Roland Garros: Caruso fa il possibile ma passa Djokovic. Ora Struff

Focus

Roland Garros: Caruso fa il possibile ma passa Djokovic. Ora Struff

PARIGI – Il siciliano tiene testa a Nole per due ore, ma non può impensierirlo. Tredicesimo ottavo parigino per Djokovic che attende Struff

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Parigi, il nostro inviato

[1] N. Djokovic b. [Q] S. Caruso 6-3 6-3 6-2

Onorevole sconfitta di Salvatore Caruso, che oggi sul campo centrale del Roland Garros (non gremitissimo all’inizio, probabilmente anche per il grande caldo, ma che è andato riempiendosi via via) ha tenuto testa più che dignitosamente al n. 1 del mondo per più di due ore (“Qualche pulce nell’orecchio gliela ho messa all’inizio del secondo set” dirà un soddisfatto Caruso nel post match). Nella prima parte dell’incontro, la differenza l’ha fatta nei momenti cruciali la maggior qualità di Djokovic, che deve però anche ringraziare il suo servizio che lo ha tolto d’impaccio da un paio di situazioni pericolose (Onestamente Caruso mi ha sorpreso, specie di rovescio si è dimostrato molto solido. Il punteggio non rispecchia l’andamento del match, è stata dura. Soprattutto nei primi due set”). Poi col passare dei minuti – come era logico aspettarsi – il fuoriclasse serbo ha man mano preso il sopravvento, senza però poter mai abbassare la guardia, dato che il tennista di Avola ha lottato fino alla fine, cedendo un po’ solo negli ultimi game, probabilmente anche per la stanchezza accumulata qui a Parigi (questo era il suo sesto match, qualificazioni comprese).

Djokovic raggiunge così per la 13esima volta in carriera gli ottavi del Roland Garros, ad un’incollatura dai due recordman, che – tanto per cambiare – sono i suoi eterni rivali, Roger Federer e Rafa Nadal. Anche lui senza brillare particolarmente, anche se rispetto all’altro grande favorito a Nadal continua ad avere uno “zero” nella casella dei set persi. Ma, come spesso si dice, in uno Slam le carte si scoprono nella seconda settimana del torneo: cercheremo perciò di capire già da lunedì se sono migliori quelle di Nole (che ha un avversario di un certo spessore come il top 50 tedesco Jan-Lenard Struff, che ha battuto 11-9 al quinto il n. 13 del seeding Borna Coric– letteralmente furioso per la sconfitta, da quanto ci hanno detto i colleghi croati che lo hanno intervistato, anche se a parole si è trattenuto, dicendo che match così si possono vincere o perdere -) o quelle di Rafa (il cui impegno appare molto più morbido, il n. 78 del mondo Londero).

Finisce invece qui l’avventura parigina di Salvatore Caruso, ma da questa esperienza l’allievo di coach Paolo Cannova porterà sicuramente con sé una notevole dose di autostima e nuove certezze sul suo tennis. Perché un giocatore che da fondo ha dominato Simon come ha fatto lui ed oggi ha tenuto il campo per più di due ore contro Novak Djokovic, merita sicuramente quella top 100 che adesso dista solo una ventina di posizioni.

 

LA PARTITA – Si iniziava e Caruso era subito in difficoltà, trovandosi a dover annullare una palla break nel secondo gioco. Ci riusciva, ma al turno di battuta successivo ne doveva affrontare altre due e la seconda era quella buona per Nole. Si vedeva che il serbo aveva studiato, come aveva preavvisato in conferenza stampa: Nole impostava lo scambio da fondo per linee centrali in attesa che una palla un po’ più corta e non ben angolata del siciliano gli desse l’opportunità di prendere l’iniziativa. Ma anche Caruso aveva fatto i compiti a casa e non si lasciava intimidire – non così scontato se ci è permesso sottolinearlo: non è proprio cosa di tutti i giorni affrontare sul campo principale di uno Slam il numero 1 del mondo (“Me la sono goduta tutta in realtà“) – dalla partenza del 32enne belgradese, tanto che nel quinto gioco spingendo con grande aggressività sulla diagonale dritto sorprendeva Nole e si procurava due palle dell’immediato contro break.

Vai Sabba” e “Forza Salvatore” si sentiva urlare dalle tribune, non troppo piene in questo caldissimo (beh, ci voleva…) primo pomeriggio parigino. Ma il serbo, supportato dal servizio, rimetteva subito le cose a posto. “Sabba” non si scomponeva e continuava per la sua strada, facendo assolutamente match pari da fondo campo, tanto che non appena Djokovic aveva un inaspettato passaggio a vuoto con il suo celeberrimo rovescio, doveva di nuovo aggrapparsi alla prima di servizio per annullare altre due palle break all’italiano nel settimo gioco e poi per rimontare un pericoloso 0-30 prima di chiudere il set 6-3 in 47 minuti. Il set in assoluto più lungo giocato da Djokovic nel torneo sino a quel momento a testimonianza di quanto lo stesse impegnando il 26enne tennista siciliano.

Salvatore Caruso – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)
Continua la love story fra Ubaldo e Djokovic

Il secondo set iniziava come quello precedente, con l’italiano che rischiava subito di perdere il servizio, ma riusciva ad annullare le due palle break a sfavore. Se nel turno precedente aveva battuto uno dei maestri, Gilles Simon, qui Caruso si trova davanti a un professore di Harvard (parafrasando Mourinho) dei contrattaccanti da fondo. Ma il punto che il tennista di Avola otteneva dopo uno scambio infinito da fondo campo (con un “ooohhh” di ammirazione del pubblico quando i due giocatori si erano incanalati in un palleggio pesantissimo sulla diagonale del dritto) valeva, se non una laurea honoris causa, sicuramente un diploma di merito. “Djoker” però – dopo un “Ajde” di disappunto per un errore da fondo, a dimostrazione dei fastidi che gli stava procurando l’italiano – aveva iniziato a mischiare un po’ di più le carte da fondo, attingendo al suo vasto repertorio in fatto di rotazioni, altezze, velocità. Break a favore del campione serbo nel quinto gioco e l’urlo di frustrazione di Caruso dopo un errore nel game successivo, faceva capire che il n. 147 del mondo ora faticava a reggere il passo del 15 volte campione Slam.

Djokovic adesso comandava il gioco (“Mi sono abituato al suo gioco“) e Caruso era costretto a fare il tergicristallo in diverse occasioni. Altro break per Djokovic nel nono gioco e anche il secondo set è appannaggio del serbo, con il punteggio di 6-3. Ma c’erano voluti comunque altre tre quarti d’ora! “Sabba” era in difficoltà, però aveva deciso di complicare la vita al suo grande avversario sino alla fine, tanto che costringeva Nole ad annullare una nuova palla break all’alba del terzo parziale. E ancora annullava orgogliosamente due palle break nel quarto gioco per rimanere in carreggiata. Erano però le ultime cartucce di Caruso (“Quello che mi ha impressionato di Djokovic? La costanza di rendimento, non è mai sceso di livello“), che cominciava a pagare la stanchezza dei sei match giocati qui a Parigi: Djokovic saliva di livello e con un parziale di sedici punti a due chiudeva 6-2 l’ultimo parziale in poco più di due ore di gioco.

Il finale un po’ scarico non inficia per nulla però il giudizio sulla bella prestazione di Salvatore Caruso, che da questo terzo turno Slam potrà ripartire con rinnovate ambizioni (“Torno a giocare i Challenger per adesso, ma spero presto di salire di livello. Magari già questa estate, con la classifica che avrò dopo Parigi potrei entrare direttamente in qualche main draw 250”). Djokovic invece infila la 27esima vittoria Slam consecutiva ed il sogno di essere il secondo tennista della storia del tennis maschile, dopo Rod Laver, a detenere per la seconda volta tutti e quattro i titoli Majors contemporaneamente continua. Rafa Nadal permettendo, ovviamente.

Continua a leggere
Commenti

Area test

Toalson S-Mach Pro, la scelta ibrida per potenza e controllo

Recensione e test della Toalson S-Mach pro in versione 310 e 295 grammi, un ibrido che soddisferà l’agonista alla ricerca di una valida alleata in campo

Pubblicato

il

Una racchetta da prendere in considerazione per l’agonista in cerca di un attrezzo di livello è sicuramente la Toalson S-Mach Pro 97. Questo marchio potrebbe sembrare non troppo famoso ma in realtà non è così: si tratta di un’azienda giapponese con oltre 60 anni di storia che produce telai e corde in Giappone, già questo dovrebbe dire parecchie cose in termini di qualità dei suoi prodotti. Toalson inoltre mette direttamente a disposizione, tramite il proprio sito, anche telai con piatto corde molto piccolo per allenamenti specifici, macchine incordatrici e altro.

La S-Mach Pro 310 grammi

A livello di racchette Toalson propone principalmente due linee di prodotto: la S-Mach Pro e la S-Mach Tour. Entrambe le serie hanno modelli in diverse opzioni di peso. La S-Mach Pro è l’oggetto di questo test, proposta in versione 310 grammi con bilanciamento a 31 centimetri e mezzo e in versione 295 grammi, con bilanciamento a 33 centimetri. Entrambe hanno un piatto corde ampio 97 pollici, il che specifica da subito che si tratta di racchette che si rivolgono a giocatori esigenti che cercano telai altrettanto performanti. Il profilo di questo telaio è variabile dai 23 millimetri del manico ai 21 degli steli passando per i 24 del cuore. Differenze cromatiche per i due pesi: il nero opaco domina il telaio, con l’aggiunta di piccole serigrafie e della scritta Toalson e S-Mach in blu elettrico per la versione 310 grammi e in verde per la versione 295 grammi. Il risultato finale, votato al minimalismo, è molto elegante, un fattore questo spesso apprezzato.

A livello di tecnologie impiegate su questa racchetta, costruita con un materiale proprietario dal nome Premium Carbon 30T, spicca il Flex Torque System, un sistema che ha nella struttura esagonale in zona cuore della racchetta la soluzione per prevenire perdita di potenza anche in occasione di colpi non centrati oltre alla riduzione di vibrazioni.

 

Caratteristiche tecniche

S-Mach Pro 310 grammi

Piatto corde 97 pollici quadrati
Peso 310 grammi
Schema corde 16×19
Bilanciamento 31,5 centimetri
Rigidità 68 RA
Profilo 23-21-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

S-Mach Pro 295 grammi

Piatto corde 97 pollici quadrati
Peso 295 grammi
Schema corde 16×19
Bilanciamento 33 centimetri
Rigidità 68 RA
Profilo 23-21-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

La S-Mach pro 295 grammi

In campo

Iniziamo con la 310 grammi: la rigidità dinamica è elevata, di fatto la sensazione di avere una racchetta tosta e reattiva si percepisce subito non appena si colpisce la palla con vigore. Il livello di flessione della racchetta è abbastanza basso in termini di localizzazione, e cioè in zona steli, ne consegue un impatto molto solido nello sweet pot. Lo schema di incordatura è un 16 x19 molto classico a livello di spaziature, una soluzione affidabile e senza fronzoli.

La versione pesante della Mach-S Pro è compatta negli impatti, che risultano pieni e molto solidi proprio grazie alla rigidità del telaio. Il livello di potenza “gratuita” è buono, per avere risultati maggiori bisogna lavorare di braccio, a questa potenza però si abbina in controllo di palla e la relativa precisione. Il taglio in back spin esce molto rapido e profondo. A livello di spin possiamo dire che il telaio non è progettato per essere una spin-machine, le rotazioni ci sono, funzionano bene su colpi con leggero effetto ma non è un telaio per gli amanti dello spin estremo.

Questo si ripercuote anche a livello di servizio: i migliori risultati si hanno quando si colpisce di piatto o in slice. Con leggero taglio insomma, questo telaio asseconda molto bene il gesto producendo ottimi risultati. Pur essendo una 97 pollici, con i limiti che ne conseguono a livello di impostazione di gioco, risulta più “gestibile” rispetto alle competitor, decisamente più esigenti.

La versione 295 grammi è invece diversa nell’impatto, che non risulta più pieno e compatto come con la 310 grammi. La mancanza di peso è ovviamente la causa di tutto ciò ma questo si traduce in una maggiore maneggevolezza e in una reattività nettamente maggiore. La 295 grammi è veloce, graffiante, delle due è quella maggiormente indicata per chi cerca maggiore spin. Potrebbe essere un’ottima soluzione per chi è in cerca di un telaio che non arrivi a pesare intorno ai 330 grammi, un attrezzo più difficile da gestire rispetto alla versione leggera che conserva le caratteristiche della serie ma in versione più aggressiva dal punto di vista della gestione, la Toalson ideale per i giocatori di attacco, per chi ama andare a rete e beneficiare di un attrezzo dal peso giusto per coniugare precisione da fondo campo, rotazioni e gestione della palla nel gioco di volo.

Entrambe le racchette comunque forniscono una sensazione di ibrido, la potenza e la facilità di uscita di palla tipica delle racchette profile con le caratteristiche di solidità di impatti e controllo delle classiche.

S-Mach Pro 295 grammi

Conclusione

Le due racchette coprono due tipi di giocatori differenti proponendo soluzioni leggermente diverse ma conservando il core delle qualità del prodotto: è come se fosse la stessa racchetta customizzata a livello di peso. Chi ama colpire in maniera pulita con leggera rotazione e che ha una buona tecnica di base troverà nella versione 310 grammi una fida alleata capace di rispecchiare in campo i gesti tecnici prodotti.

Chi invece ama giocate più arrotate e un gioco più veloce a livello di braccio potrà orientarsi verso la versione 295 grammi, specie gli amanti del gioco di rete (doppisti?) potranno beneficiare degli impatti solidi con una maneggevolezza superiore.

Si tratta di racchette comunque indirizzate entrambe ai giocatori attivi, non cioè ai controattaccanti da fondo campo soprattutto per via della dimensione del telaio, 97 pollici.

Racchetta testata con corde String Project Keen 1.18 (tensione 23/22) e String Project Armour 1.24  (23/22)

Continua a leggere

Pagelle

Pagelle: lo sbarco dei Mille e Nole fa faville

L’edizione anomala degli Internazionali di Roma finisce nelle mani dei più forti. Lo show di Binaghi. I fratelli d’Italia alla riscossa

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Angelo Binaghi 10
Scatenato. Riesce a far giocare il torneo mentre mezzo mondo annulla tutto, si fa rieleggere Presidente, convince il governo a far entrare 1000 spettatori, offre i biglietti a chi aveva i ticket per semifinali e finali di maggio, poi ci ripensa e li mette in vendita, annuncia che sposterà il torneo da Roma e con la sola imposizione delle mani ferma anche la pioggia. Purtroppo però, per colpa dei cattivoni, “gli juniores dovranno pagarsi di tasca propria la trasferta al Roland Garros. I pochi euro rimasti li abbiamo spesi per la messa in piega di Lea Pericoli e la tuta di Barazzutti, ma se tutti i tifosi opteranno per il super-voucher, nel 2021 regaleremo una settimana di vacanza nel miglior resort della Sardegna al decano dei giornalisti italiani, proprio in concomitanza con il torneo”.

Novak Djokovic 9,5
Ha scherzato fino ai quarti, poi ha inserito il pilota automatico e ha centrato la cinquina romana. Ha resistito alla tentazione di tirare una pallata ad Adel Nour e all’altro arbitro Forcadell che lo ha scambiato per Federer, solo per questo ha meritato il titolo. Ci provano in tutti i modi a fargli perdere le staffe, ma Nole zen ha retto. Almeno fino a Parigi…

Benoit Paire 0
Non pago della partita a carte newyorchese che tanti casini ha causato ad amici e parenti, se la prende con gli organizzatori romani perché lo mettono in campo di lunedì, quando i barbieri sono chiusi, invece che di martedì, come suo desiderio. Non sapeva che, a differenza sua, Sinner è in possesso della tessera gold.

 

Diego Schwartzman 9
Anche Maradona fa il tifo per lui, e per un Diego argentino non può esserci soddisfazione maggiore. La partita della vita conto Rafa, la partita del torneo con Shapo. Che cuore, ma soprattutto che tennis! El Peque di nome ma non di fatto. Ed Eugenia in tribuna ha dato spettacolo almeno quanto lui.

Diego Schwartzman – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Simona Halep 10
Non giocava da una vita e sfidava la maledizione romana. Ma su questa superficie è la più forte di tutte.

Lorenzo Musetti 9,5
Eh ma Wawrinka oramai pensa solo all’amore… Eh ma Nishikori ha avuto il Covid e oramai è finito… Eh ma come può perdere da Koepfer (8,5). La poesia del tennis di Lorenzo ci incanterà ancora a lungo, ma ricorderemo per tanto tempo queste nottate romane come le nottate della rivelazione. Come l’epifania di un predestinato.

Jannik Sinner 9
Tsitsipas (4,5) ha capito che cosa è successo da un anno all’altro. Si è arreso in volata a Dimitrov giusto per ricordarci che ha 19 anni. Il tutto sulla terra peraltro. Mamma mia. Allenarsi e giocare contro i migliori gli servirà per calarsi in quello che deve essere il suo ambiente. Certo, deve migliorare lo smash: ma si può essere numero 1 anche senza…

Matteo Berrettini 7,5
I fratellini d’Italia gli rubano un po’ la scena ma Matteo, complice un tabellone non impossibile, è comunque quello che arriva più avanti di tutti. Peccato per la chance buttata contro Ruud che però è un mastino.

Casper Ruud 8,5
Ambulanza immediata per chi lo ha paragonato a Borg, ma nel fantasmino dispettoso Casper c’è del talento. Osso durissimo sulla terra, lo aspettiamo sulla lunga distanza in terra d’oltralpe.

Rafael Nadal 5
L’imperatore di Roma preso a pallate da El Peque, ma era stato sfiancato dagli allenamenti con Sinner. Parigi è un’altra storia, un altro mondo, un’altra terra. Ma campanellini di allarme squillano.

Stefano Travaglia 7,5
Stetone sempre più su. Sfiora anche l’impresa nel derby, sceglie di avere la fidanzata al suo fianco invece del coach: quando c’è l’amore c’è tutto.

Karolina Pliskova 9
Per fortuna lo scorso anno ha vinto il torneo. Due anni fa quasi sfasciava la sedia dell’arbitro, quest’anno finisce ko e in lacrime. Si rifarà ma con lei Roma ha fatto un po’ la “stupida”.

Karolina Pliskova – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Fabio Fognini S.V.
Voto 0 a chi, dopo le vittorie di Sinner e Musetti ha preso la palla al balzo per insultare Fognini, che ovviamente ha bisogno di tutto il tempo del mondo per tornare al suo tennis. Conoscendolo un po’, gli ottimi risultati dei suoi più giovani connazionali saranno un pungolo decisivo. Altrimenti ci penserà Flavia a fare di tutto per non ritrovarselo per casa troppo spesso (e se proprio Fabio vuole stare sul divano, la signora Fognini può sempre pensare di tornare a giocare eh!).

Denis Shapovalov 8
Le sue partite sono un ottovolante di emozioni, con il suo tennis sempre sul filo del rasoio. Non sappiamo quanto potrà reggere in panchina il buon Youzhny senza spaccarsi una racchetta in fronte. Ma Shapo c’è, ci siamo quasi.

Camila Giorgi 4,5
Vedi Shapovalov che in fondo giocava senza pensare alla rete, alle righe e al punteggio come Camila, allenato dalla mamma, che però ad un certo punto ha deciso di farsi affiancare da un coach come Youzhny. E non puoi non pensare alla scelta di segno opposto del clan Giorgi…

Jasmine Paolini 7
Unica azzurra a vincere una partita nel main draw, merita un plauso per la sua costante crescita. Jasmine non c’entra nulla ovviamente, ma bisogna chiedersi il perché ai grandi risultati del settore maschile fa da contraltare la situazione desolante del movimento femminile.

Adel Nour 2
Ha concesso di tutto a Paire ed è riuscito a sbagliare di tutto e di più in semifinale. Cambiare mestiere?

Continua a leggere

Focus

La finale: Djokovic per superare Nadal nei 1000

Il n.1 del mondo parte nettamente favorito contro uno Schwartzman che potrebbe pagare le fatiche di ieri. In ballo per lui il primato nei Masters. Simona è avanti negli scontri diretti ma Karolina agli Internazionali di Roma sente aria di casa

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
Questo spazio è sponsorizzato da BMW

Siamo arrivati all’epilogo di questi strani Internazionali d’Italia in epoca di coronavirus. Una conclusione altrettanto peculiare con le due finali del torneo di singolare maschile (ore 17) e femminile (alle 14:30), che si disputano eccezionalmente di lunedì invece che di domenica. Ma, come si suole dire, le cose più cambiano e più rimangono le stesse. E così ci ritroviamo le due prime teste di serie del seeding, Novak Djokovic e Simona Halep che cercheranno di aggiudicarsi il titolo al Foro Italico.

La finale femminile sarà addirittura una sfida tra le due favorite del tabellone, con la rumena che si ritroverà di fronte la campionessa in carica Karolina Pliskova. Dovrebbe essere la regola ma in realtà è un’assoluta rarità di questi tempi per un evento WTA. Djokovic invece sarà opposto a Diego Schwartzman, n.13 del ranking ATP, e giustiziere di Rafa Nadal ai quarti di finale. Insomma, se l’argentino non ci avesse messo lo zampino (e non è un caso se usiamo il diminutivo) rischiavamo di avere le finali più ordinarie possibili nell’edizione del torneo più straordinaria possibile.

E invece ce l’ha messo. Eccome se ce l’ha messo. E in seguito ha superato in semifinale l’estroso Denis Shapovalov, in quella che è stata probabilmente la partita più emozionante del torneo finora, al tie-break del terzo set dopo tre ore e un quarto di splendido tennis. Probabilmente troppo splendido. Sicuramente troppo tennis e basta. Troppo se meno di 24 ore dopo devi affrontare il cannibale serbo con il quale, manco a dirlo, hai sempre perso in carriera, tutte e quattro le volte che lo hai visto al di là della rete. Anche quando ti sei ritrovato avanti due set a uno sulla tua superficie preferita (la terra) e nel tuo Slam preferito (il Roland Garros).

Novak Djokovic e Diego Schwartzman – Roland Garros 2017

Dal canto suo, Nole due o tre motivi per vincere questo suo quinto titolo nella Capitale ce li ha. Il primo è cercare di far dimenticare in fretta a tutti (anche a sé stesso) la terribile figuraccia degli US Open. Il secondo è issarsi a quota 36 in vetta alla classifica dei tennisti con più titoli 1000 in carriera, scavalcando Rafa Nadal. Un altro passo verso quella supremazia statistica che dovrebbe far vacillare ogni impressione e partigianeria nella sfida tutta interna ai Big Three. 

Se per Djokovic questa partita non è che un altro passo per fare la storia del tennis, per El Peque in ballo c’è la sua di storia. Quella che non l’ha mai visto entrare nei primi 10 del mondo. Un traguardo che lui si è prefissato da tempo e che non è così scontato quando madre natura non ti dota di un talento smisurato e arrivi a fatica al metro e settanta di altezza. Schwartzman ci ha messo del suo per arrivare fin qui e di sicuro lo farà anche nella finale. “Nulla è impossibile. So che è molto difficile. Dovrò dare tutto quello che ho”, ha dichiarato in conferenza stampa. Insomma, Schwartzman farà lo Schwartzman. Il che significa non mollare un punto. Ma se Djokovic farà il Djokovic, l’esito dell’incontro non sarà in discussione.

C’è più incertezza sul versante femminile. I precedenti dicono 7 a 4 per Halep. Spicca tra le vittorie della rumena il successo nella semifinale del Roland Garros 2017 in tre set. “Ma la situazione in quel caso era completamente diversa. Pensavo di non avere chance contro Simona sulla terra rossa. Ora so di poterla battere”, ha dichiarato Pliskova. E in effetti lei si è aggiudicata gli ultimi due faccia a faccia l’anno scorso, a Miami e alle Finals di Shenzhen. Non c’è bisogno di dire che per la ceca la chiave sta nel ricavare il massimo dal suo portentoso servizio e cercare così di evitare il più possibile di evitare estenuanti scambi da fondocampo.

Simona Halep e Karolina Pliskova – Dubai 2015

Halep dovrà mantenere alta l’intensità e la concentrazione dall’inizio alla fine. Una cosa che ad esempio non le è riuscita nella lottata semifinale contro Garbine Muguruza. Insomma, nessuno spazio per le distrazioni per la campionessa di Costanza che cerca il suo primo successo agli Internazionali, dopo le due sconfitte consecutive in finale contro Elina Svitolina nel 2017 e nel 2018.

 

Il tabellone maschile di Roma con tutti i risultati aggiornati

Il tabellone femminile di Roma con tutti i risultati aggiornati

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement