L’allenamento mentale diventa strategico: a scuola dai professionisti

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L’allenamento mentale diventa strategico: a scuola dai professionisti

Cecilia Morini, mental coach di atleti di livello olimpico, ci spiega come i modelli della psicologica strategica trovino perfetta applicazione nel mental coaching sportivo

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Serena Williams - US Open 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Questo mese l’articolo della rubrica ISMCA è di Cecilia Morini, psicologa, psicoterapeuta strategica e psicologa dello sport. Laureata in psicologia Clinica, nel 2002 decide di dedicarsi alla psicoterapia, specializzandosi in Terapia Breve Strategica. Si occupa di psicologia dello sport da più di dieci anni (Master in Psicologia dello Sport nel 2010), applicando da sempre l’approccio strategico. Nel frattempo ha approfondito anche l’utilizzo delle tecniche yoga nello sport, ampliando la sua formazione all’ambito delle neuroscienze e diventando yogatherapist. Mental Coach certificato dalla FIT, in ambito tennistico collabora da diversi anni con Alberto Castellani: è infatti membro GPTCA e fa attualmente parte del comitato scientifico della ISMCA. Lavora con atleti di alto livello dal 2011, tra i quali cui spiccano i nomi di Arianna Errigo (bi-campionessa mondiale e vice campionessa olimpica di fioretto individuale e medaglia d’oro nel fioretto a squadre alle Olimpiadi di Londra 2012) e Matteo Piano (vice campione olimpico nella pallavolo maschile alle Olimpiadi di Rio 2016).

Da oltre 10 anni seguo gli atleti come psicologa dello sport. La mia formazione di psicoterapeuta strategica – unita all’approfondimento di neuroscienze e yoga therapy negli Stati Uniti – mi ha permesso di lavorare con atleti e squadre ad ogni livello. Con loro, spazio dal miglioramento della performance, al superamento di blocchi mentali ed emotivi, fino al trattamento psicoterapeutico breve – se necessario – per favorire il pieno recupero psicofisico e la realizzazione delle loro potenzialità. Ogni programma è altamente individualizzato e costruito su caratteristiche e limiti che l’atleta deve superare o affrontare.

Il mio è sicuramente un osservatorio privilegiato sul mondo dello sport, ma anche della vita personale dei giovani atleti e del loro ciclo di vita. Troppo spesso questi ragazzi sono considerati solo atleti che devono vincere e raggiungere obiettivi sportivi, trascurando quanto sia difficile il loro percorso di vita, se paragonato ai loro coetanei. I giovani atleti, soprattutto i tennisti, sono spesso sradicati dai propri paesi di origine, dalle proprie famiglie, crescono molto in fretta e sono chiamati ad adattarsi continuamente a nuove realtà e a nuove persone, portandosi addosso responsabilità e pressioni. Per me è sempre una grande soddisfazione assistere alla crescita non solo dell’atleta, ma anche della persona. L’esperienza mi ha portato a comprendere quanto la crescita personale di un atleta, la sua maturità fuori dal campo, lo renda capace di accettare le sfide del gioco e della gara. La vita è un gioco e il gioco è la vita; in esso riflettiamo il nostro modo di collaborare, di affrontare le difficoltà, di gestire le emozioni. È fondamentale avere degli strumenti che siano in grado di andare incontro a tali esigenze di crescita e maturazione, oltre all’obiettivo di vincere delle gare.

 

Perché uso l’approccio strategico

Il modello strategico è il punto di riferimento del mio modus operandi. A qualunque livello, il fine primario è stimolare le risorse dell’atleta, guidandolo a chiarire la natura della difficoltà che si trova ad affrontare, a individuare gli obiettivi concreti che intende raggiungere. Il mio compito è aiutarlo a focalizzare e a mettere in atto le strategie più efficaci per raggiungere il risultato auspicato, quindi, renderlo progressivamente indipendente e autonomo, nel suo programma di allenamento mentale ed emotivo.

Garbine Muguruza – Roland Garros 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Adottare il modello strategico mi consente di mantenere rigore e flessibilità nell’intervento e costruire con l’atleta un programma efficace ed efficiente, ossia raggiungere i risultati in tempi rapidi. La tipologia dell’intervento breve (i risultati si osservano in un arco limitato di tempo) e strategico (mirato ad un obiettivo specifico) è molto adatta alle necessità degli atleti, perché in grado di favorire significativi cambiamenti, osservabili entro i primi incontri, grazie ad un approccio attivo e prescrittivo molto focale. Spesso gli atleti manifestano sintomi in prossimità della gara, così il rapido e concreto sblocco, la riduzione o il superamento della sintomatologia, consentono loro di acquistare fiducia.

Pur seguendo una metodologia rigorosa, ogni intervento è flessibile e mirato, in modo diretto all’atleta, o indiretto, orientato alla consulenza e supervisione di allenatori, genitori di giovanissimi atleti o società sportive. Nella mia pratica di psicologa dello sport ho inoltre notato che l’approccio strategico si adatta bene alla personalità degli atleti, solitamente collaborativi, concreti, disciplinati, abituati cioè a eseguire un compito e ad allenarsi per creare automatismi funzionali.

Come utilizzo il coaching strategico

Il coaching strategico è un intervento di breve durata, finalizzato al raggiungimento di un obiettivo. L’intervento si orienta al miglioramento di una certa capacità di cui l’atleta ha già appreso i fondamenti tecnici. Tale obiettivo è inscrivibile in due macro-categorie:

  • il potenziamento di una performance;
  • la rimozione degli ostacoli che ne impediscono la realizzazione.

In quest’ottica, assumo il ruolo di partner piuttosto che di esperto; facilito e favorisco la crescita personale dell’atleta, stimolandone il cambiamento nella direzione desiderata. Ciò significa concretamente scegliere gli strumenti più opportuni da fornire all’atleta, perché possa incrementare la sua capacità di osservare e rilevare i comportamenti non funzionali, al fine di correggerli. Nell’intervento di coaching guido ogni atleta ad imparare come diventare un problem solver, ad incrementare la motivazione al cambiamento e la flessibilità di azione, sviluppando nuove abilità e strategie, al fine di ottenere il cambiamento con il minimo sforzo. In altre parole, da coach metto al servizio dello sport e dell’atleta la mia conoscenza operativa, orientata al cambiamento migliorativo.

Come avviene il cambiamento

Gran parte delle problematiche, riguardanti gli atleti, sono strettamente legate ai disturbi fobico-ossessivi, in modo particolare al blocco della performance. In questi casi applico gli specifici protocolli di trattamento, propri dell’approccio strategico. Un protocollo di trattamento è una strategia d’intervento composta da un insieme di linee-guida formalizzate e autocorrettive in grado di adattarsi e modificarsi costantemente durante il percorso. Pur applicando la stessa strategia di intervento usata in ambito clinico, l’interazione, la relazione ed il tipo di comunicazione che uso, si adatta al contesto e alla personalità dell’atleta.

Solitamente le situazioni problematiche portate da atleti in difficoltà non corrispondono ad aspetti psicopatologici dell’individuo, ma a difficoltà che si trasformano in un problema, spesso circoscritto all’ambito sportivo, in seguito tentativi falliti nel risolverle. L’utilizzo del modello di problem solving strategico è ciò che guida il mio lavoro con l’atleta. Uso un modello scientifico, empirico-sperimentale: conoscere il problema attraverso la ricerca della soluzione.

Simona Halep – Roland Garros 2017 (foto @Gianni Ciaccia)

Concretamente, quando una persona bussa alla porta del mio studio per la prima volta parto dal definire il problema o la situazione da migliorare, cercando di individuarle attraverso descrizioni concrete ed esempi pratici.

  • Definiremo insieme un obiettivo concreto, che non sarà solo quello di vincere, ma articoleremo questa meta, suddividendola in piccole tappe, che renderanno l’atleta ogni giorno più forte e fiducioso del proprio percorso.
  • Analizzeremo le Tentate Soluzioni, ciò che l’atleta ha provato a fare fino a quel momento e non ha prodotto risultati o ha portato peggioramenti. L’analisi serve a rendere l’atleta consapevole di ciò che andrà evitato, per uscire dalla situazione problematica e cominciare a migliorarla.
  • Andremo a trovare e valorizzare eventuali eccezioni positive, quasi sempre presenti ma spesso poco evidenziate, per mettere in luce le risorse di cui l’atleta dispone.
  • Inizierò a fornire prescrizioni mirate a risolvere il problema o le difficoltà, attraverso stratagemmi e tecniche comunicative, orientate a far cambiare la percezione all’atleta e a produrre in lui esperienze emozionali correttive.

Una delle peculiarità di questo metodo consiste nel partire dall’esistente, da ciò che l’atleta fa, per correggere progressivamente ciò che non funziona, sostituendolo con comportamenti e modalità più efficaci. Dall’utilizzo di esercizi concreti, che seguono una logica non ordinaria, finalizzata al produrre cambiamenti, l’atleta può relazionarsi diversamente con la situazione critica, vivere un’esperienza diversa che lo porterà ad un modo diverso di percepire se stesso e la sua prestazione. Tale trasformazione, definita esperienza emozionale correttiva, guiderà gradualmente l’atleta verso il cambiamento, che sarà progressivamente consolidato dall’allenamento per arrivare in fine alla piena consapevolezza degli strumenti utilizzati e del cambiamento realizzato.

In questo modo, al termine del percorso l’atleta si sentirà pronto per affrontare le sue paure, per saltare i suoi ostacoli, per migliorare la prestazione, come atleta e come persona. Avrà gli strumenti per farlo e la capacità di saperli utilizzare all’occorrenza e in autonomia. L’atleta non sarà una marionetta nelle mani del coach, ma una persona indipendente, capace di adattarsi e di cambiare strategia all’occorrenza e se cadrà, saprà rialzarsi. Se dovesse perdere di nuovo la strada, avrà la capacità di riconoscerlo in tempo, di comprendere e accettare le proprie debolezze e chiedere aiuto con fiducia e coraggio.

Ecco ciò che faccio e ciò che guida il mio lavoro nella valorizzazione del talento degli atleti e delle loro risorse.

Riferimenti bibliografici
R. Milanese, P. Mordazzi – Coaching strategico. Trasformare i limiti in risorse
M. Rampin –  Lo sport dal collo in su
G. Nardone – Problem solving strategico da tasca
G. Nardone – Oltre i limiti della paura
P. Watzlawick, G. Nardone – Terapia Breve Strategica

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Chi è Ulises Badio, il fisioterapista dietro al recupero di Novak Djokovic

Il fisioterapista argentino ha avuto un ruolo fondamentale durante l’Australian Open, aiutando il serbo a vincere il suo diciottesimo Slam nonostante un problema fisico

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Qui l’articolo originale (scritto prima della finale dell’Australian Open)

Mentre tutti gli occhi sono fissi sulla corsa di Novak Djokovic verso il nono titolo all’Australian Open, è un uomo dietro le quinte a far sì che Nole possa scendere in campo. Il suo nome è Ulises Badio e questa è la sua storia.

Uli ha a cuore la mia carriera e me personalmente, e si prende cura del mio benessere fisico. È un vero professionista e una persona estremamente dedita. Da sei o sette giorni lavora 24 ore su 24 e lo ringrazio di tutto cuore per questo”. Questa è una dichiarazione di Novak Djokovic sul suo fisioterapista Ulises Badio, le cui “mani magiche”, come ha dichiarato Djokovic, hanno aiutato enormemente il numero uno del mondo nel suo cammino a Melbourne.

 

Chi è Ulises Badio? L’argentino si è laureato in kinesiologia e fisioterapia ed esercita sia terapia manuale che chiropratica, oltre che agopuntura e medicina cinese, cose che ben si allineano con l’approccio olistico e la visione del mondo di Djokovic. Il serbo parla regolarmente di questo approccio alla cura, che consiste nel prendere in considerazione l’intera persona, piuttosto che curare un organo, una malattia o i sintomi della stessa.

Oltre a quattro anni come fisioterapista sull’ATP Tour, la vasta esperienza di Badio include anche un periodo passato con la squadra di calcio del Valencia, sei volte campione di Spagna, e un periodo passato a lavorare per diverse cliniche e un centro di medicina sportiva in Arizona.

Secondo chi lo conosce, Ulises è un eterno studente, sempre in cerca di modi per migliorare le proprie capacità e perfezionare il suo approccio. Dopo tutto, non è un compito facile entrare a far parte della squadra di uno degli atleti di élite di questo sport. Badio si è guadagnato il posto non solo con le proprie capacità, ma anche con la sua tenacia durante un periodo di crisi: ha infatti iniziato a lavorare con Djokovic nel maggio del 2017, un mese e mezzo prima che il serbo si ritirasse durante la partita dei quarti di finale di Wimbledon contro Tomas Berdych, cosa che gli ha fatto perdere il resto della stagione a causa di problemi al gomito. Fu allora che il bonario Badio si fece avanti guadagnandosi il posto. Il rapporto fra Novak e Ulises si è consolidato durante quelle difficoltà, e l’argentino è diventato un membro fidato della cerchia ristretta di Djokovic.

La competenza di Uli è davvero vasta, conosce a fondo la materia. E, cosa altrettanto importante, è rimasto con Novak durante il periodo di crisi nel 2017; il suo aiuto è stato enorme per lui nell’affrontare il problema al gomito; è così che Uli si è guadagnato il suo posto“, ha detto lo scorso anno Marian Vajda, l’allenatore di Djokovic, a Sport Klub a Melbourne.

Il ruolo di Badio nella squadra è molto importante anche in circostanze normali. Essendo Djokovic uno dei giocatori più in forma del tour, nulla di questo aspetto viene lasciato al caso, al punto che Uli una volta ha dichiarato che la struttura fisica di Djokovic consente loro di praticare stretching ben quattro volte al giorno. Quest’anno a Melbourne, però, Badio ha avuto pane per i propri denti: dopo che Djokovic si è infortunato nella partita di terzo turno contro Taylor Fritz, praticamente tutto il suo tempo è deputato al solo recupero.

Il tempo dedicato al recupero dall’infortunio è il 100 percento della mia giornata negli ultimi cinque giorni“, ha detto Djokovic dopo aver battuto Aslan Karatsev in semifinale. Non era solo un modo di dire: Badio ha lavorato ogni ora sul corpo di Novak e il lavoro è così immenso che aveva bisogno dell’aiuto dei suoi colleghi, i fisioterapisti dell’ATP.

Prima di tutto, Uli è una persona meravigliosa e lo puoi vedere ogni giorno dalle piccole cose che fa. Il modo in cui tratta le altre persone è significativo, scambia sempre due parole con le guardie qui a Melbourne, l’altro giorno ha portato cioccolatini e regali ai suoi colleghi che lavorano con l’ATP”, racconta Djokovic. È davvero raro trovare Ulises senza un sorriso ampio e amichevole stampato sul viso. Apprezza l’opportunità che gli viene data dalla propria posizione, e anche facendo solo poche chiacchiere con lui si può dire quanto il 42enne Uli sia innamorato del suo lavoro. “Uli si è adattato perfettamente, Novak gli vuole bene, noi gli vogliamo bene“, ha riassunto Vajda.

Infine, dato che a Djokovic piace avere tutte le sfaccettature attorno a sé coperte, Badio è un po’ diverso da Miljan Amanovic, un altro fisioterapista di Novak, attualmente non presente a Melbourne. “Miljan è il mio padrino e anche un fisioterapista molto devoto. Una cosa che mi piace di Uli e Miljan è che si completano a vicenda con le loro capacità. Sebbene abbiano approcci diversi in una certa misura, il risultato è che mi fanno sempre sentire bene e pronto“, osserva Djokovic. Non c’è stato molto tempo libero a Melbourne quest’anno, ma nei rari momenti di svago le passioni di Uli includono la musica e lo yoga, che anche Djokovic pratica. Allo stesso modo di Novak, Badio ama la filosofia orientale e spesso cita Buddha: “Quello che pensi, diventi. Quello che senti, attiri. Quello che immagini, lo crei“.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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ATP

ATP Buenos Aires, a Mager il derby contro Caruso: “Giocare a livello ATP è bellissimo”

Due set lottati vinti da Gianluca contro Salvatore in Argentina, tra caldo e umidità. “Fare come a Rio? Mi piacerebbe tanto!” dice il sanremese. “Non ho giocato molto a livello ATP e ma la godo al massimo”

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Gianluca Mager - Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Subito in campo il derby azzurro a Buenos Aires per dare spazio sul Centrale intitolato a Guillermo Vilas ai quattro incontri che vedono impegnati sei tennisti argentini. È il primo confronto a livello ATP tra Salvatore Caruso e Gianluca Mager, ma l’ottava considerando i circuiti minori, con Gianluca vincitore solo della prima e dell’ultima. Ed è proprio Mager a uscire vittorioso in due set da un match complicato da affrontare per entrambi, tipico quando si sfidano due connazionali.

Rispetto ad altre partite si è un pochino più tesi” confermato il vincitore, Gianluca, raggiunto in conferenza da Ubitennis poco dopo l’incontro. Poi qui c’è un’umidità davvero incredibile, oltre al sole che picchia fortissimo. Anche questo non ci ha aiutato a giocare bene“. In Argentina è pur sempre estate e si toccano i trenta gradi.

Le difficoltà iniziali sono tutte dal lato sanremese (‘lui ha cominciato bene, giocava ‘giusto’, dice Gianluca) delle rete con il break in apertura. Quando l’altro è capace di maggiore solidità e tu possiedi più penetrazione nei colpi, è elementare intuire cosa fare in campo. Così Mager affretta soluzioni, anche in uscita dal servizio, che si risolvono in errori e Sabbo mantiene il vantaggio con facilità davvero eccessiva, arrivando anche a incrementarlo fino al 5-2 pesante. Poi ti viene il dubbio di aver fondato quell’elementare intuizione su situazioni e conoscenze vere in generale e anche già sperimentate in campo, ma che non necessariamente valgono per il qui e adesso ed è allora una buona idea evitare di essere responsabili dell’avversarsi dei propri timori. Insomma, Gianluca comincia a tenere in campo qualche palla in più prima di tentare l’accelerazione, di cui spesso non ha bisogno perché incassa l’errore del ventottenne di Avola e lo raggiunge sul 5 pari.

 

Lui sul 5-4 mi ha un po’ aiutato, non ha giocato un buon game, e da lì la partita è entrata in lotta” analizza il sanremese. Il tie-break, a questo punto giusta conclusione, ripropone la situazione di punteggio di 5-2 del set con il doppio (in questo caso mini) break di vantaggio, però per Mager. Si fa anch’egli agguantare, ma poi prende a due mani coraggio e racchetta per un rovescio lungolinea che gli spalanca il campo e approfitta dell’errore di Caruso per chiudere 7-5.

Salvatore Caruso – Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Carte scoperte in un secondo set decisamente più lineare, con “Giangi” che si affida al servizio nei momenti di bisogno e il siciliano che, non sfruttato lo 0-40 in risposta nel secondo gioco, a sua volta esce bene dalle difficoltà, ma solo fino al 4 pari, quando cede a zero la battuta. “Nei momenti decisivi del secondo set ho servito sempre bene, anche quando ero sotto 0-40. Lui è uno che risponde molto bene” è la coda dell’analisi di Mager, che ottenuto il break non esita e chiude senza problemi, tornando alla vittoria dopo le due sconfitte all’esordio della trasferta australiana e quella di Cordoba.

Al secondo turno affronterà Pablo Andujar, fin troppo facile vincitore di Londero, ma non certo nel periodo migliore della carriera a dispetto di quel 57° posto nel ranking. Chiediamo a Gianluca se sono già scattate le ‘Rio vibes‘, i ricordi sudamericani relativi alla finale raggiunta a Rio lo scorso anno poco prima che iniziasse la pandemia. “Eh, mi piacerebbe tanto riuscirci di nuovo! A Rio avevo giocato più partite, perché avevo passato le quali, e venivo da un anno ottimo a livello challenger, mentre dopo il lockdown non ho giocato benissimo. Pablo lo conosco, giochiamo insieme la Serie A a Genova e l’ho affrontato un paio di volte. Per me giocare a livello ATP è una cosa bellissima, perché non ci ho giocato tanto ed è ancora una cosa nuova, quindi me la godo al massimo“.

Dopo la vittoria a Melbourne 1 contro Seppi, arriva invece un secondo derby sfortunato per Caruso, che veniva direttamente dal bel confronto Slam con Fognini. “Ho fatto fatica a ritrovare il mio tennis dal 5-2. Poi lui, che stava facendo molti errori, è salito un attimo e la partita si è rimessa in equilibrio. Sono partite particolari perché giochiamo con degli amici: ceniamo assieme e giochiamo a carte assieme, ma in campo diventano avversari e devi pensare a batterli“. Del resto, poter giocare più derby a livello ATP è solo positivo: “Vuol dire che nel circuito siamo in tanti, adesso“.

Tornando ai padroni di casa, a chiudere l’invasione albiceleste del programma di martedì, precisamente (per modo di dire) non prima della mezzanotte italiana, la sfida mancina ma soprattutto arrotina tra Fede Delbonis e il fenomeno della scorsa settimana, il nuovo idolo di casa, il diciannovenne “dalle quali al trofeo senza passare dal via”, Juanma Cerundolo. Nel novembre 2019, a Montevideo, fu il trentenne di Azul a imporsi per 6-2 7-6 contro l’allora n. 483.

Risultati:

G. Mager b. S. Caruso 7-6(5) 6-4
[WC] F. Diaz Acosta vs [Q] J. Munar
[Q] F. Cerundolo vs F. Coria
[SE] F. Bagnis vs [8] F. Tiafoe
F. Delbonis vs [SE] J.M. Cerundolo
[Q] L Klein b. A. Martin 6-4 6-3
[Q] S. Nagal b. J. Sousa 6-2 6-0

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Esordio vincente per Camila Giorgi a Lione

La tennista italiana supera 6-2 6-3 Viktoria Kuzmova e accede al secondo turno. In campo oggi anche Giulia Gatto-Monticone

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Camila Giorgi - Linz 2020 (foto via Twitter, @WTALinz)

È iniziata ieri la seconda edizione del WTA 250 di Lione, prima tappa europea della stagione tennistica femminile e sul cemento indoor francese è tornata in campo anche Camila Giorgi. La giocatrice italiana, ultima a scendere in campo, ha iniziato bene il torneo con una netta vittoria ai danni della slovacca Viktoria Kuzmova (22 anni, n. 102). La maceratese attualmente n. 81 del mondo ha perso solamente una volta la battuta – ad inizio secondo set, rimediando subito con un contro-break – e si è imposta per 6-2 6-3. Per Giorgi adesso al secondo turno ci sarà Nina Stojanovic, 24enne serba n. 95 del mondo.

La vittoria più sorprendente della prima giornata è stata messa a segno da Clara Tauson. La giovane promessa danese proviene dalle qualificazioni e al primo turno ha estromesso la testa di serie n.1 Ekaterina Alexandrova con un’ottima prestazione. 6-3 6-4 il punteggio in favore della 18enne, che ha centrato così la sua seconda vittoria in carriera sul circuito maggiore dopo il primo turno superato al Roland Garros lo scorso anno. Per lei ci sarà ora Timea Babos. Infine scenderà in campo questa mattina l’altra italiana presente in tabellone: la qualificata Giulia Gatto-Monticone. La n. 170 del mondo se la vedrà con Tereza Martincova, anche lei proveniente dalle qualificazioni.

Risultati:

[Q] C. Tauson [1] E. Alexandrova 6-3 6-4
C. Giorgi b. V. Kuzmova 6-2 6-3
T. Babos b. V. Gracheva 6-4 5-7 6-3
N. Stojanovic b. [6] S. Cirstea 6-4 6-0
[8] A. Rus b. Xiyu Wang 7-6(6) 6-4
G. Minnen b. K. Kawa 7-5 7-5
[2] F. Ferro b. [Q] M. Frech 5-7 7-5 7-5

 

Il tabellone aggiornato

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