Nadal: "Raggiungere Federer non è un mio obiettivo. Non giocherò prima di Wimbledon"

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Nadal: “Raggiungere Federer non è un mio obiettivo. Non giocherò prima di Wimbledon”

Le dichiarazioni di Rafa dopo il 12esimo trionfo al Roland Garros: “Dopo Barcellona mi sono fermato a riflettere. Potevo fermarmi o cambiare la mia mentalità. Da lì è stato un crescendo”

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Rafa Nadal - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

La conferenza stampa del dodici volte campione del Roland Garros, Rafael Nadal, presentatosi in sala stampa più di un’ora dopo il primo orario annunciato, si apre con una richiesta insolita: allo spagnolo viene chiesto di rivolgere una domanda a se stesso, poiché ormai c’è stato modo e maniera di chiedergli qualsiasi cosa. Rafa sorride, ma attende che siano i giornalisti ad incalzarlo.

Logico quindi il riferimento alla straordinaria resa nel gioco di rete, 23 punti su 27 tentativi: “Normalmente, quando vado a rete, ci vado in una posizione di vantaggio. Ho una buona volée per chiudere il punto, no? Oggi per me era importante non perdere campo, da una posizione troppo arretrata sarebbe stato difficile perché lui ha un dritto molto potente; è difficile anche giocare contro il suo rovescio. Penso di aver gestito bene la situazione. Il primo set è stato molto difficile, grande intensità e punti spettacolari. Era impossibile tenere quel ritmo per tutta la partita. Nel secondo set abbiamo tenuto i servizi più facilmente, poi lì ha giocato un buon game e io uno meno buono sul 6-5. Poi sono andato in bagno e ho pensato un po’ a cosa stava succedendo per tornare con le idee chiare“.

Viene poi chiesto a Rafa quanta soddisfazione gli dia questa ennesima vittoria a Parigi in un anno nel quale ha avuto tanti problemi, soprattutto da un punto di vista fisico, che lo hanno costretto a rinunciare ad alcuni tornei e a ritirarsi da altri. Lo spagnolo risponde con orgoglio: Sicuramente tanta e non solo questa vittoria, ma anche quella dell’anno scorso. Perché l’anno scorso ho chiuso al nr.1 dopo aver giocato per intero solo 7 tornei, aver vinto a Parigi ed esserci andato molto vicino a Wimbledon. Poi agli US Open sono stato costretto al ritiro e poi ho avuto problemi al ginocchio e a fine stagione mi sono operato al piede. All’inizio di questa stagione ho cercato di essere positivo con il mio tennis ma ho avuto ancora problemi. Come a Indian Wells, a Brisbane, ad Acapulco. Tanti problemi negli ultimi 18 mesi. Di conseguenza per me queste ultime settimane sono state davvero speciali”.

Subito dopo la finale, Carlos Moya ha raccontato ai reporter le difficoltà affrontate da Nadal nel corso degli ultimi mesi, difficoltà che hanno portato Nadal a scavarsi dentro per trovare la forza di affrontare le nuove sfide dinanzi a lui. Rafa racconta il difficile inizio di stagione: Dopo Indian Wells ero molto giùha detto il maiorchino – sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale. Avevo perso un po’ di energia mentale perché avevo avuto troppi infortuni uno dietro l’altro. Montecarlo è stato duro per me, così come l’inizio del torneo di Barcellona: non mi stavo divertendo in campo, ero troppo preoccupato per la mia salute e troppo negativo. Dopo il primo turno a Barcellona sono rimasto un paio d’ore in una stanza da solo a pensare a quello che mi stava succedendo, a cosa dovevo fare. Potevo fermarmi per un po’ e recuperare a livello fisico, oppure potevo cambiare radicalmente la mia mentalità e continuare a giocare le settimane seguenti. Ci ho pensato a lungo, e sono riuscito, lavorando molto, a migliorare ogni piccolo dettaglio che potevo migliorare. Dal match con Mayer a Barcellona, le cose sono migliorate giorno dopo giorno. Non ho giocato male a Barcellona, un po’ meglio a Madrid, molto meglio a Roma, e qui ho giocato un grande torneo”.

 

I giornalisti fanno notare a Nadal che da quando ha vinto il primo Slam non era mai stato nella sua carriera a soli due Major di distanza da Federer. Di conseguenza gli viene chiesto se è per lui un obiettivo da raggiungere, se gli fa piacere essere così vicino in questa particolare graduatoria a Roger e se la rivalità con lo svizzero e con Djokovic gli dia gli stimoli per dare sempre qualcosa in più. Rafa risponde sicuro: “È chiaro che ognuno dei tre spinge e motiva gli altri a dare sempre il massimo. Ma sono onesto, non penso più di tanto a dare la caccia agli Slam di Roger, non è un mio obiettivo… Tu non puoi sentirti frustrato perché il tuo vicino ha una casa più grande della tua o ha la tv più grande o il giardino più grande. Questo non è il modo nel quale io concepisco la mia vita. Io cerco solo di fare del mio meglio. Sono molto fortunato per le cose che ho ricevuto nella mia vita. E se a fine carriera avrò raggiunto gli Slam di Federer sarò contento, se non ce la dovessi fare sarò contento lo stesso. Oggi non sono concentrato sul raggiungere Roger. Questa vittoria al Roland Garros mi fa sentire nuovamente felice di scendere in campo. È questo il mio obiettivo principale adesso. Cercherò sempre di dare il massimo, vedremo poi cosa accadrà in futuro”.

Nadal ha confermato che non giocherà alcun torneo sull’erba in preparazione a Wimbledon: “Lo scorso anno ho giocato molto bene là, sono andato molto vicino a vincere il torneo. Mi piace molto giocare sull’erba ma non sono più in grado di giocare tanto quanto giocavo dieci anni fa. Per cui ho deciso di non giocare alcun torneo prima di Wimbledon: basandomi sulla mia esperienza, se mi alleno bene, e gioco un paio di incontri prima dell’inizio, sono in grado di essere competitivo. Ha funzionato bene negli ultimi anni, perché cambiare? È più importante per me stare bene di salute che non giocare molte partite”.

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Bjorn Borg: “Federer icona globale, gli avrei rubato lo slice di rovescio”

Il campione svedese parla anche di Berrettini e Sinner: “Matteo è un fantastico giocatore, Jannik farà grandi cose”

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Bjorn Bork e Roger Federer - Laverc Cup 2022, Londra (Twitter @LaverCup)

Bjorn Borg è stato spettatore privilegiato di un momento che resterà a lungo nella storia dello sport. Il saluto di Roger Federer, la sua umanità, le lacrime di Rafa Nadal, suo rivale di sempre, rappresentano un’eredità per i giovani sportivi e non solo. Spettacolo nello spettacolo, l’addio di Federer all’interno della Laver Cup, manifestazione estremamente equilibrata e vinta in rimonta dal Team World. Dinanzi a due leggende del tennis come Bjorn Borg e John McEnroe, allenatori rispettivamente di Team Europe e Team World, l’emozione è stata enorme. 

Il campione svedese si è presentato in grandissima forma. Il suo addio fu completamente diverso: lasciò brutalmente il tennis a 26 anni dopo aver vinto sei Roland Garros e cinque Wimbledon di fila, dal 1976 all’80. “La cosa da ricordare – ha detto Borg intervistato dalla Gazzetta dello Sport è che Federer ha deciso di chiudere felicemente così, qui alla Laver Cup, insieme a Nadal. Sono onorato di essere stato il suo allenatore in questi giorni. L’altra sera è stata di grande insegnamento per i giovani: qualcosa del genere non la vedremo per molti, molti anni. Federer ci mancherà molto”. Borg si è detto onorato di aver vissuto un momento così intenso e ha ricordato a tutti che il tennis sopravvive a qualunque giocatore: “È più grande di tutti”. Poi ha sottolineato le qualità di Federer: “È un’icona globale, è ammirato, amato, applaudito da tutti. E poi è umanamente una grande persona, gentile, affidabile, disponibile. Invidioso di lui? No, Al massimo, gli avrei rubato lo slice di rovescio”. 

Il campione svedese si è lasciato andare anche su giudizi tecnici legati a Matteo Berrettini e a Jannik Sinner. “Matteo è un fantastico giocatore. Averlo in squadra con noi è importantissimo, sia per me che sono il capitano, che per i tifosi. Anche Jannik farà grandi cose e spero che presto faccia parte della nostra squadra europea negli anni a venire, anche lui è bravissimo. L’ultimo match contro Alcaraz è stato pazzesco a New York”. 

 

La sfida vista agli US Open è di sicuro l’antipasto di quello che vedremo nei prossimi anni: “Sarà una grande rivalità, ce la porteremo avanti per molti anni. Non vedo l’ora di godermela”. 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Poi torna sulle lacrime di Federer e Nadal: “Per me è stato incredibile da vedere. Credo che Rafa fosse così triste anche perché sa che un giorno dovrà dire anche lui addio. Ma il loro doppio è stato il perfetto lieto fine”. Rimorsi per aver chiuso anticipatamente la carriera? “No. Anche io, come Roger, sono felice di aver preso quella decisione, anche se ero molto più giovane: volevo dedicarmi ad altro e così è stato. Nessun rimorso, ho capito che era il momento giusto”. 

Paolo Michele Pinto

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Paolo Bertolucci su Tiafoe e Sock “trogloditi” secondo Panatta: “Si va in campo per vincere, altrimenti si sarebbe sminuita la Laver Cup. Il loro modo non mi è piaciuto, ma non possono giocare in modo diverso. Eppoi Federer e Nadal non erano loro”

Interpellato dal direttore Scanagatta il Davisman di Forte dei Marmi che ha legato gran parte dei suoi successi in doppio all’amico Panatta dice anche: “La Laver Cup fa ancora abbastanza fatica a togliersi l’etichetta di esibizione per ricchi, ci sono soldi sopra… Se deve essere esibizione che fa vincere chi deve vincere, allora Federer o chi per lui crea nell’ambito di un’inaugurazione di uno stadio di calcio a Madrid una esibizione con Nadal e vince. Ma quello non ha niente a che vedere con lo sport”

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Rafael Nadal e Roger Federer - Laver Cup 2022 (foto via Twitter @LaverCup)

Componente della squadra azzurra vincitrice della Coppa Davis nel 1976 e oggi apprezzato commentatore televisivo, Paolo Bertolucci si dice d’accordo con quanto scritto dal direttore Scanagatta sul fatto che si va in campo per vincere. Magari non in quel modo, ma se è l’unico su cui puoi contare? Qui sotto il commento completo:

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Federer e la Laver Cup, legame fortissimo: “Auguro ai miei avversari un ritiro dal tennis come il mio”

Prima di lasciare Londra, il fuoriclasse svizzero ha ribadito il suo apprezzamento per l’evento e il format, specificando: “Non sarò capitano di Team Europe, al momento non è nei piani. Non sono nemmeno interessato a rivestire ruoli politici. Ci sarò sempre, pur senza incarichi, se potrò dare una mano al tennis”.

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Roger Federer e Rafa Nadal - Laver Cup 2022 (foto via Twitter @LaverCup)

Il legame tra Roger Federer e la Laver Cup è destinato a rimanere indissolubile, dopo che la quinta edizione di Europa-Resto del Mondo ha fatto da cornice all’ultimo atto della sua carriera. Innegabilmente, anche per il torneo – che già di per sé ha dimostrato di funzionare – essere stato “scelto” per un appuntamento da libri di storia dello sport ha rappresentato uno slancio promozionale significativo. Al punto da spingere gli addetti ai lavori a ragionare anche su quello che può essere un binomio d’immagine inscindibile, tra la Laver Cup e il marchio Federer, pur con un fisiologico cambio di prospettiva.

AMBASCIATORE – “Mi dispiace non aver ottenuto la vittoria,- ha raccontato prima di lasciare la capitale britannica -, l’ho detto anche negli spogliatoi a Andy (Murray), perdere non mai è divertente. Però questo fine settimana è stato per me comunque straordinario. Non vedo l’ora di essere a Vancouver per la prossima edizione, ovviamente in una veste diversa“. Pensiero che ha fatto venire in mente, a più di qualcuno, l’ipotesi di una suggestiva successione in panchina. “No, il mio ruolo non sarà quella di capitano – ha voluto subito smentire -, visto che Borg sta facendo un ottimo lavoro, la sua sostituzione non è nei piani attuali, un giorno chissà. Anche il format è solido e non subirà sostanziali modifiche, in cinque anni siamo stati in città fantastiche, anche Londra con la O2 Arena non ha tradito le attese. Magari più avanti estenderemo l’orizzonte anche oltre il Nord America. Come ho detto, intendo rimanere nel mondo del tennis e dare una mano, ma in questa fase senza un incarico ufficiale“.

L’AUGURIO – L’aspetto emotivo, allo scorrere dei titoli di coda, ha comunque avuto il predominio mediatico su quello del campo. Al netto delle considerazioni sulla prima vittoria di Team World, Federer ha tenuto a sottolineare come la Laver Cup sia intesa dai protagonisti come tutt’altro che un’esibizione: “C’è un bel clima, ma rimane sport e l’atmosfera agonistica in campo deve essere feroce, dura, così la manterremo sempre. Poi ci sono altri aspetti: durante la settimana mi è piaciuto molto cenare con Novak ed Andy, li ho conosciuti meglio, sono felice di aver trascorso del tempo con loro, vedere come lavorano gli altri campioni. Momenti che non tolgono nulla all’intensità di una rivalità sportiva. Venerdì essere circondato da quelli che sono stati i miei più grandi avversari è stata un’emozione unica. Auguro a loro di vivere le stesse sensazioni uniche e speciali nel giorno in cui decideranno di lasciare il tennis giocato. Per me è stato davvero bellissimo.

 

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