Yannick Noah, 58 anni di tennis, musica e passione – Ubitennis

Flash

Yannick Noah, 58 anni di tennis, musica e passione

Quest’oggi compie gli anni Yannick Noah. L’ex campione francese e capitano delle squadre di Coppa Davis e Fed Cup spegne 58 candeline

Laura Guidobaldi

Pubblicato

il

Brindisi quest’oggi anche per Yannick Noah. Il campione del Roland Garros 1983 festeggia i suoi 58 anni. Unico tennista transalpino dell’Era Open ad aver vinto lo slam parigino, Yannick è il campione più amato in terra di Francia, non solo per i suoi exploit sul campo ma anche per essere diventato un vero e proprio personaggio. L’estro e l’arte dimostrati nello sport ne caratterizzano anche la carriera musicale poiché, dopo aver appeso la racchetta al chiodo, egli diventa un cantante di successo. Per più di vent’anni infatti Yannick manda in visibilio il pubblico francese che canta e suona le sue canzoni, seguendolo ai concerti e agli spettacoli in tutta la Francia.

Ma Noah non si accontenta ed eccelle anche nella sua “terza” vita, quella di capitano della nazionale francese. Con il carisma e la verve che lo caratterizzano, guida alla vittoria la squadra di Forget e Leconte nel 1991 contro gli Stati Uniti; il successo si ripete nel 1996, con Forget, Pioline e Boetsch opposti alla Svezia  per poi accompagnare il gruppo di Tsonga, Pouille, Gasquet, Simon, Mahut e Herbert alla storica vittoria del 2017 contro il Belgio di Goffin.

 

E non finisce qui, perché, nel suo ultimo anno da capitano (Noah ha infatti annunciato che alla fine dell’anno lascerà la panchina della nazionale), è ancora in corsa per difendere il titolo conquistato l’anno scorso in Coppa Davis, dovendo disputare in settembre la semifinale contro la Spagna di Nadal.

Yannick è leader vincente anche in campo femminile. Nel 1997 porta infatti al trionfo la squadra di Mary Pierce, Nathalie Tauziat e Sandrine Testud contro l’Olanda.

Insomma, una vita di successi, musica e tanta, tanta passione. Un fuoco sacro che non si spegne mai, come dimostra la sua ferma e aperta condanna al nuovo format della Coppa Davis proposto dall’ITF, difendendo i valori e la tradizione del campionato del mondo a squadre.

Yannick piace moltissimo anche in Italia. Il campione francese infatti vince al Foro Italico nel 1985 contro “Gattone” Mecir, per la gioia del pubblico romano, deliziato dal suo tennis acrobatico. Detentore di 23 titoli, Noah disputa altre 17 finali in carriera, tra cui un’altra al Foro, questa volta persa contro Vilas nel 1980.

Continua a leggere
Advertisement
Commenti

Flash

Contrattacco dei Tomic: “Porteremo Hewitt in tribunale”

L'(ex?) team di Coppa Davis australiano è al centro di una guerra verbale sempre più violenta. Il padre di Bernard Tomic ha risposto alle accuse del capitano sostenendo che sia stato lui a minacciare il figlio nel 2010

Pubblicato

il

Prosegue la soap opera un po’ squallida di Tennis Australia (o meglio della sua metà maschile: ha fatto bene Ashleigh Barty, incalzata da domande pruriginose, a far notare che tra le ragazze va tutto benone). Rischia anzi di farlo in tribunale, dove i Tomic hanno intenzione di trascinare Lleyton Hewitt con delle contro-accuse di aggressione, in una escalation di brutti episodi del passato.

Tutto era partito qualche giorno fa con le forti critiche di Bernard Tomic a Lleyton Hewitt, capitano del team aussie di Coppa Davis e reo di preferire il suo protetto Alex De Minaur a scapito degli altri giocatori, alle quali si era unito Nick Kyrgios con una Instagram story velenosa. Hewitt ha risposto svelando un retroscena davvero vergognoso: le minacce fisiche dirette da Tomic a lui e alla sua famiglia, durate oltre un anno e mezzo. Un episodio pessimo, ma non isolato: i rapporti personali tra Hewitt e i Tomic sono da sempre travagliati, un tira e molla incomprensibile di grandi litigate e brevi riappacificamenti occasionali.

Tomic non giocherà più con noi” ha stabilito in ogni caso Hewitt. La porta della nuova Davis si è definitivamente chiusa per i ribelli, anche se forse un’ultima mano a Kyrgios verrà tesa. Quella della polemica invece è ancora spalancata e ha appena entrare John Tomic, padre di Bernie e suo coach per lungo tempo, nonché personaggio altrettanto fumante (nel 2013 venne condannato a otto mesi di carcere per aver rotto il naso allo sparring partner del figlio). L’uomo, emigrato dalla Yugoslavia negli anni 80, sostiene ora che sia stato Hewitt a minacciare per primo Tomic jr., addirittura quando quest’ultimo era ancora minorenne.

 

I fatti risalirebbero a un tie di Coppa Davis del 2010, disputato a Melbourne contro il Taiwan. All’epoca Hewitt, ancora giocatore ma fermo per infortunio e costretto sulle stampelle, aveva utilizzato parole forti nei confronti di Tennis Australia e, stando alle parole di John Tomic allo Herald Sun, “qualcosa detto in televisione da Bernie non gli era piaciuto“. “Hewitt venne in camera di mio figlio, spinse fuori l’allora capitano John Fitzgerald e poi gli intimò: devi dirmi chi della federazione è contro di me“. Dopodiché lo avrebbe minacciato di fare in modo di non fargli giocare mai più in Davis nel caso in cui non avesse parlato.

Bernard era sotto shock” prosegue il padre, “non riuscì a dormire per tutta la notte“. Se tutto ciò fosse vero, si tratterebbe di un comportamento molto grave, reso ulteriormente stridente dal ruolo che oggi Hewitt ricopre. I Tomic adesso minacciano azioni legali, e proveranno a portare il due volte campione Slam in tribunale già la prossima settimana. “Dimostreremo che Bernard ha subìto un trauma, proveranno a proteggere Hewitt ma la verità verrà fuori davanti a un giudice“. Rimangono parole da prendere con le pinze: poche ore prima lo stesso John Tomic aveva utilizzato toni molto più concilianti…

Ammettendo che allo stato attuale delle cose il figlio non meritava la convocazione in Davis, a causa dello scarso impegno e per il basso ranking (si è presentato agli Australian Open da numero 88 ATP), John Tomic era parso sereno. La sua risposta alla cacciata del figlio dal team australiano era stata semplicemente che Hewitt “è un campione vero, un lavoratore e ha fatto la storia“, ma che “stavolta ha esagerato perché se Bernie migliora non sta a lui escluderlo“. Chissà se tra un paio di giorni si sveglierà di umore migliore e la denuncia verrà dimenticata, o se in mezzo a questo fumo aussie continuerà ad aumentare anche la roba che va arrosto.

Continua a leggere

Flash

Australian Open, rivincita coi fiocchi per Pavlyuchenkova: Stephens è fuori

La giocatrice russa torna ai quarto dopo due anni a Melbourne. Dopo gli screzi della sfida di Pechino, questa è una doppia rivincita per lei: Stephens esce dal torneo nervosa e insoddisfatta

Laura Guidobaldi

Pubblicato

il

In un match dai “cento” volti, Anastasia Pavlyuchenkova (n. 44 WTA) batte per la prima volta in carriera Sloane Stephens e accede nuovamente ai quarti di finale di un Major (l’ultima volta era accaduto proprio a Melbourne, nel 2017). Una Stephens che, quest’oggi, si è rivelata incerta e non sufficientemente incisiva nei momenti salienti del match mentre la russa, nonostante alcuni alti e bassi, ha saputo essere nel complesso più concreta e chirurgica. Ora per lei ci sarà l’outsider statunitense Danielle Collins, che ha travolto l’ex n. 1 del mondo Angelique Kerber.

È la rivincita di Pechino 2018 quando, con tanto di screzio tra le due, vinse Stephens in tre set (Sloane aveva vinto anche il primo precedente). L’americana accusò la sua avversaria infatti di aver chiamato un Medical Time Out senza averne davvero bisogno. Resta il fatto che questa versione di Pavlyuchenkova sembra in grado di dire la sua contro qualsiasi avversaria.

Stephens entra in campo centrata e infligge subito il break alla terza opportunità salendo 2-0. La russa invece fallisce le sue tre palle break, permettendo così a Sloane di inanellare cinque punti e allungare il passo sul 3-0. Pavlyuchenkova però trova progressivamente le misure e rientra nel set; si riavvicina così sul 4-5 e porta poi Stephens al tie-break. Negli ultimi punti la russa però si rivela imprecisa, al cospetto di un’avversaria attenta e concreta; la firma sulla sua condanna però è della stessa Pavlyuchenkova che commette doppio fallo sul primo set point a sfavore.

 

Arriva anche il break in apertura di secondo set per la statunitense che non dà segnali di distrazione e allunga poi sul 2-0. La russa è nota combattente però, e quando si trova con l’acqua alla gola riesce a dare il meglio di sé. Infatti, ora, lascia andare il braccio, entra di nuovo con i piedi in campo e recupera superando Sloane sul 3-2. Una Stephens che, dal canto suo, si dimostra poco audace e decisa nel difendere il vantaggio; i ruoli si ribaltano, quella intraprendente diventa ‘Nastia’ e il set prende la direzione opposto al primo.

Per cominciare il terzo se subito, un game maratona; il primo gioco dura più di sedici minuti, durante i quali Sloane annulla ben 8 palle break ad un’avversaria sprecona. Poi, tra alti e bassi, soprattutto da parte di Stephens, Pavlyuchenkova sale in vantaggio 3-2 per dimostrarsi ancora più aggressiva, determinata e propositiva; prende poi il largo sul 5-2, con una Stephens che non sa trovare il bandolo della matassa e subisce la spinta dell’avversaria. La sua difficoltà è evidente quando picchia la racchetta sul cemento per la rabbia. Il match continua ad essere altalenante poiché ora è Stephens ad infliggere un break a zero a Nastia che, come troppo spesso le accade, trema quando sta per vincere. Ma questa volta dura solo un attimo. Alla fine, la tennista russa ottimizza definitivamente il vantaggio e riesce a chiudere il match con lo score di 6-7(3) 6-3 6-3. Dopo due anni – e ancora in Australia – Pavlyuchenkova accede nuovamente ai quarti di finali di uno slam. Con ulteriore licenza di ‘uccidere’.

Risultato:

A. Pavlyuchenkova b. [5] S. Stephens 6-7(3) 6-3 6-3

Continua a leggere

Flash

Danielle Collins è rifiorita grazie alla preparazione universitaria

La sorpresa di giornata del torneo femminile riflette sulla sua ‘unicità’: la preparazione dei match e gli hobby, quali la scrittura di sceneggiature teatrali. Kerber ha poco da dichiarare: non era (in) giornata

Pubblicato

il

La sorpresa più grande della giornata, perlomeno in campo femminile, è arrivata nel primo pomeriggio australiano, con l’uscita di scena della seconda testa di serie, Angie Kerber, per mano dell’americana Danielle Collins. Più che la sconfitta in sé, già di suo una sorpresa, è il punteggio a stupire: 6-0 6-2, in meno di un’ora di gioco.

La chiave di volta, a sentire Collins, è stata la preparazione e lo studio dell’incontro: “Abbiamo (Collins e l’allenatore, ndr) studiato a lungo il suo gioco. L’avevo anche affrontata lo scorso anno, e quindi ero anche già conscia di cosa aspettarmi. Avevo chiarissimo in mente cosa fare: attaccare dalla prima palla e non lasciarla mai giocare ed entrare in partita”.

Le chiedono quanto sia importante sapere ciò che farà l’avversario in campo. Sono molte le tenniste infatti che sostengono di concentrarsi solo sul loro gioco e sulla loro parte di campo, una delle esponenti principali del ‘penso-al-mio-giochismo’ ce l’abbiamo in casa, ed è Camila Giorgi. A Collins, al contrario, piace sapere quello che farà l’avversaria: l’americana è una giocatrice duttile, sa difendere e sa attaccare, e sostiene che gli anni universitari le abbiano insegnato ad essere versatile e pronta ad ogni situazione di gioco. A proposito della sua esperienza universitaria, per Collins sono stati quattro anni fondamentali per crescere da un punto di vista personale: “Ora so quello che voglio nella vita, so quello che mi va di fare, ho sviluppato altri interessi e passioni al di là del tennis, e sono probabilmente in grado di rilassarmi di più di altre giocatrici che hanno invece dedicato ed investito la loro vita solamente sul tennis, senza provare altro”. A Collins, ad esempio, piace scrivere sceneggiature per teatro. Ne ha scritta una basata sulla storia vera di un giocatore di NFL (football americano) sordo.

 

Collins affronterà ora Anastasia Pavlyuchenkova, che non ha mai affrontato in carriera e pratica un tennis diametralmente opposto al suo. Con i quarti la statunitense ritoccherà il suo best ranking: era 35 prima del torneo, sarà almeno numero 32 alla fine.

ANGIE DELUSA – Kerber, dal canto suo, ha poco da dire dopo la partita: “Credo che lei abbia giocato la sua miglior partita in carriera, probabilmente” – ha dichiarato la tedesca – “Io poi, chiaramente, non ero in giornata. Lei metteva tutte le palle in campo e si muoveva bene, mentre io invece faticavo a trovare il mio gioco. Stamattina mi sentivo anche bene, ma succede delle volte di avere delle giornate così. Certo, è un peccato che sia successo qui e a questo punto del torneo, ma non sono mai riuscita a trovare il ritmo durante la partita.”

La tedesca difendeva la semifinale dello scorso anno: scenderà dall’attuale secondo posto al quinto, situazione che potrebbe peggiorare qualora una tra Pliskova e Svitolina raggiungesse la semifinale.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement