Serena nella bufera. Chieda scusa o non avrà più arbitri (Cocchi). Millennial Musetti (Azzolini). Serena sia un po' più serena. E noi parliamo di Naomi (Berruto)

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Serena nella bufera. Chieda scusa o non avrà più arbitri (Cocchi). Millennial Musetti (Azzolini). Serena sia un po’ più serena. E noi parliamo di Naomi (Berruto)

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Serena nella bufera. Chieda scusa o non avrà più arbitri (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

La guerra dei mondi. Wta contro arbitri, Itf contro Wta, arbitri contro Serena. La scenata della Williams nella finale dello Us Open, persa contro Naomi Osaka, continua a lasciare una scia tossica. Come le polemiche che da quel sabato in cui la ex n°1 ha dato del ladro sessista all’arbitro Ramos, proseguono senza soluzione di continuità. «Sei un ladro, mi hai rubato un punto. Mi devi delle scuse. Ti comporti così solo perché sono una donna e una madre», sono solo alcune delle carezze che la Williams ha fatto al portoghese. Non bastasse il comportamento tenuto con l’arbitro, la vincitrice di 23 Slam ha anche rovinato la festa della povera Naomi Osaka che il titolo se l’è pienamente meritato. Un comportamento che cozza con la sua campagna in difesa delle donne. Attraverso il numero 1 Steve Simon, l’associazione delle tenniste professioniste si è schierata in sua difesa confermando che un comportamento differente tra uomini e donne da parte dei giudici c’è sempre: «La Wta crede che non ci dovrebbero essere differenze negli standard di tolleranza nei confronti delle emozioni espresse da giocatori e giocatrici e si impegna a lavorare per garantire che tutti i giocatori siano trattati allo stesso modo. Non crediamo che sia stato fatto sabato sera — ha accusato il n.1 Simon —. Pensiamo anche che la questione del coaching debba essere affrontata e dovrebbe essere consentita in tutto lo sport». Insomma, Serena sarebbe stata maltratta e l’arbitro Ramos non sarebbe stato in grado di gestire la situazione. Immediata la risposta della federtennis internazionale: «Ramos è uno dei più esperti e rispettati arbitri nel tennis. Le sue decisioni sono state adottate in conformità con le regole attinenti e sono state confermate dalla decisione degli organizzatori di multare Serena Williams per le tre violazioni. È comprensibile che un episodio rilevante e spiacevole come questo possa dare vita a un dibattito, ma allo stesso tempo è importante ricordare che Ramos ha affrontato il suo ruolo di giudice secondo le regole e agendo tutte le volte con professionalità e integrità». Ora sembra che ci sia una fronda di arbitri decisa a reagire. Dopo gli attacchi a Lahyani, reo di aver convinto Kyrgios a impegnarsi di più nel match e quindi accusato di coaching, ora le accuse di sessismo a Ramos. Secondo il Times sarebbe pronto un ammutinamento da parte degli arbitri che starebbero pensando di coalizzarsi contro la Williams per smettere di arbitrarla finché non avrà pubblicamente fatto ammenda per il suo comportamento. Un ufficiale di gara, che è voluto rimanere anonimo, avrebbe confermato al quotidiano inglese che gli arbitri non si siano sentiti supportati dall’Usta in diverse occasioni e che Ramos sia «stato gettato in pasto al branco semplicemente per aver fatto il suo lavoro»[SEGUE].

 

Millennial Musetti (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Sarà numero uno, e non servirà la macchina del tempo per scoprire quando. Potrebbe accadere presto, magari il prossimo anno, ma solo se lui lo vorrà, se gli sarà utile, e questo è tutto da vedere. Numero uno juniores, o no? Lorenzo Musetti da Carrara sta per prendere le prime decisioni importanti della carriera. Ha sedici anni, ha raggiunto la finale junior degli Us Open, è cresciuto parecchio in questi mesi, si è rinforzato, è al numero cinque del ranking di categoria e davanti ha solo ragazzi più grandi di due anni: se resta nella sua confortevole dimensione può vincere tutto, ma forse ha già le qualità per andare alla scoperta dei primi tornei Futures (ne ha giocato appena uno) e mettere un piede nel mondo del tennis professionale. Non ha ancora un punto Atp, a differenza dell’altro sedicenne del nostro tennis, Giulio Zeppieri da Latina (nei quarti a New York), che ha raggiunto le semifinali nel 15 mila dollari di Gaeta e ora di punti ne ha sei, 1153° del ranking mondiale. Forse è davvero venuto il momento di aprire quella porta sul futuro, chissà… Qualunque sia la decisione finale, Musetti non la prenderà da solo. Ha una bella famiglia intorno, con papà Francesco e mamma Sabrina che per lui si sono dati un gran daffare, evitando però di inondarlo di smanie da protagonismo e di urgenze che al momento è meglio non vi siano; c’è coach Simone Tartarini, che lo segue ormai da otto anni e l’ha cresciuto sui campi dello Junior Tennis San Benedetto a La Spezia; e ci sono anche Filippo Volandri, che lo segue con Tartarini negli allenamenti al centro tecnico federale di Tirrenia (da settembre 2017 tre a settimana) e di tanto in tanto si fa vivo l’uomo della Champ’Seed Foundation, la fondazione creata da Patrick Mouratoglou (sempre lui, il coach di Serena Williams) per aiutare finanziariamente i migliori talenti del tennis europeo. È già complessa, come si vede, la realtà tennistica di un ragazzo ai primi passi, ma l’obiettivo è quello di non disperdere i talenti migliori, tanto più nei Paesi assediati dal caldo, che così poco lascia alle altre discipline. E Musetti il talento, la dote più sacra del nostro sport, ce l’ha per vie naturali. Il padre era (ed è) un appassionato della domenica, buon giocatore dicono, ma convinto in cuor suo che il tennis sia bello per tutte le cose che ci si possono mettere dentro, a cominciare dalla fantasia; per questo ha voluto garantire al giovane Lorenzo una crescita più tradizionale, e la scelta di Tartarini, di un posto vicino casa («Be’, quaranta chilometri non sono pochi, ma ci siamo impegnati tutti per dare a Lorenzo questa opportunità», ha raccontato il padre), corrispondono a queste premesse. Oggi Lorenzo, nel quadro generale del tennis juniores degli anni Duemila, appare un oggetto di grande artigianato, che le mani di Tartarini stanno ancora modellando. Gioca il rovescio a una mano, ha un dritto robusto e scende spesso e volentieri a rete, senza grandi apprensioni… [SEGUE]. Il padre gli ha messo in mano la racchetta a cinque anni. Il resto lo ha fatto… Federer. «È il mio spirito guida, giocherei come lui se solo potessi. Ma il mio tennis è diverso, però mi piace ugualmente osservarlo e tento di fare miei alcuni dei suoi movimenti, per esempio la presa della rete, e stare di più con i piedi dentro il campo, un consiglio questo che il mio coach mi ripete fino a stordirmi. Tentativi, niente di più. Roger è il massimo, per l’eleganza e perché incarna l’essenza stessa del tennis»[SEGUE].


Serena sia un po’ più serena. E noi parliamo di Naomi (Mauro Berruto, Avvenire)

Sarebbe stato bello poter leggere dei complimenti a Naomi Osaka per la splendida vittoria agli US Open di tennis. Sarebbe stato bello raccontare del suo sguardo timido, commosso, rispettoso dell’avversaria, nascosto sotto la visiera del cappellino abbassato sugli occhi, dopo l’ultimo punto. Sarebbe stato bello parlare della storia di una ragazza giapponese di vent’anni capace di realizzare il suo sogno alla prima finale importante, capace di demolire con la tecnica e con la testa un mostro sacro del tennis mondiale come Serena Williams. Sarebbe stato bello parlare dei cicli dello sport che, proprio come succede in natura, fanno sì che arrivi il giorno in cui i grandi campioni cedono il passo a giovani emergenti, talentuosi, affamati. Invece no. Della vicenda della finale degli US Open si parla considerando Naomi Osaka, la giovane vincitrice, un accessorio. Non si parla d’altro che del j’accuse della trentaseienne Serena Williams urlato, fra le lacrime, nei confronti di un arbitro che ha osato applicare il regolamento. Carlos Ramos, infatti, stimatissimo arbitro designato per la finale, prima la richiama per un «illegal coaching» (nel tennis è proibito che l’allenatore comunichi con il suo atleta), poi la penalizza di un punto per aver rotto una racchetta dalla rabbia e infine di un game dopo essersi preso del «ladro, disonesto, sessista». Di tutta la vicenda colpiscono due tesi contenute nella frase simbolo del Williams-pensiero: «Lo sapete tutti quello che ho fatto per arrivare fin qui, se fossi stato un uomo tutto questo non sarebbe successo». Proviamo ad analizzare i due passaggi che compongono, insieme, il concetto. Quel «lo sapete tutti quello che ho fatto per arrivare fin qui» mette insieme la carriera, la recente gravidanza e il conseguente sforzo per tornare ad altissimi livelli, l’ossessione per la vittoria nonostante età e maternità. Sacrosanto. Peccato che qualche campione talvolta si dimentichi che il proprio avversario ha fatto gli stessi sforzi e gli stessi sacrifici, ha provato lo stesso dolore, si è nutrito della stessa fatica e ha gli stessi sogni. Questa parte della frase ricorda da vicino l’altrettanto infelice uscita di Gianluigi Buffon quando accusò l’arbitro inglese Oliver di aver assegnato un rigore al Real Madrid al 96° minuto: «distruggendo una squadra che ha dato tutto in campo» e dunque, a suo giudizio, dimostrando di «avere un bidone della spazzatura al posto del cuore». In sostanza la Williams, come il Buffon di Champions League, reclama un rispetto che dovrebbe prescindere dalle regole, un occhio chiuso di fronte alla storia, al palmares, all’età. Beh, lo sport non funziona così. Lo sport resta uno dei pochissimi territori dove la meritocrazia ha modo (non sempre, ma spesso) di emergere. Di trattamenti di favore è pieno tutto il resto del mondo, dalla politica all’economia, che almeno lo sport ne resti fuori. Altrettanto (o forse più) sconcertante, la seconda parte del pensiero della Williams: «Se fossi stato un uomo tutto questo non sarebbe successo». Perché? Come? Quando? Soprattutto: che c’entra? Lei, donna, ha infranto il regolamento e insultato volgarmente un arbitro (uomo) dandogli del «ladro». La sua avversaria, ovvero colei che avrebbe potuto essere penalizzata se l’arbitro avesse fatto finta di niente, era una donna. Questa seconda parte del Williams-pensiero sembra proprio buttata un po’ lì per giustificare quella che è stata una crisi isterica o uno psicodramma. Nel tennis succede che qualche atleta (uomo o donna) perda la testa e venga penalizzato proprio come successo alla Williams. Lo sappiamo bene noi italiani che abbiamo un campione del settore: Fabio Fognini… [SEGUE].

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Cecchinato e Sonego agli ottavi. A Montecarlo ko Wawrinka e Khachanov (Vidovich). Sonego e Cecchinato, i guerrieri della terra (Crivelli). Ceck e Sonego, che spettacolo (Semeraro). Sonego, un trionfo granata (Pasini)

La rassegna stampa di mercoledì 17 aprile 2019

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Cecchinato e Sonego agli ottavi. A Montecarlo ko Wawrinka e Khachanov (Ilvio Vidovich, La Nazione)

In Italia non siamo abituati a tennisti che servano aces e servizi vincenti, che non subiscano ripetuti break. Volandri, Fognini, Lorenzi, Caratti, Furlan… l’elenco sarebbe lungo. Ma finalmente eccone uno diverso. Lorenzo Sonego, 23 anni, n. 96 Atp, aiutato dai 191 cm d’altezza ma anche da una tecnica sopraffina sia in battuta sia in smorzata oltre che da una bella testa, dopo aver battuto Seppi senza concedere una palla break (76 64) si è ripetuto —15 discese a rete vincenti su 15 — con l’identico punteggio contro il russo Khachanov, n.12 Atp e testa di serie n. 8. Khachanov è un anno più giovane di Sonego. Lo scorso anno a novembre aveva vinto il suo primo Masters 1000 a Bercy. L’ultimo azzurro nei quarti qui fu Fognini (oggi alle prese con il francese Simon) nel 2013. Fabio raggiunse le semifinali. Cecchinato, persi i primi 8 game di fila, ha rimontato e sconfitto Wawrinka (06 75 63) che aveva servito sul 5-4 nel secondo.

 

Sonego e Cecchinato, i guerrieri della terra (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Cuore da combattente immortale e spavalderia da guerriero nordico. Grazie Marco, grazie Lorenzo: e non si dica che gli italiani, quando la lotta scotta, perdono l’orientamento, perché risalire da 0-6 0-2 con una eliminazione quasi sicura, come riesce a un indomabile Cecchinato, oppure affibbiare una lezione strategica e tecnica al numero 12 del mondo partendo dalle qualificazioni, come succede a un maturatissimo Sonego, è segno di talento enorme e di una qualità che non si insegna, il coraggio. Altrimenti non emergi dall’abisso in cui ti avevano cacciato le bordate di un Wawrinka old style, pesantissimo di braccio mentre il Ceck rema a due metri dalla riga di fondo, con il servizio che viaggia attorno al 40% di prime e il dritto che non punge. Una tragedia. In trenta minuti, lo svizzero è avanti otto game a zero e padrone assoluto della scena. Eppure, dove non arriva il gioco, Cecchinato compensa con una dote innata la capacità di non uscire mai dal match, di starci attaccato sempre con le ultime stille di energia e volontà fino a quando il destino cambia. E allora, basta conquistare finalmente il primo game, quello del 2-1 del secondo set, per rimettere fuori la testa e ricominciare dalle basi: ritrovato il servizio, almeno si rendono più complicati i game in cui lo svizzero deve rispondere, attendendo il primo varco un cui infilarsi quando alla battuta c’è l’altro. E il varco arriva quando Stan si alza dalla sedia per chiudere, sul 5-4. Un paio di risposte brucianti del numero uno italiano, un paio di errori banali di Stan e una partita morta resuscita. Il pubblico lo capisce e diventa l’amico fidato di Ceck, che ricomincia a martellare con il dritto l’ormai stranito rivale, fino all’apoteosi con la racchetta battuta con forza sul cuore. Una lezione memorabile, che replica la benedizione impartita da Sonego a Khachanov, il russo dal servizio e dai colpi a rimbalzo bionici sorpreso dalla lucidità di quell’italiano allampanato che serve più veloce di lui, si muove meglio e lo insidia con imprendibili palle corte e il dritto a sventaglio (15 vincenti). Lorenzo si è presentato a Montecarlo sabato mattina catapultato dall’aereo che lo aveva raccolto a Marrakech la sera prima dopo la sconfitta nei quarti con Tsonga: e sabato pomeriggio alle quattro ha giocato il primo match delle qualificazioni. Un supereroe magari timido, ma di intelligenza tennistica superiore, come dimostrano i 15 punti su 15 ottenuti a rete, perché contro i bombardieri non devi aspettare, ma devi anticiparli per non farti sommergere. Malgrado i quasi 24 anni (li farà a maggio), è la prima vittoria contro un top 20, perché la maturazione sta arrivando per gradi. Lo sapeva coach Gipo Arbino: bisognava lavorare sul fisico e sul rovescio e non avere fretta. Voleva costruirsi una classifica per evitare le qualificazioni al Roland Garros, adesso è già numero 74 e chissà dove si fermerà.

Ceck e Sonego, che spettacolo (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Montecarlo, l’Italia entra in rovesciata negli ottavi. A Lorenzo Sonego e Marco Cecchinato ieri sul centrale è riuscito un doppio dbaltone. Ceck, da testa di serie n 11, ha rimesso in piedi un match che pareva già finito contro Stan Wawrinka, oggi n 36 e ancora in cerca della vera forma dopo il doppio intervento al ginocchio di due anni fa. In bacheca Stan ha pur sempre tre tornei dello Slam, Roland Garros compreso, ed è stato 3 del mondo. Così quando si è ritrovato a servire per il match sul 6-0 5-4, dopo aver sommerso di mazzate l’azzurro per un set e mezzo, pareva finita. Ma Cecchinato è uno che sa rinascere attraversando il fuoco. Una incertezza dello svizzero e il Ceck si è rifatto sotto. Gli ha scippato il secondo set, ha salvato 4 palle break a inizio del terzo, poi ha raccolto i resti, fisici e mentali, dell’avversario. Poi via a preparare il match contro Guido Pella, n.35 Atp, vincitore a sorpresa su Marin Cilic. Il palermitano ha già battuto tre volte su quattro l’argentino. In attesa che le finali Alp finiscano a Torino, da Torino arriva il giocatore che ha distrutto in due set (7-6 6-4) il tennis da troll di Karen Khachanov, n. 12 del mondo. Il russo già pregustava l’ingresso in top 10, invece a ottenere il best ranking da lunedì sarà Sonego, oggi n 96 e già sicuro di arrivare almeno al numero 74. Sono i primi ottavi Atp in carriera per Lorenzo in un Masters 1000 e la prima vittoria su un top-20, ed è un sogno che si prolunga. Il suo prossimo avversario uscirà dal match fra l’ungherese Marton Fucsovics (n.37) e l’inglese Cameron Norrie (56). «Dopo il viaggio infinito da Marrakech non mi aspettavo di giocare un torneo così buono. Oggi ho capito sin dall’inizio che il match era duro, ma non impossibile. Poi si vive per vincere partite così, con il pubblico che ti spinge». Contro Seppi ,Sonego aveva servito il 91 % di prime palle, ieri ha ottenuto 15 punti su 15 a rete. «Lorenzo ha il carattere giusto, non si fa spaventare» dice coach Gipo Arbino. «Quando siamo arrivati gli ho detto. `hai dormito solo tre ore? Che sarà mai, vai in campo e dai tutto’». Adesso riprovaci, Italia: oggi tocca a Fognini contro Simon.

Sonego, un trionfo granata (Giorgio Pasini, Tuttosport)

Il cuore. Quello granata di Lorenzo Sonego, che per la prima volta batte un top. 20 del mondo e approda agli ottavi in un Masters 1000. Quello da chi quel livello l’ha già raggiunto come Marco Cecchinato, che quando su Montecarlo sta per scendere il buio acciuffa per i capelli il match contro un fino allora ingiocabile Stan Wawrinka, poi lo batte in rimonta (0-6 7-5 6-3). L’impresa del giorno però è di Sonego, che contro il più giovane (23 anni il torinese, 22 il moscovita) ma decisamente più avanti in classifica (12 del mondo contro 96) Karen Khachanov, gioca un match di coraggio in continua spinta, senza paura dei colpi pesanti del russo. Sull’onda di una settimana interminabile di emozioni Lorenzo Sonego. 23 anni, per la prima volta vincente su top 20 e avanti in un Masters 1000, Lorenzo carica il dritto. E fa male: 15 vincenti, come per altro i punti a rete con un 100% che fa impressione. Risultato? Primo set conquistato con decisione al tie-break (a 4), partita chiusa (6-4) al primo match point gestendo anche lo stop medico richiesto dal russo sul 5-3 per chiamare il fisioterapista. Finisce con l’allievo di Gipo Arbino a urlare tutta la sua gioia. Sonego ora aspetta (giocherà domani) il vincente tra l’ungherese Marton Fucsovics (n.37) e il britannico Cameron Norrie (56). In serata sul centrale Cecchinato prima viene traumatizzato da Wawrinka (8 game di fila, 32 punti a 12), quindi quando tutto sembrava perduto (0-6 4-5 con l’avversario al servizio) viene aiutato dai primi due errori dello svizzero, lo breakka e sorprende per il 7-5. Quindi porta a casa un infinito primo game del terzo set, cancellando quattro palle break, e resta aggrappato al match, salendo di ritmo ed efficacia, mentre il buon Stan pagava fretta e stanchezza. Ora Ceck agli ottavi trova l’argentino Guido Pella (n.35), battuto tre volte su quattro. Il terzo azzurro agli ottavi potrebbe essere Fabio Fognini, che oggi affronta il padrone di casa Gilles Simon.

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Fognini più forte dei guai: “Tiro fino a Parigi, poi…” (Crivelli). A Sonego il derby azzurro. Cuore Fognini (Guidobaldi)

La rassegna stampa di martedì 16 aprile 2019

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Fognini più forte dei guai: “Tiro fino a Parigi, poi…” (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Il veterano che soffre, l’ambizioso che spinge, il leoncino che sale. Un trio da spaghetti western illumina il Principato: d’altronde non è questo il torneo des italiens? E se ci sono vittorie che vanno oltre il significato di un semplice 1° turno passato, quella di Fognini si iscrive alla categoria, segnando forse l’attesa svolta di una stagione tribolata. Dopo 16 game di un’altra prestazione scialba e frustrante, con 19 errori gratuiti solo nel primo set, Fabio è praticamente fuori dal torneo: il russo Rublev si guadagna cinque palle break per il 5-1 del secondo set che chiuderebbe il conto e manderebbe il nostro all’inferno dei dubbi. E invece, tra un paio di regali altrui e qualche provvidenziale magia (tipo un ace di seconda), Fogna scampa il pericolo e poi nel terzo domina, prendendosi ossigeno vitale: «Non mi importa come è arrivato, ho anche avuto fortuna (lui usa una parola con la c, n.d.r.), però è un successo fondamentale. Perché non sono in fiducia, soffro per i risultati che non arrivano e alla mia età faccio più fatica a accettarlo». Pensi alla testa, e invece i guai arrivano dal fisico: «Ho un dolore al gomito destro che non guarisce, ma non è quello a preoccuparmi: con la caviglia sono indietro, è peggiorata. La decisione l’ho presa, non è ancora tempo di rivelarla: comunque tiro fino a Parigi con la speranza di imbroccare la settimana giusta, perché in allenamento ho buone sensazioni». A Fognini arrivano indirettamente i complimenti di Cecchinato, avanti senza problemi grazie al ritiro di Dzumhur (muscoli addominali): «Essere il numero uno italiano è il sogno di bambino che si realizza e una bella responsabilità: ma Fabio è appena due posizioni dietro e una carriera eccezionale». Il Ceck iniziò proprio a Montecarlo un anno fa l’ascesa al cielo, ma il vestito di specialista solo della terra gli va stretto: «Sono un giocatore completo. E sarebbe il momento di esaltare l’Italia che ha 20 tennisti tra i primi 200». Vero. E allora applausi a Sonego, che vince il derby con Seppi senza concedere palle break […].

 

Montecarlo, a Sonego il derby azzurro. Cuore Fognini (Laura Guidobaldi, Giorno-Carlino-Nazione Sport)

Comincia sul serio nel Principato con il primo dei tre Masters 1000 sulla terra (Montecarlo, Madrid e Roma) che precedono la tappa finale del Roland Garros la grande stagione sulla terra battuta. Manca solo Federer. Rafa Nadal, n.2 Atp, è il favorito d’obbligo sui campi rossi. Qui nel magnifico Country Club ha vinto 11 volte, come a Parigi, ma le sue ginocchia hanno scricchiolato a Indian Wells dove si era ritirato. Novak Djokovic, n.1 del mondo e vittorioso nel primo Slam dell’anno (in Australia), ma poi battuto malamente a Indian Wells (da Kohlschreiber che riaffronterà oggi) e Miami (da Bautista Agut che sarà domani l’avversario di Nadal), non fa misteri di quello che sarebbe il suo match da sogno: «Cosa sognare di meglio che vincere il Roland Garros e battere Nadal in finale? Nessuno l’ha mai fatto». Nadal, entusiasta per la resurrezione del suo idolo Tiger Woods campione a Augusta, non sogna altro che di star bene, dopo un anno mezzo in cui «ogni tre settimane ho avuto un problema fisico… Ma mio zio Tony ha sbagliato e si è scusato per aver dichiarato che non sono un tennista ma un ‘malato che gioca a tennis’. Chi parla tanto spesso sbaglia». Ieri intanto per gli italiani un tris di vittorie. Tutte assai diverse. Quella di Fognini, tanto per cambiare, la più folle: il tennista di Arma di Taggia perdeva 6-4, 4-1 con 5 palle break per il 5-1 per il giovane russo Rublev n.90 ATP (ma best ranking 31) che se ne è mangiate due probabilmente decisive prima che Fognini — sotto gli occhi della moglie Flavia e di Barazzutti — facesse un ace con la seconda palla e rovesciasse l’andamento del match (46 75 64) in modo incredibile. «Ci vuole anche un po’ di c…» è stato il commento del ligure. Quest’anno non ne aveva azzeccata una. Cecchinato invece ha approfittato sul 4-0 del ritiro di Dzumhur. Stasera ha Wawrinka. Lorenzo Sonego, vincendo il derby con Seppi, 76 64 senza concedergli neppure una palla break, si è garantito il posto sicuro al Roland Garros. «Era il mio obiettivo».

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Montecarlo al via. Cecchinato e Fognini cercano riscatto (Corriere della Sera). Fognini, Ceck e Seppi in campo a Montecarlo (Il Secolo XIX)

La rassegna stampa di lunedì 15 aprile 2019

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Montecarlo al via. Cecchinato e Fognini cercano riscatto. Berrettini subito k.o (Corriere della Sera)

Non parte bene il Master 1000 di Montecarlo, terzo stagionale e primo sulla terra battuta, per i colori azzurri: ieri all’esordio Matteo Berrettini è stato battuto dal bulgaro Gregor Dimitrov per 7-5, 6-4. In tabellone altri quattro italiani: Marco Cecchinato […] scende in campo contro il bosniaco Dzumhur; Fabio Fognini (n.18) cerca con il russo Rublev un po’ di sollievo in una stagione che si sta rivelando molto amara e Andreas Seppi (n.47) sarà impegnato nel derby con Lorenzo Sonego (n.103), uscito dalle qualificazioni (dove invece si sono fermati Fabbiano e Ocleppo junior). Con sei top-10 al via (assente Federer) la finale più attesa è quella tra il n.1 Novak Djokovic, vincitore 2013 e 2015, […] e il n.2 Rafa Nadal, che sul centrale del Montecarlo Country Club ha sollevato undici trofei (record assoluto). Alexander Zverev (n.3), Dominic Thiem (n.5), Kei Nishikori (n.6), Stefanos Tsitsipas (n. 8), Marin Cilic (n.11) e Karen Khachanov (n.12) completano la top 10 in tabellone: le prime otto teste di serie entreranno in gara direttamente al secondo turno.

 

Fognini, Ceck e Seppi in campo a Montecarlo (Il Secolo XIX)

Entra nel vivo il torneo di Montecarlo. Djokovic e Nadal grandi favoriti, la voglia di riscatto di Fognini e la voglia di conferme di Cecchinato sono alcuni dei temi in scena sulla terra rossa. Ieri ha esordito il primo italiano, Matteo Berrettini, numero 54 Atp, sfortunato nel sorteggio che lo ha opposto al bulgaro Dimitrov numero 29. Il giovane romano si è battuto bene, annullando anche quattro set point nella prima frazione, ma alla fine ha ceduto 7-5 6-4 dopo avere avuto la palla del 5-4 nel secondo.

[…].

Si sono intanto concluse le qualificazioni, di altissimo livello. Dei tre tennisti azzurri impegnati solo Lorenzo Sonego, numero 103, è riuscito ad approdare al tabellone principale approfittando del ritiro dell’argentino Trungelliti. Niente da fare invece per Julian Ocleppo, 21 anni, battuto 6-3 6-1 dall’altro argentino Guido Andreozzi, e per Thomas Fabbiano, numero 94 che ha ceduto 6-4 6-1 a un altro argentino, Juan Ignacio Londero. Le speranze del tennis italiano sono legate ora a Marco Cecchinato, numero 16 del ranking mondiale, che deve fare punti in vista del Roland Garros dove pagherà la cambiale della semifinale 2018; affronta all’ora di pranzo il bosniaco Damir Dzumhur, numero 53. Fabio Fognini, numero 18, reduce da un inizio stagione piuttosto negativo, proverà a rifarsi sull’amata terra rossa europea; nel pomeriggio avrà il russo Andrey Rublev, numero 92. Derby tricolore, nel tardo pomeriggio, fra Andreas Seppi, numero 47, e Sonego.

[…]

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