Vittoria per Bouchard! La USTA fu negligente e dovrà risarcirla

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Vittoria per Bouchard! La USTA fu negligente e dovrà risarcirla

NEW YORK – La Corte Federale degli Stati Uniti ha dato ragione alla canadese che si procurò una commozione cerebrale cadendo negli spogliatoi degli US Open nel 2015. Nei prossimi giorni la giuria quantificherà il risarcimento

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Dal nostro inviato a New York

Una vittoria importante per Eugenie Bouchard. Purtroppo per lei non arriva dal campo, dove da un po’ di tempo ormai fatica parecchio a portare a casa le partite, ma arriva dalla Corte Federale di giustizia americana, Distretto Orientale di Brooklyn, che dopo quattro giorni di udienze ha deliberato sulla causa da lei intentata nei confronti della USTA.

Gli appassionati ricorderanno come il 4 settembre 2015 Eugenie Bouchard rimase vittima di un incidente negli spogliatoi dello US Open, scivolando su un pavimento bagnato e procurandosi una commozione cerebrale che la costrinse a rinunciare al suo match di ottavi di finale contro Roberta Vinci e di fatto a tutto il resto della stagione (dopo quel giorno giocò solo un match, a Wuhan, ritirandosi nel secondo set a causa del persistere dei sintomi della commozione).

 

Secondo la giuria popolare del tribunale federale, la USTA fu negligente in quella situazione e quindi viene ritenuta responsabile dei danni subiti da Bouchard nella misura del 75%. Infatti Genie è stata anch’essa ritenuta responsabile di una condotta negligente che ha contribuito all’incidente, ma in misura molto meno grave (25%).

Durante i quattro giorni di udienza l’accusa ha chiamato a testimoniare, oltre a Bouchard stessa, il Direttore del Torneo David Brewer e le addette alle pulizie dello spogliatoio femminile di turno quella sera, Christina Simmons ed il supervisore Karen Owen. L’investigazione interna della USTA non è riuscita a stabilire, se non dopo molti mesi, chi avesse materialmente sparso la sostanza pulente sul pavimento della Sala della Fisioterapia, su cui Bouchard è poi andata a scivolare. Inizialmente Owen aveva dichiarato di aver ordinato a Simmons di pulire il pavimento, ma quest’ultima ha poi detto di essere stata dispensata da quel compito per evitarle il contatto con il materiale chimico utilizzato per la pulizia, dato che all’epoca era incinta di sette mesi. La USTA ha poi impostato la propria difesa sul fatto che i fisioterapisti della WTA se ne fossero andati dopo aver atteso Bouchard per oltre un’ora, credendo che quest’ultima non avesse più bisogno di loro nonostante in precedenza avesse indicato di voler fare un bagno ghiacciato; questo fatto avrebbe quindi dato il via libera agli inservienti per pulire il pavimento. Tuttavia la difesa della Federazione Americana non è riuscita a dimostrare che esistesse una regola tale per cui fosse necessaria la presenza dei fisioterapisti perché Bouchard potesse usare le attrezzature della Sala della Fisioterapia (ivi compresa la vasca per il bagno ghiacciato), e non è riuscita a confutare una mail inviata dai fisioterapisti WTA a Bouchard mentre se ne stavano andando la quale lasciava intendere che Bouchard potesse ancora essere all’interno dell’impianto.

La difesa ha chiamato a testimoniare Kristy Stahr, una delle fisioterapiste WTA di turno quella sera, la quale aveva parlato personalmente con Bouchard dopo la fine del suo ultimo incontro ed alla quale la canadese aveva riferito di voler fare un bagno ghiacciato, ma solo dopo aver fatto la conferenza stampa. Stahr ha testimoniato di aver atteso Bouchard per oltre un’ora, di averla poi cercata, con l’aiuto delle colleghe, negli spogliatoi e nella sala interviste, ma di non averla trovata e di non aver visto gli effetti personali della canadese nello spogliatoio, presumendo così che Genie avesse cambiato idea e se ne fosse andata. Stahr ha anche dichiarato che i giocatori non accedono mai alla Sala della Fisioterapia senza i fisioterapisti, cosa confutata da Bouchard e non riportata in alcun manuale o regolamento prodotto dall’accusa o dalla difesa.

Giovedì pomeriggio, durante le arringhe conclusive, i due difensori hanno adottato strategie piuttosto differenti: il legale di Bouchard, Benedict Morelli, ha dato sfoggio di grande teatralità, descrivendo i fatti alla giuria “come se avessero sette anni” (cit.) e venendo poi per questo motivo attaccato su tutta la linea dal suo rivale, Alan Kaminsky, che ha poi dichiarato di sentirsi particolarmente offesa quando il collega aveva definito la linea difensiva della USTA “una fabbricazione concertata dalla USTA stessa e dai loro avvocati”. In tutta questa sceneggiatura, Eugenie Bouchard è rimasta seduta al tavolo dell’accusa, trucco leggero, capelli raccolti in una coda di cavallo, con la faccia di chi avrebbe voluto essere ovunque tranne che lì.

Ora il processo vivrà una nuova fase che, a detta del giudice del procedimento Ann M. Donnelly, probabilmente durerà fino a metà della settimana prossima e che quantificherà in dollari il danno subito da Bouchard a causa di questo incidente e stabilirà quindi una cifra che la USTA dovrà pagare alla canadese.

Si avvia dunque alla conclusione una vicenda durata quasi due anni e mezzo e che senza dubbio ha costituito una distrazione non indifferente per la finalista di Wimbledon 2014. C’è da sperare che senza questa distrazione, e con qualche dollaro in più in tasca, Genie riesca a concentrarsi sul tennis e cominci a risalire china e classifica già a partire dalla settimana prossima, quando dovrebbe essere impegnata nel Challenger di Indian Wells che precede l’importante combined di primavera. Nella lingua inglese la differenza tra una vittoria “in court” (in tribunale) ed una “on court” (sul campo) è di solo una lettera, ma nella vita reale solitamente è molto più grande, e spetta a Genie colmare questa differenza. Perché la WTA ha bisogno di tutti i personaggi di cui può disporre.

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ATP

Il 2023 di Novak Djokovic partirà da Adelaide

Come confermato dal suo sito ufficiale, il serbo inizierà la stagione nella città natale di Darren Cahill, in preparazione per l’Australian Open

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Novak Djokovic - Bercy 2022 (foto Twitter @atptour)

Un anno fa, di questi periodi, si iniziava a vociferare sulla possibile esclusione di Novak Djokovic dall’Australian Open 2022, a causa della sua volontà di non vaccinarsi. Sappiamo la storia com’è andata, con il serbo che non ha potuto disputare il suo Slam preferito (vinto 9 volte) e ha dovuto scontare anche un periodo di detenzione. Problemi legati alla mancata vaccinazione, purtroppo per lui, Nole ne ha vissuti in abbondanza durante la stagione appena trascorsa, venendo costretto a saltare molti tornei, tra cui anche lo US Open. Ma, un paio di settimane fa, finalmente le cose sono tornate alla normalità per il n.5 del mondo: è infatti notizia recente che potrà giocare all’Australian Open 2023, tornando a Melbourne Park poco meno di due anni dopo la vittoria in finale su Daniil Medvedev.

E dovendo competere in uno Slam, Djokovic ha ben pensato di iniziare la sua stagione il prima possibile, proprio in Australia, così da riprendere confidenza con le condizioni di gioco e i campi. Per la prima volta in carriera, infatti, Nole giocherà all’Adelaide International 1, torneo di categoria 250 dal 2 all’8 gennaio (seguito da un altro torneo sugli stessi campi nella settimana successiva). Dunque inizio fulmineo di 2023 per il serbo, che troverà, nella città che ha dato i natali a Darren Cahill, l’eterno rivale di tante battaglie Andy Murray, e soprattutto il nostro Jannik Sinner, che salterà la United Cup per darci subito dentro sul circuito. In più, nella città del suo coach, con la prospettiva di affrontare anche il cannibale serbo, per iniziare col passo giusto un anno fondamentale per la sua carriera.

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Flash

Mardy Fish e Bob Bryan multati per aver incoraggiato scommesse sul tennis

I due ex tennisti statunitensi, che facevano parte del team USA nell’ultima Coppa Davis, dovranno pagare 10.000 euro e non reiterare il reato nei prossimi quattro mesi

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Mardy Fish - United States_ Raquel Alvarado / Kosmos Tennis

Mardy Fish e Bob Bryan, due ex stelle del tennis statunitense, sono stati multati dall’Agenzia Internazionale per l’Integrità del Tennis (ITIA) per aver infranto i codici riguardo le scommesse sportive. L’ITIA è un “organismo indipendente istituito dagli organi direttivi internazionali del tennis per incoraggiare, migliorare e salvaguardare l’integrità del tennis professionistico in tutto il mondo“, si legge al fondo del comunicato ufficiale, riportato integralmente di seguito.

“L’ITIA (International Tennis Integrity Agency) ha emesso delle sanzioni nei confronti di due allenatori di tennis statunitensi per aver infranto le regole di sponsorizzazione delle scommesse sul tennis. Si tratta si Bob Bryan e Mardy Fish, entrambi multati per una cifra 10.000 dollari. Ora rischiano una sospensione per quattro mesi, dopo aver riconosciuto la sponsorizzazione di un operatore di gioco d’azzardo sui social media“.

L’ITIA esordisce così riguardo i due ex giocatori coinvolti, chiamati subito a pagare 10.000 dollari di multa e a non commettere lo stesso reato nei prossimi quattro mesi, pena la sospensione.“Entrambi gli ex tennisti coinvolti hanno collaborato pienamente all’indagine ITIA e hanno subito rimosso i post in questione dai propri social. La sospensione di cui sopra non entrerà in vigore a meno che non si verifichi un’ulteriore violazione nel periodo indicato, iniziato l’11 novembre 2022 e che si protrarrà per i prossimi quattro mesi”.

 

Fish e Bryan sono stati visionati più da vicino in quanto entrambi facevano parte dello staff degli Stati Uniti per la Coppa Davis 2022 (sconfitti 2-1 dall’Italia al doppio decisivo), quindi decisamente ancora presenti attivamente nel mondo del tennis.

“Entrambi erano stati selezionati come parte del team di allenatori degli Stati Uniti per la Coppa Davis 2022, il che rende loro considerabili personaggi controllabili e soggetti, come tutti, alle regole dello sport sui rapporti con gli operatori di scommesse. Nella sezione D.1.b del programma anticorruzione del tennis 2022 si legge quanto segue:
Nessuna persona coinvolta con il tennis deve, direttamente o indirettamente, facilitare, incoraggiare e/o promuovere le scommesse sul tennis‘.
Fish e Bryan hanno anche acconsentito di lavorare al fianco dell’ITIA per promuovere, con iniziative di istruzione e prevenzione, l’importanza dell’integrità nel gioco”.

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Coppa Davis

Coppa Davis: è stata un’occasione buttata? Probabilmente sì. Si ripresenterà? Penso di sì

La scelta di Filippo Volandri che ha schierato Matteo Berrettini in doppio, sebbene a digiuno di tennis da 40 giorni, viene ancora oggi molto discussa. Nei circoli di tennis e sui social. Il post di papà Fognini, il commento di papà Bolelli, il pensiero del direttore…anche su questa Davis che non gli piace

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Matteo Berrettini e Fabio Fognini giocano il doppio decisivo contro il Canada - Malaga 2022, Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Che peccato non aver vinto questa Coppa Davis. Era davvero alla nostra portata. Avessimo battuto il Canada non avremmo mai perso con l’Australia.

Più ci penso e più me ne faccio un cruccio. E mi chiedo se davvero non si sia un po’ buttata una grande occasione. Tutte le persone che mi è capitato di incontrare, a Malaga come al ritorno in Italia, sull’aereo, al circolo, con gli amici, sui social, condividevano l’identica sensazione.

Ha fatto, fa e farà discutere la scelta di Filippo Volandri che ha schierato in doppio Matteo Berrettini che non si era mai allenato con la squadra, che aveva provato a giocare solo un paio di giorni dacchè aveva perso a Napoli (con un piede gonfio come un melone…) la finale con Musetti.

 

Non frequento abitualmente Facebook ma mi è stato inoltrato un commento di papà Fognini, Fulvio, alias Fufo56  che qui riporto fedelmente con maiuscole e minuscole e mi ha fatto riflettere (al di là della discutibile… eleganza, ma pare che nei social network ci si esprima spesso così!): “LI SENTI PARLARE E SONO TUTTI CONTENTI PER ESSERE ARRIVATI IN SEMI…ma andate a fare in culo, questa era una DAVIS DA VINCERE!”. Sic dixit Fufo 56.

Dopodiché, e anche questo mi viene segnalato da un fedele addetto ai Facebook-posts, è arrivato a commento di ciò un “like” – che potrebbe apparire piuttosto significativo – di Simone Bolelli.

In aereo da Malaga a Bologna ho incontrato papà Bolelli, Daniele, e lui mi ha confermato – semmai ce ne fosse bisogno – che Simone aveva uno stiramento di 6 millimetri certificato da ecografia, motivo per cui non sarebbe stato certamente consigliabile farlo scendere in campo.

Era un problema peggiorato con la partita contro gli USA (vinta su Sock e su Paul…grazie capitan Fish, che hai preferito puntare sul n.103 del doppio invece che sul n.3 Ram! n.d.Ubs)- mi ha detto papà Bolelli – peraltro aveva questo problema già all’arrivo a Malaga…Peccato perché se avesse potuto giocare sono convinto che i nostri avrebbero vinto”.

Una sensazione condivisa anche da chi di Simone… non è il papà.

Però anche papà Bolelli non riusciva a spiegarsi – e presumo che ne avesse parlato anche con suo figlio – perché al fianco di Fognini fosse sceso in campo Berrettini e non Musetti. “Non mi risulta che sia stato Fabio (Fognini) a scegliersi il compagno”.

Non restava che chiederlo a Fognini e magari a Musetti, non senza aver appurato che Sonego aveva preso i sali e accusato i crampi  durante il suo vittorioso (e splendido) match di 3h e 15 m con Shapovalov.  Il bis di quello vinto con Tiafoe. Non era quindi, purtroppo, in grado di giocare.

Nel mio audio commento di sabato sera, subito dopo il doppio perso con il Canada, avevo detto: “Se Sonego avesse vinto in due set e in due ore, come poteva benissimo dopo essere stato a 2 punti dal match sul 5-2 del tiebreak del secondo set, il doppio lo avrebbe giocato quasi certamente lui accanto a Fognini”.

Ciò anche se, a differenza di Berrettini (che accanto a Fognini aveva collezionato 6 vittorie e 3 sconfitte, sia pure in tempi non recenti), Sonego con Fognini non avesse mai giocato.

Con un tiro incrociato di mini-indagini senza pretese sono riuscito a sapere che Fognini effettivamente non è stato interpellato riguardo a chi avrebbe dovuto giocare al suo fianco.

E questo in verità mi è parso piuttosto sorprendente. Avrei in origine scommesso il contrario. Ho saputo che Musetti (non appena raggiunti gli spogliatoi pochi minuti dopo la sconfitta patita con Aliassime) e tutti quanti gli altri componenti della squadra hanno appreso all’unisono dalle labbra di Filippo Volandri che il doppio lo avrebbero giocato Fognini e Berrettini.

Qualcuno, mi è stato detto, si è anche un po’ sorpreso, perché Matteo non si era praticamente mai allenato con il resto della squadra.

Quando a fine doppio perduto si sono presentati in conferenza stampa Volandri, Berrettini e Fognini, uno più abbacchiato dell’altro, non era certo il caso di infierire.

Nessuno infatti si è sentito di farlo. Anche perché sarebbe stato troppo facile dare la sensazione di esprimere un parere dettato dal senno di poi.

Io stesso, in quei momenti di chiara tristezza, mi sono sentito in dovere di ringraziare comunque un team che, a livello individuale come di squadra, negli ultimi due/tre anni ci ha dato soddisfazioni che non provavamo da più di 40 anni.

 E non l’ho fatto per buonismo, ma perché è vero che nell’ultimo triennio le cose sono andate ben diversamente rispetto al più recente (e meno recente) passato.

Dopodiché, fra amici e colleghi, ci siamo però anche detti: “Ragazzi, ma come è cambiato il nostro giornalismo! Ora siamo tutti buonisti, tutti ci preoccupiamo più di non turbare i nostri futuri rapporti con i tennisti, con il capitano, che non di scrivere quel che molti pensano e che anni fa sarebbe stato scritto su qualunque giornale”.

E cioè che – ripensandoci a mente fredda e senza voler assolutamente maramaldeggiare affidandosi al senno del poi – non è davvero troppo comprensibile la scelta di Volandri. Cioè l’aver scelto di schierare in doppio un Matteo senza alcun tennis alle spalle per 40 giorni anziché un Musetti che di tennis ne ha giocato parecchio e anche piuttosto bene, tanto da essersi costruito nel finale di stagione una classifica, n.23, di tutto rispetto, recuperando in buona parte il gap con Sinner e Berrettini che ormai lo sopravvanzano di soli 8 e 7 posti.

Un Matteo fermo da 40 giorni e che in 4 mesi da Gstaad in poi aveva giocato soltanto 15 singolari (meno di 4 al mesebattendo solo 3 top 50 di medio-bassa caratura (Coric 26, Baez 37 e Davidovich 39) e per il resto soltanto tennisti dal 70mo posto in giù.

Mentre Musetti negli ultimi 4 mesi aveva giocato più del doppio delle partite di Matteo – 31 match dal vittorioso Amburgo, registrando successi di un certo peso nei confronti di tennisti (Amburgo compreso) quali Alcaraz (6 all’epoca e poco dopo n.1), Ruud (4 una settimana prima di diventare n.3), Cilic (17), Kecmanovic (30), Cerundolo (30), Davidovich (35), Ruusuvuori (42) e altri giocatori d’esperienza come Goffin e  Lajovic, prima di battere lo stesso Berrettini (n.15) in quel di Napoli.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Che Matteo, fermo sulle gambe (sui piedi?), in clamorosa difficoltà nel rispondere di rovescio da sinistra, si sia rivelato spento di riflessi a rete, poco centrato perfino nel servizio oltre che nel dritto, non avrebbe dovuto essere una gran sorpresa per chiunque. O è solo senno di poi?

Nel tennis non ci si improvvisa. Tutti lo sanno. E qualcuno avrebbe dovuto pur accorgersene nei rarissimi allenamenti da mercoledì in poi. Un giorno? Due? Tre?

Qualcuno ha sottolineato che l’unica alternativa possibile a Berrettini, Lorenzo Musetti, era piuttosto abbacchiato per aver appena perso da Aliassime.

Ma, ragazzi, si sta parlando di una sconfitta patita con il n.6 del mondo! Uno dei tennisti più hot del tennis di questo autunno. E nel caso di Fritz, del n.9 del mondo, di un tennista che aveva appena raggiunto le semifinali al Masters ATP di Torino giocando alla pari con tutti i più forti. Dal quale, oltretutto, Musetti ha perso un primo set di un soffio, 10-8 al tiebreak, dopo averlo condotto per 5 punti a 3 ed essersi conquistato anche un paio di setpoint (annullati da servizi vincenti di Fritz su una superficie assai veloce).

LEGGI ANCHE Coppa Davis, Scanagatta: “Ancora una volta il Canada ci rispedisce a casa. È la terza volta” [VIDEO]

Insomma, ci sta che un ragazzo di 20 anni si possa sentire un po’ abbacchiato per non essere stato in grado di portare il punto da n.1 azzurro contro Fritz e Aliassime, ma Musetti non aveva mica giocato contro…pizza e fichi! Bastava farglielo capire.

Lì deve essere il capitano a tirarlo su, a dirgli, “dai Lorenzo sei stato bravo, hai perso contro due campioni, adesso ti butto dentro nel doppio e vedrai che giocherai benissimo”. Musetti è giovane, ma non è un under 10 che sarebbe stato incapace di reagire.

Ovvio che manca la controprova, a questo punto. Avrebbe giocato bene o male Lorenzo? Chi può saperlo con certezza? Nessuno. Ma avrebbe potuto giocare peggio di Matteo? Non lo credo possibile. Senno di poi? Solo fino a un certo punto.

Ho sempre stimato Matteoho creduto nelle sue possibilità e in quelle del suo ottimo team, dall’ottimo Santopadre in giù – ecco qui un link su quanto scritto anni fa, quando venni quasi ingiuriato da alcuni lettori quando dissi che aveva dimostrato di avere le potenzialità di un Thiem per averlo battuto una volta e perso di misura un’altra (poi lo avrebbe anche ribattuto al Masters di Londra)– quando ben pochi sembravano aver fiducia in lui.

Quindi non saltino fuori adesso coloro che mi accusino di avercela con lui o di essere negativo e ipercritico nei suoi confronti. Né di esserlo nei confronti di Volandri. Chi sceglie può sbagliare. Hanno sbagliato in passato tutti i capitani del mondo, all’estero (Fish l’ultimo caso!) e in Italia:  Pietrangeli, Panatta che pure è stato un ottimo capitano ma…ricordate quando schierò Narducci in Svezia “per dare una lezione a Canè”? E Nargiso a Vienna contro l’Austria? Ma anche Bertolucci e Barazzutti non sono sempre stati esenti da scelte contestate da critici e opinione pubblica. Può sbagliare, certo in buona fede, anche Fiippo Volandri. Mica l’ha fatto apposta!

Lui da una parte, Matteo Berrettini dall’altra, in buona fede hanno ritenuto di aver fatto la scelta migliore e di poter dare un contributo migliore. Nonostante una partita a dir poco imbarazzante di Matteo (che ha dato perfino per fuori palle finite abbondantemente dentro) grazie a un Fognini super per un set e mezzo – prima di venir travolto anche lui dalla mission impossible – il duo azzurro è stato avanti di un break sia nel primo sia nel secondo set. Il che non può non accrescere, però, i nostri rimpianti.

Che si sia sprecata una grande opportunità è purtroppo vero. In quel senso papà Fognini, papà Bolelli, Simone, hanno ragione. Non c’era la Russia (che non ci sarà neppure nel 2023) ed eravamo riusciti a battere gli Stati Uniti grazie ad un prodigioso Sonego – ben tornato Lorenzo! – e al doppio titolare Fognini-Bolelli.

Forse l’occasione si ripresenterà. Magari già tra un anno. Intanto perché abbiamo ottenuto una wildcard e perché rigiocheremo a Bologna nel girone che speriamo ci riporti a Malaga fra le 8 finaliste. E, come appena detto, la Russia di Medvedev e Rublev sarà nuovamente assente.

L’Italia ha almeno 4 singolaristi e 4 doppisti (incluso Vavassori che ho visto giostrare alla grande contro Pavic-Mektic e contro Krajicek-Dodig senza assolutamente sfigurare) di gran livelloE non penso che potrà avere tutta la sfortuna che ha avuto quest’anno. Alludo ai ripetuti infortuni di Berrettini, Sinner, Bolelli.

Dico questo anche se purtroppo dovremo sorbirci almeno ancora un anno di una formula Davis che non mi piace. Una Davis che attribuisce per due anni di fila la celebre “saladier” d’argento fatta coniare da Dwight Davis nel 1900 nella famosa gioielleria di Boston a una squadra che in una finale vince appena 4 set (2 per match, prima di rendere superfluo il doppio), non è parente della Davis che Mr.Dwight Davis aveva ideato quando il tennis era molto meno popolare di oggi e aveva team molto più risicati.

Vincendo quattro soli set in una finale una squadra non era neppure sicura di aver conquistato un punto, dei 3 che servivano per aggiudicarsi la Coppa Davis.

Ma di quel che penso su come la Davis – che non è da buttare, alla gente piace, di pubblico ce n’è stato tanto – potrebbe tornare ad assomigliare alla vecchia Davis, con quattro singolari incrociati e un doppio che valga per il 20% dei punti e non per il 33% (ma, tuttavia almeno quel doppio venga sempre giocato…a Malaga 3 volte su 7 non lo si è neppure giocato e i doppisti sono venuti a fare un viaggio a vuoto) scriverò prossimamente.

Si può sognare di ridarle parte dell’antico lustro ora che l’ATP Cup, quella pagliacciata “inventata” dagli australiani (per attirare i tennisti laggiù, Down Under, fin da gennaio in funzione Australian Open) e appoggiata dall’ATP in sciocca e miope antitesi alla Coppa Davis gestita – in modo purtroppo abborracciato e politichese da ITF e Kosmos – è fortunatamente morta e sepolta. Ne riparleremo qui su Ubitennis. Così come riparleremo dell’assurdità di considerare head to head validi statisticamente i match della Laver Cup che al posto di un terzo set fanno giocare un long tiebreak. Che brutta cosa la politica (e il dio denaro) quando inquina la natura di uno sport. I mondiali di calcio nel Qatar non sono l’unico esempio.

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