US Open, alla scoperta delle telecamere-robot

Sedici campi coperti grazie ad una nuova tecnologia: due sole persone controllano quattro telecamere, replay, hawk-eye e grafica

US Open, alla scoperta delle telecamere-robot
foto via Twitter, @usopen

Da qualche anno a questa parte la copertura televisiva dei grandi eventi tennistici è diventata sempre più capillare: ormai ogni campo sul quale si disputano incontri ufficiali nei tornei del Grande Slam (e non solo) è dotato di copertura televisiva e le immagini vengono messe a disposizione di chi ha acquistato i diritti per farne l’uso che viene ritenuto più consono. Alcune televisioni, come per esempio Sky, scelgono di creare ad hoc dei canali appositi per la trasmissione simultanea dei campi secondari; altre invece, come Eurosport, si affidano alla soluzione streaming per fornire feed multipli ad un costo aggiuntivo.

Dietro a questo allargamento quasi esponenziale dell’offerta ci sono evoluzioni tecnologiche che permettono agli “host broadcaster”, ovvero le televisioni che producono le immagini, di coprire un elevato numero di campi con un numero molto ridotto di persone, rendendo quindi l’operazione economicamente possibile. Durante lo US Open 2018 la ESPN, titolare dei diritti per gli USA e host broadcaster, ha deciso di selezionare una tecnologia nuova per la ripresa dei campi laterali (a Flushing Meadows dal n.4 al n.15) creata dalla combinazione del SimplyLive ViBox System e della Fletcher Tr-ACE robotic camera. Questo tipo di tecnologia doveva esordire durante l’ultimo torneo di Wimbledon, ma i test effettuati in primavera non avevano dato risultati soddisfacenti ed il debutto è stato ritardato agli US Open, dopo che durante l’estate sono stati fatti sostanziali aggiornamenti ai software di gestione.

 

Con ViBox e Tr-ACE è possibile coprire un campo con quattro telecamere comandate a distanza e solamente due persone situate nella sala controlli che si occupano della regia e della messa in onda. “Con una copertura tradizionale ogni campo richiederebbe 8-9 persone – ci dice Steph Trudel, da 18 anni responsabile della grafica sul campo centrale di tutti i Masters 1000 e quest’anno per la prima volta seduto in cabina di regia con il sistema ViBox – con questo nuovo metodo invece bastano un operatore delle telecamere ed un regista/produttore per ottenere un prodotto di livello professionale”.

Delle quattro telecamere che sono sul campo, due sono posizionate in fondo sul lato corto, per mostrare il gioco, mentre le altre due sono sul lato lungo e sono fisse sui giocatori. La cosiddetta camera 1 è quella principale che fa vedere lo svolgersi dei punti, la camera 2 è posizionata da un angolo diverso e viene utilizzata per i replay, mentre la n.3 e n.4 sono come detto al lato del campo e seguono i due protagonisti. Il sistema Tr-ACE, infatti, utilizza un software di riconoscimento per individuare i giocatori e, controllando tutti gli elementi che si muovono in campo, mantiene le telecamere puntate sui soggetti individuati. È compito poi dell’operatore segnalare alla singola telecamera quale soggetto deve essere seguito. Nel caso di un doppio, per esempio, l’operatore cambia il giocatore da seguire a seconda delle situazioni di gioco, chi serve, chi risponde, il punteggio e così via.

Chi svolge questo lavoro deve conoscere il tennis, in modo da essere in grado di ‘raccontare la storia della partita’, mettendo insieme gli elementi più rilevanti” ci spiega Trudel mentre ci mostra la sala operativa della ESPN dedicata ai campi coperti da ViBox. Ci sono 12 banchi che vedono operatore e regista lavorare fianco a fianco, una zona separata con 4-5 persone che si occupano dello “shading” delle telecamere, ovvero di assicurarsi che i settaggi siano in linea con le condizioni di luce del campo e che vengano mantenuti corretti durante tutta la giornata, e poi c’è una postazione di controllo per il responsabile dell’unità, coadiuvato da un’altra persona cui vengono segnalati gli episodi curiosi, in modo tale che possano essere utilizzati per brevi filmati da postare sul sito degli US Open o sui vari social media.

Le immagini provenienti dalle quattro telecamere vengono mostrate su un display touch screen di fronte al regista, che ha la possibilità di decidere quale immagine mandare in onda delle quattro che riceve. C’è poi la possibilità di passare da una camera all’altra direttamente, oppure attraverso un passaggio sfumato, con il logo degli US Open che guida il “fade in”, per il quale il regista può utilizzare uno schermo di preview, in modo da far sì che il passaggio avvenga nel momento giusto. Il registra dispone inoltre di un pulsante per riavvolgere il “nastro” (che ora ovviamente non esiste più) e mostrare un replay da una qualunque delle quattro telecamere, e sul touch screen display ci sono anche le immagini da Hawk-eye (in caso di challenge), quelle della grafica, che riceve il punteggio direttamente dal tablet del giudice di sedia, e i cosiddetti “beauty shots” ovvero le immagini dalle telecamere in esterna che mostrano la panoramica di Flushing Meadows.

L’unità che si occupa della copertura di ViBox è stata creata in maniera totalmente indipendente dal Broadcast Center di ESPN, in quando è stata assemblata una settimana prima per coprire anche le qualificazioni. Grazie a questa nuova soluzione il canale sportivo americano via cavo, che dal 2015 trasmette in esclusiva gli US Open negli Stati Uniti, coprirà il torneo con 130 ore di diretta televisiva ed oltre 1300 ore di diretta streaming attraverso la propria app, il canale in streaming ESPN3 e la soluzione “Over The Top” ESPN+. Ci sono voluti due anni e mezzo di ricerca e sviluppo per mettere a punto questo nuovo sistema che rappresenta un notevole passo avanti nel modo di trasmettere tennis in TV e che molto probabilmente verrà adottato anche da altri tornei, riducendo i costi di copertura sui campi laterali e permettendo la trasmissione di immagini di qualità di sempre più incontri.

CATEGORIE
TAG
Condividi