US Open, spunti tecnici: Nadal, il gioco di gambe per il dritto a sventaglio

NEW YORK - Forse non convince fino in fondo, ma vince. Con Thiem nel mirino ai quarti, Rafa allena moltissimo il suo colpo migliore. Sul cemento, rispetto alla terra, la precisione e la velocità dei passi è ancora più importante

US Open, spunti tecnici: Nadal, il gioco di gambe per il dritto a sventaglio

da New York, il nostro inviato

Di Rafa Nadal sappiamo ormai tutto. Personalmente, credo di essere stato a rompergli le scatole a bordocampo decine di volte (quando non direttamente in campo, come a Indian Wells, dove è come essere al circolo sotto casa, puoi anche giocare nei practice courts adiacenti ai campioni, e devo dire che è divertente quando stecchi una palla, ti scappa di là, e Berdych o Thiem te la rimandano sorridendo, che bei ricordi). Proprio Dominic Thiem sarà l’avversario di Nadal nei quarti di finale, una partita difficile, l’austriaco è riuscito a battere Rafa ben tre volte sulla terra rossa prediletta dallo spagnolo, qui il cemento è lento, ma con rimbalzi molto “vivi”. Si può attaccare bene, come ci ha raccontato Federer in conferenza stampa, e la palla salta via bella cattiva. Tra Nadal e Thiem, questa situazione ambientale porterà vantaggi e svantaggi per entrambi.

 

Se Rafa continuerà a stare sei metri dietro la riga di fondo in risposta, il fenomenale kick esterno col servizio di Dominic lo potrebbe mandare a raccattare la palla letteralmente in tribuna. Dall’altra parte, ovviamente, i liftoni di dritto del maiorchino saranno esaltati dalla grande restituzione del rimbalzo del cemento di Flushing Meadows. Come al solito, da bravo “computerino da tennis” qual è, Rafa ci si è messo di impegno ad allenare proprio il colpo che potrebbe fare più male a Thiem. Passavo di lì per caso, perchè stavo andando in campo da Aryna Sabalenka (che poi ha perso con Osaka, bruciandomi il pezzo, accidenti, ma pazienza, ne scriverò comunque, la ragazza è un portento), e niente, non ho potuto non fermarmi a vedere e documentare. Era già la fine del training, con Carlos Moya stavano provando a ripetizione gli schemi di pressione e poi chiusura con lo sventaglio di dritto. Concediamoci quindi una piccola lezione di gioco di gambe, in compagnia del miglior drive mancino in circolazione. Signore e signori, la ricerca della palla con i piedi, Maestro ospite oggi, l’amico Rafael Nadal Parera, detto Rafa.



Qui sopra, in alto l’inizio dello spostamento, dopo essere ricaduto dallo split-step (saltello a piedi pari) di posizionamento, Rafa sposta il peso dal piede sinistro al destro, “buttandosi” all’indietro e lateralmente mentre porta in alto la testa della racchetta, sostenuta dalla mano destra. Nel frame in alto a destra, vediamo quanto si inclina, saranno 30 gradi buoni. Sotto, parte la “frullata” con i piedi, ad assecondare il voluto sbilanciamento precedente del busto, vediamo un cross-step (passo incrociato) fulmineo all’indietro, con appoggio definitivo finale del piede sinistro, che sarà quello che caricherà la spinta dell’intera esecuzione. Nell’istante in cui Rafa mette giù quel piede, di lì non si può più spostare, se sbagliasse di 10 centimetri la posizione rispetto alla palla, il colpo sarebbe destinato alla steccata o all’errore, inevitabilmente.


Qui sopra, in alto vediamo lo scatenarsi del movimento a colpire, come detto la spinta parte dal piede sinistro, per passare al destro durante la sbracciata. È impressionante vedere il frame dell’impatto, in alto a destra, e la potenza espressa da Rafa, con lo swing ad arto disteso (postura del braccio detta “outside-out“) che non spreca un grammo di caricamento, o un centimetro di leva. Sotto, il finale dell’esecuzione, in “reverse” sopra la testa, la torsione è stata talmente violenta che il giocatore si ritrova ad atterrare sul campo dalla sospensione dinamica quasi girato dall’altra parte. Che botte, e che pesantezza di palla, ragazzi. L’intera sequenza esaminata ora non è durata più di un secondo, vedete la palla entrare nell’inquadratura nel frame dove Rafa ha appena ruotato il busto spalle (“unit turn“), e sta eseguendo il primo cross-step. Era un dritto a tutto braccio di Moya da tre quarti di campo, fate voi i conti, si tratta di legnate sopra i 130 kmh, e questo omone da 85 chili abbondanti di muscoli ci ha fatto il giro intorno come un colibrì, con i piedi che viaggiavano a frequenze incredibili. Applausi, e grazie Rafa per la lezione e lo spettacolo.



Qui sopra, in alto, per rendere giustizia alla completezza di Rafa, vediamo un rovescio, non serve evidenziare la strepitosa precisione del modo in cui si allinea con la palla, tacco-testa della racchetta, gamba posteriore, tutto da incorniciare. Riprendendo l’immagine di copertina del pezzo, messa sotto, possiamo apprezzare la bella simmetria dei due fondamentali dello spagnolo. In quest’ultima fotografia ho aggiunto due linee che mostrano cosa significa postura da manuale: l’angolo retto del piano delle spalle, a 90° rispetto alla retta che unisce palla, racchetta e piedi di Rafa è commovente per precisione. Potresti usare un programma di grafica tipo autocad per schematizzarlo, e non sgarrerebbe di un millimetro. Lo sappiamo già da una vita, sarà pure ridondante ripeterlo, ma che campione, e soprattutto che tecnica sopraffina, il Maestro Rafa.

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