Roland Garros: Giulia Capocci, una vita senza scalini

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Roland Garros: Giulia Capocci, una vita senza scalini

PARIGI – Il tennis di Giulia Capocci, numero cinque del mondo delle classifiche di tennis in carrozzina

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Giulia Capocci - Roland Garros 2019

da Parigi, il nostro inviato

Con buona pace per Fabio Fognini, cui rifacciamo i nostri migliori complimenti, ne deve mangiare di pasta e fagioli il ligure per stare alla pari con un altro connazionale del tennis. Perché Giulia Capocci, 27enne toscana, ma oramai stabilitasi a Bagnasco, della top 10 non sa che farsene essendo oramai classificata tra le prime cinque del mondo del tennis in carrozzina (numero 5 delle classifiche attuali).

Giulia aspetta a lungo l’intervista concordata col suo coach (scusa ancora Giulia..), sugli spalti del campo 7 (“non vedo l’ora di andare in hotel…”) dove parliamo con la tennista appena sconfitta nel suo primo Roland Garros (6-4, 6-2 il punteggio) dalla giapponese Yui Kamiji, n. 2 mondiale. Oggi (sabato), giocherà invece la semifinale del torneo di doppio, e questa volta Kamiji sarà al suo fianco. Le avversarie saranno le prime favorite del seeding, le olandesi De Groot e Van Koot.

 

Mettiamo in chiaro una cosa. Per chi volesse conoscere la storia di Giulia, il perché non gioca contro Anisimova e Konta, Google è a sua completa disposizione. Noi non ne parleremo, né glielo abbiamo chiesto. Né Giulia (ce lo fa capire) ne avrebbe voluto parlare. Abbiamo parlato con la tennista e con le sue ambizioni, con i suoi errori e con i suoi progressi. Le abbiamo chiesto opinioni ed abbiamo conosciuto un po’ meglio una disciplina non famosa. Siamo al Roland Garros, folks. Si parla di tennis.

Abbiamo parlato del match, visto sul campo n. 9, ma Giulia fa capire subito una seconda cosa. Che il tennis non esiste. O almeno che ne esistono due: uno che si chiama tennis in piedi e uno che si chiama tennis in carrozzina. E Giulia è allenatissima non solo a spingere la sua carrozzina Lab 3.11 lungo i campi in terra e cemento del mondo, ma anche a togliere di impaccio le persone.

Nel quarto d’ora rubatole mentre vorrebbe tornare in hotel, Giulia a sua volta ruba l’imbarazzo dalle parole di chi la intervista. E da buona madre socratica ci accompagna nel mondo del tennis in carrozzina, nella sua terminologia e nel match contro Kamiji. “Una partita che è girata su pochi punti, in cui ho avuto molte occasioni di vincere i game, ma lei è sempre riuscita ad alzare il livello del suo gioco. Sono stata anche un po’ troppo ansiosa. L’avevo affrontata al torneo di Amiéns la settimana scorsa, è stata più combattuta, e mi aveva anche battuto in Australia”.

Vedere Giulia giocare non è molto diverso dal vedere una qualsiasi tennista in piedi. Giulia è capace di servire a 140 km/h e nel match contro la giapponese la palla di Giulia viaggiava a velocità molto più sostenuta di quella della sua avversaria. La giapponese non è però a caso la numero due mondiale, ed è sembrata più a suo agio nella gestione delle peculiarità del tennis in carrozzina. Del resto Giulia prima di sedersi in carrozzina giocava già a tennis ed ha portato molto di quella passata esperienza in questa nuova.

Ride un po’ Giulia nel rispondere: “Diciamo che per il 60% gioco ancora come se giocassi tennis in piedi. In parte mi aiuta, ma in parte mi penalizza soprattutto dal punto di vista mentale. Da tre anni mi alleno a Bagnasco e da gennaio con Stefano Dolce, che ha seguito in passato atleti juniores di livello internazionale ma che è alla prima esperienza con un tennista in carrozzina”. Ritmi di allenamento? “Mi alleno tutte le mattine, l’orario è un po’ variabile per le esigenze di lavoro. Collaboro infatti con la Lab 3.11, la azienda che mi realizza la carrozzina che uso in competizione”.

Giulia Capocci – Roland Garros 2019

E il tennis in carrozzina? Cosa cambia ad esempio tra la terra battuta e le altre superfici? “Non molto a dire il vero, specialmente quando giochi su questi campi perfetti che sembra di scivolare sul cemento! Certo, abbiamo dei settaggi differenti della mia carrozzina a seconda della superficie. Sulla terra c’è più attrito, si fa più fatica a spingere. A Wimbledon vedremo, non ho mai giocato sull’erba… cercheremo un campo per allenarci. L’obiettivo adesso è quello di giocare un po’ di meno ma meglio. Negli ultimi due anni ho giocato anche 22 tornei all’anno per una classifica che tiene conto solo dei migliori otto risultati”.

Nel tennis in carrozzina? Hai qualche punto di riferimento? “No, a dire il vero… ho conosciuto Esther Vergeer (la record woman olandese, imbattuta per 10 anni e 470 incontri e ritiratasi nel 2013 con la striscia di vittorie ancora aperta n.d.r.) ma non ho dei punti di riferimento”. E nel tennis in piedi? L’imbarazzo stavolta è di Giulia: “Beh… Roger! Tra le donne Serena, ma ultimamente ho conosciuto anche Thiem e non mi dispiace”.

Arriva Stefano Dolce e si commenta il sorteggio un po’ sfortunato che l’ha opposta per due volte al primo turno con Kamiji (i tabelloni sono ad otto giocatrici, con due sole teste di serie). Stefano la prende in giro: “Dai a Wimbledon ti capiterà direttamente la numero uno!”. La risposta di Giulia non la riportiamo su sua gentile richiesta… Un’ultima domanda è sulle sorprendenti semifinali femminili: “Io penso che sia un bene, perché dice alle ragazze che col duro lavoro si può arrivare avanti. È uno sprone a fare meglio il fatto che non ci siano i tre che dominano il tennis maschile. Tra gli uomini è più difficile arrivare lassù, ci sono troppi scalini”.

Scalini. Ha detto proprio così. E se lo dice lei, parola di Giulia.

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Pagelle Roma: Imperatore Rafa, gladiatore Sonego

Rafa Nadal centra la decima agli Internazionali d’Italia battendo Djokovic. Swiatek padrona, Sonego show e la Fit che fa sempre centro

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Non è colpa loro eh, sia chiaro. Ci hanno pure provato a perdere e in più di un’occasione ma alla fine, per l’ennesima volta sono arrivati in fondo ancora loro. Ce l’aveva quasi fatta Shapovalov (7) a fermare il primo, ma niente. Ce l’aveva quasi fatta Tsitsipas (7,5) a fermare il secondo, ma niente.

“La NextGen siamo noi” ha detto Nole e si capisce, lo ha detto mentre guardava Pietrangeli in tribuna. Ma forse aveva proprio ragione Fabio Fognini (4,5 nel torneo, 10 alla dichiarazione dell’epoca) quando disse che “La NextGen è una cazzata”.
È così la finale di Roma è stata ancora una volta una storia tra loro due, gli eterni rivali nella città eterna. Fenomeni, mostruosi, inarrivabili, incommensurabili per abnegazione e voglia di vincere e non arrendersi mai.

Rafa Nadal (10) l’ha spuntata, come da pronostico e come da tradizione e può puntare verso Parigi con serenità ritrovata. Saranno felici dalle parte di Porte d’Auteuil che “Roma è davvero il posto più importante della mia carriera” ma vabbè, sono anche abituati ai discorsi di Rafa. E comunque, provateci voi ad essere originali se vi tocca fare sempre gli stessi discorsi negli stessi posti.
Insomma Djokovic (9) battuto ma non abbattuto, era chiaro che alla lunga avrebbe pagato l’accumulo di stanchezza ma tanto è tra qualche settimana che si parrà la sua nobilitade.

 

È stato un torneo entusiasmante, soprattutto per coloro i quali avevano comprato i biglietti nei mesi scorsi per poi ricevere una comunicazione che i loro tagliandi non rientravano nel 25% dei posti disponibili e vedere la Fit (10 e lode per la fantasia), mettere in vendita quegli stessi biglietti a prezzi raddoppiati. O per chi aveva acquistato un biglietto per la sessione serale e se l’è trovata dimezzata, salvo ricevere un voucher (di soldi neanche a parlarne). O per chi aveva acquistato un biglietto che comprendeva cinque partite, ne ha viste quattro e ha ricevuto in omaggio una bottiglietta di amuchina. Ma delle avventure degli spettatori ne abbiamo già parlato in settimana e non vi tedieremo oltre.

Per fortuna ci hanno pensato i nostri a farci dimenticare tutto. Lorenzo Sonego (9,5) ha insegnato a Belotti e compagni cosa significhi il cuore-Toro, ma soprattutto dopo questo torneo ora ha il dovere di credere in una carriera da top, poiché ha tutto per restare a lungo in vetta. E il sogno di giocare la Finals in casa si trasforma sempre più in un obiettivo.

Matteo Berrettini (7,5) ha dato una lezione agli italopitechi, spiegando con un elegante sorriso che se hai perso 6-2 il secondo set non puoi prendertela con un errore arbitrale, Jannik Sinner (7) ha perso con Nadal e si è arrabbiato, il che non può che essere una buona notizia.

Marco Cecchinato (5) non ha preso bene la mancata wildcard andata a Mager (6,5) lamentandosi di bambini e caramelle, mentre Camila Giorgi (4) è riuscita a perdere una partita che poteva perdere solo lei. Poi vabbè, l’arbitro ha un po’ esagerato nell’invocare assistenza contro Sergio Giorgi, che sarà pure scatenato ma non per questo è giusto trattarlo come un serial-killer.

Sono successe anche cose imprevedibili in questo torneo, tipo la pioggia che costringe ad una programmazione improvvisata o tipo Nishikori (7) che vince una partita per ritiro dell’avversario, al punto che eravamo sicuri si trattasse di un errore della grafica.

Lorenzo Musetti (6) ha dovuto sorbirsi gli strali dei tifosi da bar per la sconfitta con Opelka (8,5) salvo poi scoprire che Opelka è un signor giocatore. Certo l’idea degli organizzatori di programmare la partita  sul campo 1 dove gli out sono piccoli  non è un colpo di genio. Nadal ha avuto “la fortuna” di sfidare il gigante americano sul centrale e infatti si è piazzato a rispondere sul Pietrangeli…

Iga Swiantek (10) ha demolito tutte le sue avversarie, lanciandosi nel migliore dei modi verso la riconferma a Parigi, e il primo pensiero dopo la vittoria è stato poter finalmente mangiare il tiramisù. Se aggiungiamo che ha chiamato il suo gatto Grappa, capite perché la polacca è già un nostro idolo.

In tutto ciò ha pure rifilato un doppio indigesto bagel alla malcapitata Pliskova (7), che solo in gioventù aveva beccato una sconfitta simile, in un torneo Itf a Latina: fossimo in lei, eviteremmo di andare a giocare nel nascente torneo di Frosinone.

Ah, come abbiamo detto sopra Nadal e Djokovic continuano a dominare. A Roma abbiamo scorto Andy Murray giocare il doppio. E domani torna in campo a Ginevra un certo svizzero. Venus e Serena (auguri alla nostra Pigato che l’ha beccata alla prima partita della vita) ripartono da Parma. Magari non è proprio come dice Fognini, ma sul pianeta terra (rossa) i dinosauri non hanno nessuna intenzione di estinguersi.

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ATP Ginevra: in attesa di Federer e Fognini, fuori Caruso. Sarà derby Travaglia-Cecchinato

La pioggia disturba l’inizio del torneo di Ginevra. Ci sarà un derby al primo turno grazie alla qualificazione di Cecchinato

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Lunedì tormentato dalla pioggia, quello dell’ATP 250 di Ginevra, anche se è andata un po’ meglio rispetto alle previsioni meteorologiche. Solo cinque incontri del tabellone di singolare in programma (sospeso nel momento in cui scriviamo), con un nostro rappresentante impegnato senza fortuna. A compensare, si arricchisce la presenza azzurra dopo le qualificazioni.

FUORI SABBO – Niente da fare per Salvatore Caruso che cede 6-3 6-4 a Tennys Sandgren. Un’ora e tre quarti di gioco disturbato da un paio di interruzioni per pioggia per due set caratterizzati da troppi errori dell’azzurro di fronte a una più che sufficiente solidità statunitense. Nessuno dei due è entrato in campo vantando finora una stagione particolarmente esaltante; soprattutto il ventinovenne del Tennessee che ha all’attivo due sole vittorie – non proprio prestigiose – di cui nessuna sulla terra battuta. Ma è rimasto piuttosto centrato nel corso di questa sfida, a differenza di Caruso che ha sofferto e offerto passaggi a vuoto risultati inevitabilmente decisivi.

Salvatore va subito sotto 0-2, cedendo il servizio dopo uno scambio di 27 colpi con cui Sandgren mette presto in chiaro di non avere alcuna intenzione di dispensare regali. Dopo una breve interruzione per pioggia, al settimo gioco Sabbo si riappropria del break grazie anche a un nastro fortunato. Ci si ferma ancora un po’ finché fa capolino il sole, a dispetto di qualche sito meteo che assicura rovesci consistenti (non nel senso di colpi bimani affidabili). Non si illumina però il gioco del nostro, i cui errori mandano l’avversario a servire per il set, compito che assolve senza problemi grazie a due buone prime e ad altrettanti dritti incisivi.

 

Secondo parziale senza scossoni fino al 4 pari, quando il tennista di Avola si ritrova a risalire da 0-40. Arriva a palla game chiudendo bene a rete uno scambio che lo statunitense n. 67 ATP commenta rivolgendosi a Caruso con un “quante righe riesci a colpire in un punto del cavolo?”. Riesce a evitare il turpiloquio anche due punti dopo, Tennys, e gliene va riconosciuto il merito perché il dritto d’attacco di Sabbo, forse pure destinato in corridoio, viene frenato e corretto dal nastro diventando imprendibile. Sandgren rimane però solido in risposta aspettando fiducioso altri errori azzurri che, puntuali, gli consegnano quel turno di battuta e chiude senza problemi al game successivo, trasformando il primo match point con il settimo ace.

Da segnalare l’esordio vincente in un main draw ATP della wild card francese Arthur Cazaux, finalista all’Australian Open Junior del 2020. Il diciottenne di Montpellier si impone in tre set su Adrian Mannarino – obiettivamente, non il peggiore dei sorteggi su terra battuta – per un successo che gli vale l’ingresso nei primi 500 del ranking.

QUALIFICAZIONI E PROGRAMMA – Si è concluso anche il tabellone cadetto che ha visto Marco Cecchinato prevalere al turno decisivo su Daniel Altmaier, il tedesco dal rovescio monomane che si era ben comportato al Roland Garros ottobrino, peraltro rovinando definitivamente la stagione a Matteo Berrettini. Nella giornata di domenica, Ceck ha brillato nel primo parziale dominato 6-1, per poi distrarsi nel secondo. Rientrato del break, è stato fermato dalla pioggia; alla ripresa, lunedì mattina, è arrivato al tie-break forte di quattro set point annullati, prendendosi gioco decisivo e match con due punti alla sua maniera: cariconi a inchiodare l’avversario nell’angolo sinistro e dritto inside-in alla prima palla un po’ meno profonda.

Il sorteggio lo ha accoppiato con Stefano Travaglia (2-0 i datati precedenti a favore del marchigiano) e l’incontro si disputerà martedì mattina alle 11 (chi vince troverà Denis Shapovalov). Niente da fare invece per Lorenzo Giustino, fermato in due set da Pablo Cuevas.

Attorno alle 15 di martedì scenderà invece in campo Fognini contro Pella, mentre poco più tardi sul centrale (difficilmente prima delle 16) andrà in scena l’esordio di Roger Federer contro Andujar.

Il tabellone di Ginevra

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Editoriali del Direttore

Nadal e Djokovic andranno a Parigi con grande fiducia, ma anche i quattro azzurri

ROMA – I due non sono “Matusa” ma NextGen, come ha detto Djokovic. Berrettini, Sinner, Sonego e Fognini saranno fra le 32 teste di serie. Quindi con due turni sulla carta accessibili

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da Roma, il nostro inviato

È vero che Rafa Nadal poteva perdere contro Shapovalov nei quarti, ma resta il fatto che di quattro tornei giocati sulla terra rossa, ne ha vinti due, Barcellona e Roma e ha perso gli altri due nei quarti, Montecarlo con Rublev e Madrid con Zverev. Che non sono due broccacci, mi pare.

Montecarlo è spesso il primo approccio sulla terra rossa per molti giocatori alla ricerca di una forma che ancora non c’è. Nel caso di Djokovic e Nadal, poi, il torneo del Principato era stato preceduto da un lungo stop. Entrambi avevano giocato l’ultimo match all’Open d’Australia e certo a Montecarlo non erano al massimo.

 

Il secondo Masters 1000 europeo, a Madrid, si gioca in altura e i campi sono molto più veloci che a Parigi. Non è un caso che in finale siano andati Zverev e Berrettini. Nadal ha detto chiaramente più volte: se c’è un torneo sulla terra battuta che meno si adatta alle mie caratteristiche tecniche questo è certamente quello di Madrid. Inoltre a Madrid non c’era Djokovic.

Insomma, io sono abbastanza convinto di non essere affetto da miopia patriottica se penso che dei tre Masters 1000 europei gli Internazionali d’Italia sia il torneo più importante. Più importante oltre che come tradizione e prestigio, per il fatto di rappresentare il miglior test possibile sulla condizione di forma dei giocatori due settimane prima del Roland Garros. L’ultimo vero test.

Chiaro che l’aver vinto il torneo, e in finale sull’avversario storicamente più valido dacché non gira più per i tornei Roger Federer, fa fare il pieno di fiducia a Rafa che, tanto per tappare la bocca a eventuali scettici, ha giocato d’anticipo sul dubbio legato ai tre set su cinque dello Slam parigino: “Ho fatto diverse partite dure qui a Roma, oggi con Novak quasi tre ore, ma avrei tranquillamente potuto giocare un paio d’ore in più”. Un bel messaggio, oltre che per gli scettici, per tutti gli avversari della Next Gen che magari si fossero illusi di avere a che fare con un vecchietto imborghesito e stanco, privo dell’antica resistenza sovrumana.

A quest’ultimo proposito Novak Djokovic non ha vinto il torneo, ma di certo ha detto la battuta migliore all’ennesima e poco originale domanda postagli da Diego Nargiso sull’incalzare dei Next-Gen “Me l’hanno chiesto 55 volte ultimamente, ma io penso che i Next-Gen siamo noi, Rafa e io”.

In effetti il modo in cui Djokovic ha rimontato Tsitsipas e quello con cui Nadal ha reso lo stesso servizio a Shapovalov, sia pure correndo entrambi rischi pazzeschi – un punto e buonanotte suonatori! – fa dire anche a noi che sì, il cambio della guardia è inevitabilmente sempre più vicino, ma attenzione lo si dice da anni… anche per la Regina Elisabetta e il Principe Carlo.

Giustamente anche Djokovic, per quanto umanamente iper-dispiaciuto per aver perso questo duello che consente a Rafa di pareggiare il conto dei Masters 1000 vinti – 36 ciascuno – per ritrovarsi il maiorchino con il fiato sul collo nel numero dei duelli vinti (ora sono 29 a 28 per lui, dopo la cinquantasettesima sfida) e per essere stato “doppiato” sia nel conto delle finali romane da Rafa (4 a 2) sia nei trionfi al Foro Italico (10 a 5), ha però buoni motivi per credere nelle proprie chance per il prossimo Roland Garros. Rafa è in doppia cifra in una quantità impressionante di tornei: 10 titoli a Roma, 11 a Montecarlo, 12 a Barcellona, 13 al Roland Garros dove sarà il favorito n.1 – pur da n.3 del seeding – per il titolo n.14.

Nole ha perso contro Rafa – e sono sicuro che gli girano un po’ le scatole tutte le volte che sente ripetere, e magari pronuncia lui stesso con la bocca storta l’innegabile: “Nadal è il più forte tennista di tutti i tempi sulla terra battuta” – ma nella finale al Foro Italico non è stato davvero dominato, tutt’altro. Non solo ha rifilato a Nadal un pesante 6-1 nel secondo set, dopo essere stato trafitto da non so più quante sciabolate vincenti del ritrovato dritto del rivale nel primo set, ma nel terzo ha avuto due palle break che se trasformate avrebbero potuto rovesciare l’esito del match. In particolare la prima, un dritto da tre quarti campo, avrebbe dovuto essere una sentenza, una semplice esecuzione contro un Nadal impotente. Invece quel dritto, bello e comodo, l’ha clamorosamente schiacciato in rete. L’altra palla break invece l’ha ben annullata con un gran rovescio Rafa, ben felice d’essere scampato al precedente pericolo.

Come spesso accade il contraccolpo psicologico per il break mancato si è tramutato, di lì a poco, un break subito. E da lì in poi Rafa si è involato verso il traguardo sparendo dalla vista di Nole perfino sul rettilineo d’arrivo.

Rafael Nadal – ATP Roma 2021 (via Twitter, @atptour)

Quindi Nole ha ragione, a mio avviso, a valutare il bicchiere mezzo pieno e a pensare positivo in vista Roland Garros. Sono gli altri, semmai, a doversi preoccupare della condizione dei due “Old-Gen”, perché quelli se proprio non li ammazzi non muoiono mai. Hanno una testa, non solo un’esperienza, diversa. Si aggrappano a tutto, non mollano mai.

LA FINALE FEMMINILE

Inciso che non vuole apparire sessista: ma come fa la n.9 del mondo (ed ex n.1), Karolina Pliskova a prendere 6-0 6-0 in 46 minuti una finale che avrebbe dovuto cercare di onorare per la gente che era venuta alle 14,30 per assistervi e pagando un biglietto anche piuttosto salato? Il secondo premio, 132.200 euro, io sarei stato quasi tentato di sequestrarglielo (se si potesse…) vedendola sorridere come se nulla fosse dopo l’imbarazzante sconfitta assolutamente indecorosa e irrispettosa. Ricordo Natalia Zvereva perdere 6-0 6-0 in 34 minuti la finale del Roland Garros con Steffi Graf, ma Graf era Graf e con tutto il rispetto Iga non lo è ancora. E poi comunque io vidi Natalia prima piangere all’uscita dal campo e poi, più tardi, apparve imbarazzata e al tempo stesso imbufalita. Pliskova, invece, sembrava fosse stata reduce da un Players Party. Vabbè, chiudo l’inciso.

Alla fine io sono convinto che la stessa Iga, sebbene determinatissima anche nell’ultimissimo game a non concedere la minima chance a Pliskova e certo contenta di questo trionfo dopo quello dell’ultimo Roland Garros (quest’anno ha vinto anche ad Adelaide, fanno tre titoli), avrebbe tutto sommato preferito venire a capo di una partita un po’ più equilibrata nel suo svolgimento e nel punteggio. Perché in giro per il mondo a tutti verrà in mente, come prima cosa, di sospettare che Pliskova – che lo scorso anno in finale qui prese 6-0 e poi sul 2-1 si ritirò contro Halep per un problema alla coscia – avesse nuovamente qualche problema fisico che le impedisse di difendersi secondo le proprie possibilità.

Torneremo, tornerò su questi Internazionali d’Italia che ci hanno donato la grande gioia di ritrovare un italiano in semifinale, uno straordinario Lorenzo Sonego che ci consentirà di non dover più tirare fuori ogni anno quel che successe nel 2007 con Filippo Volandri, con buona pace dell’ex tennista livornese.

Due finali in Masters 1000 (Sinner a Miami e Berrettini a Madrid), un quarto di finale (Fognini a Montecarlo), Sonego in semifinale: quattro diversi italiani protagonisti di altrettanti exploit in tornei importantissimi, con affermazioni in tornei meno importanti come il Melbourne Great Ocean Road (Sinner su Travaglia) e il Sardegna Open (Sonego). Roba mai vista prima.

A Parigi avremo quattro italiani teste di serie, quindi almeno in teoria con un paio di turni sulla carta abbordabili per tutti e quattro. A Roma nessuno aveva avuto un buon sorteggio, meno male che Sonego ha fatto… i bambini con i baffi. Ma se a Parigi ci dice bene, almeno qualcuno dei quattro moschettiere in terra di Francia ci darà di sicuro buone soddisfazioni. Ad maiora.

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