Tipsarevic: "Posso tornare in top 50. Djokovic supererà Federer, Murray vincerà un altro Slam"

Interviste

Tipsarevic: “Posso tornare in top 50. Djokovic supererà Federer, Murray vincerà un altro Slam”

Janko Tipsarevic si racconta al The Tennis Podcast ripercorrendo le sue sue disavventure fuori dal campo, facendo pronostici sul futuro e sottolineando il valore pedagogico del fallimento

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Janko Tipsarevic - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Come ricorda lui stesso in una recente intervista, tanto lunga quando interessante, Janko Tipsarevic è stato numero 1 al mondo under 14, under 16 e under 18, e in tutti i casi con un anno di anticipo. Se non fosse stato per la sua grande tenacia e il suo amore verso il tennis, forse già da tempo lavorerebbe per qualche televisione serba, magari sarebbe occupato a commentare proprio qualche partita junior (categoria nella quale vanta un Australian Open). E invece a cinque anni dall’inizio del suo calvario, sono proprio i sogni svaniti e la serie incessante di fallimenti a dargli la forza per proseguire nel circuito.

CRONOLOGIA CHIRURGICA – Il serbo era sparito dai radar da un po’ e forse solo chi fa un utilizzo assiduo dei social era riuscito a restare “in contatto” con lui, sempre puntuale nell’aggiornare i fan sulle sue condizioni. “Nella mia vita recente ci sono stati un sacco di ospedali, dottori e operazioni”, esordisce Janko. “Negli ultimi cinque anni mi sono sottoposto a sette interventi tutti alle gambe. Le prime due alla pianta del piede sinistro dove avevo un tumore benigno, che era stato asportato una prima volta, ma è ritornato dopo un anno e mi è stata rimossa circa l’80-85% della mia pianta del piede. Dopo questo episodio sono riuscito a tornare fino alla posizione n. 70, ma un anno e mezzo dopo ho iniziato ad avere forti dolori al ginocchio destro a causa della compensazione, e nel giro di un’altro anno e mezzo sono tornato sotto i ferri due volte. A questo punto tutto sembrava andare bene e in sei mesi da zero sono tornato in top 50, salvo poi avere dei problemi ad entrambi i tendini. Per farla breve, alla fine l’ultima operazione è avvenuta due anni e mezzo fa, sia al tendine destro che sinistro. A dicembre sono tornato ad allenarmi e forse ho cominciato la stagione un po’ troppo presto con gli Australian Open (sconfitta al primo turno da Dimitrov), ma volevo iniziare così il 2019; sentivo qualche dolorino anche se superabile”.

 

IL SEGRETO? DIVERTIRSI… COME ROGER – Al momento il tennista di Belgrado è numero 318 del mondo e con $8,289,581 di montepremi guadagnati in carriera sorge spontaneo chiedersi perché abbia continuato a farlo. “Se non amassi il tennis non l’avrei fatto ovviamente, questo è il punto di partenza. Poi i miei giocatori e i miei coach mi hanno insegnato che ‘è normale lavorare’. Forse suona male e stupido, ma mi è sempre stato detto che ‘è normale dare tutto quello che hai’, ‘è normale provarci’, ‘è normale fare il massimo'”. E adesso ogni volta che scende in campo può godersi il momento come mai aveva fatto prima.

Ora mi diverto molto di più rispetto a quando ero numero 8, perché in quel caso ero favorito contro quasi tutti e se sei un gran giocatore impari a gestire quella sensazione e ti imponi sull’avversario. Ma in quel periodo ero giovane e fresco quindi avevo un piano B: potevo mettermi a faticare da fondo campo, remando e correndo, facendo qualcosa fuori dalle mie corde ma che comunque mi permetteva di portare a casa la partita. Ora, a causa della mia età e della mia salute, non ho un piano B e quindi sapendo che il mio piano A è quello di stare vicino alla linea di fondo e giocare aggressivo, mi diverto di più. Ho imparato molto da Roger: una delle ragioni per le quali sta avendo un successo tremendo è che non ha un piano B, è diventato più saggio tatticamente. In passato quando giocava aggressivo con Nadal e iniziava a sbagliare, decideva di indietreggiare qualche metro e Nadal lo sopraffaceva. Ora invece, sapendo di non avere un piano B gioca sempre costantemente un tennis aggressivo e io credo che anche lui si diverta maggiormente, come me“.

LO SPETTRO DELLA DEPRESSIONE – Le difficoltà, tra un tentativo di risalita e l’altro, si sono fatte sentire parecchio e recentemente oltre al fisico anche la mente ha iniziato a dare qualche grattacapo, soprattutto in rapporto a quella che sembra essere una problematica sempre più attuale. “Nel 2018 è stata la prima volta nella mia carriera in cui, non dico che stessi pensando al ritiro, ma ho iniziato a sentire la stanchezza dal punto di vista mentale. Era il quinto anno che tentavo di risalire e mi rendevo conto che c’era sempre qualcosa che non fosse in mio controllo e che mi tratteneva; non potevo fare nulla per sentire meno dolore e la cosa ha avuto un effetto su di me e sulla mia famiglia. Non voglio chiamarla depressione, forse era solo una forma leggera. Io mi ostinavo a non voler parlare con nessuno: il mio corpo aveva messo il pilota automatico. Non direi neanche che mi sentivo di cattivo umore, ero semplicemente piatto, il che è l’opposto della mia personalità“.

Questa sorta di apatia nei confronti del proprio “lavoro” non sembra così dissimile da quanto vissuto da Djokovic due anni fa, e grazie al suo punto di vista privilegiato Janko ha potuto imparare non poco dal suo amico connazionale.

LA LEZIONE DI NOLE – “Molte persone riconoscono che Novak, dopo aver vinto il Roland Garros nel 2017, abbia avuto un crollo mentale, come capitato a Murray dopo essere diventato numero 1. Alcuni ritengono sia stata colpa del guru, della sua dieta, e qualche altra cazzata… ma la ragione per la quale gli è successo – secondo la mia opinione, non so se Novak la condivida o meno – è il fattore infortunio. Quando provi dolore e cerchi di fare qualcosa di straordinario, come nel suo caso, ti senti demotivato e alla fine è come se impazzissi. Non riesci a prendere le decisioni giuste per la tua vita e la tua carriera a causa questo mix letale di infortuni-stanchezza mentale che Novak ha vissuto per un breve periodo, otto mesi. Forse mi sembra breve perché io sono stato infortunato per cinque anni, e inoltre sembra durato ancora meno perché nel giro di altri otto mesi è tornato numero 1. Ho comunque imparato da lui una cosa di fondamentale importanza: applicare lo stile di vita del tennista. Come vivere il tennis ogni giorno. Quando incontrai Novak dopo l’operazione al gomito, vedendo il modo in cui si comportava, gli dissi: ‘L’anno prossimo tu sarai n. 1’, e lui rise perché in quel momento era numero 20″.

L’OSSESSIONE COME DONO – Janko ormai sembra diventata la persona giusta per parlare di casi clinici nel mondo del tennis e un commento su Murray non poteva mancare:Andy tornerà più forte di prima, vincerà un altro Slam. Non so se tornerà n. 1 ma sarà più forte che mai. Ne sono certo al 100%, così come ne ero sicuro quando stavo parlando con Novak dopo la sua operazione. Forse in quel caso è stato un po’ più facile perché ci frequentavamo e sapevo come si stesse comportando. Io non sono molto religioso, ma credo che in qualche modo l’universo sia in grado di riconoscere quando tu vuoi veramente qualcosa. Secondo la mia opinione, Andy Murray è ossessionato dal tennis, il che è un grande dono, e quando si vuole tremendamente una cosa non ci sono motivi per la quale non possa accadere”.

IL PIANO DI DJOKOVIC – Tornado poi a parlare di Djokovic, Tipsarevic si lascia andare anche ad un’altra profezia, forse di ancor più difficile attuazione. “Con Novak non ho mai parlato del futuro ma anche se credo che riuscirà a battere il record di Slam e sarà il tennista ad aver vinto il maggior numero di Master 1000, non penso che a questa età lui abbia questi obiettivi. Piuttosto sta cercando di gestire la sua vita passo passo per cercare di essere il miglior Novak possibile durante questi eventi“.

IL PROBLEMA DEL RUOLO POLITICO – Chiudendo il capitolo sul numero 1 del mondo, il tennista di Belgrado aggiunge: “Una delle cose che al momento sta avendo un impatto negativo sul suo rendimento, è il fatto di essere il presidente del Player Council. Novak detesta essere dipinto come il cattivo di turno e dopo l’addio di Chris Kermode è questa l’immagine di lui che è passata attraverso i media. Lui, contro il mio consiglio, sta prendendo questo ruolo troppo sul serio. In passato, senza fare nomi, c’erano tennisti che ricoprivano questa carica solo per essere presidenti e non si interessavano neanche a un 10% di quanto fa Novak. Durante gli Australian Open stava parlando con i giocatori sul motivo per cui il campo 17 fosse più veloce del campo centrale, mentre io pensavo ‘ma che cazzo stai facendo? Dovresti occuparti di altre cose, soprattutto in questa fase della tua carriera’. Secondo me è rimasto un po’ deluso perché sta cercando davvero di fare del bene per il tennis“.

VIETATO ARRENDERSI – Infine Tipsarevic, con una valigia carica di successi e fallimenti “dai quali ho sempre imparato qualcosa”, guarda al futuro per la prima volta “senza avere un obiettivo”. “Non posso darmi un traguardo realistico perché non so come si comporterà il mio corpo in futuro, anche se penso di poter tornare in top 50. La cosa comunque non cambierebbe la mia vita, ma significherebbe molto per me perché avrei dimostrato che con la forza di volontà e una mentalità mai arrendevole si possono fare queste cose“.

Janko Tipsarevic – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

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Interviste

Nadal: “Sono più felice per il titolo che per aver battuto Djokovic”

Il clic? “Dopo il primo turno a Barcellona. Il giorno dopo mi sono svegliato con una energia differente”. Uno sguardo a Parigi: “Ripeterò il solito programma. Non vedo l’ora di essere là”

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Rafael Nadal - Conferenza Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da FEDEX

Rafael Nadal è tornato, ammesso che fosse mai andato via. Conquistando per la nona volta gli Internazionali d’Italia – rimane ‘solo’ il quarto miglior record della sua carriera relativamente ai tornei, stante il dominio di Barcellona, Montecarlo e Parigi – il maiorchino ha anche interrotto un digiuno di vittorie che durava dalla scorsa edizione della Rogers Cup. In finale ha battuto Novak Djokovic, per la 26esima volta in carriera (11esima in una finale), dandogli anche una spallata sulla strada per guadagnare una posizione di vantaggio in vista del Roland Garros.

Finalmente, in
conferenza stampa ha potuto sfoggiare il sorriso, quello del titolo numero 81 in carriera.

 

Qual è la tua analisi del Match?
L’analisi?


Ho giocato bene, un grande match, tutto considerato. Nel primo set ho mantenuto un livello di tennis fantastico. Nel secondo anche, ma ho perso molte delle opportunità di vincerlo. Quando una cosa del genere succede contro un giocatore del calibro di Novak sei nei guai, no? Infatti ho perso il set. Per quanto concerne il terzo set, l’inizio è stato molto importante. Mi sembra di aver giocato molto bene durante tutto il match, se devo essere onesto. Solo un po’ di tensione alla fine del secondo set. Ma il livello del gioco è stato molto alto, è stata una grande partita sotto tutti gli aspetti. Sono molto soddisfatto.

Quale aspetto di questa vittoria ti ha più soddisfatto: prima vittoria dell’anno su terra, oppure il fatto di aver battuto Novak dopo la sua ultima vittoria, nell’arco della vostra rivalità?
Quello che più mi soddisfa è il trofeo. L’Open di Roma è uno dei tornei più importanti dell’anno. È parte della storia del nostro sport. La cosa più importante è stata riuscire a vincere qui di nuovo. Più volte durante la settimana mi avete chiesto conto dei tornei vinti quest’anno; finalmente ne ho vinto uno. Per me le cose più importanti sono sentirmi in forma e sentire di giocare bene, disponendo dell’energia di cui ho bisogno. Se ho queste cose, l’esperienza insegna che prima o poi lotterò per un titolo, no? Recupato il mio livello di gioco, i risultati sarebbero dovuti arrivare di conseguenza. Oggi ne è stato un esempio. Durante le ultime settimane, in particolare le ultime due, ogni giorno è stato migliore del precedente. Ed ora finalmente eccomi qui con questo grande trofeo, una vittoria molto importante.

Naturalmente, giocare contro Novak è sempre una esperienza speciale, come ho detto ieri, perché ormai lui è parte della storia di questo sport. Nessun confronto si è disputato più volte nella storia del tenni. Speciale, no? Oggi ho vinto io, le ultime due volte lui aveva vinto lui. Ma sono più felice per il titolo che per aver battuto Novak. Sono particolarmente soddisfatto anche dell’essere riuscito a tenere un livello di gioco molto alto.

Hai giocato spesso contro Novak. C’è stato qualcosa di differente in questo match, ovvero il bagel nel primo set. Prima volta che uno dei due infligge questo punteggio all’altro. Cosa ti ha permesso di vincere il primo set in quel modo?
Onestamente, non mi interessa vincere 6-0 o 6-4. È solo un punteggio. Ho giocato un grande primo set sotto tutti gli aspetti. Nessun errore. Ho giocato molto aggressivo, variando le direzioni. Questo tipo di giornate accadono. Non è consueto, e probabilmente non accadrà di nuovo. Il primo set è una parte molto importante di ogni partita. Ciò che conta di quel set è che sono riuscito a giocare a quel livello, no? Quella è la cosa importante per ciò che è successo oggi, e per il futuro.

Dopo la sconfitta contro Dominic [Thiem] hai detto di aver percepito buone sensazioni, e sapevi in quale direzione tu stessi andando. Puoi riassumerci il processo di trasformazione al quale sei andato incontro fra Barcellona, Madrid e infine Roma?
Beh, come ho detto, non voglio ripetere sempre gli stessi errori. Dopo Indian Wells, ho passato momenti duri in attesa di recuperare, soprattutto è stato difficile accettare un’altra volta di essermi infortunato. Non sono arrivato ben preparato a Montecarlo. Ho perso una grande opportunità in semifinale. Sono stati momenti molto duri. Il primo turno a Barcellona è stato un disastro. È stata probabilmente la partita che ho giocato con meno energia in tutta la mia carriera. Dopo quella, sono tornato in hotel e ho pensato a cosa non stesse andando e come avrei potuto cambiare direzione, sistemare le cose. Mi sono svegliato il giorno dopo con una energia differente, ecco cosa è successo. Da quel momento in poi, penso di aver ricominciato a migliorare.

Contro Dominic è stato un buon match. Ho perso, quella volta. Ma quel match mi ha aiutato a vedermi in risalita, a vedermi meglio e a intravedere possibilità di miglioramento. Successivamente, a Madrid è andata meglio di Barcellona. Ma è una linea sottile su cui camminare. Madrid è uno dei tornei che mi risulta più ostico per via dell’altitudine. Anche se gioco in casa, sono condizioni a cui non sono abituato. È il torneo sulla terra in cui tradizionalmente mi sento meno in controllo. Nonostante questo, anche quella settimana mi ha aiutato, ho giocato un paio di buoni incontri.

Qui è stato lo stesso: ogni giorno un po’ meglio. Ieri è stato probabilmente il mio miglior match sulla terra di questa stagione, e oggi ho giocato anche meglio. Tutto qui. Sono molto soddisfatto di aver raggiunto questo livello nell’ultimo torneo prima di uno Slam. Ma non voglio parlare dei tornei dello Slam. Non l’ho mai fatto in passato. Ogni torneo è unico, per me. Avere la possibilità di vincere ancora a Roma è stato unico.

Cosa pensavi della tua stagione, dopo il ritiro ad Indian Wells?
È stato un momento molto duro. Dopo aver vinto i quarti di finale contro Karen Khachanov, tornato negli spogliatoi, ho passato un gran brutto momento perché conosco il mio ginocchio, so quando qualcosa non va. Naturalmente ho voluto aspettare fino la mattina dopo,per vedere come mi sarei alzato. Ma in quel momento vedevo tutto nero. Ecco, quello è stato il momento peggiore. Poi tornare a Mallorca, accettare il fatto di perdere due settimane in trattamenti, recuperi, un altro momento di stop. Non molta gente lo ricorda, perché ho finito l’anno scorso al numero 2, ma nel 2018 ho finito soltanto sette tornei. È stata dura. Anche se la scorsa è stata una grande stagione, ho dovuto accettare problemi molte volte. Sono stato costretto a ritirarmi in Australia e allo US Open, poi ho voluto tornare a Parigi, è successo quello che è successo al piede, e ho dovuto sottopormi ad un intervento.

All’inizio di questa stagione è stato un susseguirsi di eventi spiacevoli. Ho dovuto rinunciare a Brisbane. Ad Acapulco ho avuto un problema ad una mano e non ho potuto giocare per cinque giorni, prima di quel torneo. Pensavo di stare giocando molto bene ad Indian Wells, e poi mi sono dovuto ritirare. Mentalmente spossante. Mi è servito del tempo, per accettare tutto questo. È l’ultima volta che voglio parlarne, ormai è successo. Ho lavorato molto duro per essere dove sono, mentalmente e fisicamente, e anche nel tennis, ovviamente. Quella è la vera vittoria, il lavoro di ogni giorno, prima ancora che la vittoria dei titoli. La vittoria più importante è avere la motivazione per perseverare nel lavoro di tutti i giorni.

Hai detto che eri stanco sia fisicamente che mentalmente. Come ti sei allenato, mentalmente, per essere centrato a quei livelli?
Lavori mentalmente quando scendi in campo tutti i giorni, non ti lamenti se giochi male, hai problemi, o hai dei dolori. Insomma, metti in campo la giusta attitudine. Non sei negativo rispetto a tutto ciò che accade, ai problemi fisici. Scendi in campo ogni giorno con la passione necessaria per continuare ad allenarti con costanza. Questo è lavoro mentale, e nella mia carriera mi ha consentito di avere sempre la possibilità di tornare competitivo. Ed eccoci qui. Un titolo importante, in un momento importante. Adesso devo continuare così.

Il nuovo campo del Roland Garros, il Philippe Chatrier. Hai visto qualche foto? Andrai a Parigi qualche giorno prima, per allenarti in questo nuovo campo centrale?
Ho visto una foto. Sembra fantastico.Un nuovo campo, ma probabilmente non molto differente. Ho visto che è ancora aperto, quando sarà completata la copertura? L’anno prossimo?


Probabilmente l’anno prossimo le sensazioni saranno molto differenti. Quest’anno non credo, il vento influirà come negli anni precedenti. Il campo è sempre molto grande. La differenza è probabilmente sugli spalti, ma non avranno un grosso impatto sul gioco. Arriverò con un po’ di anticipo, come sempre. Ripeterò il mio solito programma. Sicuramente non vedo l’ora di essere là e di avvertire le sensazioni, vedere il campo e i miglioramenti che il Roland Garros sta introducendo.

Traduzione integrale a cura di Michele Brusadelli

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Interviste

Djokovic: “Nadal troppo forte oggi. A Parigi Fognini può dire la sua”

Il numero uno del mondo accetta il verdetto del campo: “Avevo già rischiato di perdere con del Potro. Madrid e Roma a 10 giorni? Notizia falsa”

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Novak Djokovic - Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

È un Novak Djokovic tutto sommato soddisfatto per la sua “settimana” romana quello che si presenta in conferenza stampa dopo la finale persa al Foro. Il numero uno del mondo riconosce la superiorità di Nadal, soprattutto nel primo set: “Sono contento di aver lottato e portato l’incontro al terzo set sopratutto considerando che nel primo sono stato quasi stato spazzato via dal campo. I primi 3/4 giochi del terzo sono stati combattuti ed è li che ho mancato la piccola chance di mantenere il trend positivo dalla vittoria del secondo”.

Non vuole accampare scuse Djokovic anche quando giustamente gli ricordano il percorso faticoso finto alla finale. “Avevo poca benzina oggi, spesso mi mancava mezzo passo in più sulla palla, specie sul rovescio, ma Rafa ha giocato davvero in maniera egregia. Troppo forte per me oggi”.

Novak non ha alimentato alcuna polemica neanche riguardo alla programmazione congestionata dalla pioggia e al fatto di aver disputato due match duri entrambi in sessione serale, contro del Potro e Schwartzman, ma senza alzare i toni ha parlato di una programmazione migliorabile.

 

Ieri sera quando ho finito erano circa le 23 e sull’altro campo stavano ancora giocando il doppio che è poi terminato all’1 di notte, con la finale del doppio programmata per oggi alle ore 14. Queste sono cose un po’ preoccupanti per i giocatori perché ti chiedi su che base stilino gli orari delle partite. A parte questi aspetti da migliorare, non voglio utilizzarla come scusa e togliere i meriti a Rafa. Avevo già rischiato di perdere ai quarti con del Potro, riprendendo un match quasi perso. Oggi ho lottato e anche se non al meglio sono riuscito a giocarmela. Ciò è positivo”.

Molto interessante invece la risposta alla domanda sugli spunti tecnici della partita. Un giornalista gli chiede: “Spesso hai la meglio sulla tua diagonale di rovescio, pensi che oggi (Rafa, ndr) abbia giocato meglio su quella diagonale con il suo dritto?”. E il serbo risponde: “Nel secondo set sono andato meglio, ma mi mancava un po’ di dinamicità e tempo sulla palla. La palla che arriva dal dritto di Rafa è molto carica e anche il rimbalzo di giorno è piuttosto differente rispetto alla sera. Inoltre io non ho sul rovescio uno spin come quello di Dominic Thiem o altri giocatori da quel lato, di solito cerco di colpire piatto d’anticipo essendo “sopra alla palla”. Oggi però non mi è riuscito molto bene. In aggiunta a ciò nessuno copre bene il campo come Nadal e spesso sei costretto a giocare un colpo in più nello scambio che normalmente con il 99% dei giocatori sarebbe già concluso”.

Non c’è invece nulla di concreto, per il momento, riguardo al possibile prolungamento dei tornei di Madrid e Roma a dieci giorni. “Non so da dove venga questa notizia, ma è falsa. Capisco benissimo le ragioni per le quali entrambi i tornei vogliano passare a 10 giorni. Il calendario come sapete è molto complicato e non è facile per l’ATP venire incontro alle esigenze di Roma e Madrid senza penalizzare qualche torneo minore. Credo che se un cambiamento del calendario ci sarà e verrà approvato il prolungamento per un torneo, accadrà anche per l’altro”.

Come per Nadal, la chiusura di conferenza è proiettata all’imminente Roland Garros. “Senza dubbio Nadal rimane favoritissimo. Tuttavia credo che ci siano diversi giocatori competitivi. Dominic può dire la sua e lo stesso Fabio Fognini ha dimostrato a Montecarlo di cosa è capace. Del resto sono 15 giorni di torneo con partite 3 su 5 ed un giorno di riposo. Tutti arriveranno preparati e possono giocarsela al meglio delle proprie possibilità”.

Gianluca Santori

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Interviste

Pliskova: “Credo che Conchita abbia pregato perché vincessi oggi!”

La giocatrice ceca vince per la prima volta a Roma e diventa n.2 del mondo. “Nessuno mi dava grandi possibilità per la vittoria finale, me compresa. Sono felicissima”

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Come ci si sente ad essere campionesse di Roma dopo il tuo cammino in questo torneo?
È meraviglioso, specialmente considerando che nessuno mi dava grandi possibilità per la vittoria finale. Me stessa compresa, credo. Prima del torneo non ero super fiduciosa, non pensavo assolutamente alla finale. Ero semplicemente contenta di giocare una partita in più. Quindi è un po’ come un miracolo per me, visto che questo torneo è su terra, qui non ho mai giocato bene, e sulla terra è sempre dura. Ho affrontato ottime giocatrici da terra e ovviamente sono felicissima.

Come stanno i tuoi polsi? Ti preoccupano in qualche modo? Come li curerai in vista di Parigi?
Direi che migliorano quotidianamente, ma non sono ancora al 100%. Quando sono in campo a giocare non sento alcun fastidio. Tutte le mattine però sento un po’ di dolore. Una volta che ho cominciato a sudare e giocare va meglio e mi scaldo. Le fasciature servono solo per assicurarmi che non accada niente di grave, quindi…

 

Oggi non hai perso il servizio. In generale hai avuto una buona giornata alla battuta. Hai subito il break solo una volta tra semifinale e finale. Credo che tu non avessi giocato neanche una partita quest’anno senza perdere la battuta. Come puoi spiegarlo, e quanto bene hai sentito il servizio questa settimana?
Sì, mi ha un po’ sorpreso. Credo che lei soffrisse un po’ il mio servizio. Forse non riusciva a leggerlo troppo bene. Io pensavo solo che gli angoli potessero essere attaccati. La prima ha funzionato, ho fatto un sacco di punti. Era anche un po’ ventoso e credo che in queste condizioni sia sempre difficile rispondere al servizio. Ho fatto un paio di doppi falli, di cui non sono contenta. È qualcosa su cui voglio migliorare ovviamente. Ma comunque credo che il servizio sia stato ottimo per tutta la settimana. Mi ha aiutato in un sacco di situazioni, anche quando stavo perdendo. Forse è stata la chiave del torneo.

Ti chiedo di fare il mio lavoro per me per un attimo. Chi credi che siano le giocatrici da tenere d’occhio per il Roland Garros, a parte te?
Credo Simona perché è una combattente. Non importa che giochi sempre bene, ma è sempre difficile da battere perché non concede nulla. Sulla terra è il doppio più difficile vincere il punto contro di lei. Quindi io direi Simona. Ovviamente ci sarà anche Serena. Non so in che forma sarà. È difficile da dire. È sempre tra le favorite per me perché è sempre tosta. Sto guardando chi ha vinto qui (guardando la coppa, ndr). Sì, direi loro due, sono sempre tra le favorite. Ovviamente ci sono diverse giocatrici forti, visto che ora c’è una vincitrice diversa ogni settimana. Ho vinto a Roma, quindi è difficile prevedere chi vincerà a Parigi.

Su Serena, lei sembra unica perché non può essere dimenticata, anche se gioca poco. Quanto è un’incognita o un fattore X in ogni torneo?
Ci ho giocato contro due volte negli ultimi sei mesi circa. Credo di sapere più o meno tutto di lei. È vero che non sai mai in che forma sarà, visto che gioca poco. Se gioca una o due partite e poi si ritira è difficile da dire. Voglio dire, ovviamente se gioca ce la metterà tutta. Sarà molto difficile batterla. Non importa che sia sulla terra, perché lei è comunque potente. Ha giocato un sacco in passato, credo che sappia quello che fa. Ovviamente vuol essere in salute al 100%. Forse è per questo che gioca meno che in passato. Per me è comunque difficile da battere.

Conchita ha vinto qui quattro volte. Che consigli ti ha dato?
È difficile dare consigli su come si vince un torneo (sorride, ndr). Sì abbiamo provato, non solo per questo torneo, a lavorare su un paio di cose prima della stagione sulla terra rossa. C’erano piccole cose, piccole differenze rispetto ai tornei sul duro. Ovviamente lei adorava la terra, quindi sa esattamente quel che dovrei fare. Erano piccole differenze: i movimenti, forse dare più topspin alla palla, fare le palle corte, che non usavo mai ma che ho iniziato ad adoperare, e variare anche i servizi. Ci sono più opzioni. La terra ti dà più tempo, lavoriamo su quello. È difficile dire qualcosa. So che amava questo torneo, credo che abbia pregato perché io vincessi oggi. Sì, direi che è iniziato tutto dal mio gioco. Stavo comunque facendo il mio gioco, quindi in realtà non è cambiato granché.

Stavi parlando di Conchita. Quanto è stata dura decidere di affidarti solo a lei quando stavi bilanciando le cose tra lei e Rennae? È stata una scelta dura?
Di sicuro. Ho vinto il torneo, quindi sicuramente non è stata una cattiva decisione. Ho vinto tornei anche prima. Non voglio dire di aver fatto la miglior scelta della mia vita separandomi da Rennae, ma mi sentivo di farlo. Sentivo di poter continuare solo con Conchi, ed ero felicissima del suo lavoro. Era dura far combaciare il tutto, tutti i tornei. Il mio team è abbastanza grande adesso, ho pensato che non servissero due allenatori. Sento che se sto bene mentalmente, fisicamente, non voglio dire che non importa chi è al mio fianco, ma molto dipende da me, dal mio atteggiamento mentale. Credo di poter vincere tornei anche in futuro.

Traduzione a cura di Alberto Tedesco

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