Numeri e colpi: il meglio del 'Fedal'

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Numeri e colpi: il meglio del ‘Fedal’

Nonostante il forte vento, al Roland Garros Nadal e Federer hanno dato vita ad un match ricco di punti da rivedere. Le chiavi del successo di Rafa

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Roger Federer e Rafael Nadal - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il 39esimo capitolo della saga Fedal si è concluso in maniera un po’ amara per i fan dello svizzero, i quali sicuramente non speravano in condizioni meteo così avverse. Per Federer è stato difficile riuscire ad imporre il suo gioco pulito e d’anticipo mentre lo spagnolo per certi versi ha saputo adattarsi meglio. Una statistica che lo conferma e che salta subito all’occhio è la percentuale di prime palle messe in campo da Nadal: 81%, cioè 72 su 88. Per far ciò ha ridotto la velocità – ha servito quasi 13 km/h in meno rispetto al resto del torneo – ma ha così impedito a Roger di attaccargli la seconda. Lo svizzero dal canto suo ha messo dentro il 61% di prime.

Un altro numero al ribasso per Federer è stato quello relativo ai punti vinti a volo. Il 20 volte campione Slam si è presentato alla sfida con il 70% di discese a rete vinte, mentre dei 35 approcci in avanti realizzati contro il maiorchino meno della metà sono andati in suo favore (17). L’opposto di una rapida discesa a rete è uno scambio lungo e combattuto da fondo, pane quotidiano per Rafa, e infatti dei 24 punti che hanno superato i 10 colpi, 19 sono andati dalla sua parte. Inclusi gli ultimi 11.

Il conteggio che invece pende vertiginosamente dalla parte di Federer è quello degli errori non forzati, 34, opposti ai 19 del numero 2 del mondo. Purtroppo duole ricordare che proprio la parte più critica dell’incontro è stata decisa da errori gratuiti. Infatti sul 4-4 del secondo set Roger sembrava in grado di tenere il suo turno di servizio trovandosi sopra 40-0, ma proprio tre errori hanno ridestato Nadal (come se ce ne fosse bisogno) il quale ha poi brekkato l’avversario.

 

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Match fixing: Feliciano Lopez tirato in ballo dalla stampa spagnola

Nelle intercettazioni riconducibili all’operazione Oikos, si parla di una “sconfitta sicura” dei Lopez a Wimbledon 2017 contro Smith e Reid. I tennisti però non risultano indagati e Marc smentisce ogni addebito: “Non hanno diritto a sporcare i nostri nomi”

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Feliciano Lopez e Marc Lopez - Montecarlo 2017 (foto di Roberto Dell'Olivo)

Il nome di Feliciano Lopez compare sui media spagnoli nelle intercettazioni riguardanti l’operazione Oikos. Parliamo dell’ultima bomba sul match fixing, esplosa qualche giorno fa con l’arresto di alcuni protagonisti del calcio (tra cui Raul Bravo, difensore ex Real Madrid, e l’ex attaccante di Siviglia e Real Saragozza Carlos Aranda) accusati principalmente di aver falsato i risultati di partite di prima e seconda divisione. L’eco è arrivata anche in Italia, visto che i soggetti coinvolti hanno nominato in alcune loro conversazioni il Frosinone e Ciro Immobile (sia il club ciociaro sia l’attaccante della Lazio hanno smentito fermamente ogni ipotesi di coinvolgimento).

Nelle intercettazioni, si legge di presunte anomalie riguardanti un match di doppio di Wimbledon 2017: Feliciano e Marc Lopez vinsero il primo set contro Patrick Smith e Matt Reid, per poi perdere 1-3. Il quotidiano on line El Confidential – che sostiene di aver accesso agli atti dell’inchiesta – cita una conversazione tra Aranda (ritenuto il fulcro della presunta organizzazione) e una persona non nominata, nella quale l’ex calciatore diffonde come sicura la dritta sulla sconfitta dei due spagnoli.

Va specificato come al momento nessun giocatore di quelli citati risulti indagato, né ci sia traccia di avvio di un procedimento da parte della Tennis Integrity Unit. Se Feliciano non ha commentato in alcun modo la vicenda ed è atteso al Queen’s dal debutto della coppia con Andy Murray, Marc Lopez ha affidato il suo pensiero al quotidiano AS: “Non abbiamo nulla a che vedere con questa storia, non hanno alcun diritto di sporcare i nostri nomi in tal modo“.

 

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Simone Bolelli raggiunge Fognini al Park Tennis Genova

Simone giocherà il campionato di Serie A con il club genovese, insieme a Fabio e Lorenzo Musetti

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Simone Bolelli - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Simone Bolelli si lega al Park Tennis Club di Genova per il prossimo campionato di Serie A. Il tennista bolognese raggiunge dunque Fabio Fognini, fresco di ingresso in top 10, e – fra gli altri, tra cui Mager, Giannessi, Arnaboldi – Lorenzo Musetti, vincitore dell’Australian Open junior 2019, nonchè finalista all’US Open junior del 2018. Sebbene incerto sul suo futuro da singolarista a livello ATP, Simone non ha voluto tirarsi indietro e difenderà i colori del club genovese.

Un acquisto di grande livello dunque per il Park Tennis che si assicura le prestazioni dell’ex numero 36 del mondo e vincitore dell’Australian Open di doppio (nel 2015, in coppia con Fognini). L’obiettivo è quello di riscattare la sconfitta in semifinale consumatasi solo per 12-10 nel doppio decisivo contro il Circolo Canottieri Aniene, poi laureatosi campione.

Bolelli si inserirà dunque nella storia di uno dei circoli più prestigiosi d’Italia. Fondato nel 1929 col nome di “Tennis Club Albaro”, il sito del circolo viene devastato da un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale e, alla fine del conflitto, viene ricostruito con l’attuale nome di Park Tennis Genova. Nel corso degli anni, il circolo si è ampliato fino a raggiungere un’estensione di 14,000 mq e conta attualmente 8 campi da tennis, un campo da calcetto, una palestra attrezzata, una piscina, una sala conferenze oltre ad una club house all’interno della quale si trovano spazi riservati al servizio di bar ristorante, alla lettura, al gioco delle carte, al gioco del biliardo e alla visione della TV.

Ma il vero punto di forza, oltre all’altissimo livello del settore agonistico, è l’attenzione riservata alla scuola tennis, gestita da maestri altamente qualificati. La scuola appartiene alla categoria “TOP SCHOOL”, secondo la Federazione Italiana Tennis. Il presidente è Paolo Givri, notaio appassionatissimo e… attentissimo. Bastava che Ubitennis dimenticasse di citare che il tal giocatore, si chiamasse Lorenzo Musetti, piuttosto che Alessandro Giannessi o Gianluca Mager, ed ecco che il presidente ci cercava e sottolineava: “Guardate che lui è tesserato per il Park Genova!”. Davvero degno erede del suo predecessore, Filippo Ceppellini, presidente per più mandati e non meno appassionato di Paolo Givri.

Hanno difeso i colori del Park Genova:

 

Bitti BERGAMO – n° 4 in Italia
Mario CAIMO – n° 8 in Italia
Cathy CAVERSAZIO – n° 33 Classifica Mondiale
Linda FERRANDO – n° 35 Classifica Mondiale
Carla MEL – n° 7 in Italia
Fabio MOSCINO – n° 8 in Italia
Diego NARGISO – n° 2 in Italia
Daniela PORZIO – n° 1 in Italia
Antonella ROSA – n° 4 in Italia
Enzo VATTUONE – n° 8 in Italia
Fabio FOGNINI – n° 1 in Italia e 10 nella classifica Mondiale
Frederik NIELSEN  – Vincitore di Wimbledon in doppio 2012
Jean Julien ROJER – n° 6 Classifica Mondiale doppio

Sono stati nel dopoguerra presidenti del Park Genova:

  • 2018  GIVRI Paolo
  • 2015 – 2018  CEPPELLINI Filippo
  • 2015 – 2015  MALACALZA Vittorio
  • 2009 – 2015  IGUERA Mauro
  • 2003 – 2009  CEPPELLINI Filippo
  • 2000 – 2003  BRANDI Carlo Massimo
  • 1992 – 2000  LOEWY Edgardo
  • 1989 – 1992  TISCORNIA Enrico
  • 1983 – 1989  CAVALLO Alberto
  • 1980 – 1983  LOEWY Alessandro
  • 1976 – 1980  CAVALLO Alberto
  • 1962 – 1976  BLONDET Cesare
  • 1952 – 1962  DE FERRARI Giulio
  • 1949 – 1952  DE CAVI Giannetto
  • 1948 – 1949  MANGERUVA Antonio
  • 1946 – 1948  CANEPA Vincenzo

I membri dell’attuale consiglio sono:

Presidente – Paolo GIVRI
Vice Presidente – Ariel DELLO STROLOGO
Vice Presidente – Gian Luigi RAVERA
Tesoriere – Alessandro GUIDUCCI
Segretario – Maura CAMPANELLA
Consigliere – Fulvia ANTIGNANO
Consigliere – Silvano CEVASCO
Consigliere – Vittorio CUNEO
Consigliere – Roberto LIPPOLIS
Consigliere – Andrea PANIZZI
Consigliere – Sergio PICCHIO
Consigliere – Filippo SPINA

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La pioggia cancella il programma del Queen’s

LONDRA – Un diluvio costringe i Fever-Tree Championships ad annullare l’intera giornata di gare. A rischio anche mercoledì

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dal nostro inviato a Londra

Londra e la pioggia non fanno rima, ma quasi: dopo due anni di sole il Queen’s Club torna un circolo bagnato e, purtroppo, senza tennis.

Colpa di un diluvio iniziato poco prima di mezzogiorno e proseguito senza interruzioni per l’intero pomeriggio, che ha costretto l’organizzazione dei Fever-Tree Championships a rinviare più volte l’inizio degli incontri e infine, giunta l’ora del tè, a cancellare ufficialmente l’intera giornata.

 

Si tratta appena della seconda volta negli ultimi 18 anni che il più antico torneo di tennis al mondo è costretto a fermarsi per un giorno a causa della pioggia: nel 2011 Andy Murray e Jo-Wilfried Tsonga furono costretti a giocare la finale al lunedì, mentre l’anno successivo l’inizio degli incontri fu rinviato al martedì.

Per i membri del circolo la giornata non è stata interamente buttata: dotati di accesso alla club house anche durante il torneo, hanno potuto sbirciare dalla balconata interna gli allenamenti al coperto di Cilic, Dimitrov, e Tsitsipas, più Murray in doppio con i gemelli Bryan (che per ingannare il tempo si sono anche cimentati al pianoforte). Per tutti gli altri spettatori è invece arrivata la semplice comunicazione del rimborso integrale.

Il programma di martedì passa quindi al mercoledì, con gli stessi dieci incontri di singolare, mentre il ritorno in campo di Murray in doppio slitterà al giovedì (giornata che ora vedrà disputarsi anche tutti gli ottavi di finale). Sempre che la pioggia non prosegua, come invece minaccia di fare.

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