Castellani e gli Egogrammi del tennis. Sarà una svolta?

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Castellani e gli Egogrammi del tennis. Sarà una svolta?

In esclusiva per la rubrica ISMCA l’articolo (in due parti) di Alberto Castellani, che ci spiega come partendo dall’Analisi Transazionale ha sviluppato la prima applicazione che fornisce una valutazione numerica della prestazione mentale nel tennis

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L’autore dell’articolo di questo mese della rubrica della ISMCA non ha certo bisogno di presentazioni. Si tratta del grande allenatore italiano Alberto Castellani, presidente e fondatore dell’associazione internazionale che riunisce i mental coach specializzati nel tennis (ed anche della GPTCA, l’associazione internazionale dei coach di tennis riconosciuta dalla ATP), oltre che ex allenatore di tanti nomi noti del circuito ATP (Rosset, Arazi, Schuttler, Karlovic e Tipsarevic, per citarne alcuni).


Da anni chiamo PARADOSSO TENNISTICO quello che è per me la cosa più inspiegabile, strana e, lasciatemelo dire, puerile (per non dire stupida) del nostro sport. Dobbiamo fare qualcosa per reagire a questa stupidità e riempire questo vuoto o semivuoto o idiozia che dir si voglia! Lo ripeto in tutti i corsi di formazione che ho il piacere e l’onore di coordinare. Il tennis nella pianificazione dell’allenamento è da sempre uno sport “monco”: solo in questi ultimi anni si sta facendo timidamente qualcosa per renderlo completo e direi “normale”, ma i tentativi sono ancora blandi e insufficienti. Sarò più preciso. La stragrande maggioranza dei giocatori di tennis di alto livello, come i primi trecento della classifica ATP, afferma che quella mentale è la componente più importante dell’allenamento e la percentuale di quelli che hanno questa convinzione si avvicina quasi al 100 % fra i top 50. Ho fatto varie ricerche, interviste e questionari e tutti sono d’accordo: da Federer a Djokovic, da Murray a Zverev. Lo stesso Nadal, che ha un tennis prettamente fisico, ripete che è l’aspetto mentale a fare la differenza ad alto livello.

Che cosa fanno i giocatori professionisti per allenare la componente mentale e le capacità mentali come la concentrazione, la fiducia in se stessi, l’autoregolazione, la riduzione dell’ansia, il controllo delle emozioni, la riduzione dello stress, etc…? Nulla! O quasi nulla, ed in ogni caso solo alcuni vi dedicano un po’ di tempo e, il più delle volte, poco programmato. Nelle accademie di tennis, e non in tutte, solo da pochi anni si dedicano 1-2 ore alla settimana all’allenamento mentale. Un periodo di tempo che non può dare alcun risultato significativo! Immaginate se i giocatori allenassero la parte tecnica o quella fisica 1-2 ore alla settimana: il risultato sarebbe scarso. È per questo, non dedicando il tempo necessario alla programmazione mentale, che molti giocatori rispetto alle abilità mentali si giudicano, sono giudicati o sono realmente… scarsi! Nei tornei, durante la preparazione invernale, nei programmi giornalieri delle accademie, si allenano diritto, rovescio, velocità, forza, resistenza… Ma non a sufficienza le capacità mentali, pur essendo ritenute le più importanti! Ad esempio, in un mese dedichiamo al perfezionamento del rovescio decine di ore, ma solo qualche minuto, al massimo un’ora, alla regolazione dei livelli di attivazione, dell’ansia o all’allenamento della concentrazione.

 

Da qui il PARADOSSO: da affrontare con urgenza e, se possibile, risolvere. Un paradosso che continua in tutti i tornei, dagli Slam ai Futures! In nessuno di questi, nelle statistiche finali del match che il torneo fornisce – dai trenta fogli di Wimbledon e del Roland Garros all’unica pagina dei Futures – esiste una riga o un numero che valuti l’aspetto mentale del match. Sono disponibili in sala stampa o nell’ufficio arbitri del torneo risultati e statistiche su ognuna delle caratteristiche tecniche o fisiche, con numeri e percentuali precise, ma non abbiamo un numero che valuti la performance dal punto di vista mentale. Non una indicazione! Con gli Egogrammi, dei quali tra poco parleremo, cerchiamo di ovviare a questa mancanza, a mio avviso grave per il tennis del futuro. Gli Egogrammi sono stati trasformati da me e da Lucio Caprioli nella app EGOGRAMS, disponibile su Internet, che valuta i comportamenti del giocatore in campo.

Mi riferirò alla teoria più diffusa sulla “Frantumazione “dell’IO, quella della Analisi Transazionale, che parte dal principio che in ognuno di noi ci sono tre grandi diversi modi di agire e di comportarsi che chiamiamo Stati dell’Io. Come se fossimo in tre dentro ognuno di noi, ed in ogni momento della nostra vita usiamo o l’uno o l’altro o l’altro ancora di questi “LORO”. Investendo in ognuno di essi, ogni volta, una parte della nostra energia mentale (ma anche fisica). L’Analisi Transazionale appartiene alla corrente della psicologia umanistica e fu ideata negli anni cinquanta dallo psichiatra Eric Berne (1910-1970). Attraverso la teoria degli Stati dell’Io, possiamo capire meglio le relazioni sociali ed i conflitti che si verificano all’interno delle relazioni stesse e molto meglio il rapporto coach-giocatore.

Ogni stato dell’Io è un modo di comportarsi, che sarà – in un modo o nell’altro – dipendente dalle emozioni e dal nostro modo di pensare in quel momento. Questi tre differenti modi di essere si rappresentano sempre graficamente in Analisi Transazionale con tre cerchi attaccati e tangenti:

I tre Stati dell’Io (G – Genitore A – Adulto B – Bambino)

Spiegando il funzionamento dei vari stati dell’Io, come cercherò di fare, si capirà meglio il comportamento dei tennisti in campo e si potrà anche valutare il consumo energetico mentale degli stessi nel corso del match. Potremmo arrivare a dare una valutazione numerica dei comportamenti dei giocatori in campo e di come viene investita la loro energia mentale. E vedere se quei comportamenti portano a risultati positivi o negativi e, in quest’ultimo caso, come cambiarli. Daremmo in definitiva, finalmente, una valutazione della prestazione dal punto di vista mentale. Esattamente il fine che ci eravamo preposti. Quali sono questi tre IO?

L’Io Genitore – È uno stato nel quale si agisce, si pensa o si parla con i modelli che abbiamo acquisito dai nostri genitori o da una figura autoritaria importante nella nostra infanzia. È l’Io etico o presunto tale, l’Io morale che ci dice cosa è giusto e cosa è sbagliato, come si deve vivere, sentire, in cosa dobbiamo credere. Tutto questo è stato registrato e in ognuno di noi vi è un “genitore interiore”. Nella app EGOGRAMS distinguiamo un “Genitore Normativo” – indicato con GN – che è proprio l’Io che ci dà regole rigide morali comportamentali ed un Io genitoriale più accondiscendente ed affettivo che chiameremo proprio “Genitore Affettivo “ – sintetizzato con GA. Il tennista sul terreno di gioco, durante il match o al cambio di campo, parla spesso a se stesso urlando e parlandosi in terza persona: “Stupido! Piega le gambe!“, “Non puoi sbagliare un colpo cosi facile! “, “Smetti! Devi smettere se giochi così!”, etc… Oppure usa il medesimo linguaggio a livello metaverbale, attraverso il corpo: aprendo desolato le braccia, con mimica facciale chiaramente adirata etc… È chiaro che in questi casi il tennista energizza l’Io Genitoriale Normativo: critico, rigido, poco flessibile, autoritario, iracondo, serio, giudicatore, colpevolizzante, etc… Se abbiamo però avuto la fortuna di avere anche genitori amorevoli, allora in campo il linguaggio del tennista può cambiare e alternarsi con altri tipi di affermazioni: “Ok hai sbagliato, ma ora pensa al prossimo punto!”, “Su, forza, puoi farcela! Concentrato! E positivo!“ ,“Non importa, su!”. È l’Io Genitore affettivo (GA), flessibile, incoraggiante, cooperativo, che darà input positivi, etc… Il linguaggio verbale e corporeo del giocatore (o della giocatrice) dipenderà dai modelli che ha acquisito durante l’infanzia. E l’alternarsi degli stati genitoriali GA e GN, sarà una copia di ciò che il giocatore stesso avrà visto e vissuto durante la propria infanzia.

L’Io Adulto – L’io di mezzo, è lo stato più razionale  e realista. Uno stato in cui si analizzano le informazioni, si mette ordine e si prendono delle decisioni che pensiamo essere le più sicure, senza lasciarci influenzare dalle emozioni o dalle regole. Si focalizza su “Ciò che va fatto, ciò che razionalmente è meglio fare” ed in campo il tennista lo esplicita pensando o parlando in maniera logica e convincente a se stesso: “Ora cambio tattica““Non mi conviene lottare questo set e do tutto nel prossimo“, “La tattica migliore ora è questa…” , “Mi sento sottoattivato, ora cercherò di attivarmi”, etc… Le azioni dell’adulto sono, prevalentemente, quelle ideali perché ogni conversazione sia fluida e positiva. È lo stato che riduce i conflitti e riconsegna molte volte, soprattutto nella vita, positività alle situazioni. L’adulto pensa e ragiona in modo realistico. Gli altri due stati – del genitore e del bambino – sono maggiormente dominati dalle emozioni e dalle reazioni istintive.

L’Io Adulto si mostrerà sincero, umano, rispettoso, flessibile, empatico, risolutivo. Nella vita potrebbe essere, e nel maggior numero dei casi lo è, lo stato più razionale ed efficiente. In una partita di tennis non è così chiaro e semplice, ed energizzare l’Io Adulto al di sopra o al di sotto di una certa percentuale, può essere positivo o negativo, poiché dipende dalla personalità del giocatore e soprattutto dalle statistiche dei risultati… Chiarirò meglio dopo questo concetto!

L’Io Bambino – È lo stato maggiormente dominato da emozioni, desideri, impulsi, sogni, spontaneità, creatività ed entusiasmo. Si tratta di quella parte emozionale e spontanea degli impulsi naturali di una persona. Attenti però! L’Io Bambino, se è stato punito duramente o ferito, attiva il suo lato insicuro, timido, timoroso, crudele, egoista. Distingueremo negli Egogrammi della nostra applicazione un “Bambino Adattato” (BA), che esegue gli ordini, segue le regole e le indicazioni ricevute, dall’altro bambino, quello ribelle, istintivo e che agisce in assoluta libertà seguendo pulsioni ed emozioni, che chiamiamo ”Bambino Libero” (BL). Il Bambino Adattato, nel tennista durante il match, si esterna con un comportamento che porta in campo a camminare senza energia con le spalle abbassate, che porta a guardare in basso. Il giocatore sembra o è frustrato, triste, non prende iniziative e subisce la situazione piuttosto passivamente. Il Bambino libero (BL), invece, in campo è pieno di energia: è quello che tira la racchetta o la sbatte a terra, che impreca (anche se è vietato!), che litiga con l’avversario o con l’arbitro, che si muove con molta velleità e alcune volte oltremisura, che sorride gioioso ma anche si arrabbia, che spesso non accetta i giudizi arbitrali, etc… McEnroe insegna! C’è da dire subito che non si tratta di uno stato negativo. Fino ad un certo livello è salutare – nella vita, come anche alcune volte in campo – energizzarlo! Reprimere il nostro bambino interiore potrebbe avere conseguenze negative. Bisogna lasciare che venga fuori (in un match, vedremo fino a che percentuale in relazione alla energia mentale totale, cioè alla somma delle energie investite nei tre Io), che senta, che si diverta. Se avremo cura e regoleremo questo stato, invece di reprimerlo, anche nei giovani tennisti, la parte adulta si svilupperà in modo più sano. Tutti abbiamo dentro di noi il bambino che siamo stati.

I tre, o meglio, i cinque Io (se ne consideriamo le suddivisioni sia dell’Io Genitore che dell’Io Bambino) si alternano in continuazione ed alcune volte è anche difficile riconoscerli. In pochi secondi si può passare da uno all’altro, sia nella vita sia nella performance sportiva. La nostra applicazione EGOGRAMS considera tutti e i cinque stati dell’IO citati.

Per adesso mi fermo qui. Proseguirò nel prossimo e conclusivo articolo, nel quale mostrerò come usare questa teoria, in fondo semplice, nella pratica, nella partita giocata. Attraverso l’analisi degli Egogrammi finali o parziali della partita – cioè i diagrammi e le percentuali finali rilevati e costruiti durante il match sul diverso investimento di energia mentale per ogni stato dell’Io – vedremo come si può arrivare a stabilire, con buona attendibilità, quando investendo entro certe percentuali nei tre Io, si avranno più probabilità di vittoria oppure il contrario. È un risultato molto ambizioso, il cui raggiungimento cercherò di spiegare appunto nel prossimo articolo.

Infine, un’ultima considerazione. Sulla base dei dati che conosciamo e che sono stati pubblicati in questo campo dalla ricerca a livello mondiale, questo degli Egogrammi tennistici risulta essere il primo tentativo nella storia del nostro sport di fornire una valutazione della componente mentale in un match in termini di percentuale numerica.

(continua)

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Montepremi giù, Isner non ci sta: “Perché noi dobbiamo guadagnare di meno e i dirigenti no?”

Lo statunitense critica la mancanza di trasparenza da parte dei tornei

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John Isner - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

All’inizio della settimana è stato annunciato che il prize money del Masters 1000/Premier Mandatory di Miami (il primo della stagione in virtù del rinvio di Indian Wells) verrà decurtato del 60 percento. Si tratta di una notizia particolarmente fosca per i giocatori, perché Miami è uno dei tornei più redditizi per chi sta fra la cinquantesima e la centesima posizione del ranking assieme agli Slam e ad Indian Wells, visto il tabellone combined da 96 giocatori ciascuno.

Sarà anche la prima volta dall’inizio della pandemia che i guadagni degli atleti verranno ridotti in maniera sensibile anche per chi perderà nei primi turni in un torneo di questa dimensione che si sia effettivamente svolto (al Roland Garros il montepremi era sensibilmente inferiore nel complesso, ma più alto per gli sconfitti delle qualificazioni e del primo turno): da 16.400 a 10.000 dollari per i perdenti al primo turno, da 26.400 a 16.009 per chi si ferma al secondo. Certo, è vero che la decrescita sarà relativamente inferiore rispetto a quella patita da chi arriverà in fondo, ma stiamo parlando di guadagni reali per giocatori di media classifica, giocatori per i quali ogni tipo di taglio  può essere un problema. Un taglio così drastico è dovuto alla seguente formula legata alla presenza del pubblico in situ:

Visto che il torneo di Miami avrà un accesso (al massimo) del 20 percento, l’aggiustamento sarà al 40 percento del prize money, ed è probabile che questa diventerà la norma fino a giugno, come confermato da Herwig Straka (manager di Dominic Thiem e membro del Board ATP) al Tiroler Tageszeitung: “I tornei si giocheranno, il calendario maschile dovrebbe essere consolidato. Il pubblico tornerà solo a giugno probabilmente, fino al Roland Garros la situazione appare negativa”.

 

La specificazione di Straka sulla relativa salute del tennis maschile è confermata da questo confronto fra il numero di tornei che stanno garantendo la soglia minima di 25.000 dollari per i rispettivi montepremi:

I tornei maschili a rimanere sopra la suddetta soglia sono stati 52 finora, contro 30 per il circuito femminile.

LE CRITICHE DI ISNER

In questo frangente, John Isner è quello che si è fatto sentire di più. Ex-membro del Players Council e ora affiliato con la PTPA di Djokovic e Pospisil, lo statunitense è particolarmente affezionato al Miami Open, dove ha conquistato il titolo più importante della propria carriera nel 2018 e raggiunto la finale anche nell’edizione successiva. In un thread pubblicato su Twitter, Long John ha parlato di un “broken system” in riferimento all’ATP:

“Giocatori e tornei dovrebbero lavorare insieme come ‘partner’, ma un taglio del 60 percento del montepremi totale e dell’80 per i vincitori non è una partnership, perché parliamo di uno dei più grandi eventi del circuito. I guadagni dai diritti TV, dalla distribuzione dati, dagli sponsor e dal nuovo accordo sulle scommesse rimarranno identici”, ha scritto, per poi aggiungere nel tweet successivo: “Perché non verificare ufficialmente quanto stiano soffrendo i tornei? In questo modo si potrebbe rivedere il montepremi proporzionalmente ai loro guadagni. Non ha senso che i tornei più importanti non abbiano questo tipo di scrutinio”.

Infine, Isner ha ribadito la mancanza di trasparenza vigente nel tennis e ha concluso: “I promoter dei tornei possono monetizzare i loro asset all’infinito, mentre i giocatori hanno solo qualche anno per massimizzare il proprio talento. Questo è il motivo per cui il sistema è rotto, soprattutto quando i giocatori devono subire tagli dei montepremi del 60 e dell’80 percento mentre i dirigenti continuano a guadagnare le stesse cifre“.

Le sue parole su Miami sono state supportate dal connazionale Reilly Opelka, il quale ha chiosato affermando che se riuscirò a non perdere soldi vorrà dire che sarà stata una grande settimana per me!.

Isner ha dunque risollevato diverse questioni che hanno dominato la conversazione sindacale nel tennis degli ultimi anni (decenni?). Le due tematiche andrebbero però separate: da un lato, sembra abbastanza logico che ci dovrebbe essere maggiore trasparenza da parte dei tornei su quali siano i loro reali guadagni, argomento che Pospisil ha sottolineato più volte quando ha spiegato l’idea dietro alla PTPA. In un’associazione in cui i tornei sono sotto la stessa egida e i giocatori hanno teoricamente il 50 percento del potere decisionale, non dovrebbero esserci particolari dubbi sulla necessità di maggiore trasparenza, e, nonostante il tennis non sia mai stato inappuntabile da questo punto di vista, c’è da augurarsi che qualcosa possa cambiare nei prossimi anni.

Anche quella degli stipendi dei dirigenti è una problematica citata frequentemente (da Opelka stesso e da Simon): è vero che il lavoro degli amministratori del gioco non è diminuito durante i mesi più difficili (il contrario, probabilmente), ma allo stesso tempo non è un bel segnale non decurtare i propri guadagni in un periodo di tagli in ogni altro settore. D’altro canto, tuttavia, si potrebbero sollevare dei dubbi sull’associazione/allusione fatta dall’americano fra mancanza di trasparenza e montepremi troppo bassi (in particolare per un torneo come il Miami Open per il quale Stephen Ross, proprietario dei Miami Dolphins della NFL e di IMG, avrebbe già investito oltre 550 milioni di dollari per rinnovare l’Hard Rock Stadium e altri 60 abbondanti per portarvi il torneo di tennis).

In tempi ordinari, è possibile (o anche qualcosa più di possibile) che la redistribuzione dei guadagni non sia favorevole ai giocatori, ma questi non sono tempi ordinari, e altri giocatori si dicono più dubbiosi sul fatto che i tornei siano in grado di pagare di più al momento. Il membro del Players Council Kevin Anderson, in particolare, aveva spiegato: “Ovviamente capiamo che la fonte guadagno principale dei tornei sia la presenza degli sponsor sul posto più che quella dei fan. Nel momento in cui non ci sono gli sponsor, gli incassi scendono. […] Da quello che so, diversi eventi sono in rosso, quindi credo che i giocatori dovrebbero capire e accettare di guadagnare cifre più basse. Credo che il sistema di aggiustamento legato al numero di persone presenti sia un buon sistema. […] Ovviamente non è la situazione ideale, ma credo che sia necessario far sì che i tornei si possano svolgere”.

Uno degli utenti che hanno commentato il thread di Isner ha suggerito che si potrebbero usare degli ologrammi per aumentare il numero degli sponsor visibili sul campo, ovviando così alla loro assenza sul posto, una proposta molto interessante (già adottata dalla NBA nella bolla di Orlando) che però necessiterebbe della presenza della domanda da parte di sponsor con la disponibilità economica per produrre contenuti di questo tipo. In sintesi, quindi, Isner ha sicuramente ragione quando parla dell’opacità del sistema tennis e della redistribuzione dei guadagni, ma forse il momento storico non è dei più adatti, perché finché i due tour non saranno tornati alla normalità non c’è garanzia che ci sia abbastanza da redistribuire.

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La Svizzera colonizza Adelaide: Bencic e Teichmann in semi. In corsa anche Swiatek e Gauff

Gauff è già alla terza semifinale WTA e deve ancora fare 17 anni. Swiatek ha smaltito alla grande la delusione di Melbourne

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Iga Swiatek - Adelaide 2021 (via Twitter, @WTA)

Non è il torneo più appassionante dell’anno, ammettiamolo, ma è pur sempre un WTA 500 e dunque il più prestigioso tra quelli in corso di svolgimento questa settimana, la prima dopo l’Australian Open. In semifinale ad Adelaide, luogo della quarantena ‘privilegiata’ dei top player prima dello Slam, ci arrivano due tenniste svizzere – Jil Teichmann e Belinda Bencic – che sfideranno rispettivamente Iga Swiatek e Coco Gauff.

Sul torneo non gravitano grosse attenzioni, presi un po’ tutti come siamo dall’aggiornare l’album dei record dopo lo Slam. Però si sta vedendo del bel tennis, soprattutto grazie alle geometrie di Iga Swiatek che ha smarrito soltanto tredici game sulla strada per la semifinale. L’ultimo match è stato il più semplice, un po’ perché la polacca era in ottima giornata e un po’ perché la sua avversaria, Danielle Collins, non è in grande condizione e dopo aver perso i primi tre game del secondo set si è ritirata per un fastidio alla parte bassa della schiena.

Swiatek partirà favorita contro Teichmann, una terraiola di quasi 24 anni che negli ultimi mesi sembra aver capito come si gioca sul cemento. Prima dell’exploit di Lexington dello scorso agosto, dove si era spinta sino alla finale persa contro la ruggente Brady, aveva infatti giocato due sole semifinali in carriera sul duro – entrambe a livello ITF. Poca roba insomma, ma adesso la sua attitudine è cambiata. Non si battono per caso Mladenovic e Wang e non si sopravvive a una sfida pazza come quella con Sevastova, nella quale Teichmann ha sciupato cinque match point nel tie-break del secondo set (due col servizio a favore) e ha poi dovuto annullarne due nel terzo, al servizio sotto 5-4, aiutandosi col servizio mancino. Un particolare a cui Iga dovrà fare attenzione.

 
Qui Sevastova che chiude il secondo set da sopravvissuta

Per una svizzera sfavorita in semi ce n’è una favorita, la seconda testa di serie Belinda Bencic. Attenzione però a Coco Gauff che ha vinto sempre in tre set in questo torneo (contro Paolini, la sesta testa di serie Martic e per ultima Rogers) e due volte in rimonta. Se c’è una dote che fa difetto a Bencic è proprio la garra, mentre a meno di un mese dal compimento dei diciassette anni (!) questa sembra già la caratteristica principale di Gauff, che giocherà la sua terza semifinale in carriera a livello WTA. Questa però è la più prestigiosa. Difficilmente sfigurerà.

Il tabellone completo di Adelaide

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ATP

ATP Montpellier: Sonego doma Korda, Bedene (e la schiena malconcia) eliminano Sinner

Sinner si arrende al tie-break del terzo set, anche per problemi alla schiena. Sonego alza il livello del suo tennis e supera l’insidia del talento statunitense

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Una delle migliori versioni della carriera sul cemento di Aljaz Bedene supera a sorpresa, dopo due ore e quaranta di battaglia, la testa di serie numero 5 del torneo – il nostro Jannik Sinner – al primo turno (3-6 6-2 7-6).

Le premesse sembravano ben diverse. Sinner è autoritario al servizio e in tutto il primo set lascia le briciole a Bedene nei suoi turni di battuta. Lo sloveno riuscirà a vincere solamente tre punti in risposta in tutto il primo set. L’aggressività di Sinner si sente anche in ribattuta e una seconda leggera condanna Bedene a subire il break nel quarto game. Da quel momento Sinner alza ulteriormente le marce e non si guarda più indietro.

La musica cambia nel secondo set, sia per colpa del calo di Sinner che per un Bedene oggi extralusso nei colpi offensivi. Il numero 34 del mondo cala di quantità e qualità di prime e i suoi turni di battuta ne risentono. Il nativo di Lubiana nota il calo di livello dell’avversario e prende fiducia al servizio e nel gioco da fondo. Il break è una naturale conseguenza: il tennista sloveno sfrutta gli errori di Sinner e guadagna tre palle break. L’azzurro è bravo a rimontare lo 0-40, ma Bedene non fallisce la quarta palla break e passa avanti per la prima volta nel match. Ora Sinner è in confusione e al momento di servire per restare nel set paga l’ennesimo passaggio a vuoto che chiude il secondo set. 6-2 Bedene.

 

Il terzo set si apre all’insegna dell’equilibrio. Entrambi hanno l’opportunità di breakkare ma i servizi reggono e si arriva al tie-break. Il parziale decisivo arriva e Sinner va subito avanti di un mini-break. L’inizio sembra promettente ma per il tennista italiano arrivano subito i guai. Già dopo il secondo punto Sinner comincia a toccarsi la schiena e dopo tre dritti consecutivi steccati è costretto a chiamare il medical time-out per dolori lombari. Dopo il trattamento la situazione non migliora e Bedene chiude senza problemi il tie-break per 7-3. Sinner perse al primo turno del torneo di Montpellier anche lo scorso anno, quella volta contro Mikael Ymer. Sarà direttamente nel tabellone di Rotterdam senza wild card, a causa del forfait di Matteo Berrettini. Andrà però valutata la gravità dell’infortunio alla schiena che lo ha limitato al momento decisivo.

A cura di di Giorgio Di Maio


SONEGO VA

La versione francese di Lorenzo Sonego si conferma più convincente di quella australiana. Il torinese si è guadagnato in sicurezza i quarti di finale del 250 di Montpellier, onorando la settima testa di serie del tabellone. A differenza di quanto accaduto all’esordio, stavolta gli sono bastati due set per risolvere l’insidioso incrocio con Sebastian Korda (6-3 6-2).

La stellina statunitense, ormai in top 100, arrivava da soli sei ko negli ultimi 31 match. Pratica rischiosa. Il numero quattro d’Italia è però cresciuto in sicurezza rispetto a quanto mostrato all’esordio contro Gaston, quando comunque, nel parziale decisivo, non c’è stata storia.

Per battere il figlio d’arte, gli è servita appena un’ora e un quarto. Trovando la chiave per far girare a proprio favore ciascuno dei due set. In quello d’apertura, ha sofferto nel corso del terzo turno di servizio in cui si è fatto riprendere da 40-0, trovandosi costretto ad annullare due palle break. Ostacolo però superato, con il break risolutivo piazzato nel game successivo. Frizzante ma discontinuo il tennis con cui Korda ha approcciato la partita: efficace il rovescio, meno brillante in generale la lettura delle situazioni. Facendo base sulla solidità del suo servizio, Lorenzo ha chiuso 6-3 vincendo 11 degli ultimi 13 punti in battuta.

Il secondo set inizia con lo statunitense più ordinato, attento a limitare gli svolazzi per non regalare punti al numero 36 del mondo. Ma il quinto game, quello del break che ha sostanzialmente chiuso i conti, Sonego se l’è preso anche d’esperienza. Bravo a non deconcentrarsi su una palla di Korda chiaramente fuori sulla quale, però, si è continuato a giocare. Doppia palla break, la seconda capitalizzata punendo con un passante chirurgico una delle non impeccabili discese a rete del giovane Sebastian. Il 4-2, che ha spaccato definitivamente la partita, si è concretizzato nel game successivo quando il servizio (più efficaci sia le prime, sia le seconde) l’ha fatto risalire agevolmente da 0-30.

Arriva così il quarantesimo successo a livello ATP e il quarto di finale numero quattro in carriera. Dopodomani, la sfida al vincente tra Benjamin Bonzi e un David Goffin che di questi tempi non pare invulnerabile. “Non è stato semplice – ha commentato a caldo l’azzurro, 36 ATP – ho giocato meglio rispetto alla prima partita. Il mio servizio mi aiuta, sto lavorando per completare il mio tennis anche in risposta“. Per diventare sempre più universale. Sul veloce indoor, dalla super settimana di Vienna a ottobre, sembra sia scattata la magia.

A cura di Pietro Scognamiglio

Il tabellone completo di Montpellier

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