Castellani e gli Egogrammi del tennis. Sarà una svolta?

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Castellani e gli Egogrammi del tennis. Sarà una svolta?

In esclusiva per la rubrica ISMCA l’articolo (in due parti) di Alberto Castellani, che ci spiega come partendo dall’Analisi Transazionale ha sviluppato la prima applicazione che fornisce una valutazione numerica della prestazione mentale nel tennis

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L’autore dell’articolo di questo mese della rubrica della ISMCA non ha certo bisogno di presentazioni. Si tratta del grande allenatore italiano Alberto Castellani, presidente e fondatore dell’associazione internazionale che riunisce i mental coach specializzati nel tennis (ed anche della GPTCA, l’associazione internazionale dei coach di tennis riconosciuta dalla ATP), oltre che ex allenatore di tanti nomi noti del circuito ATP (Rosset, Arazi, Schuttler, Karlovic e Tipsarevic, per citarne alcuni).


Da anni chiamo PARADOSSO TENNISTICO quello che è per me la cosa più inspiegabile, strana e, lasciatemelo dire, puerile (per non dire stupida) del nostro sport. Dobbiamo fare qualcosa per reagire a questa stupidità e riempire questo vuoto o semivuoto o idiozia che dir si voglia! Lo ripeto in tutti i corsi di formazione che ho il piacere e l’onore di coordinare. Il tennis nella pianificazione dell’allenamento è da sempre uno sport “monco”: solo in questi ultimi anni si sta facendo timidamente qualcosa per renderlo completo e direi “normale”, ma i tentativi sono ancora blandi e insufficienti. Sarò più preciso. La stragrande maggioranza dei giocatori di tennis di alto livello, come i primi trecento della classifica ATP, afferma che quella mentale è la componente più importante dell’allenamento e la percentuale di quelli che hanno questa convinzione si avvicina quasi al 100 % fra i top 50. Ho fatto varie ricerche, interviste e questionari e tutti sono d’accordo: da Federer a Djokovic, da Murray a Zverev. Lo stesso Nadal, che ha un tennis prettamente fisico, ripete che è l’aspetto mentale a fare la differenza ad alto livello.

Che cosa fanno i giocatori professionisti per allenare la componente mentale e le capacità mentali come la concentrazione, la fiducia in se stessi, l’autoregolazione, la riduzione dell’ansia, il controllo delle emozioni, la riduzione dello stress, etc…? Nulla! O quasi nulla, ed in ogni caso solo alcuni vi dedicano un po’ di tempo e, il più delle volte, poco programmato. Nelle accademie di tennis, e non in tutte, solo da pochi anni si dedicano 1-2 ore alla settimana all’allenamento mentale. Un periodo di tempo che non può dare alcun risultato significativo! Immaginate se i giocatori allenassero la parte tecnica o quella fisica 1-2 ore alla settimana: il risultato sarebbe scarso. È per questo, non dedicando il tempo necessario alla programmazione mentale, che molti giocatori rispetto alle abilità mentali si giudicano, sono giudicati o sono realmente… scarsi! Nei tornei, durante la preparazione invernale, nei programmi giornalieri delle accademie, si allenano diritto, rovescio, velocità, forza, resistenza… Ma non a sufficienza le capacità mentali, pur essendo ritenute le più importanti! Ad esempio, in un mese dedichiamo al perfezionamento del rovescio decine di ore, ma solo qualche minuto, al massimo un’ora, alla regolazione dei livelli di attivazione, dell’ansia o all’allenamento della concentrazione.

 

Da qui il PARADOSSO: da affrontare con urgenza e, se possibile, risolvere. Un paradosso che continua in tutti i tornei, dagli Slam ai Futures! In nessuno di questi, nelle statistiche finali del match che il torneo fornisce – dai trenta fogli di Wimbledon e del Roland Garros all’unica pagina dei Futures – esiste una riga o un numero che valuti l’aspetto mentale del match. Sono disponibili in sala stampa o nell’ufficio arbitri del torneo risultati e statistiche su ognuna delle caratteristiche tecniche o fisiche, con numeri e percentuali precise, ma non abbiamo un numero che valuti la performance dal punto di vista mentale. Non una indicazione! Con gli Egogrammi, dei quali tra poco parleremo, cerchiamo di ovviare a questa mancanza, a mio avviso grave per il tennis del futuro. Gli Egogrammi sono stati trasformati da me e da Lucio Caprioli nella app EGOGRAMS, disponibile su Internet, che valuta i comportamenti del giocatore in campo.

Mi riferirò alla teoria più diffusa sulla “Frantumazione “dell’IO, quella della Analisi Transazionale, che parte dal principio che in ognuno di noi ci sono tre grandi diversi modi di agire e di comportarsi che chiamiamo Stati dell’Io. Come se fossimo in tre dentro ognuno di noi, ed in ogni momento della nostra vita usiamo o l’uno o l’altro o l’altro ancora di questi “LORO”. Investendo in ognuno di essi, ogni volta, una parte della nostra energia mentale (ma anche fisica). L’Analisi Transazionale appartiene alla corrente della psicologia umanistica e fu ideata negli anni cinquanta dallo psichiatra Eric Berne (1910-1970). Attraverso la teoria degli Stati dell’Io, possiamo capire meglio le relazioni sociali ed i conflitti che si verificano all’interno delle relazioni stesse e molto meglio il rapporto coach-giocatore.

Ogni stato dell’Io è un modo di comportarsi, che sarà – in un modo o nell’altro – dipendente dalle emozioni e dal nostro modo di pensare in quel momento. Questi tre differenti modi di essere si rappresentano sempre graficamente in Analisi Transazionale con tre cerchi attaccati e tangenti:

I tre Stati dell’Io (G – Genitore A – Adulto B – Bambino)

Spiegando il funzionamento dei vari stati dell’Io, come cercherò di fare, si capirà meglio il comportamento dei tennisti in campo e si potrà anche valutare il consumo energetico mentale degli stessi nel corso del match. Potremmo arrivare a dare una valutazione numerica dei comportamenti dei giocatori in campo e di come viene investita la loro energia mentale. E vedere se quei comportamenti portano a risultati positivi o negativi e, in quest’ultimo caso, come cambiarli. Daremmo in definitiva, finalmente, una valutazione della prestazione dal punto di vista mentale. Esattamente il fine che ci eravamo preposti. Quali sono questi tre IO?

L’Io Genitore – È uno stato nel quale si agisce, si pensa o si parla con i modelli che abbiamo acquisito dai nostri genitori o da una figura autoritaria importante nella nostra infanzia. È l’Io etico o presunto tale, l’Io morale che ci dice cosa è giusto e cosa è sbagliato, come si deve vivere, sentire, in cosa dobbiamo credere. Tutto questo è stato registrato e in ognuno di noi vi è un “genitore interiore”. Nella app EGOGRAMS distinguiamo un “Genitore Normativo” – indicato con GN – che è proprio l’Io che ci dà regole rigide morali comportamentali ed un Io genitoriale più accondiscendente ed affettivo che chiameremo proprio “Genitore Affettivo “ – sintetizzato con GA. Il tennista sul terreno di gioco, durante il match o al cambio di campo, parla spesso a se stesso urlando e parlandosi in terza persona: “Stupido! Piega le gambe!“, “Non puoi sbagliare un colpo cosi facile! “, “Smetti! Devi smettere se giochi così!”, etc… Oppure usa il medesimo linguaggio a livello metaverbale, attraverso il corpo: aprendo desolato le braccia, con mimica facciale chiaramente adirata etc… È chiaro che in questi casi il tennista energizza l’Io Genitoriale Normativo: critico, rigido, poco flessibile, autoritario, iracondo, serio, giudicatore, colpevolizzante, etc… Se abbiamo però avuto la fortuna di avere anche genitori amorevoli, allora in campo il linguaggio del tennista può cambiare e alternarsi con altri tipi di affermazioni: “Ok hai sbagliato, ma ora pensa al prossimo punto!”, “Su, forza, puoi farcela! Concentrato! E positivo!“ ,“Non importa, su!”. È l’Io Genitore affettivo (GA), flessibile, incoraggiante, cooperativo, che darà input positivi, etc… Il linguaggio verbale e corporeo del giocatore (o della giocatrice) dipenderà dai modelli che ha acquisito durante l’infanzia. E l’alternarsi degli stati genitoriali GA e GN, sarà una copia di ciò che il giocatore stesso avrà visto e vissuto durante la propria infanzia.

L’Io Adulto – L’io di mezzo, è lo stato più razionale  e realista. Uno stato in cui si analizzano le informazioni, si mette ordine e si prendono delle decisioni che pensiamo essere le più sicure, senza lasciarci influenzare dalle emozioni o dalle regole. Si focalizza su “Ciò che va fatto, ciò che razionalmente è meglio fare” ed in campo il tennista lo esplicita pensando o parlando in maniera logica e convincente a se stesso: “Ora cambio tattica““Non mi conviene lottare questo set e do tutto nel prossimo“, “La tattica migliore ora è questa…” , “Mi sento sottoattivato, ora cercherò di attivarmi”, etc… Le azioni dell’adulto sono, prevalentemente, quelle ideali perché ogni conversazione sia fluida e positiva. È lo stato che riduce i conflitti e riconsegna molte volte, soprattutto nella vita, positività alle situazioni. L’adulto pensa e ragiona in modo realistico. Gli altri due stati – del genitore e del bambino – sono maggiormente dominati dalle emozioni e dalle reazioni istintive.

L’Io Adulto si mostrerà sincero, umano, rispettoso, flessibile, empatico, risolutivo. Nella vita potrebbe essere, e nel maggior numero dei casi lo è, lo stato più razionale ed efficiente. In una partita di tennis non è così chiaro e semplice, ed energizzare l’Io Adulto al di sopra o al di sotto di una certa percentuale, può essere positivo o negativo, poiché dipende dalla personalità del giocatore e soprattutto dalle statistiche dei risultati… Chiarirò meglio dopo questo concetto!

L’Io Bambino – È lo stato maggiormente dominato da emozioni, desideri, impulsi, sogni, spontaneità, creatività ed entusiasmo. Si tratta di quella parte emozionale e spontanea degli impulsi naturali di una persona. Attenti però! L’Io Bambino, se è stato punito duramente o ferito, attiva il suo lato insicuro, timido, timoroso, crudele, egoista. Distingueremo negli Egogrammi della nostra applicazione un “Bambino Adattato” (BA), che esegue gli ordini, segue le regole e le indicazioni ricevute, dall’altro bambino, quello ribelle, istintivo e che agisce in assoluta libertà seguendo pulsioni ed emozioni, che chiamiamo ”Bambino Libero” (BL). Il Bambino Adattato, nel tennista durante il match, si esterna con un comportamento che porta in campo a camminare senza energia con le spalle abbassate, che porta a guardare in basso. Il giocatore sembra o è frustrato, triste, non prende iniziative e subisce la situazione piuttosto passivamente. Il Bambino libero (BL), invece, in campo è pieno di energia: è quello che tira la racchetta o la sbatte a terra, che impreca (anche se è vietato!), che litiga con l’avversario o con l’arbitro, che si muove con molta velleità e alcune volte oltremisura, che sorride gioioso ma anche si arrabbia, che spesso non accetta i giudizi arbitrali, etc… McEnroe insegna! C’è da dire subito che non si tratta di uno stato negativo. Fino ad un certo livello è salutare – nella vita, come anche alcune volte in campo – energizzarlo! Reprimere il nostro bambino interiore potrebbe avere conseguenze negative. Bisogna lasciare che venga fuori (in un match, vedremo fino a che percentuale in relazione alla energia mentale totale, cioè alla somma delle energie investite nei tre Io), che senta, che si diverta. Se avremo cura e regoleremo questo stato, invece di reprimerlo, anche nei giovani tennisti, la parte adulta si svilupperà in modo più sano. Tutti abbiamo dentro di noi il bambino che siamo stati.

I tre, o meglio, i cinque Io (se ne consideriamo le suddivisioni sia dell’Io Genitore che dell’Io Bambino) si alternano in continuazione ed alcune volte è anche difficile riconoscerli. In pochi secondi si può passare da uno all’altro, sia nella vita sia nella performance sportiva. La nostra applicazione EGOGRAMS considera tutti e i cinque stati dell’IO citati.

Per adesso mi fermo qui. Proseguirò nel prossimo e conclusivo articolo, nel quale mostrerò come usare questa teoria, in fondo semplice, nella pratica, nella partita giocata. Attraverso l’analisi degli Egogrammi finali o parziali della partita – cioè i diagrammi e le percentuali finali rilevati e costruiti durante il match sul diverso investimento di energia mentale per ogni stato dell’Io – vedremo come si può arrivare a stabilire, con buona attendibilità, quando investendo entro certe percentuali nei tre Io, si avranno più probabilità di vittoria oppure il contrario. È un risultato molto ambizioso, il cui raggiungimento cercherò di spiegare appunto nel prossimo articolo.

Infine, un’ultima considerazione. Sulla base dei dati che conosciamo e che sono stati pubblicati in questo campo dalla ricerca a livello mondiale, questo degli Egogrammi tennistici risulta essere il primo tentativo nella storia del nostro sport di fornire una valutazione della componente mentale in un match in termini di percentuale numerica.

(continua)

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Alla prova dei fatti, stagione WTA 2019

Da Amanda Anisimova a CoCo Vandeweghe, top e flop delle previsioni avanzate all’inizio dell’anno

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Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il primo gennaio avevo pubblicato un articolo dal titolo “WTA, chi migliorerà nel 2019?” con indicati i nomi di alcune giocatrici che pensavo sarebbero progredite nel corso dell’anno; ora che il calendario WTA è ufficialmente concluso, è arrivato il momento della verifica.

Prima di controllare, però, è necessario un chiarimento. Il ranking di partenza utilizzato non è quello che WTA definisce “Year-End” e che esce all’inizio di novembre. Le previsioni erano state fatte due mesi dopo, e nel frattempo alcune tenniste avevano giocato tornei ITF, determinando spostamenti in classifica non sempre trascurabili. Fare finta di nulla non mi sembrava corretto; ecco perché avevo deciso di utilizzare i dati del 31 dicembre 2018. Per esempio Potapova e Gasparyan erano migliorate, mentre Sabalenka aveva peggiorato, a causa dell’uscita dei punti vinti nel primo torneo del 2018.

Ripensandoci, mi sono reso conto che sarebbe stato meglio usare la classifica della settimana precedente alla scadenza dei primi tornei di gennaio, ma ormai è andata così; lo terrò presente per il futuro.

 

Non so se sono riuscito a spiegarmi, è sempre difficile sintetizzare i meccanismi del ranking. Ma non è poi così grave, in fondo questi articoli sono soprattutto una scusa per parlare di alcune giocatrici. E adesso cominciamo la verifica, seguendo l’ordine dell’articolo di gennaio.

CoCo Vandeweghe
ranking 31 dicembre 2018: n°100
ranking  4 novembre 2019: n°332
Differenza: – 232
Qualità/difficoltà della previsione: sbagliata, ma con notevoli attenuanti
Un disastro, almeno per le regole del nostro articolo. In realtà quest’anno Vandeweghe non ha giocato a tennis per problemi fisici: un complicato infortunio al piede destro l’ha tenuta fuori dal Tour per sette mesi. Il suo primo match è stato addirittura il 30 luglio nel torneo di San Josè, quando ormai la stagione si avviava verso la conclusione.

Al rientro era scesa al numero 638 della classifica; da allora ha intrapreso il cammino di recupero, grazie ad alcune wild card e a impegni nei tornei ITF, che le hanno permesso di risalire 300 posti in poche settimane. Il difficile arriverà al momento di attaccare i piani più alti del ranking.

Amanda Anisimova
ranking 31 dicembre 2018: n°96
ranking  4 novembre 2019: n°24
Differenza: + 72
Qualità/difficoltà della previsione: media
Dopo le imprese compiute quest’anno, oggi tutto sembra chiaro ed evidente, e consideriamo la posizione di Anisimova a inizio stagione ampiamente sottostimata. Ma quando si parla di una giocatrice di 17-18 anni (nata il 31 agosto 2001) non si può mai essere certi che non arrivino crisi di crescita.

La semifinale del Roland Garros, persa rocambolescamente contro la futura campionessa Barty, le aveva permesso di salire a ridosso delle prime venti (numero 21), poi la seconda parte di stagione è stata segnata dalla morte del padre, che era anche suo coach, con inevitabile forfait agli US Open e un finale di stagione in Asia con soli tre match.
Sarà straordinariamente interessante scoprire come funzionerà la nuova collaborazione tecnica con Carlos Rodriguez, ex coach di Justine Henin e di Li Na.

Kristyna Pliskova
ranking 31 dicembre 2018: n°94
ranking  4 novembre 2019: n°66
Differenza: + 28
Qualità/difficoltà della previsione: bassa
Se qualcuno ha presente l’articolo “gemello” dello scorso anno, forse ricorderà che la Pliskova mancina era stata una delle mie scelte sbagliate. Numero 61 nel gennaio 2018, aveva concluso la stagione oltre 30 posti indietro. Davvero un regresso eccessivo, che mi ha spinto a scommettere nuovamente su di lei: troppo invitante la posizione di partenza.

Alla fine Kristyna è tornata all’incirca dove era due stagioni fa. Siamo però ancora lontani dal numero 35, best ranking di carriera del luglio 2017. A 27 anni compiuti (è nata il 21 marzo 1992) non me la sento più di scommettere su un progresso nel 2020, anche se continuo a pensare che con più serenità nell’affrontare i punti importanti dei match potrebbe stare in posizioni di classifica migliori.

Anastasia Potapova
ranking 31 dicembre 2018: n°93
ranking  4 novembre 2019: n°93
Differenza: nessuna
Qualità/difficoltà della previsione: sbagliata
La stagione di Potapova è la conferma di quanto detto per Anisimova: di fronte a giovani emergenti per le quali tutti prefigurano un futuro radioso, le crisi di crescita sono sempre possibili. Dopo gli oltre 140 posti guadagnati nel 2018, Potapova non è riuscita a continuare sulla stessa linea, e si è fermata esattamente alla stessa posizione di partenza.

Nel 2019 il meglio lo ha raccolto sulla terra rossa, eliminando Sevastova a Praga e Kerber al Roland Garros. Poi, se si esclude la vittoria per ritiro contro Zhang, non è riuscita a sconfiggere altre Top 50, e questo dato un po’ preoccupa. Resta il fatto che condannarla per una stagione opaca è molto prematuro, visto che stiamo parlando di una giocatrice nata il 30 marzo 2001.

Margarita Gasparyan
ranking 31 dicembre 2018: n°92
ranking  4 novembre 2019: n°87
Differenza: + 5
Qualità/difficoltà della previsione: facile
Giudico facile la previsione perché Gasparyan al numero 92 del ranking era, sul piano tecnico, sottostimata. Alla fine, almeno formalmente, i numeri mi danno ragione, ma in sostanza è stata una stagione di stasi. E, ancora una volta, per guai fisici: non solo a causa del ginocchio sinistro di cristallo, ma anche per malanni vari che nel 2019 l’hanno portata a ben 5 ritiri a match in corso.

Cinque ritiri su 41 partite disputate sono quasi un record, e danno la misura della sua fragilità. Eppure sarebbe bastato uno stop in meno, quello di Wimbledon, e forse parleremmo in modo diverso del suo 2019. Invece un problema al quadricipite ha fermato Margarita al secondo turno dei Championships mentre conduceva su Svitolina (7-5, 5-5). La stessa Svitolina sconfitta qualche giorno prima a Birmingham (6-3, 3-6, 6-4) e che a Londra sarebbe arrivata in semifinale. Sliding doors…

a pagina 2: Le giocatrici fino alla posizione 40

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Elisabetta Cocciaretto, la scintilla è scattata

La giovane marchigiana, classe 2001, vince due titoli ITF consecutivi e scala oltre 100 posizioni in due settimane, arrivando al numero 168 del ranking WTA

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Elisabetta Cocciaretto - Trofeo CPZ Bagnatica 2019 (foto San Marco)

Nel momento di massima luce del settore maschile con la vittoria di Sinner alle Next Gen ATP Finals e la presenza di Berrettini a Londra, primo italiano alle Finals maschili dopo 41 anni, arrivano buone notizie da Elisabetta Cocciaretto, che con le vittorie ad Asuncion e Colina manda un chiaro segnale di crescita che la porta sino alla 168esima posizione in classifica.

Nata ad Ancona nel gennaio del 2001, la tennista marchigiana è da anni considerata come il principale talento della fascia 1999/2000/2001, nella quale assieme a lei c’è davvero poco. Basti pensare che la seconda under 20 nel ranking italiano è Tatiana Pieri, numero 472 delle classifiche mondiali, anche lei protagonista di una buona stagione e capace di esprimere un tennis geometrico molto divertente da vedere, ma ancora troppo leggero per competere a certi livelli.

Elisabetta ha concluso la sua attività da junior, che l’aveva vista arrivare al numero 12 del ranking, con i giochi olimpici del 2018, dedicando tutto il 2019 all’attività professionale. Nella prima parte di stagione, pur frequentando prevalentemente tornei da $15.000, non ha ottenuto neanche una vittoria a livello di main draw, probabilmente a causa dei carichi di allenamento che le hanno permesso di migliorare molto sotto il punto di vista atletico e tecnico, ma che hanno chiaramente necessitato di tempo per essere trasferiti anche in partita.

Alle pre-qualificazioni di Roma ha fatto molto bene conquistando una wild card per il tabellone principale, dove non ha sfigurato contro Amanda Anisimova. A giugno, nel $60.000 di Brescia, ha centrato un’importante vittoria contro l’ex numero 1 del ranking junior Xiyu Wang, arrendendosi successivamente in lotta a Jasmine Paolini. La settimana successiva, nell’importante $60.000 dell’Antico Circolo Tiro a Volo di Roma, ha vinto il torneo di doppio in coppia con la rumena Dascalu: può sembrare un avvenimento non troppo importante, ma vincere quattro partite di fila contro giocatrici di ottimo livello (seppur nella disciplina del doppio, spesso poco valorizzata), ha aiutato mentalmente Elisabetta che nelle apparizioni successive è sembrata sempre più determinata e convinta dei propri mezzi.

Elisabetta Cocciaretto – Wimbledon junior 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Il vero salto di qualità nella continuità dei risultati, e di conseguenza in classifica, è arrivato a partire dal mese di luglio, quando ha raggiunto uno dietro l’altro tanti ottimi piazzamenti nei $25.000 (il successo a Trieste, la finale a Torino e Pula, le semifinali sempre a Pula e Bagnatica), intervallati anche dalla prima qualificazione ottenuta sul campo in un main draw WTA a Palermo, dove si è arresa solamente al terzo set alla forte slovacca Kuzmova.

A fine ottobre ha deciso assieme al coach Fausto Scolari di partire per il Sudamerica: con lei anche Sara Errani, che da due anni a questa parte si allena spesso e volentieri con Elisabetta, sostenendo la crescita della giovane azzurra. Dopo aver passato solamente un turno in carriera a livello $60.000, i tornei equivalenti di un Challenger maschile di buon livello, sono arrivate 10 vittorie di fila contro avversarie di tutto rispetto, tra cui spiccano la vittoria in semifinale a Colina contro la giovane americana Kiick, top 150 in ascesa, oltre a quella ottenuta proprio contro Sara Errani, battuta in finale ad Asuncion.

I miglioramenti chiave di questi mesi sono stati quelli fisici e tattici: Elisabetta è progredita tantissimo negli spostamenti e nell’attitudine propositiva. Mentre qualche mese fa si ritrovava spesso a subire il gioco delle avversarie e faticare in fase difensiva, adesso è molto più solida da fondo ed è brava a conquistare piano piano sempre più metri in campo, arrivando a tirare colpi vincenti con entrambi i fondamentali.

Ora che il ranking la aiuta e nel 2020 potrà giocare le qualificazioni Slam, è il momento di spingere sull’acceleratore. Fino a giugno la giovane azzurra difende meno di 10 punti e quindi ha grandissimo margini di crescita in classifica: parlare di top 100 (che come detto dista 68 posizioni al momento) nei prossimi sette mesi, se riuscirà a mantenere questo livello, non è affatto un’esagerazione. Anche se la classifica a 18 anni lascia il tempo che trova e ciò che conta sono i segnali positivi che Elisabetta ha lanciato negli ultimi mesi e in particolare in queste ultime due settimane.

Le buone notizie per il tennis italiano femminile non sono finite qui: questa settimana infatti, la giovanissima Lisa Pigato (2003) ha vinto il suo secondo $15.000 in due mesi, ad Heraklion, approfittando in finale del walkover di Melania Delai, altra promettente ragazza del 2002 che ha raggiunto la top 50 del ranking junior in questo 2019 e che ad Heraklion ha conquistato la sua prima finale da professionista. Molto bene anche Bianca Turati, che dopo la vittoria nel college di casa ad Austin di due settimane fa (dove aveva battuto in semifinale la gemella Anna) trionfa nel suo secondo $25.000 stagionale vincendo il torneo di Malibu, battendo anche giovani promesse americane come Claire Liu e Katye Volinets.

Infine ottiene il titolo anche Lucrezia Stefanini a Monastir: dopo una stagione programmata assieme al coach Ferdinando Bonuccelli per giocare più match di alto livello possibile, partecipando solo a tornei da $25.000 in su e sfoggiando anche bellissime prestazioni come quella nelle qualificazioni di Roma contro la top 70 Zidansek, al suo primo $15.000 stagionale la tennista toscana classe 1998 ha centrato cinque vittorie di fila senza perdere nessun set, conquistando così il suo primo titolo nel 2019.

Non solo Cocciaretto dunque, in un movimento femminile che ai piani alti si trova in chiara difficoltà con la sola Camila Giorgi – a malapena – inclusa in top 100. I segnali positivi arrivano tutti dalle delle under 21, chiamate in questo finale di stagione (e soprattutto nel 2020) a continuare su quest’onda di ottimi risultati, sfruttando anche i loro ottimi rapporti fuori dal campo per diventare uno stimolo l’una per l’altra. Con l’obiettivo di giocare sempre più spesso i tornei che contano.

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Racconti

Storie di tennis e di speranza per Matteo: Nalbandian eroe (quasi) per caso alle Finals

Il cammino di Berrettini alle Finals è più che complicato, lo sappiamo. Ma c’è un precedente incoraggiante: qualcuno ha vinto le Finals da completo outsider… quando avrebbe dovuto trovarsi in vacanza

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“Che lavoro orribile”
“Potrebbe essere peggio”
“E come?”
“Potrebbe piovere”
(dal film ‘Frankestein Junior’)

Il dialogo che si svolge tra Gene Wilder-e Marty Feldman ci è venuto in mente leggendo i nomi degli avversari toccati in sorte a Matteo Berrettini nel girone “Borg” delle Nitto ATP Finals londinesi. Dialogo che – come molti ricorderanno – si conclude con i due protagonisti sommersi da scrosci di pioggia. Non sappiamo se anche in casa Berrettini si sia scatenato un temporale al termine del sorteggio, ma presumiamo non abbia suscitato moti di gioia; l’esito del match d’esordio contro l’attuale numero 2 del mondo pare confermare i più cupi presagi, nella giornata dalla sfida probabilmente decisiva con Federer.

Nella storia delle Finals, iniziata 49 anni fa seppur con una diversa denominazione, abbiamo però trovato un episodio che potrebbe costituire un precedente di buon auspicio per il tennista romano. L’episodio in questione riguarda l’edizione numero 36 che si disputò a Shanghai dal 13 al 20 novembre 2005 e che vide protagonista un argentino che si presentò ai nastri di partenza del torneo in veste di ottava testa di serie, proprio come Matteo Berrettini: David Nalbandian

Sino a quel momento la stagione non era stata particolarmente brillante per il ventitreenne nativo di Unquillo: aveva infatti vinto soltanto un torneo e a novembre occupava la dodicesima posizione. Riteneva quindi di non avere ragionevoli possibilità di prendere parte al torneo riservato ai migliori otto tennisti del mondo al quale aveva preso parte per la prima volta nel 2003. Si sbagliava.

Quella che segue è la trascrizione di una intervista che David rilasciò anni dopo a proposito di quella vicenda. Tutto ebbe inizio con una telefonata il giorno 9 novembre. “Ricordo che non avrei dovuto giocare e che entrai nel torneo dalla porta di servizio, come lucky loser. Ero sul punto di mettermi in viaggio con degli amici verso la Patagonia e, all’improvviso, Roddick e altri (Hewitt e Safin, ndt) si ritirarono ed io ricevetti la magica telefonata. Scaricai dalla macchina le attrezzature per la pesca e vi misi quelle per il tennis. Arrivai a Shanghai appena in tempo dopo 4 o 5 giorni in cui ero entrato in modalità vacanza. Impiegai più di 24 ore di volo per arrivare in Cina con 11 ore di fuso orario di differenza. La mia preparazione era molto lontana dall’essere ideale. Non ho mai amato le differenze di fuso orario perché mi facevano stare male. Nonostante ciò, cominciai a colpire la palla in maniera ottimale. Provavo delle belle sensazioni che mi diedero il coraggio e la speranza di poter disputare un buon torneo.

 

Persi il primo incontro (in tre set contro Federer che in precedenza aveva incontrato e sconfitto per 5 volte su 8 confronti, ndr) ma giocai bene e non uscii dal campo scoraggiato. Anzi, pensavo che sarebbe andata peggio e invece avevo disputato un match tirato che avrei potuto vincere. Dopo quella partita sapevo di avere una chance perché il mio tennis era di ottima qualità. Dovevo andare avanti un giorno alla volta e alla fine penso proprio sia andata alla grande!”. Nei due match successivi Nalbandian superò in due set prima il connazionale Guillermo Coria e poi il croato Ivan Ljubicic e chiuse quindi il girone al secondo posto. “Ci tenevo particolarmente a battere Ivan poiché quell’anno mi aveva sconfitto in Croazia e si sa quanto io sia competitivo. Non volevo perderci ancora per nessuna ragione al mondo”.

In semifinale incontrò il vincitore dell’altro girone – Nikolay Davydenko – contro il quale aveva perso due scontri diretti su tre e lo superò con il punteggio di 6-0 7-5. La seconda semifinale fu vinta dal campione in carica Roger Federer che, nonostante un infortunio alla caviglia destra rimediato in allenamento poche settimane prima che lo costringeva ad indossare un tutore, avanzava alla velocità di un treno: 6-0 6-0 contro Gaston Gaudio. Il 20 novembre Nalbandian ebbe quindi in finale l’occasione di vendicare la sconfitta subita pochi giorni prima contro il tennista elvetico.

Persi i primi 2 set di pochissimo in 2 tie-break combattuti (nel secondo ebbe anche 3 set point a favore, ndr) e a quel punto feci mentalmente un cambio importante di atteggiamento dicendo a me stesso che ero sotto di due set ma avrei potuto essere tranquillamente in vantaggio di altrettanti. Non pensai mai di avere perso, continuai a guardare avanti e quella fu la chiave della vittoria”. Dopo avere nettamente vinto il terzo e il quarto set l’argentino nel quinto si portò in vantaggio 4-0. Federer a sua volta non si diede per vinto. Riuscì a recuperare i due break di svantaggio e arrivò addirittura a due punti dalla vittoria con il servizio a disposizione sul punteggio di 6-5. Ma guai ad arrendersi quando Federer serve per il match: una speranza per il suo avversario c’era, c’è e ci sarà sempre. Nalbandian riuscì infatti a vincere quel game rimontando da 0-30 (notevole il primo punto conquistato direttamente con la risposta) e a completare trionfalmente la sua rimonta nel tie-break infliggendo al numero uno del mondo la quarta sconfitta del 2005 su 85 partite disputate. Risultato finale: D. Nalbandian b. R. Federer 6-7(4) 6-7(11) 6-2 6-1 7-6(3).

Il quinto set fu come essere sulle montagne russe. Ero avanti di due break, vicino alla vittoria, persi il servizio e ci ritrovammo a giocare un altro tie-break. Dopo averne persi due mi dissi che non avevo giocato altre tre ore per perderne un altro; se c’era un tie-break in carriera che non potevo perdere era proprio quello. Ero deciso a vincerlo e  per fortuna tutto andò per il verso giusto. Sicuramente quella vittoria rappresenta l’apice della mia carriera. Soprattutto per gli aspetti mentali, per gli alti e bassi vissuti nell’arco dell’intera settimana e persino all’interno di ogni singolo game. Non posso non avere tanti ricordi in testa legati a quel torneo. Scherzai durante la premiazione, dissi: ‘Roger non preoccuparti, non è la tua ultima finale. Vincerai un mucchio di tornei e quindi lasciami questo’”.

Nalbandian concluderà la sua carriera con un record di 11 tornei vinti, una finale di Wimbledon persa nel 2002 contro LLeyton Hewitt e un best ranking costituito dalla posizione numero 3 raggiunta nel marzo del 2006.Dopo la finale di Shanghai affronterà Roger Federer altre dieci volte uscendo vincitore in due sole occasioni. La parole pronunciate da Nalbandian durante la premiazione si riveleranno profetiche, poiché lo svizzero avrebbe aggiunto altri 70 tornei a quelli vinti sino a quel momento. Tra questi non figura però quello di Madrid 2007, perché in finale fu battuto da un argentino: proprio David Nalbandian.

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