Zverev fa l’eroe, la Laver Cup resta in Europa e Chicago se ne innamora

Il tedesco vince un altro match al cardiopalma con Kevin Anderson e regala alla sua squadra la seconda edizione di Chicago. Atmosfera surreale tra scherzi e goliardia nelle conferenze stampa. La Laver Cup ha straconvinto un'altra volta

Zverev fa l’eroe, la Laver Cup resta in Europa e Chicago se ne innamora
Alexander Zverev alla Laver Cup 2018 Chicago (foto Twitter @LaverCup)

Laver Cup, come un anno fa: Federer rilancia l’Europa a un passo dalla sconfitta

Dal nostro inviato a Chicago,

 

EUROPA-RESTO DEL MONDO 13-8

Match 11

A. Zverev (Europe) b. K. Anderson (World) 6-7(3) 7-5 [10-7]

Dopo quasi sette ore di emozioni da montagne russe, l’ultima giornata della Laver Cup 2018 si è chiusa con Alexander Zverev sdraiato a terra festeggiato da tutti i suoi compagni, vincitori della competizione per il secondo anno consecutivo. Ci ha provato Kevin Anderson a rimandare tutto al dodicesimo incontro, che sarebbe stato decisivo (un pareggio era matematicamente impossibile), ma nei 130 minuti della sua battaglia con il giovane tedesco alla fine gli è mancato qualcosa, nonostante abbia condotto per buona parte del match.

Un primo set equilibratissimo nel quale Anderson non era riuscito a convertire un set point sul 5-4 era stato comunque portato a casa dal sudafricano grazie ad un inizio di tie-break molto negativo di Zverev, che si era pure lasciato andare ad un nervosissimo lancio di racchetta. Era evidente che i giocatori erano tesi, la posta in palio era importante anche se l’atmosfera nell’arena, dopo il dramma in due atti di Federer, si era un po’ sgonfiata e il pubblico presente sugli spalti era diminuito.

All’angolo di Zverev si sono alternati un po’ tutti i suoi compagni di squadra, Federer in primis, ed anche lo stesso Borg, pressochè muto per tutto il weekend, si era improvvisamente svegliato. Gli suggerivano di non perdere troppo campo negli scambi che Anderson riusciva a tenere con sorprendente disinvoltura, riuscendo ad aprirsi sufficienti angoli per affondare i colpi. Dopo essersi salvato da 0-40 nel game iniziale ed aver cancellato un’altra palla break sul 3-3, Zverev approfittava di un nastro fortunato nel dodicesimo game del secondo set per portarsi a set point e portare la partita al match tie-break.

Dopo quasi due ore di gioco legatissimo alla regola del servizio, nei primi 12 punti del tie-break decisivo c’erano 7 minibreak. Sul 7-5 Anderson, con il Team World a tre punti dal singolare decisivo, Rod Laver spuntava dal tunnel dei giocatori, pronto per l’eventuale premiazione, e Zverev come per magia metteva  segno cinque punti consecutivi.

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Se già dall’atteggiamento e dalle interazioni dei giocatori in campo si era capito che l’atmosfera della Laver Cup è qualcosa di unico nel mondo del tennis professionistico, quello che è accaduto alle conferenze stampa dei due team dopo la cerimonia di premiazione va al di là dell’immaginazione.

I primi ad arrivare sono stati quelli del Team World, tutti tranne John Isner che era scappato a casa dalla sua bambina nata una settimana fa, accompagnati da una colonna sonora gangsta-rap che usciva dal telefono di uno dei ragazzi. L’atmosfera è quella da gita scolastica di terza liceo, con il prof “ganzo” (John McEnroe), il ragazzo timido ma ben voluto da tutti (Diego Schwartzman), il secchione che sta imparando a lasciarsi andare (Kevin Anderson) ma che rimane comunque sempre troppo compunto in confronto ai due discolacci che chiacchierano sempre tra di loro (Jack Sock e Nick Kyrgios), e il ragazzino avanti di un anno (Nicolas Jarry) che non crede alla sua fortuna di essere capitato in un gruppo così fico ed affiatato.

Spero davvero che non si riesca a mandare in malora questo gioiello – dice John McEnroe, alludendo alla formula della Laver Cup – è evidente che si tratta di un successo straordinario. Lo era stato la prima volta, non eravamo sicuri si sarebbe ripetuto, ma è stato di nuovo clamoroso. Il pubblico è stato fantastico, l’atmosfera stupenda, il livello del tennis altissimo. Non capisco come si possa dire che questa manifestazione non è un grande successo. Amo la Coppa Davis, ho sempre amato giocarla, ma bisogna far qualcosa perchè si riesca ad arrivare ad un accordo tra la Davis e questo evento. Anche se fosse per una volta soltanto, nei 40 e passa anni che ho passato nel tennis, bisogna trovare un sistema per fare funzionare entrambe le manifestazioni. Chiunque pensi che la Laver Cup non è un bene per il tennis, è completamente fuori di testa“.

Per alcuni questa è stata la migliore settimana dell’anno; per Kyrgios è stato un modo per creare rapporti con altri giocatori: “Non conoscevo Kevin prima di questa settimana, ora sarei felice di andare a vedere un suo match a Tokyo per esempio“. Si scopre che Anderson e Sock hanno iniziato a seguire i rispettivi account Instagram, compreso anche quello del cane di Kevin, Lady Kady.

Ma il momento più straordinario lo si è avuto quando il Team World ha incrociato il Team Europe uscendo dalla sala interviste: urla goliardiche, Sock che si è messo a giocare a morra cinese con Federer, improvvisando uno spogliarello, lo svizzero che si è messo ad urlare e scherzare con tutti, Zverev che è entrato fagocitando patatine a ciclo continuo mentre Djokovic è uscito dal gruppo andando a prendere diligentemente posto dietro al tavolo delle interviste. Il capitano Borg, per proseguire con il basso profilo che ha tenuto per tutto il weekend, si è quasi nascosto dietro la Coppa, almeno fino a quando non è arrivato Dimitrov che ha sollevato la sua sedia con lui seduto sopra e l’ha riportato di peso sotto la luce dei riflettori. Scherzi, battute non-stop, Federer e Djokovic che scherzano sul fatto che andranno in vacanza insieme (con sei bambini, poveri loro), Nole dice “vorrà dire che paghi tu“; Federer risponde “penso di potermelo permettere, e a pensarci bene anche tu potresti pagare per tutti”. Dimitrov tenta di aggregarsi alla ipotetica vacanza, e allora diventa lui che deve pagare per tutti – a quel punto interviene Zverev che dice: “Tenete presente che più ci si sposta da questa parte del tavolo meno ci sono persone che possano pagare per tutti...”

Un’atmosfera quasi magica ed irripetibile (fino a Ginevra l’anno prossimo, si intende) che si voleva continuasse per sempre, tanto ci si trovava tutti a proprio agio. Anni luce dalle pressioni del Tour e dai rigidi protocolli dei tornei ufficiali.

Per finire, una nota personale: se non siete convinti della bontà di questa manifestazione e di questa formula, prima di decidere di odiarla, andate a viverla di persona se ne avete l’occasione. Non ve ne pentirete, e potrete decidere da voi con cognizione di causa.

 

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