Bertens adesso corre anche indoor: è lei la zarina di San Pietroburgo

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Bertens adesso corre anche indoor: è lei la zarina di San Pietroburgo

Vekic spreca due break di vantaggio nel primo set: fatali un paio di gravi imprecisioni a rete. Primo titolo indoor per Bertens che consolida l’ottavo posto in classifica

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In ogni caso sarebbe stata una prima volta. O il primo Premier di Donna Vekic o il primo successo indoor di Kiki Bertens. Alla fine è stata l’olandese a lasciare il campo con il trofeo di San Pietroburgo tra le braccia, al termine di una partita piuttosto divertente e movimentata. Dopo un primo set ripreso per i capelli, Bertens è stata bravissima a rintuzzare il tentativo di ritorno di Vekic nel secondo parziale. Per Bertens si tratta dell’ottavo alloro WTA, il terzo (consecutivo per altro) su superfici rapide, testimonianza inequivocabile dei suoi miglioramenti fuori dalla prediletta terra battuta. La croata invece lascia la città russa forte del proprio best ranking (numero 25) e dell’importante vittoria su Petra Kvitova, ma con i tanti rimpianti di quel primo set gettato alle ortiche.

LA PARTITA – Vekic esce meglio dai blocchi e si procura un immediato break di vantaggio. Bertens invece è entrata in partita senza il supporto del servizio (appena il 29% di prime in campo) ed è quindi sempre costretta a scambiare. Nel palleggio Vekic riesce spesso e volentieri a togliere il tempo all’avversaria anticipando le sue traiettorie lavorate. Un secondo break sembra porre la parola fine sul primo set, ma qui la situazione si capovolge completamente. La croata infatti si incarta al momento di chiudere e cede a zero la battuta. Qualcosa sembra essersi rotto nel meccanismo perfettamente oliato del tennis di Vekic, che vince solo uno dei successivi tredici punti. Ritrovatasi incredibilmente sotto 6-5, la croata riesce a scuotersi e ad agganciare il tiebreak. Nel jeu decisif però non c’è partita. Vekic subisce la pressione calcolata di Bertens e finisce spesso per affossare in rete i propri colpi. Una comoda volèe di dritto mandata larga da Vekic (con annesso lancio di racchetta) spedisce Bertens avanti 5-2. Dopo 58 minuti, l’olandese mette in saccoccia un set che sembrava ormai perso.

L’inizio del secondo set sembra una copia carbone del finale del primo. Bertens gioca con le rotazioni (alte e cariche in palleggio offensivo, ma senza disdegnare insidiosi back difensivi) e si mantiene in posizione di controllo, mentre Vekic tenta di forzare senza però ottenere grandi soddisfazioni. Il terzo break a zero della sua partita permette a Bertens di fare corsa di testa. Curiosamente, a questo punto del match, entrambe le giocatrici hanno convertito tutte le palle break a loro disposizione (2/2 Vekic, 3/3 Bertens) Al cambio di campo, Vekic si lamenta col proprio coach degli slice e dei dropshot dell’avversaria, che la stanno facendo letteralmente impazzire, ricevendo in cambio il consiglio di concentrarsi sui singoli punti e di provare a spostare Bertens. La chiacchierata sembra sortire qualche effetto balsamico perché la giocatrice croata rientra con tutto un altro piglio e strappa la battuta all’olandese con uno splendido dritto vincente. Ora il livello di entrambe è piuttosto alto e si moltiplicano gli scambi da applausi.

 

Un sanguinoso doppio fallo di Vekic però spezza ancora l’equilibrio in favore di Bertens, che va a servire per il match e per il trofeo. Un falco disperato di Vekic strozza il grido di gioia di Bertens che era già a braccia alzate. Si tratta però solo di un lieve ritardo sulla tabella di marcia, perché tre punti più tardi un nastro fortunato regala all’olandese il primo titolo indoor della sua carriera.

Notevole il cambio di marcia di Kiki sul veloce, frutto di un potenziamento mirato del suo gioco: fino all’agosto del 2018 aveva giocato (e perso) una sola semifinale in carriera sul cemento, tra outdoor e indoor; dall’exploit di Cincinnati ne ha giocate quattro in sei mesi sollevando il trofeo in tre occasioni. Questo successo le permette di rafforzare l’ottavo posto in classifica e di avvicinare sensibilmente Svitolina, che ora dista appena un centinaio di punti.

Risultato:

[2] K. Bertens b. [8] D. Vekic 7-6(2) 6-4

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ATP

Medvedev non si ferma più: a Shanghai la sesta finale consecutiva

Anche Tsitsipas si arrende alla legge di Medvedev. Altra prestazione impeccabile del russo. 58esima vittoria in stagione, la 21esima in un Masters 1000. In finale attende Zverev o Berrettini

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Daniil Medvedev - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)

[3] D. Medvedev b. [6] S. Tsitsipas 7-6(5) 7-5

A Shanghai la muraglia cinese imbastita da Daniil Medvedev si innalza e si allunga sempre di più. Il russo vince il suo ottavo match consecutivo senza perdere un set e, per la quinta volta su cinque, batte Stefanos Tsitsipas con il punteggio di 7-6(5) 7-5. Il n. 4 del mondo si conferma il giocatore più in forma del circuito, come sottolineano le 28 vittorie nelle ultime 31 partite, e con questo risultato giocherà la terza finale dell’anno in un Masters 1000. Il russo rispetto al greco ha mostrato oggi una maggior solidità da fondo, ma ciò che ha colpito ancora di più è stata quella mentale. Gli screzi che si erano visti tra i due a Miami nella loro prima sfida datata 2018, sembrano ormai appartenere ad un’altra persona, come confermato anche dalla stretta di mano cordiale a fine match.

LA PARTITA Dopo i primi game di studio erano subito chiare le strategie dei due giocatori: Tsitsipas ha iniziato cercando la rete ad ogni occasione utile, spesso addirittura subito dopo il servizio, mentre Medvedev, molto più a suo agio da fondo, ha preferito puntare sul rovescio del suo avversario per imbastire scambi lunghi e logoranti. Il greco dunque si è ritrovato ad essere il primo a prendersi dei rischi per accorciare gli scambi. Di comune c’è che entrambi hanno nella battuta un grosso serbatoio di punti dal quale attingere e non si sono risparmiati.

 

La fase di studio si è interrotta improvvisamente sul 4-4 quando Medvedev alla battuta si è ritrovato inspiegabilmente sotto 0-40, complici un paio di errori gratuiti tra cui un doppio fallo. Con la disinvoltura che a tratti caratterizza i suoi atteggiamenti in campo, Daniil è uscito da questa buca in un batter d’occhio: tra prime di servizio e dritti vincenti il greco ha avuto poco da recriminare. La sensazione comunque era che fosse il n. 4 del mondo ad essere, se non proprio quello in controllo del gioco, quanto meno quello più a suo agio in campo. Stefanos invece è stato spesso costretto a cercare le righe proprio per liberarsi dalle ragnatele dentro le quali lo chiudeva il russo.

Nell’inevitabile tie-break, dove l’equilibrio si è protratto fino al 5-5, tutte le difficoltà di Tsitsipas sono venute a galla e alla fine, con una stecca di dritto in uscita dal servizio – proprio il colpo che ieri aveva fatto soffrire Djokovic -, Tsitsipas ha concesso set point e poi consegnato il parziale nelle mani del russo con un altro errore, questa volta di rovescio. Dopo 53 minuti di equilibrio e di tennis rapido e godibile, Medvedev si è dunque portato avanti di un set.

Nel secondo parziale gli schemi non sono cambiati ma il livello dei contendenti sì, e l’equilibrio è durato poco, per l’esattezza due game. Già nel terzo gioco infatti Medvedev è arrivato a palla break grazie a qualche doppio fallo di troppo del suo avversario, ma il punto che lo ha mandato avanti nel punteggio è stato tutto merito suo. Con un passante in corsa di rovescio strepitoso, suo colpo prediletto, ha ottenuto il primo break dell’incontro e con questo piccolo tesoretto sottobraccio si è portato fino al 5-4. Il n. 7 del mondo non è comunque rimasto a guardare e mentre il russo cercava di addormentare un po’ gli animi lui cercava di riaccenderli chiedendo ripetutamente l’aiuto del pubblico.

A questo punto, forse avvertendo una mancanza di pathos, Medvedev ha mostrato la sua versione umana e sul più bello sono arrivati errori gratuiti e palle break. Del tutto inaspettatamente Tsitsipas è tornato in parità, ma è stato poi lui a perdere subito la testa e le misure del campo. Al servizio sul 5-5 non ha retto la pressione (i due anni di differenza in questa circostanza sono emersi eccome, seppur qui a Shanghai siano rimasti tutti under 23) e di lì a poco Medvedev ha potuto alzare le braccia al cielo per festeggiare la 58esima vittoria stagionale, la 21esima in un torneo di categoria 1000.

Ora il 23enne moscovita si potrà godere l’altra semifinale in programma oggi a Shanghai: quella tra l’italiano Matteo Berrettini e il tedesco Alexander Zverev, che si giocherà a partire dalle ore 14.

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ATP

Berrettini opaco, Zverev intoccabile al servizio: è lui il finalista di Shanghai

Il tedesco gioca un incontro praticamente perfetto e non lascia scampo a Matteo. Sesta finale in un Masters 1000 per lui

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Alexander Zverev - ATP Shanghai 2019 foto da Twitter @ATPTour

[5] A. Zverev b. [11] M. Berrettini 6-3 6-4

Niente da fare per Matteo Berrettini che si è trovato di fronte oggi, nella semifinale del Masters 1000 di Shanghai, una versione semplicemente ingiocabile di Alexander Zverev. Il tedesco ha dimostrato di aver definitivamente superato i problemi al servizio che lo attanagliavano fino a poche settimane fa chiudendo il match con percentuali e dati stratosferici: 81% di prime in campo, 218 km/h di media e appena sette punti persi nell’intero match. Numeri che sorprendenti anche per un Isner o un Karlovic. Insomma Matteo ha avuto ben poche occasioni e tutto sommato poco da recriminare. Forse ha commesso qualche errore di troppo col dritto nel primo set, ma nel complesso l’impressione è che oggi ci fosse ben poco da fare. Sfuma dunque per il momento la prima finale in un Masters 1000 per l’italiano, ma si può consolare con il best ranking (numero 11 del mondo e numero uno d’Italia davanti a Fabio Fognini) e con l’ottavo posto nella Race to London. Zverev invece giocherà il suo sesto ultimo atto a questo livello (tre vittorie e due sconfitte il bilancio). Il suo avversario in finale sarà l’uomo del momento, Daniil Medvedev, in una sfida che si preannuncia davvero molto molto interessante (4-0 i precedenti in favore del tedesco).

IL MATCH – Zverev parte molto sciolto, mentre Berrettini sembra un po’ contratto. L’azzurro tiene il primo turno di battuta ai vantaggi, ma nel quarto gioco commette tre errori di dritto che regalano il break all’avversario. Proprio il dritto, ovvero il colpo che dovrebbe supportarlo di più insieme al servizio, lo sta tradendo oggi e il rovescio non può garantirgli alcun vantaggio sulla diagonale sinistra contro Zverev. Il tedesco incassa il vantaggio e continua ad essere intoccabile al servizio (82% di prime in campo e velocità media attorno ai 220 km/h). Berrettini non riesce nemmeno ad avvicinarsi in risposta (due soli punti vinti di cui uno grazie ad un doppio fallo di Zverev) e il set si chiude in 31 minuti col punteggio di 6-3.

 

Nel secondo parziale il canovaccio cambia poco e Zverev appare in netto vantaggio sia al servizio che nello scambio da fondo. Dal canto suo però Berrettini si concentra sul servizio e lima notevolmente gli errori, fatto che già di per sé gli permette di mantenersi in scia nel punteggio, in attesa magari di un calo al servizio del tedesco. Il calo invece non arriva, anzi è Berrettini a incappare in un brutto game sul 4-4. Sotto 0-40, l’azzurro viene graziato due volte da Zverev nello scambio e una volta si salva con una prima potente. Con uno slice affossato a rete, Matteo offre un’altra palla break al tedesco e si consegna nel punto successivo con una brutta combinazione smorzata-volée. Zverev non trema minimamente nel game di chiusura e sigilla la vittoria con l’undicesimo ace.

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WTA

WTA Linz: Gauff centra la prima finale in carriera

La quindicenne statunitense elimina Petkovic in due set. Sfiderà Ostapenko, che ha annullato tre match point ad Alexandrova

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A Linz, un po’ in sordina per la concomitanza con il Masters 1000 di Shanghai, la quindicenne Cori Gauff ha raggiunto la prima finale della sua carriera ancora agli albori. Per farlo la giovanissima statunitense ha superato in due set Andrea Petkovic, dando prova di una grandissima solidità e soprattutto di una maturità sorprendente per la sua età. Dopo gli ottavi a Wimbledon e il terzo turno agli US Open arriva dunque per Gauff un altro risultato importante che la proietta ancora di più nella dimensione del tennis che conta.

Nel primo set Gauff si è trovata sotto 2-0, ma ha subito recuperato il break di svantaggio per poi piazzare la zampata decisiva nel nono gioco, chiudendo il parziale in trentasette minuti col punteggio di 6-3. La forza mentale di Coco però trova la sua massima espressione nel secondo set durato ben 55 minuti. Gauff è stata bravissima a guadagnarsi il break nell’unico gioco in cui ha avuto palle break (sei) e ad annullare poi, a sua volta, nove palle break su nove, di cui tre nel decimo e ultimo gioco quando è stata chiamata a servire per il match.

In finale troverà Jelena Ostapenko, autrice di una grande rimonta su Ekaterina Alexandrova. La lettone dopo aver perso nettamente il primo set 6-1, ha salvato un match point nel dodicesimo game del secondo set, poi vinto al tiebreak per 7 punti a 5. Nel terzo set, Ostapenko ha poi cancellato altri due match point ad Alexandrova sul 5-4. Passato l’ennesimo spavento la lettone ha strappato la battuta all’avversaria, chiudendo poi con il servizio a disposizione dopo due ore e venti di battaglia

 

Risultati:
[LL] C. Gauff b. A. Petkovic 6-4 6-4
J. Ostapenko b. [8] E. Alexandrova 1-6 7-6(5) 7-5

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