A Montpellier, Tsonga scaccia i fantasmi e torna al successo

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A Montpellier, Tsonga scaccia i fantasmi e torna al successo

Il francese domina e torna a sollevare un trofeo dopo più di un anno, nel luogo dove era iniziato il suo calvario. Terza finale persa invece per Herbert

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Si è conclusa poco fa la finale dell’edizione 2019 dell’Open Sud de France che si disputa dal 2010 nella Park&Suites Arena di Montpellier. A contendersi il titolo quest’oggi sono stati i padroni di casa Pierre-Hugues Herbert, 27 anni e nel momento migliore della carriera da singolarista, e il redivivo Jo-Wilfried Tsonga, sei anni all’anagrafe più del rivale e una classifica tutta da ricostruire in seguito all’infortunio al ginocchio subito proprio qui a Montpellier l’anno passato. Terzo scontro diretto tra i due transalpini dopo i due successi piuttosto netti di Tsonga che risalgono al biennio 2016-2017, sempre sul veloce.

Erano ben nove i francesi al via nel tabellone principale con Pouille accreditato della prima testa di serie poi sconfitto anzitempo da Baghdatis. Per Herbert, invece, settima testa di serie del seeding mentre a Tsonga gli organizzatori hanno riservato una wild card. Bookmakers concordi nell’attribuire al giocatore più esperto i favori del pronostico nonostante quanto messo in mostra da Herbert nel corso di una settimana che l’ha visto estromettere, tra gli altri, Shapovalov e Berdych. Tre connazionali sulla strada di Tsonga verso l’atto conclusivo e due autentiche maratone con Humbert, prima, e Chardy, poi. Più agevoli, invece, l’ottavo con Simon e la semifinale di ieri con Albot.

Al termine di una partita quasi a senso unico, il trofeo se lo è assicurato con merito Tsonga: per lui si tratta del diciassettesimo titolo e nono in Francia, un habitué. Appuntamento con la vittoria ancora rinviato, invece, per Herbert che perde così la terza finale nel circuito maggiore.

 

LA CRONACA – Parte forte Herbert, il suo è un tennis assai piacevole e, secondo copione consolidato, quando può prende la via della rete, il suo habitat naturale. Tsonga lo si conosce, servizio e diritto sugli scudi e tanta grinta. Tutto a vantaggio di un match che nei primi venticinque minuti di gioco fa registrare praticamente solo colpi vincenti. Ciò che più impressiona in questa fase è la lunghezza di palla nello scambio di un Herbert arrembante che sembra avere messo a punto una facilità di colpi di tutto rispetto. Bravo ed esperto Tsonga a essere altrettanto efficace nei propri turni di battuta, con il diritto che è una micidiale sentenza. Sornione, dunque, il nativo di Le Mans, nell’attesa di un piccolo passaggio a vuoto dell’avversario. Eventualità che prontamente si materializza nel corso del nono game quando Herbert, dopo un sanguinoso doppio fallo, si trova a dover fronteggiare una prima palla break che però cancella con un serve-and-volley da manuale. Tuttavia nulla può sulla seconda, quando Tsonga con il suo colpo migliore trova una risposta vincente in lungolinea, assicurandosi così la possibilità di servire per il set. Detto e fatto, e in un amen è 6-4 Tsonga il cui linguaggio del corpo trasuda una demoralizzante sicurezza.

Il secondo set si apre ancora con Herbert al servizio ma, purtroppo per lui, le difficoltà non sono ancora finite. Come nel precedente turno di battuta Pierre-Hugues è infatti costretto agli straordinari e anche in questa circostanza, ma con il rovescio, una risposta al fulmicotone del rivale gli costa il break che spezza l’equilibrio del parziale già in avvio. Break confermato senza patemi per un filotto di cinque giochi consecutivi appannaggio del finalista dell’edizione 2008 degli Australian Open. Herbert, per la verità, non ha molto da rimproverarsi, sono infatti più i meriti di Tsonga che i demeriti propri quest’oggi sebbene qualche piccola sbavatura. Fatto sta che allo scoccare della prima ora di gioco la situazione sembri già essere piuttosto compromessa. Il pubblico sugli spalti, che vede il match scivolare via troppo velocemente, prova a scuotere Herbert con un lungo applauso ritmato ma un’ingenuità con la volée di diritto, da lì a poco, significa la palla del doppio break, all’atto pratico un match point anticipato. Tsonga, adesso straripante in tutta la sua fisicità, capitalizza anche questa opportunità con l’immancabile risposta vincente: match in ghiaccio. C’è giusto il tempo per mettere a referto un paio di giochi interlocutori, uno per parte, e per Jo-Wilfried è tempo di servire per il titolo, una formalità. Al cambio di campo è un fiume in piena: 6-2 senza appello e titoli di coda.

In definitiva, una partita gradevole e combattuta solo per i primi otto game interpretati da entrambi su ottimi livelli, prima dell’assolo di Tsonga che, strappata la battuta una prima volta a Herbert, non si è più voltato indietro. Herbert, che in ogni caso conferma di avere dei numeri interessanti e un tennis vario, può comunque consolarsi con il nuovo best ranking. Che belle storie racconta il tennis: da Montpellier a Montpellier, un anno dopo. Tsonga è tornato.

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Caruso si fa male: la finale di Umago sarà Lajovic-Balazs

Un problema all’adduttore sinistro (“Spero non sia grave”) costringe Caruso al ritiro all’inizio del secondo set, dopo che aveva messo paura a Lajovic. Il serbo sfiderà in finale la grande sorpresa del torneo, il qualificato Attila Balazs

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Dusan Lajovic e Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dai nostri inviati ad Umago, Ilvio Vidovich e Michelangelo Sottili

CARUSO, CHE PECCATO – Primo set: 6-5 Lajovic, servizio Caruso. Sullo 0-15, il tennista italiano gioca un rovescio in slice lungolinea in allungo, sull’attacco lungolinea di dritto di Lajovic, e poi effettua un cambio di direzione per andare sul successivo colpo incrociato del serbo. Finisce di fatto in quel momento il torneo di Umago di Salvatore Caruso. Su quel cambio di direzione, infatti, il 26enne siciliano sente tirare un muscolo della gamba sinistra e si ferma.  Chiama il medical timeout, si fa trattare dal fisioterapista, ma è tutto inutile. Perde il servizio a  15 e di conseguenza il set e dopo tre punti del secondo set capisce che non c’è niente da fare e stringe la mano a Lajovic, che raggiunge così la seconda finale in carriera, dopo quella a sorpresa – poi persa – contro Fabio Fognini a Montecarlo.

Un vero peccato, perché fino a quel momento il tennista di Avola aveva fatto match pari con il più blasonato avversario e, anzi, fino a qualche minuto prima era stato quello che aveva meritato di più. Salvatore, infatti, con la sua regolarità aveva imbrigliato per i primi tre quarti d’ora il tennista serbo, che non riusciva a sfondare il muro eretto a fondo campo dal n. 125 del ranking (ma da lunedì raggiungerà il best ranking a ridosso della top 100, al n. 104). Ne risultava che con il suo colpo meno naturale, il dritto, Lajovic finiva spesso fuori giri. Caruso aveva iniziato ad incassare i dividendi della sua tattica di gioco molto presto, con il break nel terzo gioco, ed aveva avuto anche la palla del doppio break nel settimo. Qui c’era la prima, inizialmente impercettibile, svolta, perché il n. 36 ATP si salvava grazie ad un paio di ottime prime e da quel momento il suo rendimento alla battuta saliva molto. Inoltre il serbo cambiava tattica ed iniziava a variare velocità ed altezze dei colpi da fondo.

Dicevamo inizialmente impercettibile perché l’italiano giocava uno stupendo ottavo gioco (belli un paio di passanti incrociati di dritto vincenti), in cui teneva il servizio a zero e saliva 5-3. Faceva lo stesso Lajovic nel gioco successivo e poi agguantava Caruso sul 5 pari, complice qualche errore del siciliano causato dal cambio di gioco del suo avversario (“All’inizio non riuscivo ad impensierirlo, ha iniziato veramente bene, solido, aveva tutte le risposte al mio gioco. Poi sono stato bravo a cambiare qualcosa ed ha funzionato” dirà Lajovic nel dopo partita) e, forse, dalla tensione di servire per il set. Salvatore cedeva la battuta a 30, con finale polemico per un sua palla chiamata out su richiesta di Lajovic dopo che lo stesso aveva colpito (e sbagliato) il dritto successivo.

Che il vento stesse girando a favore del serbo si capiva nel game successivo, quando Caruso aveva una nuova occasione di strappare la battuta al suo avversario, ma un dritto del 29enne serbo finiva fortunosamente sulla linea. Quella che succedeva poi, ve lo abbiamo già raccontato. “Dispiace vincere così per un infortunio dell’avversario. Ma lui è uno ben preparato fisicamente e sono convinto si riprenderà presto. Glielo auguro” le cavalleresche parole di Lajovic – che con questa vittoria si è assicurato il ritorno in top 30, dopo la fugace apparizione di tre settimane in seguito all’exploit monegasco – sulla conclusione del match e l’infortunio del suo avversario.

 

Alla fine del match, insieme agli altri giornalisti italiani siamo riusciti a parlare con Caruso che ci ha aggiornato sulle sue condizioni. “Si tratta di un problema all’adduttore sinistro. A dire la verità mi ha dato un po’ di fastidio tutta la settimana, ma mi ha sorpreso che si sia evidenziato in maniera così importante proprio stasera. Chiaro, dispiace uscire così. Magari, chissà, se chiudevo il set prima non sarebbe accaduto. Ma con i se e con in ma non si va da nessuna parte, con i se Federer avrebbe vinto il nono Wimbledon… Comunque ero più preoccupato in campo, sembrava qualcosa di molto grave, invece adesso mi sembra meglio. Ma non voglio azzardare previsioni, domani vado ad Amburgo farò una ecografia e poi vediamo. Io sono uno positivo e quindi spero non sia niente di grave. Comunque da questa settimana porto con me tante cose positive, come la certezza di poter far bene a questi livelli”.

Gli abbiamo allora chiesto allora della top 100, il suo obiettivo dichiarato, che ora dista solo poche posizioni.”Sì, è il mio primo obiettivo, come ho sempre detto. Ma adesso, chiaramente perché sono in un momento positivo, sento che posso andare anche oltre”. Noi, ovviamente, glielo auguriamo.

Ilvio Vidovich

ATTILA FLAGELLO DI D…JERE – È un Laslo Djere sicuramente non al meglio quello che entra in campo per la semifinale contro il qualificato Attila Balazs, vincitore ai quarti contro Stefano Travaglia. Pur senza qualcuno che gli dia una gentile pacca sulla schiena, qualche ruttino gli esce tra un punto e l’altro e non è mobilissimo durante gli scambi. Chiediamo al suo preparatore se stia bene e lui risponde “non so” abbassando lo sguardo. In ogni caso, Balazs lo supera in due set e continua la sua corsa raggiungendo la prima finale ATP in carriera. Già che c’è, si prende anche il best ranking e sfonda il muro della top 150. Lui che qui, due anni fa, batté Rublev, il vincitore di quell’edizione.

Djere pare infastidito dal dritto di Attila, con quella palla sbucciata come neanche le mele da mettere nella torta, mentre quello serbo fa quasi sempre un bel rumore, ma la frequenza degli errori è allarmante. E non mancano le stecche. Poi, è pigro nel creare spazio quando la palla gli arriva addosso, mentre Balazs si sposta velocissimo: “Ero infortunato (fuori sette mesi per l’anca, ndr) e ho fatto tanta preparazione atletica” dice, e lo confermano le tre vittorie nei turni precedenti di durata mediamente superiore alle due ore e mezza. Come da copione, il trentenne di Budapest consegna qualche bella smorzata con il dritto, ma il match non si fa guardare volentieri e restiamo qua più che altro per vedere l’avversario di Caruso in finale. Un bel rischio, perché “Sabbo” deve ancora giocare (e, ahinoi…). Il primo set finisce nelle voraci mani ungheresi con un 6-2 da 40 minuti e sugli spalti si sprecano i cori connazionali “Ati, Ati”.

Non cambia la musica nel secondo parziale e il break al terzo game è guarnito dal warning inflitto a “Laci” per abuso di laguna – tecnicamente “di palla”, ma l’ha scagliata a mo’ di rifiuto nell’insenatura dove ci sono bagnanti che si attardano, evidentemente ignari dello spettacolo che si stanno perdendo. Un altro turno di battuta ceduto e Balazs può servire per il doppio 6-2; tuttavia, sul match point, decide di tentare il vincente invece di tirare di là tre palle e incassare un gratuito che non sarà entusiasmante, ma vale comunque “quindici” e, in questo caso, la finale.

L’errore con il rovescio lungolinea provoca la riscrittura del copione: adesso Djere brekka, tiene la battuta e, quando “Ati” tornerà a servire sul 5-4, la paura farà il suo prepotente ingresso: la paura di dover assistere a un terzo set, non quella di Attila (“Mi sono complicato un po’ la vita verso la fine, ma non ho avuto paura di perdere” dirà poi). Tutto sembra procedere in questa nuova, terrificante direzione fino alle due inevitabili occasioni consecutive per il 5 pari: però, Balazs non trema, recupera e diventa, fino a questo momento, il finalista con la peggior classifica del 2019.

Michelangelo Sottili

Risultati:

[Q] A. Balazs b. L. Djere 6-2 6-4
[4] D. Lajovic b. [Q] S. Caruso 7-5 rit.

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Caruso brilla nella notte di Umago: prima semifinale in carriera

Il siciliano domina Bagnis e si guadagna la sfida contro Lajovic. Avanti di un set e un break, Travaglia subisce la rimonta del qualificato ungherese

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Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Dai nostri inviati a Umago, Michelangelo Sottili e Pietro Scognamiglio

Di sette italiani ne è rimasto uno. E’ a suo agio quando calano le tenebre, arriva dalle qualificazioni, il suo nome è Salvatore Caruso. La mezzanotte è passata da circa un’ora a Umago quando il siciliano alza le braccia al cielo e stringe i pugni: è semifinale, la prima in carriera nel circuito maggiore. Che lo fa affacciare virtualmente a ridosso della top 100. Facundo Bagnis non ha mai avuto modo di entrare in partita contro il ventiseienne di Avola, subito avanti di due break e costantemente in controllo di una sfida che, già alla vigilia, avevamo legittimamente ritenuto alla sua portata. Solidissimo nel rovescio a due mani e pungente con il dritto, Caruso allunga subito 5-2 prima della distrazione passeggera che gli fa dimezzare il vantaggio. Basta poco altro, in ogni caso, per portare a casa un set che già vale la partita. Il 6-4 del primo parziale fa infatti staccare definitivamente la spina al mancino di Rosario, apparso subito nervoso nel gran caos della notte istriana.

La partita è iniziata tardissimo per il protrarsi di quelle precedenti e nel parco dello Stella Maris la musica viaggia già ad alto volume. Si gioca in un frastuono surreale che però l’azzurro è bravo a farsi scivolare addosso, mentre l’avversario perde sempre più la calma. A inizio secondo set Caruso piazza il break che spezza definitivamente le gambe dell’argentino. Bagnis non fa altro che trascinarsi senza conquistare più un game, esaltando la varietà di soluzioni di Sabbo che – pur non essendo un bombardiere al servizio – riesce anche a piazzare due ace. Il 6-0 che chiude i conti è pura accademia. Caruso, per la seconda volta nel torneo condannato alla notturna (già era successo contro Moutet), si guadagna l’inedito incrocio in semifinale con Dusan Lajovic. Il finalista di Montecarlo (quarta testa di serie) è emerso in tre set dalla partita fino a questo momento più bella del torneo, quella che l’ha visto venire a capo di Aliaz Bedene. Ma il successo sullo sloveno è arrivato con molta più difficoltà di quanto dica il punteggio (doppio 6-3) del secondo e del terzo parziale.

 

TRAVAGLIA, CHE PECCATO – L’occasione di cogliere la prima semifinale ATP in carriera è ghiotta e ha le sembianze di Attila Balazs, ungherese dall’incoraggiante posizione in classifica, la n. 207. Tuttavia, pur sopra di un set e avanti 2-0 nel secondo, Stefano Travaglia non riesce a coglierla e si arrende al terzo set. Decisivo è stato il quarto gioco del secondo parziale, quando “Steto” ha forse iniziato a pensare al risultato e letteralmente regalato il contro-break a un avversario che pareva sotto un treno (“ho fatto scelte sbagliate” ammetterà poi). Un poco gradito contributo è arrivato dal 49% di prime in campo e dalla sofferenza in risposta ai servizi precisi scagliati dal 180 cm di Budapest. “Spero di prendere questa partita per il futuro e di non rifare gli stessi errori” conclude.

È la seconda sfida tra i due dopo quella di tre anni fa a livello Futures: stesso risultato di oggi. I tanti tifosi ungheresi sugli spalti si fanno sentire, anche troppo. Più pacati gli italiani ma, forse, sono ancora in spiaggia o davanti a un piatto di ćevapčići. Scambio di break in apertura e si può procedere con il nostro che fa gioco con il dritto e l’altro che ricorre con più frequenza alle variazioni. Perché Attila è più naturale di rovescio, mentre sul lato destro il top esasperato lascia ogni tanto il posto a slice e smorzate – una sorta di Damir Dzumhur minore, insomma. Proprio con il dritto si inguaia all’ottavo gioco e Steto ne approfitta per poi chiudere 6-3. Balazs appare sfiduciato nell’atteggiamento e nel pessimo tocco, il primo, su una contro-smorzata. È qui che arrivano un doppio fallo, due drop shot rimasti abbondantemente nella metà campo italiana e un azzardo in lungolinea a ridare speranza a Balzs (“lui ha iniziato a giocare meglio, gli scambi si sono allungati e indubbiamente è diventata difficile”).

La posta in palio è alta e lo spettacolo ne risente, ma sugli spalti continua a risuonare l’incitamento “Ati, Ati” degli ungheresi. Sul kick di Attila che salta tanto, Stefano cerca l’anticipo con rara fortuna; salva due set point al decimo game, ma è chiaramente calato e cede malamente il tie-break. Prende un warning per un abuso di palla dopo un errore su una volée piuttosto semplice che gli costa la battuta al terzo gioco, poi chiede un MTO per farsi trattare il braccio sinistro. Scoraggiato, resta comunque in scia anche perché l’altro non è un fenomeno e, infatti, gli offre dal nulla una palla per il 4 pari: solito kick esterno e risposta lunga. Il break arriva invece per Balazs che evita così anche la tensione di servire per la sua seconda semifinale ATP della vita. Il vincitore morale dell’edizione 2017 (nelle qualificazioni batté in due set il poi campione Andrey Rublev) si giocherà un posto in finale contro Laslo Djere, venuto a capo di Leo Mayer in tre set.

Risultati:

[Q] A. Balazs b. S. Travaglia 3-6 7-6(2) 6-3
[3] L. Djere b. [8] L. Mayer 6-4 6-7(6) 6-3
[4] D. Lajovic b. A. Bedene 5-7 6-3 6-3
[Q] S. Caruso b. F. Bagnis 6-4 6-0

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Per Caruso, Umago è come Parigi: battuto Coric. Sinner eliminato

Dopo gli exploit del Roland Garros, Salvatore Caruso protagonista anche in Croazia. Supera in tre set un falloso Borna Coric e raggiunge per la prima volta i quarti di un torneo ATP. Sinner lotta ma cede a Bedene

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Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

[Q] S. Caruso b. [2] B. Coric 6-2 3-6 6-1

Continua alla grande l’avventura umaghese di Salvatore Caruso: proveniente dalle qualificazioni e battuto al primo turno il talentino Moutet, elimina la seconda testa di serie del torneo Borna Coric schiantandolo con un perentorio 6-1 al terzo set e prendendosi il primo quarto di finale ATP in carriera. Davvero una prestazione maiuscola di “Sabbo” il cui rovescio, almeno oggi, non ha avuto nulla da invidiare a quello del suo più blasonato avversario, che pure sul lato sinistro ha il suo colpo migliore; anzi, è probabilmente su quella diagonale che si è deciso il match. A Parigi, Djokovic aveva suggerito di non giocargli sul rovescio (“sì, quella diagonale la faccio abbastanza bene” scherza Salvatore, “però il tennis è fatto di tante altre cose”). Entrambi ogni tanto si perdono il dritto, ma è la spettacolare preparazione atletica del ventiseienne di Avola (“un applauso al mio preparatore Pino Maiori, con me da dieci anni”) che vola su smorzate e drop volley croate e soprattutto ribatte efficacemente i tentativi di sfondamento a cui Coric è costretto dalla maggiore regolarità dell’avversario.

 

Coric rientra dall’infortunio alla schiena patito ad Halle (ma non cerca scuse, “ha giocato meglio lui” dice, “è stato un periodo difficile e non sapevo se avrei giocato, ma oggi non avevo dolore”) e inizia sbagliando un po’ tutto e anche di parecchio. È anche sfortunato quando, al primo scambio in vantaggio, subisce la smorzata vincente e involontaria di Caruso; beh, così impara a non andare avanti quando l’altro è in allungo spalle alla rete. Ci va poco dopo, Borna, e la volée esce di metri: come non detto. In ogni caso, il croato entra in partita e muove il punteggio quando è già sotto 0-4: troppo tardi perché, solido e autoritario, Caruso tiene i turni di battuta e chiude 6-2.

La prevedibile reazione di Coric gli vale il 2-0 e, nonostante “Sabbo” lo riprenda subito, si fa più intraprendente (“è un grande campione” dice Caruso, “ha provato tutto, ha messo in campo tutto quello che aveva”), si carica con il pugno sul gratuito del nostro, chiede e ottiene il sostegno del pubblico amico e si prende il break che rimanda tutto alla partita finale. Qui, Caruso è il più lesto a uscire dai blocchi e vola 4-1. Dagli spalti, sale l’incitamento “Sabbo, Sabbo” quando conquista due palle del doppio break con un nuovo recupero in avanti, stavolta con la complicità del ventiduenne di Zagabria, non esattamente impeccabile a chiudere la volée. Il successivo doppio fallo è il segnale di resa.

Venerdì, secondo incontro dalle 20, la meritata sfida valida per la semifinale contro Facundo Bagnis, mancino argentino n. 152 ATP: sognare è lecito anche se “l’obiettivo è andare più avanti possibile, ma si va partita per partita e restiamo con i piedi per terra”.

A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3

Dopo Caruso, non riesce l’impresa dell’altro tennista italiano impegnato oggi ad Umago. È infatti quasi mezzanotte quanto Aljaz Bedene si fa l’ultimo regalo per il 30esimo compleanno (è nato il 18 luglio 1989) e con un servizio vincente chiude a suo favore il match contro Jannik Sinner. Nonostante la sconfitta, l’incontro ha confermato quanto di buono ha fatto vedere in questi mesi il 17enne altoatesino, che sul piano del ritmo e dell’intensità degli scambi ha fatto assolutamente match pari con il n. 87 del mondo e, anzi, spesso ha avuto la meglio quando gli scambi ad alte velocità si allungavano. Sinner a questi livelli paga ancora pegno per qualche pausa e qualche ingenuità di troppo, come del resto è comprensibile per un under 18. Bedene ha saputo sfruttare le occasioni  che Sinner gli ha concesso per raggiungere per la terza volta in stagione i quarti di finale in un torneo ATP. Del resto – tanto per capire il differenziale di esperienza tra i due – questo è stato il 101esimo incontro ATP sulla terra rossa di Bedene (51-50 il bilancio), mentre per il tennista di San Candido si è trattato appena dell’ottavo incontro totale nel circuito (3-5).

Il match era iniziato con un po’ di tensione da entrambe le parti, come testimoniato dai tre break consecutivi dei primi tre giochi, due  dei quali subiti da Sinner. Bedene coglieva l’attimo e grazie anche ad un’ottima resa della prima di servizio, che si rivelerà un fattore determinante per tutto il match (7 ace e 77% di punti con la prima), era il primo ad invertire la rotta, per poi arrivare senza grossi scossoni (a parte una palla break nel sesto gioco) a servire per il set al decimo gioco. Lo sloveno arrivava a due punti dal parziale ma qui sentiva un po’ la tensione, ed era bravo Sinner a indovinare un paio di risposte per strappare nuovamente la battuta al suo avversario. Si arrivava così al tie-break, dove però non c’era storia: alcuni errori di troppo dell’azzurrino permettevano a Bedene di involarsi sul 6-1 e chiudere poi per 7-3.

Il secondo set iniziava con un paio di palle break non sfruttate da Sinner, per poi proseguire senza grossi scossoni fino al sesto gioco. Qui, all’improvviso, un black out dell’italiano sul 40-15 a suo favore consentiva a Bedene di infilare una serie di nove punti consecutivi e di ritrovarsi a due punti dal match sul 5-2. Ma Jannik confermava la sua tempra agonistica e si rifiutava di andare subito negli spogliatoi, arrivando addirittura alla palla del contro-break. Bedene però si aggrappava nuovamente al servizio per regalarsi i secondi quarti in carriera ad Umago, dove affronterà il serbo Lajovic, tds n. 4. Sinner può comunque consolarsi con i secondi ottavi a livello ATP, l’ingresso nei top 200 e soprattutto la consapevolezza di potersela giocare alla pari a questi livelli. A diciassette anni non è poco, anzi, è “tanta roba” come si suol dire adesso.

Negli altri due incontri, l’argentino Facundo Bagnis, prossimo avversario di Caruso, ha spento senza grossi problemi con un doppio 6-3 le velleità della wild-card locale Nino Serdarusic. Senza grossa storia anche l’altro match, che invece alla vigilia si prospettava interessante, quello tra Andrey Rublev e Dusan Lajovic. Troppo solido il tennista serbo per il campione di Umago 2017, che pare essersi fermato nella sua crescita e non riesce a fare quel salto di livello che ci si attendeva da lui dopo l’ottima stagione 2017. I suoi colpi viaggiano sempre che è un piacere, ma senza significative variazioni tattiche a supporto: e per un top 40 come Lajovic dopo un inizio equilibrato non ci sono stati grossi problemi nell’incanalare il match a proprio favore.

Risultati:

[4] D. Lajovic b. A. Rublev 6-4 6-3
[Q] S. Caruso [2] b. Coric 6-2 3-6 6-1
A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3
F. Bagnis b. [WC] N. Serdarusic 6-3 6-3

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