Roland Garros: il rischio paga. Federer in semi! Adesso Nadal

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Roland Garros: il rischio paga. Federer in semi! Adesso Nadal

PARIGI – Il temporale interrompe Federer-Wawrinka al quarto set, ma quando rientra in campo Federer è chirurgico. Ottava semifinale al Roland Garros, la giocherà contro Nadal

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Roger Federer - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da Barilla

da Parigi, il nostro inviato

[3] R. Federer vs [24] S. Wawrinka 7-6(4) 4-6 7-6(5) 6-4

 

Premesse terminologiche doverose: nell’articolo non si potrà usare la parola svizzero, perché lo sono entrambi. Non si potrà usare l’espressione  “campione del Roland Garros” perché come sopra. Non si potrà parlare di rovescio a una mano che ce l’hanno tutti e due. Uno è vestito giapponese, l’altro dopo una breve ricerca, scopriamo che è uguale. Non si può dire quello un po’ grassoccio che non è politically correct, né quello elegante che si diventa agiografici.

Li chiameremo spesso Stan e Rog, come si chiamano tra di loro. Diremo che uno è di Losanna e l’altro di Basilea ma non abbiamo il tempo di sapere come si chiamano gli abitanti di un posto o quelli di un altro perché il match inizia. Sedetevi e tenetevi forte: il Lenglen è un uovo.

Si inizia con le galanterie. Roger segnala all’arbitro la palla buona di Stan sul servizio. Si prosegue con altra galanteria di Federer che non converte una palla break con un dritto fuori null’affatto impossibile. Il buongiorno si vedrà dal mattino. Da quel momento tengono facile il servizio i due con Wawrinka che appare un po’ più propositivo e Federer passivo col dritto. Wawrinka sa di avere giocato giusto giusto tre ore in più del connazionale agli ottavi e cerca di tenere gli scambi brevi. Le posizioni in campo sono completamente differenti: sembra quasi che il campo sia scivolato sotto i piedi di entrambi in avanti verso Roger. Federer risponde alla prima dell’amico appena dietro la linea, ed alla seconda ben dentro. Wawrinka sta dietro, vicino ai teloni e cerca di caricare il mortaio con la massima precisione.

Ancora una risposta anticipata di Federer, nel quinto game, ancora palla break e ancora gran prima di Stanimal che col dritto si guadagna la pagnotta. Si va al 3-2, e dopo un quarto d’ora i due sono già fradici di sudore. Quando Federer serve lo slice ad uscire Wawrinka avrebbe bisogno di una prolunga tanto è il campo che lascia agli angoli. Lo svizzero di Losanna appena può fa boom da fondocampo col rovescio. Il rumore è simile a quello di un legno che scoppia nel camino: alle orecchie arriva una frazione di suono morbida, ma in un istante segue l’esplosione.

Grandissimo scambio sul 3-3 (almeno 20 colpi) appannaggio di Roger e del suo rovescio lungolinea. Poi Federer abbandona il Musée D’Orsay per diventare surrealista e dipingere una palla corta sulla seconda di Stan per andare 0-30. In conferenza stampa gli abbiamo chiesto se non pensava che col suo ritiro certi colpi sarebbero spariti dal tennis: guardandoci negli occhi ci ha risposto di no. Ma chi faceva la domanda non ci ha creduto un attimo, spergiuro di uno svizzero.

Ancora palla break per Federer ed ancora col rovescio lungolinea. Roger è Dalì e gioca ancora la smorzata sulla seconda dell’avversario ma stavolta Stan ci arriva ed il passante di Federer è fuori. Wawrinka perde il campo dopo due vane accelerazioni e siamo alla quarta opportunità: iniziano a diventare troppe, ma a Stan che gliene frega? Attacco e volée stoppata per un’altra parità. Due errori di dritto del Basiliota e siamo al cambio campo con Federer avanti ai punti nel nostro tabellino personale. Rino Tommasi apprezzerebbe.

Stan soffre i cambi di direzione, autentici colpi ai fianchi per le sue malandate ginocchia e Federer per muoverlo tira dritti così arrotati che dallo Chatrier dove gioca Nadal hanno chiesto una royalty. Ancora a zero la battuta Roger. In questo primo set a Stan, per sollevarsi serve il colpo del k.o. La sua ricerca del vincente ad ogni costo produce errori ma anche meraviglie come il rovescio disperato per il 15-15 nel nono game. Se Federer è Dalì, Stan è sporadico e asincopato. Un batterista di rock progressivo, un Carl Palmer, che alle volte però perde il tempo. Ancora sotto 15-30, ma ancora salvo al cambio campo.

Federer in questo torneo aveva giocato solo con Ruud un long set. A dire il vero siamo a 37 minuti di gioco, mica tanto “long”. Il tempo che Nadal e Djokovic usano per il sorteggio. Federer concede a Wawrinka due gratuiti nel decimo game ma a più di trenta Wawrinka non va. Due brutti rovesci dello svizzero-tedesco vanificano l’ennesimo vantaggio (15-30) sul servizio dello svizzero-francese e così Federer va a servire per rifugiarsi nel tie break. Wawrinka suda come se fosse sotto la pioggia e giocherebbe, se potesse, con la racchetta nella destra e l’asciugamano nella sinistra.

Tie break dunque che si apre col servizio-dritto di Stan. Uno pari col servizio in kick di Roger, ingestibile per Wawrinka. Poi silenzio: parla un rovescio di Federer contro le leggi della fisica ed il codice penale. Wawrinka lo assolve col pollice, noi lo condanniamo a fare ancora e ancora e ancora, queste cose.

Stan perde il dritto ma sempre per esigenze di spinta e c’è il mini break per Federer. Ancora servizio e dritto Stan e siamo 4-3 con due servizi per il campione del 2009. Wawrinka attacca una ghiotta palla col dritto ma Federer sa dove andrà da un mese, ed il passante è nelle stringhe di Stan per il 4-2. Federer prova il serve and volley sulla seconda ma Wawrinka carica il fucile, costringe l’avversario all’errore di volo e siamo on serve. Gran prima Stanislaviana per il 4-4, ma Federer nel punto successivo lo muove quanto basta per fargli sbagliare il rovescio. Wawrinka risponde dal campo 14 e va in rete, e così Federer ha due set point. Basta il primo su di un’altra risposta di Stan che percorre una parabola talmente lunga da coprire la distanza tra Losanna a Basilea. Che al momento è di un set.

Roger Federer – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Alla ripresa, Federer parte male con un dritto fuori ed una comoda volée con la stessa sorte. Si supera con un tocco delizioso su di un mefistofelico passantino di Stan, il quale inizia a pensare che il campo 14 non sia sufficiente e risponde ancor più distante. Il servizio non assiste Roger che mette poche prime, ma Wawrinka continua a non trovare le misure in risposta. Violentissima diagonale di dritto vinta da Federer ma Stan trova un gran kick che gli apre il campo per il dritto. Federer chiama l’arbitro a controllare un servizio di Stan che in effetti pareva fuori, ma poi gioca ancora il dropshot sulla seconda del connazionale (siamo a tre) e stavolta il passante è vincente. Si sta come d’autunno sui rami le foglie, nei turni di servizio di Stan e difatti è ancora palla break che (ça va sans dire…) Federer spreca in risposta. Altri errori di Roger che cede il game dell’uno pari.

Il serve and volley sul rovescio di Stan non sembra funzionare: meglio il serve e basta del 15-15 e del 30-15. Partita che adesso sembra spenta sotto la cappa di afa mentre Federer è costretto ai vantaggi da un nuovo serve and volley che Stan mortifica col rovescio. E, a sorpresa, arriva anche la palla break. La prima per Stanimal che (ça va sans dire…) la trasforma immediatamente, in difesa e con urlo accluso. A Stan basta così, non si gioca più nel quarto game, con un ace e due doppi falli per cominciare. Lunghissimo scambio che vale più di quel che sembra: le variazioni di Roger con il rovescio (prima l’angolo stretto, poi il back lungolinea) sono per intenditori. Due palle per il contro break: la prima (che è la settima), steccata. La seconda (che è l’ottava), steccata. Non servono parole, ci vorrebbe un’emoticon a questo punto. Svanite le palle break, come già successo, svanisce anche Roger dal game e Wawrinka vola 3-1.

Federer torna a tenere con facilità il servizio mentre il sole dà un attimo di tregua. Le previsioni parlavano di temporali nel pomeriggio, ma per ora piovono solo occasioni mancate da Roger. Wawrinka imita lo Zverev di ieri con i doppi falli, mentre Federer risponde due volte lungo col rovescio. Match non proprio entusiasmante che Stan sveglia un po’ con un servizio-dritto, e che Federer riattizza con una difesa sullo smash dell’avversario figlia ancora una volta della lettura dei suoi colpi. Scambio di errori per il game più lungo dell’incontro sinora, che Wawrinka porta a casa grazie ad una dose di iniziativa doppia rispetto a quella del suo avversario, e siamo 4-2.

Ancora un serve and volley fallimentare di Federer, che a questo punto dovrebbe chiedersi se fa bene, ed ancora una risposta tirata da in braccio al pubblico di Stan, che sappiamo non si farà domande. Gran difesa in chop di Roger per il 40-15, ma come dicono quelli bravi, oramai la partita si gioca sui turni di servizio di Stan. Picchia di più il francofono, anche col servizio spesso sopra i 200 all’ora e Federer lascia un po’ andare il game. Stan è ora in fiducia, mentre Federer continua a ricevere punti principalmente dal proprio servizio in kick. Ancora un game agevole per Roger, prima che Wawrinka serva per il set.

Il pubblico applaude al rientro in campo dei due come se si aprisse un sipario, in attesa dell’esibizione della freddezza di Stan e della capacità di reazione di Federer, che prende posizione più avanzata in campo ma stecca subito il rovescio. Wawrinka c’è eccome, con il rovescio lungolinea, bello e difficile. Federer risponde corto e il dritto di Wawrinka porta il Losanniano a tre set point. Il primo è un approccio lungo di Wawrinka, il secondo un notevole rovescio di Federer che costringe Stan all’errore. Roger si porta persino in parità. Poi dritto sulla linea di Stan, errore di Federer e vincente di Stan, seppur in precario equilibrio, per il 6-4. Primo set perso da Federer nel torneo, contro il primo vero avversario.

Stan Wawrinka – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

TERZO SET – Si apre con Federer apparentemente più propositivo, ma anche con un Wawrinka più tonico, rinfrancato oltretutto dalla temperatura più mite. Si è alzato il vento, il clima sta cambiando. Il sole inizia a latitare. Sui colpi carichi di Stan, Roger fatica a centrare il dritto. Alle volte gli mancano i passetti che sulle superfici rapide non gli servono, ma qui la resa del rimbalzo non è facile da gestire. Ai vantaggi Federer fa col servizio ma disfa col rovescio e col dritto. Stan non sbaglia più in risposta e Federer è costretto ad un salvataggio a rete da acrobata. Applausi del Lenglen che proseguono per il rovescio lungolinea di Roger e si va sull’1-0.

Non c’è pace a Port d’Auteuil per il clima. Il caldo umido covava aria temporalesca e si affacciano anche le nuvole desiderose di vedere il match del Suzanne Lenglen. Qualche nube attraversa i pensieri di Roger, aiutato due volte dal nastro nel game di servizio di Stan. Sontuoso cross di rovescio di Wawrinka, che raccoglie dal terreno una malefica gramigna in back di Federer e la trasforma in fiore. Facile Roger per il 2 a 1, con tre ace e un serve and volley stavolta vincente. Wawrinka riprende ad accelerare gli scambi, va fuori giri col dritto ma sembra ora più coerente nelle proprie scelte, più libero nello scambiare con Roger, che pure lo infila con un gran rovescio lungolinea. Campanellino d’allarme sul turno di servizio di Stan che va giù di doppio fallo e concede la nona palla break a Federer. Quasi non c’è da commentare l’ovvio, anche se il merito è del servizio di Wawrinka. Stan, poi non si volta indietro e siamo 2-2.

In tribuna stampa si comincia a ragionare su quale sia stata la peggior performance di trasformazione palle break dell’ex campione di Wimbledon (questa si può dire solo di uno…): proponiamo la finale contro Nadal nel 2007 in cui fece 1 su 17, il 5,90% di trasformazioni. Ma qui siamo ancora allo 0%, mentre Stan va a servire e tiene a zero Roger lasciandolo fermo col dropshot. Wawrinka è ora on fire, sempre più a suo agio sul palleggio meno carico di Roger e lo infila anche con una risposta di rovescio incrociata da cineteca. Ora Stan inizia a trovare un timing perfetto sulla palla e malgrado il gran dritto di Roger, va 15-40.

I fan di Federer saltino la descrizione del punto con cui Wawrinka strappa ancora il servizio a Roger. Si fa fatica a descrivere l’incedere tentennante del fuoriclasse elvetico sulla più facile delle volée di rovescio; il suo esitare se colpire di rimbalzo, aggredirla o giocare di ricamo. Non esce fuori nulla di queste tre opzioni, eppure la palla in rete che dà il break a Stan, è un incrocio di tutte e tre. Dopo il peggior punto giocato da Roger arriva uno dei migliori game in risposta del signor Vavrinec. Ancora 15-40, ennesima occasione per Roger e stavolta Wawrinka aiuta il caro amico con un approccio di dritto lungo di un piede.

Federer sembra sciogliersi un filo, ritrovare le geometrie del primo set e avanzare in campo. Ne nascono vincenti ed errori, ne nasce un po’ di caos brillante, un po’ di confusione, di mescolamento delle carte. Diceva Mikhail Tal, campione lettone di scacchi, che spesso la soluzione è complicare le cose: “Devi condurre il tuo avversario in una foresta oscura dove 2+2 fa 5, ed il cui sentiero d’uscita è largo a sufficiente solo per te”. La confusione fa nascere il 5-4 per Roger e Wawrinka, se vuole uscire dalla foresta, deve tirare fuori il meglio di sé. Dopo un dritto in cross di Stan, si torna al tubo catodico, con un approccio di rovescio in back lungolinea di Roger che riporta in campo Pat Cash.

Ancora dropshot sulla seconda di Stan, che non riesce bene ma disorienta il Losannino (2+2 fa 5) al punto da fargli affossare il dritto. Federer ora è pimpante, risponde bene di dritto e conclude anche meglio. Palla break che è anche set point, ma non vorrete mica che ne trasformi due di seguito? Il tentativo di rovescio in lungolinea è fuori di un palmo. Gran parata sulla prima di Wawrinka e pallonetto in back che forse Stan giudica male per una nuova palla break. Cancellata col servizio. Ancora col servizio Stan, che esce dalla foresta con un grido ed un prodigio lungolinea.

Match che sale di tono, nella convinzione generale che si decida molto in questo finale di terzo set. Federer ora è tonico, ma altrettanto è Wawrinka che scava un dritto corto e una bombarda in risposta che spiazza Roger. Discesa a rete spericolata di Roger sul dritto di Stan che al secondo passante costringe il connazionale all’errore e palla break Stan. Federer finalmente ne annulla una recuperando un dropshot di Wawrinka e chiudendo col tocco a rete. Federer complica le cose anche per sé con uno smash controsole completamente steccato. Altra palla break Stan, ma c’è servizio esterno di Roger e risposta in rete. Federer martella il dritto di Wawrinka, con cross sempre più stretti fino a che Stanimal non crolla a terra in spaccata e poi a prendere il sole che fa capolino per l’occasione.

Si trema su di un nuovo smash di Roger che stavolta non sbaglia. Poi Stan risponde sulla linea da trenta metri e siamo ancora in parità. Serve and volley con delicata volée bassa di dritto di Roger, ma Stan oramai risponde autentici missili intercontinentali che destabilizzano i piedi non lesti di Roger. Due risposte sbagliate di Stan, cosa che non si vedeva da parecchio ed un game lunghissimo va in ghiaccio per il 5 pari. Stan serve bene sul 6-5 e a parte una volée da rivedere, si guadagna il secondo tie break. Sa bene che però, Federer non è il Dimitrov con cui ne ha vinti tre al terzo turno.

Il kick di Federer salta oltre la spalla di Stan che non trova la risposta. Poi Federer va 2-0 andandosi a prendere una volée in allungo con i riflessi che un 37enne non può possedere, davvero non può. Aggressivo in risposta Federer ma resta corto e Wawrinka accorcia sull’1-2. Wawrinka forse ha ancora negli occhi il balzo felino di Roger ed all’improvviso esce del match. Due errori ed una palla corta che non lo è tanto, portano Roger sul 5-1 con due mini break. Un servizio al corpo (scusa Rog, ma siamo al quarto di finale…) lo tiene a galla. Una magnifica risposta di rovescio sul serve and volley di Federer toglie un mini break a Roger, ma subito dopo siamo 6-3 per lo svizzero più anziano, con due set point.

Servizio esterno di Stan per il 4-6 e ace per dire a Roger “prenditela tu la responsabilità di portare a casa il set”. Se la prende tutta Roger: seconda in kick profonda e alta, serve and volley esattamente come quello fallito un minuto prima, risposta di Stan in rete. Federer si accomoda avanti di un set.

Roger Federer – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

QUARTO SET… ATTO PRIMO – Roger torna in campo dalla sosta toilette mentre Wawrinka è già pronto a servire per un primo sonnecchiante game. Sonnecchiante sì, ma quando Wawrinnka recupera un dropshot di Federer con la punta della racchetta, si capisce che non vuole cedere e che ci sarà un vero quarto set.

Federer offre adesso di sé una versione degna del primo set portandosi in parità. In risposta continua a stare in posizione avanzata prendendo spesso l’abbrivio. Stan offre due palle break solo per il gusto di annullarle (e siamo a 12 e 13) e di giocare un gran dritto in controbalzo abitualmente più nel repertorio del suo avversario. Federer, perse le palle break, stavolta non esce dal game e se ne procura una terza che gioca passivo e stavolta spreca. Ancora aggressivo Federer su un Wawrinka lento nel cambio di direzione e quarta occasione del game. Incrocio delle righe col dritto di Stan che ci crede ed esplode un urlo dopo la prima vincente.

Scocca la terza ora di gioco, ci sgranchiamo la schiena ed alzandoci un attimo riusciamo a scorgere l’orizzonte che le previsioni ci hanno promesso. Il gioco però continua e viene d’obbligo chiedersi come reagirà Federer a tutte le occasioni mancate in un match tutt’altro che concluso. Al momento benissimo, con un game di servizio tenuto brillantemente, 2-2.

Sulla seconda di Stan, Roger continua a cercare il dropshot stavolta senza risultato. Stan sembra un po’ più pesante negli spostamenti, ma smentisce il Lenglen trovando il passante di rovescio in corsa e chiedendo al pubblico di incitarlo. Difficile farlo quando si gioca contro Federer, ma se uno ci può riuscire di questi tempi, è proprio Stan the man. Federer sembra però in un altro stato psicofisico e comanda col dritto fino ad ottenere l’ennesima palla break. Il punto successivo è il solito deja-vu, con Stan che in difesa riesce sempre a metterla negli ultimi centimetri del campo e Federer che si fa trovare la palla addosso. Ancora dropshot sulla seconda di Stan, che viene letta bene dal numero 28 del mondo e siamo 3 a 2 avanti per Stan.

Le impietose statistiche di trasformazione delle opportunità ci lasciano di stucco e forse distraggono anche Roger che sbaglia lo smash sempre dallo stesso lato (stavolta senza sole). Sul punto successivo Wawrinka corre due volte per le diagonali del campo in un disperato tentativo di difesa che lo lascia a dir poco esausto. Prova ad approfittarne Roger con un dropshot che finisce in rete. Poi ci pensa il rovescio in cross a respingere un attacco di Stan, 3 pari.

Le nubi all’orizzonte fanno a dir poco paura. Nere come pece si fanno annunciare da qualche sordo suono che la suggestione ci fa scambiare per tuono. Di gocce d’acqua, neanche l’ombra, ma il giudice di sedia, il francese Pierre Bacchi sente un’elettricità nell’aria che non è quella legata all’andamento del match. L’acqua arriverà, ne siamo tutti certi, forse passeggera. Meglio coprire il campo per evitare che si inzuppi ed il programma riceva stop ancora più lunghi. Meglio allontanare tutti anche per evitare i fulmini. Interruzione più pro Stan che pro Roger, pare. Peccato: avremmo visto i fulmini cadere dal cielo e i due sollevare in aria le racchette come fossero il martello di Thor.

QUARTO SET… EPILOGO – Alle 17.30 si sospende, alle 18.35 i giocatori rientrano in campo, rinfrescati, un filo riposati e si vede. Stan va subito sotto 15-30 con doppio fallo, ma Federer, intuendo il momento difficile dell’amico, spedisce un dritto lungo di due metri. Wawrinka tiene il servizio, non facile farlo a freddo dopo il rientro in campo, e sente l’aria di scampato pericolo. Stan sembra rinfrancato, spinge col rovescio, ma Federer ricama una difficile volée di rovescio. Nuova incursione nel tennis anni ’80 con l’attacco di Roger a seguire la palla corta. Federer non si accorge che i colpi di Stan hanno ritrovato vigore e sta un po’ troppo avanti. Ma col servizio mette tutto a posto e siamo 4 pari.

Federer cambia ancora, cerca ancora la strada che conduce nella foresta, ed inizia a giocare alla Wawrinka, rispondendo da dietro e trovando col dritto la riga. Un 15-30 che diventa 15-40 con l’errore di Stan. Brutto rovescio e primo break point sprecato, siamo a 1 su 17. A questo punto Federer si affida al dritto, compagno di merende di una vita e di 20 slam trascorsi da imbattuto. Col dritto mette pressione a Stan, che dopo una prima difesa, gioca lungo spedendo Federer a servire per il match. Il pubblico del Lenglen è diviso in tre fazioni: quelli che vorrebbero che l’outsider vincesse. Quelli che stanno in tachicardia e vorrebbero che al più presto Federer chiudesse. E poi ci sono i masochisti, che sono anch’essi in tachicardia ma vorrebbero il quinto set per morire di felicità nei pressi del Bois de Boulogne.

Si parte con una risposta di Wawrinka che Federer giudica male e lascia rimbalzare in campo. Rimedia con la prima Roger, ma commette il suo primo doppio fallo. Sul 15-30 un dritto di Federer accarezza la linea e gli consente di trovare il vincente in contropiede. Volée di dritto di Federer per il primo match point e Stan sfoga la sua rabbia. Il match point si svolge durante il raduno nazionale dei braccini, lo giocano malissimo entrambi ma dice bene a Wawrinka. Serve and volley di Federer che gioca una buona volée di rovescio ma esalta il passante di dritto di Wawrinka. Questo vuol dire che ora Stan ha la palle break per rientrare: unità coronariche in allerta.

L’incoscienza, il coraggio ed il delirio assistono Roger sul serve and stop volley di mezzo telaio con cui annulla il break point. Stan scentra un rovescio in risposta e siamo ancora ad un punto dalla fine. Federer non mette una prima neanche a servire da sotto e commette il secondo doppio fallo del match. Due doppi falli, tutti nell’ultimo game. Fa niente, pensa Rog, che si butta ancora a rete dietro al servizio e chiude una sicura volée alta di rovescio. Infine (ma è lecito utilizzare la parola fine quando si parla di Roger Federer?), alle 19.00 in punto non capita soltanto che Federer giochi una volée alta di dritto vincente, ma succedono tante altre cose. Succede che un trentasettenne (ma arrotondiamo anche a 38 che mancano due mesi) che non giocava una stagione su terra battuta dal 2015 è in semifinale al Roland Garros. Succede che venerdì ci sarà una semifinale “Federer-Nadal” che manca da due anni su un campo da tennis e da otto anni a Parigi. Capita pure che un italiano è matematicamente nei primi 10. Apriamo la bottiglia buona, prima che diventi aceto.

L’abbraccio con Wawrinka è quanto di più sincero possa esistere in questo sport e illude anche che in campo non abbia vinto un solo giocatore, ma anche un poco l’altro, un giocatore e mezzo.

Nei monitor durante l’intervista sul campo con Pioline, Federer è davvero emozionato e anche troppo sudato per comprendere se stia piangendo. “La felicità è indescrivibile. Avevo visto Stan contro Tsitsipas, sapevo che stava giocando benissimo ed avere vinto mi rende raggiante”. “Sì, ho giocato molto serve and volley ma è la forza di Stan che mi costringe a cambiare schemi.. ho preso anche una volée col telaio ad un certo punto”. E quando Pioline già lo proietta alla sfida contro Rafa: “Sono felice della scelta di avere giocato sulla terra quest’anno e se sono tornato qui è proprio per giocare partite come quella contro Rafa”.

Lo ripeterà in conferenza stampa. Dirà che se ha scelto di giocare sulla terra lo ha fatto anche per sfidare Rafa. Ora sta a chi lo ama scegliere il proprio perché quando guarderà la semifinale di venerdì, in cui parte così sfavorito. Non ci sono giocatori imbattibili dirà in conferenza stampa. Certo che ha ragione, ne ha da vendere. Ma resta un bugiardo patentato. Uno che ti dice che col serve and volley, con la palla corta in risposta, con due volée vincenti si può andare avanti anche al Roland Garros deve essere per forza un mentitore. Poi, guardi il tabellone, leggi Federer accanto a Nadal e ti accorgi che è tutto incredibilmente vero.

Roger Federer e Rafa Nadal – Shanghai 2017 (foto via Twitter, @SH_RolexMasters)

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Gli auguri del mondo del tennis a Rino Tommasi

Da Steve Flink a Federico Ferrero, passando per Richard Evans e tanti altri. Pubblichiamo i messaggi d’auguri per Rino Tommasi ricevuti dal direttore Scanagatta

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Ieri, 23 febbraio, Rino Tommasi ha compiuto 87 anni e gli abbiamo reso omaggio in questo articolo. Nelle ultime ore, però, il direttore ha ricevuto tanti messaggi di auguri rivolti a Rino e abbiamo deciso di raccogliere i migliori e pubblicarli.


Andrea Gaudenzi 

Caro Rino,

Tanti auguri per il tuo ottantasettesimo compleanno! Una vera icona del giornalismo tennistico italiano, sei sempre stato in prima fila nell’uso delle statistiche e dei dati nel nostro sport, una cosa che ho sempre rispettato e ammirato nel corso della mia carriera di giocatore. Sebbene tu non sia più presente nel circuito, il tuo contributo al nostro sport non è certamente stato dimenticato.
Buon compleanno, ti auguro il meglio,

 

Andrea

Steve Flink 

Rino,

Ubaldo mi ha detto che oggi compi 87 anni, difficile crederlo! Gli anni passano così veloci. Nella mia testa ti ricordo a 45 o 50 anni, ma 87? Impossibile! Ho così tanti ricordi di noi durante gli anni. Ne condividerò giusto alcuni. Eravamo a Palm Springs nel 1978. Una mattina, prima delle partite, abbiamo giocato un po’ a tennis sui campi in cemento. Mi davi un vantaggio di 30-0 in ogni game. Ho subito capito perché lo facevi: perché eri molto più forte di me!

Gli scambi erano lunghi, ma mi hai battuto 6-1 6-2. Ero un po’ in imbarazzo, ma tu mi hai detto: “Steve, hai giocato molto meglio di quanto pensassi!” Abbiamo riso entrambi e poi hai detto una cosa che mi avresti ripetuto molte volte durante gli anni. Mi hai detto: “Non ho intenzione di essere modesto, perché non ho motivo di esserlo”. E poi sei scoppiato a ridere, con quella risata che è solo tua. Nessuno ride come te. Nessuno.

Ora sto pensando ad un momento veramente divertente nella sala stampa di Wimbledon nel 2009. Eri seduto al tuo solito posto, uno o due sedie distante da Ubaldo. Mi sono avvicinato e ho detto: “È così bello vedere lo scrittore italiano migliore di sempre”.

E tu hai sorriso, Rino, credendo stessi parlando di te ed eri già pronto a ringraziarmi. Poi mi sono girato verso Ubaldo, gli ho dato una pacca sulla spalla e ho detto “Sto parlando, naturalmente, del grande Ubaldo Scanagatta”. Ubaldo e io abbiamo riso di gusto. Tu hai fatto una smorfia, Rino. Ma poi hai sorriso, scosso la testa e ci hai guardato come se fossimo due pazzi senza speranza – e probabilmente lo eravamo. Allora hai messo le braccia intorno a me e a Ubaldo e hai detto: “Entrambi avete così tanto da imparare e così tanta strada da fare, ma vi accompagno io”.

Ubaldo Scanagatta premiato agli US Open 2018. Con lui l’Hall of Famer Steve Flink (foto Roberto Dell’Olivo)

Quindi una volta ancora ci hai mostrato la tua superiorità. Non sapevamo se dire “Game, set and match, Rino” o “Scacco matto!” Ho così tanti ricordi, ma ti lascio con quest’ultimo. Sampras e Rafter stavano giocando la finale di Wimbledon nel 2000 e io facevo avanti e indietro tra la sala dei media e il campo centrale, perché ero reporter del match per CBS Radio. Stavo salendo quei gradini nella sezione stampa del campo centrale con Rafter avanti 6-5 e servizio nel secondo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Mi hai visto stare in piedi con un’espressione seria e mi hai detto “Steve, non essere così depresso”.

Sapevi che speravo che Sampras vincesse il suo tredicesimo Major per superare Roy Emerson, cosa che ovviamente fece in 4 set. Quando mi hai detto di non essere depresso, l’hai fatto con sensibilità e non sarcasmo. Mi è sempre piaciuto di te che sapevi quando essere sarcastico e quando essere comprensivo con i sentimenti dei tuoi amici. E questo tratto del tuo carattere ti distingue da tanti.

Una volta mi hai dato anche un consiglio sulla mia scrittura e l’hai fatto in modo candido, come al tuo solito. Mi hai detto, “Steve, dovresti scrivere di più come parli”. E io ho preso a cuore il tuo consiglio.

Quindi Rino, brindo a te adesso per celebrare il tuo compleanno! Io ho delle buone ragioni per essere modesto, perciò dirò semplicemente che nessuno di noi potrebbe mai lontanamente essere alla tua altezza. Buon compleanno amico mio! Ti auguro il meglio.


Doris Henkel

Caro Rino,

Tanti auguri di buon compleanno. Devo ammetterlo, ho avuto bisogno del dizionario per questa frase :-))

Ricordo chiaramente i momenti con te in sala stampa, anche se ne è passato di tempo. Ti mando i miei migliori auguri e i miei saluti dal nord della Germania, e spero che passerai una bella primavera, che sembra stia arrivando.

Cordialmente, Doris


Marco Keller

Rino è unico nel suo genere, semplicemente un grande! Ho parlato con lui solo un paio di volte, ma ho letto in questi anni tanti suoi articoli su “La Gazzetta dello Sport” e mi sono piaciuti un sacco i suoi commenti da esperto di calcio a “La domenica sportiva”. Tanti auguri dalla Svizzera, Signor Tommasi!


Simon Cambers

Ciao Ubaldo,

non conosco Rino così bene, ma so di lui e di quanto è apprezzato da quelli che lo conoscono. Ho letto i suoi articoli su “La Gazzetta” durante questi anni. Fagli gli auguri da parte mia e digli che i suoi articoli mi hanno aiutato ad imparare l’italiano in questi anni! Grazie mille, Simon


Mike Dickson

Non ho storie su Rino, perché non l’ho mai conosciuto bene, ma per favore manda a lui e a Gianni i miei migliori auguri. Sono grandi e unici.


George Homsi

Amico Rino! Ti auguro un fantastico ottantasettesimo compleanno e ancora tanti a venire! Conservo vecchi ricordi dei nostri incontri e dei nostri dibattiti nelle sale stampa. Mi mancano la tua amichevole presenza e le tue opinioni da esperto. Mantieniti forte, come so che sei! Spero di poterti rivedere qualche volta e magari condividere anche un piatto di spaghetti! Al dentissimo naturalmente.


Guillermo Salatino

Ubaldo,
Grazie per avermi permesso di inviare i miei migliori auguri a Rino, augurandogli di restare forte com’è sempre stato. È stato uno dei miei grandi amici, uno di quelli con cui ho più parlato di tennis e ho molto discusso. Ovviamente è stato lo stesso con G. Clerici. Le mie origini italiane mi fanno avere uno speciale affetto per loro. Ricordo un aneddoto con Rino e approfitto del suo compleanno per condividerlo: Sabatini doveva giocare la semifinale dello US Open del 1990 contro M J Fernandez. Dissi a Rino, che era accanto a me, che non credevo alle statistiche. Mary Joe secondo i numeri era favorita, ma secondo me ogni partita era una storia a sé e che per questo motivo pensavo che le statistiche erano relative. Rino mi guardò e mi disse: “Ti ho ascoltato e sono arrivato alla conclusione di aver sprecato la mia vita dietro alle statistiche”. Ci guardammo e ridemmo. Rino faceva i pronostici ufficiali del torneo e dava come favorita Mary Joe. Io gli dissi che avrebbe sbagliato e così fu.

Con Rino siamo stati anche compagni di doppio a Roma e abbiamo vinto contro Gianni e Bud Collins. Quanti ricordi. Tanti anni. Più di 40. Tu ti sei ritirato, e io farò lo stesso. Probabilmente sarà il mio ultimo anno, se il Covid lo permette. Mi manca il tuo sorriso, il tuo tono di voce tanto particolare. Le tue fughe di un giorno nel “Concord” a Las Vegas per commentare un incontro di Leonard o Ali. Ti mando un forte abbraccio e voglio che tu sappia che fai parte dei grandi amici che porto con me dai miei 45 anni nel circuito.


Richard Evans

I migliori auguri a Rino per un felice compleanno! I miei primi ricordi risalgono al Foro Italico negli anni ’60 e sono legati alla sua gentilezza nei miei confronti, unita all’invito a scrivere articoli per la sua eccellente rivista “Tennis Club”. Come giustamente ricordi, Ubaldo, Rino è stato un’enorme presenza per i decenni seguenti e il migliore con le statistiche! Ha dato ai primi giorni della tecnologia nel tennis un volto umano – qualcosa che dobbiamo ricordarci di non perdere.

I miei migliori auguri, Richard


René Stauffer

Un buon compleanno a Rino, digli che anche il suo vecchio amico svizzero sente la sua mancanza. Ho tanti ricordi di Rino. Il primo risale a quando ci siamo conosciuti a Dallas nel 1982. Mentre visitavamo Southfolk Ranch mi disse: “Potresti essere mio figlio”. Giovane e spontaneo com’ero, risposi: “Saresti orgoglioso di avere un figlio come me…”Salutami anche Gianni. Mi manca anche lui. I migliori auguri anche all’Italia.


Eduardo Puppo

Un forte abbraccio a Rino, che leggo da quando iniziai con il giornalismo tennistico nelle riviste italiane. Una vita intera legata alle sue statistiche, consultate da tutti quelli che seguono questo sport e che hanno segnato un’epoca in cui i numeri hanno iniziato a governare. Rino è stato in gran parte colui che ha guidato questa parte tanto importante per la storia del tennis. Eduardo Puppo.

Sandra Harwitt

Caro Rino

Felicissimo ottantasettesimo compleanno! Ti ho incontrato agli inizi della mia carriera e sei sempre stato non solo un collega amichevole, ma anche un pozzo di informazioni preziose sul tennis.

Ti auguro una magnifica giornata.

Tom Tebbutt

Bingo Bingo Bongo – Rino, tu e Gianni avete portato nelle sale stampa un divertimento impertinente che nessun duo di altri Paesi avrebbe mai potuto eguagliare. La tua incredibile conoscenza del tennis e delle sue statistiche è leggendaria ed era la normalità prima che i programmatori iniziarono ad inserire i numeri nelle macchine (cioè i computer). E le tue divertenti previsioni durante lo US Open erano un must da leggere ogni giorno.

Gli italiani hanno sempre portato un tratto distintivo alla divulgazione del tennis e alle sale stampa, con te e Gianni a capo della classe. Ci manchi e ti ringraziamo per tutti questi anni. Alla tua salute e buon compleanno,
Tom T.

P.S. E dall’aldilà Bud Collins grida a gran voce “Rhino”.


Serge Fayat

Ciao Rino, Sei sempre il numero uno del ranking, lo sai. Al tuo cospetto, le 310 settimane di Federer e quelle che saranno presto le 311, 312 e 313 di Djokovic non sono niente!

Stammi bene.


Paolo Bertolucci

Mille auguri al più grande, al n.1! Enorme rispetto anche se non sempre vedevamo lo stesso mondo come quando affermava “Non esiste ristorante che valga il prezzo di una corsa in taxi”


Andrea Scanzi

Rino Tommasi è un gigante. Ha inventato un giornalismo profondamente suo, fatto di statistiche onniscienti, apparente “burberismo” e mitologici “circoletti rossi”. Un finto freddo, mai tifoso e sempre appassionato, con una voce unica e una sostanziale onniscienza in fatto (anzitutto) di tennis e boxe.
Le sue telecronache con Gianni Clerici hanno cresciuto, cullato e appassionato milioni di italiani. Di fatto sono state l’imprinting perfetto per tanti ragazzi. Ne ho un ricordo vivido. Coincidono, almeno per me, con gli anni d’oro del tennis. E lo dico da edberghiano fervente, divenuto tale anche per merito suo.
Quelli come me gli devono tantissimo.
Un maestro autentico, ma anche un prezioso compagno di viaggio.
Buon compleanno, Rino
.


Marco Gilardelli

Auguri Rino, amico di una vita, che come giocatore mi hai battuto, e come giornalista sei riuscito a parlare bene di me. Sei stato il mio mito come telecronista e da quando manca il tuo circoletto rosso, le telecronache hanno perso il senso del bello.

Un abbraccio affettuoso
Marco


Bill Scott

Ciao Rino, ti auguro un buon compleanno… grazie per essere il computer e il custode dei record… e senza un computer, solo quel grande taccuino. il tuo posto vicino al finestrino nella sala stampa di montecarlo sarà sempre disponibile.


Federico Ferrero

Accolgo volentieri l’invito di Ubaldo anche se, come ho avuto modo di dirgli, non credo di essere la persona giusta per celebrare la vita di Rino e il suo cammino, temo non ripetibile, nel giornalismo.

Quello che posso dire è che Rino è stato – inconsapevolmente – uno dei miei motivatori. Se mi sono appassionato al tennis, è anche grazie a lui. Se ho pensato che fare il giornalista, e magari di tennis, fosse la cosa più bella che potessi ottenere nel lavoro, è stato anche per merito suo. Purtroppo sono arrivato tardi e non ho mai potuto lavorare con lui. La prima volta che lo incontrai, nel 1994, ero un liceale in uscita, neanche tanto libera, al torneo di Monte Carlo. Lo fermai per chiedergli di aiutarmi a trovare Gianni Clerici. Lui non tirò dritto, non disse di arrangiarmi, ma mi scortò in sala stampa. Da imbucato, la prima voce che sentii fu quella di Ubaldo, in collegamento con una radio. In fondo alla sala, c’era Gianni. Col quale improvvisai una ridicola intervista: gli chiesi di fare “Il punto della situazione” e lui mi rispose “Sì, ma di quale situazione?” Il solo fatto di trovarmi seduto lì, in mezzo a loro due, era quanto di meglio potessi chiedere.

A un certo punto, Rino mi chiese di dove fossi. “Ah, Cuneo… Il maestro Montevecchi!” Gianni gli fece eco: “Ma Rino, quale Montevecchi… Fenoglio! Questo ragazzo qui è di Alba, deve leggere Fenoglio!” “Gianni – ribatté – ognuno fa i riferimenti che può. In ogni caso, sappi che per molti anni sono stato l’unico lettore dei miei articoli. Quindi non ti scoraggiare”.

Non mi scoraggiai. Ci incrociammo qualche volta in sala stampa, ovviamente non poteva ricordare l’episodio del ‘94. Fu molto carino con me. Sapendo che non era persona da smancerie gratuite, ciò che mi disse ce l’ho nel cuore.

Finii a cena un paio di volte con lui, una durante la Davis a Marrakech, un’altra a Londra, in un ristorante italiano. Ricordo in particolare una sera, c’era anche Martucci della Gazzetta. Decidemmo di accompagnarlo a piedi in albergo, “tanto sono due passi”, gli disse Vincenzo. Rino gli rispose qualcosa come: “No, sono trecentoventidue dalla scala mobile della metropolitana”. Di fronte al nostro sconcerto, precisò: “Li ho contati. Trecentoventidue. In realtà, il dato è interpolato perché gli ultimi ottanta li ho fatti quando un gruppo di ragazzi mi ha riconosciuto per strada e, mentre contavo, stavamo parlando”.

Di Rino ho sempre apprezzato, tra le altre cose, il fatto che dicesse ciò che pensava, per quanto sgradevole potesse essere. O, ma solo per chi calcola ogni parola e basa i rapporti personali sulla convenienza, inopportuno. Quando sento dire che sì, è vero, ma lui se lo poteva permettere, rispondo che se ci si vuole creare una corazza che permetta di esprimersi liberamente, è meglio farlo con la propria credibilità. Se Rino sapeva di poter parlare a ruota libera senza subirne conseguenze, il merito era tutto suo. Perché nessuno avrebbe mai cacciato Rino Tommasi. La gente lo trattava alla stregua di un campione del tennis, gli chiedeva gli autografi e si faceva fotografare con lui, ed era giusto così.


Sebastian Fest

Better late than never!
Caro Rino, con un po’ di ritardo approfitto della grande proposta di Ubaldo per farti gli auguri di buon compleanno. Mi occupo di tennis da qualche anno, più di quanto avrei potuto immaginare, e questo mi ha permesso di incontrare persone come te, Gianni o Bud, persone dalle quali ho imparato molto. Spero che stiate bene e che vi godiate questo strano momento tennistico a distanza.
Abbracci

Craig Gabriel

Carissimo Rino,
I miei migliori auguri per il tuo ottantasettesimo compleanno, te ne mancano solo 13 (un numero fortunato) per arrivare a un secolo. Spero che sia stata una splendida giornata per te e per la tua famiglia. Ti penso spesso, sei unico.


Kaoru Takeda

Quando andai per la prima volta al Roland Garros nel 1985, mi ricordo che Rino era lì. Ogni volta che il compianto Eiichi Kawatei [giornalista e dirigente che ha contribuito a popolarizzare il tennis in Giappone, nonché uno dei promotori del ritorno del gioco alle Olimpiadi, ndr] mi raccontava del tennis dei suoi tempi, il nome di Rino veniva sempre menzionato assieme a quelli di JP, Bud Collins, Richard Evans e Russ Adams. Eiichi era anche un buon amico di Ken Rosewall, ed era quasi coetaneo di Rino (era nato nel dicembre del 1933).

“Non rovinare una bella storia con la verità” è un detto che lui usava spesso. La capacità di raccontare una storia è l’essenza della gioia della nostra professione, e credo che questo elemento abbia contribuito all’ascesa di tanti giovani tennisti italiani di talento. Auguro un buon compleanno a lui e alla sua famiglia, e spero di vederlo in futuro.

PS: il 23 era anche il compleanno dell’imperatore, e quindi qui in Giappone era festa nazionale.

Traduzione degli auguri in inglese e spagnolo a cura di Claudia Marchese

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ATP

ATP Montpellier: Sonego doma Korda, Bedene (e la schiena malconcia) eliminano Sinner

Sinner si arrende al tie-break del terzo set, anche per problemi alla schiena. Sonego alza il livello del suo tennis e supera l’insidia del talento statunitense

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Una delle migliori versioni della carriera sul cemento di Aljaz Bedene supera a sorpresa, dopo due ore e quaranta di battaglia, la testa di serie numero 5 del torneo – il nostro Jannik Sinner – al primo turno (3-6 6-2 7-6).

Le premesse sembravano ben diverse. Sinner è autoritario al servizio e in tutto il primo set lascia le briciole a Bedene nei suoi turni di battuta. Lo sloveno riuscirà a vincere solamente tre punti in risposta in tutto il primo set. L’aggressività di Sinner si sente anche in ribattuta e una seconda leggera condanna Bedene a subire il break nel quarto game. Da quel momento Sinner alza ulteriormente le marce e non si guarda più indietro.

La musica cambia nel secondo set, sia per colpa del calo di Sinner che per un Bedene oggi extralusso nei colpi offensivi. Il numero 34 del mondo cala di quantità e qualità di prime e i suoi turni di battuta ne risentono. Il nativo di Lubiana nota il calo di livello dell’avversario e prende fiducia al servizio e nel gioco da fondo. Il break è una naturale conseguenza: il tennista sloveno sfrutta gli errori di Sinner e guadagna tre palle break. L’azzurro è bravo a rimontare lo 0-40, ma Bedene non fallisce la quarta palla break e passa avanti per la prima volta nel match. Ora Sinner è in confusione e al momento di servire per restare nel set paga l’ennesimo passaggio a vuoto che chiude il secondo set. 6-2 Bedene.

 

Il terzo set si apre all’insegna dell’equilibrio. Entrambi hanno l’opportunità di breakkare ma i servizi reggono e si arriva al tie-break. Il parziale decisivo arriva e Sinner va subito avanti di un mini-break. L’inizio sembra promettente ma per il tennista italiano arrivano subito i guai. Già dopo il secondo punto Sinner comincia a toccarsi la schiena e dopo tre dritti consecutivi steccati è costretto a chiamare il medical time-out per dolori lombari. Dopo il trattamento la situazione non migliora e Bedene chiude senza problemi il tie-break per 7-3. Sinner perse al primo turno del torneo di Montpellier anche lo scorso anno, quella volta contro Mikael Ymer. Sarà direttamente nel tabellone di Rotterdam senza wild card, a causa del forfait di Matteo Berrettini. Andrà però valutata la gravità dell’infortunio alla schiena che lo ha limitato al momento decisivo.

A cura di di Giorgio Di Maio


SONEGO VA

La versione francese di Lorenzo Sonego si conferma più convincente di quella australiana. Il torinese si è guadagnato in sicurezza i quarti di finale del 250 di Montpellier, onorando la settima testa di serie del tabellone. A differenza di quanto accaduto all’esordio, stavolta gli sono bastati due set per risolvere l’insidioso incrocio con Sebastian Korda (6-3 6-2).

La stellina statunitense, ormai in top 100, arrivava da soli sei ko negli ultimi 31 match. Pratica rischiosa. Il numero quattro d’Italia è però cresciuto in sicurezza rispetto a quanto mostrato all’esordio contro Gaston, quando comunque, nel parziale decisivo, non c’è stata storia.

Per battere il figlio d’arte, gli è servita appena un’ora e un quarto. Trovando la chiave per far girare a proprio favore ciascuno dei due set. In quello d’apertura, ha sofferto nel corso del terzo turno di servizio in cui si è fatto riprendere da 40-0, trovandosi costretto ad annullare due palle break. Ostacolo però superato, con il break risolutivo piazzato nel game successivo. Frizzante ma discontinuo il tennis con cui Korda ha approcciato la partita: efficace il rovescio, meno brillante in generale la lettura delle situazioni. Facendo base sulla solidità del suo servizio, Lorenzo ha chiuso 6-3 vincendo 11 degli ultimi 13 punti in battuta.

Il secondo set inizia con lo statunitense più ordinato, attento a limitare gli svolazzi per non regalare punti al numero 36 del mondo. Ma il quinto game, quello del break che ha sostanzialmente chiuso i conti, Sonego se l’è preso anche d’esperienza. Bravo a non deconcentrarsi su una palla di Korda chiaramente fuori sulla quale, però, si è continuato a giocare. Doppia palla break, la seconda capitalizzata punendo con un passante chirurgico una delle non impeccabili discese a rete del giovane Sebastian. Il 4-2, che ha spaccato definitivamente la partita, si è concretizzato nel game successivo quando il servizio (più efficaci sia le prime, sia le seconde) l’ha fatto risalire agevolmente da 0-30.

Arriva così il quarantesimo successo a livello ATP e il quarto di finale numero quattro in carriera. Dopodomani, la sfida al vincente tra Benjamin Bonzi e un David Goffin che di questi tempi non pare invulnerabile. “Non è stato semplice – ha commentato a caldo l’azzurro, 36 ATP – ho giocato meglio rispetto alla prima partita. Il mio servizio mi aiuta, sto lavorando per completare il mio tennis anche in risposta“. Per diventare sempre più universale. Sul veloce indoor, dalla super settimana di Vienna a ottobre, sembra sia scattata la magia.

A cura di Pietro Scognamiglio

Il tabellone completo di Montpellier

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ATP

Cecchinato sorride a Cordoba: “Sto tornando a esprimere un buon tennis”. Marcora supera Gulbis a Singapore

Il siciliano batte Dellien e se la vedrà con Schwartzman. Mager si fa sorprendere dal fratello meno promettente della famiglia Cerundolo. Marcora non concede nulla a Gulbis

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Marco Cecchinato - Cordoba 2021 (via Twitter, @CordobaOpen)

ATP 250 Cordoba – terra rossa (montepremi $393.935)

Il torneo argentino giunto alla sua seconda edizione ha visto scendere in campo tra ieri e oggi due tennisti italiani: Marco Cecchinato e Gianluca Mager. Solo il primo è riuscito ad ottenere una vittoria superando al terzo set il boliviano Hugo Dellien per 6-2 4-6 6-1 in poco meno di due ore. Il rovescio è il colpo che in questo match ha funzionato di più per il siciliano, il quale ha sì avuto un passaggio a vuoto che gli è costato il secondo set (break subìto nel nono game) ma ha dominato sin da subito nel parziale decisivo. Adesso per Cecchinato c’è l’impegnativa sfida contro la testa di serie n. 1 Diego Schwartzman, tennista che ha battuto una sola volta in carriera, nella finale dell’ATP 250 di Buenos Aires del 2019.

“Sembrava un match in controllo e poi si è un po’ complicato” ha affermato Cecchinato nella conferenza post-partita svoltasi prima in italiano e poi in spagnolo. “Ho perso un set un po’ strano però sono molto contento perché sono rimasto lì. A inizio terzo set ho avuto tante palle break e una volta conquistato ho iniziato a esprimere un buon tennis“. Mentre sul suo prossimo avversario ha detto: Dopo tanto tempo sono molto contento di giocare nuovamente contro un top 10, uno dei migliori al mondo. Io sto tornando a giocare bene e ad allenarmi bene quindi non ho nulla da perdere”. 

La scorsa estate Marco è diventato padre e ovviamente, come sottolineato da tanti altri giocatori in passato, la cosa influisce sulla carriera: “Mi ha cambiato la vita perché è stata la più grande emozione della mia vita. Un cambiamento in positivo perché ora ho imparato ad avere maggior pazienza in campo e ho priorità diverse“. E una delle priorità di quest’anno è “giocare tante partite, come 70, 80 match in stagione, pensando sempre al gioco e allenandomi bene”. E non c’è modo migliore per farlo che vincendo come fatto oggi.

 

Un po’ inaspettatamente invece è incappato in una sconfitta Gianluca Mager. Il n. 99 del mondo si è fatto sorprendere da Francisco Cerundolo, n. 135 del ranking e beneficiario di una wild card. Il 26enne di Sanremo sembrava nel primo set aver trovato le contromisure giusto da opporre al giocatore argentino, tanto da essersi portato avanti 5-2; Cerundolo è invece riuscito a risalire salvo poi cedere 7 punti a 3 nel tie-break. Il secondo parziale è stato dominato da Cerundolo per 6-1 grazie a due break e all’evidente stanchezza accumulata da Mager per portare a casa il primo set. Nel terzo poi si è tornati ad avere molto equilibrio soprattutto nella parte centrale dove una serie di break lunghi e lottati ha visto emergere in testa l’argentino, quasi sempre in controllo degli scambi, che ha poi chiuso 6-4 in 2 ore e 3 minuti.

Piccola curiosità: oltre al 22enne Francisco, nel tabellone principale a Cordoba è presente anche suo fratello 19enne Juan Manuel Cerundolo, mancino e dotato di maggior tocco. Superate le qualificazioni da n. 335 ha battuto egregiamente Thiago Seyboth Wild e ora agli ottavi se la vedrà con Miomir Kecmanovic.

Risultati:

M. Cecchinato b. H. Dellien 6-2 4-6 6-1
R. Carballes Baena b. J. Sousa 6-3 6-1
F. Coria b. [6] D. Koepfer 6-1 6-4
[Q] J. Cerundolo b. T. Seyboth Wild 7-5 7-6(3)
F. Bagnis b. N. Kicker 6-1 6-4
[Q] T. Etcheverry b. A. Martin 6-3 7-6(4)
[5] A. Ramos b. J. Londero 4-6 6-2 6-2
[WC] F. Cerundolo b. G. Mager 6-7(3) 6-1 6-4
[8] F. Delbonis b. P. Sousa 6-4 6-4
[7] T. Monteiro b. [LL] J. Menezes 6-3 6-3

Il tabellone aggiornato

ATP 250 Singapore – cemento (montepremi $361.800)

La prima edizione del torneo di Singapore sorride al tennis azzurro e in particolare a Roberto Marcora. Il 31enne attuale n. 191 del mondo infatti è tornato a vincere un match nel tabellone di un torneo ATP dopo oltre un anno (quando nel 2020 a Pune raggiunse i quarti di finale da qualificato) battendo niente meno che Ernests Gulbis. La partita è stata dominata dal servizio (tanto che Marcora ha chiuso con l’85% di punti vinti con la prima e Gulbis con il 79%, cifra elevatissima per uno sconfitto) e fatali per il lettone sono state due sole palle break concesse. Quella che ha deciso il primo set è arrivata sul 5-5 che ha permesso a Marcora di chiudere 7-5. Mentre il secondo set si è aperto con un altro break a favore del 31enne, che non ha concesso letteralmente nulla al suo avversario e ha chiuso 6-4. Ora per lui ci sarà la sfida contro la t.d.s. numero 1 Adrian Mannarino. Da segnalare anche la fitta preparazione del n. 81 del mondo Soonwoo Kwon, che tre giorni fa batteva Musetti nella finale del Challenger di Biella e poi è volato a oltre 10.000 km di distanza, trovando un’altra vittoria al primo turno contro lo statunitense Thai Son Kwiatkowski.

Risultati:

[8] K. Soonwoo b. [Q] T. Kwiatkowski 4-6 6-3 6-4
R. Marcora b. E. Gulbis 7-5 6-4
[WC] M. Ebden b. [PR] Y. Bhambri 6-3 7-6(3)
[3] M. Cilic vs T. Daniel
M. Cressy vs [5] Y. Nishioka
[4] A. Bublik vs A. Celiklilek
A. Popyrin vs A. Andreev

Il tabellone aggiornato

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