Perché certi circoli sono più "sportivi" di altri? Al CT Firenze dopo Federer e Hingis...

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Perché certi circoli sono più “sportivi” di altri? Al CT Firenze dopo Federer e Hingis…

Tennisti di 55 Nazioni volevano iscriversi al “giovanile” di Pasqua. Accettati solo 24 Paesi. A ottobre un challenger da 64.000 euro alle Cascine? Più racchette e meno carte

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FIRENZE – Non tutti i circoli sono uguali, non tutti i tornei sono uguali. E non è un caso. Più giù capirete cosa voglio dire quando dico che c’è dirigente e dirigente… Quale torneo è stato vinto da numeri uno del mondo quali Roger Federer, Jennifer Capriati, Martina Hingis, Amelie Mauresmo, Dinara Safina, Simona Halep e in doppio da Andy Murray, Sara Errani, Roberta Vinci? È un torneo che ho visto nascere. Quando si disputò la prima edizione, 43 anni fa, infatti mio padre era presidente del Circolo Tennis Firenze. Lui come qui chi scrive eravamo entusiasti di quell’iniziativa. Io avevo 26 anni e non avevo ancora intuito che il tennis avrebbe continuato ad essere gran parte della mia vita, sebbene il mio primo articolo per il quotidiano stampato a Firenze dal 1848, La Nazione, fosse uscito già nell’ottobre 1972, in occasione delle finali del circuito professionistico WCT che si disputarono a Roma. E quindi il sogno di fare il giornalista fosse già avviato.

Ricordo che arbitrai anche diverse partite, su quello stesso campo centrale (che è sempre stato curiosamente contrassegnato dal n.3, mentre quello davanti alla palazzina, la Club House, è sempre rimasto il n.4), dove avevo fatto di tutto: dal raccattapalle ai grandi australiani e americani campioni di Slam (Rose, Cooper, Patty, Larsen) più i vari Davidson, Drobny, Ayala, Morea, Nielsen, al “segnapunti” sul tabellone manuale per gli incontri di Davis con India, Russia e Sud Africa nel ’59 e nel ’60 (Krishnan, Kumar, Lejus, Likhatchev, Forbes, Segal), all’arbitro per i match di Roche e Newcombe nel ’65 quando di lì a poco avrebbero vinto il primo dei loro 7 Wimbledon. Fino a che – approfittando dell’essere giocatore di casa – ebbi perfino il privilegio di giocare qualche edizione del torneo cui partecipavano campioni come Osuna, Pietrangeli, Merlo, Franulovic (in doppio con Beppino Bonardi io e con Boro Jovanovic lui arrivammo a condurre 4-1 al terzo!), Davidson (mi dette una gran stesa!), Alexander, Panatta, Tiriac, e altri grandi. Fra le donne c’erano campionesse plurime di Wimbledon, Althea Gibson, Maria Ester Bueno, Maureen Connolly che nel ’53 vinse Firenze e realizzò il Grande Slam, prima tennista della storia (ma io scorrazzavo per i prati del club e non me la ricordo: avevo 3 anni e mezzo). Con Bueno ho invece anche giocato e vinto un set in allenamento. Aveva vinto Wimbledon 3 volte!

A parte questi miei amarcord personali, potrei aggiungere mille aneddoti del torneo giovanile. Mi è rimasto impresso quello di una ragazzina italiana, poi diventata giornalista di Telemontecarlo, Flavia Filippi, che aveva vinto il premio per la miglior giovane nel torneo (coppa e 100.000 lire di rimborso… che allora era un bel rimborso) finché si scoprì che aveva fatto più strada di lei una ragazzina straniera. Flavia scoppiò a piangere quando glielo dissero… Andò a finire che il premio… imprevisto, glielo diede mio padre di tasca sua. Per il resto ho conservato nel mio album le foto con due tredicenni, Jennifer Capriati e Martina Hingis che vinsero il torneo con cinque anni di anticipo anagrafico su altre partecipanti! Mi manca – ahimè – invece quella con Roger Federer non ancora diciassettenne perché nel giorno della sua finale del ’98, ero a Montecarlo e se non sbaglio commentavo in tv per Tele + con Rino Tommasi e Gianni Clerici. Mi sarei… fatto giustizia a Neuchatel meno di un anno dopo, facendomi una foto con un Federer biondo ossigenato – e con sua mamma Lynette disgustata! – quando Roger batté Sanguinetti in 4 set subito dopo che Rosset aveva sconfitto in 3 Pozzi e fece vedere fin dall’esordio di che panni si vestiva.

 

Il torneo di Firenze si gioca sempre nella settimana di Pasqua. Questa collocazione, cui mai ha voluto rinunciare, gli è costata qualcosa in termini di grado ITF: i tornei giovanili di Firenze e Prato (ai primi di maggio) sono di grado inferiore rispetto a quello di Santa Croce sull’Arno, ma tutti hanno superato i 40 anni organizzativi. Un motivo di vanto per il tennis toscano. Tutti i migliori tennisti italiani, soprattutto nel periodo in cui il presidente FIT era il fiorentino Paolo Galgani, hanno giocato questo torneo. Filippo Volandri, nel ’98, ebbe la sfortuna di incappare proprio nell’anno di Federer e di perdere da lui in finale. Tre anni fa Berrettini ha vinto il doppio. Quest’anno sarà comunque presente tutta la nazionale under 16. Quindi forse i giovani più interessanti da vedere in prospettiva. Fra gli altri quel ragazzino Nardi che un anno fa vidi a Londra durante le finali ATP, quando erano stati riuniti i migliori under 14 del mondo. Lui era già un costolone allora. Sono proprio curioso di rivederlo. Come sono curioso di vedere più i ragazzi classe 2003 e 2002 che quelli all’ultimo anno da junior, cioè classe 2000, sebbene oggi sappiamo che non è necessario essere forti a 18 anni per esserlo poi a 24.

Qualcuno si chiederà perché un circolo come il Tennis Firenze sia riuscito per tutti questi anni a mantenere la barra dritta sull’attività organizzativa e agonistica. È certo una conseguenza della tradizione, di una capacità organizzativa collaudata negli anni, di una mentalità. Ma credo anche che non sia un caso che ai vertici dirigenziali del CT Firenze ci siano sempre stati tennisti di un certo livello, più che professionisti di altri settori incapaci di tenere una racchetta in mano. A Firenze era stata fondata, dal marchese Piero Antinori (della celebre dinastia dei vinattieri) nel 1910, la Federazione Italiana tennis. Antinori era stato presidente fino al 1934. Il presidente Fred Dalgas, tale dal 1935 al 1946 e poi dal ‘52 al ’73 era stato un seconda categoria. Con Fred Dalgas andai io nel 1967 al CONI, reggendo il gonfalone del CT Firenze, a ricevere la massima onorificenza sportiva del CONI, la stella d’oro al merito sportivo. Fui scelto, credo, perché avevo vinto i campionati italiani di terza categoria di doppio a Como insieme al catanese Agostino Serra per aver battuto 6-3 al quinto set i “pariolini” Adriano Panatta e Stefano Matteoli (che erano i favoriti).

A Fred Dalgas successe  mio padre, anche lui campione italiano a squadre di seconda categoria con il circolo. Dopo – mentre l’altro socio Paolo Galgani diventava presidente della Federtennis – a mio padre (scomparso nel ’78 a 60 anni) sarebbe succeduto nel ’78 Eugenio Migone, altro ottimo seconda categoria, nonché capitano di Coppa Davis (in alternanza sulla panchina azzurra ad un altro consigliere del CT Firenze Vanni Canepele, campione d’Italia assoluto nel ’39 e  nel ’49). E a Migone dopo più di un decennio  Carlo Pennisi, poi  Alessandro Dalgas – altri due ex seconda categoria che hanno giocato centinaia di tornei e decine di campionati a squadra – quindi Sandro Quagliotti. Oggi il presidente  lo è un altro ex seconda categoria, Giorgio Giovannardi. Tutta questa storia – per molti di voi magari un po’ pallosa – l’ho fatta per sottolineare che il CT Firenze – che ha ospitato un torneo internazionale Grand Prix e ATP dal 1974 al 1994 (ho avuto il privilegio e l’onore di dirigere per diversi anni, quando i vincitori erano Bertolucci Gomez, Clerc, Ramirez, Panatta e fra i partecipanti riuscii a far venire Arthur Ashe, Harold Solomon e altri) – non ha per caso una mentalità prettamente sportiva, sia in senso organizzativo sia in senso agonistico. Quando i dirigenti, il presidente come gran parte dei consiglieri, sono stati buoni giocatori… è difficile che si dimentichino il tennis giocato per favorire il gioco delle carte.

Sono le tradizioni organizzative che stimolano la crescita e la cura dei tornei. E sono per solito i dirigenti che sono stati ex giocatori i più inclini a dare una svolta veramente sportiva, agonistica e organizzativa dello sport giocato ai club...Mentre laddove molti dirigenti sono diventati tali più per l’ambizione di ricoprire un ruolo di prestigio cittadino,  piuttosto che non per una smisurata passione per il gioco del tennis, seppure magari professionisti di chiara fama nell’esercizio della loro professione, avvocati, notai, architetti…beh, è successo spesso che non abbiano dimostrato la stessa inclinazione a favorire lo sviluppo del tennis.  Quando invece il tennis dovrebbe sempre essere prevalente rispetto a chi gioca a carte, a conchino, la peppa, o il bridge.  D’altra parte è la stessa  FIT a dare il cattivo esempio. Essa ha infatti astutamente e obbligatoriamente tesserato i soci di tutti i circoli, equiparando i tennisti ai non tennisti, con lo scoperto obiettivo di farsi dare più contributi dal CONI sventolando un numero sempre maggiore di tesserati a …riprova della crescita del movimento tennistico. Questa è l’Italia dei furbetti.  La sfacciataggine FIT – ma anche di altre federazioni – peggiorerà ancora quando verranno tesserati – con il solito medesimo scopo – anche gli studenti delle elementari che rientreranno nel progetto d’ingresso di alcuni sport nella scuola. Non saranno veri tennisti, ma chissenefrega. Verranno tesserati, evviva, E il tennis diventerà – truffaldinamente – il terzo sport italiano. Se solo il nuoto si decidesse a tesserare tutti coloro che fanno il bagno al mare – in fondo è gente che nuota no? – avrebbe fatto Bingo! 

 Tornando a dirigenti che non hanno il tennis nel loro DNA è evidente che saranno più inclini a tagliare le spese sportive e tenderanno a non imbarcarsi in avventure sportivo-agonistico per le quali ci vuole passione, entusiasmo, manageriale imprenditorialità e anche la disponibilità ad assumersi qualche rischio.

Per fortuna almeno i tre club  toscani succitati che ospitano i tornei giovanili di livello internazionale possono vantare tradizioni e dirigenti con una passione genuina per lo sport della racchetta. E va detto anche che i fiorentini, i toscani in genere, hanno dimostrato una particolare passione per il tennis. Per assistere a questo torneo giovanile delle Cascine c’è sempre tantissima gente, tanti appassionati desiderosi di scoprirsi talent-scout. Di vedere giovani prospect che avanzano, che rispettano le loro previsioni. I giorni delle finali, a Pasquetta, ma anche i precedenti fanno registrare il tutto esaurito. Vero che non si paga il biglietto, ma anche per il vecchio torneo internazionale dove invece lo si pagava io ricordo che certe volte 4.500 posti in tribuna non bastavano, come quando Nastase batté Panatta 6-4 al quinto nel ’73. Vabbè, per ora la pianto qui. Ma avrò modo di tornare su tanti aneddoti che spero vi interessino. Ma intanto la notizia che, se l’ATP non privilegerà un torneo spagnolo (hanno meno Challenger di noi) nella prima settimana di settembre, il CT Firenze ospiterà un torneo challenger da 64.000 euro (più ospitalità) con l’organizzazione affidata alla Makers di Carlo Alagna (che già organizza il torneo dell’Harbour Club a Milano e ha promosso una quarantina di eventi), dimostra che a Firenze la fame di tennis è tanta e continuerà a essere alimentata.


IL COMUNICATO UFFICIALE DEL CT FIRENZE

La 43esima edizione del torneo internazionale giovanile under 18, Trofeo CR Firenze, organizzata dal Club delle Cascine, stata presentata alla stampa nella club house del circolo fiorentino. Si comincerà a giocare mercoledì 28 marzo e la conclusione è stata fissata, come da consuetudine, il 2 aprile che coincide con il lunedì di Pasqua. Un antipasto interessante è dato dai tabelloni di qualificazione programmati nei giorni 26-27 marzo. La novità più importante scaturita dalla conferenza stampa e l’adeguamento del tabellone maschile, fino allo scorso anno aperto a 48 partecipanti, al tabellone femminile che prevede 32 giocatrici.  Rimanendo nell’ambito tennistico internazionale un’altra novità, anche se riveste ancora un carattere di ufficiosità, è l’intenzione del club fiorentino di riportare a Firenze il tennis professionistico dando vita ad un challenger nel prossimo mese di ottobre. La notizia viene data dal Presidente Giorgio Giovannardi che afferma che il club è pronto con tutte le coperture economiche necessarie e si aspetta solamente il nulla osta da parte della federazione internazionale che dovrebbe, condizionale obbligatorio, dare il via tra un paio di settimane.

Alla presentazione del “Città di Firenze” hanno partecipato, oltre al padrone di casa Giorgio Giovannardi, l’Assessore allo sport Andrea Vannucci, il Consigliere Nazionale FIT Guido Turi, il presidente della Federtennis Toscana Luigi Brunetti e l’Amministratore Delegato della Belardinelli Roberto Pellegrini. Il padrone di casa Giorgio Giovannardi ha aperto i lavori con un doveroso saluto agli intervenuti ed ai rappresentanti della stampa presenti in grande numero. “Un ringraziamento va a tutte le componenti che concorrono ad organizzare una manifestazione che tiene vivo l’interesse degli appassionati di questo sport da ben 43 edizioni. Naturalmente un grazie particolare alla Banca CR Firenze che, da anni, è nostro interlocutore privilegiato. Mi fa piacere vedere la presenza di tanti rappresentanti dei media che è un segnale d’apprezzamento per il nostro lavoro”. La città di Firenze è orgogliosa di questo evento giunto all’edizione n. 43afferma l’Assessore Andrea Vannucci. Si tratta di un appuntamento fisso che richiede un impegno particolare ed un’organizzazione perfetta tutta tesa a rendere la settimana di Pasqua una settimana di tennis spettacolare per i tantissimi appassionati che affollano sempre le tribune del circolo”.

“L’attività giovanile è molto importante per la nostra regione – afferma Guido Turi – e la Toscana con il trittico di tornei giovanili internazionali la rende straordinaria. Abbiamo tre tornei, Firenze, Prato e Santa Croce che hanno costruito la storia del tennis giovanile e hanno lanciato tutti i più grandi campioni di questo sport. Una tradizione che prosegue e che spero possa accompagnarsi a quella professionista data l’intenzione del Circolo del Tennis di aprire  ad un torneo Challenger”. Il Presidente della Federtennis Toscana Luigi Brunetti afferma che “il torneo internazionale di Firenze rappresenta un fiore all’occhiello per la toscana tennistica. Firenze, Prato e Santa Croce annualmente ci presentano i futuri prospetti del tennis professionistico e, come spesso accade, sono delle rampe di lancio per una carriera di notevole spessore”. “È sempre un piacere assistere a manifestazioni giovanili – dice Roberto Pellegrini. E il “Città di Firenze”, vuoi per la caratteristica di svolgersi sempre nella settimana di Pasqua, risulta sempre tra i tornei più apprezzati. A Tirrenia seguo tantissimi tra ragazzi e ragazze ed è un motivo in più per apprezzarne i circoli che compiono sforzi enormi per organizzare eventi del genere”.

Quindi il direttore del torneo e del circolo Flavio Benvenuti si è soffermato sul fattore tecnico del torneo che si presenta di ottimo livello. Favoriti dei tabelloni maschile e femminile del torneo “Città di Firenze – Trofeo Banca CR Firenze” sono l’azzurrino Lorenzo Musetti che, lo scorso anno, ha lasciato una buonissima impressione e la danese Clara Tauson ritenuta l’erede di una certa Carolina Wozniacki. Molte e interessanti le presenze di atleti ancora sedicenni nei due tabelloni, il che rende l’edizione numero 43 del “Città di Firenze” ancora più interessante. Di seguito le wild card per il torneo principale assegnate da club organizzatore: al maschile entrano nel main draw  Niccolò Marianelli ed Edoardo Graziani.  Per il settore tecnico la scelta è caduta su Giacomo D’Ambrosi mentre rimane da assegnare un’altra wild card. Per il settore femminile sono state privilegiate due allieve del settore giovanile del club: Matilde Gori (2000) ed Anna Paradisi (2003). Il settore tecnico ha scelto Alice Amendola (2001) e Cristina Elena Tiglea (2001).

Per il torneo di qualificazione maschile le wild card del club sono state assegnate a Francesco Maestrelli, Alessio Gelli e Stefanacci Guglielmo. Al femminile la scelta è caduta invece su Eleonora Parducci (2001), Bianca Caselli (2003) e Diletta Cherubini (2002). Il settore tecnico federale ha concesso le wild card a Giovanni Peruffo (2001), Andrea Fiorentini (2001) e Francesco Passaro (2001) mentre al femminile le prescelte sono Alessia Tagleinte (2001), Jennifer Ruggeri (2003) e Giulia Carbonaro (2000). Si comincia lunedì 26 marzo con i tornei di qualificazioni che saranno chiusi martedì 27, mentre da mercoledì 28 fino al 2 aprile (lunedì di Pasqua) si gioca per i tornei principali. Sono 32 gli ammessi al tabellone maschile e 32 a quello femminile. 16 coppie di doppio maschile e 16 di doppio femminile completeranno il programma. Il torneo potrà essere seguito via internet sul sito del club: www.ctfirenze.it e sui siti della Federtennis Toscana e Ubitennis. Per l’intera durata del torneo l’ingresso è gratuito.

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Ciò che il golf ha capito del rapporto con i media, a differenza del tennis

John Feinstein, firma di punta di ‘Golf Digest’, svela il diverso approccio alla stampa dei due sport, e perché in prospettiva ATP e WTA potrebbero pentirsene

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Roger Federer - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

L’articolo originale può essere consultato qui

Quando il PGA Tour si è ufficialmente rimesso in moto al Colonial Country Club di Fort Worth, il mondo era un posto diverso – per usare un eufemismo – rispetto a quello in cui il termine COVID-19 non faceva parte del nostro lessico. Nessun tifoso sui green ed un numero limitato di funzionari del tour, e anche il personale televisivo al seguito dei golfisti era contingentato. Giocatori, caddies e personale del PGA Tour hanno dovuto fare i conti con i nuovi test sierologici, e la maggior parte di coloro che non giocavano o erano a stretto contatto coi golfisti dovevano comunque indossare delle mascherine.

Al torneo era comunque presente un altro gruppo ristretto: gli esponenti della carta stampata. Il numero dei giornalisti è stato ridotto e nessuno di loro ha avuto il consueto accesso agli spogliatoi o al putting green [l’area più vicina alle varie buche, ndr]. Allo stesso tempo non era consentito alcun contatto diretto con i giocatori e la distribuzione di coloro che lavoravano nel media center è stata organizzata in ottemperanza alle norme sul distanziamento sociale: in totale, erano presenti circa 35 giornalisti.

 

I giornalisti sono stati autorizzati a camminare intorno ai percorsi e, sebbene non potessero accedervi, la visibilità non è stata intaccata in alcun modo, vista la mancanza di spettatori. Le interviste sono state fatte da remoto, ma i reporters sono comunque stati in grado di fare domande ai giocatori. Una situazione tutt’altro che ideale ma si spera che anche l’accesso dei giornalisti possa tornare a qualcosa che si avvicini la normalità […] Le attuali restrizioni sono comprensibili e ragionevoli, ed il tour, che spesso può essere criticato a causa della poca trasparenza, ha comunque cercato di consentire ai giornalisti di occuparsi degli eventi nel miglior modo possibile.

Tre giorni dopo la vittoria di Daniel Berger al Charles Schwab Challenge, l’USTA ha annunciato a gran voce che, a partire dal 31 agosto, si sarebbe tenuto lo US Open al Billie Jean King National Tennis Center di New York. L’evento sarà disputato a porte chiuse e non ci saranno partite di qualificazione; inoltre, l’USTA ha annunciato che non ci saranno media in loco anche se, secondo voci non ancora confermate, alcune trattative in corso potrebbero far consentire l’accesso ai giornalisti delle testate più importanti.

A primo impatto l’USTA ha non sorprendentemente deciso di vietare l’ingresso a tutti tranne che ai suoi partner televisivi. So che a molte persone potrebbe non interessare se agli organi di stampa verrà data la possibilità di fare il proprio lavoro, indipendentemente dallo sport. Quando ho twittato mercoledì a proposito del veto posto dall’USTA nei confronti della stampa, ho ricevuto alcune risposte che recitavano: “Ehi, è in TV; questo è importante”, oppure “Smettila di piagnucolare. A nessuno importa se ci sei o no. Segui l’evento in TV come tutti gli altri”.

In primis, non ci sarei andato a prescindere. Non seguo da reporter in maniera sistematica il tennis da anni, ed uno dei motivi è la difficoltà di intervistare i giocatori. Ho scritto un libro sul tennis nel 1991, intitolato “Hard Courts”, e alla pubblicazione ero esausto, non per i viaggi, ma per le continue battaglie necessarie per ottenere l’accesso agli atleti. Sono stato fortunato perché avevo seguito il tennis come reporter per sei anni e conoscevo non solo i giocatori e gli agenti, ma anche i direttori dei tornei. Ciò significava che ero in grado di entrare negli hotel dei tennisti per parlare lì con loro piuttosto che sui campi, dove i media non avevano accesso agli spogliatoi e spesso mi veniva detto di non fare domande che si allontanassero da “dritto e rovescio” – ad essere onesti, molti organizzatori devono combattere coi tabloid britannici, soliti porre qualunque domanda inappropriata che potesse venir loro in mente.

Tuttavia, la maggior parte dei giocatori crede che un’intervista della durata superiore ai 15 minuti sia una richiesta oltraggiosa. Ricordo perfettamente la reazione di Henri Leconte, un francese molto volubile, quando gli dissi, in risposta a una domanda, che mi sarebbe piaciuto passare 20 minuti a intervistarlo. “Cosa?!”, sbraitò. “Venti minuti? Sei pazzo?”. Leconte era uno dei tennisti alla mano dell’epoca.

Quando ho iniziato a seguire regolarmente il golf nel 1993, sono entrato in un mondo in cui i media avevano accesso ovunque: accesso ai campi, al putting green e all’interno dei percorsi, con la possibilità di attraversare i campi con i giocatori. La mia prima lunga intervista per A Good Walk Spoiled è stata con Davis Love III. Due ore dopo, gli ho detto: “Come hai fatto a passare tutto questo tempo con me?”. Strinse le spalle e replicò: “Hai detto che stavi scrivendo un libro, così non ho preso impegni per il pomeriggio”. Ero morto e questo era il paradiso.

Ecco perché non sono rimasto affatto sorpreso quando l’USTA ha annunciato che la stampa non avrebbe avuto accesso allo US Open. L’Arthur Ashe Stadium può ospitare 20.000 persone. Senza fan ammessi, quanto sarebbe difficile raggiungere il distanziamento sociale? Il National Tennis Center non è esteso come un campo da golf, ma è enorme. Ho preso parte a molte edizioni, ovviamente con il pubblico, e riuscivo a guardare le partite su campi outdoor con pochi presenti.

Ci sarebbero alcune difficoltà per l’USTA? Certamente. Le interviste dei giocatori dovrebbero quasi certamente essere condotte da remoto, ma ciò non dovrebbe essere troppo complicato. Negli spogliatoi non è mai stato consentito l’accesso ai media, quindi nulla dovrebbe cambiare sotto questo punto di vista. Ci vorrebbe soltanto un po’ di pianificazione e, più importante, ci vorrebbe la volontà di farlo.

Il tennis è uno sport praticamente morto negli Stati Uniti. Sostanzialmente l’unico momento in cui qualcuno presta attenzione alla pallina verde è durante gli U.S. Open ed ai Championships. L’Australian Open si svolge ad un orario troppo scomodo per gli statunitensi, e solo i veri fanatici hanno la pazienza di guardare le partite di cinque ore sulla terra battuta del Roland Garros. Non aiuta il fatto che nessun americano abbia vinto uno Slam da quando Andy Roddick trionfò a Flushing Meadows nel 2003, e non c’è al momento nulla che faccia presagire ad un’inversione di rotta. Le donne hanno Serena Williams, che è probabilmente la più grande giocatrice di tutti i tempi, ma è anche l’unica vera star americana.

I problemi non finiscono qui. Poiché gli addetti ai lavori non hanno praticamente interazioni coi tennisti, pochi fan credono di conoscere al 100% i giocatori, a prescindere dal fatto che si tratti delle superstar o di giocatori di media classifica. Gli appassionati di golf hanno molte più informazioni sui giocatori perché la maggior parte di loro è disposta a sedersi per intrattenere i giornalisti a lungo.

Viviamo in un mondo in cui gli atleti e i loro agenti fanno valere i propri diritti ed influenzano ciò che viene scritto. Sempre di più, con la riduzione del numero di giornali e riviste, i giornalisti migliori si stanno occupando di lavori di scrittura per i siti web controllati da leghe: MLB.com, NFLNetwork.com, NHL.com e NBA.com, tutti hanno un numero di eccellenti ex giornalisti che lavorano per loro. Allo stesso modo, anche PGATour.com, LPGA.com ed anche NCAA.com possono vantare tra le proprie fila grandi penne. Non importa quanto talento possano avere gli scrittori, il messaggio che trasmettono è controllato dai poteri forti.

Un numero sempre più ampio di atleti comunica attraverso il proprio sito web ed attraverso piattaforme come ad esempio The Players Tribune, creata da Derek Jeter, che permette agli atleti di raccontare le loro storie senza alcuna domanda scomoda. Non si può tornare ai vecchi tempi quando Dan Jenkins e Bob Drum pranzavano con Arnold Palmer tra un round e l’altro dello US Open di golf del 1960 (quando disse loro che intendeva tirare un drive alla prima buca), o anche al 1993, quando misi letteralmente in fila negli spogliatoi i golfisti per parlare di A Good Walk Spoiled.

Ma il golf rimane uno sport in cui gli organizzatori sembrano ancora capire che i media sono importanti, che le storie che vanno oltre le semplici cronache di gara e ti fanno conoscere aspetti inediti dei giocatori sono importanti. Il tennis non ha mai veramente assimilato questo concetto. Ho seguito questo sport per la prima volta nel 1980 e sono rimasto sbalordito quando, dopo la finale dello US Open, fui l’unico reporter che cercò di parlare con John McEnroe dopo la sua vittoria in cinque set contro Bjorn Borg. Gli addetti alla sicurezza erano andati a casa, così entrai nello spogliatoio con McEnroe e passai 20 minuti da solo con lui. Mi parlò emotivamente di quanto fu doloroso sentire la folla che capeggiava per Borg in uno stadio distante 15 minuti dal posto dov’era cresciuto.

L’unico motivo per cui i giornalisti meritano l’accesso a qualsiasi evento sportivo è per poter riferire al pubblico le emozioni dei giocatori. Questo è il nostro lavoro. La pandemia ha ovviamente reso questo lavoro più difficile, ma nel golf ci viene permesso di fare il nostro lavoro al meglio. Nel tennis no, perché a nessuno importa davvero.

La grande popolarità che ha investito il golf, proprio a discapito del tennis, negli ultimi 40 anni è dovuta anche a questo. Non è solo merito di Tiger Woods. A Good Walk Spoiled è uscito un anno prima che Woods diventasse professionista. Era un bestseller del New York Times. Non voglio fare il presuntuoso, sto solo dicendo che l’accesso ai media nel golf, al contrario del non-accesso vigente nel tennis, ha reso possibile tutto questo. A distanza di quasi mezzo secolo, nulla è cambiato.

Traduzione a cura di Marco Tidu

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WTA

Rogers sorprende Serena Williams a Lexington, Gauff in semifinale

Serena Williams sconfitta al tie-break del terzo set da Shelby Rogers. Coco Gauff rimonta un set e un break a Ons Jabeur

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Shelby Rogers a Lexington 2020 (foto Wilson/TSOpen)

Grande sorpresa nei quarti di finale del Top Seed Open in corso di svolgimento a Lexington, in Kentucky. Dopo la vittoria contro sua sorella Venus al secondo turno, la testa di serie n.1 Serena Williams è stata sconfitta in tre set dalla connazionale Shelby Rogers, numero 116 della classifica WTA ed entrata in tabellone solamente grazie a una wild card.

Il match sembrava incanalato su binari in linea con il pronostico: dopo un ritardo di oltre un’ora dovuto alla pioggia, Serena Williams si era aggiudicata il primo set per 6-1 in soli 26 minuti, facendo pensare a una partita molto veloce. La sua potenza negli scambi da fondo campo era difficile da gestire per Rogers, così come i suoi servizi che rimbalzavano particolarmente alti sul cemento di Lexington. “La palla rimbalzava molto alta oggi – hanno detto entrambe le giocatrici alla fine dell’incontro – era difficile rispondere ai servizi ‘kick’”. Nella seconda frazione è stato proprio il servizio a prendere il sopravento: soli sei punti vinti dalla ribattitrice nei primi otto game, fino a quando, sul 4-4, Rogers è riuscita a riacciuffare un game da 0-30 grazie ad alcune ottime battute molto ben piazzate, e da quel momento è partita la rimonta.

Mi sono resa conto che nel primo set e all’inizio del secondo commettevo troppi errori – ha spiegato Rogers – quindi ho cercato di prolungare gli scambi tenendo la palla in campo senza rischiare così tanto”. Nell’unico game in cui ha avuto palle break, la ragazza originaria di Charleston, in South Carolina, ha strappato il servizio a Serena aggiudicandosi il secondo set.

 

La terza partita ha visto ancora una volta il dominio del servizio: zero palle break in tutti e dodici i giochi, per poi arrivare ad avere sette minibreak nei primi 10 game del tie-break. Dal 3-1 per Serena si è passati al 5-3 Rogers, che ha poi chiuso vittoriosamente il match dopo 2 ore e 9 minuti grazie all’ultimo errore gratuito di Williams da fondo campo.

È sicuramente una vittoria molto prestigiosa questa ottenuta contro una giocatrice come Serena, ma è soprattutto importante aver conquistato un’altra vittoria che fa tanto morale dopo una pausa così lunga dai tornei”. Rogers è anche reduce da un’operazione al ginocchio sinistro affrontata nel 2018 e che durante la rieducazione aveva messo in dubbio il prosieguo della sua carriera. “Ora non ci penso quasi più, devo fare esercizi di prevenzione ogni sera, ma rientra tutto nella norma per un’atleta che sta comunque iniziando a invecchiare”.

Comunque soddisfatta Serena Williams per le tre partite giocate in Kentucky e per una forma che sembra essere sulla strada del ritorno: “So che posso giocare molto meglio di così, ho avuto l’occasione di vincere la partita in due set e mi sono complicata la vita da sola. Ora non ho ben chiaro qual è il programma, per il momento vivo alla giornata e vedrò quando spostarmi a New York”.

Rogers affronterà in semifinale la svizzera Jill Teichmann (n. 63 WTA) che ha liquidato in due set la statunitense Cici Bellis.

Nell’ultimo incontro della giornata la sedicenne Coco Gauff ha dato ancora una volta prova delle sue grandi potenzialità rimontando uno svantaggio di 6-4 4-2 contro la tunisina Ons Jabeur. Dopo due match contro giocatrici di potenza come Brengle e Sabalenka, Gauff ha saputo aggiustare il suo tennis per affrontare un’avversaria molto differente e talentuosa come Jabeur, che sa usare molto bene le rotazioni e riesce a proporre palle sempre diverse.

Credo di avere un buon record nelle partite al terzo set [10-2 n.d.r.] perché ho molta resistenza, d’altro canto tendo a essere più giovane delle mie avversarie – ha detto Gauff dopo la partita – Oggi sono riuscita a ribaltare il match rimanendo positiva e continuando a pensare che avrei potuto farcela. Poi ho provato a prolungare gli scambi alzando le traiettorie per mettere più palle in campo e la partita è girata.”

Nell’ultimo quarto di finale, spostato sul Campo 2 a causa del ritardo causato dalla pioggia, Jennifer Brady (n. 49 WTA) ha liquidato in soli 64 minuti la ceca Marie Bouzkova cedendo solamente tre game.

Tutti i risultati:

[WC] S. Rogers b. [1] S. Williams 1-6 6-4 7-6(5)
J. Teichmann b. C. Bellis 6-2 6-4
J. Brady b. M Bouzkova 6-1 6-2
C. Gauff b. [8] O. Jabeur 4-6 6-4 6-1

Il programma di sabato 15 agosto:

Center Court, ore 11 (le 17 in Italia)
[WC] S. Rogers vs J. Teichmann
J. Brady vs C. Gauff

Il tabellone aggiornato

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ATP

L’ATP conferma il nuovo calendario “provvisorio”. Djokovic, Nadal e Thiem già alle Finals

Gaudenzi conferma il nuovo assetto previsto per l’autunno con la consapevolezza che tutto può ancora cambiare. Il calendario resta un ‘Work in Progress’. Cancellate le Next Gen Finals

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L’avevamo anticipato nella serata di giovedì ed ora è ufficiale. L’ATP ha creato un nuovo calendario per l’autunno del tennis nella travagliata stagione 2020. Ha inoltre confermato l’intenzione di riportare il pubblico, seppur in maniera contingentata alla O2 Arena di Londra per le Finals se la situazione sanitaria lo permettera in UK a metà novembre:

Il tennis sta cominciando a prendere la via del ritorno e sebbene dobbiamo prima di tutto salvaguardare la salute e la sicurezza di tutti coloro che sono coinvolti, abbiamo la speranza di poter mantenere queste possibilità di gioco così da offrire un grande finale di stagione. Vorrei elogiare i tornei per il loro continuo impegno, la loro flessibilità e il loro dispiego di forze per trovare soluzioni adatte a lavorare in circostanze impegnative come queste“.Queste le parole di Andrea Gaudenzi, presidente ATP nel comunicato ufficiale.

La bozza del nuovo calendario, ora ufficiale

ATP che continua in ogni caso a tenersi aperta ogni strada, inclusa quella di offrire licenze limitate a un anno per aggiungere altri tornei per quel che resta di questa stagione 2020. Ciò ovviamente indica che il calendario sia al momento da considerarsi puramente indicativo in quanto sarà poi soggetto alla situazione sanitaria, e alle normative di viaggio internazionale in vigore in ciascuno dei Paesi dove si dovrà giocare in quel momento.

 

La nuova bozza conferma anche la cancellazione sicura delle Next Gen ATP Finals in programma a Milano, come d’altronde era apparso subito prevedibile già nei mesi passati.

Ci saranno invece le Finals dei “grandi” quelle in programma a Londra e a causa della riforma del ranking che tiene conto dei risultati degli ultimi 22 mesi (esclusi i punti delle Finals 2019), tre giocatori sono già fin da ora certi di parteciparvi: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Dominic Thiem ovvero i primi tre della classifica mondiale.

Sarà l’ultimo anno alla O2 Arena, dove si gioca dal 2009. Dal 2021 al 2025 la grande kermesse si sposterà a Torino: sarà la prima volta che si giocherà in Italia.

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