WTA Doha: Mertens rimonta Halep, il quinto titolo è il più prestigioso

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WTA Doha: Mertens rimonta Halep, il quinto titolo è il più prestigioso

La belga recupera un set di svantaggio e conquista il prestigioso titolo in Qatar tornando nelle prime 20 del mondo. Halep rimanda il primo titolo del 2019

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Elise Mertens era già sbocciata una volta, due anni fa, vincendo un torneo dal quale non era riuscita a ritirarsi in tempo. Forse a Doha questo sabato lo ha fatto di nuovo, salendo a un gradino ancora più alto. Forse no, sarà il futuro a dircelo, in ogni caso la ventitreenne belga torna dal Qatar con il primo titolo WTA Premier della carriera, il rientro in top 20 e una serie di vittorie che le serviranno a ricordarsi che può giocarsela, e bene, contro tutte.

Il successo più grande della settimana di Mertens è quello contro Simona Halep, e non soltanto perché è arrivato nel match finale: nei due precedenti contro l’ex numero uno aveva vinto sei game in totale, tre e tre, troppo pochi pure con l’attenuante di averli dovuti giocare “fuori casa”, sulla terra. E anche stavolta, a un certo punto sembrava che Elise fosse destinata a uscire con le ossa rotte. Così non è stato, come testimonia la sua commozione dopo il match point, ma Mertens ha dovuto lottare e soffrire per arrivare a un successo di questa portata.

Se in semifinale contro Angelique Kerber era partita forte, e la sua bravura si era vista al momento di respingere il ritorno dell’avversaria, stavolta Mertens ha dovuto ribaltare lei una situazione di preoccupante svantaggio. Passati i primi game, tutti dominati dalla giocatrice in risposta, Halep aveva preso d’assalto l’incontro e si era fatta via via più straripante, sfondando spesso con il rovescio, che quasi spaccava la palla, e tenendo alla perfezione anche negli scambi più lunghi. Preso il comando dello scambio, non lo restituiva quasi mai: un paio di belle giocate non bastavano a mischiare il mazzo, e dodici punti romeni di fila concludevano perentoriamente il primo set con il punteggio di 6-3. Davanti a un’avversaria che arrivava ruggendo su ogni colpo, e la onnipresente torcida blu-giallo-rossa che faceva baccano per sostenerla, nulla sembrava funzionare. Sul pugnetto di Halep dopo l’ennesimo vincente, la paura di un’altra scoppola per Elise era più viva che mai.

 

L’intervento di coach David Taylor sembrava quasi disperato: “Non devi darle la chance di resettare il punto, quando colpisci e lei sta rincorrendo la palla devi avanzare per provare a chiudere” le ha detto a Mertens. Ha funzionato, e se non sapremo mai quanto di sicuro un po’ sì, perché è evidente come sia riuscita a trasmetterle calma e fiducia. Lei ha impiegato ancora un game e mezzo a metabolizzare i consigli – intanto i punti consecutivi arrivavano a diciotto, e il set si apriva con un altro break di svantaggio – ma poi, finalmente, ha messo tutti e due i piedi nel match. Dopo aver effettuato il contro-break si è presa il tempo di un time out medico fuori dal campo, e quando è tornata è iniziato il nucleo di game di lotta vera. Tante occasioni portano quasi tutti i game ai vantaggi, ma nessuna è quella giusta e per una buona ventina di minuti almeno nessuna delle due avversarie sembra riuscire più a sopraffare l’altra. Finché Mertens non ha breakkato ancora, zittendo con un vincente anche Hawk-Eye che la aveva costretta a ripetere il set point: 6-4 e, per la prima volta, alla pari con Halep.

Purtroppo, a quel punto il match è cambiato ancora. “Purtroppo” perché la settimana, dura per entrambe, si è fatta sentire di colpo sul fisico di Halep, limitandone i movimenti (probabilmente il problema maggiore è stato una vescica al piede destro che, come spesso capita con i piccoli incidenti nello sport, ha reso più conscia nella testa della romena la sensazione di fatica generale). Mancato il contro-break nel secondo game del set, durato una decina di minuti, Halep ha provato a rimanere aggrappata con le unghie e con i denti, ma quando il pareggio è arrivato soltanto per scomparire qualche punto dopo è diventato chiaro che l’inerzia stava ormai spingendo Mertens verso il successo, e che a quest’ultima sarebbe bastato non mollare. Un ultimo errore di rovescio ha consegnato alla belga il Qatar Total Open. Insieme alla coppa, ai punti e ai soldi non vincerà una “terza vita”, ma forse la consapevolezza che la seconda, arrivata per caso e mantenuta con merito, può ancora riservarle sorprese più grandi.

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ATP Winston-Salem: Sonego dura solo un set

Dopo un primo set tiratissimo, Lorenzo Sonego crolla contro Pablo Carreno Busta

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Lorenzo Sonego - Kitzbuhel 2019 (foto Felice Calabrò)

Nel Winston Salem Open esce di scena anche l’ultimo rappresentante azzurro che era rimasto in gara in North Carolina. Lorenzo Sonego ha combattuto come un leone contro Pablo Carreno Busta, ex top-10 ancora in fase di rientro dopo una lunga pausa per infortunio, ma dopo aver perso un primo set equilibratissimo ha ceduto mentalmente nel secondo dando via libera all’avversario.

Peccato davvero per il primo set, nel quale Sonego era andato subito in vantaggio di un break sul 3-1 prima che la pioggia interrompesse il match per diverse ore. Alla ripresa infatti è stato ripreso da Carreno Busta, che ha messo ha segno tre giochi consecutivi al rientro in campo ristabilendo la parità. Nel tie-break Sonego si è battuto con grande generosità, superando il disappunto per una chiamata molto dubbia sul 2-5 che ha mandato lo spagnolo a quadruplo set-point: lì Lorenzo è riuscito a recuperare fino al 6-6, ha annullato il quinto set-point sul 6-7 con uno splendido passante di rovescio in corsa, ma alla fine ha pagato un’altra volée non definitiva e, sulla sesta palla set per Carreno Busta, un colpo di palleggio troppo corto su cui si è fatto attaccare.

Purtroppo il match è finito lì: la sconfitta di misura nel primo parziale ha lasciato un solco molto pesante nella testa di Sonego, che perso il servizio nel secondo game dopo avere avuto la palla dell’1-1, non è più riuscito a vincere un game, subendo prima una serie di 12 punti consecutivi e poi finendo per mollare il set 6-0 in soli 26 minuti.

 

Tutti i risultati:

[1] B. Paire b. [15] U. Humbert 3-6 7-6(2) 6-3
[2/WC] D. Shapovalov b. [13] M. Kecmanovic 6-2 6-3
[3] H. Hurckacz b. [16] F. Lopez 6-3 3-1 rit.
[11] P. Carreno Busta b. [7] L. Sonego 7-6(7) 6-0
[10/WC] F. Tiafoe  b. [8] F. Krajinovic 6-2 rit.
S. Johnson b. [12] C. Ruud 6-2 7-6(5)
[14] J. Millman b. R. Haase 6-3 6-4
A. Rublev b. [6] S. Querrey 7-6(4) 7-6(10)

Il tabellone completo

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Qualificazioni US Open, Day 3: giornata grigia per gli azzurri in gara

Tre sconfitte su tre partite per i giocatori italiani impegnati in questo secondo turno di qualificazioni, rimasti in quattro che scenderanno in campo domani

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Stefano Napolitano - ATP Challenger Bergamo 2018 (foto Antonio Milesi)

Rimpianto Baldi – Esce di scena al secondo turno del tabellone cadetto Filippo Baldi, sconfitto dal tedesco Kamke con lo score di 6-4 7-6(5). Dopo uno scambio di break iniziale, il game chiave nel primo set è stato il settimo dove Filippo aveva rimontato da 0-40 prima di mancare una palla game a causa di un dritto uscito di poco e di cedere il servizio alla quinta occasione utile. Nel secondo set Baldi ha alzato sensibilmente il livello di gioco, vincendo tanti games lottati sul suo servizio grazie ad ottime soluzioni con ambo i fondamentali e a qualche buona discesa a rete che ha colto di sorpresa il tedesco, che dal canto suo ha sempre servito in maniera efficace garantendosi un paio di punti “gratuiti” ogni game di battuta. Sul 5-5 Baldi subisce un break che sembrava condannarlo alla sconfitta, a causa di un doppio fallo e di qualche colpo in difesa lungo di poco, ma nel game successivo grazie a due punti vinti in strenua difesa è riuscito ad allungare il set al tie break, nel quale ancora una volta si è arrivati punto a punto, senza minibreak fino al 5-6. Sul match point purtroppo a Filippo non è entrata la prima di servizio e sulla seconda dell’italiano Kamke ha messo i piedi in campo e ha comandato lo scambio chiuso con un potente rovescio lungolinea sul quale l’italiano non ha potuto far nulla.

Sconfitte nette per Napolitano e Paolini – Due match diversi per gli altri due italiani impegnati quest’oggi, ma che finiscono con lo stesso esito, ossia una sconfitta in due set abbastanza netti ai danni dei nostri portacolori. Stefano Napolitano sin dall’inizio è entrato in campo sfavorito in quanto sappiamo bene che Hyeon Chung, anche se non al meglio della condizione fisica, è un avversario che con le qualificazioni di uno Slam c’entra poco come ha dimostrato appena 20 mesi fa in Australia raggiungeva le semifinali. Sin dall’inizio non ha dato l’impressione di crederci molto e si è fatto innervosire rapidamente dagli errori in cui incappava quando provava ad accelerare per uscire dallo scambio, siccome il ritmo del coreano da fondo era abbastanza duro da sostenere per Stefano. Lo score finale recita 6-2 6-3, con qualche game lottato ma senza che l’italiano abbia mai dato l’impressione di poter ribaltare il match. 
Diversa la situazione di Jasmine Paolini che, nei primi games, sembrava poter vincere ogni scambio lungo e avere la meglio della sua avversaria, molto più efficace con i colpi di inizio gioco. Servizio e risposta son state le chiavi di un match nel quale la Ruse, dal 3-2 sotto, ha ridotto gli errori mentre Jasmine ha diminuito sensibilmente la percentuale di prime in campo consentendo alla rumena di far male già in risposta. Il match sembrava poter girare nuovamente in favore dell’italiana quando, nel secondo set, sotto 2-0 40-15 vinceva un combattutissimo game in risposta strappando per la prima volta il servizio all’avversaria, ma nel gioco successivo nonostante la rimonta da 0-40 e un dritto non impossibile sbagliato su palla game, ha perso nuovamente il servizio e la strada per Ruse da quel punto in poi è stata proprio in discesa.

Fuori Sugita e Mahut – Tra gli stranieri impegnati in gara escono due tra i nomi più altisonanti di queste qualificazioni: il primo è il giapponese Yuichi Sugita, ex top40 che nelle ultime settimane aveva conquistato due tornei challenger, sorpreso dalla giovane WC locale Jenson Brooksby autore di un match solidissimo concluso in due tie break. Il secondo è Nicolas Mahut, all’ultima stagione da professionista ha regalato ancora una volta spettacolo con un match di livello altissimo perso solamente 6-3 al terzo da Dominik Koepfer. Al femminile bella prestazione di Taylor Townsend che supera in rimonta Veronica Cepede Royg, mentre continua l’ascesa di Varvara Gracheva e Elena Rybakina che arrivano senza problemi al turno decisivo. Fuori Liudmilla Samsonova, cresciuta in Italia ma tornata da un anno a rappresentare la Russia, che viene sconfitta in due tie break dall’australiana Fourlis.

 

I risultati degli azzurri

[29] H. Chung b. S. Napolitano 6-2 6-3
T. Kamke b. F. Baldi 6-4 7-6(5)
E. G. Ruse b. [14] J. Paolini 6-3 6-1

 Le sfide degli azzurri impegnati domani

S. Caruso – L. Rosol
P. Lorenzi – E. Couacaud
A. Giannessi – C. Lestienne
J. Sinner –  V. Galovic

Il tabellone maschile completo
Il tabellone femminile completo

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Shapovalov riparte da Winston-Salem con un nuovo coach: è Mikhail Youzhny

Un alleanza ‘filo-russa’ per tornare in alto. Inizia la collaborazione tra Shapovalov e Youzhny, che di lui disse “È il più interessante dei NextGen”

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Un grande sorriso accompagna la convincente prestazione di Shapovalov a Winston Salem, vincitore per 6-2 6-4 contro l’americano Sandgren. Il canadese non raggiungeva gli ottavi in un torneo da maggio (Lione, sconfitto da Paire) e proverà adesso a vincere due match consecutivi come non gli accade addirittura dal 1000 di Miami, quando venne sconfitto in semifinale dal futuro campione Roger Federer. È stata una grande vittoria” ha commentato a caldo Denis. “Ho cercato di essere aggressivo e di rubargli il tempo. Mi sento carico e pronto per situazioni difficili come il secondo set di oggi”, dove ha avuto 3 palle per il 4-0, prima di trovarsi sotto 3-4 e chiudere 6-4.

Tra le strategie che il giovane canadese (classe 1999) sta mettendo in atto per tornare a brillare, l’ultima riguarda la composizione del suo team. Se ad aprile aveva mollato Steckley per riprendere Adriano Fuorivia, il volto nuovo sui campi di Winston-Salem ha un nome certamente più glamour. Durante la sfida di primo turno, nel suo angolo era infatti presente l’ex numero 8 del mondo Mikhail Youzhny, ritiratosi lo scorso settembre nella ‘sua’ San Pietroburgo, alla sua prima esperienza da coach.

L’inizio di questa collaborazione, appena annunciato, non è del tutto inaspettato. Ad accomunarli c’è il rovescio a una mano come colpo distintivo e l’origine russa (entrambi i genitori di Denis sono nati in Russia), ma anche un generico feeling per quanto riguarda lo stile di gioco. Mikhail aveva infatti espresso il suo apprezzamento per il tennis di Shapovalov già nel 2018. “Ognuno dei giocatori della NextGen è unico nel suo genere. Zverev è quello che ha ottenuto i migliori risultati finora, ma il giocatore che mi piace di più è Shapovalov. Il suo stile è diverso rispetto agli altri, il gioco di Denis è molto più interessante. È mancino, è molto più divertente da vedere in campo“.

C’è curiosità di scoprire se con l’aiuto di un genuino estimatore come Youzhny, che per il momento ha scelto di aiutarlo fino al termine degli US Open, Denis riuscirà a riallinearsi alle aspettative sul suo conto. Il canadese non sta infatti attraversando un periodo brillante. Dopo aver raggiunto il suo best ranking proprio in seguito alla semifinale del Miami Open (numero 20), ha inanellato un misero ruolino di marcia: 5-11 è il bilancio tra vittorie e sconfitte, aggiornato all’esordio vincente di Winston-Salem. Sulla terra ha vinto appena due partite (a Roma e Lione), e addirittura non ne ha vinta nessuna su erba. Tra i giocatori che l’hanno sconfitto compare addirittura tre volte il nome del tedesco Struff.

 

Lorenzo Fattorini

Il tabellone aggiornato di Winston-Salem

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