Roland Garros: il rischio paga. Federer in semi! Adesso Nadal

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Roland Garros: il rischio paga. Federer in semi! Adesso Nadal

PARIGI – Il temporale interrompe Federer-Wawrinka al quarto set, ma quando rientra in campo Federer è chirurgico. Ottava semifinale al Roland Garros, la giocherà contro Nadal

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Roger Federer - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da Barilla

da Parigi, il nostro inviato

[3] R. Federer vs [24] S. Wawrinka 7-6(4) 4-6 7-6(5) 6-4

 

Premesse terminologiche doverose: nell’articolo non si potrà usare la parola svizzero, perché lo sono entrambi. Non si potrà usare l’espressione  “campione del Roland Garros” perché come sopra. Non si potrà parlare di rovescio a una mano che ce l’hanno tutti e due. Uno è vestito giapponese, l’altro dopo una breve ricerca, scopriamo che è uguale. Non si può dire quello un po’ grassoccio che non è politically correct, né quello elegante che si diventa agiografici.

Li chiameremo spesso Stan e Rog, come si chiamano tra di loro. Diremo che uno è di Losanna e l’altro di Basilea ma non abbiamo il tempo di sapere come si chiamano gli abitanti di un posto o quelli di un altro perché il match inizia. Sedetevi e tenetevi forte: il Lenglen è un uovo.

Si inizia con le galanterie. Roger segnala all’arbitro la palla buona di Stan sul servizio. Si prosegue con altra galanteria di Federer che non converte una palla break con un dritto fuori null’affatto impossibile. Il buongiorno si vedrà dal mattino. Da quel momento tengono facile il servizio i due con Wawrinka che appare un po’ più propositivo e Federer passivo col dritto. Wawrinka sa di avere giocato giusto giusto tre ore in più del connazionale agli ottavi e cerca di tenere gli scambi brevi. Le posizioni in campo sono completamente differenti: sembra quasi che il campo sia scivolato sotto i piedi di entrambi in avanti verso Roger. Federer risponde alla prima dell’amico appena dietro la linea, ed alla seconda ben dentro. Wawrinka sta dietro, vicino ai teloni e cerca di caricare il mortaio con la massima precisione.

Ancora una risposta anticipata di Federer, nel quinto game, ancora palla break e ancora gran prima di Stanimal che col dritto si guadagna la pagnotta. Si va al 3-2, e dopo un quarto d’ora i due sono già fradici di sudore. Quando Federer serve lo slice ad uscire Wawrinka avrebbe bisogno di una prolunga tanto è il campo che lascia agli angoli. Lo svizzero di Losanna appena può fa boom da fondocampo col rovescio. Il rumore è simile a quello di un legno che scoppia nel camino: alle orecchie arriva una frazione di suono morbida, ma in un istante segue l’esplosione.

Grandissimo scambio sul 3-3 (almeno 20 colpi) appannaggio di Roger e del suo rovescio lungolinea. Poi Federer abbandona il Musée D’Orsay per diventare surrealista e dipingere una palla corta sulla seconda di Stan per andare 0-30. In conferenza stampa gli abbiamo chiesto se non pensava che col suo ritiro certi colpi sarebbero spariti dal tennis: guardandoci negli occhi ci ha risposto di no. Ma chi faceva la domanda non ci ha creduto un attimo, spergiuro di uno svizzero.

Ancora palla break per Federer ed ancora col rovescio lungolinea. Roger è Dalì e gioca ancora la smorzata sulla seconda dell’avversario ma stavolta Stan ci arriva ed il passante di Federer è fuori. Wawrinka perde il campo dopo due vane accelerazioni e siamo alla quarta opportunità: iniziano a diventare troppe, ma a Stan che gliene frega? Attacco e volée stoppata per un’altra parità. Due errori di dritto del Basiliota e siamo al cambio campo con Federer avanti ai punti nel nostro tabellino personale. Rino Tommasi apprezzerebbe.

Stan soffre i cambi di direzione, autentici colpi ai fianchi per le sue malandate ginocchia e Federer per muoverlo tira dritti così arrotati che dallo Chatrier dove gioca Nadal hanno chiesto una royalty. Ancora a zero la battuta Roger. In questo primo set a Stan, per sollevarsi serve il colpo del k.o. La sua ricerca del vincente ad ogni costo produce errori ma anche meraviglie come il rovescio disperato per il 15-15 nel nono game. Se Federer è Dalì, Stan è sporadico e asincopato. Un batterista di rock progressivo, un Carl Palmer, che alle volte però perde il tempo. Ancora sotto 15-30, ma ancora salvo al cambio campo.

Federer in questo torneo aveva giocato solo con Ruud un long set. A dire il vero siamo a 37 minuti di gioco, mica tanto “long”. Il tempo che Nadal e Djokovic usano per il sorteggio. Federer concede a Wawrinka due gratuiti nel decimo game ma a più di trenta Wawrinka non va. Due brutti rovesci dello svizzero-tedesco vanificano l’ennesimo vantaggio (15-30) sul servizio dello svizzero-francese e così Federer va a servire per rifugiarsi nel tie break. Wawrinka suda come se fosse sotto la pioggia e giocherebbe, se potesse, con la racchetta nella destra e l’asciugamano nella sinistra.

Tie break dunque che si apre col servizio-dritto di Stan. Uno pari col servizio in kick di Roger, ingestibile per Wawrinka. Poi silenzio: parla un rovescio di Federer contro le leggi della fisica ed il codice penale. Wawrinka lo assolve col pollice, noi lo condanniamo a fare ancora e ancora e ancora, queste cose.

Stan perde il dritto ma sempre per esigenze di spinta e c’è il mini break per Federer. Ancora servizio e dritto Stan e siamo 4-3 con due servizi per il campione del 2009. Wawrinka attacca una ghiotta palla col dritto ma Federer sa dove andrà da un mese, ed il passante è nelle stringhe di Stan per il 4-2. Federer prova il serve and volley sulla seconda ma Wawrinka carica il fucile, costringe l’avversario all’errore di volo e siamo on serve. Gran prima Stanislaviana per il 4-4, ma Federer nel punto successivo lo muove quanto basta per fargli sbagliare il rovescio. Wawrinka risponde dal campo 14 e va in rete, e così Federer ha due set point. Basta il primo su di un’altra risposta di Stan che percorre una parabola talmente lunga da coprire la distanza tra Losanna a Basilea. Che al momento è di un set.

Roger Federer – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Alla ripresa, Federer parte male con un dritto fuori ed una comoda volée con la stessa sorte. Si supera con un tocco delizioso su di un mefistofelico passantino di Stan, il quale inizia a pensare che il campo 14 non sia sufficiente e risponde ancor più distante. Il servizio non assiste Roger che mette poche prime, ma Wawrinka continua a non trovare le misure in risposta. Violentissima diagonale di dritto vinta da Federer ma Stan trova un gran kick che gli apre il campo per il dritto. Federer chiama l’arbitro a controllare un servizio di Stan che in effetti pareva fuori, ma poi gioca ancora il dropshot sulla seconda del connazionale (siamo a tre) e stavolta il passante è vincente. Si sta come d’autunno sui rami le foglie, nei turni di servizio di Stan e difatti è ancora palla break che (ça va sans dire…) Federer spreca in risposta. Altri errori di Roger che cede il game dell’uno pari.

Il serve and volley sul rovescio di Stan non sembra funzionare: meglio il serve e basta del 15-15 e del 30-15. Partita che adesso sembra spenta sotto la cappa di afa mentre Federer è costretto ai vantaggi da un nuovo serve and volley che Stan mortifica col rovescio. E, a sorpresa, arriva anche la palla break. La prima per Stanimal che (ça va sans dire…) la trasforma immediatamente, in difesa e con urlo accluso. A Stan basta così, non si gioca più nel quarto game, con un ace e due doppi falli per cominciare. Lunghissimo scambio che vale più di quel che sembra: le variazioni di Roger con il rovescio (prima l’angolo stretto, poi il back lungolinea) sono per intenditori. Due palle per il contro break: la prima (che è la settima), steccata. La seconda (che è l’ottava), steccata. Non servono parole, ci vorrebbe un’emoticon a questo punto. Svanite le palle break, come già successo, svanisce anche Roger dal game e Wawrinka vola 3-1.

Federer torna a tenere con facilità il servizio mentre il sole dà un attimo di tregua. Le previsioni parlavano di temporali nel pomeriggio, ma per ora piovono solo occasioni mancate da Roger. Wawrinka imita lo Zverev di ieri con i doppi falli, mentre Federer risponde due volte lungo col rovescio. Match non proprio entusiasmante che Stan sveglia un po’ con un servizio-dritto, e che Federer riattizza con una difesa sullo smash dell’avversario figlia ancora una volta della lettura dei suoi colpi. Scambio di errori per il game più lungo dell’incontro sinora, che Wawrinka porta a casa grazie ad una dose di iniziativa doppia rispetto a quella del suo avversario, e siamo 4-2.

Ancora un serve and volley fallimentare di Federer, che a questo punto dovrebbe chiedersi se fa bene, ed ancora una risposta tirata da in braccio al pubblico di Stan, che sappiamo non si farà domande. Gran difesa in chop di Roger per il 40-15, ma come dicono quelli bravi, oramai la partita si gioca sui turni di servizio di Stan. Picchia di più il francofono, anche col servizio spesso sopra i 200 all’ora e Federer lascia un po’ andare il game. Stan è ora in fiducia, mentre Federer continua a ricevere punti principalmente dal proprio servizio in kick. Ancora un game agevole per Roger, prima che Wawrinka serva per il set.

Il pubblico applaude al rientro in campo dei due come se si aprisse un sipario, in attesa dell’esibizione della freddezza di Stan e della capacità di reazione di Federer, che prende posizione più avanzata in campo ma stecca subito il rovescio. Wawrinka c’è eccome, con il rovescio lungolinea, bello e difficile. Federer risponde corto e il dritto di Wawrinka porta il Losanniano a tre set point. Il primo è un approccio lungo di Wawrinka, il secondo un notevole rovescio di Federer che costringe Stan all’errore. Roger si porta persino in parità. Poi dritto sulla linea di Stan, errore di Federer e vincente di Stan, seppur in precario equilibrio, per il 6-4. Primo set perso da Federer nel torneo, contro il primo vero avversario.

Stan Wawrinka – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

TERZO SET – Si apre con Federer apparentemente più propositivo, ma anche con un Wawrinka più tonico, rinfrancato oltretutto dalla temperatura più mite. Si è alzato il vento, il clima sta cambiando. Il sole inizia a latitare. Sui colpi carichi di Stan, Roger fatica a centrare il dritto. Alle volte gli mancano i passetti che sulle superfici rapide non gli servono, ma qui la resa del rimbalzo non è facile da gestire. Ai vantaggi Federer fa col servizio ma disfa col rovescio e col dritto. Stan non sbaglia più in risposta e Federer è costretto ad un salvataggio a rete da acrobata. Applausi del Lenglen che proseguono per il rovescio lungolinea di Roger e si va sull’1-0.

Non c’è pace a Port d’Auteuil per il clima. Il caldo umido covava aria temporalesca e si affacciano anche le nuvole desiderose di vedere il match del Suzanne Lenglen. Qualche nube attraversa i pensieri di Roger, aiutato due volte dal nastro nel game di servizio di Stan. Sontuoso cross di rovescio di Wawrinka, che raccoglie dal terreno una malefica gramigna in back di Federer e la trasforma in fiore. Facile Roger per il 2 a 1, con tre ace e un serve and volley stavolta vincente. Wawrinka riprende ad accelerare gli scambi, va fuori giri col dritto ma sembra ora più coerente nelle proprie scelte, più libero nello scambiare con Roger, che pure lo infila con un gran rovescio lungolinea. Campanellino d’allarme sul turno di servizio di Stan che va giù di doppio fallo e concede la nona palla break a Federer. Quasi non c’è da commentare l’ovvio, anche se il merito è del servizio di Wawrinka. Stan, poi non si volta indietro e siamo 2-2.

In tribuna stampa si comincia a ragionare su quale sia stata la peggior performance di trasformazione palle break dell’ex campione di Wimbledon (questa si può dire solo di uno…): proponiamo la finale contro Nadal nel 2007 in cui fece 1 su 17, il 5,90% di trasformazioni. Ma qui siamo ancora allo 0%, mentre Stan va a servire e tiene a zero Roger lasciandolo fermo col dropshot. Wawrinka è ora on fire, sempre più a suo agio sul palleggio meno carico di Roger e lo infila anche con una risposta di rovescio incrociata da cineteca. Ora Stan inizia a trovare un timing perfetto sulla palla e malgrado il gran dritto di Roger, va 15-40.

I fan di Federer saltino la descrizione del punto con cui Wawrinka strappa ancora il servizio a Roger. Si fa fatica a descrivere l’incedere tentennante del fuoriclasse elvetico sulla più facile delle volée di rovescio; il suo esitare se colpire di rimbalzo, aggredirla o giocare di ricamo. Non esce fuori nulla di queste tre opzioni, eppure la palla in rete che dà il break a Stan, è un incrocio di tutte e tre. Dopo il peggior punto giocato da Roger arriva uno dei migliori game in risposta del signor Vavrinec. Ancora 15-40, ennesima occasione per Roger e stavolta Wawrinka aiuta il caro amico con un approccio di dritto lungo di un piede.

Federer sembra sciogliersi un filo, ritrovare le geometrie del primo set e avanzare in campo. Ne nascono vincenti ed errori, ne nasce un po’ di caos brillante, un po’ di confusione, di mescolamento delle carte. Diceva Mikhail Tal, campione lettone di scacchi, che spesso la soluzione è complicare le cose: “Devi condurre il tuo avversario in una foresta oscura dove 2+2 fa 5, ed il cui sentiero d’uscita è largo a sufficiente solo per te”. La confusione fa nascere il 5-4 per Roger e Wawrinka, se vuole uscire dalla foresta, deve tirare fuori il meglio di sé. Dopo un dritto in cross di Stan, si torna al tubo catodico, con un approccio di rovescio in back lungolinea di Roger che riporta in campo Pat Cash.

Ancora dropshot sulla seconda di Stan, che non riesce bene ma disorienta il Losannino (2+2 fa 5) al punto da fargli affossare il dritto. Federer ora è pimpante, risponde bene di dritto e conclude anche meglio. Palla break che è anche set point, ma non vorrete mica che ne trasformi due di seguito? Il tentativo di rovescio in lungolinea è fuori di un palmo. Gran parata sulla prima di Wawrinka e pallonetto in back che forse Stan giudica male per una nuova palla break. Cancellata col servizio. Ancora col servizio Stan, che esce dalla foresta con un grido ed un prodigio lungolinea.

Match che sale di tono, nella convinzione generale che si decida molto in questo finale di terzo set. Federer ora è tonico, ma altrettanto è Wawrinka che scava un dritto corto e una bombarda in risposta che spiazza Roger. Discesa a rete spericolata di Roger sul dritto di Stan che al secondo passante costringe il connazionale all’errore e palla break Stan. Federer finalmente ne annulla una recuperando un dropshot di Wawrinka e chiudendo col tocco a rete. Federer complica le cose anche per sé con uno smash controsole completamente steccato. Altra palla break Stan, ma c’è servizio esterno di Roger e risposta in rete. Federer martella il dritto di Wawrinka, con cross sempre più stretti fino a che Stanimal non crolla a terra in spaccata e poi a prendere il sole che fa capolino per l’occasione.

Si trema su di un nuovo smash di Roger che stavolta non sbaglia. Poi Stan risponde sulla linea da trenta metri e siamo ancora in parità. Serve and volley con delicata volée bassa di dritto di Roger, ma Stan oramai risponde autentici missili intercontinentali che destabilizzano i piedi non lesti di Roger. Due risposte sbagliate di Stan, cosa che non si vedeva da parecchio ed un game lunghissimo va in ghiaccio per il 5 pari. Stan serve bene sul 6-5 e a parte una volée da rivedere, si guadagna il secondo tie break. Sa bene che però, Federer non è il Dimitrov con cui ne ha vinti tre al terzo turno.

Il kick di Federer salta oltre la spalla di Stan che non trova la risposta. Poi Federer va 2-0 andandosi a prendere una volée in allungo con i riflessi che un 37enne non può possedere, davvero non può. Aggressivo in risposta Federer ma resta corto e Wawrinka accorcia sull’1-2. Wawrinka forse ha ancora negli occhi il balzo felino di Roger ed all’improvviso esce del match. Due errori ed una palla corta che non lo è tanto, portano Roger sul 5-1 con due mini break. Un servizio al corpo (scusa Rog, ma siamo al quarto di finale…) lo tiene a galla. Una magnifica risposta di rovescio sul serve and volley di Federer toglie un mini break a Roger, ma subito dopo siamo 6-3 per lo svizzero più anziano, con due set point.

Servizio esterno di Stan per il 4-6 e ace per dire a Roger “prenditela tu la responsabilità di portare a casa il set”. Se la prende tutta Roger: seconda in kick profonda e alta, serve and volley esattamente come quello fallito un minuto prima, risposta di Stan in rete. Federer si accomoda avanti di un set.

Roger Federer – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

QUARTO SET… ATTO PRIMO – Roger torna in campo dalla sosta toilette mentre Wawrinka è già pronto a servire per un primo sonnecchiante game. Sonnecchiante sì, ma quando Wawrinnka recupera un dropshot di Federer con la punta della racchetta, si capisce che non vuole cedere e che ci sarà un vero quarto set.

Federer offre adesso di sé una versione degna del primo set portandosi in parità. In risposta continua a stare in posizione avanzata prendendo spesso l’abbrivio. Stan offre due palle break solo per il gusto di annullarle (e siamo a 12 e 13) e di giocare un gran dritto in controbalzo abitualmente più nel repertorio del suo avversario. Federer, perse le palle break, stavolta non esce dal game e se ne procura una terza che gioca passivo e stavolta spreca. Ancora aggressivo Federer su un Wawrinka lento nel cambio di direzione e quarta occasione del game. Incrocio delle righe col dritto di Stan che ci crede ed esplode un urlo dopo la prima vincente.

Scocca la terza ora di gioco, ci sgranchiamo la schiena ed alzandoci un attimo riusciamo a scorgere l’orizzonte che le previsioni ci hanno promesso. Il gioco però continua e viene d’obbligo chiedersi come reagirà Federer a tutte le occasioni mancate in un match tutt’altro che concluso. Al momento benissimo, con un game di servizio tenuto brillantemente, 2-2.

Sulla seconda di Stan, Roger continua a cercare il dropshot stavolta senza risultato. Stan sembra un po’ più pesante negli spostamenti, ma smentisce il Lenglen trovando il passante di rovescio in corsa e chiedendo al pubblico di incitarlo. Difficile farlo quando si gioca contro Federer, ma se uno ci può riuscire di questi tempi, è proprio Stan the man. Federer sembra però in un altro stato psicofisico e comanda col dritto fino ad ottenere l’ennesima palla break. Il punto successivo è il solito deja-vu, con Stan che in difesa riesce sempre a metterla negli ultimi centimetri del campo e Federer che si fa trovare la palla addosso. Ancora dropshot sulla seconda di Stan, che viene letta bene dal numero 28 del mondo e siamo 3 a 2 avanti per Stan.

Le impietose statistiche di trasformazione delle opportunità ci lasciano di stucco e forse distraggono anche Roger che sbaglia lo smash sempre dallo stesso lato (stavolta senza sole). Sul punto successivo Wawrinka corre due volte per le diagonali del campo in un disperato tentativo di difesa che lo lascia a dir poco esausto. Prova ad approfittarne Roger con un dropshot che finisce in rete. Poi ci pensa il rovescio in cross a respingere un attacco di Stan, 3 pari.

Le nubi all’orizzonte fanno a dir poco paura. Nere come pece si fanno annunciare da qualche sordo suono che la suggestione ci fa scambiare per tuono. Di gocce d’acqua, neanche l’ombra, ma il giudice di sedia, il francese Pierre Bacchi sente un’elettricità nell’aria che non è quella legata all’andamento del match. L’acqua arriverà, ne siamo tutti certi, forse passeggera. Meglio coprire il campo per evitare che si inzuppi ed il programma riceva stop ancora più lunghi. Meglio allontanare tutti anche per evitare i fulmini. Interruzione più pro Stan che pro Roger, pare. Peccato: avremmo visto i fulmini cadere dal cielo e i due sollevare in aria le racchette come fossero il martello di Thor.

QUARTO SET… EPILOGO – Alle 17.30 si sospende, alle 18.35 i giocatori rientrano in campo, rinfrescati, un filo riposati e si vede. Stan va subito sotto 15-30 con doppio fallo, ma Federer, intuendo il momento difficile dell’amico, spedisce un dritto lungo di due metri. Wawrinka tiene il servizio, non facile farlo a freddo dopo il rientro in campo, e sente l’aria di scampato pericolo. Stan sembra rinfrancato, spinge col rovescio, ma Federer ricama una difficile volée di rovescio. Nuova incursione nel tennis anni ’80 con l’attacco di Roger a seguire la palla corta. Federer non si accorge che i colpi di Stan hanno ritrovato vigore e sta un po’ troppo avanti. Ma col servizio mette tutto a posto e siamo 4 pari.

Federer cambia ancora, cerca ancora la strada che conduce nella foresta, ed inizia a giocare alla Wawrinka, rispondendo da dietro e trovando col dritto la riga. Un 15-30 che diventa 15-40 con l’errore di Stan. Brutto rovescio e primo break point sprecato, siamo a 1 su 17. A questo punto Federer si affida al dritto, compagno di merende di una vita e di 20 slam trascorsi da imbattuto. Col dritto mette pressione a Stan, che dopo una prima difesa, gioca lungo spedendo Federer a servire per il match. Il pubblico del Lenglen è diviso in tre fazioni: quelli che vorrebbero che l’outsider vincesse. Quelli che stanno in tachicardia e vorrebbero che al più presto Federer chiudesse. E poi ci sono i masochisti, che sono anch’essi in tachicardia ma vorrebbero il quinto set per morire di felicità nei pressi del Bois de Boulogne.

Si parte con una risposta di Wawrinka che Federer giudica male e lascia rimbalzare in campo. Rimedia con la prima Roger, ma commette il suo primo doppio fallo. Sul 15-30 un dritto di Federer accarezza la linea e gli consente di trovare il vincente in contropiede. Volée di dritto di Federer per il primo match point e Stan sfoga la sua rabbia. Il match point si svolge durante il raduno nazionale dei braccini, lo giocano malissimo entrambi ma dice bene a Wawrinka. Serve and volley di Federer che gioca una buona volée di rovescio ma esalta il passante di dritto di Wawrinka. Questo vuol dire che ora Stan ha la palle break per rientrare: unità coronariche in allerta.

L’incoscienza, il coraggio ed il delirio assistono Roger sul serve and stop volley di mezzo telaio con cui annulla il break point. Stan scentra un rovescio in risposta e siamo ancora ad un punto dalla fine. Federer non mette una prima neanche a servire da sotto e commette il secondo doppio fallo del match. Due doppi falli, tutti nell’ultimo game. Fa niente, pensa Rog, che si butta ancora a rete dietro al servizio e chiude una sicura volée alta di rovescio. Infine (ma è lecito utilizzare la parola fine quando si parla di Roger Federer?), alle 19.00 in punto non capita soltanto che Federer giochi una volée alta di dritto vincente, ma succedono tante altre cose. Succede che un trentasettenne (ma arrotondiamo anche a 38 che mancano due mesi) che non giocava una stagione su terra battuta dal 2015 è in semifinale al Roland Garros. Succede che venerdì ci sarà una semifinale “Federer-Nadal” che manca da due anni su un campo da tennis e da otto anni a Parigi. Capita pure che un italiano è matematicamente nei primi 10. Apriamo la bottiglia buona, prima che diventi aceto.

L’abbraccio con Wawrinka è quanto di più sincero possa esistere in questo sport e illude anche che in campo non abbia vinto un solo giocatore, ma anche un poco l’altro, un giocatore e mezzo.

Nei monitor durante l’intervista sul campo con Pioline, Federer è davvero emozionato e anche troppo sudato per comprendere se stia piangendo. “La felicità è indescrivibile. Avevo visto Stan contro Tsitsipas, sapevo che stava giocando benissimo ed avere vinto mi rende raggiante”. “Sì, ho giocato molto serve and volley ma è la forza di Stan che mi costringe a cambiare schemi.. ho preso anche una volée col telaio ad un certo punto”. E quando Pioline già lo proietta alla sfida contro Rafa: “Sono felice della scelta di avere giocato sulla terra quest’anno e se sono tornato qui è proprio per giocare partite come quella contro Rafa”.

Lo ripeterà in conferenza stampa. Dirà che se ha scelto di giocare sulla terra lo ha fatto anche per sfidare Rafa. Ora sta a chi lo ama scegliere il proprio perché quando guarderà la semifinale di venerdì, in cui parte così sfavorito. Non ci sono giocatori imbattibili dirà in conferenza stampa. Certo che ha ragione, ne ha da vendere. Ma resta un bugiardo patentato. Uno che ti dice che col serve and volley, con la palla corta in risposta, con due volée vincenti si può andare avanti anche al Roland Garros deve essere per forza un mentitore. Poi, guardi il tabellone, leggi Federer accanto a Nadal e ti accorgi che è tutto incredibilmente vero.

Roger Federer e Rafa Nadal – Shanghai 2017 (foto via Twitter, @SH_RolexMasters)

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ATP

ATP Roma, per la decima volta vige la legge Nadal: battuto ancora Djokovic [VIDEO COMMENTO]

Quasi tre ore per superare un ottimo e combattivo Nole. Decimo successo agli Internazionali per Nadal, 88° titolo e 36° Masters 1000 (raggiunto proprio Djokovic)

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Rafael Nadal - ATP Roma 2021 (via Twitter, @atptour)

[2] R. Nadal b. [1] N. Djokovic 7-5 1-6 6-3

Rafael Nadal vince per la decima volta il Masters 1000 di Roma e lo fa superando in tre set il numero uno del mondo Novak Djokovic, dopo due ore e quarantanove minuti di battaglia. La partita è stato il solito match di grande intensità, non dissimile dalla grande maggioranza dei precedenti (29-28 in favore di Djokovic il bilancio aggiornato). Il maiorchino ha giocato complessivamente meglio, accusando un brutto calo nel secondo set, perso 6-1, ma riprendendosi alla grande nel terzo. Proprio nel parziale decisivo le ben note doti da combattente di Rafa hanno fatto la differenza con lo spagnolo che dopo aver annullato due palle break è riuscito a mettere a segno lo strappo decisivo, alzando la coppa a sedici anni dalla prima volta.

Ma diamo un’occhiata ai numeri aggiornati dello spagnolo, che impressionano non poco: titolo numero 88 in carriera, 62 esimo sulla terra (su 70 finali) e 36esimo Masters 1000 (agganciato proprio Djokovic). Con questo successo inoltre Nadal solleva per la settima volta in carriera un trofeo dopo aver salvato match point nel corso del suo percorso (due contro Denis Shapovalov) e ottiene la 22° vittoria contro un numero uno del mondo.

 

Pallottoliere a parte, Nadal sarà ancora una volta l’uomo da battere sui campi del Roland Garros (ma questo a prescindere dal successo odierno), ma il Djokovic visto questa settimana è apparso in buona forma e sembra avviato sulla buona strada per poter essere decisamente pericoloso.

IL MATCH – Nole parte forte e, dopo aver tenuto la battuta, mette in difficoltà Rafa con la risposta. Prima parte con ampio anticipo su un dritto in chiusura di Nadal trovando addirittura il vincente al volo, poi risponde profondissimo e si procura una palla break, che Rafa annulla con una smorzata millimetrica in uscita dal servizio. Djokovic, quasi punto sul vivo, replica a sua volta con due palle corte, annullando una palla dell’1-1 e tornando a palla break. Nadal si salva ancora con una prima vincente, ma alla terza chance si arrende alla pressione dell’avversario. Il vantaggio dura però poco perché lo spagnolo si rifà immediatamente sotto, chiudendo Nole in un angolo col dritto e impattando sul 2-2.

Sul 3-3, Rafa riesce a procurarsi palla break con uno strepitoso dritto in corsa, nonostante una caduta che fa preoccupare il pubblico e anche lo stesso spagnolo. La reazione al punto vinto è una via di mezzo tra un’esultanza e un urlo di rabbia per essersi piantato sulla riga, rischiando seriamente di farsi male. È incredibile. Finiremo per ammazzarci è il commento a caldo, prima che un raccattapalle venga chiamato a martellare la riga, evidentemente rialzata e mal sistemata. Non proprio una bella scena da vedere nella finale di un Masters 1000, tanto più se si considera che non è la prima volta che i giocatori si lamentano delle condizioni dei campi di Roma, sia quest’anno che nelle edizioni passate.

Djokovic annulla la palla break con un doppio rovescio lungolinea dei suoi e riesce poi a tenere il servizio. Sa bene come infastidire Nadal sulla terra – d’altronde lo ha battuto sette volte, impresa a cui gli altri non si sono nemmeno avvicinati – e domina gli scambi sopra i nove colpi (8 vinti e uno solo perso a questo punto della partita), ma per ora sta subendo l’aggressività dell’avversario nei primissimi colpi e col dritto non incide abbastanza. Lo spagnolo viaggia poi sopra l’80% di prime palle, il che gli permette di incanalare si da subito gli scambi su binari favorevoli. Djokovic invece litiga un po’ con la seconda, commettendo un doppio fallo sulla palla del 6-5 e subendo poi la risposta profonda di Nadal, che trova il break e va a servire per il set. Ai vantaggi, rimontando da 0-30, ma il maiorchino riesce infine a far suo il parziale dopo ben un’ora e quindici minuti di gioco.

Nole è palesemente nervoso e continua a subire l’iniziativa di Rafa nei primi giochi. Dopo aver salvato una palla break nel terzo game però, riesce finalmente ad aprirsi il campo col rovescio e un po’ a sorpresa è lui a effettuare il primo strappo, sfruttando anche due brutte smorzate di Nadal e salendo 4-1. Il break revitalizza Djokovic e viceversa mina un po’ le certezze dello spagnolo, che rimane invischiato in un altro turno di battuta complicato e finisce per trovarsi sotto 5-1. Rafa annulla due set point alla sua maniera, ma al terzo capitola: dopo due ore siamo un set pari.

Molto interessante la scelta di piazzamento del dritto da parte del serbo in questo secondo set: il 72% lo ha giocato incrociato (ovvero sul rovescio di Nadal) contro il 54% del primo parziale.

Nadal – ma la cosa non stupisce – non accusa il colpo dei tanti errori e del set appena perso in maniera così netta, anzi riparte con piglio decisamente bellicoso. Djokovic non è da meno e assorbe l’urto della rinnovata aggressività dell’avversario. L’intensità della partita ora è alle stelle, gli scambi sono quasi tutti da spellarsi le mani e i vincenti tornano a farsi consistenti. Il serbo si procura due palle break sul 2-2: sulla prima è lui a sbagliare, sulla seconda viene infilato da un rovescio lungolinea vincente di Rafa. Break mancato, break subito. Nole si ritrova sotto 0-40 con due errori, un nastro che accomoda la palla a Nadal e poi subisce un gran passante del maiorchino, cedendo a zero la battuta. Sotto 5-2, Djokovic si lascia prendere dalla fretta e deve fronteggiare un match point, sul quale Rafa stecca la risposta, prima di difendere il turno di servizio. L’inevitabile è solo rimandato perché nel game successivo, lo spagnolo può festeggiare la “decima” a Roma.

Il tabellone finale del torneo con tutti i risultati

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WTA

WTA Roma: Swiatek tramortisce Pliskova in finale con un doppio 6-0 ed entra in top 10

La finale femminile degli Internazionali d’Italia 2021 dura solo 46 minuti: Swiatek lascia tredici punti a una Pliskova spaesata e vince il suo terzo titolo. Da lunedì sarà in top 10, e a Parigi tra le favorite

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Iga Swiatek - WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

[15] I. Swiatek b. [9] Ka. Pliskova 6-0 6-0

Il quindicesimo e il sedicesimo bagel nella storia delle finali femminili degli Internazionali d’Italia si manifestano insieme, per grossi meriti di Iga Swiatek e cospicui demeriti di Karolina Pliskova, che perde la seconda finale di fila al Foro Italico senza alcuna possibilità di contendere il trofeo all’avversaria. Nel 2020 era stata la coscia sinistra, già fasciata a inizio partita, a costringerla al ritiro sotto 6-0 2-1 contro Simona Halep; quest’anno il fisico era (apparentemente) integro ma è mancato tutto il resto, primariamente la capacità di tenere la palla in campo.

Iga Swiatek ha dominato col doppio 6-0 una non-finale che si è conclusa in soli quarantasei minuti con lo scoraggiante score di 51 punti a 13 in favore della giocatrice polacca, al terzo titolo in carriera dopo il Roland Garros 2020 e Adelaide 2021. Grazie a questo successo, che in un certo senso ci si aspettava in virtù della sua maggior attitudine alla superficie ma che era certamente impossibile prevedere nelle proporzioni, Iga Swiatek farà il suo esordio in top 10 (e salirà al quinto posto nella Race). Quanto mai meritato, dopo le ultra-fatiche di sabato (giorno in cui ha dovuto superare sia i quarti che le semifinali, contro Svitolina e Gauff) e la prestazione impeccabile di questa domenica.

 

Sul match non c’è molto da dire, e poco da dire ha avuto anche Karolina Pliskova in fase di premiazione: “Purtroppo non è stata la mia miglior giornata. Ma devo fare i miei complimenti a Iga, che ha giocato davvero una grande partita. Ho giocato delle belle partite qui, cercherò solo di dimenticare quella di oggi!“.

Come detto non era andata granché bene nemmeno lo scorso anno; Karolina deve così ad archiviare un misero game vinto nelle ultime due finali giocate a Roma, dopo aver vinto quella del 2019 contro Konta. Subisce inoltre l’undicesimo e il dodicesimo bagel della carriera nel circuito maggiore, ma c’è un precedente piuttosto bizzarro che risale alla sua carriera a livello ITF; nel marzo 2009, pochi giorni dopo aver compiuto 17 anni, aveva subito un doppio 6-0 (l’unico della sua carriera prima di oggi) nei quarti dell’ITF giocato a Latina presso il Tennis Club Nascosa, meno di novanta chilometri di distanza dal Foro Italico. Speriamo solo abbia voglia di tornare a giocare a tennis nel Lazio, verrebbe da pensare.

Appare però doveroso concentrarsi sul tennis offerto da Iga Swiatek. Se non c’è mai stata partita, al netto dei sei doppi falli commessi dalla giocatrice ceca e del suo senso di generale impotenza, è principalmente per merito di una Swiatek che ha perso solo tre punti al servizio e interpretato l’incontro alla perfezione, trovando profondità e spin immediatamente con il primo colpo dopo il servizio (o direttamente in risposta) per impedire a Pliskova di colpire alle sue condizioni. Se infatti Karolina è una colpitrice di rara pulizia ed efficacia quando ha il tempo di trovare gli appoggi, quando deve colpire in corsa o è costretta a indietreggiare per trovare la giusta distanza, entra facilmente in confusione e inizia a sbagliare.

Oggi è successo questo, e dall’altra parte ha trovato una giocatrice che ha chiuso praticamente tutti i punti che voleva col vincente. E che ha dimostrato di avere una straordinaria facilità nei movimenti sulla terra battuta, sfruttando alla perfezione l’arte dello scivolamento per raggiungere la palla nel modo migliore e scoccare un vincente.

Con questo biglietto da visita, che è anche il primo 6-0 6-0 nella storia delle finali degli Internazionali d’Italia (ambosessi), Iga Swiatek si presenterà a Parigi con tutte le credenziali per difendere il trofeo sollevato lo scorso ottobre. Non sarà una passeggiata, ma se esisteva un modo ideale per arrivarci, beh, era esattamente questo.

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Editoriali del Direttore

Ancora i soliti due, Nadal e Djokovic. Rischiano, ma alla fine sono i più forti [VIDEO-COMMENTO]

ROMA – Sonego che batte il n.15 Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e lotta alla pari con il n.1 Djokovic è la storia più bella che poteva capitare al tennis italiano, già protagonista in tutti i Masters 1000 dell’anno. Il Connors de noantri

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Roma, il direttore

I soliti due. Dov’è la notizia? Non c’è dubbio che la notizia più clamorosa sarebbe stata quella di un Sonego in finale, come lo fu per l’ultima volta qui al Foro Adriano Panatta nel ’78 battuto da Bjorn Borg al quinto set nel famoso match in cui un calabrone ingaggiò un duello con la Donnay di Borg che dovette schivare anche qualche monetina lanciata da qualche italopiteco che fu rimbrottato perfino da Adriano Panatta, quando lo svedese disse: “Se me ne tirate un’altra me ne vado!”.

Mi pare giusto ricordare, a questo punto, che anche l’anno prima un italiano aveva raggiunto la finale, e cioè Tonino Zugarelli che perse in quattro set contro Vitas Gerulaitis, così come in quattro set nel ’76 era stato Panatta ad avere la meglio su Guillermo Vilas.

 

Non è andato in finale, rimpiangerà forse le tre palle break iniziali del terzo set (“La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega, comunque Sonego ha dimostrato perché aveva raggiunto le semifinali” gli ha subito riconosciuto Novak Djokovic), ma comunque così come nessuno ha dimenticato che Filippo Volandri raggiunse le semifinali qui nel 2007, nessuno dimenticherà che l’eroe azzurro di questa edizione è stato Lorenzo Sonego, un ragazzo capace di straordinari progressi che peraltro il suo coach Gipo Arbino mi aveva garantito di aver constatato già quando ci parlai a gennaio.

Lorenzo ha battuto in un solo torneo il n.15 del mondo Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e ha giocato per oltre due ore alla pari contro il n.1 del mondo, uno che ha vinto questo torneo cinque volte e che aveva fatto vedere contro Tsitsipas, al termine di un match bellissimo, la sua straordinaria bravura e irriducibilità.

Lorenzo Sonego – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Lorenzo è stato alla sua altezza, all’altezza di un supercampione come Djokovic, assolutamente, dimostrando un coraggio, una personalità e doti tecniche che un anno fa forse solo Gipo Arbino, il suo mentore, aveva intravisto.

Mi è piaciuto da morire anche, conoscendo la sua timidezza e umiltà fuori del campo, la sua grande educazione, quel suo modo di incitare la folla perché a sua volta lo incitasse, lo caricasse ancor più di adrenalina, quasi come se avesse bisogno di ancor più garra. Come se altrimenti potesse rischiare di mollare. Ma quando mai!

Lorenzo, e potrò venire accusato di blasfemia perché ovviamente in termini di risultati il paragone non regge, ma con quel suo modo di caricare la folla mi ha ricordato quel che faceva allo US Open nientemeno che Jimmy Connors. Bellissimo, trascinante. Uno vero, che non si nasconde dietro il politically correct perché corretto, correttissimo è in campo… tant’è che ha subito senza fiatare anche due errori arbitrali di cui si sono resi conto soltanto gli spettatori davanti alla TV.  Immagino la soddisfazione dei suoi sponsor, uno dei quali, Reale Mutua non poteva davvero immaginarsi un simile exploit del suo “ambassador” (ormai si dice così…, chissà perchè il sostantivo testimonial è passato di moda) proprio nel torneo di Roma di cui è sponsor. Giocando sul core business dell’antica società torinese d’assicurazione – sarà mica intervenuta nel mondo tennis perchè proprio a Torino ci saranno le finali ATP per i prossimi 5 anni? – si può dire che essa si è “assicurata” un tennista dal grande presente e da un probabilissimo grande futuro, al di là di ogni più rosea aspettativa: di certo al momento in cui hanno firmato …la polizza, i riflessi mediatici e televisivi di quella sponsorship non erano onestamente prevedibili. A volte nel firmare un contratto con un atleta non sai davvero dove puoi cadere. Ti può andare bene bene perchè quello improvvisamente comincia a vincere match su match o anche male, molto male. Pensate, giusto per accennare ad un paio di “immortali”: Barilla e Uniqlo hanno investito una fortuna su Federer e lo svizzero negli ultimi due anni non ha quasi giocato. Mi direte che a “prendere” un giocatore di 38 anni ci sta che scivoli nella vasca da bagno mentre fa il bagnetto a un gemellino e si rovini un ginocchio, così come ci sta che una prima operazione non basti, ma avete idea degli investimenti, anche se Federer è e resta icona mondiale anche quando non gioca a tennis e gira uno spot in cucina con un Master Chef. Idem il primo anno, disastroso, di Djokovic con Lacoste. Un 2011, un 2015 e i primi 6 mesi del 2016 da Mille e Una Notte, poi un pessimo secondo semestre del 2016, tanto che pure avendo un margini di punti pazzesco nei confronti di Murray, finì proprio con le finali ATP di Londra per perdere la leadership.

Chiusa qui la parentesi sponsor – e non ho accennato al discorso pandemia, ai 6 mesi di stop dovuti al virus, chi poteva immaginarli? E quelli che avevano firmato un contratto di un anno soltanto per il 2020? – avremo certo modo di riparlare degli incredibili progressi mostrati da Lorenzo Sonego, ora che è 12° nella Race è la possibilità che ci sia anche lui fra i tre italiani che lotteranno per arrivare a disputare le finali ATP di Torino alla luce di quanto si è visto in questi primi quattro mesi dell’anno, c’è, è reale, non è pura utopia, un sogno impossibile. Per carità, che ce la facciano tutti e tre, Berrettini, Sinner e Sonego è quasi impossibile, siamo onesti. Però quel quasi uno ce lo può mettere, e io ce lo metto, senza passare da illuso sciovinista. Ragazzi, quando si batte tre top 15 in un torneo, ci sta tutto. Quando si fanno due finali di un Mille con due giocatori e una semifinale con un terzo, sognare è lecito e non è detto che si debba cascare dal letto.

Sonego e Djokovic – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

VERSO LA FINALE – Pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per lo straordinario torneo di Sonego, devo passare ai due sfidanti della finale maschile. Ancora loro, i duellanti degli ultimi tre lustri che si sono sfidati fino a oggi la bellezza di 56 volte e giocheranno per la sesta volta per il titolo degli Internazionali d’Italia. Snocciolo subito altri numeri, così me li levo tutti di torno. Djokovic ha vinto in 29 occasioni, Nadal in 27. Nelle nove finali di Slam Nadal conduce 5-4, negli incontri giocati in toto negli Slam (16) Nadal è avanti 10-6. Nelle finali dei Masters 1000 invece è avanti, anche lui di misura, Djokovic, 7-6. Nei Masters 1000, fra finali e non, i due si sono incontrati 28 volte e Djokovic è avanti 16 a 12.

Infine eccoci a Roma, dove Nadal ha trionfato nove volte (2005-2006-2007-2009-2010-2012-2013-2018-2019) ed è a caccia della “Decima”. Djokovic si è imposto 5 volte (2008-2011-2014-2015-2020) e cerca le “Sesta”. In totale, sono arrivati in finale rispettivamente 12 e 11 volte (compresa questa) e il Masters 1000 di Roma vanta una particolarità: dopo il 2004, quando Moya batté Nalbandian, in finale c’è sempre stato uno dei due. In cinque occasioni ci sono arrivati entrambi e Nadal conduce 3-2 avendo vinto l’ultima finale nel 2019, 6-0 4-6 6-1. Come dicevo all’inizio di questa sfilza di dati, si contenderanno per la sesta volta il trofeo dei nostri Internazionali.

In totale a Roma però si sono affrontati otto volte e il bilancio è di cinque vittorie per Nadal e tre per Djokovic. Quale anno, quale turno e quale duello fra loro, quale vincitore, quale risultato?

Ecco qua:

  • 2007, quarti, duello n.4, Nadal 6-2 6-3; 
  • 2009, finale, duello n.17, Nadal 7-6 6-2; 
  • 2011, finale, duello n.27, Djokovic 6-4 6-4; 
  • 2012, finale, duello n.32, Nadal 7-5 6-3;
  • 2014, finale, duello n.41, Djokovic 4-6 6-3 6-3; 
  • 2016, quarti, duello n.49, Djokovic 7-5 7-6; 
  • 2018, semifinale, duello n.51, Nadal 7-6(4)6-3; 
  • 2019, finale, duello n.54, Nadal 6-0 4-6 6-1.

Sei loro duelli si sono conclusi in due set, mentre soltanto due sfide – curiosamente – sono andate al terzo. E a Roma le loro non sono sempre state grandi partite. Speriamo che lo sia quella odierna. Anche se Djokovic ci arriva dopo due notevoli battaglie, mentre Nadal, che aveva annullato due match point nei quarti, ieri ha avuto una giornata decisamente più leggera.

A mio avviso nessuno dei due è al massimo, però. Nonostante questo, in fondo sono arrivati ancora una volta loro.

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