Djokovic torna grande a Wimbledon, Nadal si inchina al quinto set

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Djokovic torna grande a Wimbledon, Nadal si inchina al quinto set

LONDRA – Cinque ore e un quarto complessive, il serbo la spunta 10-8 in un’altra semifinale a oltranza. Amaro in bocca per Nadal che come l’anno scorso cede sul filo di lana ai Championships. Djokovic sfiderà Anderson in una finale sorprendente

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[12] N. Djokovic b. [2] R. Nadal 6-4 3-6 7-6(9) 3-6 10-8 (da Londra, il nostro inviato)

Qui la cronaca fino alla sospensione per oscurità

 

 

Alla presenza delle Duchesse di Cambridge e del Sussex (al secolo Kate Middleton e Meghan Markle) e con il tetto chiuso nonostante la bella giornata di sole e la temperatura ben oltre i 25 gradi, la seconda semifinale maschile riprende con un Nadal versione “squalo che sente l’odore del sangue”. Nel primo turno di battuta rimedia ad un paio di colpi fuori misura che concedono due palle break a Djokovic tenendo di rabbia il servizio ed involandosi subito sul 2-0 ottenendo il primo break di questa prosecuzione. I colpi molto aggressivi che lo spagnolo ha deciso di giocare ed i conseguenti maggiori rischi presentano però il conto un paio di game più tardi, quando arriva il controbreak per Djokovic che subito dopo impatta sul 3-3.

È abbastanza evidente che Nadal è più al limite del suo avversario, Djokovic gioca con più margini e di conseguenza è l’iberico che deve provare a fare qualcosa in più. Nole apre il game sul 3-4 con un doppio fallo, concedendo così uno spiraglio: Nadal va 15-40 con due palle break, la prima è salvata da un servizio vincente, ma la seconda è quella buona perché dopo tre affondi di rovescio a tutta velocità ed una discesa a rete del maiorchino, Djokovic mette in rete un passante di diritto non impossibile, prendendo poi a racchettate la suola delle sue scarpe per sfogare la sua furia. Ma il set non è ancora finito – Nole va 0-40 nel game successivo, ma commette un paio di fatali errori di rovescio da fondocampo che consentono a Rafa di mettere a segno cinque punti consecutivi e portare il match al quinto set dopo 52 minuti di prosecuzione e 3 ore e 46 di match complessivo.

Certamente Nadal e Djokovic hanno caratteristiche molto diverse da Anderson e Isner, ma all’inizio del quinto set sembrano ben intenzionati a ripercorrere le (lunghissime) orme dei loro predecessori: nei primi sette game il giocatore al servizio perde la miseria di cinque punti, incluso in doppio fallo di Nadal.
Sul 3-4 lo spagnolo si inguaia con un altro doppio fallo e mancando un paio di diritti non impossibili e concede una palla break sul 30-40: un servizio vincente, e due splendidi punti chiudono il game per lui ad impattare sul 4-4. Nel game seguente Djokovic, quasi a specchio, commette tre gratuiti, va sotto 15-40, ma salva le due palle break con due servizi e poi tiene la battuta.

Con un atteggiamento tra l’ammirato ed il rassegnato, il pubblico del Centre Court assiste ad un altro “extended set”, non prima però che Nadal si salvi dallo 0-30 con quattro servizi che avrebbero suscitato l’invidia dei due bombardieri della prima semifinale. Il maiorchino ripete la magia quattro game più tardi, sul 6-7, rialzando la testa a due punti dalla sconfitta con altri servizi vincenti. Il quindicesimo game è da cineteca: due errori ed un doppio fallo inguaiano Djokovic sul 15-40, il serbo salva le due palle break con due servizi, la terza poco più in là la cancella con un passante di diritto incrociato stretto, e dopo sedici punti uno più bello dell’altro tiene la battuta e continua la sua caccia della finale.
In quella terza palla break, beh, non credo di essere stato precipitoso. Sono rientrato da una posizione difensiva, e ho deciso di seguire a rete un buon rovescio in diagonale. È uno schema che aveva funzionato bene molte volte, ma lì la palla mi è uscita leggermente troppo centrale, e lui ha azzeccato un gran passante, e questo è tutto, è lo sport“, ricorda Rafa.

Nel game seguente il serbo arriva al match point, gentile omaggio di tre gratuiti di Rafa, ma una palla corta di rovescio millimetrica lo cancella. Ma è solo questione di pochi minuti, perché due giochi più tardi Nadal cede la battuta a zero e chiude il match dopo 5 ore e 17 minuti di battaglia (91 minuti solamente nel quinto set).

Non mi sento di avere granchè da rimproverarmi, sinceramente. Di solito sono molto critico con me stesso, ma oggi penso di aver giocato bene, non mi è rimasto nulla come energie, ho dato il massimo. Ho tirato gran colpi, fatto bei punti, certo ho sbagliato qualche palla, ma alla fine posso dire che è stata un’ottima partita, in cui lui è stato migliore di me“, ammette lo spagnolo. “Come ho già detto dopo la partita con del Potro, avrebbe potuto vincere chiunque dei due, quel giorno è andata bene a me, oggi è andata bene a lui, nient’altro

Djokovic raggiunge così la sua quinta finale a Wimbledon (con buona pace del corrispondente di un importante giornale internazionale seduto di fianco a me durante il match, che aveva già scritto il pezzo presupponendo la vittoria di Nadal), la ventiduesima nei tornei dello Slam ed affronterà nel match decisivo un avversario che lo ha battuto una volta sola, ben 10 anni fa, in sei precedenti scontri diretti.

Beh, intanto vediamo se riusciamo a scendere in campo tutti e due – ha detto Djokovic alla BBC appena uscito dal campolui ha avuto un giorno di pausa, piacerebbe tanto anche a me averne uno!
Faccio fatica a trovare le parole per spiegare cosa provo – ha continuato il serbo – Vedo in flashback tutto quello che ho passato negli ultimi 15 mesi. Avrebbe potuto vincere chiunque, la differenza tra noi due è stata minima”.

 

Il tabellone maschile

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Wimbledon 2021, entry list femminile: tre italiane insieme a tutte le favorite, per ora out Venus

Non si registrano assenze per ora nel tabellone femminile, massima partecipazione per il torneo più importante dell’anno. Dentro Giorgi, Paolini e Trevisan

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Manca ancora più di un mese all’appuntamento principale dell’anno tennistico per il quale l’attesa non è mai stata così alta: dodici mesi fa infatti Wimbledon non si disputò a causa della pandemia mentre ora andrà in scena addirittura con pubblico. Nella giornata di ieri è stata rilasciata la lista dei partecipanti per il torneo maschile oggi invece è il turno del torneo femminile. Anche qui non ci sono assenze e sono presenti tutte le principali favorite a partire dalla n. 1 del mondo Ashleigh Barty.

Per ora è difficile annoverare tra le potenziali vincitrici anche la n. 2 Naomi Osaka – vista la sua poca attitudine a questa superficie – ma il computer non lo sa e la piazza al secondo posto. Alla posizione n. 3 invece troviamo la campionessa uscente dell’edizione 2019 Simona Halep. Poco più in basso c’è la sette volte campionessa Serena Williams, perennemente alla caccia del titolo Slam numero 24. Per il momento Serena dovrà fare a meno della compagnia della sorella maggiore Venus, fuori dal main draw per tre posizioni. Non è da escludere comunque che eventuali ritiri nelle prossime settimane le permetteranno di partecipare al torneo.

Quattro sono le tenniste ad utilizzare il ranking protetto tra cui spicca il nome della 32enne Carla Suarez Navarro recentemente ristabilitasi dopo la malattia. Le altre sono Andrea Petkovic, Samantha Stosur, Coco Vandeweghe. Il tennis italiano invece è rappresentato da tre giocatrici: la n. 85 Camila Giorgi, la n. 93 Jasmine Paolini e la n. 99 Martina Trevisan. Tra le alternates troviamo invece Sara Errani come undicesima riserva.

L’entry list aggiornata di Wimbledon

 

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Wimbledon 2021, entry list maschile: tutti presenti i big. Nove gli italiani nel main draw

Al momento nessuna defezione tra i primi 102 della classifica ATP, due i ranking protetti. Batteria degli italiani che potrebbe completarsi con Cecchinato, secondo degli esclusi dal tabellone principale

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Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Nonostante ci si trovi quasi al culmine della stagione sulla terra rossa, con il Roland Garros che prepotentemente si staglia nell’orizzonte del calendario tennistico, inizia a farsi sempre più forte il profumo dell’erba, quel profumo di cui siamo tutti orfani da quasi due anni. Era il 2019, il cielo di Londra era azzurro, il sole splendeva e l’estate non era più un’ipotesi. Si torna a parlare quindi di Wimbledon e lo si fa compiendo tutti quei passi formali verso l’inizio del torneo: uno su tutti la pubblicazione dell’entry list edizione 2021, la 134ma edizione dei Championships, che si disputerà dal 28 giugno all’11 luglio.

Poche le sorprese e tante le aspettative per un torneo che ad oggi vede tutti i big ai nastri di partenza: presenti tutti i big del circuito, tra cui il n.1 al mondo Novak Djokovic ed il 13 volte (and counting…) volte vincitore di Parigi, Rafael Nadal, oltre al padrone di casa Roger Federer, 8 volte campione di Wimbledon. Nessuna defezione per quanto riguarda le prime 102 posizioni del ranking: si parte dall’alto arrivando fino al numero 102 Pablo Cuevas. Gli ultimi due posti per accedere direttamente al main draw sono stati riservati a Philipp Kohlschreiber e Yen-Hsun Lu, rispettivamente n. 132 e n. 679, ma che sfruttando il ranking protetto si ritrovano n. 96 e n. 71.

Ben rappresentati i colori azzurri, l’Italia può contare al momento su nove rappresentati iscritti al tabellone principale del singolare maschile: Matteo Berrettini, Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Stefano Travaglia, Salvatore Caruso, Gianluca Mager, Lorenzo Musetti e Andreas Seppi. Buone possibilità di arrivare in doppia cifra ai nastri di partenza: secondo degli esclusi è attualmente Marco Cecchinato, che potrebbe beneficiare di qualche rinuncia e superare l’ostacolo qualificazioni entrando direttamente al primo turno.

 

L’entry list aggiornata di Wimbledon

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A Wimbledon cade un pezzo di tradizione: dal 2022 si giocherà la domenica di mezzo

Niente più giorno di riposo a Wimbledon dal 2022. Il torneo sarà di 14 giorni. Si era giocato solo quattro volte nella domenica di mezzo

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Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Camminare lungo Church Road durante la domenica di mezzo è un’esperienza strana: è come trovarsi di colpo catapultati in un film nel quale qualcuno ha premuto il tasto “pausa”. Tutto sembra quasi sospeso, in un silenzio quasi irreale che ha sostituito il brusio incessante delle 40.000 persone che nelle giornate precedenti avevano percorso quei passi verso il torneo di tennis più famoso del mondo.

Dal 2022 tutto questo sparirà: l’All England Lawn Tennis and Croquet Club ha deciso di fare a meno di una delle sue tradizioni, quella del riposo durante la domenica di mezzo. Prima c’era il “never on Sunday”, tanto che pure la finale maschile si disputava di sabato. Poi la pausa della “Middle Sunday”, la domenica di mezzo, dissacrata solamente in tre occasioni (1991, 1997, 2004 e 2016) per recuperare un programma devastato dalla pioggia. Ora Wimbledon sarà un torneo di 14 giorni come tutti gli altri tornei dello Slam. O meglio, come due degli altri tornei dello Slam, perché a Parigi ormai da diverso tempo è diventato di 15 giorni, con una domenica iniziale “light” per lanciare il torneo.

Certamente Wimbledon come gli altri tornei non lo sarà mai, ma anche loro hanno dovuto cedere alle imponenti ragioni commerciali e organizzative che consigliano di evitare il giorno di pausa in mezzo al torneo. Con buona pace degli abitanti del sobborgo di Wimbledon che dovranno sopportare per una giornata in più il trambusto del torneo, gettando uno sguardo magari snob ma certamente attento al fiume di denaro che l’evento riversa nelle casse locali. La motivazione ufficiale, come annunciato dal Chairman Ian Hewitt durante la tradizionale (ovviamente) conferenza stampa di primavera, è quella dell’evoluzione della tecnologia per la cura dell’erba, che permette il mantenimento dei prati anche senza il giorno di pausa. Ma non ci sono dubbi che il motivo principale sia di carattere economico.

 

Abbiamo più volte ricordato come la “corporate hospitality” sia un elemento importante degli introiti di ogni torneo, e Wimbledon non fa eccezione. Avere una giornata in più nella quale permettere alle aziende sponsor di invitare i propri ospiti a Wimbledon, soprattutto una giornata del weekend, è una proposizione troppo allettante per poter essere snobbata anche dal tempio della tradizione tennistica. Senza tenere presente che in questo modo si va incontro anche alle esigenze degli appassionati “non-corporate”: un giorno in più di tennis in una giornata non lavorativa, quando chi lavora ad orari d’ufficio ha tempo per guardare il torneo in televisione in tutto il mondo; un giorno in più per fare la coda (il sabato, proprio perché durante il weekend, è di gran lunga la giornata più popolare per chi si accampa a Wimbledon Park in cerca di un biglietto).

Ci sarà ovviamente chi sarà contrario alla decisione, e per questo Wimbledon ha lanciato un sondaggio online per sollecitare i commenti da parte di tutti gli interessati, soprattutto la popolazione locale che sarà sicuramente impattata dalla decisione. I fondamentalisti del “never on Sunday”, secondo cui la domenica è la giornata tradizionalmente dedicata al riposo e già non sopportano le sei ore di apertura concesse ai negozi, avevano già ricevuto una spallata nel 1982 quando i soldi della NBC avevano convinto l’All England Club a spostare la finale maschile dal sabato al “giorno di riposo”. Certamente non farà piacere a tutti coloro che lavorano al torneo, inclusi noi dei media: coprire un torneo dello Slam è quasi uno sport anaerobico, uno sprint dall’inizio alla fine, e la boccata d’ossigeno della domenica di mezzo era davvero una manna dal cielo nella maggior parte dei casi.

Ma si tratta di un piccolo prezzo da pagare per regalare ai tifosi più tennis, e magari ottenere una programmazione degli ottavi di finale meno condensata: con la domenica di mezzo “dark” (espressione usata dai teatri per indicare il giorno di riposo), tutti gli ottavi del singolare maschile e del singolare femminile venivano programmati il lunedì della seconda settimana, la giornata “tecnicamente più interessante di tutto l’anno” come diceva il saggio Rino Tommasi. Però si trattava spesso di una corsa contro tutto, con partite di grande valore che si disputavano contemporaneamente senza avere possibilità di vederle o raccontarle come meritano. Senza poi tener presente che in caso di bizze del meteo, il programma del resto della settimana veniva messo a rischio.

E cio che più importa all’All England Club è l’apertura di questa nuova “fonte di reddito” che servirà a finanziare il progetto di espansione dei Championships, il “Wimbledon Park Project” che entro l’anno 2028 renderà i ground di Wimbledon di gran lunga i più estesi di tutti i tornei dello slam, con l’aggiunta di 39 nuovi campi da tennis, compreso un nuovo stadio da 8.000 posti con tetto retrattile. Nel 2020 Wimbledon ha ricevuto l’intera somma di 180 milioni di sterline (circa 207 milioni di euro) dall’assicurazione che aveva stipulato contro la cancellazione per “malattie infettive”, e di questi 36 milioni sono stati girati alla Lawn Tennis Association, la federazione tennis britannica, come da accordi tra le due parti. Ma per completare il mastodontico progetto e mantenere la leadership quantomeno di prestigio tra tutti i tornei dello Slam c’è bisogno di tutto l’aiuto possibile, anche quello della ormai non più sacra domenica di mezzo.

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