Tipsarevic: "Posso tornare in top 50. Djokovic supererà Federer, Murray vincerà un altro Slam"

Interviste

Tipsarevic: “Posso tornare in top 50. Djokovic supererà Federer, Murray vincerà un altro Slam”

Janko Tipsarevic si racconta al The Tennis Podcast ripercorrendo le sue sue disavventure fuori dal campo, facendo pronostici sul futuro e sottolineando il valore pedagogico del fallimento

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Janko Tipsarevic - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Come ricorda lui stesso in una recente intervista, tanto lunga quando interessante, Janko Tipsarevic è stato numero 1 al mondo under 14, under 16 e under 18, e in tutti i casi con un anno di anticipo. Se non fosse stato per la sua grande tenacia e il suo amore verso il tennis, forse già da tempo lavorerebbe per qualche televisione serba, magari sarebbe occupato a commentare proprio qualche partita junior (categoria nella quale vanta un Australian Open). E invece a cinque anni dall’inizio del suo calvario, sono proprio i sogni svaniti e la serie incessante di fallimenti a dargli la forza per proseguire nel circuito.

CRONOLOGIA CHIRURGICA – Il serbo era sparito dai radar da un po’ e forse solo chi fa un utilizzo assiduo dei social era riuscito a restare “in contatto” con lui, sempre puntuale nell’aggiornare i fan sulle sue condizioni. “Nella mia vita recente ci sono stati un sacco di ospedali, dottori e operazioni”, esordisce Janko. “Negli ultimi cinque anni mi sono sottoposto a sette interventi tutti alle gambe. Le prime due alla pianta del piede sinistro dove avevo un tumore benigno, che era stato asportato una prima volta, ma è ritornato dopo un anno e mi è stata rimossa circa l’80-85% della mia pianta del piede. Dopo questo episodio sono riuscito a tornare fino alla posizione n. 70, ma un anno e mezzo dopo ho iniziato ad avere forti dolori al ginocchio destro a causa della compensazione, e nel giro di un’altro anno e mezzo sono tornato sotto i ferri due volte. A questo punto tutto sembrava andare bene e in sei mesi da zero sono tornato in top 50, salvo poi avere dei problemi ad entrambi i tendini. Per farla breve, alla fine l’ultima operazione è avvenuta due anni e mezzo fa, sia al tendine destro che sinistro. A dicembre sono tornato ad allenarmi e forse ho cominciato la stagione un po’ troppo presto con gli Australian Open (sconfitta al primo turno da Dimitrov), ma volevo iniziare così il 2019; sentivo qualche dolorino anche se superabile”.

IL SEGRETO? DIVERTIRSI… COME ROGER – Al momento il tennista di Belgrado è numero 318 del mondo e con $8,289,581 di montepremi guadagnati in carriera sorge spontaneo chiedersi perché abbia continuato a farlo. “Se non amassi il tennis non l’avrei fatto ovviamente, questo è il punto di partenza. Poi i miei giocatori e i miei coach mi hanno insegnato che ‘è normale lavorare’. Forse suona male e stupido, ma mi è sempre stato detto che ‘è normale dare tutto quello che hai’, ‘è normale provarci’, ‘è normale fare il massimo’”. E adesso ogni volta che scende in campo può godersi il momento come mai aveva fatto prima.

Ora mi diverto molto di più rispetto a quando ero numero 8, perché in quel caso ero favorito contro quasi tutti e se sei un gran giocatore impari a gestire quella sensazione e ti imponi sull’avversario. Ma in quel periodo ero giovane e fresco quindi avevo un piano B: potevo mettermi a faticare da fondo campo, remando e correndo, facendo qualcosa fuori dalle mie corde ma che comunque mi permetteva di portare a casa la partita. Ora, a causa della mia età e della mia salute, non ho un piano B e quindi sapendo che il mio piano A è quello di stare vicino alla linea di fondo e giocare aggressivo, mi diverto di più. Ho imparato molto da Roger: una delle ragioni per le quali sta avendo un successo tremendo è che non ha un piano B, è diventato più saggio tatticamente. In passato quando giocava aggressivo con Nadal e iniziava a sbagliare, decideva di indietreggiare qualche metro e Nadal lo sopraffaceva. Ora invece, sapendo di non avere un piano B gioca sempre costantemente un tennis aggressivo e io credo che anche lui si diverta maggiormente, come me“.

 

LO SPETTRO DELLA DEPRESSIONE – Le difficoltà, tra un tentativo di risalita e l’altro, si sono fatte sentire parecchio e recentemente oltre al fisico anche la mente ha iniziato a dare qualche grattacapo, soprattutto in rapporto a quella che sembra essere una problematica sempre più attuale. “Nel 2018 è stata la prima volta nella mia carriera in cui, non dico che stessi pensando al ritiro, ma ho iniziato a sentire la stanchezza dal punto di vista mentale. Era il quinto anno che tentavo di risalire e mi rendevo conto che c’era sempre qualcosa che non fosse in mio controllo e che mi tratteneva; non potevo fare nulla per sentire meno dolore e la cosa ha avuto un effetto su di me e sulla mia famiglia. Non voglio chiamarla depressione, forse era solo una forma leggera. Io mi ostinavo a non voler parlare con nessuno: il mio corpo aveva messo il pilota automatico. Non direi neanche che mi sentivo di cattivo umore, ero semplicemente piatto, il che è l’opposto della mia personalità“.

Questa sorta di apatia nei confronti del proprio “lavoro” non sembra così dissimile da quanto vissuto da Djokovic due anni fa, e grazie al suo punto di vista privilegiato Janko ha potuto imparare non poco dal suo amico connazionale.

LA LEZIONE DI NOLE – “Molte persone riconoscono che Novak, dopo aver vinto il Roland Garros nel 2017, abbia avuto un crollo mentale, come capitato a Murray dopo essere diventato numero 1. Alcuni ritengono sia stata colpa del guru, della sua dieta, e qualche altra cazzata… ma la ragione per la quale gli è successo – secondo la mia opinione, non so se Novak la condivida o meno – è il fattore infortunio. Quando provi dolore e cerchi di fare qualcosa di straordinario, come nel suo caso, ti senti demotivato e alla fine è come se impazzissi. Non riesci a prendere le decisioni giuste per la tua vita e la tua carriera a causa questo mix letale di infortuni-stanchezza mentale che Novak ha vissuto per un breve periodo, otto mesi. Forse mi sembra breve perché io sono stato infortunato per cinque anni, e inoltre sembra durato ancora meno perché nel giro di altri otto mesi è tornato numero 1. Ho comunque imparato da lui una cosa di fondamentale importanza: applicare lo stile di vita del tennista. Come vivere il tennis ogni giorno. Quando incontrai Novak dopo l’operazione al gomito, vedendo il modo in cui si comportava, gli dissi: ‘L’anno prossimo tu sarai n. 1’, e lui rise perché in quel momento era numero 20″.

L’OSSESSIONE COME DONO – Janko ormai sembra diventata la persona giusta per parlare di casi clinici nel mondo del tennis e un commento su Murray non poteva mancare:Andy tornerà più forte di prima, vincerà un altro Slam. Non so se tornerà n. 1 ma sarà più forte che mai. Ne sono certo al 100%, così come ne ero sicuro quando stavo parlando con Novak dopo la sua operazione. Forse in quel caso è stato un po’ più facile perché ci frequentavamo e sapevo come si stesse comportando. Io non sono molto religioso, ma credo che in qualche modo l’universo sia in grado di riconoscere quando tu vuoi veramente qualcosa. Secondo la mia opinione, Andy Murray è ossessionato dal tennis, il che è un grande dono, e quando si vuole tremendamente una cosa non ci sono motivi per la quale non possa accadere”.

IL PIANO DI DJOKOVIC – Tornado poi a parlare di Djokovic, Tipsarevic si lascia andare anche ad un’altra profezia, forse di ancor più difficile attuazione. “Con Novak non ho mai parlato del futuro ma anche se credo che riuscirà a battere il record di Slam e sarà il tennista ad aver vinto il maggior numero di Master 1000, non penso che a questa età lui abbia questi obiettivi. Piuttosto sta cercando di gestire la sua vita passo passo per cercare di essere il miglior Novak possibile durante questi eventi“.

IL PROBLEMA DEL RUOLO POLITICO – Chiudendo il capitolo sul numero 1 del mondo, il tennista di Belgrado aggiunge: “Una delle cose che al momento sta avendo un impatto negativo sul suo rendimento, è il fatto di essere il presidente del Player Council. Novak detesta essere dipinto come il cattivo di turno e dopo l’addio di Chris Kermode è questa l’immagine di lui che è passata attraverso i media. Lui, contro il mio consiglio, sta prendendo questo ruolo troppo sul serio. In passato, senza fare nomi, c’erano tennisti che ricoprivano questa carica solo per essere presidenti e non si interessavano neanche a un 10% di quanto fa Novak. Durante gli Australian Open stava parlando con i giocatori sul motivo per cui il campo 17 fosse più veloce del campo centrale, mentre io pensavo ‘ma che cazzo stai facendo? Dovresti occuparti di altre cose, soprattutto in questa fase della tua carriera’. Secondo me è rimasto un po’ deluso perché sta cercando davvero di fare del bene per il tennis“.

VIETATO ARRENDERSI – Infine Tipsarevic, con una valigia carica di successi e fallimenti “dai quali ho sempre imparato qualcosa”, guarda al futuro per la prima volta “senza avere un obiettivo”. “Non posso darmi un traguardo realistico perché non so come si comporterà il mio corpo in futuro, anche se penso di poter tornare in top 50. La cosa comunque non cambierebbe la mia vita, ma significherebbe molto per me perché avrei dimostrato che con la forza di volontà e una mentalità mai arrendevole si possono fare queste cose“.

Janko Tipsarevic – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

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Australian Open

Australian Open, Medvedev su Kyrgios: “È un personaggio. Ma in campo non mi piace sempre”

Le parole del numero due del mondo verso il secondo turno contro Nick: “Ha giocato poco ultimamente, quindi sono curioso di vedere qual è il suo livello attuale”

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Daniil Medvedev - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)
Daniil Medvedev - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)

Una vittoria in tre set, seppur non del tutto agevole, per iniziare la campagna all’Australian Open. Il russo Daniil Medvedev, senza dubbio uno dei principali favoriti del torneo vista anche l’assenza di Novak Djokovic, ha sofferto solo nel terzo parziale contro lo svizzero Henri Laaksonen, N.91 ATP, chiudendo la pratica in un’ora e cinquantasei minuti con il punteggio di 6-1 6-4 7-6(3). Il numero due del mondo affronterà al secondo turno Nick Kyrgios. Si prospetta una partita da fuochi d’artificio. I precedenti sono due ma piuttosto datati e tutti in favore dell’australiano di Canberra, entrambi nel 2019: una vittoria in due tiebreak a Washington e una vittoria in tre set agli Internazionali d’Italia di Roma. Di certo Daniil sarà favorito, ma da Nick ci si può aspettare sempre di tutto. E nella conferenza stampa dopo il primo turno vinto, buona parte delle domande fatte a Medvedev sono state focalizzate proprio sulla prossima sfida contro l’australiano.

D: Daniil, bella vittoria contro Laaksonen, ma non è stata facile soprattutto nel terzo set.

R: “Già, non è stato un match facile. In realtà è iniziato con un break per lui e poi sono riuscito a vincere il set 6-1. Stava facendo molti errori. Il secondo set si stava facendo più duro, ma sono riuscito a brekkarlo dal lato di campo con il vento a favore e così è stato più facile, per me, giocare. Nel terzo set lui ha giocato davvero ad alto livello. Sono felice che sono riuscito a mantenere la calma sul mio servizio. Non ho affrontato nemmeno una palla break e, certo, non ne ho nemmeno avuta io una a favore, ma è per questo che si è arrivati al tie break. Sono felice di essere riuscito a girare il tiebreak nella mia direzione. I primi turni negli Slam non sono mai facili, e vincere in tre set a prescindere dal punteggio è sempre buono”.

 

D: Arrivare a Melbourne con in tasca la vittoria di un Major, dopo che l’anno scorso sei stato finalista nell’ Happy Slam, porta ad avere una sensazione ed un approccio diversi nella partita inaugurale del torneo?

“L’approccio sicuramente non è diverso, perché io, in un certo senso, cerco sempre di migliorare come giocatore o, diciamo, quantomeno mantenere il livello, ma secondo me non puoi davvero mantenere il livello, puoi solo provare a migliorare e basta. Quindi so cosa devo fare prima della partita, dopo la partita, un giorno prima della partita, per stare bene. E’ quello che sto cercando di fare. A dire il vero, so che sono a posto con me stesso se ho fatto tutto quello che dovevo in fase di preparazione, sia in caso di sconfitta al primo turno sia in caso di vittoria del torneo. Il trionfo di New York mi dà, comunque, una sicurezza in più perché ora so che è possibile farlo. So che ora sto giocando un buon tennis e che è davvero difficile battermi. Quindi per me è solo una sicurezza in più, non una pressione”.

D: Hai accennato di aver avuto una off-season particolarmente corta. Quanto pensi che dovrebbe essere lunga? Il tema del calendario stagionale è stato ampiamente dibattuto.

R: “Sì, in realtà parliamo sempre tra giocatori di queste cose importanti, e penso che in questo momento sia quasi impossibile cambiare qualcosa, perché non ci sono settimane libere per inserire la Coppa Davis. Ad esempio, magari si potrebbero spostare le Finali di Torino un po’ prima. Però, non puoi davvero farlo perché tutti i tornei hanno acquistato licenze, quindi non puoi semplicemente chiederglielo. Dovresti dire loro, abbiamo deciso di accorciare la stagione, siete fuori. E’ impossibile, e comunque non basterebbe. Se vuoi rappresentare il tuo Paese ogni anno in Coppa Davis e se ogni anno arrivi in finale, beh, diventa impossibile. Quindi dovrai sacrificare qualcosa. A volte il tuo corpo ti dirà cosa devi sacrificare, a volte dovrai decidere tu. E non sono decisioni facili perché molte persone saranno contrarie alle tue decisioni. Sì, voglio dire, 14 giorni di off-season non bastano. Ma ancora una volta, non vedo cosa possa cambiare nella stagione. Di sicuro è molto probabile che non ci sia nessun altro sport che venga praticato per 11 mesi senza sosta”.

D: Le condizioni sono le stesse dell’anno scorso, la velocità del campo, le palle? Noti qualche differenza?

R: “Non è sempre facile rispondere a queste domande, perché giochi così tanti tornei che ti dimentichi esattamente com’era la situazione dell’anno prima. Ho la sensazione che forse la superficie sia solo un po’ più veloce, anche se non ne sono sicuro. E si avverte meno controllo delle palle. Si possono vedere in questo inizio di torneo molte partite con tanti errori non forzati. Forse questa sensazione cambierà durante il torneo perché ci si abituerà. Ma oggi ho provato questo in campo. Soprattutto con le palle nuove, non si sentivano sulle corde. Era come se non riuscissi a capire quello che stavo facendo. Molte volte, per esempio volevo andare sul suo rovescio e invece giocavo in mezzo, non il massimo. Quindi sì, le palle sembrano diverse e il campo più veloce. Ma di solito, come ho detto, hai bisogno di una, due partite per abituarti. L’anno prossimo, probabilmente avrò la stessa sensazione”.

D: Ci puoi parlare della prospettiva di giocare con Nick Kyrgios di fronte ai tifosi australiani? Ovviamente gli piace caricare il pubblico, il quale si schiera dalla sua parte ed è un giocatore piuttosto pericoloso da incontrare al secondo turno come giocatore non testa di serie. Puoi darci un po’ d’impressioni?

R: “Prima di tutto non è facile quando non giochi molto a tennis, e Nick non l’ha fatto per molto tempo. Lui può sempre giocare bene. L’abbiamo visto l’anno scorso qui, ha quasi eliminato Dominic (Thiem), ha battuto Ugo Humbert in una partita pazzesca in cui penso che abbia salvato match point quando Ugo stava servendo per la partita. Quindi sarà interessante vedere qual è il suo livello, perché, sai, meno si gioca meno si è favoriti. Non sarà sicuramente facile giocare anche contro il pubblico. Lui cercherà di acquistare energia da loro, poi lui si esalta in queste grandi partite. Ma farò la mia preparazione al match, cercherò di giocare bene per essere pronto e probabilmente faremo una bella partita”.

D: Ci hai giocato due volte nel tour, due sconfitte, ma l’ultima risale a due anni e mezzo fa. Puoi dirci quanto sei cambiato in questi due anni e mezzo, quanto sei diverso?

R: “Si, sono diventato un giocatore diverso per classifica e titoli. Ho più esperienza. E questo ti permette di vincere partite che in precedenza perdevi. Ti permette di battere avversari con i quali prima perdevi. Ci sono ancora dei ragazzi che non ho battuto, perché sono rimasti fuori dal Tour per molto tempo, come Nick. Inoltre, la nostra ultima partita è stata così tanto tempo fa e siamo entrambi così diversi, con uno slancio nelle nostre carriere davvero diverso. Vincerò, o perderò, ma non credo che due partite conteranno su questa nostra nuova sfida”.

D: Kyrgios è un personaggio molto divisivo: a te piace l’atteggiamento che ha in campo? Pensi sia un valore aggiunto per il tennis?

R: “Lui è sicuramente un personaggio. A volte mi piace quello che fa in campo, a volte no. Non dirò esattamente cosa non mi piace. Però sicuramente attrae l’attenzione anche di coloro che magari non lo amano e questa è una sua forza. Quanto a me, penso sia un ottimo ragazzo fuori dal campo. In campo, ci sono momenti in cui mi piace e momenti in cui mi piace meno. Però tutto sommato è una cosa che posso dire per tanti giocatori (sorridendo)”.

D: Hai pubblicato a novembre un tweet dicendo, ci vediamo a gennaio, con una tua foto all’Australian Open. Quale era la motivazione di quel post, era una vaccinazione appena fatta per poter andare a giocare in Australia?

R: “No, assolutamente. Semplicemente qualcuno aveva twittato qualcosa su di me. Era una bella foto, così ho ritwittato. E’ stato davvero divertente il fatto che abbia portato l’attenzione di tutti sul tema della vaccinazione, ma era semplicemente un modo per interagire coi fan”.

Cipriano Colonna

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Australian Open

Australian Open, Musetti: “Con De Minaur troppi alti e bassi, non mi spiego perchè”

L’azzurro sottolinea in conferenza stampa: “Il problema è mentale, non tecnico. Il futuro? Da qui alla terra rossa giocherò solo sul veloce”

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Lorenzo Musetti - ATP Sofia 2021 (ph. Ivan Mrankov)

Lorenzo Musetti saluta l’Australian Open 2022 al primo turno, dopo la sconfitta in quattro set rimediata contro il beniamino di casa Alex De Minaur (qui la cronaca del match). Dopo la partita, il tennista azzurro si è sottoposto alle domande dei media collegati in conferenza stampa.

Quali sono state le difficoltà? Come mai tanti alti e bassi? (domanda di Ubaldo Scanagatta)

“Non dipende dall’avversario, ma da me. Anche io non me lo spiego. Ne abbiamo parlato con il mio team. Avevo percepito questo problema anche ad Adelaide: ero riuscito a ribaltare la partita contro Daniel, che stava giocando bene, avevo la partita in mano ma me la sono fatta sfuggire, come nel secondo set oggi. Credo di aver colpito bene la palla ma anche io mi accorgo che ci sono troppi alti e bassi che purtroppo a questo livello non ti vengono concessi, soprattutto da un De Minaur che concede molto poco sempre e soprattutto quando gioca in Australia. Sapevo sarebbe stata una partita difficile. L’avevo impostata bene, perché quando ero connesso ed energetico lui faceva fatica. C’è rammarico, anche io sono dispiaciuto per non riuscire a tenere questo ritmo per più tempo. Questo è il miglioramento più grosso che devo fare, parte dall’allenamento e parte già da domani”.

 

Rispetto a un tempo, cerchi di anticipare di più, di non essere ricacciato fuori dal campo. Il processo di crescita passa da qui? (domanda di Ubaldo Scanagatta)

“Sì. Questo è qualcosa che non centra tanto con il discorso di prima, è più un discorso tecnico. Ad esempio in risposta, devo dire che ho quasi sempre fatto bene. Tante volte mi sono ritrovato a far fatica a rispondere, specie su superfici rapide, come contro Daniel ad Adelaide. Oggi invece mi sono trovato bene; non posso dire che la risposta sia stata un problema. I miglioramenti ci sono stati, anche fisicamente stavo bene, non ho avuto problemi alla spalla. Ora devo imparare cosa mi è mancato: serve avere la costanza di tenere il livello alto”.

Dopo il primo set ti sei irrigidito per la tensione? (domanda di Lorenzo Ercoli de Il Tennis Italiano)

“No. Ovviamente mi ero reso conto che stavo giocando bene e che avevo vinto un gran primo set contro un avversario che aveva iniziato molto bene, brekkandomi per merito suo e non per errori miei. Sono stato bravo io a ribaltare la situazione e il set poi aveva preso una bella piega. Per quel che è successo poi non parlerei di tensione, ma di difficoltà a tenere il focus centrato per tutti i punti. Sono calato di intensità e di energia. Quando succede si vede subito da servizio e diritto. E il rovescio è il colpo che mi riesce meglio, ma anche quello in quei momenti diventa un colpo interlocutorio e non più incisivo. A un giocatore come De Minaur, poi, per fargli un punto devi sparargli nelle gambe… Però questi cali di tensione succedono troppo spesso”.

La decisione finale sulla racchetta in quanto tempo è arrivata, dopo le Next Gen Finals? (domanda di Lorenzo Ercoli de Il Tennis Italiano – durante il torneo tenutosi a Milano Lorenzo aveva alternato due telai diversi, ndr).

“Ho avuto modo di aggiustare alcuni dettagli rispetto a quella che usavo a Milano. Ora è più simile a quella che usavo prima. Mi ci trovo bene, non è sicuramente colpa della racchetta se perdo partite del genere, è colpa di Lorenzo e basta”.

Quali sono gli obiettivi della stagione? Hai scelto di giocare indoor, ma hai dei punti da difendere, è una decisione improntata al lungo termine? (domanda di Lorenzo Ercoli de Il Tennis Italiano)

“All’inizio l’idea era quella di giocare in Sudamerica, nel mio habitat naturale che è la terra rossa. Ripensandoci, abbiamo deciso che cercare di migliorare sul rapido è un investimento da fare. Ad Acapulco, a Miami e in altri tornei ho dimostrato di poter giocare bene anche sul veloce, quindi è questione di fare esperienza. Dopo questo torneo andiamo a Pune, poi vedremo per Rotterdam, dipende se entro in tabellone o meno, poi sicuramente Doha e Dubai, poi la Coppa Davis, dopodiché Indian Wells e Miami prima della terra. Si tratta di un investimento che abbiamo deciso di fare; se perdo punti, pazienza”.

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evidenza

Sergio Palmieri su Novak Djokovic: “Non è un esempio per i giovani”

Il direttore degli Internazionali a ruota libera: “Nole si batte per le cose in cui crede, ma non ha mai avvicinato la popolarità e la credibilità di Nadal e Federer”

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Novak Djokovic - Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

La disavventura australiana di Novak Djokovic si sarà anche conclusa, ma non per questo si riesce a evitare di parlarne. Anzi, la questione si alimenta adesso di ipotesi, consigli, previsioni e interpretazioni riguardo al numero 1 del mondo, specificatamente sul suo calendario, alla luce delle restrizioni relative all’ingresso nei Paesi che ospitano tappe del Tour. Ospite di Radio Anch’io Sport, il direttore degli Internazionali BNL d’Italia Sergio Palmieri ha espresso opinioni da addetto ai lavori sia sugli undici giorni che hanno catalizzato sugli eventi di Melbourne l’attenzione anche di chi non si era mai interessato al tennis, sia su Nole come uomo e personaggio pubblico.

Dal momento che, tra gli attori della vicenda, Craig Tiley spicca come uno di coloro che non possono lanciare la prima pietra, non si può non domandare a Palmieri cosa avrebbe fatto al suo posto. “Non mi sarei comportato come il direttore dell’Australian Open se non altro nella fase pre-torneo, dove mi sembra che in qualche modo la direzione del torneo abbia favorito l’ingresso di Djokovic in Australia”, dice, ammettendo però che si tratta di una questione interna e rimarcando la mancata intesa tra gli organi coinvolti che quindi “non poteva risolversi in modo positivo”.

Palmieri racconta del rapporto di lunga data con Djokovic, spiegando che “è una persona assolutamente diversa da quella che può sembrare, con un carattere molto forte” e in un ipotetico incontro, anche in prospettiva di una sua partecipazione al Masters 1000 di Roma, gli direbbe di “essere se stesso come lo è sempre stato, cercando di guardare un po’ avanti e non all’immediato. Credo che il suo futuro e quello del tennis siano due cose importanti che lui ha probabilmente sottovalutato”.

 

Ricordando che Nole ha saputo uscire dalla crisi personale di qualche anno fa, Palmieri è convinto che supererà anche questo momento negativo, mentre l’eventuale perdita della vetta del ranking, che detiene ininterrottamente da quasi due anni, avrebbe un impatto limitato: “Un conto è perderla giocando e quindi venendo sopravanzati, ma perderla perché non si gioca lascia il tempo che trova”. Tuttavia, riconosce che “questa vicenda può seriamente compromettere l’equilibrio mentale che un grande atleta deve assolutamente conservare”.

A proposito delle possibilità di giocare i tornei, sempre tenendo presente che la situazione può cambiare rapidamente, la partecipazione di Djokovic agli Internazionali “dipende innanzitutto da lui. Se si iscrive, noi dobbiamo stare alle regole. Se arrivano giocatori in regola, non abbiamo nessun motivo per non accettarli”.

Arriva il momento per un’analisi del comportamento pubblico di Djokovic, con quanto successo nell’ultimo mese da un certo punto di vista tutt’altro che imprevedibile considerando che “la sua personalità è questa, è un personaggio molto controverso” rimarca Palmieri. Si batte per delle cose in cui crede e rischia di persona. Il fatto che non è un esempio per i giovani, per quelli che si avvicinano al nostro sport, questo è assolutamente vero. Ma è la differenza che poi noi constatiamo da quindici anni a questa parte dove, nonostante il valore tecnico, sportivo di Djokovic, non ha mai avvicinato la popolarità e la credibilità che hanno Nadal e Federer, che sono amati e rispettati nel mondo non solo del tennis”.

Alla fine, dire di battersi per ciò in cui si crede suona sempre nobile, ha addirittura respiro epico, ma questo non deve far dimenticare che dipende anche da quello per cui ci si batte. Come diceva Daria Morgendorffer, “rimanete fedeli a ciò in cui credete, finché logica ed esperienza non vi contraddicono”.

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