WTA Hua Hin: Yastremska, rimonta incredibile e secondo titolo

Focus

WTA Hua Hin: Yastremska, rimonta incredibile e secondo titolo

La diciottenne ucraina batte in un match thriller l’australiana Ajla Tomljanovic che, nel terzo set, era avanti 5 giochi a 2

Pubblicato

il

[8] D. Yastremska b. [6] A.Tomljanovic 6-2 2-6 7-6(3)

Seconda finale. Secondo titolo in carriera. Ad appena dici ottono anni Dayana Yastremska mette il suo nome sul torneo WTA International di Hua Hin e lo fa al termine di un match thriller. Nel terzo set, infatti, l’ucraina che affrontava in finale l’australiana Ajla Tomljanovic era sotto 5 giochi a 2, ma è riuscita a ritrovare il suo tennis e ribaltare il match vincendo il tie break decisivo del terzo parziale. Tomljanovic, invece, ha perso la sua quarta finale su quattro in carriera. Sono felice è il mio secondo titolo in carriera non so cosa dire. Faccio i complimenti alla mia avversaria e le auguro buona fortuna per il futuro” ha detto Yastremska durante la premiazione.

 

L’inizio del match è tutto a favore della tennista ucraina che sceglie di partire al servizio. Nonostante qualche incertezza iniziale Yastremska esce fuori dai momenti di difficoltà con grande personalità. Servizio e colpi da fondo la aiutano a portarsi subito sul 3 a 0; l’australiana è incerta e insicura soprattutto con il dritto. La tennista australiana non è incisiva e solida da fondo e appena accorcia i colpi, la diciottenne ucraina la punisce con un vincente. Il martellamento della numero 48 prosegue con Yamstemska che, dopo poco più di venti minuti di gioco, si porta sul 5 a 0. È in questo momento, però, che Tomljanovic prova a lasciare andare i colpi e a conquistare i primi game dell’incontro. Ajla conquista il suo primo game dell’incontro, strappa la battuta all’ucraina ma nel momento esatto in cui si trova a servire per allungare il set non riesce a fare la differenza. Gli errori dell’australiana proseguono mentre l’ucraina trova delle interessanti soluzioni sia con il dritto che con il rovescio e chiude, dopo 34 minuti di gioco, il primo set per 6 giochi a 2.

Tomljanovic, a questo punto, prova a scrollarsi di dosso il parziale perso e inizia ad essere più precisa con i colpi da fondo: il dritto inizia ad essere più sciolto ed è preciso ed angolato. L’australiana, rispetto al primo set, riesce a muovere meglio l’avversaria che, a sua volta, inizia a sbagliare troppo. Tomljanovic sale sul 3 a 2 e continua a dimostrarsi molto solida, mentre Yastremska aumenta il numero dei gratuiti. L’ucraina perde lucidità, non controlla gli scambi e non appare veloce e brillante come lo era stata nel primo parziale. L’australiana, invece, spazzola le righe: questo le dà l’opportunità di andare sul 5 a 2 e chiudere il parziale con il servizio. Tomljanovic chiude sul 6 a 2 e porta la finale del WTA International thailandese al terzo set.

L’ucraina sembra iniziare meglio e ritrova quella continuità dimostrata nel primo parziale ma la rimonta dell’australiana non si fa attendere. I game iniziano a diventare lottati e nel quinto gioco dopo un recupero in corsa Yastremska, sul 30 pari, commette invasione e concede la palla break. Break point che, però, viene subito annullato. A prevalere è la maggiore solidità ella numero 49 del mondo che sale 3 a 2. Nonostante le difficoltà e i tentativi di rimonta da parte della diciottenne, Tomljanovic, mantenendo velocità e profondità negli scambi, tiene il servizio e soprattutto, difendendo bene il campo e dopo quattro palle per il doppio break grazie ad un doppio fallo di Yastremska, conquista anche il settimo game. A questo punto l’ucraina chiede l’intervento del terapista per un problema alla coscia e Tomljanovic, nonostante due turni di battuta a disposizione non riesce a chiudere il match.

L’australiana dimostra di patire psicologicamente la mossa della sua avversaria, apparsa particolarmente performante dopo il suo rientro in campo. Tanto pimpante da sfruttare le incertezze dell’australiana e portarsi avanti 6 a 5, prima di ‘accettare’ il tie-break come resa dei conti che appare invece già beffarda per Tomljanovic, in controllo della partita appena pochi minuti prima. Il primo punto del tie-break è intenso e lottato e la prima a cedere è proprio l’ucraina, che però non molla; si gioca sul filo dell’equilibrio fino al 3 pari quando Dayana riesce ad imporre la sua potenza e a conquistare 4 punti consecutivi. Yastremska conquista quindi il secondo titolo della carriera e da lunedì sarà numero 34. Dopo aver rotto la barriera della top 50 appena sette giorni fa, diventa anche la prima giocatrice nata nel nuovo millennio a entrare tra le prime 40.

Per Tomljanovic, invece, si tratta della quarta finale persa sulle quattro disputate in carriera. L’australiana, però, grazie ai punti ottenuti salirà in classifica dall’attuale numero 49 fino al numero 41. Anche Ajla raggiungerà quindi tra poche ore il suo miglior piazzamento in classifica.

Il tabellone completo

Continua a leggere
Commenti

Focus

ll cammino Eroico dell’atleta. Come attivare il potenziale implicito dentro di sé

Manuela Caputi illustra come l’utilizzo della metafora del cammino dell’eroe abbinato alle tecniche di Focusing possa portare il giocatore, con il supporto del coach, a sviluppare le proprie potenzialità

Pubblicato

il

L’articolo di questo mese per la rubrica ISMCA è di Manuela Caputi, Counselor Bioenergetica e Trainer di Focusing, diplomata in Sport Coaching ed esperta di storytelling.

La storia dell’allenamento tennistico, e sportivo in generale, ha seguito e si è modellata non solo sulle capacità individuali ma anche sull’evoluzione delle esigenze di volta in volta emergenti. Nel caso del tennis, dopo l’attenzione data alla preparazione tecnico-tattica e alla preparazione atletica, oggi affiora la consapevolezza di una nuova necessità. Per garantire un’ottima performance è necessaria anche una particolare attitudine mentale. In questo modo il giocatore riesce a raggiungere uno stato di presenza in campo tale da permettergli di sfruttare appieno le risorse allenate e la preparazione raggiunta. Emerge quindi la necessità di considerare anche l’aspetto mentale dell’allenamento e renderlo parte integrante del programma di training.

 

Con ciò ci si riferisce non tanto alla capacità cognitiva dell’individuo ma soprattutto ad una sua capacità di gestione emotiva. Lo psicologo statunitense Daniel Goleman per primo parlò di “Intelligenza Emozionale” intendendo lo sviluppo di una serie di capacità intrapersonali ed interpersonali che vanno dall’autoconsapevolezza all’autoregolazione, all’empatia. Un approccio più olistico dell’allenamento viene chiamato in causa, un approccio che preveda l’evoluzione dell’atleta come individuo nella sua totalità.

Con l’intento di ispirare e allo stesso tempo evidenziare che tale evoluzione prevede un percorso e che questo percorso è individuale, si è scelto di utilizzare in questa sede la metafora del cammino dell’eroe presente nella struttura narrativa delle favole e dei miti, cosi come elaborata dallo studioso di religioni comparate Joseph Campbell. Il percorso di trasformazione da individuo ordinario a individuo straordinario che compie l’eroe è lo stesso percorso che l’atleta, nel nostro caso il tennista, è chiamato a compiere nella sua ascesa da giovane promettente a campione. È un percorso composto da differenti momenti di passaggio. Campbell li definisce tappe, rappresentanti le fasi evolutive della coscienza umana nel suo cammino verso l’autoconsapevolezza. Si ritiene che conoscere le tappe del cammino dell’eroe possa servire da guida al giocatore e al suo staff , per intraprendere e supportare tale percorso. Per antonomasia, un percorso di cambiamento interiore prima che esteriore.

Per l’eroe il punto di partenza per il viaggio interiore, lo stimolo a cambiare, è sempre determinato da una situazione di disagio. Lo stesso vale per il giocatore. Per quest’ultimo il disagio può essere dato dalla sensazione di avere un problema e non riuscire a risolverlo, dal trovarsi in una situazione di stallo, come ad esempio il ripetersi nel match di errori tecnico-tattici, o il ripresentarsi di comportamenti non funzionali. In genere il linguaggio con cui in questi casi il tennista si rivolge agli altri – e soprattutto a se stesso – mostra il disagio percepito. Frasi come “Mi va tutto male”, “L’altro prende solo righe” riflettono la sensazione di essere in balia di forze esterne che non si riesce a controllare. In altri momenti il senso di disfatta viene anticipato da espressioni come “Tanto con quello non ci vinco mai”. In tutti i casi l’incapacità di prendere consapevolezza e di gestire le proprie emozioni risulta fatalmente determinante per il risultato finale del match. Questo insieme emozionale e psichico è quello che nella nostra metafora viene definito il mondo ordinario dell’eroe. Si tratta di un insieme di schemi mentali e credenze limitanti che mantengono il nostro tennista-eroe lontano dall’ottimizzazione delle proprie risorse impedendogli di raggiungere i propri obiettivi. Ma a prescindere da quali siano questi schemi e queste credenze,  ciò che spinge il tennista-eroe ad intraprendere il proprio viaggio di scoperta di sé, è sentire che la necessità di cambiare la realtà – o quantomeno di controllarla – si scontra con l’inefficacia delle strategie messe in atto fino a quel momento.

Il primo passo consiste proprio nella presa di coscienza da parte del nostro tennista-eroe del suo mondo ordinario, ossia della situazione in cui si trova. È necessario che l’individuo prenda consapevolezza delle proprie azioni iniziando ad osservare la realtà esterna e ad osservarsi agire in essa. A stimolare questo primo movimento servono quelle che Campbell definisce chiamate, ossia eventi e accadimenti che turbano e scuotono, la goccia che può far traboccare il vaso e far prendere al nostro eroe una nuova direzione. Per il giocatore  possono essere i richiami del coach, una non convocazione in Coppa Davis o Fed Cup, un evento familiare inaspettato o infine un evento fisico traumatico (in base all’unità funzionale mente-corpo un evento traumatico al livello fisico è comunque un campanello d’allarme anche mentale).

Non tutti però sono pronti a ricevere e seguire la chiamata. Trattandosi sempre di un evento che comunque va a toccare una certa fragilità dell’individuo o una sua paura, la reazione più comune è il cosiddetto rifiuto della chiamata. Questo momento implica che il nostro giocatore si rifugi ancor di più nella propria comfort zone e si accanisca nel voler continuare a “cambiare la realtà esterna agendo solo sulla realtà esterna stessa”. Sono i momenti in cui si cambia coach, si cambia sede di allenamento, si cambia fidanzata, ogni causa è ritenuta esterna e va cambiata.

Spesso è solo con l’arrivo del mentore, ossia di un aiuto esterno, che il giovane eroe riesce a credere che esista una via d’uscita e riesce ad affrontare il momento della scelta che lo spinge all’attraversamento della soglia. Solo ora è pronto ad intraprendere il proprio cammino. Nel mondo del tennista, lo staff è chiamato a ricoprire il ruolo di mentore. Un ruolo questo che ha un grande potenziale detonante. Un potenziale che a sua volta, per essere tale, deve venir coltivato con la stessa consapevolezza che si richiede all’atleta per gestire la propria vita. Un coach deve essere in grado di ispirare, motivare, supportare. Soprattutto è importante che creda nel giocatore, spesso più di quanto il giocatore stesso creda in sé. Forte di questo supporto il nostro tennista-eroe può accogliere ora la possibilità di intraprendere il proprio viaggio accettando di “cambiare la realtà esterna cambiando la propria realtà interna”.

Si tratta di un vero e proprio capovolgimento, e come tale viene rappresentato nella nostra metafora dove l’eroe entra letteralmente in un nuovo mondo, il mondo straordinario. Questo passaggio prevede l’acquisizione di nuove competenze e un nuovo linguaggio. È questo l’inizio di una diversa fase e una diversa modalità di allenamento che implica ora un’esperienza diretta dell’intero individuo. Si tratta di passare dal “pensare con la mente” al “pensare con tutto il corpo” attraverso un sentire il corpo dall’interno. Il nostro atleta è chiamato a scoprire la propria Forza Interiore che risiede implicita dentro di sé. Questa viene attivata allenando una nuova consapevolezza corporea, cosi nuova che il filosofo americano Eugene Gendlin, fondatore del metodo del Focusing, inventò per descriverla il neologismo di “sensazione sentita significativa”.

Attraverso una serie di passi, allenabili ed insegnabili, il Focusing risulta essere un metodo particolarmente efficace per attivare risorse nascoste e sbloccare processi di stallo. Migliora la qualità dello stato di presenza e sviluppa un affidabile contatto interno con se stessi che permette all’atleta di verificare il proprio stato emotivo ed eventualmente intervenire per cambiarlo. Questo potenzia fiducia e autostima e favorisce un atteggiamento propositivo verso le situazioni esterne. Sfrutta la capacità intrinseca del corpo, che a differenza della mente, è in grado di recepire e rielaborare in modo immediato e sintetico in un’unica sensazione fisica “tutto ciò che riguarda una certa situazione”. Ciò favorisce analisi e decisioni tempestive ma allo stesso tempo congruenti, essenziali in uno sport di situazione come il tennis. Con queste nuove risorse a disposizione il nostro eroe può finalmente affrontare la prova centrale e nella nostra metafora uccidere il drago. Per il tennista significa affrontare i momenti topici con fondata fiducia e forza interiore superando le proprie paure.

Il nostro eroe cosi rinnovato può intraprendere la via del ritorno. Avendo acquisito la capacità di vedere altro e di scorgere un nuovo significato, la stessa realtà può diventare ora una nuova realtà. Ecco che il cerchio si chiude e il nostro giocatore può affrontare adesso le stesse situazioni in modo diverso. Questa è la conquista suprema, l’Elisir: la possibilità di “cambiare la realtà esterna agendo sulla propria realtà interna”. Questo è ciò che distingue un individuo ordinario da un individuo straordinario, un giovane promettente da un Campione: colui che ha completato il proprio percorso di trasformazione. Avendo presente tutto ciò, non solo il ruolo del giocatore cambia, ma cambia anche il ruolo dello staff che è chiamato a prendere consapevolezza dell’esigenza di questa trasformazione — e di conseguenza a creare un ambiente che favorisca la crescita personale del giovane. In questo senso la chiamata è valida per tutti. È valida per l’atleta, chiamato ad essere Eroe, e per il coach, chiamato ad essere Mentore cioè colui che conosce e mostra la via del cammino eroico.

Continua a leggere

ATP

A Marsiglia Paire batte Bolelli ma Berrettini pareggia il conto

Francia-Italia 1-1: Berrettini vince una gran partita contro Chardy, agli ottavi avrà Rublev.

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Sofia 2019 (foto Ivan Mrankov)

Matteo Berrettini conferma quanto di buono fatto vedere anche in questo di inizio di 2019 battendo il beniamino di casa Jeremy Chardy, dopo due tie-break diametralmente opposti per andamenti ma finiti entrambi nelle mani dell’italiano. La partita non ha particolari brividi nei primi nove game, in cui i due offrono un gioco molto gradevole, legato ad un alto rendimento al servizio e arricchito da numerosi vincenti. In particolare, è il rovescio di Chardy a funzionare benissimo, cui Matteo contrappone la grande efficacia del suo dritto. Le occasioni offerte dai due nell’ottavo e nono gioco sono solo il prologo di un tie-break emozionante, dai mille capovolgimenti di fronte. Berrettini riesce ad annullare ben sei set point giocando meravigliosi passanti: da segnalare quello di rovescio in corsa per il 6-6 e uno di dritto sull’11-11. Chiuderà il tie break 14-12, dimostrando una grande voglia di non arrendersi mai e una grande capacità di mantenere il sangue freddo. Alla ripresa del secondo parziale i due sentono un fisiologico calo nelle prestazioni al servizio: le occasioni per il break fioccano e i due si sottraggono rispettivamente la battuta. La qualità del gioco però non scende, e la partita scorre fino al tie break. Tutti si aspettano un’altra chiusura di set emozionante, ma Matteo cambia passo: mette in difficoltà Chardy nelle sue discese a rete con ottimi passanti, e raggiunge in un lampo il 4-0, sigillato grazie ad una magnifica palla corta. Da lì è un monologo fino al 7-0 che lo conduce all’ottavo con Rublev.

SEGNALI RUSSI – Spettacolare accoppiamento di sedicesimi tra l’idolo di casa Tsonga e il giovane russo Rublev. Inizia a servire il francese e la partita si mette subito in discesa per lui: tenuto il primo gioco, il russo cede il suo successivo game alla prima palla break offerta. Davvero in palla ad inizio match Jo, non offre la minima occasione al russo, aiutato anche da un servizio davvero molto efficace: l’ottima resa con le prime palle (ben il 76%) gli consente di frenare i potenti colpi da fondo di Rublev e di condurre agilmente il gioco durante i suoi turni di servizio. È anzi il russo a cedere nuovamente la battuta nell’ultimo gioco del set, lasciando al francese il vantaggio di partire nuovamente con i servizi nel set successivo. È qui però che la partita gira, quasi inaspettatamente. Tsonga gioca un primo game al servizio disastroso, con Rublev che vince 4 punti consecutivi e strappa a zero la battuta al suo avversario. Andrey riesce finalmente a spingere con più continuità il suo dritto e a sfondare la resistenza del francese che, di contro, si trova in difficoltà nello scambio, non riuscendo più ad ottenere punti facili col servizio. Da quel momento, sarà un crescendo continuo per Andrey, che inizia a sommergere Tsonga di dritti vincenti e colpi pesanti, impedendogli di reagire. Chiuderà il set 6-4, preludio al terzo dove Joe sarà costretto il più delle volte a remare da fondo campo nella speranza che i colpi dell’avversario perdano efficacia e potenza. Non sarà così purtroppo e, abbandonato dal servizio, cederà i primi due turni di servizio nel terzo set, spianando la strada al 6-2 finale, con cui Rublev si qualifica agli ottavi.

 

FUORI BOLELLI CON QUALCHE RIMPIANTO – Il primo italiano in campo nel torneo di Marsiglia è reduce dalle qualificazioni e si affaccia a questo incontro molto curioso contro Paire. Pronti via ed è subito vantaggio azzurro: Simone strappa la battuta nel game di apertura, mostrando un ottimo servizio e dei colpi davvero efficaci, specialmente il suo dritto ad uscire. Di contro, il francese commette vari errori e non riesce a trovare le contromisure al gioco dell’azzurro. Tutto questo però cambia improvvisamente dall’ottavo gioco: Benoit riesce a strappare per due volte consecutive la battuta all’avversario, chiudendo il parziale 6-4. Molti errori dell’azzurro in questo frangente, con colpi spesso in rete o fuori dal campo in situazioni di palleggio o di attacco. Bolelli comunque non ci sta: cresce ancora al servizio e in risposta e riesce a portarsi avanti anche nel secondo set, strappando il servizio all’avversario nel terzo gioco. Purtroppo però, Simone non trova continuità, commettendo molti errori anche in fasi di gioco di pura impostazione. Benoit riesce così a pareggiare i conti sul 3-3, e l’onda lunga della partita si sposta verso la sua parte di campo. Da notare come i due abbiano cambiato gioco in questo secondo set, preferendo molto più la via della rete e le palle corte al gioco da fondo che ha caratterizzato il primo parziale. Si arriva al tie break, dove però Paire riesce a strappare subito due mini-break con due ottimi passanti di rovescio. Sostenuto da un ottimo servizio, chiude comodamente 7-1 la contesa lasciando un grande amaro in bocca a Simone, in vantaggio in entrambi i set.

Lorenzo Fattorini

Risultati:

P. Gojowczyk b. D. Dzumhur 6-2 6-4
[LL] S. Stakhovsky b. [Q] C. Lestienne 7-6(3) 1-6 6-3
B. Paire b. [Q] S. Bolelli 6-4 7-6(1)
[5] F. Verdasco b. [Q] E. Gerasimov 4-6 6-3 7-5
A. Rublev b. [WC] J.W. Tsonga 2-6 6-4 6-2
M. Berrettini b. [8] J. Chardy 7-6(12) 7-6(0)

Il tabellone completo

Continua a leggere

Focus

Capitombolo Osaka a Dubai: la prima da numero 1 è un fiasco

Lontanissima dalla tennista glaciale che ha vinto l’Australian Open tutto d’un fiato, Osaka si fa breakkare sette volte (!) e battere da Kiki Mladenovic. Fuori anche Bertens, avanti Halep e Kerber

Pubblicato

il

Naomi Osaka - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Se fosse possibile recensire i tornei di tennis come si fa con i prodotti che si acquistano online, il rapporto qualità-prezzo del Dubai Duty Free Tennis Championships meriterebbe tutte le stelline possibili. Con la miseria di 55 dirham, circa 13 euro al cambio attuale, nella giornata di martedì ci si poteva garantire un biglietto di terza fila per il campo centrale di un Premier 5 il cui ordine di gioco comprendeva sei delle sette migliori giocatrici al mondo secondo classifica, inclusa una numero uno nuova di zecca.

Se la sono cavata tutte tranne proprio la neo-reginetta Naomi Osaka, autrice di una prestazione al limite dell’handicap contro Kristina Mladenovic. “Più sono grossi e più fanno rumore quando cadono” si dice, e nel caso di Osaka il tonfo è fragoroso: appena sei giochi vinti alla prima uscita da numero uno mondiale – nessuna delle sue venticinque predecessore aveva mai perso all’esordio al vertice del circuito WTA – che coincideva anche con la prima senza Sascha Bajin nel box. L’ex sparring partner, promosso a capo allenatore proprio dalla giapponese a inizio 2018 ed eletto Coach of the Year grazie ai successi riportati insieme a lei, era stato silurato a sorpresa con un semplice tweet pochi giorni dopo il titolo agli Australian Open. All’arrivo a Dubai, assediata dalla stampa, Osaka si era limitata a togliere dal tavolo le insinuazioni su problemi di natura economica, adducendo come causa una non troppo chiara tensione umana tra lei e Bajin. “Non ho intenzione di mettere i successi davanti alla mia felicità”, ha detto la nuova n.1 al mondo. “Mi voglio svegliare felice di allenarmi, e non sono disposta a sacrificare tutto ciò per tenere una persona nel team“.

Di certo gli spettatori dell’incontro di Osaka hanno visto una tennista tutt’altro che serena: un body language del tutto negativo ha accompagnato una prestazione piena di errori gratuiti, con una prima palla che trovava il campo appena una volta su due e un rendimento con la seconda al 21%. Una miseria, tanto che Mladenovic la ha liquidata con un doppio 6-3 in appena un’ora e cinque minuti, riuscendo a chiudere persino un secondo set in cui ha perso il servizio tre volte consecutive; quasi facile, considerato che Osaka ha fatto di peggio, facendosi breakkare sette volte su nove turni di battuta totali. Nessun merito da togliere alla francese, perché gli incontri vanno vinti, ma prima di atterrare negli Emirati il suo ruolino di marcia stagionale in singolare recitava 0-4, peraltro con due eliminazioni contro giocatrici fuori dalle prime 240 della classifica. “Per me significa moltissimo questa vittoria”, la prima contro una numero uno, ha detto Mladenovic dopo la stretta di mano. “So che sono in grado di battere grandi giocatrici, l’ho fatto in passato anche su questo campo, lo sapete, non voglio mettermi a fare un elenco“. Certo oggi ha avuto un bell’aiuto.

GLI ALTRI INCONTRI – Alle altre stelle impegnate prima di lei nella sessione diurna, come detto, è andata bene: quattro vittorie su quattro per Kvitova, Svitolina, Halep e Kerber, anche se hanno tutte dovuto sudare per conquistarsele. Sebbene soltanto Petra Kvitova sia stata costretta a giocare un terzo set, recuperando un tie-break di svantaggio a Katerina Siniakova, il pubblico degli Emirati ha avuto la sua bella dose di emozioni anche nei successivi tre incontri. Soprattutto Halep ha avuto bisogno di portare il suo tennis vicino al limite massimo per battere Genie Bouchard, ancora una volta esaltatasi a tratti contro un’avversaria importante ma costretta ad abbandonare Dubai dopo un’ora e tre quarti di tennis davvero intenso. Tra Genie e la ex numero uno, alla fine, c’è stato un solo break di differenza, in avvio di secondo set. Il rammarico è proprio per quei pochi minuti cruciali di deconcentrazione, iniziati al termine del tie-break del primo parziale, quando, sul 4-5 e servizio nel gioco decisivo, la canadese è stata distratta uno dei suoi tanti spasimanti che le ha gridato: “sposami”. (Siamo abbastanza sicuri che non sarà lui ad accompagnarla all’altare.)

In apertura di mattinata Elina Svitolina aveva superato Ons Jabeur, fermata in corsa da un problema alla spalla destra (ancora sfortunata la tunisina, che nell’unico precedente aveva mancato quattro match point). Fatica e brividi per una Angelique Kerber sfocata, anche lei costretta ad un tie-break: al primo match in carriera contro una top 10 a quasi ventott’anni di età, Dalila Jakupovic ha scelto un’apertura aggressiva e si è portata sopra di due break, giocando un tennis vario prima di farsi catturare in un gorgo di doppi falli (nove in totale nel match) che alla lunga ha spinto avanti la sua più esperta avversaria. Ma se sul centrale le big hanno tutte strappato la promozione agli ottavi, sugli altri campi si sono viste anche le eliminazioni di Kiki Bertens, Daria Kasatkina (ancora a secco di vittorie in stagione!) e Caroline Garcia. A far fuori l’olandese è stata la slovacca Viktoria Kuzmova, classe 1998 da poco entrata in top 50: gran servizio, con cui ha annullato anche match point nel tie-break decisivo, e un tennis potente che ha tremato soltanto nei momenti più emozionanti. L’ottavo di finale tra outsider, contro la coetanea Sofia Kenin, sarà una bella occasione per entrambe.

ha collaborato Michelangelo Sottili

Risultati:

C. Suarez Navarro b. S. Zhang 6-4 6-4
[12] G. Muguruza b. S. Zheng 7-5 6-2
[6] E. Svitolina b. O. Jabeur 7-6(4) 4-0 rit.
S.W. Hsieh b. A. Sasnovich 6-1 6-2
A. Riske b. A. Cornet 6-2 6-3
V. Kuzmova b. [7] K. Bertens 6-2 4-6 7-6(6)
S. Kenin b. [11] D. Kasatkina 6-3 2-6 6-4
[2] P. Kvitova b. K. Siniakova 6-7(3) 6-4 6-4
[3] S. Halep b. [WC] E. Bouchard 7-6(4) 6-4
L. Tsurenko b. [Q] L. Zhu 6-4 6-7(5) 6-3
[Q] J. Brady b. [14] C. Garcia 6-4 7-5
B. Bencic b. [LL] S. Voegele 6-1 6-1
[5] A. Kerber b. [LL] D. Jakupovic 7-6(4) 6-3
[8] A. Sabalenka b. [Q] I. Jorovic 6-4 6-0
K. Mladenovic b. [1] N. Osaka 6-3 6-3
[4] Ka. Pliskova b. D. Cibulkova 6-2 3-6 6-3

Il tabellone completo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement