Il coach di Seppi: "Sinner è più avanti di Andreas"

Interviste

Il coach di Seppi: “Sinner è più avanti di Andreas”

Esclusiva intervista (testo più audio) con Massimo Sartori; il coach che, dopo Seppi, lo ha scoperto e portato al Piatti Tennis Center. Somiglianze e diversità caratteriali e tecniche fra i due atesini: “La loro forza è…”. Quando Rino Tommasi disse di Boris Becker, Pel di Carota come Sinner…

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Jannik Sinner - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

Tutti entusiasti per Jannik Sinner, il ragazzone altoatesino di 17 anni dai capelli rossi – chi lo chiama Pel di Carota, chi “Turbo” – che ha vinto il challenger di Bergamo diventando il più giovane italiano di sempre a vincere un challenger e che, salendo a n.324 Atp da n.546 in 7 giorni, è anche il miglior classificato junior del mondo in questo momento.

Di lui, che si allena al Piatti Tennis Center di Bordighera da 4 anni, ho voluto parlare con Massimo Sartori che è notoriamente da sempre il coach di un altro tennista altoatesino, Andreas Seppi, e segue da 4 anni anche Sinner, chiedendogli di confrontare Yannik con il primo Seppi.

Prima di raccontarvi l’intervista voglio solo dirvi che a metà degli anni Ottanta, quando era salito sulla ribalta internazionale un giovanottone tedesco dai capelli rossicci, tale Boris Becker da Leimen, capace di trionfare a Wimbledon da outsider e under 18 (nel 1985, prima di fare il bis nel 1986 e il tris nel 1989), ricordo che con gli amici Tommasi e Clerici ci capitò più di una volta di uscirsene in questa lamentazione: “Ma, dannazione! Questo Becker non poteva nascere qualche centinaio di chilometri più giù, magari a Merano come il nostro caro e amato Beppino Merlo (uno dei primi tennisti capaci di giocare il rovescio a due mani, due volte semifinalista a Parigi nel ’55 e ’56 e finalista agli Internazionali d’Italia nel ’55 e nel ’57)?”.

 

Per carità, vincere il challenger di Bergamo – per quanto un challenger di tutto rispetto – non è certo come vincere Wimbledon, sebbene i tempi siano molto cambiati e oggi sia impensabile che uno Slam possa essere vinto da uno junior, come è accaduto a Becker, ma anche a Chang e Wilander (e a diverse ragazze, Graf, Sanchez, Hingis, Seles), mentre Sampras aveva già 19 anni quando nel ’90 vinse il suo primo US Open.

Tuttavia se tutti i media italiani hanno dedicato ampi spazi all’exploit del sedicenne Lorenzo Musetti per la sua vittoria all’Australian Open junior – che faceva seguito alla finale nell’US Open 2018 –  va riconosciuto il diverso valore tecnico di un successo in un Challenger come quello bergamasco.

L’INTERVISTA A SARTORI

Ho rintracciato Massimo Sartori al Piatti Tennis Center. E gli chiedo subito, prima di raccogliere un suo breve audio che trovate qui in alto:

Mi racconti qualcosa su questo Sinner e sulle eventuali somiglianze o discordanze con Seppi, visto che sono tutti e due di quelle parti… e hai a che fare con entrambi?
Ho individuato Jannik 4 anni fa, ho avuto la fortuna di incontrarlo un giorno che sono andato a Ortisei e ho giocato con lui. Ho parlato con il suo primo maestro importante Eddy Mayer che lavorava a Brunico con lui e con Spizzica, abbiamo cercato di farlo venire a Bordighera perché lo vedessimo noi tutti insieme, Riccardo Piatti, io e tutta l’equipe.

Ripensando ai grandi sportivi del Circo Bianco, sciatori di ieri e di oggi dell’Alto Adige e del Sud Tirolo, slalomisti e discesisti alla Thoeni, Stricker, Innerhofer, Plank, Rungaldier, Moelgg, Perathoner  (cito a memoria, magari alcuni sono… meno altoatesini di altri), beh, sarà magari uno stereotipo, però si è sempre diffusa la sensazione che da quelle parti nascessero sempre atleti seri, coscienziosi, determinati. Ma che distanze (anche geografiche) ci sono fra le aree di nascita e crescita di Andreas e Jannik?
Beh Jannik è un vero altoatesino, Andreas è più …un bassoatesino, fra Sesto di Valpusteria e Caldaro c’è un’ora e mezzo di macchina, ma tutte e due sciavano…poi hanno optato per il tennis…(e Andreas non se n’è certo pentito, è salito fino a n.18 del mondo, ha vinto tre tornei ATP e giocato finali in sei tornei, ha battuto quasi tutti i più forti tennisti del mondo, Federer, Nadal…guadagnato oltre 10 milioni di dollari di soli premi ufficiali, ndU).

So che papà è cuoco, mamma è cameriera, lavoravano in una baita e non sono mai stati appassionati di tennis. Quindi immagino che il nome Jannik, a parte che si scrive diversamente, non abbia nulla a che vedere con Yannick Noah…  
No no, dalle loro parti, a Vipiteno e dintorni, Jannik è un nome piuttosto comune, ricorrente. I genitori sono bravissima gente di una famiglia normale, il tennis lo conoscono e lo seguono poco. Jannik era molto portato anche per lo sci, siamo contenti che abbia scelto il tennis e che sia venuto a Bordighera con noi. Sta facendo un ottimo lavoro.

Somiglianze allora fra lui e il primo Seppi?
Due ragazzi molto indipendenti, semplici ma anche capaci di scegliere, di prendere decisioni concrete. Sanno quel che vogliono, sono forti di carattere, si fissano un obiettivo e danno il massimo per raggiungerlo. Prendono delle decisioni anche non facili per un ragazzo di 14 anni; decidere di mollare il proprio ambiente e la propria famiglia, venire a Bordighera non era una scelta così semplice e banale. Poi non si guardano all’indietro. Hanno scelto, vanno avanti. Le loro famiglie hanno la cultura dello sport e loro sono tipi solidi, determinati, non si incasinano con mille distrazioni. Sono entrambi alti quasi uguale, attorno al metro e 90, longilinei, quando sono soli fra loro parlano tedesco. In mezzo a noi no… Hanno entrambi la mentalità giusta per emergere e Andrea ce l’ha fatta, penso che anche Jannik ce la farà, ma sappiamo bene che il lavoro per arrivare è ancora lungo, richiederà almeno due o tre anni, anche se lui è più avanti rispetto a quel che era Andreas.

Andreas Seppi nella palestra del Piatti Tennis Center: il connubio Piatti-Sartori è un esempio meritorio in quanto a collaborazione tra tecnici (foto Gabriele Lupo)

Già, è più avanti per meriti e caratteristiche proprie o per altro?
Beh forse per tante cose messe insieme. Lui ha lavorato in questi quattro anni meglio di quanto potesse fare Andreas 20 anni fa. Anche noi oggi abbiamo molta più esperienza di quanto avessi io ai primi tempi con Andreas. Abbiamo al Piatti Center gente che conosce i più alti livelli, che ha lavorato coni numeri 2 e 3 del mondo, Ljubicic, Raonic, Coric (non dice Djokovic, che pure è stato per un periodo con Piatti, ndU), i vari Dalibor Sirola, Zimaglia. E poi lui ha avuto già la fortuna di potersi allenare con giocatori di grande livello. Non solo Seppi, non solo Coric e Raonic, che sono qui (insieme a diversi altri, fra cui Napolitano), ma anche giocatori che sono venuti qui per un giorno o più, come Federer, ma anche Djokovic, Berdych, Goffin, Dimitrov, entrambi i fratelli Zverev, Medvedev, perfino Agassi. Sai, qui con la vicinanza di Montecarlo è facile che ciò accada. Sono cose che stimolano, che aiutano a crescere! Anche per questo Jannik è più forte fisicamente di quanto lo fosse Andreas alla sua età. Anche rispetto a molti suoi coetanei è più robusto.

Tennisticamente, come tipo di gioco, che differenza c’è fra Andreas di cui sappiamo tutto e Jannik di cui non sappiamo granchè?
Andreas è sempre stato molto regolare da fondocampo, direi più attendista (come è vero! Ancora oggi lo rimproveriamo a volte di tardare a venire a rete a prendersi il punto! E lui lo sa benissimo; ndU), mentre Jannik è più aggressivo, serve molto forte, magari non a 215 km (come si è letto, ndU), tira forte, soprattutto di rovescio, attacca e ha una buona mano, anche a rete tocca bene le volée. Cambia molto il modo di spingere la palla, comunque come dicevo è ancora in formazione…

Ma ti ha stupito questo suo exploit a Bergamo?
No, o almeno non tanto direi. Forse ci aspettavamo che succedesse un po’ più  in là nel corso dell’anno, ma quest’anno sì. Magari che cominciasse vincendo un torneo più piccolo….

So che Riccardo non è mai stato troppo favorevole a spingere i suoi allievi a giocare i tornei junior, ha sempre preferito lanciarli subito nei tornei professionisti se li vedeva pronti. E’ successo così, mi pare, anche con Jannik che già nel 2018 aveva deciso di non frequentare gli junior per accelerare il processo di crescita. Ma giocherà qualche torneo junior?
Beh, ne dovremo parlare. Il suo coach è Andrea Volpini, abbiamo deciso di affiancarlo costantemente a Jannick (ex gruppo B di Poggibonsi, mio conterraneo Volpini, bravissimo ragazzo, buon lavoratore e molto preparato, si è occupato della Samsonova, un po’ di Moroni, per qualche sessione di Coric; ndU) e con lui tutti insieme decideremo che tipo di programmazione fare. Lui è già pronto per i livelli ATP, lo sapevamo prima di Bergamo, ma anche senza punti ITF con la classifica ATP potrà entrare in un torneo junior tipo Wimbledon o Roland Garros. Non siamo però sicuri di volerglieli far fare… mentre invece sul Bonfiglio siamo abbastanza decisi. Perché è importante anche giocare con la pressione addosso di dover vincere. In un challenger quella non ce l’aveva. L’ideale sarebbe quello di fargli fare un percorso tipo quello di Tsitsipas…” (progetto ambizioso! Oggi il greco che ha appena vinto il torneo di Marsiglia è n.11 del mondo…ndU).

Come ha fatto la famiglia di Jannik a potersi permettere di stare a Bordighera, a fruire di tutti i vostri servizi?
Riccardo e io abbiamo creduto molto in lui e nelle sue qualità…ma anche la FIT lo ha fatto. Gli ha dato un bel supporto, tutti in FIT direi, i tecnici, ma anche Binaghi… aver trovato situazioni economiche in tempi rapidi e già da tempo ha favorito la sua crescita, indubbiamente. Anche in questo per Seppi è stata inizialmente più dura.

Come vive al centro Jannik?
Da quest’anno vive da solo, lo aiuta a crescere, a responsabilizzarlo, ma lui lo è già molto. Non ha grilli per la testa…Ha sense of humour, è simpatico, al centro è amico di tutti, fuori di qui può apparire ancora un po’ timido ma è normale, i ragazzi di quelle parti sono spesso meno estroversi di quelli di altre regioni. Ora gioca il torneo di Trento, ITF da 25.000 dollari (al primo turno incontra il francese Albano Olivetti un francese che serve a 240 km orari!, ndU), avrà maggiori attenzioni su sé, sono tutte esperienze da fare. La vittoria di Bergamo al momento non deve cambiare la sua programmazione. Più in qua si vedrà.

Il 17enne Jannik Sinner, da quattro anni a Bordighera col team Piatti, è il più giovane italiano di sempre a vincere un Challenger (foto Antonio Milesi)

Bene, non posso far altro che ringraziare per la sua cortesia e disponibilità – come sempre – Massimo Sartori. E augurare a Jannik, che non ho ancora avuto occasione di incontrare personalmente – ma presto lo farò – i migliori successi, la miglior fortuna. Le buone premesse ci sono tutte.

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L’investitura di Federer: “Nadal può diventare il migliore di tutti i tempi”

Direttamente dal Sudamerica, lo svizzero ha commentato il successo della Spagna in Davis esaltando il suo rivale di sempre. E intanto si lancia in un investimento in un brand di scarpe

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Roger Federer e Rafa Nadal - Laver Cup 2019 (foto via Twitter, @LaverCup)

L’eccellente 2019 di Rafael Nadal gli è valso un’investitura di prestigio, da parte del suo miglior nemico: “Rafa può diventare il più grande di sempre“. Così ha commentato dall’altra parte dell’oceano Roger Federer, che ha seguito soltanto di riflesso la settimana di Davis, essendo impegnato nel tour sudamericano insieme a Sascha Zverev. Tra un bagno di folla e l’altro, è stata la tv argentina a recapitare al trascinatore della Spagna alla Caja Magica parole al miele.

Rafa è una grande persona oltre che un grande atleta – il commento di Federer, riportato da La Gazzetta dello Sport -, è riuscito a chiudere l’anno al numero uno del mondo undici anni dopo la prima volta. Hanno detto che sarebbe stato sempre infortunato e che non avrebbe potuto avere una lunga carriera, ma ha trovato il modo per reagire e costruirsene una fantastica“.

LA STORIA INFINITA – Due sono stati gli incroci tra i due fenomeni nella stagione appena conclusa. Il netto successo di Nadal nella semifinale del Roland Garros è stato pareggiato a Wimbledon, dove lo svizzero ha conquistato in quattro set il pass per la finale. Lo storico di una serie che – in attesa delle nuove puntate nel 2020 – vede il mancino avanti 24-16 nel testa a testa. Nel conto degli Slam, Federer è ancora avanti di misura (20 a 19) ma ormai vede l’avversario negli specchietti. “La stagione di Rafa è stata fenomenale – ha proseguito lo svizzero -, ha vinto Roland Garros e US Open. Ho imparato molto da lui, è un grande esempio per tutto il mondo dello sport. Sono felice di aver condiviso con lui grandi battaglie, probabilmente finirà per diventare il miglior tennista di tutti i tempi“.

Roger Federer e Rafa Nadal – Laver Cup 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

NUOVI INTERESSI – Una considerazione certamente basata – oltre che sulla grande stima che li lega – anche sul fattore anagrafico che certamente rema a favore del maiorchino. I 33 anni di Nadal sono un fattore da tener presente, al confronto con i 38 del fuoriclasse di Basilea. Che però è stato chiaro: non ha intenzione di smettere, almeno nell’immediato. Per quanto i suoi interessi siano ormai molteplici, al punto da rendergli l’agenda già piena – in proiezione – quando deciderà di lasciare il campo. Al già noto impegno della sua fondazione, che sostiene (tra le altre cose) la scolarizzazione in Africa, Federer ha aggiunto nei giorni scorsi un vero e proprio investimento imprenditoriale che ha attirato l’attenzione della stampa economica.

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SCARPE SVIZZERE – Di ritorno dalla campagna sudamericana, si è concesso infatti lo scalo a New York per sottoscrivere l’accordo con il marchio “On”, brand svizzero di sneakers (scarpe sportive) che sta guadagnando significative quote di mercato al cospetto di competitor importanti come Nike e Adidas. L’azienda produce utili dal 2014 e i tre fondatori di Zurigo – tra cui l’ex campione di duathlon Olivier Bernhard – hanno deciso di tentare il grande passo, convincendo Federer non solo a diventare testimonial del brand, ma anche a investire.

Una linea di scarpe “On” legata espressamente al fuoriclasse di Basilea dovrebbe vedere la luce nel prossimo anno, stando a quanto rivela Il Sole 24 Ore. Il portale Blick – che ha raccolto una lunga intervista di Federer proprio su questo investimento e sulle ricadute per l’economia svizzera – ipotizza che la cifra stanziata possa variare in un range compreso tra i 50 e i 100 milioni di franchi svizzeri. In Euro, tra i 45 e i 90 milioni.

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Piqué e Haggerty: “Non c’è spazio per due competizioni così simili”

Il centrale del Barcellona e il presidente ITF tirano le somme della prima edizione della nuova Coppa Davis. E non le mandano a dire a Federer e Chris Kermode

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David Haggerty - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Diego Souto / Kosmos Tennis)

Con il successo in finale della Spagna padrona di casa sulla giovane Canada, calano i sipari sulla prima edizione della nuova Coppa Davis. Se n’è parlato tanto di questo nuovo formato, con le migliori 18 squadre chiamate a contendersi l’insalatiera in un torneo ad eliminazione, in una sola città, a fine novembre. Se ne è parlato soprattutto prima, e per lo più in maniera critica. Se ne è parlato durante, mettendo in luce possibili migliorie, alcune facilmente attuabili e altre meno. Ma non tutto è stato da buttare. Il livello della competizione è stato indubbiamente alto, con un campo partecipanti di tutto rispetto. L’atmosfera, forse anche grazie alle brillanti performance dell’armata iberica, è stata degna della storia e tradizione secolare della Davis.

A tirare le somme, in conferenza stampa, sono stati i due artefici di questa competizione: David Haggerty, il presidente della ITF, e Gerard Piqué, difensore centrale del Barcellona, nonché leader del fondo di investimento Kosmos, che ha scommesso sul rinnovamento di una storica competizione in evidente declino. In fondo è stata la loro Davis, ancora che di Nadal e Bautista Agut. Ci hanno messo la faccia dall’inizio alla fine, difendendosi da ogni accusa e rimarcando ogni obiettivo raggiunto. È andata così anche di fronte ai giornalisti al termine della competizione. Il primo spiovente in mezzo all’area non poteva che riguardare gli spalti semi deserti durante tante sfide. A scacciare via la palla ci pensa Piqué. “Questa è stata la prima edizione con il nuovo formato. Un sacco di persone non sapevano cosa aspettarsi. Non sapevano come sarebbe andata. Quindi ce ne aspettiamo di più il prossimo anno. È vero che alcuni campi non erano pieni. Ma è anche vero che tifosi da tutti paesi erano presenti. C’erano persino dei tifosi dal Kazakistan”, afferma il calciatore e businessman spagnolo. 

Gerard Piqué – Finali Coppa Davis 2019 (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

E il suo ragionamento fila. È possibile che il discreto successo della nuova formula stile campionato del mondo convinca più persone a raggiungere Madrid nel 2020. La matassa si fa più difficile da sbrogliare quando si parla della collocazione in calendario, che ha causato diverse defezioni e la partecipazione di giocatori stanchi o in precarie condizioni fisiche, come nel caso dell’Italia. “Non nascondiamocelo. Uno dei più grossi problemi nel tennis oggigiorno è il calendario. La ITF e Kosmos sono molto aperti a parlarne con la ATP. Soprattutto ora che c’è una nuova guida”, spiega Haggerty. 

ATP che però è nel frattempo è andata in contropiede, lanciando una nuova competizione a squadre, con un formato simile, ovvero la ATP Cup. La prima edizione avrà luogo questo gennaio in Australia, con una collocazione in calendario molto favorevole per i tennisti che vogliono preparare lo Slam inaugurale. Piqué non ci sta e continua a sottolineare che il suo obbiettivo finale è arrivare ad un’unica competizione. Che ovviamente deve essere la sua Davis. “L’anno scorso ci siamo seduti al tavolo con la ATP. Con il vecchio presidente (Chris Kermode, ndr) il clima non era ideale. Ma ci abbiamo provato. Ora ci sono dei cambiamenti per loro e ci aspettiamo di sederci di nuovo al tavolo. Ribadisco che noi vogliamo arrivare ad un accordo per avere in futuro una singola competizione, un grande evento di due settimane nella collocazione migliore possibile nel calendario. Novak e Rafa hanno detto che lo vogliono pure loro. E lo vorrebbero a settembre. Noi è dall’inizio che diciamo che questa soluzione è la migliore. Penso che sia la cosa migliore per il tennis. Non ha senso avere due competizioni diverse ma così simili. Insomma, le intenzioni sono chiare. Ora la palla passa nel campo della ATP. 

David Haggerty e Gerard Piqué – Finali Coppa Davis 2019 (photo by Diego Souto / Kosmos Tennis)

Ma la strana coppia Haggerty-Piqué intanto continua a pensare a come migliorare il proprio di evento. Una delle idee è fare una fase finale combinata, Davis e Fed Cup. “Sarebbe una cosa molto logica”, spiega il boss della ITF. Abbiamo annunciato di recente che le Finals per i prossimi tre anni si svolgeranno a Budapest. Nel lungo periodo puntiamo ad avere una competizione che metta insieme Davis e Fed Cup”. Nella lista delle cose da fare, c’è anche da decidere dove si sposterà la fase finale della Davis dal 2021, quando sarà scaduto l’accordo con Madrid. “Abbiamo un sacco di opzioni. Madrid ha espresso l’interesse di ospitare l’evento per un anno in più. Inoltre, abbiamo offerte dall’Asia, dal Nord America, dal Sud America. Decideremo nei prossimi mesi. C’è una procedura da rispettare”, sostiene Piqué. Come a sottolineare che questo nuovo format è molto ambito. 

All’ultimo minuto, il centrale del Barcellona si getta nell’area di rigore avversaria sul tema Federer. La stoccata è di quelle che lasciano il segno. “Fin dall’inizio abbiamo provato a sederci con lui. Ho avuto un sacco di conversazioni con il suo agente, Tony Godsick, e abbiamo instaurato un bel rapporto. Una volta mi ha detto di inviare un invito formale a Federer. E lo abbiamo fatto. All’improvviso, non so cosa sia successo, hanno cambiato completamente la loro posizione. E la trattativa si è arenata. Preferisce non giocare la Davis. E nemmeno potrebbe farlo dato che la Svizzera non si è qualificata. La situazione è la seguente. Loro hanno la Laver Cup che è il loro progetto. Ci sta che la tutelino. Noi abbiamo il compito di migliorare una competizione che ha 119 anni di storia. Non penso che si possano comparare i due eventi da questo punto di vista”.

Una incornata di testa, dritta dritta all’angolino della porta difesa dal fuoriclasse svizzero. La sfida è lanciata. Davis contro ATP Cup contro Laver Cup. Haggerty e Piqué contro Gaudenzi contro Federer. Ne rimarrà solo una?

 

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Coppa Davis

Lopez e il “supereroe” Nadal, la lezione di Bautista Agut

Felicità e commozione nelle parole degli spagnoli dopo il trionfo in Davis. Feliciano: “Che vi devo dire su Rafa? Alcune cose non puoi spiegarle a parole”. Bautista Agut: “Papà mi avrebbe tirato le orecchie se fossi rimasto a casa”

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L'abbraccio tra Bautista Agut e Rafa Nadal - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Pedro Salado / Kosmos Tennis)

È stata senza ombra di dubbio la Coppa Davis di Rafa Nadal: otto vittorie su otto partite giocate (cinque singolari e tre doppi), senza mai cedere il servizio. Da vero leader ha trascinato la Spagna nel momento più difficile (gli infortuni di Carreno Busta e Granollers e l’abbandono temporaneo di Bautista Agut per la tragica scomparsa del padre), e ha chiuso in trionfo regalando alla Spagna il punto decisivo grazie al successo in due set contro un grande Denis Shapovalov. E da vero leader, nella conferenza stampa post finale, Rafa ha sottolineato come questa sia stata la vittoria di tutti. Erano cinque i giocatori convocati dal capitano Sergi Bruguera, e tutti e cinque sono scesi in campo almeno una volta durante le Finali di Madrid. Ecco alcuni estratti della conferenza stampa di Rafa Nadal, Feliciano Lopez e Roberto Bautista Agut.

LE EMOZIONI DI NADAL“È stato incredibile. Vincere il titolo dopo quello che abbiamo affrontato questa settimana… Giocare in casa è qualcosa di difficile da spiegare. È una sensazione incredibile, poter condividere questo momento con tutte le persone che si sono state vicine… Giocare di fronte alla propria gente dà un po’ di tensione in più, perché non stai giocando solo per te stesso. La cosa difficile è cercare di trasformare questa pressione in una spinta in più, ed è quello che ho sempre cercato di fare. Quando ho giocato in casa, ho sempre trasformato questa responsabilità in qualcosa di positivo. Questa è una di quelle settimane che non dimenticherò mai.

RAFA ELOGIA SHAPO“Shapovalov non si è trovato spesso in una situazione di questo tipo? È vero, ma ci si ritroverà in futuro, e spesso secondo me. Tutta la squadra canadese è fantastica. Nei prossimi anni saranno quasi imbattibili. Hanno un team forte sotto tanti punti di vista, e su tutte le superfici. Grandi meriti a loro. Denis è speciale. Ha quelle cose che non puoi allenare… quel tipo di cose che, o le hai o non le hai. E lui le ha.

NADAL, VERO LEADER“Sono veramente felice, perché ho giocato contro uno degli avversari più duri che potevo trovare dopo una settimana molto, molto lunga per me sia fisicamente che mentalmente. L’energia che ho cercato di mettere in ogni singolo momento della manifestazione, era tutto quello avevo dentro di me. Onestamente, è un finale di stagione perfetto per tutti noi. Abbiamo lottato duramente. Quello che Roberto ha fatto oggi, per me è una cosa fuori dal mondo… Ma tutti i componenti della squadra hanno giocato almeno una partita, e questo rende tutto ancora più speciale, perché ogni singolo membro della squadra ha contribuito alla vittoria.

La gioia spagnola dopo il trionfo nella Coppa Davis 2019 (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

IL NUOVO FORMAT SECONDO RAFA“La mia opinione è che ci sono cose buone e altre che si possono migliorare. Visto il calendario è difficile aggiungere altri giorni. Il formato è emozionante, tutte le partite sono emozionanti ed è interessante per il pubblico, non ci si può rilassare e la competizione è molto aperta. Il fatto che solo noi abbiamo avuto la possibilità di giocare in casa è un peccato, però come ho detto in passato il tennis ha bisogno di una coppa del mondo come questa. Il problema sono gli orari, non ci si può nascondere. Credo che sia l’unica cosa rilevante da migliorare. Non so quale sia la soluzione”.

LA LEZIONE DI BAUTISTA AGUT“È stato molto difficile per me. Almeno ho avuto la fortuna di poter salutare mio padre. Credo che mi avrebbe tirato le orecchie se mi fossi fermato e fossi rimasto a casa. Dopo tutte le disgrazie che mi sono successe, credo che in situazioni del genere la cosa migliore sia andare avanti. Oggi ho avuto l’opportunità di scendere in campo grazie allo sforzo incredibile che tutto il team ha fatto fin dal primo giorno. Devo ringraziare i compagni e il capitano per avermi dato fiducia. Essere in campo oggi è stata un’emozione fantastica. Rafa non perde il servizio da Londra? Beh, è per questo che è il nostro MVP! (ride). Essere parte di questo team è speciale, ci sono tante cose che possiamo imparare l’uno dall’altro ed è bello condividere tanti momenti dentro e fuori dal campo. È stata una delle settimane più belle della mia carriera.

La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

LOPEZ E IL NUOVO FORMAT“Giocare solo tre partite al meglio dei tre set è completamente diverso. A mio avviso questo format rende tutto molto equilibrato, livella i valori. Ma credo che sia molto eccitante per il pubblico. Per i giocatori invece è più dispendioso dal punto di vista fisico. È stata una settimana davvero dura, anche se la maggior parte delle cose che sono accadute, non hanno niente a che vedere con il nuovo format. Ma siamo riusciti a tenere la situazione sotto controllo”.

LOPEZ: CHE VI DEVO DIRE SU NADAL?“Voglio riconoscere grandi meriti a tutti, ma Rafa… quello che ha fatto lui è stato magnifico. Singolo e doppio praticamente ogni giorno, è il nostro MVP. Cosa volete che vi dica di lui? Parlare di Rafa non è facile. Ci sono delle cose che non puoi spiegare a parole. Quello che è riuscito a fare ieri in doppio, oggi contro Denis, nel corso di tutta la sua carriera… ci sono cose che solo quelli come Rafa possono fare. È un supereroe. Una grande persona, un grande essere umano, un giocatore straordinario e io non ho mai visto niente di simile. È capace di fare cose che nessun altro è in grado di fare”.

 

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