Pagelle: Fognini Premier, Errani agli esteri, Zverev rottamato

Dall’election day alle imprese di Fognini ed Errani il passo è breve. Il ministro Bautista Agut e del Potro all’opposizione. In attesa del ritorno del re e della solita restaurazione

Pagelle: Fognini Premier, Errani agli esteri, Zverev rottamato

Come ampiamente prevedibile il giorno dopo ci sono molti vincitori e pochi vinti. Sopravvissuti a stento alla #MaratonaMentana e alle valanghe di exit-poll, intention poll, proiezioni, calcoli e previsioni future, abbiamo una certezza. Il tanto annunicato vento del cambiamento è arrivato e Fabio Fognini (8) è l’unico candidato premier credibile. Abituato a non mollare mai il nostro, nonostante le difficoltà avute nell’addomesticare e amministrare Roma ( ma chissà nel 2018…), è riuscito a conquistare il cuore dell’elettorato, soprattutto dei più giovani. Il Sud in particolare è stato conquistato dal suo carattere focoso e dal suo tennis a cinque stelle.

Certo non sarà facile porre un freno alle spinte populiste del Nord, ma in fondo se Piquè (5) può occuparsi di cambiare la più antica manifestazione tennistica del mondo, anche chi grida “Roma Ladrona” e “Terroni lavativi” si può occupare di cambiare l’Italia.

 

Intanto Rafa Nadal (S.V.) nonostante i suoi umili proclami – “Gli altri (soprattutto gli svizzeri) vi promettono la luna, io vi garantisco la terra” – rischia di finire libero e uguale e dunque, a piedi.

Sara Errani (7,5) ha invece realizzato il sogno americano, scendendo al livello inferiore per risalire alle stelle (e strisce), promettendo un “nuovo miracolo italiano” mentre Juan Martin del Potro (8,5) è tornato a spazzolare come un tempo e si candida a prima voce dell’opposizione.

Il povero Sascha Zverev (5) che doveva essere il rottamatore dei nostri tempi, ha fatto proprio la fine del rottamato, cornuto e mazziato peraltro dal suo ex mentore Juan Carlos Ferrero (5) al quale evidentemente non piace lavare in casa i panni sporchi, meglio la lavanderia social.

Roberto Bautista Agut (8) invece è il più serio candidato alla poltrona di ministro del lavoro dall’alto delle sue 36 ore giornaliere di fatica. Mentre il premio exit-poll della settimana, nel senso di pollo uscito al primo turno, va a Grigor Dimitrov (4) che ha però avuto il pregio di portare avanti le istanze delle politiche dell’immigrazione di Malek Jaziri (7,5).

In ogni caso, come è ovvio, lo spirito democratico che ha pervaso tutti in queste ultime due settimane è destinato a tornare in cantina: stanno per ritornare i tornei seri e dunque è già ora di vecchi sovrani e di restaurazione.

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