Djokovic torna grande a Wimbledon, Nadal si inchina al quinto set

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Djokovic torna grande a Wimbledon, Nadal si inchina al quinto set

LONDRA – Cinque ore e un quarto complessive, il serbo la spunta 10-8 in un’altra semifinale a oltranza. Amaro in bocca per Nadal che come l’anno scorso cede sul filo di lana ai Championships. Djokovic sfiderà Anderson in una finale sorprendente

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[12] N. Djokovic b. [2] R. Nadal 6-4 3-6 7-6(9) 3-6 10-8 (da Londra, il nostro inviato)

Qui la cronaca fino alla sospensione per oscurità

 

 

Alla presenza delle Duchesse di Cambridge e del Sussex (al secolo Kate Middleton e Meghan Markle) e con il tetto chiuso nonostante la bella giornata di sole e la temperatura ben oltre i 25 gradi, la seconda semifinale maschile riprende con un Nadal versione “squalo che sente l’odore del sangue”. Nel primo turno di battuta rimedia ad un paio di colpi fuori misura che concedono due palle break a Djokovic tenendo di rabbia il servizio ed involandosi subito sul 2-0 ottenendo il primo break di questa prosecuzione. I colpi molto aggressivi che lo spagnolo ha deciso di giocare ed i conseguenti maggiori rischi presentano però il conto un paio di game più tardi, quando arriva il controbreak per Djokovic che subito dopo impatta sul 3-3.

È abbastanza evidente che Nadal è più al limite del suo avversario, Djokovic gioca con più margini e di conseguenza è l’iberico che deve provare a fare qualcosa in più. Nole apre il game sul 3-4 con un doppio fallo, concedendo così uno spiraglio: Nadal va 15-40 con due palle break, la prima è salvata da un servizio vincente, ma la seconda è quella buona perché dopo tre affondi di rovescio a tutta velocità ed una discesa a rete del maiorchino, Djokovic mette in rete un passante di diritto non impossibile, prendendo poi a racchettate la suola delle sue scarpe per sfogare la sua furia. Ma il set non è ancora finito – Nole va 0-40 nel game successivo, ma commette un paio di fatali errori di rovescio da fondocampo che consentono a Rafa di mettere a segno cinque punti consecutivi e portare il match al quinto set dopo 52 minuti di prosecuzione e 3 ore e 46 di match complessivo.

Certamente Nadal e Djokovic hanno caratteristiche molto diverse da Anderson e Isner, ma all’inizio del quinto set sembrano ben intenzionati a ripercorrere le (lunghissime) orme dei loro predecessori: nei primi sette game il giocatore al servizio perde la miseria di cinque punti, incluso in doppio fallo di Nadal.
Sul 3-4 lo spagnolo si inguaia con un altro doppio fallo e mancando un paio di diritti non impossibili e concede una palla break sul 30-40: un servizio vincente, e due splendidi punti chiudono il game per lui ad impattare sul 4-4. Nel game seguente Djokovic, quasi a specchio, commette tre gratuiti, va sotto 15-40, ma salva le due palle break con due servizi e poi tiene la battuta.

Con un atteggiamento tra l’ammirato ed il rassegnato, il pubblico del Centre Court assiste ad un altro “extended set”, non prima però che Nadal si salvi dallo 0-30 con quattro servizi che avrebbero suscitato l’invidia dei due bombardieri della prima semifinale. Il maiorchino ripete la magia quattro game più tardi, sul 6-7, rialzando la testa a due punti dalla sconfitta con altri servizi vincenti. Il quindicesimo game è da cineteca: due errori ed un doppio fallo inguaiano Djokovic sul 15-40, il serbo salva le due palle break con due servizi, la terza poco più in là la cancella con un passante di diritto incrociato stretto, e dopo sedici punti uno più bello dell’altro tiene la battuta e continua la sua caccia della finale.
In quella terza palla break, beh, non credo di essere stato precipitoso. Sono rientrato da una posizione difensiva, e ho deciso di seguire a rete un buon rovescio in diagonale. È uno schema che aveva funzionato bene molte volte, ma lì la palla mi è uscita leggermente troppo centrale, e lui ha azzeccato un gran passante, e questo è tutto, è lo sport“, ricorda Rafa.

Nel game seguente il serbo arriva al match point, gentile omaggio di tre gratuiti di Rafa, ma una palla corta di rovescio millimetrica lo cancella. Ma è solo questione di pochi minuti, perché due giochi più tardi Nadal cede la battuta a zero e chiude il match dopo 5 ore e 17 minuti di battaglia (91 minuti solamente nel quinto set).

Non mi sento di avere granchè da rimproverarmi, sinceramente. Di solito sono molto critico con me stesso, ma oggi penso di aver giocato bene, non mi è rimasto nulla come energie, ho dato il massimo. Ho tirato gran colpi, fatto bei punti, certo ho sbagliato qualche palla, ma alla fine posso dire che è stata un’ottima partita, in cui lui è stato migliore di me“, ammette lo spagnolo. “Come ho già detto dopo la partita con del Potro, avrebbe potuto vincere chiunque dei due, quel giorno è andata bene a me, oggi è andata bene a lui, nient’altro

Djokovic raggiunge così la sua quinta finale a Wimbledon (con buona pace del corrispondente di un importante giornale internazionale seduto di fianco a me durante il match, che aveva già scritto il pezzo presupponendo la vittoria di Nadal), la ventiduesima nei tornei dello Slam ed affronterà nel match decisivo un avversario che lo ha battuto una volta sola, ben 10 anni fa, in sei precedenti scontri diretti.

Beh, intanto vediamo se riusciamo a scendere in campo tutti e due – ha detto Djokovic alla BBC appena uscito dal campolui ha avuto un giorno di pausa, piacerebbe tanto anche a me averne uno!
Faccio fatica a trovare le parole per spiegare cosa provo – ha continuato il serbo – Vedo in flashback tutto quello che ho passato negli ultimi 15 mesi. Avrebbe potuto vincere chiunque, la differenza tra noi due è stata minima”.

 

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Wimbledon 2019: più ricco, più green. Stop a match infiniti

Tante le novità nell’edizione 2019 dei Championships. Un torneo sempre più ricco e sempre più verde. Tie-break nel set decisivo

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A Wimbledon le tradizioni non si toccano. Eppure, anche nel tempio immacolato del tennis si guarda al futuro e, pur rispettando la storia e la filosofia centenaria del torneo, gli organizzatori stanno realizzando notevoli passi in avanti per far sì che anche lo Slam londinese stia sempre più al passo con i tempi rimanendo un esempio d’eccellenza e rispetto delle regole.

IL NUOVO COURT N.1 – Il progresso non si ferma ai Championships e, anche nell’edizione 2019, il torneo presenterà aspetti sempre più innovativi, a partire dal nuovo Court n. 1, con una nuovissima copertura fissa e ovviamente retrattile. Il numero dei posti a sedere del nuovo campo è stato portato a 12.345 con relativa risistemazione per migliorare il comfort degli spettatori. L’inaugurazione del nuovo campo si terrà il 19 maggio con uno show di tennis e musica, al quale parteciperanno leggende della racchetta come John McEnroe, Martina Navratilova, Lleyton Hewitt e Goran Ivanisevic. La Wimbledon Foundation devolverà il ricavato della manifestazione ai senzatetto, nell’ambito del progetto “A roof for all“.

Inoltre, il Wimbledon Lawn Tennis Museum celebrerà la storia del Campo 1 dal 1920 ad oggi con una mostra ad esso dedicata. Cambiamenti in vista anche per il protocollo del tetto. I match disputati sotto il tetto e sospesi a partire dalle 23, verranno ripresi il giorno seguente senza il tetto, salvo condizioni inclementi del meteo. Con questo nuovo regolamento, un incontro come quello tra Nadal e Djokovic del 2018 ricomincerebbe in condizioni outdoor e non al coperto come avvenne invece l’anno scorso. Inoltre, i match che attendono una programmazione definitiva ad inizio giornata, verranno poi disputati a fine giornata e, se possibile, sotto il tetto.

PRIZE MONEY SEMPRE PIÙ RICCO – Un’altra novità importante riguarda il Prize Money. Dall’edizione di quest’anno, il montepremi dei Championships sale a 38 milioni di sterline, un aumento dell’11.8% rispetto ai 34 milioni dell’anno scorso. I vincitori del torneo femminile e maschile incasseranno entrambi la somma di £2.350.000, 100.000 sterline in più rispetto al 2018. Nel torneo di singolare delle qualificazioni e nei primi tre turni del main draw, il montepremi verrà inoltre incrementato più del 10%. Dal 2011, il prize money del primo turno è stato quasi quadruplicato dalle £11.500 alle £45.000. I tornei di doppio maschile e femminile godranno di un aumento del 14.2% mentre il doppio misto del 6.2%.

 

TIE-BREAK SUL 12-12 – Uno dei grandi cambiamenti dell’edizione 2019 riguarda il regolamento del set decisivo. La partita più lunga della storia del tennis professionistico è stata disputata proprio sui campi verdi di Church Road. Avvenne sull’ormai storico Campo 18, il 22-24 giugno 2010, nel match di primo turno tra John Isner e Nicolas Mahut. Alla fine vinse l’americano dopo 11 ore e 5 minuti con il punteggio surrealista di 6-4 3-6 6-7(7) 7-6(3) 70-68. Ma a Londra la storia si ripete. L’anno scorso, John Isner è stato ancora protagonista di una maratona da record: questa volta si tratta della semifinale più lunga della storia e, dall’altra parte della rete, c’era un altro gigante e gran servitore, il sudafricano Kevin Anderson che, alla fine, stremato, dopo 6 ore e 36 minuti di gioco, si è aggiudicato l’incontro per 7-6 6-7 6-7 6-4 26-24.

John Isner e Kevin Anderson – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Lo stesso Anderson aveva poi aperto il dibattito in conferenza stampa sull’eventuale rivisitazione della regola al quinto set. Detto, fatto. Alcuni mesi dopo arriva la fatidica decisione: implemento del tie-break nel quinto set in tutte le categorie della competizione (qualificazioni, tornei femminili, maschili, doppio misto e tornei junior), ma solo una volta raggiunto il punteggio di 12-12. Dopodiché, si aggiudicherà il match il primo giocatore a vincere sette punti con un vantaggio di due o più punti. Non ci saranno cambiamenti per il torneo di Wheelchair, che si svolgerà ancora al meglio di tre set al tie-break.

NO SHOT CLOCK IN CAMPO – Anche se ovviamente la regola dei 25 secondi tra un punto e l’altro è in vigore, non ci sarà ancora l’orologio visibile in campo (è forse previsto per il 2020) a scandire i secondi esatti che restano ai giocatori dopo la fine di un punto.

Per quanto riguarda gli orari dei match, è stato deciso di anticipare di mezz’ora l’inizio dei match nei campi secondari, quindi alle ore 11, mentre viene mantenuto l’orario dell’inizio (ore 13) degli incontri sul Centre Court e sul Campo n. 1, così come l’ora delle finali del singolare maschile e femminile (ore 14).

DRAW DA 128 PER LE QUALI DONNE – Un’altra novità riguarda il torneo singolare di qualificazioni feminili. Il tabellone infatti verrà uniformato a quello maschile, con 128 partecipanti (fino all’anno scorso le aspiranti al main draw femminile erano 96).

WIMBLEDON SEMPRE PIÙ GREEN – Ci sarà grande attenzione, da parte dell’organizzazione, a far sì che i Championships diventino un evento sempre più ecosostenibile, focalizzandosi sui quattro grandi temi dell’energia, i trasporti, cibo e bevande e rifiuti. Innanzitutto si assisterà al lancio di prodotti 100% riciclabili, come le bottigliette dell’acqua sponsor del torneo; bando poi ai sacchetti di plastica in cui vengono avvolte le racchette dei giocatori appena incordate, il che significa una diminuzione di circa 4.500 protezioni plastificate per l’edizione 2019. Verrà inoltre impiegato un personale scelto intorno ai campi per informare il pubblico sul corretto smaltimento dei rifiuti negli appositi contenitori.

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Djokovic rinasce a Wimbledon

LONDRA – Anderson acciaccato battuto in tre set (ha avuto cinque set point nel terzo). Quarto trionfo a Londra, tredicesimo Slam in carriera. Tornerà numero 10 ATP

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[12] N. Djokovic b. [8] K. Anderson 6-2 6-2 7-6(3) (da Londra, il nostro inviato)

Quarto titolo ai Championships, tredicesimo Slam, ritorno in top 10 (proprio alla decima posizione), altro che “non so se giocherò la stagione su erba“, come disse dopo essere stato sconfitto da Marco Cecchinato ai quarti del Roland Garros. Il gran torneo di Novak Djokovic, con il capolavoro del successo in cinque set su Rafa Nadal nella semifinale divisa in due parti, gli ha consegnato, come regalo e premio, una finale che è stata una passerella per due set, e una lotta solo nel terzo. Il povero Kevin Anderson, alla seconda sconfitta nell’atto conclusivo di un Major dopo lo US Open 2017 (perse da Nadal), non è riuscito a muoversi al 100% in campo, come ampiamente prevedibile dopo le tremende maratone (4 ore e un quarto contro Federer, 6 ore e mezza contro Isner) che ha eroicamente vinto per conquistarsi questa partita.

SPIETATO NOLE – Fin dall’inizio, e qualche maligno in tribuna stampa dice fin dal palleggio di riscaldamento, si vede chiaramente che Anderson è menomato nei movimenti, in particolare pare avere difficoltà ad affondare con efficacia gli appoggi. Voci dal clan sudafricano, ufficiose, sostenevano che il problema maggiore fossero vesciche sotto i piedi, oltre agli ovvi indolenzimenti muscolari assortiti. Sia come sia, il primo set scappa rapidamente in favore di Djokovic, che brekka al primo e al quinto game, per poi chiudere 6-2. A parte qualche sprazzo come alcuni servizi vincenti, e un paio di buone accelerazioni da fondo qua e là, Kevin non sembra davvero in grado di difendere le sue possibilità. Anderson si fa massaggiare il braccio al cambio campo, ma in effetti è l’unica cosa che gli viaggia fluida.

È stata dura recuperare dopo le semifinali, venerdì non ho praticamente dormito, sabato è andata meglio, ma alla fine la partita non è stata condizionata da questo, quanto dal fatto che non sono riuscito a giocare il mio miglior tennis“, si schermisce con grande signorilità Kevin. “Ero nervoso all’inizio, dopo mi sono sentito molto meglio“.

Giustamente, Nole non si fa intenerire, palleggia solido senza esagerare, si concentra a mettere in campo più risposte possibili, e questo gli è più che sufficiente. Il pubblico mormora, e cerca di incoraggiare Anderson con autentiche ovazioni ogni qualvolta Kevin piazza un vincente, ma non c’è nulla da fare. Frastornato, il sudafricano commette anche diversi doppi falli, oltre a fallire accelerazioni di dritto che di solito non sbaglia mai. Due break subiti anche nel secondo parziale per lui, e solo un sussulto, con palla per recuperarne uno, sul 2-5 con Nole al servizio per il secondo set: Anderson è sotto il proverbiale treno, 6-2 6-2 Djokovic. Era la prima palla break mai ottenuta da Kevin in una finale Slam, non ne aveva avute nè contro Nadal a New York, nè ovviamente contro il serbo finora. Non è passata nemmeno un’ora e un quarto, sto immaginando il disappunto dei tanti che, mesi e mesi fa, hanno pagato anche migliaia di sterline per un posto sul Centre Court oggi.

CONCLUSIONE TESA – Il match prosegue, e colpo dopo colpo è sempre evidente la difficoltà di Anderson ad affondare gli appoggi. Può essere che in effetti il problema di vesciche sia davvero quello che lo limita maggiormente. Il suo orgoglio nel rifiutarsi di mollare, facendo il pugnetto a ogni punto conquistato, è assolutamente ammirevole. Gli applausi quando sale 4-3 nel terzo set, tenendo il quarto servizio, sono assordanti, quando Hawk-Eye dà torto a Djokovic poco dopo su un dritto di Kevin ancora di più, e quando arriva addirittura la seconda palla break per Anderson nel match si rischia la standing ovation. La cosa, chiaramente, non infastidisce minimamente Nole, che piazza due servizi vincenti, va 4-4, ed esulta pure lui, quasi contento di aver avuto finalmente una scusa per farlo. Forse in questa fase finale del set Djokovic potrebbe stare accusando un minimo di emozione, vedendo il traguardo tanto vicino, due doppi falli commessi nel decimo game ne sono un sintomo. E rischiano di costargli cari, perché regalano un set-point a Kevin, annullato con un bello scambio in pressione, con tanto di riga esterna presa. Ne arriva incredibilmente un terzo, di doppio errore, il sole che ora punta dritto negli occhi del serbo sicuramente è una concausa, ricordiamo che gioca con le lenti a contatto. Nole annulla senza problemi anche questo secondo set-point, e pareggia 5-5, sinceramente queste sue difficoltà sono giunte inaspettate, anche perchè se le è procurate da solo.

Mi sentivo benissimo i primi due set, poi lui è salito tanto nel terzo, è stato il giocatore migliore in quella fase, ma io ho creduto in me stessospiega Novak alla ESPN subito dopo il match. “Più vinci, più fiducia puoi avere, fiducia su cui contare“.

Bravo, bravissimo Kevin a stare lì, adesso sta servendo bene, mentre Djokovic accenna qualche movimento di stretching. Tiene a zero la battuta il sudafricano, garantendosi il tie-break (con Nole ne ha vinti 3 su 3 in passato). Ma i problemi del serbo continuano, va sotto 0-30, poi 15-40 sbagliando un dritto, e sono altri due set-point per Anderson. Fallisce il primo, bel dritto di Djokovic sul secondo, poi ancora gran pressione di Kevin e ne arriva un terzo, totale 5 nel set. Gli scappa lunga la risposta, però, e poco dopo si arriva al tie-break. Il nervosismo che all’improvviso sta attanagliando Nole si capisce anche dai diversi gesti, anche polemici, che rivolge verso il box giocatori, non si capisce se rivolto al suo clan o agli accompagnatori di Anderson. Siamo a 2 ore e 10 di parita, questo terzo set lottato sta salvando il pomeriggio. Ritrova concentrazione ed efficacia Djokovic, allunga sul 5-2, e chiude senza altri affanni per 7-3. Applausi e un bell’abbraccio per Anderson, che più di così non poteva fare, cuori mandati al pubblico per Nole, che si scrolla di dosso un periodo da incubo durato due anni.

“Durante gli ultimi due anni ho cercato di tenere un diario, per capire tutto quello che stavo attraversando. Ragazzi, se ne ho avuti, di alti e bassi! Ma è la vita, sono cose che succedono. Io ho cercato di migliorare e ritrovare il mio gioco, e questo è un grande, grande risultato. Mio figlio, voglio passare più tempo possibile con lui, parlandogli delle lezioni e delle esperienze che ho avuto nella mia vita. Ma c’è anche tanto che posso imparare da lui, è come fosse anche un mio maestro e un mio amico. Vederlo qui, con me, ora, è meraviglioso.
Tra quelli che hanno vinto 4 o più Wimbledon (Laver 4, Borg 5, Sampras 7, Federer 8), beh, forse quello a cui ho sempre guardato è Sampras, per me era un idolo. E ora gli sono arrivato vicino come numero di titoli Slam, è incredibile!

13 Slam sono tanta roba, 4 Wimbledon lo pongono sopra a gente del calibro di Boris Becker e John McEnroe (entrambi a 3 titoli qui). Bentornato, campione.

(in aggiornamento)

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Djokovic a un passo dal poker. Nessuna speranza per Anderson?

Focus tecnico day 13, la finale. Djokovic è dato per favorito quasi all’unanimità. Sarebbe il quarto titolo qui. Ma Anderson ha già sorpreso tutti, più di una volta. Potrebbe farlo, incredibilmente, ancora? E come?

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dal nostro inviato a Londra

Ne resterà soltanto uno: ogni volta che si arriva alla finale del torneo più prestigioso al mondo non può non venire in mente la “tagline” di uno degli spot televisivi promozionali di Wimbledon più riusciti di sempre, prodotto tanti anni fa da Tele+2, ispirato al film “Highlander” e accompagnato in sottofondo dalla splendida “Who wants to live forever” dei Queen. Ci siamo: dopo uno svolgimento a dir poco travagliato anche il tabellone maschile è arrivato alla fine, manca solo l’ultima partita. Novak Djokovic ha battuto in 5 set Rafa Nadal nella seconda semifinale, ripresa ieri, e ha raggiunto Kevin Anderson nell’atto conclusivo. Tanti problemi organizzativi, con la finale delle ragazze (a proposito, che brava Angelique Kerber!) iniziata in ritardo di oltre due ore, qualche polemica al riguardo e, ironicamente, rimane da fare una riflessione: se quel benedetto passante di rovescio fallito da Roger Federer mercoledì fosse stato vincente nulla di tutto questo sarebbe successo.

E sarebbe stato un peccato, sinceramente (scusa, Roger). Niente partita incredibile 26-24 al quinto tra Anderson e Isner, prima di tutto. Chissà come sarebbe finita, poi, Djokovic-Nadal se fosse stata regolarmente giocata tutta il venerdì con il tetto aperto; e ovviamente nessun problema con gli orari della finale femminile. Insomma, quel match point fallito dallo svizzero ha messo in moto una catena di eventi non di poco significato. Che, personalmente, ritengo abbiano reso le fasi finali del torneo molto divertenti, quindi va benissimo così. Cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio tra Kevin Anderson e Novak Djokovic, quindi? Proviamo a capirlo insieme.

Novak Djokovic – Kevin Anderson (ore 15 italiane, centrale, precedenti 5-1 Djokovic)

Tutto farebbe propendere per un pronostico in favore del buon vecchio Nole. L’ovvia caratura del fuoriclasse che il serbo è, i precedenti (2 vinti dal “Djoker” proprio qui a Wimbledon, nel 2011 63 64 62, lottata fino al quinto set nel 2015, 67 67 61 64 75), e soprattutto l’evidenza del fatto che, con gran piacere, possiamo finalmente dire che Djokovic è tornato. Ma proprio quel secondo precedente, non dimentichiamolo, si riferisce all’anno forse migliore di Djokovic, il famoso 2015, mentre tre anni fa Anderson non era certo a questi livelli. Nonostante questo, Nole andò a un passo dalla sconfitta, dopo essere stato sotto 2 set a zero, annullò due palle break nel quarto game del quinto set. In tutta quella formidabile stagione, Djokovic perse solo sei partite (una con Karlovic, una con Wawrinka, una con Murray e 3 con Federer, ci mancò poco quindi che Anderson fosse la settima). L’unica vittoria di Anderson contro Djokovic è datata 2008, a Miami, 6-4 al terzo, sono oltre 10 anni fa. Interessante il dettaglio che hanno giocato te tie-break in 6 partite, e li ha vinti tutti Anderson. Non è quel RoboNole, non lo sarà più, ma a noi va benissimo anche l’ottimo “NormoNole” che stiamo vedendo a Londra, sinceramente dopo il triste spettacolo offerto a marzo negli USA ci eravamo veramente preoccupati per lui. Aveva ragione da vendere Rafa Nadal, altrochè, quando prima della sua semifinale contro il rivale di 52 sfide disse, ripetutamente, che lui aveva ben osservato Djokovic, e che lo riteneva assolutamente rientrato a un livello altissimo.

Affronterà quello che io ritengo il personaggio del torneo, di gran lunga. Ciò che è stato capace di fare tra quarti e semifinale Kevin Anderson è né più né meno che straordinario. Battere Federer su questi campi, e in che modo poi, annullando match-point, rimontando da due set a zero sotto, e vincendo 13-11 al quinto, è impresa fuori dal comune di per sé. Ripetersi due giorni dopo, quando tutti (io per primo) lo davano per spacciato data la fatica fisica e mentale accumulata contro lo svizzero, risalendo da due set a uno di svantaggio con John Isner, per poi prevalere in una maratona da record finita addirittura 26 a 24 nel set decisivo, dopo 6 ore e 36 minuti di terrificante battaglia con i servizi, è fuori dal mondo. Sarebbe una sorta di favola sportiva a lieto fine come se ne sono viste poche, se Kevin trionfasse anche oggi, ma potrebbe esserlo anche il coronamento della rinascita di Nole; la speranza, come sempre, è di avere un match appassionante.

Kevin Anderson – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal punto di vista tecnico, poco da fare, va assolutamente considerata come determinante la condizione fisica di Anderson. È pressoché impossibile che il sudafricano si presenti in campo avendo recuperato la forma al 100%, ma alla fin fine questo renderà estremamente semplici le sue scelte tattiche, che già di per sé non sono poi tante anche quando sta benissimo. Avrà di fronte una macchina da fondocampo in grado di stritolarlo nel palleggio ogni qualvolta dovesse trovarsi invischiato in uno scambio lungo. Molto buono con il dritto, Kevin a volte si perde un po’ dal lato del rovescio, che come esecuzione in sé è ottimo, ma sulle palle basse gli capita di giocarlo con la schiena e le spalle un po’ rigidi, senza la giusta rotazione del busto. Comprensibile, data l’altezza. In realtà, guardando le stats totali nel torneo del sudafricano, troviamo un dato sorprendente, ovvero un grande equilibrio nel rendimento anche nei “long rallies“. Negli scambi brevi, il suo prediletto “bum bum”, durati tra 0 e 4 colpi, ha uno score di 826 punti vinti, 718 persi, un bel +108, e questo era prevedibile. Tra 5 e 8 colpi, 143 vinti, 141 persi, oltre i 9 colpi, 41 vinti, 40 persi. Questi ultimi due dati sono notevolissimi vista la tipologia di giocatore, e spiegano bene la spettacolare cavalcata che l’ha portato in finale, sovvertendo tanti pronostici (i miei per primi, bravo e basta Kevin!).

Insomma, non è che finora abbia proprio sofferto tanto anche quando è stato costretto a battagliare con dritto e rovescio. Ma finora non aveva incontrato il grande Djokovic, in crescendo, che abbiamo ammirato qui. A mio avviso, l’unica opzione che potrebbe permettere al “re dei match a oltranza” di avere concrete chance di farcela sarà interpretare la partita, fin dall’inizio, proprio come se si trattasse di un “long set” dal 5 pari in poi. Ovvero, attenzione e determinazione feroci sempre, sempre, nella difesa del proprio turno di battuta, come se anche sul 2-2 ne andasse dell’intero set o match. Ha dimostrato di saperlo fare eccezionalmente bene pure da sfinito, ricordiamo che è andato alla battuta per salvare la partita ben 8 volte contro Federer e 20 contro Isner. Se riuscirà a blindare con successo i suoi game di servizio anche oggi, magari prima o poi uno spiraglio in risposta potrebbe trovarlo, piazzare un paio di pallate, e poi chissà.

Djokovic, rispetto al mostro da Slam ammirato fino a un paio di anni fa, sembra meno potente in senso stretto (la palla banalmente gli viaggia a qualche kmh di meno, sia di dritto che di rovescio), e anche meno pesante nel palleggio, ma è molto manovriero, e usa alla grandissima le combinazioni con gli angoli stretti. Ai “bei tempi” Nole era in grado, quando voleva, di risolvere qualsiasi scambio con un paio di manate lungolinea, variazione di cui aveva controllo assoluto, e che eseguiva con violenza devastante. Gliene stiamo vedendo fare molti di meno, di quei traccianti imprendibili a chiudere, ma in cambio, abbiamo un giocatore che si apre il campo e ne sfrutta le geometrie in modo esemplare. Contro Nadal è stata una partita a scacchi, giocata alla ricerca di ogni spiraglio e spazio possibili, tra due che il terreno di gioco lo coprono come quasi nessun altro. Il “Djoker” ne è uscito con grande intelligenza tattica, più che prevalendo sul piano tecnico (in effetti, qualche esecuzione, soprattutto in avanzamento, l’ha sbagliata, ma ha compensato con una buonissima prestazione al servizio).

Novak Djokovic – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal punto di vista fisico, certamente giocare per oltre due ore ieri per concludere la semifinale è un inconveniente, più che dal punto di vista atletico (nei Masters 1000 si gioca 2-3 ore ogni giorno senza problemi), dal punto di vista della fatica mentale. Ma fare 3 ore un giorno, e 2 ore il successivo, non è minimamente paragonabile al farne 6 e mezza di fila. Però il “day off” di riposo in più aiuta tanto. Per concludere, direi che possiamo affidarci alle parole dei giocatori stessi, che secondo me vanno ascoltati con molta attenzione quando fanno certe valutazioni. Rafa, dichiarando che Nole era ormai tornato fortissimo, ci aveva preso in pieno, provandolo tra l’altro sulla propria pelle. Djokovic, sull’argomento stanchezza, relativamente ad Anderson, ha detto che certamente Kevin era stato costretto a due maratone di fila, la seconda pazzesca, ma che alla fine di due settimane Slam un giorno di riposo è fondamentale, e lui a differenza del sudafricano non lo ha avuto. Per cui, fatte le somme, Nole dice che a suo avviso si presenteranno in campo più o meno pari come condizione generale, e che sarà il tennis a fare la differenza. Speriamo che abbia ragione, e che non sia pretattica. Buona finale a tutti.

I precedenti tra i due finalisti:
2015 Wimbledon Novak Djokovic 67(6) 67(6) 61 64 75
2012 Indian Wells Novak Djokovic 62 63
2011 Wimbledon Novak Djokovic 63 64 62
2011 Madrid Novak Djokovic 63 64
2011 Miami Novak Djokovic 64 62
2008 Miami Kevin Anderson 76(1) 36 64

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