ATP San Paolo: Fognini schianta Cuevas, prima finale dell'anno

ATP

ATP San Paolo: Fognini schianta Cuevas, prima finale dell’anno

Senza storia la prima semifinale del Brasil Open. Il n.1 d’Italia raggiunge la 15esima finale in carriera. Affronterà il cileno Nicolas Jarry (domenica alle 16.30 su Supertennis)

Pubblicato

il

Prima semifinale del Brasil Open, l’ultimo in ordine temporale del “circuito” Golden Swing, una serie di tornei comprensiva – insieme al sopracitato – dell’Ecuador Open di Quito, dell’Argentina Open di Buenos Aires e del Rio Open, di Rio de Janeiro. Da quest’anno, dopo due stagioni, si è tornati alla sede indoor originale del torneo (dopo il suo spostamento nel 2012 da Costa do Sauipe a San Paolo), ovvero al Ginásio do Ibirapuera, ufficialmente “Ginásio Estadual Geraldo José de Almeida”, intitolato all’omonimo giornalista e commentatore sportivo brasiliano.

CLICK E LUCE FU! – Superate le difficoltà strutturali di inizio settimana, legate a un malfunzionamento dell’impianto elettrico che ha costretto all’interruzione di più di un match di singolo e altrettanti di doppio, la luce che ha illuminato la scena fino a questo punto del torneo è stata quella del nostro Fabio Fognini. Nella prima semifinale di giornata, quella riguardante la parte bassa del tabellone, il tennista ligure si è imposto con un perentorio 6-4 6-2 sul pluri-detentore del titolo, Pablo Cuevas. Fin dai primissimi giochi risulta chiaro il motivo della striscia di Cuevas che racconta di 15 vittorie consecutive che gli hanno fruttato gli ultimi tre titoli: le sue caratteristiche si sposano perfettamente con quelle di un campo in altura – l’altitudine del Ginásio è di 760m sul livello del mare – il servizio non è piatto, ma vi è la ricerca degli angoli esterni per spingere l’avversario fuori dal campo, sfruttando il rimbalzo alto della palla, per poi chiudere a campo aperto. Dall’altra Fognini dimostra da subito una consapevolezza e una convinzione difficilmente riscontrabili in altri momenti della sua lunga carriera.

DOPO LO STUDIO, IL PRIMO ALLUNGO – I primi tre giochi seguono linearmente i turni di servizio dei due giocatori, mentre dal quarto iniziano i sussulti. Dapprima Fabio è costretto ad affrontare la prima palla break dell’incontro, che annulla con un primo servizio esterno vincente. Nel gioco successivo, dopo essere stato in ritardo per 40-15, si procura una palla break che concretizza con una difesa notevole: alza un lob che l’uruguaiano non riesce a chiudere – complice anche la dispersione creata da un impianto enorme – e sul successivo passante Cuevas affossa la volée in rete. È la metafora del Fognini versione 2018, che gli ha fin qui regalato 12 vittorie a fronte di sole 4 sconfitte: un giocatore applicato, solido, concreto. Dopo un game in cui Fabio “scioglie” un po’, nell’ottavo l’italiano è bravo a cancellare per due volte lo svantaggio di un 15 (0-15, 15-30), il secondo dei quali con una palla corta delicatissima. L’ottavo e il nono game servono a far traghettare a Fabio il primo set in porto, senza particolari patemi, per il conclusivo 6-4.

 

IL RE È NUDO – Pablo non riesce a ri-organizzare immediatamente le idee e con questo Fognini è un lusso che non ci si può permettere: dopo due errori non forzati che lo mettono spalle al muro  sullo 0-30 e un altro gratuito sul 15-30, è costretto a concedere il break di fronte a un’altra difesa monumentale di Fabio: l’italiano regge l’urto su due accelerazioni diagonali di rovescio aspettando poi un altro errore dell’avversario, il quarto del game. La partita è ora incanalata nel verso giusto, ma la lucidità nella gestione è l’ennesima riprova del grandissimo lavoro mentale del suo coach argentino, Franco Davin, con cui Fabio collabora da fine 2016. Conquista il secondo break nel sesto game, irretisce Cuevas la cui frustrazione sfocia in un warning e conduce al traguardo l’incontro con un’invidiabile tranquillità. D’altronde Davin in un’intervista di qualche tempo fa aveva preannunciato di avere una carta nella manica da giocarsi: “Io lavoro con un matematico. Nei suoi match ci sono momenti in cui perde 8-10 punti di fila ed esce dalla partita. Non serve che io gli dica: non devi perdere la testa. Per reagire in quei momenti devi sapere cosa fare. Ed è una cosa che si allena”. E la matematica non è un’opinione… Con questa vittoria Fabio Fognini conquista la quindicesima finale in carriera, la prima del 2018, dopo l’ultima a San Pietroburgo a settembre 2017, persa da Dzumhur. Il bilancio dice 5 vittorie – l’ultima delle quali a Gstaad nel luglio 2017 – a fronte di 9 sconfitte.

La seconda semifinale di giornata – quella meno “nobile” tra l’argentino Horacio Zeballos (69 ATP) e il cileno Nicolas Jarry (73 ATP) – ha visto prevalere il secondo con il punteggio di 6-7 6-4 6-4

SERVIZIO AL POTERE – Nel primo set a regnare sono l’equilibrio e la battuta. Da un lato il servizio piatto sparato dal ventiduenne di Santiago dall’alto dei suoi 198cm, dall’altro la curva slice da sinistra del mancino e la sua precisione chirurgica, conducono inevitabilmente la vicenda al tie-break –  che si conclude con il punteggio di 7 punti a 5 a favore di Zeballos, dopo un dritto a sventaglio da tre quarti di campo, tutt’altro che impossibile, spedito da Jarry in corridoio.

LA PRIMA VOLTA ­– Nel secondo set si ripropongono le stesse dinamiche del primo fino al 4-4 quando Nicolas Jarry, del tutto imprevedibilmente, si procura 3 palle break consecutive, ne converte la prima e confermando in modo autoritario il break nel turno di servizio successivo conquista il secondo parziale per 6-4. Nel terzo game del terzo e decisivo set accade la stessa cosa del nono gioco del precedente: 0-40 Jarry e prima delle tre palle break convertita. Stavolta però tutto appare meno estemporaneo: Zeballos accusa un significativo calo – probabilmente causa delle tre maratone con Bellucci, Monfils e Dutra Silva, tutte concluse al terzo set – lotta a denti stretti fino alla fine annullando 6 match point, ma al settimo Jarry si dimostra abile nello sfruttare l’occasione, beffando quell’inesperienza che tante volte tradisce i tennisti più “acerbi” a un passo dal traguardo. Jarry conquista così – dopo aver eliminato, tra gli altri, la testa di serie numero 1 Albert Ramos-Vinolas – la prima finale ATP in carriera, dove affronterà il nostro Fabio Fognini (non esistono precedenti tra i due).

Risultati:

[2] F. Fognini b. [3] P. Cuevas 6-4 6-2
N. Jarry b. H. Zeballos 6-7(5) 6-4 6-4

Marco Vitali

Continua a leggere
Commenti

ATP

Jannik Sinner vince ad Anversa il quarto titolo dell’anno: best ranking e Torino più vicina

Ancora una prestazione impeccabile dell’azzurro che regola Schwartzman con un doppio 6-2

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Anversa 2021 BELGA PHOTO KRISTOF VAN ACCOM

[1] J. Sinner b. [2] D. Schwartzman 6-2 6-2

Con un’altra prestazione maiuscola, Jannik Sinner mette le mani sul trofeo di Anversa regolando Diego Schwartzman con lo stesso doppio 6-2 con cui si era imposto sabato contro Harris. Nell’ora e un quarto di gioco, il pur rapidissimo e solido argentino è stato travolto dal ritmo imposto agli scambi da un Sinner dominante su entrambe le diagonali e incontenibile nelle accelerazioni in parallelo; molto bene anche al servizio nonostante l’usuale non altissima percentuale di prime, ma dalle quali ha ricavato 21 punti su 23, piantando anche otto ace.

L’occhio va subito alla classifica, con quel numero 11, a soli 55 punti dalla top ten, che è anche best ranking. E, altrettanto importante, è il passo avanti nella Race, con il sorpasso su Norrie che vale il nono posto (non contando Nadal, fermo per il resto della stagione), a 110 punti Hurkacz. Dopo il bis a Sofia, avevamo accennato alla possibilità ancora aperta di diventare il primo azzurro a vantare quattro titoli in una stagione. Non sappiamo se Jannik si sia distrattamente soffermato a pensare “possibilità?” con la giusta e necessaria dose di presunzione, ma di sicuro il nostro non se l’è fatta sfuggire.

 

IL MATCH – Entrambi arrivano in finale senza aver ceduto alcun set, con el Peque che in semifinale ha fatto valere il peso dell’esperienza su un Brooksby peraltro al sesto incontro della settimana, mentre Sinner ha impressionato tenendo a bada il servizio di Lloyd Harris. Avversario ovviamente ben diverso da Harris, Schwartzman inizia tenendo la battuta, subito imitato da Sinner. Diagonale sinistra proposta dall’uno e volentieri accettata dall’altro, entrambi vogliono mettere in campo il loro miglior ritmo prendendosi l’opportuno margine di sicurezza per valutare se sia sufficiente a prevalere. L’azzurro tira più forte e sta più vicino al campo, quindi il ventinovenne di Buenos Aires può solo confidare negli errori del nostro – errori gratuiti, perché, costretto troppo lontano, ha poche chance di forzarli. Hanno invece il passaporto argentino i due brutti dritti che, seguiti da un paio di gran punti in accelerazione di Sinner, valgono il sorpasso già al terzo game, subito consolidato da un turno di servizio autoritario contro quello in vetta alla classifica dei migliori ribattitori delle ultime 52 settimane.

L’angolo della telecamera principale non rende giustizia alle traiettorie dell’azzurro che mette in mostra anche esiziali dritti stretti che aprono in campo quanto e più del rovescio sull’altro lato. Dopo un altro break che vale il 4-1, sembra esserci esserci un attimo di rilassamento, ma Jannik non ha intenzione di concedere nulla e da sinistra salva le due opportunità argentine di accorciare. Diego rimane aggrappato ai punti come un mastino, annulla due set point al settimo gioco e tenta di opporsi al 40-0 di quello successivo prima di capitolare alla quinta opportunità.

Sinner non si siede sugli allori del quarto 6-2 consecutivo inflitto agli avversari e parte fortissimo anche nel secondo parziale scatenando il rovescio lungolinea che, insieme al dritto micidiale, spiana la strada all’immediato vantaggio. Schwartzman può solo cercare di rimanere in scia, non perdere troppo campo e tenere la testa fuori dall’acqua in attesa di un calo dell’avversario che, viceversa, non accenna a lasciare la presa. Anzi, prosegue sullo stesso ritmo forsennato e ogni piccolo errore di Diego diventa pesante come un macigno nell’economia del punteggio. Inevitabile un altro break e un altro 6-2 per il nostro giovanissimo alfiere che alza il quinto trofeo ATP in carriera su sei finali disputate. Per quanto riguarda invece i rimpianti per quella persa a Miami, in attesa della conclusione della Corsa a Torino, di certo si affievoliranno sempre più fino a svanire di fronte a questo livello di tennis.

Continua a leggere

ATP

ATP Mosca: a Karatsev il derby russo, Cilic a caccia del ventesimo titolo

Khachanov dura un set contro il connazionale. Acuto di fine stagione per il trentatreenne croato, che elimina Berankis

Pubblicato

il

Aslan Karatsev - Mosca 2021 (foto Telegram VTB Kremlin Cup)

La folta presenza di tennisti russi nel torneo ATP 250 di Mosca ha trovato in Aslan Karatsev il più valido rappresentante per conquistarsi un posto in finale. Il ventottenne infatti ieri ha sconfitto 7-6(7) 6-1 il connazionale Karen Khachanov in un incontro tanto equilibrato ed incerto nel primo set quanto rapido e a senso unico nel secondo. Nel tie-break che ha deciso la prima frazione Karatsev su è trovato sotto 6 punti a 3 e in totale è stato in grado di annullare 4 set point. “Ho cercato di non pensare al punteggio nel tie-break e di giocare un punto alla volta”, ha detto Karatsev nell’intervista in campo a fine partita. Sul 5-6 ho messo a segno una grande risposta e lui si è innervosito, ed è così che sono riuscito a vincere. Per me significa tantissimo raggiungere la finale; sono stato a questo torneo molte volte, quindi la finale di domani sarà speciale per me”.

Esploso in Australia quest’anno – dove al primo Slam giocato in carriera ha raggiunto la semifinale – Karatsev ha dimostrato ampiamente che non si trattava di un episodio isolato, ma bensì semplicemente un processo di maturazione avvenuto ad un’età particolarmente avanzata per uno sportivo. Attualmente è N.22 del mondo e addirittura matematicamente sarebbe ancora in corsa per un posto alle ATP Finals di Torino, occupando la posizione N.13 della Race (con 2.180 punti), 775 punti dietro Hurkacz l’ultimo giocatore qualificato. Al momento tutto questo discorso passa in secondo piano, tuttavia, perché per Aslan c’è qualcosa di più importante: alle 15 di domenica 24 ottobre giocherà la sua terza finale ATP – ovviamente raggiunte tutte in questa stagione – e l’obiettivo è portare a casa il secondo trofeo dopo quello di Dubai a marzo.

Piccola curiosità statistica su Karatsev: il russo è il primo tennista dal 1992 a disputare nella stessa stagione almeno due finali di singolare, doppio e doppio misto. L’ultimo a riuscirsi era stato 29 anni fa l’australiano Mark Woodforde, vincitore in carriera di 17 prove Slam tra doppio e doppio misto, e 4 titoli ATP di singolare. Karatsev invece quest’anno ha raggiunto la finale in doppio sempre al fianco del connazionale Andrej Rublev nell’ATP 250 di Doha perdendo, e più recentemente al Masters di Indian Wells portando a casa il titolo. Per quel che riguarda il doppio misto invece in entrambe le occasioni era al fianco di Elena Vesnina ma i due hanno perso sia al Roland Garros che alle Olimpiadi di Tokyo.

 

Ad opporsi al gioco d’anticipo del russo nella finale dell’ATP 250 di Mosca ci sarà il veterano Marin Cilic. Nonostante il trentatreenne croato abbia ormai abbandonato da un po’ di tempo i piani alti del tennis, il suo gioco potente gli permette ancora di togliersi tante soddisfazioni, e così in semifinale è arrivata la vittoria 6-3 6-4 sul lucky loser lituano Ricardas Berankis. Quest’anno Cilic, nonostante le prestazione opache negli Slam, è riuscito a togliersi qualche soddisfazione, tra cui il titolo vinto sull’erba di Stoccarda; se dovesse accaparrarsi anche il trofeo di Mosca arriverebbe al ragguardevole traguardo di 20 titoli in carriera su 35 finali disputate. Ricordiamo che in passato ha già vinto otto tornei sul cemento indoor, a dimostrazione di quanto il suo gioco sia adattabile ad ogni condizione e superficie.

In una notevole prestazione al servizio contro Berankis, Cilic ha messo a segno 10 ace e ha vinto l’83% (33/40) di punti con la sua prima di servizio per concludere l’incontro dopo un’ora e 31 minuti. “È stata una partita difficile, Ricardas ha giocato bene”, ha detto Cilic a fine gara. “Il primo set è stato fantastico da parte mia, ho servito alla grande, ma poi Ricardas ha iniziato a trovare il suo ritmo e ha giocato molto meglio nel secondo. Si è trattato di un incontro ostico e mentalmente difficile, ma sono riuscito a giocare il mio miglior tennis al momento giusto”. Oggi il croato scenderà in campo per la terza volta in carriera nell’atto conclusivo del torneo di Mosca, dove ha già trionfato due volte nel biennio 2014-15 battendo in entrambi i casi Bautista Agut. L’unico precedente tra Cilic e Karatsev è avvenuto ad agosto di quest’anno sul cemento di Cincinnati al primo turno, dove a vincere è stato Cilic per 7-5 6-3.

Qui il tabellone completo dell’ATP di Mosca e degli altri tornei della settimana

Continua a leggere

ATP

ATP Anversa, è Schwartzman l’avversario di Sinner in finale

L’argentino batte facilmente Brooksby e proverà a vincere il torneo belga al terzo tentativo. Né lui né Sinner hanno ancora perso un set

Pubblicato

il

Diego Schwartzman ad Anversa 2021 (Credit: @atptour on Twitter)

Diego Schwartzman continua ad impressionare allo European Open di Anversa, battendo il qualificato Jenson Brooksby per 6-4 6-0 in 85 minuti, risultato ottenuto conquistando gli ultimi nove game dell’incontro. Come a Sofia, quindi, Jannik Sinner affronterà la tds N.2 del torneo in finale, finale a cui arrivano entrambi senza aver ancora perso un set in tre incontri disputati; sarà inoltre la loro prima sfida in assoluto.

LA PARTITA – Il primo set ha viaggiato sui binari dell’incertezza, mettendo di fronte due giocatori che amano mischiare le carte in tavola e allungare lo scambio (a dispetto di taglie fisiche e stili decisamente differenti). Schwartzman non ha mai sofferto la prima di Brooksby (solo il 53% di conversione nel parziale), mettendogli pressione fin dalle prime battute: dopo aver mancato due palle break consecutive nel game d’apertura, El Peque ha tolto il servizio a zero all’avversario nel terzo game, allungando fino al 3-1. Il classe 2000 ha però ritrovato convinzione ed è riuscito a portarsi in vantaggio 4-3.

Sul 4-4, tuttavia, Brooksby ha giocato un pessimo game, commettendo un errore dopo l’altro e perdendo di nuovo la battuta a zero. Schwartzman ha preso l’abbrivio, e l’ha sfruttato per breakkare anche all’inizio del secondo. A quel punto Brooksby sembrava avere ancora qualcosa da dire: 0-40 immediato e tripla chance di rientrare nella contesa; l’argentino è però riuscito a difendersi in qualche modo, e la partita si è di fatto chiusa su quelle occasioni scialacquate – Dieguito ha infatti chiuso l’incontro con un tonitruante parziale di 21-3, confermando la condizione atletica strepitosa già mostrata contro Murray e Nakashima.

 

I NUMERI – Per Schwartzman è la dodicesima finale in carriera (quattro titoli), la seconda del 2021 dopo la vittoria di Buenos Aires dello scorso marzo. Per lui sarà inoltre la terza finale ad Anversa (le altre nel 2016 e 2017 contro Gasquet e Tsonga) e la quinta sul cemento indoor: finora è sempre uscito battuto. Brooksby esce ridimensionato dall’incontro, ma solo fino a un certo punto: ricordiamo che per lo statunitense questo era il sesto incontro del torneo, il doppio di quelli giocati dal Peque; inoltre, i punti racimolati questa settimana gli consentiranno di ottenere la qualificazione matematica per le Next Gen Finals di Milano, dove sarà una sicura mina vagante con il suo gioco poco tradizionale e per nulla standardizzato ai canoni del tennis contemporaneo.

Il tabellone completo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement