Rafa: "Djokovic tornerà grande". Nole: "Non è la fine del mondo"

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Rafa: “Djokovic tornerà grande”. Nole: “Non è la fine del mondo”

Nadal parla di dritti: “Sulla terra il mio è migliore. In assoluto quello di Federer”. Niente drammi per Djokovic: “Vado avanti perché mi piace”. Sharapova lancia segnali

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UN FENOMENO CHIAMATO NADAL

I RECORD“Trovate sempre nuove statistiche. Mi sono perso. Ogni volta è una statistica meno importante della precedente. Non sapevo nemmeno niente di questo record. Non dico che il record assoluto dei set consecutivi vinti non sia importante, ma quello che conta per me è essere al terzo turno. Ho giocato davvero molto bene, battendo un avversario difficile. Le sensazioni sono molto buone. Questo è quello che conta, che mi motiva e che mi dà gioia: la possibilità di giocare di nuovo davanti al pubblico di Madrid”.

LA SCONFITTA DI NOLE“Beh, in fin dei conti quando Djokovic scende in campo normalmente è sempre favorito. Se perde, è una sorpresa. Ma stiamo parlando di uno sport dove le partite sono spesso decise da pochi colpi, piccoli dettagli. Quando le cose vanno bene, funziona tutto benissimo. Quando non vanno bene, diventa tutto più difficile. Di solito quando sei in fiducia, le situazioni volgono a tuo favore. Quando sei in un momento negativo, succedono cose che normalmente non sarebbero successe. Detto questo, credo che stia andando passo dopo passo per tornare al livello che merita. È straordinario quello che Novak ha fatto in passato e farà ancora grandi cose in futuro. Non ho alcun dubbio che tornerà a giocare al suo massimo”.

 

GUERRA DI DRITTI“Credo che il mio dritto sia migliore di quello di Federer sulla terra rossa, mentre ovviamente il suo è migliore del mio su cemento ed erba. Anche se, beh, il dritto di del Potro sul duro… forse è migliore il suo. Non so. Ma se dovessi sceglierne uno in assoluto, sceglierei quello di Federer”.

IL RECUPERO DALL’INFORTUNIO“La realtà è che non mi sono allenato molto a causa dell’infortunio, non ho potuto lavorare molto sul mio gioco. La cosa di cui sono più orgoglioso… beh ho fatto tante cose buone da quando sono rientrato nel circuito. Ho giocato con la giusta intensità, la giusta concentrazione ogni volta. Il rovescio sta funzionando alla grande, il dritto anche, più o meno, come sempre. Ma il rovescio è il colpo che sta funzionando davvero bene. La cosa che rende più felice però è aver recuperato dall’infortunio. È questo a farmi sentire forte e a consentirmi di andare sul campo con la consapevolezza di poter giocare anche partite dure. È la cosa più importante per me, soprattutto su questa superficie”.

Rafa Nadal – Madrid 2018 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

CERCASI DJOKOVIC DISPERATAMENTE

Il 2018 di Novak Djokovic racconta di sei vittorie e sei sconfitte in 12 incontri. Di progressi accolti con cautela che vengono però puntualmente seguiti da passi indietro che si avvicinano di molto a un salto nel vuoto. Anche perché – al netto delle fisiologiche difficoltà di quando si recupera da guai fisici – c’è un problema di tenuta mentale di difficile risoluzione. Nei match decisi al terzo set, il serbo ha perso quattro volte su quattro da inizio anno senza mai riuscire a vincere più di tre game. Così com’è accaduto ieri contro un Kyle Edmund che – parole di Nole – “sta probabilmente giocando il miglior tennis della sua vita ed è stato anche un po’ fortunato su alcuni punti”. Sarà vero. L’analisi però non va a fondo delle evidenti problematiche che stanno impedendo all’ex numero uno del mondo di esprimersi su livelli consoni. Sembra forzata anche l’ostentazione della serenità nelle dichiarazioni. Che perdere una partita “non sia la fine del mondo” è abbastanza chiaro, ma non fa un bell’effetto sentirselo dire da chi dovrebbe lottare in ogni modo per ritrovare se stesso. Al netto di un tabellone non benevolo. “Qui a Madrid ho giocato due partite contro avversari complicati – il commento a caldo in sala stampa –, ovviamente non fa piacere essere eliminato così presto nel torneo, ma allo stesso tempo ci sono diverse cose da salvare. A chi si stupisce del mio rimanere sempre positivo, rispondo che questo sport in tanti anni mi ha regalato grandi successi, cerco di tenerlo sempre a mente con la giusta gratitudine. Nessuno mi obbliga ad andare avanti, lo faccio perché mi piace ed è una fortuna”. Non proprio gli occhi della tigre.

Kyle Edmund e Novak Djokovic – Madrid 2018 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

SI RIVEDE UNA GRANDE SHARAPOVA

Per molti, il successo convincente su Kiki Mladenovic ha rappresentato la miglior partita dell’anno di Maria Sharapova. “Ho sentito nuovamente buone sensazioni”, il suo commento, che fa il paio con l’avversaria che ammette di non aver potuto opporsi a un peso di palla fuori dal comune. Tra le due in passato c’è stata qualche tensione, liquidata così: “Non ricordo cosa abbia potuto dire in passato, ci siamo incrociate un paio di volte in un primo turno di Wimbledon e in una semifinale a Stoccarda, di certo non in partite rimaste negli annali“. Quelle, ha voluto sottintendere, dove Kiki non è mai arrivata. I progressi nel gioco della russa paiono però evidenti e hanno particolarmente colpito le seconde di servizio, spavalde e allo stesso tempo efficaci. A chi le ha chiesto se stesse collaudando soluzioni tattiche in vista del Roland Garros, Sharapova ha spiegato: “Ho scelto di prendere dei rischi, spingendo le seconde allo stesso modo delle prime. Ma bisogna essere intelligenti, non sempre è una strategia che potrà pagare. Per far bene a Parigi ha poco senso concentrarsi solo sul proprio gioco: conta molto l’adattamento alla superficie, la capacità di leggere il gioco delle avversarie e di saper reggere le pressioni e gestire le emozioni quando si arriva alla seconda settimana”. Le risposte positive arrivano anche da un ritrovato entusiasmo nel lavoro quotidiano: Non è facile, quando si va avanti con l’età – conclude –, è importante avere vicino chi ti motivi a scendere in campo ogni giorno offrendoti sempre nuovi spunti per migliorare e andare avanti. Da questo punto di vista allenarmi di nuovo con Thomas Hogstedt mi fa molto bene: lui è bravo, ma in questa fase della mia carriera è importante anche avere nel team rapporti di maggiore confidenza e familiarità”. Adesso la sfida inedita con Kiki Bertens: “So poco di lei – chiude Masha – se non che è in fiducia e ama questa superficie”.

Maria Sharapova – Madrid 2018 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

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Musetti: “Ho preparato la partita come se giocassi contro un Top 10”. Sinner: “Lui sa fare tutto con la palla, rigiocheremo tante volte”

Le parole di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner dopo il derby al torneo allo European Open di Anversa

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Jannik Sinner - Sofia 2021 (foto Ivan Mrankov)

Il primo “derby” ufficiale tra i più forti giocatori italiani nati dopo il 2000 è appena finito e dopo pochi minuti lo sconfitto Lorenzo Musetti si presenta davanti ai giornalisti.

Perché Jannik è un avversario così bravo e perché pensi di aver perso oggi?

Non sono soddisfatto al 100% del mio match ma penso di aver giocato un buon primo set. Ho avuto il pallino del gioco ma ho esagerato col dritto con cui non sono troppo sicuro. Jannik è stato solido ed è un giocatore fantastico. Penso sarà una bella rivalità nei prossimi anni. Sono felice per lui perché se lo merita e spero si qualifichi al Masters, perché è uno dei migliori otto del mondo. Non ho giocato bene gli ultimi tornei e non mi sentivo bene. Ma ho iniziato ad allenarmi meglio e a provare a restare umile ogni giorno che è una delle parti più difficili di questo sport, specie quando hai tante pressioni fuori dal campo”.

 

Con Mager penso sia stata la prima buona partita in un bel po’, vediamo cosa riuscirò a fare dopo questa partita. L’ultima volta che ho giocato con Jannik era alle prequali e siamo tutti e due cresciuti tanto. Ora siamo uomini ma prima eravamo dei ragazzi. L’ho preparata come se giocassi con un top10, non come se giocassi con Jannik. Poi ovvio che la parte emotiva c’era, eravamo tutti e due in tensione. Ho iniziato meglio, esagerando con l’aggressività, ma era la cosa giusta da fare. Oggi il dritto non ha funzionato come avrei voluto e ci devo lavorare ancora tanto. Vengo da un periodo negativo dentro e fuori dal campo, penso di star ritrovando il mio gioco, sto provando a giocare anche i doppi per trovare più sensazioni possibili. Sono abbastanza soddisfatto per un ottimo primo set che poteva anche finire a mio favore, nel secondo sono un po’ calato e lui dopo il break ha giocato con più tranquillità”.

Mi fa capire tante cose questa partita, è esperienza e sono contento per Jannik e per quello che gli riserverà il resto della stagione. Ci sono state tante cose una insieme all’altra che mi hanno trascinato giù. Calo di tensione ci può stare, la prima parte di stagione è stata molto attiva. Forse c’è stato un calo un po’ fisiologico, ma ho dovuto ricominciare da capo e ho dovuto migliorare su certi aspetti che prima magari non consideravo così importanti. Ogni giorno si impara qualcosa, tante cose da migliorare per stare a questo livello, sono contento di essermi potuto battere contro Jannik”.

Deve invece passare quasi un’ora prima che arrivi Jannik Sinner.

Penso di aver imparato un sacco di cose, ho giocato un sacco di partite questa stagione, ho giocato alcune buone settimane e altre peggio, com’è normale. Ho una grande squadra dietro di me che mi aiuta e mi spinge avanti. Non importa in che posizione sei ma puoi migliorare tutto. Sicuramente devo migliorare la prima di servizio e il servizio in generale, oltre che gli attacchi a rete. Ci sono tante cose da imparare e penso di essere fortunato perché vuol dire che ho ancora tanto da migliorare. Per me l’importante è migliorare, non la posizione nel ranking”.

Ti senti sotto pressione nella rincorsa alle Finals?

“È normale essere sotto pressione. Vediamo che succederà alla fine dell’anno, ma non dipende solo da me, ci sono anche altri grandi giocatori che vogliono andarci. Bisogna stare attenti perché credo ci sia tanto rispetto tra noi due, abbiamo giochi diversi e siamo persone diverse”.

Poi si torna a parlare del confronto tra lui e Musetti, i “gemelli diversi” del tennis italiano.

Quello che ha fatto lui è incredibile e quello che ho fatto io pure. Siamo della stessa nazione pure, non sono cose facili da gestire. Io ho forse un anno in più di esperienza però ripeto, io contro di lui ho tanto rispetto perché io credo che lui ha un talento incredibile, con la palla fa quello che vuole e nasconde anche tutto bene. Due anni fa era una partita che potevamo vincere tutti e due, era difficile lì e lo era anche oggi. Ho provato a stargli sopra di ritmo, ci sono riuscito anche e lui non si è più trovato bene in campo. Sulla terra sarebbe molto più difficile perché lì ha molto più tempo. Quando risponde bene è tosto servire contro di lui. Direi che eravamo tutti e due tesi e io soprattutto all’inizio non ho sentito bene il campo ed ero teso, ma alla fine questo è lo sport”.

Era una partita che aspettavamo e che spero rigiocheremo tante volte. Lui come giocatore sa far tutto con la palla, è molto tosto giocare contro di lui. È una rivalità che dev’essere sana, lui ha tantissimo rispetto per me ed io per lui. Siamo perfettamente diversi e con due stili diversi, però alla fine siamo giovani e siamo nei primi 100. Spero che nei prossimi anni giocheremo spesso ancora contro, non solo per l’Italia ma per tutto il mondo”.

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ATP Indian Wells, Cameron Norrie dal college in Texas alla finale in California: “Mi godo il mio tennis”

Il tennista britannico riconosce il valore della sua prima finale in un Masters 1000: “Sarà di nuovo il match più importante della mia carriera”

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Cameron Norrie ad Indian Wells 2021 (Credits: @BNPPARIBASOPEN on Twitter)

Il torneo delle sorprese avrà la finale più inaspettata di tutte. A vincere le loro rispettive semifinali infatti sono stati Cameron Norrie e Nikoloz Basilashvili, risultati leggermente contro pronostico. Nel caso del britannico però l’importanza del palcoscenico non ha pesato molto sull’esito finale, vista la disinvoltura con la quale ha battuto Dimitrov lo dimostra. “Onestamente neanche per una volta ho pensato alla posta in palio“, ha confermato in conferenza stampa. “Stavo solo facendo il mio gioco allungando gli scambi. Quando sono andato a servire per la partita mi sono detto, ‘be’, questo è decisamente un game di battuta importante!’. Ero un po’ nervoso, ma sono andato lì fuori e ho servito alla grande. Penso che mi abbiano aiutato le nuove palle. Non stavo pensando troppo. Ero davvero nel momento presente e non stavo davvero pensando troppo. Mi godevo il mio tennis e giocavo“.

Nella finale in programma all’1 di notte italiana, Norrie se la vedrà come detto con Basilashvili, e così ha parlato del suo imminente avversario. È un giocatore incredibilmente complicato, soprattutto quando è così sicuro di sé. Colpisce la palla alla grande da entrambi i lati. Si muove bene. È un grande atleta. Come ho detto, quando è in fiducia può battere chiunque. È super-pericoloso. Sarà difficile, ma mi sento bene fisicamente e non vedo l’ora di giocare. Lui però sta servendo bene ed è molto propositivo con il suo dritto”. E dopo giorni e giorni di rilassamento apparente, finalmente anche lui inizia a sentire un po’ di pressione.Gli ultimi due giorni sono stati i più grandi match della mia carriera, quindi domani andrò là fuori e sarà di nuovo il più grande match della mia carriera. Andrò in campo e, si spera, farò più o meno lo stesso. C’è molto lavoro da fare. Non vedo l’ora. Sentire tutti i nervi e tutta la pressione, è sicuramente fantastico sperimentare questa cosa. Non vedo l’ora di provare concretamente l’intera esperienza”.

Si potrebbe dire, con i numeri alla mano, che il ventiseienne Norrie ci abbia impiegato un bel po’ a sbocciare nel circuito maggiore, e in effetti forse è così. Ma il processo che lo ha portato adesso ad entrare in Top 20 è stato costante e graduale, e uno dei passaggi chiave è stato il periodo passato alla Texas Christian University dal 2014 al 2017. Così Cameron ha raccontato la sua esperienza nel college americano: “Sono andato alla TCU, dove sono stato molto fortunato con gli allenatori. Devin Bowen, Dave Roditi, entrambi grandi persone dentro e fuori dal campo. Avevo fatto una visita lì all’ultimo minuto. Mi piacquero sia Roditi che Devin quando li incontrai per la prima volta. Il piccolo campus che hanno lì è fantastico. Io mi sono detto ‘va bene, qui è dove posso andare e lavorare sodo’. Il meteo sarebbe stato buono e avevo delle buone sensazioni sul posto. Avevo una squadra meravigliosa. Penso che il tennis universitario sia un’ottima decisione, specialmente venendo dalla Top 10 juniores; mi ha dato sicuramente un po’ più di tempo per maturare e uscire e godermi il mio tempo lì, anche per ottenere un’istruzione. Tutto è organizzato per te. I tuoi amici sono lì. Puoi uscire con loro nei fine settimana. Puoi allenarti con loro e migliorare. Sono stato in grado di non pensare davvero al tour e alle brutte sensazioni di perdere molte partite nei tornei Futures. Ho pensato che fosse davvero un’ottima decisione per me. Mi stavo davvero divertendo lì, andavo anche alle feste dopo le partite di football!”

 

Tornando al presente, è inevitabile che con un risultato così ragguardevole – prima finale in un 1000 – si inizi a guardare anche un po’ più in là, e quindi è lecito chiedersi se Cameron Norrie sia un giocatore da seconda settimana in uno Slam, traguardo che ancora manca al britannico. “Ho avuto alcune opportunità per raggiungere la seconda settimana di uno Slam, ma non è andata per il verso giusto. Sono tutte fonti di apprendimento per me. Spero che con questi risultati potrò avere una testa di serie più alta, quindi forse avere qualche possibilità in più. Ma ho affrontato alcuni giocatori abbastanza discreti quest’anno al terzo turno. Rafa in Australia, Rafa in Francia, poi Roger a Wimbledon. Questi match sono state grandi esperienze per me”.

Qui il tabellone aggiornato di Indian Wells 2021

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Ons Jabeur sempre più ambiziosa: “Voglio vincere uno Slam”

Centrato l’obiettivo Top 10, la semifinalista di Indian Wells racconta di quando gli sponsor la rifiutavano per via della sua nazionalità

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Ons Jabeur - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Con la vittoria di ieri notte su Anett Kontaveit, Ons Jabeur ha tagliato un traguardo storico, diventando la prima tennista di origine araba (uomo o donna) a raggiungere il gotha del tennis mondiale, vale a dire la Top 10 (al momento sarebbe nona, ma in caso di vittoria del titolo raggiungerebbe la sesta piazza); tuttavia, quella che sembra dare meno peso alla cosa è proprio lei. Durante la conferenza stampa post-partita, la giocatrice tunisina ha rivelato di non aver pensato troppo al ranking all’inizio del torneo, ma piuttosto ad ottenere i punti necessari per guadagnarsi l’accesso alle WTA Finals in programma a Guadalajara dal 10 al 17 novembre: “Onestamente non ho guardato le classifiche, ero più concentrata sulla Race. Però questo è un sogno che si avvera, un obiettivo che ho sempre avuto fin dall’adolescenza. Ho sempre desiderato raggiungere il primo posto, quindi la Top 10 è solo l’inizio. So di essermi meritata questo traguardo perché è tanto tempo che gioco bene, ma voglio continuare a dimostrarlo a tutti“.

LA PRESSIONE, IL SOGNO SLAM E IL CONTRIBUTO DEL TEAM

Prima del torneo, Jabeur era nona nella Race alle spalle di Naomi Osaka. Al momento è già sicura di superare la nipponica, ma qualora raggiungesse almeno la finale salirebbe addirittura al quinto posto, di fatto ipotecando un posto in Messico. Le classifiche sono dalla sua parte, visto che è la giocatrice con il ranking più alto rimasta in corsa, e questo comporta una notevole pressione, aspetto su cui sta lavorando duramente: “Ero molto stressata per via della corsa alle Finals. Ne ho parlato con la mia mental coach, dicendole ‘tutto questo è troppo per me’. Poi però le ho detto, ‘ce la devo fare, devo riuscire a superare queste difficoltà per poter arrivare un giorno a vincere uno Slam. Se voglio raggiungere questo obiettivo, superare lo stress è un passo necessario, quindi sto cercando di imparare a darmi una calmata. Spero di farcela senza che mi venga un infarto!

Sul tema della preparazione psicologica ha poi aggiunto: “Il mental coach mi aiuta molto, perché non avevo mai giocato così tante partite, quindi era una situazione nuova. Anche l’accesso in Top 10 è una situazione nuova, quindi ci sono tante cose che stanno capitando nello stesso momento; ora sono più matura ed esperta, e finalmente sto apprendendo che questa pressione è un privilegio e un piacere, mentre da giovani è più difficile capirlo, ci si stressa facilmente. Imparo qualcosa ogni giorno, soprattutto su come gestirmi, anche se non è facile. Alcune persone purtroppo non capiscono quanto sia complicato, ma io sto facendo del mio meglio per fare il mio gioco, divertirmi ed accettare la pressione“.

 

In questo senso, Jabeur si dice fortunata perché il suo team la aiuta a stare bene e farla sentire compresa. E sarebbe strano il contrario, visto che il suo fisioterapista, Karim Kamoun, è anche suo marito: “Ho un team straordinario. Prima di tutto mi capiscono, e il fatto che parliamo tutti la stessa lingua è di grande aiuto da questo punto di vista; allo stesso tempo è importante che abbiamo anche la stessa nazionalità, perché così siamo tutti consapevoli di cosa voglia dire essere tunisini. Per fortuna il mio fisioterapista è anche mio marito, quindi è sempre con me – questo rende più semplice passare del tempo lontani da casa. Il mio coach [Issam Jellali, ndr] è come un fratello, ci conosciamo da anni e siamo come una famiglia, viaggiamo insieme e comunichiamo tanto. Sono felice che riusiamo a capirci e che loro sappiano quali siano le scelte migliori per me”.

LE CONGRATULAZIONI DEI CAMPIONI

Il successo di Jabeur non ha lasciato indifferenti alcuni dei nomi più altisonanti dell’universo tennistico, che si sono complimentati a mezzo social per il suo storico risultato: “Per me vuol dire tanto, non mi aspettavo che campioni come Murray, King o Navratilova [quest’ultima ha commentato il suo match con Kontaveit per Amazon Prime Video, ndr] scrivessero qualcosa a riguardo, è davvero incredibile e mi dimostra ancora una volta quanto sia importante aver raggiunto questo risultato. Ottenere il riconoscimento delle leggende del tennis mi spinge a lavorare ancora più duramente per riuscire, forse, ad emularli vincendo uno Slam”.

Qui il tweet di BJK:

E qui quello di Sir Andy:

Una volta, però, era decisamente più complicato ricevere riconoscimenti, soprattutto dal punto di vista economico. Essere la prima tennista araba a raggiungere la Top 10 suona bene sulla carta (o sul web), ma vuol dire anche aver iniziato in aree dove il gioco non è troppo considerato né popolare, e questo si è inizialmente tradotto in grosse difficoltà a trovare sponsorizzazioni: “Le cose sono diverse se sei francese, americana o australiana, hai dei modelli a cui ispirarti, hai più circoli e più tornei. In passato mi è capitato di ricevere dei no dagli sponsor per via della mia nazionalità; è una cosa ingiusta e all’inizio non ne capivo il motivo. Ora lo accetto, e sono molto orgogliosa della persona che sono diventata, perché non ho bisogno di dipendere da nessuno. Ovviamente non sto dicendo che la mia carriera sia stata la più complicata in assoluto, ma di sicuro non volevo che il mio sogno dipendesse da uno sponsor o da qualcuno a cui non interessano né il tennis né lo sport in generale”.

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