Il mago dei numeri che aiuta Djokovic a vincere

Interviste

Il mago dei numeri che aiuta Djokovic a vincere

NEW YORK – Craig O’Shannessy, lo stratega del team Djokovic, ci racconta il suo lavoro. Numeri, statistiche… anche se odia la matematica. In esclusiva per Ubitennis, scopriamo come Novak prepara ogni partita

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Un bel pomeriggio all’inizio della seconda settimana allo US Open 2018, nel giardino antistante la sala media, e un’interessantissima chiacchierata con quello che probabilmente è il massimo esperto mondiale di numeri e statistiche legate al tennis. Craig O’Shannessy, australiano, ex-allenatore (tra gli altri, di Kevin Anderson), è l’analista dati per l’ATP, Wimbledon, Australian Open e New York Times, dati che raccoglie, interpreta, divulga sui siti ufficiali dei tornei e dell’associazione, e che sul suo seguitissimo sito braingametennis.com fornisce a richiesta a coach e tecnici. Ha tenuto anche diversi seminari in Italia, per la FIT.

Dalla fine del 2017 è entrato a far parte del team di Novak Djokovic (ufficialmente, in realtà la collaborazione era iniziata un anno prima). Craig, oltre a essere un autentico “mago dei numeri”, è pure un tipo simpaticissimo, anche se (soprattutto da quando lavora con Nole), non è molto incline a parlare di quello che fa, o a farsi intervistare al di fuori dei canali istituzionali. Ma dopo averci parlato tante volte, in tanti tornei, discutendo di tecnica e di tattica nelle sale stampa di mezzo mondo, l’ho convinto a concedermi una video-intervista, che abbiamo realizzato un paio d’ore prima dei quarti di finale in cui Djokovic avrebbe affrontato John Millman. Scopriamo insieme i dettagli di come un campione della caratura del serbo prepara le partite, qui sotto il video e la trascrizione integrale in italiano.

 

Siamo qui con Craig O’Shannessy, che è il massimo esperto mondiale di numeri legati al tennis, e ora ci racconterà un po’ dei suoi segreti: come sappiamo da qualche mese lavora con Novak Djokovic, ma non è che abbia cominciato con Nole. I numeri per Craig sono importantissimi da una vita. Quindi, Craig, come è che è iniziato tutto? Un giorno ti sei detto, questo è in gioco fantastico, dritti, rovesci, servizi, ma c’è qualcosa su cui tutto questo è basato, come hai cominciato?
Assolutamente. Io ho cominciato come giornalista, la parte matematica non la avevo mai amata. A scuola sono stato quasi bocciato in matematica: semplicemente non mi piace. Non sono mai stato quindi un appassionato di statistica. Ho iniziato ad usarla per capire le cose basilari, tipo: è meglio servire esterno o servire centrale cercando la T, è meglio cercare il rovescio o il dritto di un avversario, è meglio andare a rete o restare a fondo, le cose più semplici insomma. Volevo capire la struttura del gioco, gli strati su cui viene costruito dal punto di vista tattico e strategico. La cosa bella del tennis è che ci possono essere molti modi diversi di essere vincente: puoi essere alto, basso, destro, mancino, puoi colpire con molta rotazione oppure usarne di meno, puoi essere uno che attacca la rete oppure uno che scambia da fondo. Avere infiniti stili di gioco possibili è la cosa più bella di questo gioco, ma alla base di tutto ci sono statistiche e tendenze che permettono di interpretarlo. Quindi torniamo indietro al 2005, quando venne sviluppato Dartfish, un software di analisi che avevano iniziato ad usare alle Olimpiadi. All’interno del software ho aggiunto una funzione chiamata “match tag”. Sono andato al primo meeting del comitato olimpico americano, ad Atlanta, ho mostrato le nuove funzionalità del programma, e gli ho detto di provarlo. Normalmente quando guardiamo una partita di tennis abbiamo una percezione cronologica di quello che avviene. Vediamo l’inizio, seguiamo il gioco punto dopo punto, e arriviamo alla fine. Con la funzione tag del programma Dartfish io potevo mettere degli indicatori in tutta la partita, e per esempio vedere tutti i vincenti di dritto, oppure tutti gli errori di rovescio, o tutti i servizi esterni, a prescindere dal momento in cui venivano eseguiti. Dal punto di vista del coach analizzare una partita in ordine cronologico è la cosa peggiore, bisogna focalizzarsi sulle tendenze. Se tu analizzi in ordine di tempo, per esempio diciamo che un vincente di dritto viene tirato al secondo minuto e poi non ce ne sono più fino all’undicesimo minuto e poi al quattordicesimo minuto…

Rischi di perdere di vista la tendenza generale!
Eh sì, perché quando gli avvenimenti non sono continui, non li colleghiamo nella nostra mente, ma se invece li vediamo elencati uno dopo l’altro troviamo che magari sono praticamente tutti uguali, hanno lo stesso esito. Dartfish mi ha aiutato a capire per la prima volta l’esistenza di questo tipo di tendenze.

Immagino che ora con la tecnologia Hawk-eye sia come Disneyland per te…Voglio dire, hai i dati su tutto! Ho letto un paio di cose che hai scritto che mi hanno colpito, perché io sono arrivato al giornalismo partendo dall’essere un allenatore. La famosa regola dei “four shots”, che evidenzia come il 71% dei punti nel tennis venga risolto entro i primi quattro colpi. E poi quella del 55, che ci dice che i migliori giocatori del mondo conquistano non più del 55% dei punti che giocano. È incredibile no!? Uno guarda giocare il miglior Federer e pensa: “Ma va, Roger? Farà come minimo l’ottanta per cento dei punti!”, e invece non è così!
(risata) Sì, è vero, è come Disneyland! Hai perfettamente ragione, andiamo con ordine allora. Quando comincio a lavorare con un giocatore, Djokovic compreso, penso “ok, vuoi diventare il numero uno del mondo? Tutti lo vogliono“, poi vai a vedere i match che vincono i migliori di tutti, scopri che sono circa il 90%, ma che li vincono facendo appunto il 55% di punti. Per esempio Djokovic nel 2015 ha fatto 82 vittorie e 6 sconfitte, mi pare. Era una belva! Ma se andiamo ad analizzare i cosiddetti “anni da Superman”, come quello, e come anche certi di Nadal al Roland Garros, vediamo che per ottenere prestazioni incredibili tutto quello che ci è voluto è stato passare dal 55% al 56% dei punti vinti.

Quindi un margine dell’ uno per cento significa passare da ‘semplice’ gran giocatore a Slam su Slam vinti in serie! Incredibile!
Infatti! L’uno per cento! Una palla su cento! Quando guardiamo la partita da bordocampo è impossibile capire, su cento punti, quale sia stato quello decisivo senza l’ausilio dell’informatica. Quindi io sono partito da questo dato del 55% e sono passato ad analizzare le tendenze nella lunghezza degli scambi. Entro i tre scambi dopo il servizio, come dicevamo, si risolvono il 70% dei punti, dal quinto all’ottavo colpo il 20% e oltre il nono solo il 10%.

Ma allora perché vedo tanta gente allenarsi a tenere a lungo la palla in campo? Se il 70% dei punti si risolvono nei primi tre scambi dopo il servizio, da allenatore dovrò dire ai miei giocatori di concentrarsi nel colpire forte e aggressivo all’inizio degli scambi perché è lì che si vincono le partite.
È esattamente così! Qui allo US Open, ad esempio, dopo il primo turno maschile, abbiamo avuto il 73% di punti chiusi entro quel margine. Per arrivare ad avere questi dati però il percorso è stato lungo. Prima del 1991 praticamente non avevamo statistiche, poi fino al 2002 avevamo delle analisi molto primitive, molto semplici. Già sapere il numero degli ace era un lusso, poi le cose sono migliorate sempre di più e dal 2015 siamo stati in grado di identificare i tanti strati di lettura di un match e le relative tendenze. Io vengo in Italia un paio di volte all’anno, ho un ottimo rapporto con la FIT, faccio delle conferenze con i tecnici e gli mostro che a tutti i livelli (junior compresi), e pure sulla terra battuta, la regola dei primi quattro colpi è sempre valida. Ed è in quella fase di gioco che bisogna concentrare il lavoro, sforzandoci di abbandonare il concetto di scambio lungo colpo dopo colpo. Non è così decisivo che tu sia in grado di tirare dodici rovesci diagonali di fila. Sei in grado, invece, di tirare dodici seconde palle aggressive di fila? Perché quello è infinitamente più importante per farti vincere più match! Quindi dobbiamo portare sul campo di allenamento quello che abbiamo visto essere decisivo nella partita.

Scusami, ma ovviamente devo chiedertelo. Senza rivelare i tuoi piani segreti, facci un esempio di come lavori con uno come Djokovic, ma immagino che potrebbe valere per chiunque. Per dire, stasera giocate contro Millman, che avete affrontato al Queen’s un paio di mesi fa, e Novak ha vinto 6-2 6-1. Ora, Millmann non è un giocatore così conosciuto. Tutti conoscono ogni dettaglio di come giocano Nadal, Federer, Wawrinka, Murray, eccetera. Come prepari una partita contro Millman? Non so, te lo studi e scopri che, se viene attaccato a sinistra, John due volte su tre si difende col passante diagonale, e prepari una strategia per quella situazione?
Giusto, proprio così. Mi metto ad analizzare, come ho fatto negli ultimi due giorni, che cosa Millman sta facendo così bene questa settimana qui allo US Open. Il precedente al Queen’s conta meno perché era una superficie differente, John non è così forte sull’erba, il suo meglio lo dà sulle superfici dure. Cosa ha fatto Millman qui per battere Fognini, Kukushkin e Federer? Ho cercato di capire in che zone di campo si trova più a suo agio, da dove produce più vincenti oppure commette più errori. Ogni giocatore ha specifiche zone di campo dove si trova meglio, e altre dove va più spesso in difficoltà. Ho identificato queste zone per quanto riguarda Millman, ho capito dove gli piace stare in campo durante questo US Open, e dove invece può avere dei problemi. Stasera cercheremo di applicare queste analisi.

Quindi, fondamentalmente, tu vai da Novak e gli dici, per esempio: “Stai attento perché in uno scambio ad alta velocità è pericoloso mettergli la palla là, piuttosto che da un’altra parte, perché John da là ha tirato il 50% dei vincenti“?
Esattamente. Abbiamo diviso il fondo del campo in quattro zone A, B, C e D, partendo dall’angolo esterno della diagonale destra. Sono zone di uguale grandezza. Novak ha imparato molto bene questo linguaggio tanto che con lui parliamo sempre in termini di A, B, C , D e lo hanno imparato anche tecnici italiani, è un ottimo sistema per identificare le geometrie del campo.

A Novak piace questo approccio? Ti ascolta? Lo vedi applicare in campo quello che gli hai detto di fare prima della partita?
Assolutamente sì! Adora l’approccio analitico e lo segue al 100%.

Deve essere una bella soddisfazione per te! Tu sei lì in tribuna e vedi il tuo giocatore seguire perfettamente le tue indicazioni.
Certo, e poi Marian Vajda la pensa esattamente come me. È chiaramente un grande piacere lavorare con Djokovic ma ancora di più con Marian. Abbiamo appena passato un’ora, poco fa, rivedendo le strategie per la partita di stasera. Ha una gran testa da tennis, è facile comunicare e rapportarsi con lui per risolvere i problemi. In definitiva quindi per stasera abbiamo studiato l’utilizzo delle zone A, B, C, D, dove servire (su questo lavoriamo tantissimo), come rispondere, le parti di campo da attaccare e magari quelle da attaccare all’inizio per poi cambiare obiettivo. Quello che è importante e che ci tengo a far capire, è che tutto questo lavoro che faccio con Marian e Novak è perfettamente trasferibile e applicabile a qualunque altro livello di coaching, dai professionisti fino ai bambini. Sono le stesse cose che ho insegnato ai convegni in Italia a Roma, a Napoli, a Bologna e a Bari.

Grazie Craig, è stato un vero piacere parlare con te, dovremo rifarlo, magari in Australia! Facciamoci una bella chiacchierata a ogni Slam.
Assolutamente! Sarò anche a Milano alle NextGen Finals!

Ah! Lavori anche con qualche giocatore giovane o ti dedichi esclusivamente a Novak per adesso?
No, solo Djokovic. È abbastanza per tenermi ben occupato.

Grazie ancora, in bocca al lupo per stasera. Non so come andrà la partita ma ho come il sospetto che verrà giocata in modo tatticamente intelligente…
Certo! Millman è un giocatore molto intelligente. Sarà una partita tattica, e sono molto contento per John che è un grande lavoratore, si merita i risultati ottenuti qui e arriverà al match molto ben preparato anche lui. Ciao!


Come sappiamo, è andata a finire piuttosto bene. Bravo Craig!

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Halep: “La mia miglior partita. Ora potrò venire a Wimbledon anche solo per mangiare!”

LONDRA – Halep felicissima di entrare nel Club di Wimbledon, è la prima rumena a vincere ai Championships. “In Romania non abbiamo campi in erba! Tiriac mi ha sempre sostenuta”

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Diventare membri del The All England Lawn Tennis Club è un onore di cui Simona Halep oggi potrà fregiarsi.È sempre stato il mio sogno vincere questo torneo, quando avevo 12 anni mia mamma mi diceva sempre, se vuoi diventare qualcuno nel tennis devi vincere Wimbledon, e così ho fatto. Quindi grazie ai miei genitori!”.

E per lei è stata un’ulteriore motivazione. Nello spogliatoio mi hanno ricordato che se avessi vinto il titolo, avrei avuto la ‘membership’ del circolo a vita, ed è stata una bella motivazione! Non mi sembra vero che potrò tornare qui quando lo vorrò, anche solo per pranzare o cenare. E potrò andare nel Royal Box! Lo volevo fortemente, quando ho iniziato il torneo ho detto a tutti che sognavo di diventare membro del Club e ci sono riuscita“.

 

La chiave vincente della partita è stata la mentalità propositiva che Simona ha messo in campo sin dal primo quindici. Ho cercato di essere aggressiva dall’inizio perché lei è fortissima e potente. Ho giocato sicuramente il miglior match della mia vita. Serena è un’inspirazione per tutte noi ma io ho cercato di essere concentrata su me stessa, di essere positiva e rilassata per tutta la partita. Ho giocato ogni punto senza pensare al punteggio. Quando ho visto 5-2 ho detto ok è vero. Ho deciso stamattina come giocare, ho giocato molte volte contro di lei e so quanto è dura. Ho davvero creduto di avere la chance di vincere. Non avevo nessun pensiero negativo, sono riuscita a controllare le emozioni e concentrarmi sulla partita, sentivo molto bene la palla e ho cercato di essere positiva e di mettermi nelle condizioni di giocare al meglio”.

La vittoria al Roland Garros dello scorso anno è sicuramente stata una svolta per la rumena, che le ha consentito di giocare le finali importanti con meno pressioni. “Le finali che ho perso in passato mi hanno aiutato ad affrontare le finali in modo diverso, ho imparato ad affrontarle come una partita normale, senza pensare al trofeo in palio. Sicuramente dopo aver vinto il primo slam ho cominciato a pensare che avrei potuto vincerne altri. Ma lo scorso anno ero esausta e ho dovuto prendere una lunga vacanza per rilassarmi come persona più che come giocatrice. Sento però che, al di là del match di oggi, posso ancora migliorare e sono molto motivata a farlo”.

Dopo la vittoria su Nadal, Roger Federer si era espresso in maniera molto positiva su Simona invitandola ad avere una mentalità vincente anche se aveva di fronte una campionessa come Serena Williams.È stato molto carino con me e le sue parole sono state di aiuto e supporto per me“.

Simona è la prima rumena a vincere i Championships, Nastase perse in finale in cinque set da Smith. “Cosa accadrà in Romania al mio ritorno? Non lo so, penso più o meno quello che successe quando ho vinto a Parigi. Intanto domani ho la cena dei campioni! In Romania non abbiamo nemmeno un campo in erba, quindi è difficile pensare di poter vincere Wimbledon, ma tutti sanno che torneo è questo. Tiriac mi ha aiutato dal 2014 quando persi da Sharapova in finale a Madrid e mi disse che avrei avuto un grande futuro. Stamattina mi ha detto che dovevo godermi la giornata, ma era molto felice dopo e mi ha anche dato un buffetto”.

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Serena Williams: “Non penso più ai record, vado in campo e gioco meglio che posso”

LONDRA – Le dichiarazioni di Serena Williams dopo la sconfitta in finale contro Simona Halep. “Non credo che oggi avrei potuto fare cose diverse. Sono sulla strada giusta per tornare quella che ero”

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Serena Williams - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Alla terza finale Slam perduta, e nettamente, nell’ultimo anno o poco più, Serena Williams affronta i taccuini dei reporter con grande calma e pacatezza dopo aver smaltito l’adrenalina del match e aver probabilmente realizzato che un’altra chance se n’è andata per aumentare il numero dei suoi titoli. “Lei ha giocato alla grande, ma non è una sorpresa che qualcuno giochi bene contro di me – ha detto la fuoriclasse americana – ho provato a fare delle variazioni, ma ho sbagliato troppo perché il mio gioco potesse funzionare. Penso che lei abbia difeso benissimo, e io sono andata fuorigiri perché ritornava davvero tutto, tiravo troppo forte. Ho una strategia contro chi gioca a quel modo, ma ci sono arrivata tardi”.

Serena Williams non ha ancora vinto un torneo dal suo rientro alle competizioni successivo alla gravidanza: “Non lo so, devo trovare il modo di vincere qualche finale, magari anche fuori dagli Slam aiuterebbe. Sicuramente, beh, non posso dare la colpa a ragioni fisiche, stavo bene all’inizio del torneo, ora posso solo andare avanti. Tutte le sconfitte sono dure, ma quando qualcuno gioca così bene, c’è poco da fare, devi accettare che è la loro giornata. Stamattina stavo bene, non avevo pensieri particolari, non ho fatto nulla fuori dall’ordinario. Rispetto a quando avevo vent’anni è diverso, non è che ci si aspetti che io vinca sempre, anche andare in finale è una lotta. Non sono più tesa o nulla, semplicemente la mia avversaria ha giocato troppo bene”.

Nessun problema fisico per lei, che ora ha in programma di passare ad allenarsi sul cemento in vista dello US Open: “Sono felice di potermi allenare e giocare senza problemi. Il tempo passa, non lo so se diventerà sempre più difficile vincere, in realtà non ci penso. Puoi solo andare là fuori e fare del tuo meglio. In campo sapevo che lei stava dando tutto, e mi chiedevo se sarei stata capace anch’io di alzare il mio livello. Mi sono impegnata tanto in queste due settimane, non credo che oggi avrei potuto fare cose diverse. Dopo essere diventata madre, le cose sono diverse, ma mi sento comunque ancora molto competitiva, e sono sulla strada giusta per ritornare quella che ero”.

 

Il suo programma per la prossima estate sul duro americano prevede solamente i due tornei più importanti prima di Flushing Meadows: “Giocherò Toronto e Cincinnati, non penso di aver bisogno di giocare San Jose, devo tutelare le mie ginocchia sul duro. Ma adesso sto bene”. Le è stato chiesto se l’incitamento del pubblico l’abbia influenzata durante la partita: “Sicuramente ho sentito l’affetto di tutti, e il loro supporto. Ho sentito uno che ha gridato ‘Serena svegliati’, ma insomma, non stavo dormendo, penso!”.

A chiusura della conferenza stampa, una reporter ha citato le dichiarazioni di Billie Jean King e di altri personaggi del tennis che avrebbero suggerito a Serena di ‘smettere di essere una celebrità per combattere le disuguaglianze e concentrarsi sul tennis’. Lapidariamente Williams ha risposto: “Il giorno in cui smetterò di lottare per l’uguaglianza e per i diritti delle persone che sono come me e te [donna e nera], vuol dire che sarò nella mia tomba“.

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Djokovic: “Dopo quello che ho vinto, potrei anche smettere… ma io mi diverto ancora!”

Grazie alla vittoria contro Bautista Agut, Nole raggiunge la sua sesta finale a Wimbledon: “Ho ancora grandi motivazioni, voglio fare la storia di questo sport”. Sfiderà Federer: “Ti fa giocare ogni punto sotto pressione”

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Come è andata oggi? Puoi descrivere com’è stata la partita? Difficile oppure…
Beh, giocare la semifinale è stato difficile per entrambi, sia per me che per Bautista. Ho perso da lui due volte quest’anno, su superfici diverse.
A un certo punto del match, la partita sarebbe potuta andare in entrambe le direzioni. Eravamo molto vicini nel terzo set. Ci sono stati un paio di game molto lunghi, come quando avevo il break a favore e ho rischiato di perdere la battuta: lì c’è stato uno scambio molto lungo ma sono riuscito ad uscirne con un vincente lungolinea di rovescio. Vincere quel game è stato cruciale. Mi ha dato più sicurezza e mi ha fatto sentire sollevato, sono riuscito a colpire con più scioltezza nei game successivi. Il quarto set è stato il migliore. Sono molto soddisfatto di come sono riuscito a chiudere il match. Penso che Bautista abbia molte qualità tecniche, ma è molto solido anche mentalmente. È centrato. Non vedrai mai degli scatti d’ira o dei momenti di sconforto da parte sua. Ho molto rispetto per lui. Penso che sia molto sottovalutato, come giocatore. Sicuramente ha meritato di arrivare alle semifinali. Gli auguro il meglio.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dopo tutti i traguardi raggiunti, e considerando che il tuo gioco è ancora solido, quale record, personale o meno, ti piacerebbe battere?
La cosa più importante, la più grande motivazione, è ancora quella di scendere in campo traendo piacere da quello che faccio. Lo so, è un cliché. Lo dicono in molti. Ma continuo a credere che sia essenziale. Senza quel sentimento, non si possono raggiungere dei buoni risultati, verrebbe a mancare la magia. Non vedo tutto questo come un lavoro. Ho fatto abbastanza nella mia carriera, quindi in teoria potrei smettere di giocare a tennis in ogni momento. Se non lo faccio, è per le ragioni di cui ho parlato prima. Ripeto, la ragione per cui gioco è perché ancora mi diverto. Ho il supporto della mia famiglia. Naturalmente, ho ancora il desiderio di fare la storia di questo sport. Vorrei avere la possibilità di vincere il maggior numero di titoli del Grande Slam cui parteciperò. Queste sono probabilmente le mie maggiori ambizioni. E poi, diventare il numero con il maggior numero di settimane al vertice.

Sei sembrato frustrato durante alcuni momenti della partita. Ce l’avevi con te stesso? Non eri soddisfatto della racchetta? Qualcosa che aveva a che fare col pubblico?
Niente di particolare. Penso che si passino momenti del genere, pieni di emozioni, soprattutto durante match importanti come questo. O meglio, questo vale per me. A volte le emozioni escono e diventano manifeste, a volte no. Niente di particolare. C’è sempre qualcosa che tende a farti uscire dalla “comfort zone”. Ogni tanto ti senti frustrato. L’importante è uscire velocemente da certe situazioni.

 

In qualità di plurivincitore di questo torneo, hai sentito una certa mancanza di affetto e rispetto da parte del Campo Centrale nei tuoi confronti? Questo ti ha paradossalmente aiutato a ‘tornare in palla’?
No… voglio dire… guarda: mi sono concentrato su quello che dovevo fare. In certi momenti il pubblico voleva vedere Bautista tornare in partita, forse anche andare in vantaggio visto che partiva sfavorito. Lo capisco. Ma ho avuto molto supporto da queste parti nel corso degli anni, quindi non posso lamentarmi.

Hai parlato dell’importanza del concetto di visualizzazione nella tua preparazione. In questo torneo hai affrontato molti giocatori giovani, alcuni veterani. In finale, affronterai qualcuno che conosci molto bene…
… uno dei ragazzi della Next Gen! (Nole interviene ridendo, ndr)

Sono curioso: come incide, l’esperienza del tuo avversario, su questo processo di visualizzazione?
È parte della mia routine pre-partita; lo faccio anche in campo. Penso che lo facciamo tutti, alcuni consciamente, altri no. Penso sia normale, quando qualcosa ti sta molto a cuore: vuoi prepararti nel modo migliore possibile. Specialmente durante i cambi campo, visualizzo ed immagino come potrebbero essere il punto o il game successivo. È un po’ una battaglia con se stessi. Penso che la prima vittoria sia proprio contro se stessi, e quello che accade al di fuori è, mi viene da dire, una conseguenza o una manifestazione di quel pensiero interiore. La visualizzazione è una parte di questa preparazione mentale, è molto molto importante per me. La uso continuamente.

Guardando alla finale, qual è il pericolo più grande nell’affrontare Federer o Nadal?
Beh, prima di tutto non ho scelta, sarà uno di loro. Mi sembra che siano in pareggio, al momento, quindi sarà interessante vedere chi la spunterà (Federer, ndr). Nadal sta giocando molto bene sull’erba, storicamente non la sua superficie preferita. Sta facendo molto bene. Con lui negli ultimi due anni ho giocato match molto tirati, come quello dell’anno scorso in semifinale. Se giocherò contro di lui, non mi aspetto niente di meno di quanto successo l’anno scorso. Federer, beh, sappiamo tutti quanto sia forte su ogni superficie, specialmente su questa. L’erba è la superficie che fa emergere il suo gioco al meglio. Gli piace giocare con questa velocità. Prende il tempo all’avversario con il suo anticipo. Non ti dà punti di riferimento. Ti fa giocare impiccato su ogni punto. Per giocatori come me e Nadal, gente a cui piace avere un po’ più di tempo, è una pressione costante con cui dover fare i conti. Ho giocato con lui un paio di finali epiche negli anni, quindi so cosa aspettarmi.

Se ti trovassi in una situazione simile domenica, con il pubblico largamente schierato a favore del tuo rivale, sei convinto di riuscire a contenere le tue frustrazioni, durante le fasi concitate della finale?
Non sarà la prima volta che giocherò contro Nadal o Federer nel Campo Centrale, l’ho già fatto molte volte. Come ho detto, so cosa aspettarmi. Sarò là fuori e combatterò con tutto quello che ho. È la finale di Wimbledon. Questo è il tipo di match che ho sempre immaginato quando ero soltanto un ragazzo con una racchetta, è ciò di cui ho sempre desiderato far parte. Questo è ciò per cui ho lavorato. Volevo essere in questa posizione. Ho la possibilità di combattere per il trofeo. A prescindere da chi ci sarà oltre la rete o da cosa succederà attorno, darò il massimo.

Cambia qualcosa nel tuo approccio alla finale, con Roger o Rafa ad aspettarti? Le sensazioni sono sempre le stesse? Pensi a qualcosa di diverso rispetto al solito o è semplicemente un’altra finale di Wimbledon?
Beh, diciamo che cercherò di adottare l’approccio che mi stai suggerendo: è solo un’altra finale di Wimbledon. Temo però che le emozioni coinvolte saranno ben altre. Come ho detto, penso di aver giocato contro Roger già due volte, in finale. Una l’ho giocata anche con Rafa nel 2011. Ho una striscia positiva contro di loro, nelle finali. Ad ogni modo, sono i due più grandi rivali che io abbia avuto in carriera. Naturalmente sarò agitato, nervoso e vivrò tutte le emozioni che possono venirti in mente. Dovrò fare del mio meglio per controllare queste emozioni in un modo che mi permetta di far uscire il mio miglior tennis, preferibilmente lungo tutto il match.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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