L’ascesa silenziosa di Lorenzo Sonego – Ubitennis

Interviste

L’ascesa silenziosa di Lorenzo Sonego

Tennis, cervello e prospettive, sempre con il profilo basso. Una finestra sul mondo del ragazzo di Torino attraverso le parole di coach Gianpiero “Gipo” Arbino, in esclusiva per Ubitennis

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Si dice che le condizioni fondamentali per il successo nel tennis, come in tutti gli sport, siano il talento, la testa e l’avere le persone giuste intorno. Lorenzo Sonego, uno dei migliori prospetti italiani del momento, le possiede tutte. La sua esplosione ad alti livelli è arrivata in maniera inaspettata. Basti pensare che l’anno scorso, di questi tempi, gravitava attorno al numero 440 del mondo mentre ora si trova abbondantemente dentro la top 100. Merito del talento indubbio del ragazzo, ma anche dell’apporto silenzioso dei genitori, Federica e Giorgio, e di coach Gianpiero “Gipo” Arbino, con il quale abbiamo avuto occasione di parlare durante un piovoso sabato al Challenger di Firenze.

Avvicinatosi al tennis come autodidatta all’età di 18 anni, “Gipo” avrebbe potuto intraprendere una strada completamente diversa. Era infatti stato selezionato dalla Scala di Milano come giovane tenore, ma non se l’è sentita di proseguire col canto. “Ho lasciato perché non avevo troppa fiducia in me stesso e credevo che sarebbe stato troppo difficile. La passione per il tennis mi ha spinto a fare il maestro e me ne sono innamorato subito”. Dopo cinque anni come direttore tecnico al Circolo Tennis Le Pleiadi di Torino e altri quattordici passati al Circolo della Stampa, ha fondato un proprio team al Green Park di Rivoli dove allena svariati giocatori tra cui Sonego. Affezionatissimo a questo progetto, Gipo lo segue costantemente, anche quando è in giro per tornei con Lorenzo. “Mando giornalmente i programmi e anche la suddivisione dei campi. È impegnativo ma per ora ci riesco. Ovviamente sto cercando di trovare sempre più collaboratori che mi aiutino e mi sollevino da qualche responsabilità”.

Il rapporto tennistico, ma anche umano, con Lorenzo affonda le sue radici indietro nel tempo. Sin da quando il ragazzo si è avvicinato, un po’ tardivamente, a questo sport. “Praticamente gli ho messo in mano la racchetta. Lui ha iniziato molto tardi, a 11 anni, facendo un paio di lezioni con un altro maestro, mio amico, che ha intravisto del potenziale e lo ha mandato da me. In pochissimo tempo riusciva già a fare delle partitelle”.

 

A differenza di molti altri suoi coetanei professionisti, Sonego ha saltato quasi completamente il percorso giovanile. Un po’ perché si è approcciato tardi al tennis e un po’ perché contemporaneamente giocava anche a calcio, ad alto livello. Questo mancato bagaglio di esperienze potrebbe sembrare un handicap, ma invece è uno dei punti di forza di Lorenzo. “Non ha esperienza under perché fino a 13 anni giocava ancora a calcio nelle giovanili del Torino. Poi ha deciso di smettere perché, essendo piccolino e magro, prendeva solo tante botte. Il fatto di aver iniziato tardi e di non avere questo background da under, da una parte è negativo perché ovviamente gli mancano delle esperienze che i suoi coetanei invece hanno, dall’altra invece gli ha permesso di mantenere una certa ‘verginità agonistica’ che gli toglie pressioni.

Proprio l’aspetto mentale è una delle migliori qualità di Sonego e lo si è visto anche durante il torneo fiorentino. Nella semifinale persa contro Andujar, in due occasioni ha annullato palla break con una smorzata e un rovescio lungolinea, due colpi che nel resto della partita non erano mai andati a buon fine. Tanta personalità dunque e soprattutto grande serenità, come non manca di sottolineare anche coach Arbino. “Ha la fortuna di amare il tennis e di giocare per divertirsi. Riesce ad affrontare allo stesso modo sia la vittoria che la sconfitta e soprattutto ha imparato ad analizzare le partite come mezzo per crescere, senza esaltarsi troppo o abbattersi quando le cose vanno male. Lui gioca e basta. Sembra che gli scivoli tutto addosso, anche adesso che inizia a giocare sempre più partite da favorito. Io cerco di aiutarlo, dicendogli che la classifica dell’avversario non conta perché il livello è altissimo. Tennisticamente tra il numero 50 del mondo e il 400, le differenze sono pochissime e ci sta di perdere”.

Da un punto di vista tecnico invece, c’è ancora da lavorare. Il dritto e il servizio sono già di livello altissimo, mentre il rovescio è ancora troppo ballerino. I miglioramenti da quel lato sono stati comunque evidenti, così come nella tendenza a verticalizzare di più, a dispetto di un certo qual “virus da terra rossa” che ogni tanto salta fuori nei momenti di maggior difficoltà. “Lorenzo è un giocatore a tutto campo, ma essendo nato come rematore perché non aveva troppa forza, ogni tanto ricade in queste abitudini. Se si rende conto di poter vincere lo scambio da dietro, arretra e non è propositivo. Sono io che lo costringo ad andare avanti e a prendersi dei rischi, anche perché inevitabilmente quello sarà il suo futuro. Serve bene, ha una buona volée, specialmente dalla parte del dritto, e smasha bene. In Australia contro Haase è andato molte volte a rete. Se vede che l’altro non ha un gran passante e non risponde in maniera fulminea, allora prende coraggio e diventa davvero un giocatore a tutto campo molto pericoloso. Viceversa se l’avversario lo passa con discreta continuità e risponde bene, si spaventa e arretra”.

Il percorso di crescita di Sonego è stato favorito anche dalla FIT, in particolar modo attraverso il progetto Over 18. “Tre anni fa, al momento del “clic”di Lorenzo, ho telefonato a Tirrenia dove è stato ospitato per tre giorni. Ha palleggiato con Travaglia e altri ragazzi, facendo subito colpo. La Federazione ha quindi deciso di dargli 25,000 euro per aiutarlo a sostenere le spese di viaggio per i torneip. Io dal canto mio non mi sono fatto mai pagare, se non le spese vive, per potergli permettere di fare più esperienza possibile”. Parole al miele anche per il coordinatore del progetto Umberto Rianna. “Umberto è stato importantissimo per la programmazione e la costruzione della professionalità del ragazzo. Ancora oggi decidiamo insieme la programmazione”.

Nonostante tutti questi salti in avanti, Sonego e coach Arbino rimangono realisti e non vogliono bruciare le tappe. “L’obiettivo è rimanere nei 100 per poter poi partecipare agli Australian Open. Fino alla fine dell’anno giocheremo ancora essenzialmente Challenger. Andremo a Ortisei e a Ismaning, dove Lorenzo difende un titolo e una finale. A seconda dei risultati di questi prossimi tornei, potremmo poi decidere di tentare gli ATP 500 di fine anno. I margini di miglioramento sono tanti e io sono convinto che possa ancora fare un salto di qualità prima di gennaio. Ad ogni modo non bisogna avere fretta e io sono convinto che il suo anno sarà il 2020”.

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Focus

Binaghi a tutto campo: bilanci, prospettive e quella prudenza su Torino

Il punto di inizio stagione del presidente federale ai microfoni Rai: l’entusiasmo per la Davis, il nuovo corso della Fed Cup, le speranze al maschile per un grande risultato nel 2019. Sulle Finals: “Le candidate sono tutte sullo stesso piano”. E la questione può diventare politica

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Angelo Binaghi, presidente FIT

Il presidente della Federtennis Angelo Binaghi è intervenuto ai microfoni RAI di Gr Parlamento, a cavallo dei due weekend di Davis e Fed Cup. L’Italia punta al bottino pieno ed è a metà dell’opera, dopo il convincente successo di Calcutta al debutto nella nuova Davis.

CON FABIO A MADRID -“Contro l’India eravamo più forti nei singolari e li abbiamo vinti agevolmente senza perdere un set – l’analisi del presidente federale – complimenti a Barazzutti e a tutta la squadra. La formula di Madrid si preannuncia divertente (l’Italia pare abbia votato a favore della rivoluzione, ndr), i due set su tre appiattiscono i valori e quindi prevedo grande equilibrio. Puntiamo a conquistare un ottimo risultato, sperando di riavere con noi anche Fognini. Nessun caso sulla sua assenza in India, oltre i 30 anni credo sia anche giusto lasciar libero di tirare il fiato un giocatore che da più di un decennio si esprime su alti livelli in maglia azzurra. Abbiamo utilizzato la stessa politica in passato con Farina, Schiavone, Pennetta e Vinci in Fed“.

CAMILA & SARA ARE BACK– E proprio da Biel, dove le azzurre stanno per sfidare la Svizzera, la nazionale femminile può provare a rilanciare un nuovo ciclo. Il ritorno al sereno con Camila Giorgi (“con lei è tutto a posto – precisa Binaghi – ci attendiamo molto perché può fare risultato su qualsiasi superficie“) e il rientro dalla squalifica di Sara Errani regalano sostanza ed esperienza alle più giovani su cui sta lavorando Tathiana Garbin. Il (recente) passato è ormai distante, ma bisogna guardare avanti. “Abbiamo avuto la fortuna di vivere un’epopea del tennis italiano con delle ragazze straordinarie, un momento però difficilmente ripetibile (quattro Fed in bacheca tra il 2006 e il 2013). Sono molto curioso di rivedere in campo Sara – tiene a precisare Binaghi -, visto che rientra da una squalifica ingiusta per il caso doping. Me la aspetto carica e con una gran voglia di giocare, pur consapevole che star ferma per mesi come è accaduto a lei può essere un problema per una giocatrice professionista di alto livello“.

 

FATTORE MUSETTI – Il numero uno del tennis italiano è tornato anche sul successo di Lorenzo Musetti a Melbourne. “Dopo il grande risultato, segnale di un movimento che funziona – le sue parole -, sarebbe opportuno adesso spegnere i riflettori su questo ragazzo e lasciarlo crescere e lavorare in tranquillità“. L’analisi si è poi estesa in generale al 2019 del nostro tennis maschile, anno per il quale Binaghi ha alzato l’asticella: “Abbiamo una grossa potenza di fuoco, magari in uno Slam o proprio in Davis potrebbe arrivare un risultato importante. Da Marco Cecchinato mi aspetto la stagione della maturità e della continuità, magari  anche senza picchi come la semifinale a Parigi ma con un rendimento costante ai più alti livelli“.

TORINO, QUESTIONE POLITICA?  – Binaghi non si è tirato indietro nell’esprimere un pieno sostegno alla riforma dello sport italiano firmata dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti, digerita però a fatica nelle stanze del Foro Italico. “La FIT è tra i primi sostenitori di questa riforma che va completata in molti aspetti – va diretto -, a regime le novità porteranno una scossa positiva allo sport italiano. Mi sembra sbagliato definire la nostra posizione agli antipodi rispetto a quella di Malagò. Nessun personalismo, siamo solo favorevoli a una riforma piena di cose giuste pur ridisegnando per il CONI un nuovo ruolo meno importante del precedente“. Lecito chiedersi a questo punto se gli espliciti buoni rapporti tra la Federtennis e il governo renderanno anche più fluida la collaborazione nella corsa alle ATP Finals 2021-2025. Torino è tra le candidate, la decisione arriverà a marzo ma Binaghi sceglie di smarcarsi: “A oggi c’è un equo 20 per cento di possibilità per ciascuna delle cinque contendenti. La nostra candidatura è forte ma combattiamo contro colossi, ci siamo e abbiamo una proposta convincente, vediamo cosa deciderà il board ATP a Indian Wells“. Una prudenza opportuna, che si discosta un po’ dall’ottimismo emerso da altri fronti, e che potrebbe essere in qualche modo collegata con la discussione prevista sul tema in consiglio dei Ministri alla voce “varie ed eventuali”. Secondo la ricostruzione de Il Fatto Quotidiano, sembra non sia così scontato l’ok governativo alla concessione del contributo economico necessario a rispettare i parametri imposti dall’ATP per l’assegnazione dell’evento (78 milioni in cinque anni). Si parla di cifre ben diverse, ma va tenuto presente come la parallela candidatura di Milano-Cortina per le Olimpiadi invernali 2026 stia viaggiando senza il supporto economico di Roma. Per Torino e l’amministrazione pentastellata di Chiara Appendino le Finals rappresentano anche un’occasione di riscatto dopo l’esclusione dalla corsa a cinque cerchi. E l’eventuale sponda governativa – è un rischio – può finire nel più ampio calderone di contrappesi ed equilibri tra Lega e Movimento Cinque Stelle. Se ne saprà di più nei prossimi giorni.

 

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Australian Open

Djokovic: “Partita perfetta, fondamentale cominciare bene”

Il serbo commenta la straordinaria prestazione che gli vale il settimo titolo a Melbourne e il terzo slam consecutivo: “Impensabile 12 mesi fa”

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(foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)


Mats Wilander ha detto che la tua performance è stata la perfezione assoluta. Come la classifichi tu tra tutte le tue finali Slam?
È la prima della lista, date le circostanze: giocare contro Nadal in una partita così importante. È incredibile aver giocato consecutivamente semifinale e finale in cui penso di aver fatto 15 errori non forzati in totale, sorprende piacevolmente anche me, anche se ho sempre pensato di poter giocare a questi livelli, mi sono immaginato me stesso giocare in questa maniera, ma a questo livello e date le circostanze, è stata veramente una partita perfetta.

Sia te che Rafa avete commentato come questo sia il miglior torneo del mondo. Puoi spiegarcelo meglio?
Come ha detto Rafa sul campo, probabilmente non c’è altro torneo al mondo che fa di tutto per migliorare strutture e servizi per i giocatori, per i fan e per i media – spero che anche voi siate d’accordo su questo. È sicuramente un torneo alza molto l’asticella anche per gli altri slam e gli altri tornei. Sono d’accordo con Nadal, senza dubbio, questo è lo slam migliore, almeno per i giocatori.

 

Non hai solo superato Roy Emerson, hai superato Pete per il numero totale di Slam vinti. Cosa significa per te superare il tuo idolo d’infanzia? Quando hai giocato in doppio con lui nel 2013 alla UCLA, ti saresti mai immaginato una simile scenario?
L’ho detto molte volte che nutrivo per lui grande ammirazione. Una delle prime immagini che si sono rimaste impresse quando ho iniziato a giocare a tennis è quella di Sampras che vince il suo primo titolo a Wimbledon che risale al ‘92, credo. Ero un ragazzino a Kopaonik, un resort di montagna nel sud della Serbia. Nessuno aveva mai preso in mano una racchetta da tennis prima di me, non avevo una tradizione tennistica nella mia famiglia, ma avevo una tradizione sportiva. È stato sicuramente un segno del destino iniziare a giocare a tennis, aspirare a essere bravo come Pete. Per il fatto di averlo superato come titoli di Slam, non so cosa dire… Non ho avuto troppo tempo per fermarmi a guardare tutto quello che è successo, ma lo farò.

Hai vinto gli ultimi tre Slam. Il tuo stato di forma in questo momento è forse il migliore della tua carriera. Molti giocatori dicono che potresti eguagliare il record di Roger, e anche superarlo. Come convivi con queste aspettative?
Come ci convivo (risate)?

Sì.
Benissimo (sorride). Sono consapevole che è molto speciale fare la storia dello sport che amo con tutto il cuore. Mi dà grande motivazione. La mia priorità massima in questa stagione e nelle prossime è giocare gli Slam e i maggiori tornei ATP. Quante stagioni ci saranno ancora? Non lo so. Non sto cercando di pensare troppo in anticipo. Voglio concentrarmi sul fatto di continuare a migliorare il mio gioco e di mantenere il benessere generale di questo momento, mentale, fisico, emotivo, in modo da essere in grado di competere a un livello così alto per gli anni che verranno, e di avere la possibilità di avvicinarmi al record di Roger. È ancora lontano.

Sette Australian Opens, 15 Slam.
Non male (detto con accento italiano). (Risata).

Sei rimasto sorpreso dal fatto che nel primo set Nadal non sia stato in grado di fare un solo punto sul tuo servizio per cinque giochi consecutivi?
Questa è stata sicuramente la chiave, entrare bene in partita fin dall’inizio. Partire con la giusta intensità e cercare di essere aggressivo e coprire il campo e fargli sentire pressione da parte mia, ovviamente questo era il piano. Sono riuscito a ottenere un break cruciale già nel secondo gioco e arrivare sul 3-0 in meno di 10 minuti. È stato importantissimo perché Nadal porta sempre con sé un’enorme intensità in campo, il 100% della sua concentrazione e della sua determinazione. L’energia e la potenza che mette nei suoi colpi ti può intimidire veramente dal primo punto della partita. Ma questo ti rende più vigile. Me lo aspettavo e perciò, sapendolo, ho avuto la spinta per essere ancora più pronto a cominciare bene. Credo che sia stata la svolta cruciale della partita.

Se l’anno scorso qualcuno ti avesse detto che saresti stato seduto qui dopo aver vinto tre Slam di fila, cosa avresti pensato?
Non impossibile, ma altamente improbabile. Non voglio sembrare arrogante, ma credo sempre in me stesso. Penso il più grande segreto del mio successo, o il segreto di qualsiasi altro atleta, è la convinzione in se stessi, il fatto di scavare sempre in fondo a se stessi nei momenti di avversità, scavare nei momenti in cui ti sei fiero di te stesso, creare un’immagine vincente di te stesso, cercare di avere un atteggiamento mentale positivo. Ovviamente è molto più facile a dirsi che a farsi. Sono un vero sostenitore del fatto di creare un’immagine di se sessi, lo faccio tantissimo e penso di averlo dovuto fare come mai nella vita 12 mesi fa dopo l’intervento chirurgico perché non stavo giocando bene, non mi sentivo bene in campo, avevo dubbi su tutto, non sapevo nemmeno se sarei stato in grado di giocare con qualcuno a questo livello perché non sapevo fino a che punto l’operazione al gomito avrebbe influito sul mio gioco. È stata una curva di apprendimento enorme e l’intero processo è stato semplicemente speciale. Ho vissuto intensamente tutto il percorso. Sono molto grato di essere riuscito ad affrontarlo. Non cambierei mai nulla se potessi tornare indietro nel tempo perché le cose sono esattamente come dovrebbero essere. Ma 12 mesi fa era altamente improbabile vincere tre Slam. Devo solo esserne cosciente e capire che sono fortunatissimo.

Ricordiamo tutti la conferenza stampa agli Open di Francia dello scorso anno in quella stanzetta.
Sì.

Sembravi molto esaltato oggi per questa partita. Poi riesci a fare una performance del genere. Pensi di avere più fame di successo negli ultimi anni della tua carriera?
Per la verità ho sempre avuto fame di successo. Se non l’avessi, probabilmente non avrei alcuna necessità di competere a questo livello e di viaggiare perché non sarei onesto con me stesso. Allora probabilmente sarebbe una perdita di tempo. Non si tratta solo del successo. Per me, questa è una scuola di vita o un viaggio di consapevolezza all’interno della vita. L’ho già detto in passato: sul campo da tennis sono nudo, sono esposto ai miei massimi in termini di emozioni e carattere. È sul campo che probabilmente imparo più cose su me stesso, che ho l’opportunità di conoscere me stesso. Qual era la domanda (sorride)?

Non sai quanti anni ti sei lasciato alle spalle. Sembra che ti manchino ancora parecchi anni a questi ritmi.
L’hai detto: infuocato.

Più affamato.
Scusa, sono andato fuori strada. La fame c’è sempre, ma oggi per me è più importante organizzarmi meglio la vita, riuscire a essere molto conciso e concreto in quello che faccio e in quello che ho intenzione di fare perché sono un padre e un marito. Non si tratta più solo di tennis. Ecco perché penso di aver spinto al massimo livello la mia professionalità, probabilmente più che mai nella mia carriera.

Hai condiviso un momento carino con quattro leggende australiane. Hai detto qualcosa in particolare all’uomo di cui hai superato il record? Come ci si sente a essere legati alla storia del tennis di questo paese?
Mr. Emerson ha detto che è molto arrabbiato con me perché ho battuto il suo record (sorridendo). È stata l’immagine più preziosa della serata essere vicino a quelle quattro leggende. Lo ricorderò per sempre con immensa gioia.

Quanto sarebbe incredibile sarebbe se potessi vincere l’Open di Francia e vincere tutti e quattro gli Slam uno dopo l’altro? Pensi che un Grande Slam sia fuori questione? Rod Laver pensa che tu abbia il gioco per riuscirci.
Devo portare Rod Laver nella mia squadra per ottenere questo risultato. È l’unico che è riuscito a vincere la sfida impossibile, probabilmente la sfida massima del tennis. Vedremo. Ovviamente è solo l’inizio della stagione. Ci sono molti tornei da giocare prima del Roland Garros, quindi ho un sacco di tempo per migliorare la mia forma poco alla volta, ovviamente prima sul cemento con Indian Wells e Miami, poi iniziando sulla terra. Ovviamente devo lavorare sul mio gioco sulla terra battuta in modo più specifico di quanto abbia fatto nella passata stagione. Devo giocare meglio di quanto abbia fatto la scorsa stagione. Sto già giocando meglio. Ma se voglio vincere il titolo devo lavorare in modo particolare sulla terra. La massima sfida è vincere contro Nadal. Poi contro Thiem e Zverev, Roger probabilmente giocherà. Ci saranno tanti grandi giocatori che sulla terra possono mettere alla prova me o chiunque altro. C’è ancora molto tempo. Ovviamente, per prima cosa mi godrò questa vittoria e la condividerò con la mia famiglia e i miei amici, e poi ripartirò da lì.

Dopo quest’ultima partita hai detto di essere di nuovo in totale concentrazione. Puoi dirci che tipo di perfezione è stata quella di stasera in particolare, il modo di anticipare la palla?
Entrambi abbiamo giocato a un ottimo livello per arrivare in finale. Eravamo entrambi in grande fiducia, sicuri delle nostre possibilità. Come ho detto pochi minuti fa, penso che per me uno degli obiettivi più importanti della partita fosse iniziare con la giusta mentalità e intensità ed essere sicuro che anche lui sentisse la mia presenza. Lui fa sempre in modo che l’avversario al di là della rete, gli spettatori, tutti sentano la sua presenza, perché è fatto così. È così che gioca. È così che si comporta. È così concentrato, porta tanta di quella energia, saltando, scattando. Lo sai fin dal primo punto che ti farà faticare tantissimo. Ho visto le sue partite. Ho visto che ha migliorato il servizio, che è stata la sua nuova arma durante queste settimane, oltre naturalmente a tutte le armi che già ha nel suo arsenale. È stato molto importante cominciare con un break subito all’inizio, è stato lo scenario ideale per me. Avere un set di vantaggio mi ha fatto sentire più rilassato a mi ha dato modo di non preoccuparmi troppo. Poi è andata davvero liscia.

Probabilmente sei l’unica persona che ha risolto la “questione Nadal” Nadal dal punto di vista tattico. Ti senti come se l’avessi “capito”? Che tipo di disciplina tattica richiede?
Non voglio dire che l’ho capito perché non voglio che mi torni indietro in qualche modo in futuro. Posso averlo capito per questa partita, ma non per sempre. Giocheremo tante altre partite su superfici diverse e non vedo l’ora. Lo spero proprio perché questa rivalità è stata la più significativa, quella che ha avuto il maggiore impatto su di me sia a livello personale che professionale. Il suo servizio è migliorato, ma allo stesso tempo ho lavorato anche sul mio servizio. Penso che mi sia stato molto utile, specialmente nelle ultime due partite. Una cosa è certa: entrambi cercheremo di migliorare in futuro, indipendentemente da ciò che succede ora.

Traduzione di Beatrice di Loreto

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Australian Open

Nadal: “Lui ha giocato in maniera fantastica, mia difesa insufficiente”

Dopo la cocente sconfitta in finale a Melbourne lo spagnolo non si nasconde: “La sua miglior partita, mi sarebbe servito difendere bene”

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(foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)


Indjokabile: Djokovic domina Nadal e vince il settimo Australian Open

 

La finale degli Australian Open 2019 non ha avuto storia. Probabilmente nessuno, nemmeno lo stesso Rafael Nadal avrebbe immaginato un dominio del genere da parte di Novak Djokovic. Invece lo spagnolo oggi non è stato in grado di opporsi minimamente allo strapotere del suo avversario, lanciatissimo verso il settimo titolo a Melbourne. È la prima volta in carriera che Rafa non riesce a vincere neanche un set in una finale Slam, altra testimonianza evidente della straordinaria prestazione di Novak. Forse la migliore di sempre contro Nadal? “È difficile da dire. Sicuramente ha giocato in maniera fantastica. Quando gioca così bene, mi serve qualcos’altro e oggi non sono riuscito ad avere quel qualcosa in più”, ha dichiarato il maiorchino, prima di scendere più nello specifico. “Probabilmente non ero pronto fisicamente. Ho giocato alla grande in queste due settimane quando ero in posizione offensiva, mentre non sono stato costretto spesso sulla difensiva e anche in allenamento mi sono esercitato poco su questo aspetto. Oggi contro un giocatore come lui, mi serviva molto la difesa per poter poi avere l’occasione di attaccare a mia volta. Magari non avrei vinto lo stesso, ma ci sarebbe stata più lotta.”

Il responso del campo in effetti è stato piuttosto impietoso nei confronti di Rafa, specialmente alla luce dell’ottimo torneo disputato. Merito senza dubbio di Djokovic che ha disputato il miglior match del suo torneo, parola di Rafael Nadal. “L’ho seguito in queste due settimane e oggi è stata la sua miglior partita. Quando gioca così è difficilissimo per chiunque batterlo, ma se fossi stato in grado di resistere di più, magari avrei trovato un modo. I colpi che sembrano essere facili per lui, diventano più difficili se sei costretto a tirarli sempre una volta in più. Oggi non sono riuscito a fargli giocare sempre una palla in più.”

C’è stato anche chi ha tentato un paragone tra la situazione odierna di Nadal e quella di Tsitsipas dopo la tremenda sconfitta in semifinale. “Stefanos è molto giovane. Non è stato distrutto abbastanza volte da sapere che sono cose che possono capitare su un campo da tennis. Io so che può succedere, anche ai migliori della storia può capitare. Non sto dicendo di essere stato distrutto oggi. Ho giocato contro un giocatore che era al suo massimo livello possibile stasera. È stato migliore di me. Se il tuo avversario riesce a fare quasi tutto meglio di te, non c’è molto di cui lamentarsi.”

A prescindere dall’esito della finale, Nadal può comunque rientrare a Manacor con la valigia piena di buone sensazioni e di soddisfazione per un torneo veramente eccellente. Gli Australian Open sono stati di fatto il suo primo torneo da quando era stato costretto a ritirarsi in semifinale a New York contro Juan Martin del Potro. “Ho avuto due grandi settimane, non posso essere triste. Non sarebbe giusto esserlo. Sono stato mesi senza potermi allenare e competere. Ho solo bisogno di tempo e di più match.Prossima fermata Acapulco, poi Indian Wells e poi…si vedrà. Rafa non vuole affrettare le decisioni e rischiare di giocare troppo. “Ho una certa età. Questo è il mio calendario per ora. A seconda di come andrà deciderò se giocare qualche altro torneo o riposarmi in vista della terra. La stagione è lunga e la mia priorità, più che vincere altri titoli, è essere felice.”

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