Roma: Shapo, vittoria da grande. “Mi sentivo fuori luogo nel tour”

ROMA - Rimonta che sa di aria nuova. Dopo un primo set orrendo, Shapovalov prevale al tie-break decisivo contro Berdych. Sarà nuovo numero 1 di Canada. "Mi mancava casa, adesso sono a mio agio". Coric si ritira

Roma: Shapo, vittoria da grande. “Mi sentivo fuori luogo nel tour”
Denis Shapovalov (foto Roberto Dell'Olivo)

da Roma, il nostro inviato

 

Il vento sta definitivamente girando. Nel loro unico precedente, Denis Shapovalov veniva dalla sua seconda vittoria in carriera ATP, al Queen’s dello scorso anno; Tomas Berdych dovette ricorrere a ogni briciola di esperienza per domarlo in tre set ad altissima tensione. Stavolta a prevalere è la foga, che si fa via via più matura, e perché no una buona dose di quella classe che ai primi banchi è necessaria. “Se ripenso allo scorso anno ricordo che sentivo di non far parte di questo mondo. Mi mancava casa, forse perché sono ancora giovane. In off season ho capito che questa è la mia vita, adesso mi godo ogni momento”Tre set che consegnano al canadese un’altra spilla sul petto: quella di numero uno del proprio paese, scavalcando quel Milos Raonic già battuto a Madrid, dove Shapovalov è arrivato fino in semifinale. E ancora di più la consapevolezza, qualora fosse necessaria, di essere sulla strada giusta per diventare grande. “Daje Roma” è la dedica scritta sulla telecamera, frutto degli insegnamenti del fisioterapista italiano Stefano Depirro.

Una vita ad altezze importanti difficilmente è un caso, e si costruisce anche su tasselli di nervi e cervello. Shapovalov parte con un set di ritardo, travolto dal tennis vivace di Tomas e a sua volta falloso, poco lucido. Poi però si attiva, si scuote e inanella sbracciate e servizi vincenti, con le sue inconfondibili movenze sgraziate eppure efficaci. Berdych si affida al suo stile perfetto e all’orgoglio figlio di anni al top, conditi da una finale a Wimbledon nel 2010 e un best ranking di numero 4: certo appannato, anche in un momento no con tre primi turni in fila nei Masters 1000 sul rosso. Il suo livello cala quando Shapovalov si galvanizza, anche trascinato dal Centrale che lo prende in simpatia come naturalmente accade quando la nuova guardia può far segnare uno squillo importante; ma la testa rimane ben salda, archivia, elabora e ricostruisce, tiene a bada le bordate avversarie e approfitta delle lacune con la seconda (addirittura meno del 40% di resa) per tenere botta. Non ci sono palle break fino al tie-break decisivo, che è di fatto un sunto di quella che potrà essere la nuova regola: Shapovalov aggredisce con rabbia e estro, vola 4-0, fa e disfa fino al 5-5, quando i battiti pompano nelle orecchie e sono i campioni a venire fuori: due manovre in attacco totale, fuori tutto, per costringere Berdych alla resa.

DELUSIONE – C’era grande attesa anche per uno dei derby del futuro più accattivanti. Ma è durato il tempo di un rimpianto: sotto 4-1 Borna Coric ha dovuto ritirarsi per problemi al collo, lasciando campo libero a Stefanos Tsitsipas, verso il secondo turno intrigante contro Juan Martin del Potro.

Primo turno

D. Dzumhur b. F. Verdasco 6-3 6-1
D. Shapovalov b. [15] T. Berdych 1-6 6-3 7-6(5)
[Q] N. Basilashvili b. [Q] F. Baldi 6-4 4-6 6-4
[14] D. Schwartzman b. [Q] N. Jarry 6-4 6-1
[Q] S. Tsitsipas b. B. Coric 4-1 rit.
[16] L. Pouille b. [WC] A. Seppi 6- 3-6 7-6(3)

Secondo turno

P. Gojowczyk b. [WC] L. Sonego 6-3 6-4
[9] D. Goffin b. [WC] M. Cecchinato 5-7 6-2 6-2
P. Kohlschreiber b. [13] J. Sock 6-4 6-3
[4] M. Cilic vs R. Harrison 6-6 sospesa

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