Mondo Challenger: Andujar e Brown vincono sul rosso

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Mondo Challenger: Andujar e Brown vincono sul rosso

Pablo l’indomabile: Andujar vince ancora in Spagna. Genio e sregolatezza trionfano a Sophia Antipolis e a Monterrey con le vittorie rispettivamente di Brown e Bublik

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In una settimana dove, a causa della Davis, non ci son stati tornei del circuito maggiore, 10 top 100 hanno deciso di giocare nei 3 tornei challenger in programma ma solamente uno di loro ha conquistato il titolo: Pablo Andujar, vittorioso ad Alicante. Brown trionfa nell’accademia di Mouratoglou, Bublik conquista il sesto sigillo in Messico.

Ferrero Challenger Open (Alicante, terra battuta, montepremi 46.600 euro)

Tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 Andujar ha disputato 4 tornei Challenger, vincendone 3 e perdendo solo una partita, in semifinale a Santiago dal next gen di Taipei Tung-Lin Wu, registrando così uno score di 18 vittorie negli ultimi 19 match disputati nel circuito cadetto. Durante questa settimana ad Alicante ha travolto uno dietro l’altro, senza mai lasciare per strada un set, Vatutin, De Greef, Domingues e Taberner, prima di arrivare all’atto conclusivo e dar vita ad una bella battaglia contro il connazionale Pedro Martinez.

 

Forte vento a condizionare una finale caratterizzata da parecchi break, quattro di fila in apertura e in generale otto nei primi undici turni di servizio. Dopo un primo set conquistato da Andujar, molto regolare da fondo come suo solito, Martinez ha provato a mischiare un po’ le carte in tavola prendendosi qualche rischio in più, attaccando spesso in controtempo e giocando qualche dritto in chop e rovescio in back reso talvolta ingestibile dal forte vento, oltre a muovere maggiormente Andujar in avanti con qualche bel drop shot. La tattica funziona e Martinez conquista il secondo set, arrivando così a giocarsi il titolo più prestigioso della sua carriera in un terzo parziale ricco di emozioni: troppi errori in apertura portano rapidamente Andujar sul 3-1, con due chance di 4-1 e doppio break che avrebbero chiuso definitivamente la contesa ma, ad un passo dal baratro, il ventunenne nativo di Valencia ha inanellato una striscia di dodici punti a tre che lo han portato a condurre per 4-3 nel parziale decisivo.

L’inerzia ed il pubblico erano totalmente a favore dell’iberico più giovane, ma Andujar ha sensibilmente innalzato il livello e ridotto il numero degli errori, la prima di Martinez è venuta a mancare nel nono game e Pablo con un dritto inside-out ha conquistato la chance di andare a servire per il decimo titolo Challenger in carriera. Sopra 40-15 si apre il campo con un servizio ad uscire, tira il successivo rovescio incrociato in campo aperto e, non appena la pallina rimbalza per la seconda volta, si lascia cadere a terra visibilmente contento e commosso. I due titoli in altrettante settimane lo riportano temporaneamente al numero 70 del ranking ATP, ma il difficile per Pablo arriva questa settimana, che è chiamato a difendere i 250 punti conquistati a Marrakech nel 2018.

Erano otto gli italiani al via, il miglior risultato lo ha raggiunto Salvatore Caruso che ha battuto il vecchio volpone iberico Gimeno Traver e successivamente Elias Ymer, promessa del tennis svedese non ancora decollata, prima di sciupare una grossa occasione contro Taberner vanificando un set ed un break di vantaggio.

Finale: P. Andujar b. P. Martinez 6-3 3-6 6-4

Mouratoglou Open (Sophia Antipolis, terra battuta, montepremi 69.280 euro)

Nella bellissima accademia di uno dei coach piú famosi al mondo ritrova l’ispirazione Dustin Brown; l’eclettico tedesco conferma di esaltarsi laddove c’è una folta presenza di pubblico e dopo la finale raggiunta nel ricco Challenger di Genova riesce a tornare a conquistare un trofeo che mancava dal 2016. Sebbene l’età avanzi anche per lui, Dustin a 34 anni riesce ancora a sciorinare delle giocate di pregevolissima fattura, dimostrando che quando lui si riesce a divertire in campo, il pubblico si diverte ancor più di lui.

Le due vittorie di maggior prestigio sono state senza dubbio quelle su Robin Haase, accreditato della seconda testa di serie e quella in finale su Filip Krajinovic, che con questo torneo ritorna tra i primi 100 ma il cui reale valore è certamente più alto. Oltre a queste due vittorie di prestigio, per un giocatore come Brown è sempre stato difficile dare continuitá ai risultati all’interno della stessa settimana e quindi anche battere dei validi banchi di prova come Crepatte, Coppejans, Donati e il connazionale next-gen Rudolf Molleker dimostrando concentrazione e spirito di sacrificio, è una nota di merito che non sempre in carriera è stata attribuibile a Brown.

Nell’atto finale il tennista nato in Giamaica è partito subito forte, conquistando a furia di smorzate e serve&volley un vantaggio di 3-0 in maniera abbastanza rapida, concretizzando la prima palla break a sua disposizione ed annullando la chance di controbreak concessa al serbo nel terzo game. Il primo parziale è andato avanti senza particolari emozioni sino al nono game, quando Brown ha chiuso il set dopo aver annullato due pericolose palle break. La partita, nel bene e nel male, come capita molto spesso con Dustin in campo, l’ha continuata a condurre lui anche nel secondo parziale dove è stato il primo ad avere palle break, nel quinto game, salvo poi subire la reazione del serbo che le ha annullate servendo molto bene e ha approfittato del primo vero passaggio a vuoto di Brown nel game successivo per portarsi avanti 4-2.

Da quel momento in avanti la partita ha perso ogni filo logico, è diventata ancora più spettacolare ma assolutamente imprevedibile, Brown con una giocata meglio dell’altra ha vinto tre games di fila ai vantaggi ed è andato a servire per il match, ma ha subito il controbreak commettendo un errore grossolano sotto rete. Nonostante l’occasione sciupata ha continuato a lottare, attaccando costantemente Krajinovic e garantendosi la chance di servire di nuovo per il match. Non manca il brivido nemmeno nell’ultimo game, quando Krajinovic ha una chance di andare al tie break, Brown gliela annulla, spreca un match point ma non il secondo: servizio esterno, voleè nell’angolo opposto e 90 punti in cascina che gli valgono il ritorno tra i primi 200 giocatori del ranking.

Tantissimi i giocatori italiani che si son ben destreggiati in questo torneo: arriva in semifinale Marcora, autore di una netta vittoria su un Benoit Paire molto poco ispirato, sconfitto per 6-2 6-3, il medesimo punteggio con cui il nativo di Busto Arsizio si é imposto nel match successivo su Alessandro Giannessi, mentre Filippo Baldi ha ottenuto un game in più, perdendo per 6-3 6-3 da Marcora che poi si è arreso al finalista Krajinovic con lo score netto di 6-2 6-2. Rientra comunque tra i primi 200, avvicinando il best ranking di numero 178 che dista solamente 15 posizioni.

Molto bene anche Gianluca Mager: il ligure arriva ai quarti di finale registrando una sontuosa vittoria sul top50 Herbert, sconfitto in due parziali (7-6 7-5) in un match caratterizzato da una grandissima soliditá al servizio da parte di Mager, che mai come in questo 2019 ha dato continuitá ai suoi risultati. Oltre al giá citato Baldi, arriva ai quarti di finale anche Matteo Donati, che non vinceva tre match di fila da Settembre 2018 e che prima del challenger di Marbella, giocato la settimana precedente, veniva da una striscia negativa di 10 sconfitte di fila al primo turno; speriamo che questo risultato serva a risollevare un po’ il morale di Matteo, che nelle ultime stagioni è stato fortemente condizionato da problemi fisici che sembrano finalmente aver dato tregua al giovane alessandrino, il quale dopo aver battuto in un match tiratissimo Couacaud agli ottavi si è arreso al futuro campione Brown.

Finale: D. Brown b. F. Krajinovic 6-3 7-5

Abierto GNP Seguros 2019 (Monterrey, hard outdoor, montepremi 162.480 euro)

Nella stessa location del torneo WTA che ha visto imporsi Garbine Muguruza si è svolto il torneo Challenger con montepremi più alto di questa settimana, vinto da Alexander Bublik. Il giovane classe 1997, diventato kazako da poco più di un anno per motivi economici, è al quarto successo nel circuito cadetto negli ultimi 6 mesi, il sesto in carriera, numeri di certo non indifferenti per un ragazzo che ha dimostrato di essere un ostico cliente per molti nelle giornate di grazia, ma di avere troppe giornate dove l’atteggiamento in campo è quello di chi preferirebbe essere in fila alle poste.

Il successo in finale lo ha ottenuto in modo netto su Emilio Gomez, sconfitto col punteggio di 6-3 6-2 ma le due vittorie di maggior rilievo sono senza dubbio quelle ai quarti di finale, dove ha sconfitto Feliciano Lopez, ed in semifinale dove si è imposto al tie break del terzo set su Tennys Sandgren, prima testa di serie del tabellone. Bublik è un giocatore dotato di un servizio molto potente e spesso, indipendentemente dalle situazioni di punteggio, forza sia la prima sia la seconda, infatti un dato curioso riguarda i doppi falli del kazako: in ben tre occasioni questa settimana si è spinto in doppia cifra, totalizzando complessivamente 42 doppi falli in cinque incontri, un numero certamente non indifferente. Va detto peró che anche gli aces, 72 in 5 partite, non sono affatto pochi.

L’unico giocatore italiano ad aver tentato la trasferta americana è stato il solito Paolo Lorenzi, al quale il sorteggio ha messo di fronte un cliente ostico come Donald Young, che ha sconfitto Paolino per poi issarsi fino alla semifinale.

Finale: A. Bublik b. E. Gomez 6-3 6-2

QUESTA SETTIMANA Anche questa settimana ci sono tre tornei Challenger in programma; inizia da Barletta la lunga stagione di tornei italiani su terra battuta, con ben venti italiani al via (18 in main draw, 2 nelle qualificazioni), tra cui figurano Quinzi, prima testa di serie del torneo, Travaglia, Baldi, Mager e anche i tre giovanissimi Sinner, Musetti e Zeppieri. A Murcia, in Spagna, sono al via altri cinque azzurri, ma il motivo principale di interesse del torneo è senza dubbio l’addio al tennis di Nico Almagro. Nessun italiano invece si è spinto sino a Taipei nel Challenger più ricco in programma (162.480 di montepremi).

Andrea Pellegrini Perrone 

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Mondo Challenger: Giustino, la terza è quella buona. Trionfo ad Almaty e best ranking

Primo successo in carriera a livello Challenger per l’azzurro. Dopo le due finali perse nel 2019, trionfa in Kazakistan battendo Coria in finale. L’immortale Tommy Robredo trionfa a Poznan, Sela torna a vincere un torneo dopo due anni

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Lorenzo Giustino - ATP Challenger Almaty 2019 (foto via Twitter, @ATPChallenger)

Challenger Almaty (Kazakistan, terra rossa, $54.160)

GIUSTINO, CHE SETTIMANA – Dopo una prima metà di stagione in cui aveva ottenuto ottimi risultati mostrando gran continuità, Lorenzo Giustino vince finalmente il primo Challenger in carriera vedendo ripagata la scelta di spingersi sino in Kazakistan per giocare su una terra battuta piuttosto rapida. L’inizio non è stato facile in quanto ha dovuto rimontare un set a Serdarusic, giustiziere in precedenza di Bonadio, unico altro italiano presente in tabellone. Un incontro sulla carta ostico lo opponeva a Santiago Giraldo agli ottavi, ma il campano ha lasciato appena quatto giochi al colombiano giocando la miglior partita del torneo e approfittando dei tanti errori dell’avversario.

Ai quarti di finale, a sorpresa, ha dovuto affrontare il cileno Tabilo, uscito vincitore da uno spot complicatissimo con Kuhn e Jaziri, il match è stato deciso nel bene o nel male sempre dall’italiano che nel secondo set ha commesso tantissimi errori in particolare col dritto e in un battibaleno si è ritrovato al terzo parziale dopo un netto 6-1. Sempre in spinta anche nel set finale ha limitato molto gli errori, si è conquistato diversi punti a rete e ha servito molto bene, chiudendo col punteggio finale di 6-3 1-6 6-3. Estremamente equilibrata anche la semifinale con lo spagnolo Vilella Martinez, dal gioco molto fastidioso, che per fortuna di Giustino ha avuto un netto calo nel terzo set, dopo una durissima battaglia nei primi due parziali.

LA FINALE – Nel match conclusivo del torneo dall’altra parte della rete Lorenzo ha trovato l’argentino Federico Coria, fratello minore di Guillermo, che meno di un mese fa aveva battuto Lorenzi in finale a Savannah. Sin dai primi scambi s’è vista la tanta tensione di entrambi, ma soprattutto quando si è entrati nelle fasi conclusive di entrambi i set il servizio è diventato quasi un handicap e anche gli attacchi a rete di ambo i giocatori erano piuttosto titubanti. Aggiudicatosi il primo parziale con lo score di 6-4 dopo quattro break consecutivi, Giustino si issava fino al 4-0 nel secondo parziale e il match sembrava totalmente nelle mani dell’italiano, che però ha iniziato a commettere errori banali dettati dall’emozione e si è ritrovato sul 5-4 con il servizio a disposizione di Coria dopo aver sciupato anche due match point.

L’argentino, al servizio per riagguantare Lorenzo, ha tremato a sua volta e ha concesso altri due match point al napoletano che sul primo non ha chiuso uno smash elementare e una voleè successiva molto fattibile, venendo poi infilato; sembrava un incubo, ma alla fine al quarto match point ha tirato fuori tutto il coraggio spingendo a tutta su un dritto inside in che si è rivelato vincente, consentendo a Giustino di alzare le braccia al cielo e di rivolgersi al suo angolo con lo sguardo incredulo e gli occhi pieni di emozione.

 

Finale: L. Giustino b. F. Coria 6-4 6-4

Challenger Surbiton (Inghilterra, erba, €137.500)

Nel primo torneo Challenger su erba del 2019 trionfa uno specialista come Daniel Evans, che sui prati esprime senza dubbio il suo miglior tennis. La partita più complicata della settimana è stata la semifinale contro Marius Copil, gigante rumeno apparso in ottima condizione dopo un periodo di forma altalenante. Un altro giocatore ritrovato è Viktor Troicki, che in finale non ha potuto nulla contro Evans ma che in precedenza aveva ottenuto vittorie di spessore contro Humbert, Kudla e Karlovic. La finale, a senso unico, si è conclusa col punteggio di 6-2 6-3 in favore di Evans, che ha perso il servizio solo nelle battute iniziali del secondo set, ma non c’è mai stata l’impressione che Troicki, apparso affaticato dalle battaglie precedenti, potesse impensierire il britannico dal gioco sempre offensivo.

Finale: D. Evans b. V. Troicki 6-2 6-3

Challenger Poznan (Polonia, terra rossa, € 69.280)

Torna al successo Tommy Robredo, un titolo totalmente insperato dopo una stagione che lo aveva visto ottenere solamente quattro vittorie a fronte di dieci sconfitte, quasi tutte a livello Challenger. Il cammino dell’iberico è stato tortuoso ma ha dimostrato di essere ancora in ottime condizioni fisiche, vincendo quattro match su sei al terzo set. Sono stati ben tre i match vinti contro italiani: al primo turno Robredo ha estromesso Jacopo Berrettini, successivamente ai quarti ha rimontato un set di svantaggio a Mager, che non ha concretizzato molte occasioni e in semifinale ha battuto la lietissima sorpresa del torneo Andrea Vavassori, prima di vincere anche la finale col Next Gen Molleker, apparso molto discontinuo e troppo fragile di fronte al tennis consistente di Robredo.

Due parole van spese senza dubbio per la settimana di Vavassori: giunto lì prevalentemente per il doppio, specialità nel quale è vicino alla top 100 e dove ha ottenuto una splendida vittoria questa settimana al fianco di Vega Hernandez, “Wave” si è anche qualificato per il tabellone principale di singolare, come gli era capitato spesso in questa stagione, ma mai si era spinto oltre gli ottavi. Col suo tennis sempre d’attacco, il frequentissimo serve&volley e l’uso dello slice è riuscito a ottenere ottime vittorie, come ad esempio quelle su Otte e Giannessi, dimostrando un grande aumento di fiducia anche in questa disciplina.

Finale: T. Robredo b. R. Molleker 5-7 6-4 6-1

Challenger Prostejov (Repubblica Ceca, terra rossa, €92.040)

Pablo Andujar vince il torneo senza alcun problema, lasciando le briciole a tutti i suoi avversari e dimostrando che su questa superficie vale ancora molto di più dei Challenger. Il cammino dell’iberico è stato totalmente liscio, dieci games persi in tre match per giungere in semifinale, dove ha dovuto affrontare la prima testa di serie del torneo, Casper Ruud, che arrivava qui in ottimo stato di forma ma che ha perso col netto score di 6-2 6-4 dall’esperto spagnolo. Anche la finale è stata a senso unico tranne un piccolo sussulto di Attila Balasz, rientrante ungherese che aveva vinto delle belle battaglie per giungere all’ultimo atto ma che è sembrato in grado di impensierire il solido Andujar solamente nelle fasi centrali del secondo parziale, perso poi con il punteggio di 7-5. Buon torneo di Federico Gaio, giunto ai quarti di finale dopo una bella vittoria su Kovalik con il punteggio di 6-0 6-4, poi si è arreso ma solamente col punteggio di 6-3 1-6 6-4 contro Casper Ruud, dimostrando comunque di avere il livello per potersela giocare anche contro questi giocatori.

Finale: [3] P. Andujar b. [11] A. Balazs 6-2 7-5

Challenger Little Rock (USA, cemento outdoor, $81.240)

Torna al trionfo che mancava da due anni l’israeliano Dudi Sela, specialista dei Challenger che ha conquistato in America il titolo numero 23 della sua lunga carriera. L’israeliano ha dimostrato di trovarsi molto bene sulla superficie rapida statunitense, giocando il suo solito tennis fatto di appoggi, di timing e di linee di gioco molto alternative che hanno mandato in crisi i quattro bombardieri USA trovati nel percorso sino alla finale. Proprio l’ultimo atto è stato probabilmente il match più facile per l’israeliano in quanto Duckhee Lee, il giocatore coreano noto in quanto sordo da entrambi i lati, era non al meglio della condizione fisica e si è ritirato sotto di set e break impedendo a Sela di festeggiare in modo adeguato.

Finale: D. Sela b. D.H. Lee 6-1 4-3 rit.

QUESTA SETTIMANA – Tanti tornei anche questa settimana: si prosegue sull’erba col ricco Challenger di Nottingham mentre su terra si gioca a Lione e a Shymkent. Infine continua la trafila di Challenger statunitensi: tanti americani giocheranno il torneo di Columbus.

Andrea Pellegrini Perrone

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Mondo Challenger: Giannessi vince a Vicenza in un tripudio tricolore

In una settimana resa difficile dal meteo avverso che ha costretto a diversi doppi turni, trionfa Alessandro Giannessi che conquista il terzo titolo Challenger in carriera dopo una bella finale contro Filippo Baldi

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Alessandro Giannessi - ATP Challenger Vicenza 2019 (foto via Twitter, @ATPChallenger)

GIANNESSI, CHE SETTIMANA! – Per la prima volta in carriera Giannessi trionfa senza perdere neanche un set nell’arco del torneo, dimostrando un ottimo stato di forma per tutta la settimana. Per un lottatore come Alessandro, dal gioco molto dispendioso fisicamente, vincere in maniera agevole i primi match contro Gaio e Menendez Maceiras, concedendo appena 6 giochi al primo e 2 giochi al secondo è stato decisivo in quanto le giornate finali, piene di doppi turni, sarebbero state molto insidiose qualora avesse speso energie preziose nei primi turni. Giunto fresco ai quarti ha regolato l’australiano Polmans con un 6-4 7-5 e ha potuto giocare la semifinale con Mager partendo molto più fresco del suo avversario e connazionale, che nei turni precedenti aveva sconfitto 7-6 al terzo Ocleppo e 7-5 al terzo Coria. La semifinale con Mager è stata abbastanza a senso unico, tanti scambi lunghi vinti dal nativo di La Spezia han fatto la differenza in un match terminato con un duplice 6-3 in favore di Giannessi.

L’ATTO CONCLUSIVO – Giunto in finale, Giannessi ha dovuto vedersela con Filippo Baldi, tornato ad ottenere un risultato di prestigio dopo mesi sicuramente non facili, a causa della morte del padre. Baldi per arrivare all’atto conclusivo aveva dovuto sconfiggere il qualificato Hassan, sorpresa del torneo, sul quale si è imposto solamente 7-5 al terzo mentre nel suo cammino aveva battuto anche gli italiani Vavassori e Pellegrino autori di un ottimo torneo. Filippo in finale era partito meglio ma la svolta è stata nel nono gioco, con Baldi che non ha capitalizzato due set point, uno dei quali a causa di una strenua difesa di Giannessi, ha subito il controbreak e da lì in avanti ha mostrato di avere molte meno energie nel serbatoio incassando un duro parziale di 10 games a 2.

GLI ALTRI AZZURRI – Cinque giocatori nei quarti di finale, tre semifinalisti, due finalisti: senza dubbio è stato un ottimo torneo per i nostri portacolori, con alcune liete sorprese come Francesco Forti, giunto per la prima volta ai quarti di finale di un Challenger dopo due vittorie assolutamente contropronostico con Gianluigi Quinzi e Paolo Lorenzi. Un altro giocatore che appare finalmente ritrovato è Andrea Pellegrino, arrivato ai quarti di finale con una bellissima vittoria sul forte polacco Majchrzak. Bene anche Bortolotti e Giacomini ai primi risultati in stagione a livello Challenger, con un terzo turno raggiunto da entrambi: Luca Giacomini, wild card locale, ha esaltato il pubblico nel match di secondo turno rimontato contro il talentuosissimo portoghese Pedro Sousa.

 

Risultato finale: A. Giannessi b. F. Baldi 7-5 6-2

QUESTA SETTIMANA – Mentre il Challenger di Vicenza è stato l’unico disputato in questi sette giorni appena trascorsi, la prossima settimana ci saranno ben cinque tornei Challenger, il più prestigioso è sicuramente quello di Surbiton che decreta l’inizio della stagione sull’erba e vede al via otto top 100. Tanti azzurri impegnati su terra europea nei tornei di Prostejov e Poznan, Giustino invece si è spinto fino ad Almaty mentre nessun azzurro sarà al via a Little Rock.

Andrea Pellegrini Perrone

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Mondo Challenger: Travaglia grazia Krajinovic, che poi vince il torneo

Krajinovic vince il challenger più importante della settimana in Germania rimontando in semifinale Travaglia. Jung domina a Gwanju, Carballes trionfa a Lisbona e Menezes vince il primo Challenger in carriera a Samarcanda

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Filip Krajinovic - Challenger Heilbronn 2019

Heibronn (terra battuta, montepremi 92.040 euro)

KRAJINOVIC, RITORNO AL SUCCESSO – Dopo le due finali raggiunte nei due precedenti tornei, al Challenger di Sophia Antipolis e a Budapest (ATP 250, sconfitto da Berrettini), Filip Krajinovic torna a conquistare un trofeo che mancava dal 2017, la sua annata d’oro conclusa con la splendida finale nel Masters 1000 di Bercy. Il serbo in questo 2019 sembra essersi finalmente ritrovato e dopo un 2018 costellato da infortuni e da prestazioni al di sotto del suo standard è finalmente tornato a vincere partite con discreta continuità. Dopo il bye al primo turno, essendo accreditato della prima testa di serie, ha avuto qualche problema in più del previsto all’esordio con Koepfer sconfitto solamente per 7-5 al terzo set. Il terzo turno con Polansky è andato un po’ più liscio, mentre il match di maggior livello è stato quello nei quarti di finale contro Troicki, un derby serbo che vale molto di più di un quarto challenger nel quale Filip si è imposto per 7-5 7-6.

In semifinale Krajinovic ha dovuto affrontare Travaglia, bravo a giungere al penultimo atto con tre vittorie di spessore su avversari come Brown, Dellien e Kovalik. L’italiano conduceva per 6-1 4-1 con doppio break di vantaggio anche nel secondo set ma Krajinovic ha usato tutta la sua esperienza per far innervosire Steto, lamentandosi con l’arbitro e iniziando a perdere tempo; Travaglia ha iniziato a sbagliare qualche colpo di troppo fino a perdere entrambi i break di vantaggio, il tie-break e quindi il contatto con la partita. Nel terzo set non c’è mai stata storia, col punteggio finale che recita 1-6 7-6 6-1.

 

Giunto così in finale più per demeriti di Travaglia che per meriti propri, Krajinovic ha affrontato all’ultimo atto De Greef, tennista belga che aveva eliminato nel suo percorso nomi di tutto rispetto come Bachinger, Novak, Monteiro e Maden. Così come in semifinale, anche nell’atto conclusivo la partenza di Krajinovic non è stata delle migliori, ma la reazione è stata all’altezza: sotto 3-1 il serbo ha inanellato una striscia di cinque giochi consecutivi vincendo 6-3 il primo set e dominando poi l’intera partita. Per il serbo questa non è l’unica buona notizia delle ultime ore, poiché il forfait di Rublev l’ha promosso nel tabellone principale del Roland Garros. Onestamente meritato: ci arriverà da numero 60 in classifica, pienamente riabilitato.

Finale: F. Krajinovic b. A. De Greef 6-3 6-1

Lisbona (terra battuta, montepremi 46.500 euro)

CARBALLES, GARANZIA DEL CIRCUITO MINORE – Dopo la vittoria a Murcia e le buone prove dell’ATP 500 di Barcellona, dove si è spinto sino ai quarti di finale ed è stato eliminato solo da Nishikori, e del Masters 1000 di Madrid dove ha battuto Humbert prima di arrendersi a Hurkacz, Carballes torna nel circuito Challenger e conquista il settimo titolo in carriera nella categoria cadetta.

L’esordio nel torneo, avvenuto al secondo turno, era stato tutt’altro che banale: il tennista iberico infatti si era trovato sotto 6-3 5-3 al primo turno contro Karlovskyi prima di innalzare il livello e vincere per 3-6 7-5 6-4. Tutto facile poi fino all’atto conclusivo: 6 games lasciati a Zapata Miralles, 3 a Benchetrit e 4 a Pedro Martinez, prima di sfidare Facundo Bagnis in finale. Anche nell’ultimo match del torneo Carballes ha dovuto dare il meglio di sé per recuperare lo svantaggio iniziale, infatti dopo poco meno di un’ora di gioco lo spagnolo era sotto 6-2 4-1. Grande rimonta, tie-break vinto e nel terzo set Carballes ha sfruttato tutta l’inerzia a suo favore chiudendo poi con un rapido 6-1 e conquistando così il secondo titolo in stagione.

Erano quattro gli italiani al via a Lisbona ma tre di loro non son riusciti a passare il primo turno: Gaio è stato fermato dall’ostico padrone di casa Gastao Elias mentre Moroni, dopo la splendida finale di Roma, ha risentito di qualche problema alla schiena e s’è ritirato dopo aver perso il primo contro Mario Vilella Martinez. È apparso lontano dalla forma migliore anche Riccardo Bonadio, che ha raccolto appena 3 giochi contro Karlovskyi. Si è spinto invece fino alla semifinale Lorenzo Giustino, ma al penultimo atto ha pagato i due match consecutivi al terzo set (ottavi e quarti) e si è dovuto ritirare contro Facundo Bagnis, nonostante l’inerzia del match sembrava potesse spostarsi dalla sua parte.

Finale: R. Carballes Baena b. F. Bagnis 2-6 7-6(5) 6-1

Gwanju (outdoor hard, montepremi 54.160 dollari)

JUNG, IL ROBOTTINO DI TAIPEI – Maturato tennisticamente solo dopo i 25 anni, Jason Jung è costantemente in top 200 da qualche stagione ma non è ancora mai riuscito ad abbattere il muro dei primi 100 giocatori al mondo. Di sicuro non è un giocatore spettacolare ma le sue geometrie da fondo e la sua grande solidità lo rendono, se in giornata positiva, uno dei migliori giocatori del circuito challenger sul veloce. Dopo un 2019 leggermente al di sotto delle aspettative ha trovato una settimana davvero buona e ha conquistato il titolo mettendo in riga il coreano Song al secondo turno, il forte belga Bemelmans agli ottavi e il cinese Li in rimonta ai quarti di finale, dove ha perso l’unico set di tutto il torneo.

Negli ultimi due tornei disputati di questa tourneè asiatica in entrambe le occasioni aveva perso al secondo turno contro Akira Santillan, sempre in tre set, ma questa volta Jung ha saputo trovare le contromisure al tennis del naturalizzato australiano e lo ha battuto col punteggio di 6-4 6-3 in semifinale. All’atto conclusivo il tennista di Taipei ha affrontato Dudi Sela, esperto israeliano con un tennis molto divertente ma leggero e Jung ha fatto valere la sua maggior potenza da fondocampo per disinnescare le trame di gioco di Sela e sconfiggerlo con lo score di 6-4 6-2 in un match nel corso del quale non ha mai perso il servizio.

Finale: J. Jung b. Dudi Sela 6-4 6-2

Samarcanda (terra battuta, montepremi 54.160 dollari)

LA PRIMA VOLTA DI MENEZES – Joao Menezes, classe ’96 brasiliano, da un anno a questa parte nonostante la classifica non fosse dalla sua ha deciso di mollare il circuito ITF (un solo torneo di categoria negli ultimi 12 mesi) e si è dedicato interamente ai Challenger dove questa settimana ha colto il primo successo in carriera. Vincere sei match in sette giorni non è mai facile e per questo è stato importantissimo risparmiare energie per il brasiliano; sino alle semifinali, Menezes ha perso un totale di 16 games in 4 incontri battendo in fila Nabiev, Nedovyesov, Yevseyev e Ignatik.

Semifinale e finale, però, sono state due sfide molto più dure per il ventitreenne brasiliano. Nel penultimo atto ha dovuto rimontare un set a Sumit Nagal, tennista indiano che su terra si sta disimpegnando molto bene nell’ultimo periodo, mentre in finale è stato più concreto del talentuoso francese Corentin Moutet, battuto in due tie break.

Finale: J. Menezes b. C. Moutet 7-6(2) 7-6(7)

QUESTA SETTIMANA – Quasi tutti i tennisti tra la centesima e la duecentocinquantesima posizione sono occupati nelle qualificazioni del Roland Garros, nel cui tabellone maschile sono presenti ben 15 italiani, dunque si disputa un solo torneo Challenger, a Gerusalemme, con al via Andrea Vavassori, Julian Ocleppo e Enrico Dalla Valle (questi ultimi due provenienti dalle qualificazioni).

Andrea Pellegrini Perrone

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