ATP Montecarlo: Sascha Zverev da brividi, il regalo è Nishikori

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ATP Montecarlo: Sascha Zverev da brividi, il regalo è Nishikori

MONTECARLO – Battuto Gasquet in rimonta, nel giorno dei suoi ventun anni. Gran prova di forza per il giapponese, che doma un Cilic mezzo acciaccato

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da Montecarlo, il nostro inviato

CASINÒVentuno vittoria, grande baldoria era il motto di un bellissimo film con Kevin Spacey (21). Potrà essere contento sì, Alexander Zverev, che nel giorno del suo ventunesimo compleanno rimonta e vince contro Richard Gasquet, incapace di aumentare il bottino dopo la vittoria numero 500 in carriera raccolta in ottavi. “Sono il peggior tennista della storia ad essere arrivato a questo traguardo”, aveva detto il francese ieri. La fama di gran perdente gli è ormai appiccicata alla schiena, e la sconfitta con Zverev ne è un degno esempio. Sascha parte a rilento, travolto da una versione scintillante di Gasquet, che mescola accelerazioni, smorzate e discese a rete, regalando vincenti da spellarsi le mani. Zverev inizia il soliloquio quando cede per la seconda volta il servizio nel primo set, ma una volta in svantaggio si riassesta, sostenuto da un box rumorosissimo. I colpi del tedesco riprendono peso, Zverev tiene benissimo la diagonale di rovescio sulla quale Gasquet è come al solito temibilissimo: dall’inizio del secondo set l’incontro si fa coinvolgente e di livello godibile, a dispetto dei break che vanno susseguendosi. Zverev impatta e va in vantaggio anche nel terzo, Gasquet si fa forte del pubblico che invoca il suo nome, per tenere il passo; è un finale di nervi e poco altro, la spunta Zverev con gli ultimi scambi di un altro mondo, per un’altra gloriosa sconfitta per Richard. Zverev va in semi, e forse un pensierino al casinò gli passa per la testa, ora che ha raggiunto l’età legale per frequentarlo.

 

TROPPI RICORDI – Dalla sorprendente finale degli US Open 2014, vinta da un Cilic strepitoso e poi mai più ritrovato, Kei Nishikori aveva vinto due confronti diretti, per poi perderne tre in fila. Oggi pareggia il conto post-New York, allungando invece il divario nel bilancio totale (8-6). Le attenzioni sono tutte per Nadal, giunto alla sua tredicesima semifinale in quattordici anni, ma nel silenzio generale il giapponese prosegue nel suo rientro dopo il lungo stop per infortunio. Tre set che sarebbero potuti essere due, se Cilic non avesse dato fondo all’orgoglio nel secondo, salvando tre match point per portarsi al tie-break, spinto forse dai fantasmi di un fisico che nei momenti importanti lo ha tradito (vedasi l’ultimo Wimbledon). Marin chiama il fisioterapista a metà del secondo parziale, per farsi fasciare un ginocchio e resistere fino al decisivo. Ma non basta.

NISHI IN RIPRESA – Dopo il rientro nel circuito Challenger, che lo ha visto anche vincere a Dallas, Nishikori fa le prove per tornare ai fasti passati, quelli che lo videro protagonista fino al numero 4 ATP: “Sto migliorando giorno dopo giorno. Non mi sono posto obiettivi quest’anno, la prima cosa da raggiungere è la top 10. Sono a buon punto, ma serve ancora tempo”. Una semifinale a Long Island è stata la prima avvisaglia in febbraio, prima della conferma qui. I colpi viaggiano profondi, nonostante un leggero ritardo di condizione rispetto ai piedi fulminei dei bei tempi. Già contro Seppi si era visto un momento di appannamento, corretto in chiusura quando soprattutto con il rovescio aveva alzato il livello. Anche oggi il solco è quello, dal lato sinistro parte la manovra che costringe Cilic a coprire l’intero campo, con evidenti conseguenze sul fisico e sul morale. La potenza del croato viene arginata grazie a un gioco d’anticipo che ricorda i momenti migliori, e si vede anche una certa propensione agli incitamenti, forse una novità finalmente inculcata dal duo Bottini-Chang. Nishikori è chirurgico nel primo set quando sfrutta l’unico gioco in cui ha palle break, granitico nel terzo, quando una volta assorbita la delusione dei matchpoint sprecati, trova la lucidità per condurre con esperienza i propri giochi di servizio, e allungare alla prima occasione utile. È la decima semifinale in un Masters 1000 per Kei, la quarta sul rosso. Le altre tre le aveva colte a Madrid, dove nel 2014 giunse anche in finale e dominò Nadal per un’ora e mezza, prima di crollare per problemi fisici.

Risultati: 

[4] G. Dimitrov b. [6] D. Goffin 6-4 7-6(5)
[1] R. Nadal b. [5] D. Thiem 6-0 6-2
K. Nishikori b. [2] M. Cilic 6-4 6-7(1) 6-3
[3] A. Zverev b. R. Gasquet 4-6 6-2 7-5

Il tabellone completo

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Federer torna a Wimbledon per la prima volta da ex giocatore

La leggenda svizzera, ritiratasi definitivamente alla Laver Cup di settembre, ha fatto il suo ritorno sui campi dell’All England Club

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Roger Federer a Wimbledon - Instagram @rogerfederer
Roger Federer a Wimbledon - Instagram @rogerfederer

Non è passato molto tempo dall’ultima volta in cui Roger Federer aveva messo piede sul centrale di Wimbledon. Erano i Championships di quest’anno, e già lo svizzero presenziava ad una fastosa cerimonia apparendo ormai pensionato: l’annuncio e il match conclusivo sono arrivati qualche mese dopo, ma il sentore di ritiro aleggiava già nell’aria.

È per questo che dalla sua nuova visita di venerdì, da giocatore ormai ufficialmente ritirato, deriva soltanto un senso di allegria mista a nostalgia.

Il venti volte campione slam ha testimoniato la visita attraverso delle fotografie pubblicate sul suo profilo Instagram, che hanno fatto il giro del mondo diventando ben presto virali, come d’altronde per ogni segno di presenza di Roger, ovunque e con chiunque. 

 

Federer ha vinto Wimbledon otto volte (record), la prima partecipazione risale al 1998 (vittoria nel torneo Junior), l’ultima al 2021 (sconfitta ai quarti subita da Hubert Hurkacz, che si è rivelata essere anche l’ultimo suo match sul circuito).

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Nadal parla dal Sudamerica: “Aver trovato un trattamento efficace per il piede ha cambiato tutto”

Rafa Nadal si trova ora in Cile dove affronterà Alejandro Tabilo: “Ho bei ricordi di quando sono stato qui nel 2013”

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Rafael Nadal - Tour sudamericano 2022 (foto via Twitter @rnadalacademy)

La prima tappa del tour in America Latina di Rafa Nadal si è conclusa con due vittorie: in singolo contro Ruud e in doppio insieme a Gabriela Sabatini (e contro lo stesso Casper e Gisela Dulko). Dopo l’Argentina, ora tocca al Cile, dove lo spagnolo è arrivato nella giornata di giovedì in vista del match di esibizione che giocherà contro il beniamino di casa Alejandro Tabilo, numero 86 del mondo. La trasferta è comunque ancora agli inizi: sabato Rafa si sposterà in Brasile, a Belo Horizonte; da qui a Quito in Ecuador e poi Bogotà (Colombia) e l’ultima esibizione giovedì prossimo a Città del Messico. Un modo per tenersi in forma, aveva detto il maiorchino che da Santiago già guarda alla prossima stagione: “Ho intenzione di partire per l’Australia (dove è in programma anche la sua partecipazione alla United Cup al fianco di Paula Badosa, ndr) tra tre settimane, poi vedremo cosa succederà”.

Di sicuro, il ritiro a stretto giro non è più un’opzione, a differenza di quanto potesse sembrare fino a qualche mese fa. Il problema cronico al piede, manifestatosi in maniera particolarmente severa nell’ultima edizione degli Internazionali d’Italia, aveva tutta l’impressione di poter essere fatale per la carriera di Nadal. Ma il tentativo fatto dopo il Roland Garros con un nuovo trattamento (la radiofrequenza a impulsi) è andato a buon fine scongiurando l’intervento chirurgico: “La stagione ha avuto diverse fasi ed è stata segnata dai miei problemi fisici. Tutto è cambiato quando abbiamo trovato un trattamento efficace per il mio piede, che mi ha aiutato molto. Questo ha cambiato le mie prospettive in modo radicale”.

Per Rafa non si tratta di una prima volta in Cile, ma di un ritorno dopo il torneo disputato nel 2013 a Viña del Mar, dove arrivò in finale perdendo da Zeballos. Nonostante la sconfitta, in quella trasferta cilena Nadal, di rientro da un infortunio al ginocchio, pose le basi per una delle stagioni migliori della sua carriera, chiusa al vertice del ranking dopo le vittorie al Roland Garros e allo US Open: “Sono molto felice di tornare in un Paese che mi ha sempre dato tanto affetto. Ho grandi ricordi di quando sono stato qui nel 2013 e non dimenticherò mai le mie battaglie contro Fernando Gonzalez. La partita più importante della mia carriera contro un cileno è stata la finale di Pechino 2008 contro di lui” – ha ricordato lo spagnolo. Stanotte l’avversario sarà invece Tabilo che non ha nascosto l’emozione, dichiarando che per lui “è stato un onore essere scelto per giocare contro il mio idolo”.

 

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Jannik Sinner, il 2023 parte da Adelaide

L’altoatesino inizierà la prossima stagione partecipando all’ATP 250 di Adelaide 1, dove sarà impegnato dall’1 all’8 gennaio. Niente United Cup per lui

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Jannik Sinner - sessione autografi - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

Archiviata una stagione 2022 alquanto sfortunata per Jannik Sinner è il momento di preparare la stagione 2023. Lo aspetta un grande lavoro di preparazione in questa off-season insieme al suo team per scongiurare i frequenti infortuni che l’hanno attanagliato in questa stagione: anche perché, nonostante alcuni ritiri di una certa importanza – Indian Wells e Roland Garros su tutti -, Sinner rimane tra i migliori.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

L’ultima partita del 2022 risale allo scorso 31 ottobre con la sconfitta al primo turno del Master 1000 di Parigi-Bercy patita contro lo svizzero Huesler con il severo punteggio 6-2 6-3. Qualche settimana dopo l’annuncio di un infortunio -legamento dell’indice – e il conseguente forfait dall’impegno con la nazionale guidata da Filippo Volandri in Coppa Davis. Un’assenza che, sommata a quella di Matteo Berrettini, costringe i nostri portacolori a compiere una sorta di miracolo.

 

La off-season di Sinner è già iniziata: da qualche giorno si trova a Montecarlo ad allenarsi insieme al giovane Massimo Giunta (1287 ATP) che sta disputando la Serie A2 con la maglia dello Sporting Club EUR di Roma.

Partirò da Adelaide. Con il mio team abbiamo deciso di partire da lì, anche perché Darren Cahill (coach insieme a Simone Vagnozzi, ndr) è di Adelaide e quindi abbiamo deciso di iniziare così, non andrò alla United Cup” ha fatto sapere il 21enne, che disputerà questo torneo per la prima volta. Un programma già anticipato nell’intervista concessa a Torino durante le Nitto ATP Finals in cui aveva già comunicato che non avrebbe giocato la United Cup e anzi, di avere la necessità di giocare un torneo tradizionale per preparare al meglio il primo Grande Slam dell’anno in terra australiana.

Viola Tamani

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