ATP Challenger Bergamo: trionfa Berrettini, top 100 a un passo

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ATP Challenger Bergamo: trionfa Berrettini, top 100 a un passo

Vincendo una bella finale contro Stefano Napolitano, il romano si aggiudica il secondo Challenger in carriera e vola al n.104 ATP. Enorme successo di pubblico

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M. Berrettini b. S. Napolitano 6-2 3-6 6-2

Sono stato particolarmente contento di venire a Bergamo perché l’anno scorso ero entrato grazie a una wild card, mentre stavolta ero testa di serie numero 1”. Questa frase di Matteo Berrettini è la chiave per comprendere il suo atteggiamento, sempre positivo, che gli ha permesso di aggiudicarsi la 13esima edizione del Trofeo Perrel-Faip (64.000€, Greenset). La finale contro Stefano Napolitano è stata a senso unico per un set, poi è diventata intensa e combattuta. Si è imposto Berrettini col punteggio di 6-2 3-6 6-2, ma fino a metà del terzo set è stato un entusiasmante spalla a spalla, condito da un ottimo tennis e un atteggiamento impeccabile da parte di entrambi. Nel primo set Berrettini è partito forte, mentre Napolitano era un po’ contratto (break al terzo e al settimo game). Nel secondo, il biellese evitava di capitolare e poi trovava il suo unico break sul 3-2. Lo conservava e portava il match al terzo: notevole, visto che non era supportato da buone percentuali al servizio. Napolitano partiva forte anche nel terzo: si trovava 15-40 sul servizio di Berrettini nel primo game, poi di nuovo sul 2-2. Incassava il break sul 2-3, poi nel game successivo aveva altre tre chance per tornare in partita. Un totale di sette palle break, ma il romano le ha cancellate da campione.

Perso l’ultimo treno, Napolitano è calato mentalmente. Con questo successo Berrettini salirà al numero 104 ATP, a ridosso dall’agognato traguardo dei top-100 (gli mancano una trentina di punti). Un traguardo che, nel caso di Berrettini, sarà soltanto un punto di partenza. “Sono partito forte, mi sentivo molto bene – racconta Matteo – lui ha faticato a entrare in partita, ma credo che fosse dovuto al fatto che gli mettevo molta pressione, inoltre non aveva un gran percentuale di prime palle. Contro di me può fare la differenza. Ci avevo perso due volte su due, potevo soffrire, invece mi sono detto di essere aggressivo. Nel secondo ho incassato il break in un game rocambolesco e la partita è cambiata. Nel terzo siamo ripartiti forte, è stato un testa a testa fino a quando ho cambiato marcia. Ma stavo bene, avevo sensazioni positive, energia, dovevo solo aspettare il momento giusto. Per fortuna è arrivato”.

 

Matteo Berrettini e Stefano Napolitano – ATP Challenger Bergamo 2018 (foto Antonio Milesi)

SPOSTAMENTI E ROVESCIO IN SLICE – La presenza di Berrettini a Bergamo è stata un po’ casuale: non era iscritto, poi la scorsa settimana è giunto in semifinale a Cherbourg. Per questo non ha potuto giocare le qualificazioni al torneo ATP di Marsiglia, ottenendo uno special exempt per tornare al PalaNorda. Non deve essere stato facile giocare un Challenger, peraltro con tanta pressione addosso. “Abbiamo parlato molto di questo argomento con il mio team – dice Berrettini, che per tutta la settimana è stato seguito da Umberto Rianna, poi per la finale è stato raggiunto da coach Vincenzo Santopadre – stiamo vivendo tutto questo come un percorso a lungo termine, da vivere giorno dopo giorno. Sto giocando qualsiasi partita, dai Futures agli Slam, con lo stesso tipo di approccio mentale. In effetti mi era un po’ mancato a fine anno, quando ero un po’ scarico e avevo qualche stimolo in meno”. Qualche settimana fa, Matteo ha perso una partita un po’ deludente a Montpellier: “Non perché il mio avversario fosse scarso, ma perché mi sentivo un po’ strano in campo. Allora sono ripartito da Cherbourg con grande intensità, come se fosse l’ultimo torneo della mia vita. A Bergamo non ho sentito tanta pressione, anzi, sono stato ben contento di venire. Ripensando a dov’ero l’anno scorso mi sono reso conto di quanto lavoro, impegno e momenti difficili abbia dovuto passare. Inoltre avevo perso alcune finali, c’era stata qualche delusione che mi ha spinto a lavorare ancora di più”. A Cherbourg è arrivata una semifinale, adesso il secondo titolo Challenger dopo quello ottenuto l’anno scorso a San Benedetto del Tronto. Il percorso di Berrettini prosegue, senza sosta.

Dopo la finale e decine di foto e autografi, è scappato alla stazione ferroviaria perché è rientrato a Roma già in nottata. Ma non avrà molto tempo: tra qualche giorno partirà per gli Stati Uniti, dove giocherà le qualificazioni ai Masters 1000 di Indian Wells e Miami, oltre al Challenger di Irving (“Dove per adesso sono nelle qualificazioni, ma speriamo che la lista possa un po’ scalare”). Ad aprile tornerà in Europa per giocare sulla terra battuta, ma la programmazione non è ancora ben definita. Il Berrettini visto al PalaNorda, oltre a una grinta feroce, è piaciuto perché si sono visti un paio di miglioramenti interessanti: è più rapido negli spostamenti (dettaglio importante per un ragazzo alto 193 centimetri) ed è più incisivo con lo slice di rovescio. Matteo concorda: “Abbiamo lavorato molto sulla tecnica degli spostamenti. Sono convinto che ci sia margine, posso muovermi ancora meglio. In alcuni punti lo faccio, in altri no. Quanto allo slice, da 2-3 settimane lo sto giocando molto bene. È un’ottima variante da alternare con il top. A proposito: credo di aver giocato una delle mie migliori partite con il rovescio in topspin. Sono sempre stato solido, lui ha un gran rovescio e nei due precedenti mi aveva massacrato da quella parte. Quando non perdo campo dal lato sinistro, spesso il mio avversario va in difficoltà”.

Matteo Berrettini e il direttore del torneo Marco Fermi – ATP Challenger Bergamo 2018 (foto Antonio Milesi)

TUTTO ESAURITO AL PALANORDA – Durante la premiazione, Berrettini ha ringraziato calorosamente il pubblico, presente in gran numero sin dal primo turno. “E siete venuti in tanti anche giovedì, quando l’Atalanta giocava col Borussia Dortmund!”. Come tradizione, il vincitore è salito a bordo della bicicletta elettrica messa a disposizione da FAIP, uno dei title sponsor. Guidato da Pako Carlucci, storico speaker del torneo, Berrettini ha fatto un giro di campo salvo poi scherzare: “È stato più duro questo giro che vincere il torneo!”. Rimane un’ottima settimana anche per Stefano Napolitano. Il lavoro a Bordighera sta funzionando e da lunedì tornerà tra i top-200 ATP, intorno alla 175esima posizione. La partita avrebbe potuto raccontare un’altra storia se Stefano avesse trasformato una delle quattro palle break avute in avvio di terzo, ma non ci sono grossi rimpianti: Berrettini è stato perfetto al servizio, gestendo ottimamente i punti più delicati. In attesa della trasferta in Cina, Napolitano (raggiunto per la finale dal preparatore atletico Dalibor Sirola) può comunque sorridere. Sorridono anche gli organizzatori del torneo, che con 13 edizioni è ormai uno dei più longevi del vasto panorama dei Challenger italiani. La finale ha fatto registrare il sold out, con oltre 2.000 persone ad applaudire la prima finale tutta italiana. Tra l’altro, l’Italia diventa il paese più vincente nella storia del Trofeo Perrel-Faip con quattro successi, staccando la Francia. Adesso è il tempo di riposare e fare i bilanci, ma presto inizierà il lavoro per l’edizione del 2018. I progetti sono sempre più ambiziosi, senza dimenticare un torneo femminile in grande crescita. Con un palcoscenico del genere, le premesse ci sono tutte.

TROFEO PERREL – FAIP BERGAMO / L’ALBO D’ORO

2006 – Alex Bogdanovic (GBR)
2007 – Fabrice Santoro (FRA)
2008 – Andreas Seppi (ITA)
2009 – Lukas Rosol (CZE)
2010 – Karol Beck (SVK)
2011 – Andreas Seppi (ITA)
2012 – Bjorn Phau (GER)
2013 – Michal Przysiezny (POL)
2014 – Simone Bolelli (ITA)
2015 – Benoit Paire (FRA)
2016 – Pierre Hugues Herbert (FRA)
2017 – Jerzy Janowicz (POL)
2018 – Matteo Berrettini (ITA)

Ufficio Stampa Trofeo Perrel-Faip

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Matteo Berrettini è il protagonista del nuovo spot di “Spider-Man: No Way Home”

Il tennista italiano si presta assieme a Spider-Man in uno spot per il nuovo film della Marvel in uscita

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Matteo Berrettini (ITA), (Erste Bank Open 2021, Wiener Stadthalle); Copyright: e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger

La fama di Matteo Berrettini ormai travalica i confini del tennis ed è entrata a far parte della comunicazione mainstream italiana e non solo. Il tennista italiano è entrato, anche solo per uno spot, dentro il mondo della Marvel, popolarissima casa multimediale statunitense produttrice da sempre di fumetti e film ispirati ai suoi supereroi. La Marvel, ora di proprietà della Disney, ha deciso di pubblicizzare in Italia il nuovo film della saga di Spider-Man “Spider-Man: No Way Home” utilizzando il volto di Matteo Berrettini, fresco finalista di Wimbledon e sfortunato partecipante delle Nitto ATP Finals a Torino, dove ha dovuto ritirarsi a causa di un infortunio.

Nello spot si vede Berrettini impegnato in una partita su un campo di terra rossa, molto simile a quello del Centrale del Foro Italico. Durante un cambio di campo il numero sette del mondo si accorge che il suo avversario è improvvisamente cambiato da un tennista moderno a un tennista dall’aspetto tipicamente anni ’70. In tema con il film, che parla di Spider-Man che deve affrontare nemici provenienti da altri universi spazio-temporali, Matteo si chiede “Chi ha lasciato aperto il Multiverso?“, notando poi la presenza di Spider-Man in tribuna e concludendo con un ironico e romanesco “Te pareva. Il film della Marvel, con Tom Holland nel ruolo di Spider-Man, sarà nelle sale italiane dal 15 dicembre.

 

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Nadal: “Djokovic è il favorito per chiudere con più Slam di me e Federer”

Il fuoriclasse maiorchino ha speso parole d’elogio per Medvedev, Tsitsipas e Zverev: “Non ha più senso parlare di Next Gen, ormai sono il presente”

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Djokovic e Nadal - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Intervistato dal programma televisivo “Vamos”, Rafael Nadal ha parlato di alcuni degli argomenti che animano l’attuale dibattito tennistico, vale a dire la corsa al record di titoli Slam che lo vede protagonista con gli altri membri dei Big Three.

LA CORSA AL VENTUNESIMO

Rafa sembra ormai rassegnato ad una realtà che in questa stagione sembra mettere d’accordo la gran parte degli appassionati e degli addetti ai lavori: il parimerito nel numero di Slam conquistati da lui, Djokovic e Federer non è destinato a durare, e Nole sembra essere nella posizione migliore per mettere la freccia e superare i rivali: “Non prendiamoci in giro, Djokovic è sicuramente il favorito per diventare il giocatore con più Slam vinti nel tennis maschile. Federer è in un certo tipo di condizioni, io in un altro. Djokovic, invece, sta giocando, e sta giocando bene, è in un gran momento. Questa è la realtà delle cose e non può essere ignorata: certo, nessuno può sapere cosa succederà fra nove mesi, ma al momento lui è il favorito“.

Per contestualizzare, ricordiamo che Federer ha giocato solo 19 partite fra il 2020 e il 2021, optando per un’altra operazione al ginocchio dopo Wimbledon: in una recente intervista, ha dichiarato che sarebbe una sorpresa riuscire a tornare in campo già per i Championships di inizio luglio. Nadal invece ha disputato 29 incontri nel 2021, 22 dei quali sulla terra battuta dove però non è riuscito a mantenere i disumani standard che hanno accompagnato le sue primavere dal 2005 in avanti: pur vincendo a Barcellona e Roma, ha finito per subire la sua terza sconfitta in carriera nelle semifinali del Roland Garros proprio contro Djokovic, chiudendo il match chiaramente infortunato.

 

Successivamente Rafa ha provato a giocare il torneo di Washington, perdendo agli ottavi, ma subito prima dell’esordio in Canada ha deciso di dare forfait e chiudere la stagione per via di un problema al piede che lo tormenta da tutta la carriera ma con significativi peggioramenti nell’ultimo anno. Per questo motivo, non sorprende la sua affermazione su Djokovic, che nel 2021 ha sfiorato il Grande Slam e completato una rimonta un decennio fa impensabile sui rivali: a fine 2010, Federer aveva 16 Slam, Nadal 9 e Djokovic 1; e ancora al termine del Roland Garros 2018 la classifica era Federer 20, Nadal 17 e Djokovic 12.

Nole ha dunque colmato il gap in poco più di tre anni, tre anni in cui peraltro ha “perso” la possibilità di giocarsi due Slam prima per cancellazione (Wimbledon 2020) e poi per squalifica (US Open 2020); se per il primo il caveat vale anche per i rivali, per il secondo invece la lasciata è persa solo per lui, visto che né Rafa né Roger erano presenti. Ora Djokovic potrebbe mancare un’altra chance di alzare il ventunesimo Major qualora decidesse di saltare l’Australian Open in nome (a suo dire) della privacy sul suo status vaccinale, ma la vulgata è che le chance non gli mancheranno di certo nel corso del 2022.

Nadal dovrebbe esserci a Melbourne, ma si tratta di un torneo che non vince dal 2009 (anche per iella, soprattutto se si pensa all’infortunio occorsogli durante la finale del 2014 contro Wawrinka), e più in generale l’impressione è che le gerarchie sul cemento non lo vedano più ai primissimi posti della griglia di partenza – negli ultimi due Slam giocati sul cemento è stato sconfitto da Dominic Thiem e Stefanos Tsitsipas, subendo nel secondo caso la terza rimonta in carriera da due set a zero in suo favore. Il maiorchino ha inoltre già fatto sapere che non giocherà la ATP Cup: è quindi probabile che decida di disputare l’Happy Slam senza tornei ufficiali di preparazione al di là del Mubadala World Tennis Championship, esibizione in programma ad Abu Dhabi fra il 16 e il 18 dicembre.

LA FINE DELLA NEXT GEN

Va detto, tuttavia, che nonostante Djokovic abbia dominato gli Slam nel 2021, i rivali della Next Gen originale sembrano sempre più vicini: Tsitsipas ha buttato un vantaggio di due set nella finale del Roland Garros, mentre Medvedev l’ha battuto a Flushing Meadows conquistando il suo primo Major; Zverev infine lo ha sconfitto sia alle Olimpiadi che alle Nitto ATP Finals, portandolo al quinto set allo US Open.

Per questo motivo, Rafa non ritiene giusto utilizzare ancora il termine Next Gen per definire gli eredi più probabili al trono del tennis maschile: “Ormai dobbiamo dire che Medvedev, Zverev o Tsitsipas sono il presente del tennis, sono la ‘current generation’, non dobbiamo trattarli in eterno come se fossero soltanto il futuro del tennis“. Allo US Open, Djokovic è stato l’unico Big Three presente per la seconda edizione consecutiva: qualora decidesse di non volare a Melbourne, stavolta sarà Nadal a cercare di posticipare il passaggio di consegne ancora per un po’.

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ATP e ITF iper-morbidi sul caso Peng Shuai. I giocatori: “Comunicato debole”. Sandgren: “Spazzatura!”

Opelka sfotte Gaudenzi: “Powerful!”. Tennisti e opinione pubblica critici con ATP e ITF su vicenda Peng Shuai. Il CIO si schiera contro la WTA “Ci sono tanti modi per verificare se sta bene”

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Reilly Opelka – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @FILAtennis)

Il duro comunicato della WTA sul caso Peng Shuai ha scosso il mondo del tennis e non solo, con il circuito femminile che non farà più tappa in Cina ed a Hong Kong fino a quando non avrà notizie, vere e non mediate dal governo cinese, di Peng Shuai. La tennista cinese aveva accusato di violenza sessuale l’ex vice premier cinese, e figura influentissima nei quadri del Partito Comunista Cinese, Zhang Gaoli, con un lungo post sul popolare social network cinese Weibo. L’account di Peng è stato poi sospeso dal governo cinese e la tennista non ha più avuto apparizioni pubbliche dal 3 novembre 2021, il giorno della denuncia su Weibo. Tutti i tentativi di contatto diretto portati avanti da WTA si sono rivelati fallimentari, costringendo Steve Simon all’azione diplomatica più forte in mano alla WTA, la sospensione dei tornei cinesi.

L’eco del caso ha imposto una pronta risposta dall’ATP e dall’ITF, gli altri due organi principali del tennis mondiale, una risposta che però non si è rivelata al livello di quella forte di Steve Simon, CEO della WTA. Per l’ATP è arrivato il comunicato del CEO Andrea Gaudenzi, che esordisce così: “La situazione di Shuai Peng non fa che crescere la preoccupazione dentro e fuori il nostro sport. Fino ad adesso ci sono state poche risposte alle nostre preoccupazioni. Sollecitiamo ancora una volta una linea diretta di comunicazione tra la WTA e la giocatrice per chiarire meglio la situazione“. Parole riecheggiate anche nel comunicato dell’ITF, diretta da David Haggerty: “La nostra prima preoccupazione è la salute di Shuai Peng. Le accuse fatte da Peng devono essere affrontate. Continueremo a supportare tutti gli sforzi fatti in quella direzione, sia pubblicamente che privatamente.“.

I comunicati dei due organi mondiali tennistici hanno però due grossi problemi che li distinguono in maniera netta dal comunicato WTA. Oltre a non considerare la sospensione dei tornei cinesi, i due comunicati non nominano mai direttamente la Cina e il governo cinese, mantenendosi sempre in maniera vaga. Desta stupore anche la chiusura del comunicato dell’ATP: “ci consulteremo con i nostri membri e monitoreremo tutti gli sviluppi di questa situazione“, che ha causato le critiche di alcuni tennisti di alto profilo come Reilly Opelka. L’americano prima ha citato il tweet dell’ATP con l’ironica didascalia “POWERFUL”, e ha poi ridicolizzato il comunicato “sono stato particolarmente commosso dalla parte che dice monitoreremo tutti gli sviluppi di questa situazione“. Un altro tennista americano, Noah Rubin, ha commentato il comunicato definendolo “Debole“. Ancora più duro il commento di Tennys Sandgren, che cita il tweet del comunicato con l’hashtag #firegaudenzi e parla della leadership ATP come spazzatura totale.

Una bella gatta da pelare quindi per Andrea Gaudenzi, già criticato negli scorsi mesi per la poca chiarezza e vicinanza ai giocatori durante la pandemia e che ora si trova ad inseguire la WTA sulla questione Peng, tra le proteste dei giocatori che vorrebbero una reazione più forte. C’è anche un problema sia politico che economico dal lato dell’ATP. Se la WTA è (ed a questo punto era) legata economicamente alla Cina per le Finals di Shenzhen e per i tanti accordi stretti negli anni passati, anche l’ATP è legata a doppio filo economico con il paese di Xi Jingping. Come riportato dal giornalista svizzero Simon Häring il 10% della media holding dell’ATP è in mano alla Shanghai Juss Event Management. La Shanghai Juss è parte della società statale cinese Shanghai Jiushi, organizzatrice del Master 1000 di Shanghai, del Gran Premio di Cina di Formula 1 e dell’Hangzou Invitational per cui Roger Federer è sotto contratto (anche lui accusato di una risposta piuttosto morbida al caso Peng).

Difficile quindi aspettarsi una risposta forte da parte dell’ATP, a meno di mostrare il coraggio già mostrato da parte della WTA. In una situazione simile ma per motivi diversi quella del Comitato Olimpico Internazionale, che per ora ha fatto da cassa di risonanza al governo cinese e andando contro il recente comunicato della WTA. Il CIO ha affermato di star facendo “quiet diplomacy” e di aver visto in videochiamata Peng per una seconda volta il primo dicembre, criticando anche la WTA dato che a detta del CIO “ci sono modi diversi per assicurarsi che stia bene e sicura. Anche la vicinanza del CIO al governo cinese è per motivi economici, ancora più pesanti di quelli ATP. Le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 sono alle porte ed è interesse del CIO evitare boicottaggi, come sta considerando la Gran Bretagna, e danni economici per un evento cruciale per le casse del CEO Thomas Bach e soci. Sarà difficile quindi vedere una reazione forte da parte degli altri attori di questa storia, a meno di una fortissima reazione dei giocatori che costringa l’ATP a cambiare passo.

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