Serena nella bufera. Chieda scusa o non avrà più arbitri (Cocchi). Millennial Musetti (Azzolini). Serena sia un po' più serena. E noi parliamo di Naomi (Berruto)

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Serena nella bufera. Chieda scusa o non avrà più arbitri (Cocchi). Millennial Musetti (Azzolini). Serena sia un po’ più serena. E noi parliamo di Naomi (Berruto)

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Serena nella bufera. Chieda scusa o non avrà più arbitri (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

La guerra dei mondi. Wta contro arbitri, Itf contro Wta, arbitri contro Serena. La scenata della Williams nella finale dello Us Open, persa contro Naomi Osaka, continua a lasciare una scia tossica. Come le polemiche che da quel sabato in cui la ex n°1 ha dato del ladro sessista all’arbitro Ramos, proseguono senza soluzione di continuità. «Sei un ladro, mi hai rubato un punto. Mi devi delle scuse. Ti comporti così solo perché sono una donna e una madre», sono solo alcune delle carezze che la Williams ha fatto al portoghese. Non bastasse il comportamento tenuto con l’arbitro, la vincitrice di 23 Slam ha anche rovinato la festa della povera Naomi Osaka che il titolo se l’è pienamente meritato. Un comportamento che cozza con la sua campagna in difesa delle donne. Attraverso il numero 1 Steve Simon, l’associazione delle tenniste professioniste si è schierata in sua difesa confermando che un comportamento differente tra uomini e donne da parte dei giudici c’è sempre: «La Wta crede che non ci dovrebbero essere differenze negli standard di tolleranza nei confronti delle emozioni espresse da giocatori e giocatrici e si impegna a lavorare per garantire che tutti i giocatori siano trattati allo stesso modo. Non crediamo che sia stato fatto sabato sera — ha accusato il n.1 Simon —. Pensiamo anche che la questione del coaching debba essere affrontata e dovrebbe essere consentita in tutto lo sport». Insomma, Serena sarebbe stata maltratta e l’arbitro Ramos non sarebbe stato in grado di gestire la situazione. Immediata la risposta della federtennis internazionale: «Ramos è uno dei più esperti e rispettati arbitri nel tennis. Le sue decisioni sono state adottate in conformità con le regole attinenti e sono state confermate dalla decisione degli organizzatori di multare Serena Williams per le tre violazioni. È comprensibile che un episodio rilevante e spiacevole come questo possa dare vita a un dibattito, ma allo stesso tempo è importante ricordare che Ramos ha affrontato il suo ruolo di giudice secondo le regole e agendo tutte le volte con professionalità e integrità». Ora sembra che ci sia una fronda di arbitri decisa a reagire. Dopo gli attacchi a Lahyani, reo di aver convinto Kyrgios a impegnarsi di più nel match e quindi accusato di coaching, ora le accuse di sessismo a Ramos. Secondo il Times sarebbe pronto un ammutinamento da parte degli arbitri che starebbero pensando di coalizzarsi contro la Williams per smettere di arbitrarla finché non avrà pubblicamente fatto ammenda per il suo comportamento. Un ufficiale di gara, che è voluto rimanere anonimo, avrebbe confermato al quotidiano inglese che gli arbitri non si siano sentiti supportati dall’Usta in diverse occasioni e che Ramos sia «stato gettato in pasto al branco semplicemente per aver fatto il suo lavoro»[SEGUE].

 

Millennial Musetti (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Sarà numero uno, e non servirà la macchina del tempo per scoprire quando. Potrebbe accadere presto, magari il prossimo anno, ma solo se lui lo vorrà, se gli sarà utile, e questo è tutto da vedere. Numero uno juniores, o no? Lorenzo Musetti da Carrara sta per prendere le prime decisioni importanti della carriera. Ha sedici anni, ha raggiunto la finale junior degli Us Open, è cresciuto parecchio in questi mesi, si è rinforzato, è al numero cinque del ranking di categoria e davanti ha solo ragazzi più grandi di due anni: se resta nella sua confortevole dimensione può vincere tutto, ma forse ha già le qualità per andare alla scoperta dei primi tornei Futures (ne ha giocato appena uno) e mettere un piede nel mondo del tennis professionale. Non ha ancora un punto Atp, a differenza dell’altro sedicenne del nostro tennis, Giulio Zeppieri da Latina (nei quarti a New York), che ha raggiunto le semifinali nel 15 mila dollari di Gaeta e ora di punti ne ha sei, 1153° del ranking mondiale. Forse è davvero venuto il momento di aprire quella porta sul futuro, chissà… Qualunque sia la decisione finale, Musetti non la prenderà da solo. Ha una bella famiglia intorno, con papà Francesco e mamma Sabrina che per lui si sono dati un gran daffare, evitando però di inondarlo di smanie da protagonismo e di urgenze che al momento è meglio non vi siano; c’è coach Simone Tartarini, che lo segue ormai da otto anni e l’ha cresciuto sui campi dello Junior Tennis San Benedetto a La Spezia; e ci sono anche Filippo Volandri, che lo segue con Tartarini negli allenamenti al centro tecnico federale di Tirrenia (da settembre 2017 tre a settimana) e di tanto in tanto si fa vivo l’uomo della Champ’Seed Foundation, la fondazione creata da Patrick Mouratoglou (sempre lui, il coach di Serena Williams) per aiutare finanziariamente i migliori talenti del tennis europeo. È già complessa, come si vede, la realtà tennistica di un ragazzo ai primi passi, ma l’obiettivo è quello di non disperdere i talenti migliori, tanto più nei Paesi assediati dal caldo, che così poco lascia alle altre discipline. E Musetti il talento, la dote più sacra del nostro sport, ce l’ha per vie naturali. Il padre era (ed è) un appassionato della domenica, buon giocatore dicono, ma convinto in cuor suo che il tennis sia bello per tutte le cose che ci si possono mettere dentro, a cominciare dalla fantasia; per questo ha voluto garantire al giovane Lorenzo una crescita più tradizionale, e la scelta di Tartarini, di un posto vicino casa («Be’, quaranta chilometri non sono pochi, ma ci siamo impegnati tutti per dare a Lorenzo questa opportunità», ha raccontato il padre), corrispondono a queste premesse. Oggi Lorenzo, nel quadro generale del tennis juniores degli anni Duemila, appare un oggetto di grande artigianato, che le mani di Tartarini stanno ancora modellando. Gioca il rovescio a una mano, ha un dritto robusto e scende spesso e volentieri a rete, senza grandi apprensioni… [SEGUE]. Il padre gli ha messo in mano la racchetta a cinque anni. Il resto lo ha fatto… Federer. «È il mio spirito guida, giocherei come lui se solo potessi. Ma il mio tennis è diverso, però mi piace ugualmente osservarlo e tento di fare miei alcuni dei suoi movimenti, per esempio la presa della rete, e stare di più con i piedi dentro il campo, un consiglio questo che il mio coach mi ripete fino a stordirmi. Tentativi, niente di più. Roger è il massimo, per l’eleganza e perché incarna l’essenza stessa del tennis»[SEGUE].


Serena sia un po’ più serena. E noi parliamo di Naomi (Mauro Berruto, Avvenire)

Sarebbe stato bello poter leggere dei complimenti a Naomi Osaka per la splendida vittoria agli US Open di tennis. Sarebbe stato bello raccontare del suo sguardo timido, commosso, rispettoso dell’avversaria, nascosto sotto la visiera del cappellino abbassato sugli occhi, dopo l’ultimo punto. Sarebbe stato bello parlare della storia di una ragazza giapponese di vent’anni capace di realizzare il suo sogno alla prima finale importante, capace di demolire con la tecnica e con la testa un mostro sacro del tennis mondiale come Serena Williams. Sarebbe stato bello parlare dei cicli dello sport che, proprio come succede in natura, fanno sì che arrivi il giorno in cui i grandi campioni cedono il passo a giovani emergenti, talentuosi, affamati. Invece no. Della vicenda della finale degli US Open si parla considerando Naomi Osaka, la giovane vincitrice, un accessorio. Non si parla d’altro che del j’accuse della trentaseienne Serena Williams urlato, fra le lacrime, nei confronti di un arbitro che ha osato applicare il regolamento. Carlos Ramos, infatti, stimatissimo arbitro designato per la finale, prima la richiama per un «illegal coaching» (nel tennis è proibito che l’allenatore comunichi con il suo atleta), poi la penalizza di un punto per aver rotto una racchetta dalla rabbia e infine di un game dopo essersi preso del «ladro, disonesto, sessista». Di tutta la vicenda colpiscono due tesi contenute nella frase simbolo del Williams-pensiero: «Lo sapete tutti quello che ho fatto per arrivare fin qui, se fossi stato un uomo tutto questo non sarebbe successo». Proviamo ad analizzare i due passaggi che compongono, insieme, il concetto. Quel «lo sapete tutti quello che ho fatto per arrivare fin qui» mette insieme la carriera, la recente gravidanza e il conseguente sforzo per tornare ad altissimi livelli, l’ossessione per la vittoria nonostante età e maternità. Sacrosanto. Peccato che qualche campione talvolta si dimentichi che il proprio avversario ha fatto gli stessi sforzi e gli stessi sacrifici, ha provato lo stesso dolore, si è nutrito della stessa fatica e ha gli stessi sogni. Questa parte della frase ricorda da vicino l’altrettanto infelice uscita di Gianluigi Buffon quando accusò l’arbitro inglese Oliver di aver assegnato un rigore al Real Madrid al 96° minuto: «distruggendo una squadra che ha dato tutto in campo» e dunque, a suo giudizio, dimostrando di «avere un bidone della spazzatura al posto del cuore». In sostanza la Williams, come il Buffon di Champions League, reclama un rispetto che dovrebbe prescindere dalle regole, un occhio chiuso di fronte alla storia, al palmares, all’età. Beh, lo sport non funziona così. Lo sport resta uno dei pochissimi territori dove la meritocrazia ha modo (non sempre, ma spesso) di emergere. Di trattamenti di favore è pieno tutto il resto del mondo, dalla politica all’economia, che almeno lo sport ne resti fuori. Altrettanto (o forse più) sconcertante, la seconda parte del pensiero della Williams: «Se fossi stato un uomo tutto questo non sarebbe successo». Perché? Come? Quando? Soprattutto: che c’entra? Lei, donna, ha infranto il regolamento e insultato volgarmente un arbitro (uomo) dandogli del «ladro». La sua avversaria, ovvero colei che avrebbe potuto essere penalizzata se l’arbitro avesse fatto finta di niente, era una donna. Questa seconda parte del Williams-pensiero sembra proprio buttata un po’ lì per giustificare quella che è stata una crisi isterica o uno psicodramma. Nel tennis succede che qualche atleta (uomo o donna) perda la testa e venga penalizzato proprio come successo alla Williams. Lo sappiamo bene noi italiani che abbiamo un campione del settore: Fabio Fognini… [SEGUE].

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Fognini-Seppi, al Roland Garros è subito derby (Cocchi). Nadal: “Convivo con i dolori. Parigi resta speciale” (Semeraro). Venus Williams: “I miei amori: tennis, Serena e il cane Harold” (Roncato)

La rassegna stampa di venerdì 24 maggio 2019

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Fognini-Seppi, al Roland Garros è subito derby (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il sorteggio del Roland Garros regala subito un derby italiano: Fabio Fognini affronterà Andreas Seppi al primo turno dello Slam sul rosso mentre Lorenzo Sonego avrà «l’onore» di dare il bentornato a Roger Federer sulla terra parigina. Marco Cecchinato, semifinalista lo scorso anno e testa di serie numero 16, esordirà contro il francese Mahut mentre Matteo Berrettini, per la prima volta testa di serie in uno Slam se la vedrà con lo spagnolo Pablo Andujar. Thomas Fabbiano, l’altro azzurro nel main draw affronterà invece Marin Cilic. Ieri intanto Stefano Travaglia e Salvatore Caruso hanno conquistato un posto nel tabellone principale battendo rispettivamente Darcis e Brown. Oggi ci proverà anche Simone Bolelli, al turno decisivo contro il giapponese Soeda. Il campione in carica Rafa Nadal inizierà la campagna per il dodicesimo titolo al Roland Garros contro un qualificato e lo stesso farà nel secondo turno. Il maiorchino a Roma ha rotto il digiuno di titoli sul rosso: «E’ stato importante vincere al Foro – ha detto dopo la cerimonia -. Ho giocato molto bene per tutto il torneo e sono soddisfatto del mio stato di forma». I possibili quarti maschili di questa edizione sono Djokovic-Zverev e Thiem-Del Potro nella parte alta e Tsitsipas-Federer, Nishikori- Nadal in quella inferiore. Intanto tra le donne si registra il forfeit di Camila Giorgi, ancora fermata dai problemi al polso destro. La Osaka, testa di serie numero uno, esordirà con la slovacca Schmiedlova, mentre Serena Williams dovrebbe affrontare la Diatchenko. Primo turno affascinante nella parte alta con Azarenka-Ostapenko mentre si rivede la vincitrice di Indian Wells, Bianca Andreescu, che trova una qualificata. La campionessa del 2018 Simona Halep inizia la difesa del titolo contro l’australiana Tomljanovic. Intanto a Ginevra Alexander Zverev, a fatica, raggiunge la semifinale battendo il boliviano Hugo Dellien: 7-5 3-6 6-3.

 

Rafa Nadal: «Convivo con i dolori. Parigi resta speciale» (Stefano Semeraro, La Stampa)

Rafa Nadal non ci sta a perdere nemmeno a Parchis, il gioco da tavolo con cui inganna il tempo fra un match e l’altro. Sfide infinite con il suo consigliere tecnico Francisco Roig, zio Toni e il fisioterapista Rafael Maymo, sotto gli occhi di una tifosa d’eccezione come Valeria Solarino. Alzata l’ottava coppa a Roma, ora però bisogna concentrarsi sul Roland Garros. Si parte domenica, inutile dire chi è il favorito.

Rafa, meglio la «duodecima» a Parigi o il terzo titolo a Wimbledon?

Be’, l’anno scorso sono stato vicinissimo a rivincere Wimbledon. Però il Roland Garros per me è speciale: scelgo Parigi.

In tutti questi anni dove si è sentito più amato?

La verità? L’affetto della gente l’ho sentito dappertutto. La finale del 2005 a Roma contro Coria fu incredibile: un pubblico fantastico, indimenticabile. Anche in Australia sono sempre stato benissimo, o agli Us Open. In momenti diversi mi sono sentito amato in posti diversi.

Nel 2005 vinse anche il primo titolo a Parigi, aveva 19 anni, il 3 giugno saranno 33: come è cambiato?

Più o meno sono la stessa persona. La vita ti cambia, ovvio, ma nelle cose che contano non mi sento diverso. Ho fatto tanti errori, ma sempre in buona fede.

Dopo i 30 anni fanno più piacere le vittorie o bruciano più le sconfitte?

Fin da giovane ho lottato con gli infortuni: ho imparato in fretta a godermi le cose buone e ad accettare con tranquillità quelle negative.

Ora è anche titolare di una tennis academy a Manacor. È un bravo insegnante?

Mi alleno spesso con i giovani, mi piace dare consigli, trasmettere quello che ho imparato. L’Academy è un progetto molto importante per il mio futuro.

Ha vinto 17 Slam, 81 tornei. Qualche rimpianto?

La finale dell’Australian Open 2014, persa con Wawrinka. Ero infortunato, mi piacerebbe rigiocarla.

La sua forza mentale spesso ha offuscato le sue straordinarie doti tecniche. Per Pat Cash è fra i migliori a rete, ma la gente spesso lo dimentica. Le dispiace?

Guardi, io rispetto le opinioni di tutti, ma è impossibile fare la mia carriera senza giocare molto, molto bene a tennis. Sono un tennista completo, ho vinto su tutte le superfici, mi sento competitivo ovunque. […]

Che cosa cambierebbe nel tennis?

Con una sola palla di servizio le partite sarebbero più interessanti. E si risparmierebbe tempo. Fra un servizio e l’altro si perde più tempo di quello che si può guadagnare con lo shotclock. Intendiamoci: il tennis così come è mi va benissimo. Ma con un solo servizio diventerebbe più tattico e spettacolare.

Sport a parte, chi ammira?

La brava gente. Quelli che aiutano gli altri senza essere famosi.

Venus Williams: «I miei amori: tennis, Serena e il cane Harold» (Alessandra Roncato, La Repubblica)

«Lui mi ama per quello che sono. Mi ama se vinco e anche se perdo. Odia il tennis ma mi accompagna ovunque io vada. È la mia famiglia». Venus Williams, apre una tasca dello zaino e lui, Harold, un cagnolino di piccola taglia, esce zampettando per rifugiarsi sotto la sedia della sua padrona. La tennista che ha cambiato la storia del suo sport vincendo quattro ori olimpici (uno in singolare e tre in coppia con la sorella Serena), e sette tornei del Grande Slam, è al Coin Excelsior di Roma per presentare la sua linea sportswear EleVen by Venus in vendita in esclusiva nello store di via Cola di Rienzo. A 38 anni non ha nessuna intenzione di appendere la racchetta al chiodo nonostante la sua attività imprenditoriale con EleVen stia andando a gonfie vele: «I miei genitori mi hanno sempre detto “Ok, puoi fare sport ma devi anche avere un’istruzione”: così ho studiato fashion design e mi sono innamorata della moda».

Nella sua vita ha indossato centinaia di capi sportivi, cosa c’è di diverso in EleVen?

Non è tanto una questione di stile quanto di attitudine. La maggior parte delle persone quando raggiungono il successo decidono di fermarsi. Io penso che si debba continuare a migliorare confrontarsi con tutto quello che viene: gli alti e i bassi, i successi e i fallimenti senza mai smettere di provare a essere un “undici” (EleVen).

L’abbigliamento sportivo richiede un certo tipo di fisico. Pensa che le donne “non perfette” siano pronte a mostrare il proprio corpo?

Da una parte oggi è più facile esibire forme imperfette, dall’altra la pressione di dover apparire belle è sempre più forte. Per questo è così dura stare bene con se stesse. Penso che l’autostima vada allenata facendo cose che amiamo. A me, ad esempio, piace passare del tempo da sola, in silenzio. Sono sempre circondata da tante persone. […]

Tra tennis e la sua linea di moda: dove trova il tempo per fare tutto?

Non mi faccio ossessionare. Se non riesco a concludere una cosa mi dico “la farò domani”. Cerco di fare quello che posso quando posso. Non voglio impazzire o vivere in preda all’ansia.

C’è una donna che l’ha ispirata?

Certo. Il suo nome è Serena Williams. È da sempre la mia fonte d’ispirazione. Mi ha insegnato tanto. Spesso i fratelli entrano in competizione. A noi non è mai successo. I nostri genitori ci hanno cresciute in modo che fossimo migliori amiche: non ci era proprio permesso litigare. […]

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Carica Fognini: “A Parigi per impressionare” (Boccucci). I dubbi di Serena: prima di Parigi appena nove match (Cocchi)

La rassegna stampa di giovedì 23 maggio 2019

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Carica Fognini: “A Parigi per impressionare” (Massimo Boccucci, Corriere dello Sport)

Parigi val bene una full immerssion di tre giorni a San Marino, che Fabio Fognini ha lasciato ieri mettendo nel mirino il Roland Garros. Va agli Open di Francia da atteso protagonista, con la volontà di mettere a frutto il lavoro sulla terra rossa del centro tennis nell’antica Repubblica sul monte Titano […] Si presenterà a Parigi da n.11 del mondo e può finalmente entrare nella Top 10: pesa psicologicamente? «No, ci penso ma non lo immagino come un obiettivo bensì un sogno che può avverarsi». Dopo 46 anni ha superato Bertolucci, che arrivò al 12° posto mondiale, ora pensa di poter raggiungete anche il 7° di Barazzutti e magari il 4° di Panatta? «Voglio mantenere i piedi per terra. Vengo da un periodo molto positivo e cercherò di dare il meglio. Poi so che i buoni risultati dipendono da più fattori, non solo da me». Al Roland Garros del 2011 si spinse fino ai quarti di finale: stavolta cosa può succedere? «Di tutto, però intanto vorrei giocare al meglio il primo incontro, che è il più importante. Mi propongo di entrare nel modo migliore». Come gestisce i suoi problemi fisici? «Dalla finale di Montecarlo ho un piccolo guaio alla gamba che mi porto dietro. A giorni va meglio, in altri peggio. Sto facendo un trattamento con il laser. A Parigi si giocano partite lunghe 3 su 5 e confido di presentarmi al massimo». Come si prepara un torneo lungo e faticoso come Parigi? «Questa settimana c’era l’appuntamento con il torneo di Ginevra e non ho giocato. Dopo Montecarlo sono cambiati gli obiettivi e preparo i tornei più importanti, pur rispettando l’intero circuito. Posso decidere quando giocare e gestirmi meglio» […] E’ vero che tra Roma e Parigi il campo non è lo stesso? «I campi di Parigi sono i migliori, è il torneo più importante del mondo su questa superficie. A volte si trovano condizioni simili quando piove». Come funziona e quanto influisce la collaborazione con Barazzutti? «Ho avuto fortuna di averlo con me nel torneo più importante della carriera Mi ha aiutato e mi ammazza di lavoro giocando sette ore al giorno». Ha dovuto rinunciare ai torni di Barcellona ed Estoril, poi è tornato: quali sono le prossime aspettative personali? «Sono rimasto fuori per problemi fisici in un momento positivo, ora cerco di migliorare e di fare qualcosa in più. Parigi è il mio torneo preferito: vorrei un grosso risultato e non sarà facile, spero che possa restare impresso. Arriva nel momento migliore della mia carriera, può giocarmi a favore o contro. Intanto va superato il primo ostacolo». Djokovic sempre re del ranking su Nadal. Quant’è destinato a durare l’ordine gerarchico? «Quando Djokovic è in forma si vede che è il più forte. L’ha dimostrato sul cemento, così come Federer sull’erba. Loro due sono favoriti a Wimbledon, come Nadal lo è a Parigi. Djokovic è su un gradino più alto nonostante la finale persa a Roma, dove comunque ha portato Nadal al terzo set». La sorprende l’ennesimo ritorno di Nadal a questi livelli? «Penso che non sia mai sceso di livello. Quando perde dice che c’è un problema fisico o che non ha giocato, invece di dare meriti all’avversario. Lui comunque è il più forte sulla terra battuta». Con Nadal favorito, chi può inserirsi a Parigi? «Questa edizione è più aperta. Ci sono anche tanti giovani. Può essere interessante che non vincano sempre gli stessi. Gli ultimi quattro-cinque Masters 1000 hanno avuto vincitori diversi» […] Cosa le resta di Roma 2019? «La soddisfazione a metà. Ho vinto due belle partite e non nego che contro Titsitpas avrei voluto giocarla in altre condizioni. Il meteo non ha aiutato». Sentiva all’inizio dell’anno che qualcosa di buono stava per succedere? «Mi stavo allenando bene, avevo voglia e rabbia agonistica. In certi momenti non mi riconoscevo, poi di punto in bianco ho vinto. Questo sport è incredibile». A febbraio aveva lasciato il primato tra i tennisti italiani a Cecchinato dopo oltre tre anni: è stato il momento più difficile? «Per niente, ho già dimostrato chi sono e quanto valgo. Non ho mai guardato certe situazioni e non si possono fare paragoni. Cecchinato e Berrettini sono più giovani di me. Speriamo di trascinarli, glielo auguro perché più italiani bravi ci sono e meglio è». Cosa si porta dentro dell’impresa di Montecarlo? «Vorrei rivedere tutto l’ambaradan che è successo. Quello è il torneo di casa mia, più che Roma. Sono cresciuto e vivo a Sanremo, mi allenavo a Montecarlo. Nessuno se l’aspettava, ho vinto davanti alla famiglia e agli amici di sempre». Che idea si è fatto del baby Sinner, il nuovo fenomeno azzurro? «Credo che sia presto per parlare di fenomeno. Ha tutte le potenzialità per diventarlo, ma non ha ancora fatto nulla. Deve mangiare tanta pasta avendo tutto davanti a se. È un bravo ragazzo, gioca molto bene e viene ben consigliato» […] Brutto gesto dell’australiano Kyrgios, espulso agli Internazionali di Roma dopo la lite con l’arbitro e la sedia lanciata in campo: cosa passa per la testa di un campione in quel momenti? «Lui è abbastanza particolare e un tipo difficile, sta buttando molto talento alle stelle. È uno di quei pochi giocatori che, se becca la settimana buona può vincere contro chiunque: lo ha dimostrato ad Acapulco. È fatto così, va fuori dalle righe. Sta all’ATP prendere le decisioni, talvolta fa meno di ciò che potrebbe». Come concilia la vita del tennista con quella di papà? «Questo mi ha aiutato molto. Per fortuna dopo il lavoro stacco e penso alla mia famiglia, lasciandomi alle spalle la vittoria e soprattutto la sconfitta». Chieda un regalo per domani giorno del suo 32° compleanno. «Potrei chiedere un bel Parigi, ma non vorrei sbilanciarmi sul risultato. Magari si può entrare nella top 10. Poi dovrò eventualmente trovare nuove motivazioni» […] A proposito di panchine, chi vede come successore di Barazzurri alla guida azzurra in Coppa Davis? «C’è qualche nome, penso a Galimberti, Volandri o Santopadre. Mi vengono in mente queste soluzioni».

 

I dubbi di Serena: prima di Parigi appena nove match (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Su Instagram si mostra stanca e poco desiderosa di allenarsi. Il circuito fino ad ora le ha dato più preoccupazioni che soddisfazioni, e la vigilia del Roland Garros, per Serena Williams, è piena di punti interrogativi. La ex numero 1, che dopo il 23° Slam, conquistato a Melbourne 2017, ha raggiunto solo due finali lo scorso anno (Wimbledon e Us Open), punta su Parigi per agganciare i 24 titoli di Margaret Court. Ma l’impresa non è per nulla semplice: la superficie è quella più fisicamente faticosa e in più le condizioni del suo ginocchio destro sono un punto interrogativo. Proprio a Parigi, nel 2018, Serena era tornata a disputare uno Slam dopo il rientro dalla maternità. Più che per i suoi risultati aveva fatto notizia per la tuta nera aderente indossata in campo, che aveva scatenato molte polemiche. Il suo percorso a Porte d’Auteuil si era interrotto dopo tre partite per infortunio, appena prima dell’incrocio pericoloso con Maria Sharapova agli ottavi. Serena, tre volte regina del Roland Garros (2002, 2013, 2015), dall’inizio dell’anno ha giocato appena nove partite, una sola sulla terra rossa, a Roma, prima di ritirarsi per l’ennesimo problema al ginocchio destro senza disputare il derby con la sorella Venus. «Dispiace – ha detto dopo l’ennesimo ritiro -, non è una mia scelta. Mi piacerebbe restare sul circuito e giocare ogni partita, ma non è possibile». Il suo coach Patrick Mouratoglou ricorda che Serena è stata capace di imprese incredibili: «Da lei ci si può aspettare di tutto, ricordatevi che nel 2015 ha vinto il Roland Garros con la febbre a 40°» […]

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Federer parigino. Dopo quattro anni sul nuovo Centrale (Crivelli). Una terra per due (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 22 maggio 2019

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Federer parigino. Dopo quattro anni sul nuovo Centrale (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Rieccolo. Da quel campo mancava da quattro anni, e lo ha ritrovato cambiato, in attesa che dal 2020 abbia anche la copertura. L’ultima apparizione di Roger Federer al Roland Garros datava 2015, quando venne sconfitto in tre set nei quarti da Wawrinka, poi vincitore del titolo. Nel 2016 il Divino rinunciò all’ultimo per i guai alla schiena e a un ginocchio, poi per due stagioni ha programmato un calendario personale senza il rosso europeo primaverile. Ritiratosi da Roma per qualche dolorino alla gamba destra seguito alle due partite in un giorno di giovedì, Federer appena arrivato in Francia ha subito voluto testare le condizioni sue e dello Chatrier, rimanendo in campo quasi due ore con Diego Schwartzman, l’argentino semifinalista agli Internazionali. Lo svizzero sarà testa di serie numero 3 nel secondo Slam stagionale (si parte domenica): come al solito Parigi segue il ranking, con Djokovic e la Osaka a guidare il seeding. Nel sorteggio di domani sera ci saranno anche tre italiani tra le 32 teste di serie: Fognini 9, Cecchinato 17 e Berrettini 30, tutti beneficiati di due posti dalle assenze di Anderson e Isner. Amarezze invece dalle qualificazioni maschili: i tre italiani di giornata sono stati eliminati da avversari francesi. Lorenzi ha perso da Couacaud, Viola da Bourgue e Arnaboldi da Blancaneux. Oggi tornano in campo per il secondo turno Quinzi, Caruso, Napolitano, Travaglia, Mager e Bolelli. Tra le donne passano il primo turno la Paolini (Zaja) e la Treviso (Smitkova), oggi gioca la Gatto Monticone. A Parigi sarà sicuramente accolto da gran signore (eufemismo) Nick Kyrgios, che dopo un allenamento a Wimbledon (cosa c’è di meglio dell’erba per preparare la terra, del resto) con Andy Murray ha postato su Instagram un paragone piuttosto eloquente: «Il Roland Garros rispetto a questo posto è una m…a». Incorreggibile. Intanto si gioca sulla terra nella settimana che porta al Bois de Boulogne. A Ginevra debutto per Alexander Zverev, cui serviva un avversario declinante come Gulbis per concedersi un sorriso, anche se il 6-2 6-1 finale non registra le 9 palle break concesse dal numero 5 del mondo (ne ha salvate 8). A Lione debutto vincente per l’attesissimo AugerAliassime (7-6 7-5 a Millman), mentre Dimitrov conferma la caduta senza fondo perdendo da Delbonis (1-6 6-4 6-2).

 

Una terra per due (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Con i suoi modi pacati, un po’ sornioni, di chi potrebbe saperla lunga ma lascia ad altri l’onere della prova, Marco Cecchinato mise il tennis di fronte a un interrogativo che in pochi, fin lì, si erano sentiti in dovere di porsi. Accadeva al Roland Garros di un anno fa e la domanda suonava più o meno così: quanto talento c’è nell’altro tennis? Il Ceck veniva da lì, dal tennis dove tutti transitano e molti vi restano impigliati, quello dei Challenger, dei Futures, delle palle sgonfie e spelacchiate. E il tennis dei dimenticati, perché chi vi transita lo archivia in un lampo, e chi ci resta non ama gli venga ricordato. Ma lui, il Ceck, spedito da Palermo in Friuli per farsi la pelle dura, che nell’altro tennis aveva già speso cinque anni di carriera, se ne stava nel torneo dei grandi come un geco in attesa di una zanzara ottimista. Il primo fuoriuscito dell’altro tennis a tagliare il traguardo di una semifinale Slam nel Campionato Mondiale sulla terra rossa. Roba che solo Adriano Panatta e Corrado Barazzutti vi erano riusciti. Una semifinale che fece il pieno di carburante al tennis italiano e lo rilanciò, se è vero che da quelle giornate i nostri si sono appropriati di sette tornei del circuito, fra i quali un Masters 1000 firmato da Fabio Fognini. Ecco, Fognini, Fogna2 come si fa chiamare quando gioca bene. Lui a una semifinale Slam non è mai giunto, e non v’è alcuna spiegazione tecnica per chiarire il mistero. La risposta sta nel non riuscire quasi mai a far coincidere l’immagine che ha di sé con la realtà dei fatti. Insomma, quello che gli è riuscito a Montecarlo. Ma è un fatto, lui quella semifinale la vuole, e vorrebbe anche di più se solo fosse possibile. Il meglio lo ha dato con un quarto di finale a Parigi nel 2011, vinse da infortunato l’ottavo con Montanes e fu costretto al ritiro prima di incontrare Djokovic. Poi sono giunti due ottavi australiani, quattro sedicesimi a Wimbledon e un ottavo anche agli Us Open. Ha fatto di nuovo bene a Parigi però, ripresentandosi negli ottavi un anno fa e continua a sostenere di avere una voglia infinita di mostrarsi nei suoi panni migliori anche in un major. Ne ha facoltà, ma vale la pena chiedersi come vi giunga a questo appuntamento. C’è un problemino muscolare in attesa di soluzione definitiva, il professor Parra che l’ha in cura con i suoi laser, dice che non si tratta proprio di una sciocchezza. Lui si sente pronto, si sta allenando a San Marino con Barazzutti: «La vittoria a Montecarlo ha cambiato le cose, ora vado in campo disteso». Il Ceck dovrà aggirare altri ostacoli. Il 2018 l’ha portato stabile fra i primi 20. Ora lo conoscono. Ma non sarà facile non avvertire la morsa della conferma dalla quale è atteso. Ci sono in ballo 640 punti, metà della sua classifica. «Non ci penso, non voglio preoccuparmi», ha detto a Roma. Ma quel nodo lo incontrerà e dovrà dargli un taglio netto, se non vuole che diventi scorsoio.

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