Fed Cup, finale: sorteggio a sorpresa, Kvitova non gioca – Ubitennis

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Fed Cup, finale: sorteggio a sorpresa, Kvitova non gioca

Finale delle riserve alla O2 Arena di Praga: dopo Pliskova salta anche l’altra top 10 ceca, influenzata. Potrebbe riprendersi per domenica. Gli Stati Uniti campioni in carica in mano alle esordienti

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Sorteggiati gli incontri della finale di Fed Cup, che vedrà sfidarsi le padrone di casa della Repubblica Ceca e le campionesse in carica degli Stati Uniti. In teoria due corazzate, entrambe le rappresentative nazionali si presenteranno sul sintetico Ultracushion della O2 Arena di Praga senza nessuna delle giocatrici migliori. Se le assenze di Sloane Stephens, Madison Keys e Coco Vandeweghe dalle fila statunitensi erano annunciate da tempo, soltanto nell’ultima settimana le due singolariste ceche si sono tirate indietro: prima Karolina Pliskova e ora, a pochi minuti dal sorteggio, anche Petra Kvitova.

Problemi di salute, probabilmente influenza, hanno costretto Kvitova a sospendere l’allenamento nella giornata di giovedì. La numero 7 del mondo potrebbe comunque essere recuperata per domenica, perciò capitan Petr Pala si conserva la possibilità di sostituirla a una delle tre compagne presenti nell’ordine di gioco stilato dopo il sorteggio. In mancanza delle grandi, la Repubblica Ceca punta ad affidarsi negli incontri di singolare a Barbora Strycova, alla sua ultima presenza in carriera in Fed Cup, e a Katerina Siniakova, chiamata agli straordinari (giocherà l’eventuale rubber decisivo in coppia con Barbora Krejcikova, con la quale condivide la prima posizione mondiale nel ranking di doppio e i titoli al Roland Garros e a Wimbledon di quest’anno). Ancor più vuota la dispensa della capitana USA Kathy Rinaldi, imbattuta dal suo arrivo sulla panchina a stelle e strisce a fine 2016 ma priva di tutte le giocatrici che sollevarono la coppa lo scorso novembre a Minsk. Costretta a convocare tre esordienti assolute nella competizione, da affiancare alla seconda linea Alison Riske, potrà comunque contare sul fatto di aver preparato il tie con la consapevolezza del materiale umano a disposizione. Dal singolare, nonostante il miglior ranking di numero 36, l’esclusa iniziale è Danielle Collins, partita benissimo nel primo trimestre della stagione e poi di fatto quasi scomparsa dai radar. Potrà rifarsi in doppio, dove almeno stando alle formazioni ufficiali farà coppia con Nicole Melichar, nata curiosamente proprio in Repubblica Ceca.

Nessuna top 10 in campo dunque, in una sfida che sulla carta vede affrontarsi il dream team da cinque coppe negli ultimi sette anni e quello detentore del titolo ma, a conti fatti, presenta tantissime riserve. La numero uno USA, Sofia Kenin, diciannove anni, affronterà Strycova nell’incontro iniziale. Adesso è dura parlare di chiare favorite, anche se la maggiore esperienza e il vantaggio del campo continuano a mantenere le ceche avanti nel pronostico. Il weekend finale, al momento, sembra davvero colato a picco dal punto di vista di qualità e “quantità”. Chissà se la magia della Fed Cup riuscirà a risollevarlo.

 

Sabato 11 novembre

dalle ore 14:00

[CZE] Barbora Strycova vs [USA] Sofia Kenin
[CZE] Katerina Siniakova vs [USA] Alison Riske

Domenica 12 novembre

dalle ore 12:00

[CZE] Katerina Siniakova vs [USA] Sofia Kenin
[CZE] Barbora Strycova vs [USA] Alison Riske

[CZE] Barbora Krejcikova/Katerina Siniakova vs [USA] Danielle Collins/Nicole Melichar

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Fed Cup

Maratona Siniakova: la Fed Cup torna in Repubblica Ceca

Partita incredibile, la spunta la giocatrice di casa che annulla due match point e chiude 7-5 5-7 7-5 dopo 3 ore e 44 minuti. Undicesimo titolo per le ceche

Stefano Tarantino

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dal nostro inviato a Praga

Finale Fed Cup 2018  REPUBBLICA CECA VS USA 3-0 (Praga, O2 Arena, hard indoor)

K. Siniakova (CZE) b. S. Kenin (USA) 7-5 5-7 7-5 (3h44)

 

Katerina Siniakova vince un incredibile match contro Sofia Kenin (ancor più stoica di ieri) e regala l’undicesima Fed Cup alla sua nazione. Una partita dalle emozioni infinite, una maratona durata 3 ore e 44 minuti, esaltante, dove si è visto tutto e il contrario di tutto. Siniakova era stata avanti 7-5 3-0, ha avuto due palle per il 4-0, poi si è trovata sotto 3-4 prima di cedere 7-5. Nel terzo set la tennista ceca è stata di nuovo avanti 3-0, ha annullato 5 palle del 3-2, ne ha avute 2 per il 5-1, una per il 5-2, ma poi è stata costretta ad annullare due match point sul 4-5 e tre palle break sul 5 pari. Infine ha annullato una palla del 6-6 prima di chiudere al secondo match point 7-5 5-7 7-5.

Basterebbe questa sintesi per comprendere che tipo di partita è stata. Cosa dire delle due protagoniste. Siniakova bravissima a reagire nel momento decisivo del match dopo aver sprecato un paio di situazioni di vantaggio dove aveva praticamente il match in pugno. Nel finale è uscita la sua determinazione, la sua voglia di abbattere quel muro che sembrava incrollabile di nome Sofia Kenin. Altrettanto brava e stoica l’americana, che non ha mollato mai in questa due giorni. Le è mancato un punto per rimettere in corsa le sue compagne, ma come ha detto il capitano ceco Pala durante la premiazione, il futuro è tutto dalla sua parte. In quanto a grinta e carattere, è già da Top10. Undicesimo titolo per la Repubblica Ceca che certifica il dominio nella competizione del suo movimento con 6 successi negli ultimi 8 anni. Battuti gli USA dopo 35 anni, il ricambio è tale (dall’anno prossimo non ci saranno più Strycova e Safarova) che questa supremazia sembra al momento molto difficile da interrompere.

SUBITO LOTTA – Cade una leggera pioggerellina stamane su Praga, ma la temperatura rimane più che gradevole. Prima dell’inizio del terzo singolare vengono premiate per i loro risultati in Fed Helena Sukova e Lucie Safarova. In campo per quello che potrebbe essere per le ceche il punto decisivo Katerina Siniakova e Sofia Kenin. Per quanto visto ieri il match potrebbe essere gradevole ed equilibrato, vista la grande tenacia mostrata da Kenin e il gioco muscolare tipico della sua avversaria. Vince il sorteggio l’americana e manda a servire Siniakova che tiene la battuta senza problemi. La tennista di casa imbastisce subito il suo ritmo da fondo campo e Kenin fatica a starle dietro, anche perché dà ritmo alla sua avversaria che è un piacere. Così arriva subito il break della Siniakova, 2-0 per lei. Il terzo gioco è spettacolare, si giocano ben 16 punti. Kenin dimostra tutta la grinta che già abbiamo ammirato ieri, gli scambi sono durissimi, alla quarta palla break l’americana trova il controbreak e torna in partita.

Le due contendenti non si risparmiano ma ogni tanto devono tirare il fiato perché il ritmo degli scambi è vorticoso, così arrivano altri due break figli di pessime scelte da parte di chi serve. Kenin tiene finalmente la battuta nel sesto gioco dopo aver sprecato da 40-15 nel turno di servizio precedente e riaggancia la sua avversaria sul 3-3. Siniakova risponde tenendo per la prima volta a zero la battuta. Botta e risposta anche tra le due tifoserie, quella americana intona “When the Saints go marchin’ in”, quella ceca suona la carica con un motivo dei Pet Shop Boys, insomma spettacolo anche sugli spalti. Kenin conferma però di avere molti problemi a tenere il servizio, arrivano ben 3 gratuiti di diritto (due di un niente confermati dal “falco”) e Siniakova centra il terzo break del match e va a servire per il set sul 5-3. La ceca va 30-0 ma Kenin non muore mai, infila 3 punti di fila e si procura una prima palla del controbreak. Bravissima Siniakova ad annullarla con un servizio vincente, ma poi tira un diritto sul quale la sua avversaria chiama il “falco” (il colpo sarebbe vincente e quindi sarebbe set point). Il colpo è fuori di poco, ma Petr Pala protesta vibratamente chiamando anche il giudice arbitro. Dalla tribuna non capiamo i motivi della protesta, sembra che il capitano ceco affermi che sia stata la panchina americana a consigliare il “challenge” a Kenin, ma la cosa non è vietata. Dopo lunga discussione il punto è americano, palla break Kenin, Siniakova sbaglia un diritto, controbreak a stelle e strisce.

Arriva (con qualche patema) l’aggancio USA sul 5-5, Siniakova reagisce tenendo con autorità la battuta a zero, 6-5 Repubblica Ceca. Kenin va a servire ed incappa in un paio di gratuiti inopinati visto il momento, 15-40, due set point. L’americana non muore mai e li annulla entrambi ma poi rovina tutto con un altro gratuito di diritto. Siniakova prende l’iniziativa, martella da fondo campo e chiude il set dopo 64 minuti di battaglia senza limiti, manca un set alle ceche per conquistare l’undicesima Fed Cup della loro storia. La tennista di casa ha fatto ben 8 punti in più (47-39) ed è stata più efficace nelle palle break (4/6 contro il 3/7 della sua avversaria). L’americana è stata sempre costretta ad inseguire e alla fine ha pagato lo sforzo profuso per rimanere attaccata alla sua avversaria. In tribuna d’onore ci sono anche Francesco Ricci Bitti (predecessore di Haggerty e sostenitore del vecchio format della Davis) e Shamil Tarpischev (storico capitano del team russo di Davis e presidente della Federazione del suo paese). Kenin esce dal campo e prova a resettare le energie dopo l’ennesimo set perso in volata.

MILLE EMOZIONI – Si riparte con Siniakova al servizio, la ceca parte sparata, Kenin sembra scarica, subito 3-0 locale ed arrivano anche due palle del 4-0. Ma sull’orlo del precipizio arriva la solita reazione d’orgoglio della tennista americana che non solo mette 4 punti di fila (anche con un po’ di fortuna, un rovescio pizzica la linea ed un suo diritto colpisce il nastro e rende imprendibile il suo colpo) e tiene la battuta ma approfitta di un piccolo passaggio a vuoto di Siniakova e torna in scia alla sua avversaria con il controbreak nel quinto game. Kenin insiste, aggancio completato nel sesto gioco, 3-3. Siniakova sembra incredula, aveva il match in pugno, ora il match sembra complicarsi. Kenin fa sul serio, recupera dal 30-0 Siniakova nel settimo game ed alla seconda occasione trova addirittura un altro break, 4-3 per l’americana e servizio, dinanzi a noi un giornalista locale si mette le mani nei capelli, il match era praticamente chiuso. Siniakova pare letteralmente uscita dal match, probabilmente ha commesso l’errore di ritenere vinta la sfida ed ha staccato la presa, con questa Kenin si rischia grosso.

Per la prima volta in questa finale l’americana mette la testa avanti in un parziale, ma sul più bello Kenin distrugge l’incredibile rimonta. Nell’ottavo gioco va 30-0 e poi d’improvviso smarrisce i suoi colpi, sale in cattedra Siniakova che ritrova violenza nei colpi, profondità di palla e aggressività, controbreak ceco per il 4-4, la partita cambia di nuovo direzione. Piovono i vincenti della nr. 1 locale, soprattutto di rovescio, servizio tenuto a 15, 5-4 Repubblica Ceca, Kenin serve per rimanere nel match. L’americana si rianima, game a 15 con ritrovata sicurezza, siamo 5 pari, gran bella partita. Sulla panchina americana scorgiamo intanto Riske con la tuta e Collins in tenuta da gioco, se riesce il miracolo a Kenin crediamo che Rinaldi operi un cambio per il secondo singolare di giornata. Intanto Kenin tira fuori tutto quello che ha, gran risposta di rovescio, 0-40, tre palle break per andare a servire per il secondo set. Duro scambio da fondo campo,Kenin ribatte colpo su colpo e la prima a sbagliare è Siniakova, 6-5 USA. Dodicesimo gioco infinito, Siniakova va 15-30, Kenin recupera, arrivano 3 set point, tutti mancati con colpi che finiscono fuori di un niente. Kenin ci riprova, arriva il quarto set point, è quello buono, si va al terzo. Per quanto visto in questa due giorni, era il minimo che meritasse la tennista americana per il cuore e l’ardore messo in campo. Ci attende un terzo set impronosticabile.

SUL FILO DEI NERVI – Siniakova esce dal campo, sugli spalti ci si diverte con la Kiss cam. Si riparte con la ceca al servizio, arrivano subito due palle break per Kenin. Bravissima Siniakova che non solo le annulla ma poi replica l’inizio del secondo set, parziale di 14 punti a 6 e 3-0 per lei. Kenin sembra di nuovo giù di tono, probabilmente sta rifiatando dopo l’incredibile rimonta. Al cambio campo la tennista americana chiama il medico, piccolo massaggio sulla coscia sinistra, coscia sul cui retro Kenin presenta una piccola fasciatura da inizio match. Piccola pausa e riappare di nuovo la kiss-cam che fa divertire non poco il pubblico. Kenin torna in campo e con qualche difficoltà tiene il servizio interrompendo la marcia spedita dell’avversaria, 3-1 Siniakova. Il quinto game è a dir poco epico. Succede di tutto, si giocano 24 punti, Kenin ha 3 palle break, 2 sul 15-40 ed una dopo ma non le sfrutta. Siniakova ha 6 palle del 4-1 ma l’americana le annulla tutte. Si alternano ottimi vincenti a inconcepibili gratuiti, gran risposte a scambi durissimi, nastri fortunati e recuperi da urlo, tutto il campionario di colpi che si potrebbe chiedere ad un incontro di tennis. Arrivano altre due palle del controbreak, Siniakova le annulla e alla fine tiene la battuta, 4-1, vediamo se la grossa opportunità sprecata taglia le gambe ad una Kenin stoica. Siamo oltre le 3 ore di gioco, una maratona di emozioni, non potevamo chiedere di meglio.

Serve Kenin, due palle break per il 5-1 Siniakova. Chiaramente non se ne parla proprio, l’americana con gli artigli si salva dopo altri 14 punti, 4-2 Siniakova che va a servire. La ceca va 30-0 e poi si procura una palla del 5-2. Nulla da fare, Kenin è sempre lì, non si arrende mai. Due errori di rovescio di Siniakova rimettono per l’ennesima volta in partita l’americana, controbreak a stelle e strisce, bravissima Kenin che durante lo scambio alza la palla, rallenta il ritmo e manda fuori giri l’avversaria. Siamo a 3 ore e 17 minuti, la sfida ancora deve trovare una padrona, siamo incollati alla nostra poltrona ma non abbiamo mai sentito la necessità di allontanarci, gran bella partita. Ottavo game, Kenin va 30-0, Siniakova recupera, 30 pari. Volée bassa incredibile dell’americana, che poi approfitta di un gratuito di diritto di Siniakova e completa l’aggancio, 4-4. Siniakova va in confusione, spara uno schiaffo di rovescio agevole in rete, lascia una palla che è nettamente dentro, poi commette altri due gratuiti e cede di nuovo la battuta, 5-4 Kenin che andrà a servire per il match. Davvero sensazionale la tennista americana, una forza di volontà esagerata, ci sarebbe da meravigliarsi se nei prossimi anni non scali la classifica WTA. Serve l’americana, 40-15, due match point. Arrivano due gratuiti di diritto, parità. Kenin va in crisi, altri due errori di diritto, incredibile controbreak Siniakova, 5-5.

Serve la ceca, Kenin va 0-40, tre palle per andare di nuovo a servire per il match, Siniakova non sbaglia più niente, le annulla tutte, 5 punti di fila, 6-5, ora Kenin deve servire per rimanere nel match. Le emozioni sembrano non finire mai, gran recupero su palla corta di Siniakova sul primo punto del dodicesimo gioco, pubblico in piedi, la O2 Arena è una bolgia. Kenin reagisce (che novità), 30-15, poi 40-30 e palla per il 6 pari. Kenin sbaglia un rovescio e poi manda un diritto fuori di un niente, match point Siniakova. Scambio durissimo da fondo, palla dell’americana nei pressi della linea, tutti urlano “out”, Kenin se ne frega e spara un diritto vincente, parità. Ancora diritto fuori Kenin, secondo match point Siniakova. È quello buono, altro diritto in corridoio della Kenin, finisce dopo 3 ore e 46 minuti uno degli incontri più emozionanti dell’anno in campo femminile. La Repubblica Ceca torna campione di Fed Cup, onore agli USA, onore a una grandissima Sofia Kenin.

Dopo la prima giornata: Rep. Ceca-USA 2-0. Titolo a un passo con Strycova e Siniakova

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Fed Cup

Fed Cup, Rep. Ceca-USA 2-0: titolo ad un passo con Strycova e Siniakova

Ceche vicine alla 11esima Fed Cup. Strycova rimonta un’ottima Kenin e annuncia che questo sarà il suo ultimo anno nella competizione. Siniakova la spunta in due set su Riske

Stefano Tarantino

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dal nostro inviato a Praga

Finale Fed Cup
REPUBBLICA CECA VS USA 2-0 (Praga, O2 Arena, hard indoor)

 

Rispettato il pronostico a Praga nella prima giornata della finale di Fed Cup tra R.Ceca e Usa, ma sicuramente non è stata una passeggiata di salute per le padrone di casa. C’è voluta tutta l’esperienza e la classe di Barbora Strycova (che poi nella conferenza stampa ha annunciato il suo ritiro dal 2019 nella manifestazione) per superare l’esordiente Sofia Kenin. L’americana ha dimostrato grandissimo carattere e tenacia, solo una prova superba della sua avversaria l’ha costretta alla resa dopo tre set e quasi tre ore di gioco. Ha vinto invece in due set Katerina Siniakova su una volitiva Alison Riske, la più esperta delle americane nel team di Kathy Rinaldi. Il “power tennis” della ceca non ha avuto vita facile, soprattutto nel secondo parziale, ma alla fine è bastato per dare il 2-0 alla R.Ceca che così vede ad un passo il suo undicesimo titolo nella competizione.

B. Strycova (CZE) b. S. Kenin (USA) 6-7(5) 6-1 6-4

Appena usciamo dalla metro ed arriviamo alla O2 Arena troviamo delle file lunghissime per entrare. Nonostante sia una finale priva di alcune giocatrici di primo livello l’evento sembra comunque trovare una buona risposta dal pubblico locale. Dopo esserci debitamente rifocillati (fuori ci sono 9 gradi, alla fine anche qui la temperatura è ancora mite) prendiamo posto in tribuna stampa, prima dei match è prevista la cerimonia di apertura. La O2 Arena è uno spettacolo, bellissima struttura, gli anelli superiori sono praticamente pieni, quelli più vicini al campo hanno qualche spazio vuoto. Dopo una veloce rappresentazione con due ballerine ed un apprezzabile gioco di luci, vengono presentate le due squadre. Vera e propria ovazione per la grande assente di questa prima giornata, Petra Kvitova. Molto emozionante l’esecuzione dei due inni affidati “live” rispettivamente ad un’americana e ad un cantante locale.

Finita la cerimonia di apertura si parte, in campo Barbora Strycova, esperienza da vendere, e la giovanissima Sofia Kenin, 19 anni, al suo esordio in Fed Cup. Sugli spalti partono le trombe dei tifosi locali, Strycova mette subito pressione alla sua avversaria, vincendo il sorteggio e scegliendo di ricevere. L’americana supera a pieni voti l’esame, spinge che è un piacere e tiene il servizio a zero. Strycova sembra un po’ contratta, non trova profondità e deve subito fronteggiare una palla break nel gioco seguente. Ottima prima, palla break annullata e siamo 1-1. Kenin incappa in tre gratuiti e offre a sua volta due palle break all’avversaria sul 15-40, annulla la prima ma sulla seconda sbaglia di rovescio, break Strycova, 2-1. La tennista di casa è finalmente entrata in partita, ne guadagna la qualità degli scambi. Kenin insiste molto sul rovescio di Strycova per aprirsi il campo, la tattica sortisce gli effetti sperati nel sesto game, controbreak Usa, 3-3. Sull’onda dell’entusiasmo va sul 30-0 nel game successivo ma è bravissima Strycova che recupera e va sul 30-40 e sulla palla break compie tre recuperi incredibili facendo l’elastico a fondo campo e costringendo alla fine Kenin all’errore con il gancio di rovescio, altro break ceco, 4-3 e servizio. La combattività della tennista americana non si discute, scambi durissimi e nuovo controbreak nell’ottavo game, 4-4. Soffre molto Strycova sul ritmo da fondo campo. Kenin è rivedibile sotto rete, ma tiene botta che è una meraviglia, Strycova inizia a dare i primi segni di nervosismo, la tensione si sente, la posta in palio è alta. Il finale di set è all’insegna dell’equilibrio, chi serve lascia le briciole alla risposta, si va al tie break dopo 54 minuti di gioco. Kenin ha fatto due punti in più (35-33), identica la statistica delle palle break convertite (2/3).

Si parte con un minibreak a testa, il primo allungo deciso è della tennista americana che va 5-2 e servizio con una gran risposta di diritto, ma Strycova recupera e sale 4-5. Tra la prima e la seconda le viene chiamato un fallo di piede (come sono cambiati i tempi qui a Praga rispetto alla finale di Davis dell’80 tra Cecoslovacchia-Italia con arbitro e giudici di linea sfacciatamente casalinghi), la ceca si innervosisce e arriva poi male su un tentativo di recuperare una palla corta, 6-4 Kenin, due set point a stelle e strisce. Ace Strycova sul primo, ma sul secondo Kenin vince l’ennesimo scambio duro del match, primo set per gli Stati Uniti. Grandissima solidità messa in mostra dalla tennista americana, Strycova ha una brutta gatta da pelare.

La panchina ceca dove intravediamo Safarova tradisce preoccupazione, anche Jaroslav Navratil (il capitano di Davis ceca) sugli spalti non pare tranquillo. La diretta televisiva sul canale nazionale vede invece come voce tecnica Lucie Hradecka, elegante come non mai. Battaglia feroce anche nel secondo set, Strycova deve subito annullare due palle break nel game d’apertura, poi però con caparbietà trova il 2-0 salendo 15-40 dopo uno scambio terrificante e trasformando la seconda palla break con un passante di rovescio favorito dal nastro che porta Kenin controvoglia a rete. L’americana non vuole cedere, due immediate palle del controbreak, ci vuole tutto il mestiere della Strycova per annullarle ed andare 3-0. Certo se il match si allunga i 12 anni di differenza si potrebbero far sentire, ma la ceca non ha scelta, deve combattere palla su palla. Altre due palle break Kenin nel quinto game, Strycova ancora chirurgica con servizio e serve&volley da gran doppista, annullate anche queste (0/6 l’americana nel secondo parziale), 4-1 per la ceca che con i denti difende il break. Le occasioni sprecate diventano troppe, Kenin paga dazio e subisce un nuovo break nel sesto gioco che di fatto chiude il secondo set. Strycova tiene a 15 la battuta, 6-1 ceco, si va al terzo. Parziale vinto con gran classe dalla Strycova, molto più aggressiva e lucida nei momenti decisivi.

Kenin esce dal campo per una pausa fisiologica, il tifo ceco spinge la sua beniamina, la sparuta rappresentanza americana sembra un po’ avvilita. Kenin rientra in campo ma sembra aver perso lo smalto del primo set, subito break Strycova che pare in pieno controllo del match. L’americana va sotto 2-0 poi finalmente tiene la battuta e ferma a cinque i giochi consecutivi della sua avversaria. Kenin prova il recupero, nel quarto gioco va 0-30 sul gioco della Strycova che però rimedia. Il punto che stronca l’americana arriva nel game successivo. Palla comoda per Kenin con Strycova sulla rete, passante di rovescio a botta sicura, miracolosa volée difensiva della ceca che si trasforma in pallonetto, recupero dell’americana in rete, pubblico in delirio. È lo 0-30 ceco, volano per il nuovo break Strycova, 4-1 “pesante”, partita apparentemente in ghiaccio per la tennista di casa. Kenin ci vuole credere, passaggio a vuoto Strycova e break a zero americano, 2-4. Ma l’abbozzo di rimonta tale rimane, spreca tutto infatti Kenin nel game successivo con 3 doppi falli, di cui uno sulla palla del 3-4 e cede di nuovo la battuta. Strycova serve per il match sul 5-2 ma la sua avversaria è dura a morire, altro break a zero e nuovo tentativo di rimonta, affiora un po’ di stanchezza da entrambe le parti. Kenin ci crede fino alla fine, Strycova molla un po’ gli ormeggi, l’americana tiene la battuta a 15 e mette tutta la pressione addosso alla tennista di casa che va a servire di nuovo per il match sul 5-4. Il decimo game è da far tremare i polsi. Kenin va sul 15-30, ma Strycova la chiude a modo suo. Prima una volée alta di diritto, poi una inopportuna risposta fuori della Kenin su una seconda della sua avversaria (che oltretutto si era fermata tra prima e seconda palla) e poi un serve&volley con i fiocchi sul match point con volée bassa di rovescio all’incrocio delle righe con difficoltà di esecuzione spaventosa. Repubblica Ceca sull’1-0 ma che fatica.

Queste le dichiarazioni a fine match delle due tenniste.

Strycova: Sentivo molto l’emozione prima del match, nel primo set non mi muovevo bene. Questa sarà la mia ultima Fed Cup, sento che è la decisione giusta. Ho 32 anni, è giusto lasciare spazio alle più giovani. Ho vissuto tanti momenti stupendi in questa competizione”.

Kenin: “Lei ha giocato davvero bene dal secondo set in poi. È una grande tennista ed una grande doppista, davvero mi ha sorpreso con alcuni colpi. Merita gran rispetto. È stato un match molto duro, sono contenta di come ho giocato, ho dato tutta me stessa”.

K. Siniakova b. A. Riske 6-3 7-6(2)

Il secondo singolare vede di fronte Katerina Siniakova e Alison Riske. Dall’inizio si capisce che la tipologia di match sarà differente da quanto visto nel primo singolare. Si gioca all’insegna del “power tennis”, quello tanto vituperato da Adriano Panatta nel suo cameo nel film “La profezia dell’armadillo”. La qualità del match non è elevatissima e si contano molti errori da ambo le parti. Ne salta fuori un inizio molto combattuto. I primi due giochi durano 14 minuti e portano in dote una palla break a Riske e due a Siniakova, tutte annullate. La ceca è costretta a salvarsi anche nel terzo game con uno splendido passante in corsa di dritto. Passato lo spavento è lei a piazzare il break nel gioco successivo, spingendo benissimo con il rovescio. A questo punto però Siniakova si distrae un po’ e Riske ne approfitta per piazzare otto punti consecutivi, riportandosi in scia sul 3-4. La ceca fiutando il pericolo alza nuovamente il livello di attenzione e si riprende subito il break di vantaggio, suggellando il tutto con un perentorio turno di servizio: 6-3 dopo 43 minuti.

In avvio di secondo set stranamente arrivano tre giochi facili per chi è alla battuta. Riske prova a prendersi qualche rischio in più e riesce a ottenere un break di vantaggio. Non riesce però a difenderlo dal prepotente pressing di Siniakova che impatta sul 3-3. Le due contendenti procedono a braccetto, Siniakova va a fiammate, la Riske è più continua. L’americana sul servizio dell’avversaria va 0-30 sul 4-3 in suo favore ma non arriva a palla break e spreca l’occasione. I titoli di coda sembrano poter scorrere quando nell’undicesimo gioco arriva improvviso il break della Siniakova (dopo che l’americana era stata a due punti dal set sul 5-4 in suo favore) che approfitta di una serie di inopinati gratuiti della Riske. La ceca va a servire per il match ma cede a 15 la battuta, si va al tie break. Tie break dove però non c’è storia, la Siniakova vola sul 4-0 e poi chiude 7-2. R. Ceca sul 2-0, Usa con le spalle al muro, domani si ricomincerà con il singolare tra Siniakova e Kenin.

Il sorteggio: Kvitova non gioca

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Fed Cup

Fed Cup: Mertens demolisce una generosa Errani, l’Italia resta in B

GENOVA – La n.1 belga gioca una partita perfetta e liquida una Sara ritrovata ma non all’altezza dell’avversaria. I rimpianti sono per il match perso ieri contro Van Uytvanck

Ruggero Canevazzi

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FED CUP, World Group Play-off

BELGIO-ITALIA 0-3

 

Se ieri potevamo obiettare qualcosa sulla prestazione di Sara Errani contro Alison Van Uytvanck, oggi nulla si può dire sulla prova della nostra tennista. Troppo forte Elise Mertens, attualmente n.17 del ranking WTA e n.9 della Race 2018. La belga gioca una partita impeccabile ed annienta la nostra n.1 in due set, 6-3 6-1. Il Belgio rimane così nel World Group, mentre la nostra nazionale resta in serie B di Fed Cup. Per quello che si è visto in questa due giorni è giusto così, più forti le nostre avversarie, ancora in fase embrionale la rinascita del nostro tennis femminile. Qualcosa però di positivo si è visto, sicuramente non è tutto da buttare quanto visto in questo week-end genovese per il nostro tennis rosa. Bisognerà riprovarci l’anno prossimo con lo stesso impegno profuso quest’anno.

E. Mertens b. S. Errani 6-3 6-1 (dal nostro inviato Ruggero Canevazzi)

È molto sentito e caloroso l’applauso del pubblico di Valletta Cambiaso a Sara Errani, speranzoso che la finalista di Roma 2014 sia risorta dopo la pessima partita di ieri contro Alison Van Uytvanck. Gli spettatori sono più o meno nello stesso numero di ieri, indubbiamente la concomitante manifestazione internazionale Euroflora ha catalizzato l’attenzione dei meno aficionados, come ci ha fatto notare Mauro Iguera, AD di Cambiaso e Risso e presidente del comitato organizzatore (che si è detto molto soddisfatto della gestione dei due weekend di Davis e Fed Cup, mentre “gli unici due aspetti negativi sono stati i risultati sportivi e il bilancio economico in leggero deficit, anche se l’avevamo messo in preventivo e siamo contenti di aver dato due grandi eventi alla nostra città”). Il sole è lo stesso di ieri e non perdona, anche se aiuta qualche leggerissima folata di vento.

Sin dalle prime battute, in effetti, si vede un’Errani degna di questo nome. Colpi più profondi, buone solidità e mobilità dal fondo, anche se il lancio di palla al servizio fa sempre tremare i tifosi azzurri (se non altro, Sara al secondo tentativo riesce a servire, non come ieri quando aveva bisogno non di rado di ripetere il lancio tre volte…). Il problema è che dall’altra parte della rete c’è la n.17 del mondo, che quando lascia andare il braccio indovina dei lungo linea sia di dritto che di rovescio che fanno malissimo. L’equilibrio si rompe al quarto gioco, quando due dritti in rete e una brutta volèe consegnano il 3-1 e servizio alla ventiduenne di Leuven. A questo punto, i break da entrambe le parti si sprecano, ma ciò non va a discapito della qualità del match, tecnicamente e agonisticamente di livello. La semifinalista degli Australian Open alterna vincenti di pregio a errori non da lei, la n.1 azzurra ricorre spesso alle palle corte e tiene lo scambio molto bene. Il problema, manco a dirlo, è la seconda di servizio, alla quale l’avversaria risponde coi piedi ampiamente in campo. Il secondo doppio fallo con cui Elise malamente restituisce per la seconda volta il break di vantaggio fa ben sperare il pubblico, ma dopo arriva un pesante parziale di 8 punti a 1 che assegna il primo set alla belga (6-3).

A inizio secondo set, Mertens continua a sciorinare un gran tennis e toglie il servizio a zero alla ravennate, per poi portarsi 40-0 e allungare il parziale sul 15 punti a 1. Tutto finito? No, perché Sarita è Sarita e con orgoglio e classe trova due bellissimi vincenti di dritto e finisce per recuperare subito il break.

A quel punto, il pubblico si esalta e sale l’urlo “Italia, Italia“. Il problema è che oggi la campionessa di Hobart e Lugano non accusa neanche lontanamente i cali di concentrazione avuti ieri nel secondo set contro Jasmine Paolini. Come se non bastasse, ora ha anche archiviato i gratuiti del primo set. Non basta la volontà e qualche lampo dal fondo a Errani, ora non c’è più partita. Sarita lotta ancora indomita, anche contro l’evidenza, ma sul 5-1 riesce solo ad annullare un match-point prima di cedere a una giocatrice oggi per lei imbattibile. Molto bello e meritato l’applauso tributato da Valletta Cambiaso alla finalista del Roland Garros 2012, che ricambia il saluto. Appuntamento col World Group rinviato, a meno che non ci venga in aiuto il possibile allargamento del tabellone a 16 squadre che verrà discusso durante l’Assemblea Generale ITF ad Agosto.

All’uscita dal campo, il nostro Pierre Consigliere incontra Pablo Lozano, che preferisce parlare della programmazione di Sara: “Stiamo lavorando per la stagione sulla terra, col trittico Istanbul-Madrid-Roma, prima di Parigi. Cerchiamo di trovare una buona condizione fisica e recuperare i colpi migliori di Sara, non perdiamo la fiducia”.

CONFERENZA STAMPA SARA ERRANI
In conferenza stampa, verso le 14, si presenta solo Sara Errani, perché Tathiana Garbin è impegnata a seguire il doppio composto da Deborah Chiesa e Jasmine Paolini. Sara appare delusa ma molto più sollevata di ieri, consapevole di aver giocato decisamente meglio. “Non credo possa recriminare sul punteggio dicendo che è troppo severo, lei è stata di livello superiore, le faccio i complimenti. Io purtroppo non sono riuscita a esprimere il mio tennis. Attualmente il problema più grande non è né fisico né tecnico, ma di fiducia mentale. In questo periodo non ho la serenità necessaria e ho questioni da risolvere che esulano dal campo“. A questo è inevitabile chiederle a cosa si riferisca: “Questioni legate alla vita e alla crescita personale. Capita a chiunque e quindi anche a me, certo non è semplice parlarne qui in conferenza stampa”. La chiusura è sull’amore per la maglia azzurra: “Mi dispiace non riuscire a esprimermi al meglio, ma continuerò a onorare la maglia azzurra ogni volta che me ne sarà data l’opportunità”.

CONFERENZA STAMPA ITALIA
Poco prima delle 16, arrivano per l’ultima intervista Tathiana Garbin e la coppia Paolini/Chiesa, che hanno appena perso con molto onore 6-1 6-4 il doppio a risultato acquisito contro Mertens/Flipkens. La prima domanda è su cosa portare di positivo da questo 4-0: “Spunti positivi li vedo belli chiari. L’obiettivo quest’anno era non retrocedere, contro la Spagna le ragazze hanno fatto un’impresa, sono orgogliosa di condurre questo gruppo, davvero coeso. Il doppio con Deborah e Jasmine è nato oggi, mai avevano giocato insieme e hanno fatto match pari contro un doppio collaudatissimo e di grande livello. Sul doppio, voglio aggiungere che guardando sempre al singolo si finisce per trascurare la classifica di doppio, bene che la WTA permetta di giocare il doppio con la classifica di singolo. Un altro aspetto molto positivo è Jasmine che ieri ha fatto un secondo set straordinario contro Mertens che è molto più avanti di lei nel ranking (Paolini è n. 145 WTA, la n.1 belga 17, nda)”.

Sulla possibilità che ad Agosto venga allargato il World Group a 16 squadre: “Infatti, oggi abbiamo perso ma noi cadiamo sempre in piedi… (ride). A mio parere è giusto aprire questo draw perché non ha senso che una squadra come la Spagna, con Suarez Navarro e Muguruza, lotti per non retrocedere. È inverosimile, diverse nazioni meritano di essere in Serie A. Sarebbe una grande notizia per noi, ci aiuterebbe tantissimo per fare esperienze importanti, come ha fatto Jasmine che da un anno sta facendo una programmazione molto audace, magari lasciando da parte la classifica ma guardando più al lungo termine. Deborah sta facendo la stessa cosa. Il nostro tennis femminile deve giocare questo tipo di partite, spero che un giorno in Italia torni un torneo WTA che permetta alle nostre ragazze di sfruttare qualche wild card in più per giocare ad alti livelli”.

Sull’eventualità di schierare Chiesa in caso di 2-1 (se avesse vinto Errani con Mertens): “È possibile, anche perché le mie scelte dipendono anche da chi ci troviamo di fronte. Abbiamo giocatrici di tipologia molto diversa che possono far giocar male avversarie diverse”. Alla domanda su chi può arrivare a rinfoltire la nuova pattuglia azzurra, Tax si mostra molto ottimista, ma non cita nessuna giocatrice: “Ci sono molte ragazze giovani che stanno emergendo, c’è molto lavoro dietro, il mio impegno e quello dei tecnici federali è rendere questo gruppo il più coeso possibile. È necessario fare una sorta di squadra facendo seguire le ragazze da una sorta di staff anche nei tornei. Vedo un futuro roseo, bisogna crederci e lavorare tantissimo”. La passione e la competenza di Garbin sono preziosissime, ma definire roseo il futuro del tennis femminile azzurro è quantomeno ardito…

Rivolgendosi a Paolini e Chiesa, viene loro chiesto se stasera andranno a visitare Genova. Chiesa: “Io riparto domani quindi certamente col mio coach ci concederemo un giro, perché finora siamo state sempre in hotel ed è ora di un po’ di svago”. Paolini chiude la conferenza stampa strappando un sorriso a tutti: “Io sto a due ore da casa, mi sa proprio che stasera rientro…”.

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