Anderson re dell'oltranza a Wimbledon: batte Isner in una semi storica

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Anderson re dell’oltranza a Wimbledon: batte Isner in una semi storica

LONDRA – Il sudafricano vince 26-24 al quinto la semifinale più lunga della storia di Wimbledon. Anderson (seconda finale Slam) contenderà il titolo a Djokovic o Nadal, che cominceranno direttamente sotto il tetto

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[8] K. Anderson b. [9] J. Isner 7-6(6) 6-7(5) 6-7(9) 6-4 26-24 (da Londra, il nostro inviato)

Dopo 6 ore e 36 minuti di gioco sul centrale di Wimbledon, al termine della seconda partita più lunga della storia dei Championships, il campo ha decretato il primo finalista dell’edizione 2018. Si tratta di Kevin Anderson, che come contro Federer trascina la partita a oltranza e vince un quinto set incredibile, bissando la vittoria ottenuta nei quarti di finale. Il sudafricano disputerà la seconda finale in uno Slam, la prima qui ai Championships, e da lunedì sarà almeno n.5 del mondo. Isner deve incassare una cocente delusione e può recriminare per qualche scelta tattica avventata, ma alla fine è stato il primo a cedere fisicamente. Per conoscere il nome dell’avversario di Anderson si dovrà attendere ancora: Nadal e Djokovic stanno per scendere in campo sul Centre Court direttamente sotto il tetto, con la concreta possibilità di non riuscire a concludere l’incontro oggi.

 

KEVIN NON SBAGLIA – Fin dall’inizio, è chiaro chi dei due sia più contratto. Kevin saltella cercando di sciogliere i muscoli tra un servizio e l’altro, fa il pugnetto e grida sul 15 pari del primo game; sono tutti espedienti per scaricare la tensione. Dall’altra parte John pare tranquillissimo, e questa differente attitudine produce i suoi frutti già nel terzo game, di ben 22 punti, in cui Anderson affronta e salva tre palle break non consecutive. In realtà le occasioni vengono fallite da Isner, che sulla prima e sulla seconda sbaglia due dritti non impossibili, sulla terza gli esce una volée. Ogni volta che si parte a scambiare l’impressione è quella di un margine significativo in favore dello statunitense, che come sempre al servizio è ingiocabile. Passato lo spavento, Kevin sembra entrare in ritmo a sua volta: ovviamente alla battuta piovono ace e vincenti anche per lui, è definitivamente iniziato il bombardamento da parte di entrambi. Sul 5-4 per Anderson, una seconda di Isner viene registrata a 202 kmh, ma poco dopo, un doppio fallo di John, che cerca ancora l’ace, gli costa il set-point contro (è l’ottava palla break che Isner concede in tutto il torneo): annullato con la seconda palla sparata a 208 kmh, roba da matti.

Pare proprio che John abbia deciso che non vuole che sia possibile rispondergli, piuttosto sbaglia lui. Non scende sotto i 194-195 kmh mai, nemmeno con le seconde. Si arriva così allo scontato tie-break, tanto scontato che i bookmaker oggi non ne quotavano la probabilità. Strepitoso sventaglio di dritto dal centro di Isner, ed è minibreak per lui nel quarto punto, ma Kevin si riscatta subito dopo con un gran passante in cross, siamo 4-4. Stanno giocando molto bene ora, apprezzabile un bel tocco a rete del sudafricano. 6-5 Isner, set point, bene Kevin in attacco, 7-6 Anderson, set point numero due, e dopo uno scambio di legnate da fondo, va in rete il dritto di John, e il primo set va in archivio, 7-6. Bravo Kevin, che dopo le incertezze iniziali ha elevato nettamente le percentuali e il livello in generale. 21 vincenti e soli 3 errori per lui (23 e 13 Isner), la differenza principale è nel numero dei gratuiti, 10 di meno. C’è voluta un’ora e tre minuti per il solo primo set, se la partita dovesse prolungarsi, potrebbe essere un problema per Nadal e Djokovic.

ZAMPATA FINALE DI JOHN – Un collega in tribuna stampa ci fa simpaticamente notare (si chiacchiera, tra un ace e l’altro, considerato quanto scarno è il gioco) che dal punto di vista dell’abbigliamento, questa semifinale è un derby tra marchi italiani: Lotto per Anderson contro Fila per Isner. Sarebbe stato meglio avere un connazionale con la racchetta, in campo, ma ci accontentiamo. Lo statunitense si fa sistemare una delle fascette protettive che ha sulle dita al cambio campo, e poi si ricomincia con il tiro al piattello. In questa fase, basta che una risposta vada in campo, e già partono gli “ooh” del pubblico. Non accade letteralmente nulla fino al 4-4, quando Kevin azzecca, tipo portiere su un rigore, una risposta incisiva di rovescio e si conquista palla break (seconda del match per lui, nona affrontata nell’intero torneo da Isner), ma John non gli dà scampo con la discesa a rete. Per quel poco di scambi che capita di vedere, Anderson ora è più solido ed equilibrato, Isner soffre dal lato del rovescio, ma tira molto più forte di dritto. Alla fine, siamo lì, in risposta pare un po’ meglio il sudafricano, ma certo non basta a brekkare. Inevitabilmente, eccoci al secondo tie-break. Due grandissime risposte consecutive di Isner, prima di dritto e poi di rovescio nel secondo e terzo punto, e ci sono subito 2 mini-break per lui. Data la situazione, bastano e avanzano, anche se Kevin ne recupera uno con un bel rovescio lungolinea: il 18esimo ace (16 per Kevin) poco dopo consegna il secondo set a John, sono passate 2 ore. Nessun break, 2 palle break Anderson, 3 Isner, 42 a 38 i vincenti per lo statunitense, il dato interessante sono gli appena 4 errori gratuiti di Kevin (20 per John), non sbaglia praticamente mai.

John Isner – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

BREAK E CONTRO-BREAK, UN AVVENIMENTO – Inizia il terzo set, si svuota la tribuna stampa, abbastanza comprensibile in effetti. Sul campo, continuano felicemente a impallinarsi a vicenda, fino al 4-3 per Anderson: qui un paio dritti sbagliati da Isner gli costano il 15-40, e due palle break consecutive. Sulla prima bella risposta di Kevin e arriva il primo break: la striscia di game di servizio consecutivi tenuti da John si ferma a 113 (record precedente qui, Sampras con 118, tra il terzo turno del 2000 e il secondo del 2001). Ma soprattutto, Anderson va a servire per il set sul 5-3. Incredibilmente, però, tocca a lui offrire subito palla del contro-break tirando lungo un colpo facile, e Isner con un bell’attacco di dritto e successiva volée recupera lo svantaggio. Che roba, dopo 31 turni di battuta quasi senza pericoli per chi serviva, uno scossone assolutamente inaspettato. Intorno a noi, giornalisti e spettatori si guardano perplessi, con l’espressione da “vabbè, ma allora ditelo!“. Inevitabile come le tasse, 10 minuti dopo arriva il tie-break.

Primo punto, steccata di dritto per Kevin, e mini-break concesso, ma nel terzo punto, gran risposta di dritto del sudafricano a rimettere a posto le cose. Un ottimo passante lungolinea di rovescio manda avanti Anderson 4-3 e servizio, immediata replica col dritto di Isner, 4-4. Strepitosa demi-volée di John, e poi altrettanto bella stop volley bassa, per andare 6-5, set-point. Lo annulla Kevin con la prima palla centrale, ma poi subisce la risposta d’incontro, e Isner va a servire sul 7-6. Qui, due gran passanti di Anderson, che con due punti in risposta annulla il set-point avversario e se ne conquista un secondo, incredibile. Ancora più incredibile il doppio fallo con cui lo spreca, che tie-break, siamo 8-8. Bel dritto Kevin, 9-8, terzo set-point, cancellato dalla bastonata esterna a 220 kmh abbondanti di John, 9-9. Si cambia campo, altra botta in mezzo ed è 10-9, terzo set-point per John che risponde profondo, trova l’errore di dritto di Anderson ma, cosa più importante, trova l’11-9 e il vantaggio di due set a uno. Sono passate 3 ore e 10 minuti, e siamo ancora ben lontani dalla conclusione.

REAZIONE ANDERSON – Dopo la pausa che si prendono entrambi, per ricaricare i fucili immagino, riprende il tiro al piattello. Nel quinto game, di colpo è ancora patatrac: forse distratto da un giusto “time violation“, Isner sul 40-40 subisce un bel passante e sulla palla break un’altrettanto buona risposta, cedendo il servizio. Ma esattamente come nel terzo parziale, si riscatta immediatamente, prendendosi il contro-break con un gran lungolinea di rovescio. La partita non vuole saperne di aprirsi, siamo 3-3. Sul 4-4, ancora un paio di incertezze in avanzamento di Isner gli costano ancora palla break, che Anderson trasforma passando benissimo con il rovescio diagonale, andando così a servire per il set sul 5-4. Kevin è attento, mette bene la prima palla, e sale 40-0, tre set point consecutivi. John è bravo ad annullarglieli tutti, complice anche una brutta steccata dell’avversario, ma alla fine la bastonata centrale di Anderson, alla quarta opportunità, manda il match al quinto set. Non so cosa stiano facendo in questo momento Nadal e Djokovic, ma di sicuro non sono contenti. Siamo a 3 ore e 41 di partita, certamente non bella o varia, ma molto emozionante in diversi momenti.

Kevin Anderson – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

LOTTA PUNTO A PUNTO – Adesso i due sembrano un po’ stanchi, e ovviamente meno reattivi in risposta, nessuno spiraglio per i ribattitori, si procede game dopo game con gli scambi ridotti al lumicino. Il rischio della maratona ora è concreto. Sul 5-5, nessuno è ancora arrivato a 30 sul servizio avversario, a meno di un deciso calo di uno dei due non si vede come uscirne. Ora sono 40 ace per Isner, 29 per Anderson, che non sarebbero nemmeno un’enormità, ma le pallate vincenti in battuta non si contano. Nel dodicesimo game, John azzecca una bella botta di dritto, va 15-30 sul servizio di Kevin, ma non oltre, 6-6. Con questa, contando le otto del match con Federer, sono 10 le volte che Anderson serve per salvare la partita con successo. Granitico a dire poco, solo complimenti per lui. Dall’altra parte, Isner continua a sua volta a martellare senza pause, ma viene ancora raggiunto, 7-7. Sullo 0-30, John tira su una volée di dritto difficilissima, ma poco dopo viene inchiodato dalla risposta di Anderson: prima palla break del set, è come un match-point, ma è bravissimo lo statunitense a mettere l’ace centrale. Due botte dopo, siamo 8-7 per lui, la patata bollente passa a Kevin. Che impassibile come una sfinge, tiene a zero, salvando la partita alla battuta per la dodicesima volta in questo torneo.

Bene ancora John, 9-8, poi un paio di begli scambi lo portano al 40-40, a due punti dalla vittoria. Ma ci vuole altro per il glaciale Anderson di questi Championships, che spara due servizi vincenti e pareggia 9-9. Sbaglia Isner da fondo, va 0-30, ed è lui stavolta a salvarsi con bravura a rete, per poi salire 10-9. Non fa una piega Kevin, e si prende il 10-10, due prestazioni di tale qualità mentale consecutive per il sudafricano, prima con Federer, ora con Isner, sono incredibili, da standing ovation davvero. Ancora 0-30 John nel ventunesimo game, e arriva il 30-40, secondo break-point per Anderson nel parziale. Attacca con coraggio Isner, stecca il rovescio Kevin, parità, poi gran servizio, bella rincorsa e passante, 11-10 per John. Adesso il centrale trattiene il respiro a ogni punto, atmosfera magnifica, scoccano in questo istante le 5 ore di gioco. L’incredibile Anderson pareggia 11-11, ha perso 8 punti al servizio in tutto in questo set (15 Isner), è una roccia. Lo è anche John, che sale 12-11, per Kevin non ci sono più aggettivi, ecco il 12-12. Avanti 13-12 Isner, ormai il gioco è letteralmente servizio e basta, se va dentro, ok, se arriva la risposta, pazienza, non ci si impegna più di tanto a rincorrere la pallina. 13 -13, siamo a 17 servizi tenuti per rimanere nel match (9 oggi) di Anderson, poi 14-13 per John. 14-14, poi 15-14 Isner, poi 15 -15, siamo contabili ormai in tribuna.

A OLTRANZA, FORSE TROPPO – 5 ore e mezza, il problema (e la critica al long-set), è che o Nadal e Djokovic si ammazzano per cinque-sei ore di fila anche loro, cosa impossibile perchè oltre le 23 qui non si può giocare, o il torneo di chiunque vinca questa semi è finito. L’US Open ha introdotto il tiebreak al quinto set nel 1970, ben 48 anni fa (Il primo match chiuso al tiebreak del quinto fu vinto dall’australiano Ruffels sul francese Rouyer). Van bene le tradizioni, ma quando è troppo è troppo. Nel frattempo, 16-15 Isner, ammirevoli i ragazzi in campo, Kevin tiene a zero, 16-16, bene per l’ennesima volta John, 17-16, poi 17-17. Ufficialmente, ora è la seconda partita più lunga della storia di Wimbledon, superata Querrey-Cilic di 5 ore e 31 minuti nel 2012. John stecca un dritto e va sotto 15-30, ne sbaglia largo un’altro ed è 15-40, terza e quarta palla break da affrontare per lui: soluzione, due ace di fila, roba da non credere (ed è record di ace a Wimbledon, siamo a 214, battuto Ivanisevic con i 212 del 2001).

Per la prima volta, l’atteggiamento di Kevin sembra un minimo demoralizzato, mentre va a cambiare campo sotto 18-17, e si può ben capirlo, le occasioni in questo infinito set le ha avute tutte lui. Ma è sovrumano nella concentrazione Anderson, tiene a zero, 18-18, ormai danno tutto concentrati al massimo in battuta, arriviamo al 20-19 Isner, poi al 20-20. Ovviamente, e non a caso anche quella volta c’era proprio lo statunitense di mezzo, diversi record risalenti al suo 70-68 al quinto qui nel 2010, campo 18, contro Nicolas Mahut, sono e rimarranno intoccabili, ma questa partita sta consolidando il secondo posto assoluto in parecchie statistiche. Sul 21-21, altro momento di pericolo per Isner, che recupera da 0-30, adesso la gente grida a ogni singola palla, comunque finisca il punto. Sempre in bilico lo statunitense, sul 22-22 di nuovo indietro 0-30, ma con grande personalità si salva ancora, 23-22.

Difficile dire, che dei due sia da ammirare di più, ai punti si farebbe preferire Anderson, ma anche John sta facendo una prestazione da rimanere a bocca aperta. 23-23, arriva l’ennesimo 0-30, quasi un’abitudine ormai per Isner, che come fosse nulla tira tre pallate e sale a 24. Sorride ai giocatori l’arbitro Marija Cicak, che non si è mossa dal seggiolone ormai da 6 ore e mezza abbondanti. Sul 24 pari, strepitoso Anderson: prima gran volée, e nel punto successivo, si rialza da terra dopo un ruzzolone, rimette in campo un dritto con la sinistra, e alla fine vince il punto. Viene ricompensato dallo 0-40, tre palle break consecutive: la seconda è quella buona (era la sesta avuta in questo set), viene giù lo stadio, Kevin va al servizio per chiudere in vantaggio 25-24. Sinceramente, lo meriterebbe. Non ha mai tremato in questo infinito set decisivo, non trema ora. Sale 40-15, e chiude al primo match point: chiude con 118 vincenti e appena 24 errori, un incredibile saldo di +94. Ovazione assordante del Centre Court, abbraccio e complimenti a Isner.

La speranza è che dopo due maratone terribili consecutive (6 ore e 36 oggi, 4 ore e 14 con Federer), sia capace di recuperare, e offrirci una partita contro chi vincerà tra Nadal e Djokovic. Difficile pensarlo, ma ormai con questo Kevin Anderson, alla seconda finale Slam, è inutile fare pronostici, possiamo solo applaudirlo, così come se lo merita Isner.
Non so cosa dire adesso, è stato durissimo giocare in queste condizioni, era giusto pareggiare, ma qualcuno doveva vincere, John è una persona eccezionale. Scusate se non sembro troppo felice, è che sono frastornato. Abbiamo giocato molto insieme e contro fin da junior con lui, incredibile finire a fare questa partita. Quando ho giocato con la sinistra? Beh, in quei momenti faresti qualsiasi cosa. Ma con mio padre a volte, da piccolo, mi allenavo con la sinistra, pazzesco che mi sia servito adesso. Come potrò recuperare per domenica? Non lo so, io penso che anche queste situazioni dovrebbero essere un segnale per mettere il tie-break in tutti i set degli Slam, non so davvero come potrà reagire il mio corpo, ma ci proverò“.

Kevin ha perfettamente ragione“, fa eco lo sconfitto John. “Non so come potrà recuperare le forze per domenica, è stato troppe ore in campo. Io mi sento malissimo, avrò bisogno di giorni per riprendermi. Chiunque vinca tra Nadal e Djokovic avrà un grosso vantaggio in finale“.

Il tabellone maschile

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Wimbledon, quote 6 luglio: Fritz a 3,10 contro Nadal

Kyrgios favoritissimo su Garin. Partono avanti Rybakina e Halep

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Rafael Nadal - Wimbledon 2022 (Instagram - @wimbledon)
Rafael Nadal - Wimbledon 2022 (Instagram - @wimbledon)

Secondo mercoledì di tennis a Church Road, con in programma la seconda parte dei quarti di finale. Match clou quello fra Rafa Nadal e un caldissimo Taylor Fritz, in striscia di otto successi consecutivi su erba, preceduto sul Centrale dalla bella sfida che vede opposte Simona Halep e Amanda Anisimova. 

Parità nei precedenti fra Rafa Nadal e Taylor Fritz, con il californiano che si è imposto in due set nella finale di Indian Wells a marzo, mentre il maiorchino si impose due anni fa ad Acapulco sempre in due set. Avversario ostico per Rafa, che dopo i primi due turni balbettanti sembra aver trovato la quadra, come dimostrato nelle comode vittorie su Lorenzo Sonego e Botic Van De Zandschulp, E’ infatti un Fritz in forma smagliante quello giunto per la prima volta ai quarti in uno Slam, senza concedere set ai propri avversari, a tratti ingiocabile nei suoi turni di battuta e sull’onda dell’entusiasmo del trofeo di Eastbourne (vinto senza mai perdere il servizio). Per Betpoint paga 3,15 un exploit di Taylor, che riporterebbe uno statunitense in semifinale a Wimbledon dopo quattro anni (l’ultimo John Isner, sconfitto in un interminabile quinto set da Kevin Anderson). Vale invece 2,81 un risultato di 3 a 0 per lo spagnolo, sempre in corsa per il Grande Slam. 

Nell’altro quarto di finale si sfidano due tennisti reduci da vittorie in cinque set: Nick Kyrgios (1,25) ha sofferto contro Brandon Nakashima, mentre Cristian Garin (3,90) ha ribaltato un match incredibile con Alex De Minaur, annullando anche due match point nel quarto set all’australiano. Primi quarti in assoluto in un Major in carriera per il cileno, che ha sfruttato benissimo il buco di tabellone lasciato da Matteo Berrettini e che ora si gioca un’eventuale semifinale con pochissimo da perdere. Tutta la pressione sarà infatti su Nick, che contro Nakashima ha comunque dimostrato insolita calma e maturità, e che ora pregusta la prima semifinale Slam (molto probabilmente, come detto, contro Rafa). Per Bwin vale 3,90 che anche questo incontro si risolva al quinto set, dove tra l’altro Kyrgios a Wimbledon ha un invidiabile record di 6 vittorie e 0 sconfitte. 

 

Ha raccolto solo tre game Amanda Anisimova nell’ultimo scontro con Simona Halep un paio di settimane fa sull’erba di Bad Homburg, addirittura solo uno al Roland Garros 2020; si era invece imposta in due set nel primo dei loro tre confronti diretti, sempre a Parigi, in quell’edizione 2019 in cui Amanda si spinse fino alla semifinale. Halep, campionessa ai Championships tre anni fa, non perde da 11 incontri a Wimbledon (considerando che due anni or sono non si è giocato, e l’anno scorso non ha partecipato), compreso l’ultimo nel quale ha demolito Paula Badosa. Anisimova si è confermata a buoni livelli contro Harmony Tan dopo la bella vittoria, in rimonta e da sfavorita, su Coco Gauff, mettendo nel mirino la seconda semifinale Major in carriera, che per i bookies vale in media 2,90.  

Secondo quarto di finale Slam per Elena Rybakina, secondo consecutivo a Wimbledon per Alja Tomljanovic. Unico precedente a Madrid lo scorso anno, portato a casa agevolmente dalla kazaka, che finora ha vinto tutti i suoi match per 2 set a 0, servendo benissimo ed eliminando per ultima Petra Martic, e prima ancora Bianca Andreescu. Alja ha invece rimontato Alize Cornet, così come aveva fatto in precedenza con Barbora Krejicikova, dimostrando una nuova solidità mentale e una rinnovata confidenza con la superficie. Per Sisal vale 1,52 una vittoria di Rybakina, mentre è data a 2,50 un’affermazione di Tomljanovic. Un ennesimo 2 a 0 firmato Elena pagherebbe 2,10, un’altra vittoria al terzo set dell’australiana 5,50. 

      BETPOINT BWIN SISAL 
R. NADAL  T. FRITZ 1,36 – 3,15  1,35 – 3,10  1,40 – 3  
N. KYRGIOS C. GARIN 1,23 – 4,25  1,25 – 3,90  1,25 – 4  
S. HALEP A. ANISIMOVA 1,43 – 2,85  1,42 – 2,85  1,40 – 3  
E. RYBAKINA A. TOMLJANOVIC 1,52 – 2,55  1,50 – 2,55  1,52 – 2,50  

***Le quote sono aggiornate alle 20 di martedì 5 luglio e sono soggette a variazione

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Le sette meraviglie di Novak Djokovic: tutte le sue rimonte da uno svantaggio di due set a zero

Quella di oggi contro Jannik Sinner è stata soltanto l’ultima grande rimonta di Djokovic con le spalle al muro. E in tre casi ha poi vinto il torneo

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Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Jannik Sinner, nonostante una grande partita nei primi due set, non è riuscito a prevalere su un mai domo Novak Djokovic. Quella odierna è soltanto l’ultima rimonta da 0-2 che lo ha visto protagonista, che va ad aggiungersi alle altre sei realizzate in passato.

Sono sette in totale dunque, tre delle quali arrivate contro un italiano. Inoltre, è curioso il fatto che per tre volte, dopo essere riuscito a sopravvivere a match che quasi tutti avrebbero perso, Nole abbia poi vinto il torneo.

1. Wimbledon 2005 – Guillermo García López

Tutto ebbe inizio proprio a Wimbledon, quando l’allora 18enne Novak Djokovic perse i primi due set contro Guillermo García López, allora numero 81 del ranking (con un futuro da n°23 nel febbraio 2011). Il serbo riuscì ad approdare al tabellone principale dopo essere passato attraverso le qualificazioni. Furono particolarmente dure, perché nell’ultimo turno l’allora numero 128 del mondo la spuntò 6-3 al quinto contro Wesley Moodie.

 

Al primo turno nel tabellone principale Djokovic superò in tre set Juan Monaco, ma la sua prima impresa avvenne due giorni dopo. Al secondo turno, il futuro vincitore di 20 Slam recuperò un doppio 6-3 contro García López, vincendo il terzo e il quarto grazie a due tiebreak e imponendosi 3-6 3-6 7-6 (5) 7-6 (3) 6-4. La sua corsa si interruppe la partita seguente contro la testa di serie numero nove Sebastien Grosjean, a sua volta fermato da Andy Roddick ai quarti. L’americano perse poi in finale contro Roger Federer.

2. US Open 2011 – Roger Federer

Nell’arco di sei anni le prospettive di Novak Djokovic sono radicalmente cambiate. Da poco, infatti, il serbo si era issato per la prima volta in carriera al numero uno del mondo, traguardo ottenuto grazie alla vittoria su Rafael Nadal in finale a Wimbledon (in quello che rappresentò anche il suo primo trionfo sull’erba tennistica più prestigiosa). Poco meno di due mesi dopo Djokovic arrivò allo US Open da primo favorito del seeding, ma in semifinale venne seriamente impensierito da Roger Federer, numero tre del mondo.

Il campione elvetico vinse un primo set tiratissimo al tiebreak, conquistando anche il secondo. Da quel momento, però, Djokovic cambiò marcia, prendendosi i successivi tre parziali e raggiungendo l’ultimo atto grazie al definitivo 6-7 (7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Due giorni più tardi arrivò anche il primo titolo negli Stati Uniti, grazie alla vittoria in quattro set ancora su Nadal.

3. Roland Garros 2012 – Andreas Seppi

Il primo italiano a dover subire un comeback di Djokovic fu Andreas Seppi. L’altoatesino veniva da due vittorie al quinto nei turni precedenti, ottenute contro Mikhail Kukushkin al secondo turno e Fernando Verdasco al terzo. L’attuale numero 162 del ranking (allora era n°25) tentò l’impresa, mettendo a dura prova la resistenza del suo avversario.

Seppi strappò i primi due set, ma nel terzo perse ben quattro volte il servizio, contribuendo al rientro in partita di Djokovic, che alla fine si impose 4-6 6-7 (5) 6-3 7-5 6-3. Il serbo spese molte energie anche ai quarti contro Tsonga – sconfiggendolo 6-1 al quinto – e forse pagò il grande sforzo in finale contro Rafael Nadal, che non aveva ancora perso un set e lo sconfisse 6-4 6-3 2-6 7-5.

4. Wimbledon 2015 – Kevin Anderson

Novak Djokovic e Kevin Anderson sono stati protagonisti di alcune partita particolarmente importanti a Wimbledon, su tutte la finale del 2018, quando il serbo si impose 6-2 6-2 7-6 (3), certificando il suo definitivo ritorno ai massimi livelli. Tre ani prima, tuttavia, il gigante sudafricano ha rischiato di eliminare il nativo di Belgrado al quarto turno. Anderson vinse infatti i primi due set sul filo del rasoio, annullando anche un set point nel secondo.

Due tiebreak pressoché identici che avrebbero steso praticamente chiunque. Chiunque, sì, ma non Djokovic, che rispose subito con un 6-1 senza appello e chiuse poi 6-7 (6) 6-7 (6) 6-1 6-4 7-5. Nei successivi tre turni il serbo perse soltanto un set, nel trionfo in finale contro Roger Federer, che gli permise di bissare la vittoria dell’anno prima.

5. e 6. Roland Garros 2021 – Lorenzo Musetti e Stefanos Tsitsipas

Il vero capolavoro della carriera di Novak Djokovic è probabilmente il Roland Garros 2021. I sui successi sono tantissimi e svariati, certo, ma quello Slam parigino rientra senza dubbio tra le sue migliori opere d’arte. Se non è la più prestigiosa in assoluto, poco ci manca. La spedizione francese di Djokovic era cominciata in maniera piuttosto soft, con tre comode vittorie su Sandgren, Cuevas e Berankis, tutte in tre set.

Agli ottavi di finale si presenta la prima, grande – e un po’ inaspettata – minaccia: Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara esprime un tennis divino per i primi due set, vinti entrambi al tiebreak (il primo molto lottato, il secondo dominato), ma poi crolla fisicamente. Djokovic se ne rende conto e aumenta i giri del motore, non lasciando scampo al povero italiano che deve lottare anche contro un fisico spremuto al massimo. La lotta diventa impari e Musetti, a due game dalla sconfitta, non ha più energie e decide saggiamente di ritirarsi, crollando 6-7 (7) 6-7 (2) 6-1 6-0 4-0 rit.

Ai quarti di finale Nole prevarrà anche su Matteo Berrettini, ma è in semifinale che il serbo dà il meglio di sé. La vittoria in quattro set su Nadal è una delle partite più clamorose, epiche e devastanti (positivamente) degli ultimi anni. Steve Flink ha definito il terzo set “il più bello della loro rivalità“, mentre per Djokovic è stata la sua “miglior partita di sempre al Roland Garros“.

La ciliegina sulla torta arriverà due giorni più tardi nell’ultimo atto contro Stefanos Tsitsipas. In che modo? Ovvio, ancora rimontando da 0-2. Il greco ha disputato un torneo fantastico, eliminando Medvedev e Zverev sulla strada verso la sua prima (e finora unica) finale Slam in carriera. Una partita disputata ad altissimi livelli dall’ateniese, in cui ha strappato il primo set al tiebreak e si è portato a casa il secondo con un netto 6-2. Djokovic però – abbiamo imparato a capirlo non solo da questo articolo – non va dato per vinto nemmeno quando sembra finito. E così, anche in questo caso, la lenta e inesorabile rimonta del serbo lo ha condotto al 6-7 (6) 2-6 6-3 6-2 6-4 grazie al quale ha sollevato il 19esimo Slam, diventando il primo giocatore nell’Era Open a vincere tutti i Major almeno due volte.

7. Wimbledon 2022 – Jannik Sinner

L’ultima vittima speciale di Djokovic è Jannik Sinner, in una memoria ancora tristemente vivida. Il 20enne di San Candido è diventato il terzo italiano a portarsi in vantaggio di due set contro il serbo senza riuscire a vincere la partita (dopo i già menzionati Seppi e Musetti).

L’andamento del match è noto ai più, con Sinner stellare per i primi due set che, però, poco ha potuto dinnanzi al dirompente rientro in carreggiata del fenomeno di Belgrado. L’amaro risultato dei quarti di finale di questa edizione di Wimbledon recita 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 in favore della testa di serie numero uno, che ha saputo far sfogare il suo rivale per poi ingranare e non dargli più alcuna possibilità di reazione. In tre occasioni su sei, nello stesso torneo in cui è riemerso da 0-2 Djokovic ha poi vinto il titolo (US Open 2011, Wimbledon 2015 e Roland Garros 2021). Sarà la volta buona per il quarto?

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Wimbledon: splendore nell’erba per Ons Jabeur, prima tennista araba in semifinale Slam

Giornata da sogno per Ons Jabeur che raggiunge per la prima volta la semifinale in un major: “Spero che il mio viaggio continui”

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[3] O. Jabeur b. M. Bouzkova 3-6 6-1 6-1

Giornata storica per Ons Jabeur e il tennis arabo. La 27enne tennista tunisina, n. 2 del mondo, continua a splendere sulla sacra erba dei Championships issandosi per la prima volta in carriera in una semifinale slam. Supera la brillante outsider Marie Bouzkova, 23 anni e 66 WTA, tennista di Praga ma con una lunga esperienza a Bradenton, presso l’Accademia di Nick Bollettieri. Dopo essere stata stordita, nel primo set, dall’intraprendenza e aggressività di Marie, Ons riesce ad alzare il livello del suo tennis, dà sfogo a tutte le variazioni di cui è capace, verticalizzando continuamente il gioco, aggredendo l’avversaria e facendole fare innumerevoli corse in avanti ricorrendo alla smorzata. Nulla può Marie che, nonostante la grande grinta ed energia dimostrate in campo, nel secondo e terzo parziale si fa travolgere dalla tunisina. Jabeur chiude la partita con lo score di 3-6 6-1 6-1.

Anche per l’avversaria della semifinale, la tedesca Tatjana Maria, è la prima esperienza al penultimo round di un major. Si annuncia un match all’insegna del tocco e delle variazioni perché, come Ons, anche la 34enne tedesca è amante della varietà ed è dotata di una mano raffinata.

 

LA PARTITA

Si tratta del primo scontro diretto tra le due e Ons comincia subito a manovrare abilmente, mandando l’avversaria da una parte all’altra del campo; ma la Bouzkova è brillante, veloce e aggressiva. Sorprende Ons al servizio mettendo a segno il break sul 2-2, sale 3-2 e poi è ancora lei a comandare il gioco. La tunisina è fallosa, il servizio non le funziona al meglio (mette soltanto il 50% di prime palle) e, alla fine, in poco più di 40 minuti, concede la prima frazione per 6-3, commettendo ben 15 gratuiti. L’avversaria ha grinta da vendere, si sposta come una gazzella e mette in campo il 77% di prime palle, nonché il 65% di punti con la prima di servizio.

Tuttavia, nel secondo parziale, la musica cambia, e in fretta. Ons continua ad attaccare ed il 2-0 arriva in un lampo. Marie è tonica, si sposta rapida su ogni palla, il gioco va veloce. La tunisina cerca di variare ed entra con i piedi dentro il campo.

Continua ad essere fallosa Jabeur, a volte anche in attacco, cacciando una volé facile di rovescio, permettendo così a Bouzkova di avvicinarsi sull’1-2. Le ragazze in campo hanno fretta, il gioco è frizzante, non solo per il ritmo, ma anche per le variazioni in campo e l’energia delle due atlete. Ons continua a mantenere il controllo nel secondo parziale, prendendo il largo sul 4-1. Ricordiamo che la ceca (che ha vinto lo US Open da junior nel 2015 e tre titoli in doppio), è un’ottima doppista e dunque è abile nel verticalizzare il gioco e prendere la rete. Finora sono 16 le discese e le hanno fruttato 10 punti.

Ons, però, la sorprende spesso con la smorzata e non le dà tregua in attacco. Finora, raggiunge la rete ben 23 volte. Non solo. “Ubriaca” l’avversaria di smorzate e volé, sfiancandola con corse in avanti e laterali. E funziona, perché ora può prendere il largo sul 5-1 per chudere poi 6-1 con un altro game lampo a zero, dopo 56 minuti. 

Tutto da rifare e Marie si concede un toilet break.

Parte bene, Ons, nel terzo set, intascando non solo il game d’apertura con l’ennesima volé, ma anche il secondo, superando l’avversaria ai vantaggi (Bouzkova era 40-0 e servizio). Ancora una smorzata per la tunisina, che infligge a Marie corse estenuanti in avanti. Ons si assicura anche il 3-0, chiudendo in un lampo il suo turno di servizio.

Anche Bouzkova è capace di soluzioni pregevoli, come la smorzata per chiamare in avanti Ons e rispedirla indietro con pallonetto al volo, e chiudere poi il punto con una stop volley. Stringe i denti e le strappa la battuta a zero, facendo un passo sull’1-4. Il controbreak, però, è un attimo e la tunisina scappa via sul 5-1. Niente da fare per la ceca. Dopo il primo set di assestamento, la n. 2 del mondo è travolgente nel secondo e terzo parziale, staccando il pass per la semifinale in un’ora e 48 minuti.

Il repertorio messo in campo dalla Jabeur delizia il Centrale che le riserva lunghi e calorosi applausi. Accede per la prima volta in carriera ad una semifinale slam, diventando la prima tennista araba a compiere tale impresa. Al penultmo round del torneo l’attende l’outsider “veterana” Tatiana Maria, 34 anni e mamma di due bimbi che, nonostante da anni nel circuito, non era mai andata oltre il secondo turno negli slam.

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