Kyrgios di far partire lo shot clock troppo presto, così da non dargli tempo di raggiungere il box del suo asciugamano a bordo campo. Medvedev non si è fatto distrarre e nella seconda metà del secondo set ha aggredito la partita, riuscendo sul 5-4 a disinnescare il servizio avversario e forzare un break nel decimo game. Molto interessante la statistica sul numero dei colpi negli scambi: la superiorità di Medvedev negli scambi lunghi – fattore che ci si aspettava essere ben marcato nel match – non è riscontrata a livello generale nei primi due parziali, mentre c’è stata una tendenza del russo a vincere più punti sul servizio di Kyrgios (18-13) quando lo scambio superava i 5 tiri.

Il terzo set di Kyrgios andrebbe invece recuperato per intero se non si è avuto modo di seguirlo, soprattutto nella fase finale. Scriverne non rende giustizia all’atmosfera che i suoi colpi hanno creato in uno stadio pieno solo per metà. Il break è arrivato sul 3-3 con un susseguirsi di colpi estemporanei e anche di elevata qualità tecnica. Medvedev non ha potuto che accettare l’onda emotiva sulla quale Nick continuava a viaggiare e ha incassato un 6-4, rimandando tutto al quarto.

La sensazione che Medvedev ne avesse di più era chiara sin dall’inizio, ma ciò che è accaduto nel finale del terzo ha rischiato di compromettere il quarto e mettere in discussione una prevedibile vittoria finale del russo: Kyrgios ha trovato una risposta vincente nel primo game per arrivare a palla break, ma si è fatto ipnotizzare nel suo attacco. Passato il momento positivo, ha tenuto la battuta per due turni, ma anche lui ha avuto la sensazione che il break fosse imminente: “Gli sto tirando il lavandino ed è tutto quello che ho”, ha detto, citando una famosa frase di Andy Roddick. Le prime di servizio a 220 orari infatti non sono bastate. Medvedev ha trovato una risposta vincente di rovescio contro il serve&volley di Kyrgios per brekkare e lì il match si è concluso, dal momento che l’australiano non ne aveva davvero più. Medvedev ha superato lo scoglio più arduo della sua prima settimana e ora giocherà al terzo round contro van de Zansdschulp.

Nell’intervista post-match il numero 2 del mondo ha detto che “Stare calmi è l’unica cosa che si può fare quando il pubblico grida ‘buu’ tra prima e seconda di servizio“, non capendo che urlassero invece ‘Siu’, come Cristiano Ronaldo. Jim Courier ha provato a spiegarlo a Medvedev, mentre chi ancora era presente sulla Rod Laver Arena continuava a ululare. Il russo li ha rimproverati ancora “Non riesco a sentire Jim Courier, abbiate rispetto, ha vinto qui. Rispettate almeno lui, perché sta parlando”. Ricevuta la spiegazione ha ribadito che è comunque fastidioso, soprattutto mentre si serve. Ha comunque chiuso tra gli applausi del pubblico, nonostante la doverosa polemica.

[Q] T. Daniel b. [WC] A. Murray 6-4 6-4 6-4

È un Andy Murray molto frustrato quello che si è presentato in conferenza stampa dopo essere stato eliminato dall’Australian Open al secondo turno. Taro Daniel ha superato il cinque volte finalista di Melbourne con un triplo 6-4, al termine di una partita in cui Andy avrebbe potuto anche vincere un set, ma non ha mai dato la chiara impressione di poter far girare l’incontro in suo favore. Si pensava che le fatiche del primo turno contro Basilashvili (e anche del torneo di Sydney la settimana precedente) le avrebbe probabilmente pagate contro Jannik Sinner in un possibile terzo turno. Invece è stato Daniel a mandare a casa Murray.

Lo scozzese avrebbe dovuto vincere il primo parziale per poter gestire meglio le energie, invece dopo aver livellato il set con un contro-break sul 3-3, ha ceduto di nuovo il servizio commettendo un paio di errori non da Andy Murray. Saranno 16 i non forzati al termine del primo set, uniti alla grande difficoltà del britannico nel gestire l’aggressività in risposta di Daniel (4/13 con la seconda in campo). La partita potrebbe cambiare a inizio secondo set, quando Murray ha mancato quattro chance di portarsi 2-0 e servizio, guadagnate mentre comandava il gioco e riusciva a prendere la rete. Il giapponese ha però salvato il turno di battuta e nel game successivo ha sfoderato un game eccezionale, con due risposte di rovescio e un dritto vincenti per conquistare il break, decisivo per la vittoria finale del set.

Il break che doveva arrivare a inizio secondo parziale, il tre volte campione Slam se l’è preso nel terzo, ma l’ha subito restituito. A questo punto ha iniziato a credere sempre meno nella vittoria, consapevole anche che nel suo serbatoio forse non ci fosse benzina a sufficienza per una rimonta da due set di svantaggio. Ma non solo. Daniel ha giocato un match quasi perfetto in tutte le sue componenti, come conferma l’invidiabile bilancio vincenti-errori (46-21). Dall’altro lato Murray ha chiuso sfiorando quota 50 non forzati e con un brutto gesto che da lui non si vede spesso, la racchetta scagliata a terra dopo aver subito – sul 4-4 – il break che ha mandato Daniel al terzo turno Slam per la prima volta in carriera.

B. van de Zandschulp b. R. Gasquet 4-6 6-0 4-0 rit.

Nella sezione più bassa del tabellone, si è deciso l’avversario di Daniil Medvedev nel terzo round. Sarà Botic van de Zandschulp, protagonista di una grande cavalcata allo US Open dove si fermò proprio contro il russo nei quarti di finale del torneo. Van de Zandschulp fu l’unico a togliere un set al numero 2 del mondo in occasione dello Slam di Flushing Meadows, vinto poi dal russo in finale contro Djokovic. Il giocatore olandese sfidava nel secondo round Richard Gasquet, autore di una grande partita all’esordio contro il connazionale Ugo Humbert, battuto in quattro set. Il 35enne ha pagato tutti gli sforzi del primo round quando van de Zandschulp ha alzato l’intensità del match, finendo per infortunarsi e lasciare il campo senza completare la partita.

Il francese ha comunque vinto un bel primo set, grazie a un break nel terzo game conquistato con il suo magistrale rovescio. Dopo il 6-4 in tre quarti d’ora, Gasquet non ha vinto più nemmeno un game. Prima ha ceduto un secondo set lampo, 6-0, poi a inizio terzo parziale ha avuto sempre più difficolta a servire, non riuscendo a incidere nemmeno con i colpi da fondocampo: al momento non ha però comunicato la causa dell’infortunio, né la parte del corpo infortunata.


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