La boutique parigina di Nadal

Focus

La boutique parigina di Nadal

Una carrellata tra i migliori e i peggiori outfit (rigorosamente Nike) sfoggiati da Rafael Nadal in occasione dei suoi dodici successi al Roland Garros. Voi quale preferite?

Pubblicato

il

Rafa Nadal - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Rafael Nadal aveva appena compiuto 19 anni quando conquistò il suo primo titolo al Roland Garros, e con esso l’attenzione dell’intero mondo del tennis. Quel ragazzo dai capelli lunghi, stretti da una fascia candida, sprigionava potenza in ogni suo movimento. La Nike, che già aveva messo gli occhi su Nadal, pensò, per il suo esordio sulla terra rossa di Parigi, a un completo che in qualche modo potesse riflettere le caratteristiche di Rafa sul campo.

Così Nadal sfoggiò un pinocchietto bianco, abbastanza inusuale nel tennis, correlato da una maglia sui toni del verde, assolutamente senza maniche per sottolineare i muscoli scolpiti. Tale outfit divenne una costante per Rafa nei primi anni di carriera, e non solo a Parigi. La rivalità nascente con Roger Federer fu abilmente sottolineata dal marchio sportivo anche nel diverso stile pensato per i due giocatori.

Nadal e Federer al Roland Garros 2005

Nei tre anni a seguire Nadal conquistò ancora il Roland Garros. Nike non cambiò la linea dei completi riservati al giovane campione, se non variando i colori. Nel 2006 infatti la maglia divenne azzurra, mentre il pinocchietto rimase candido. L’anno successivo, invece, i pantaloncini indossati da Nadal in Francia furono pensati in nero per poter abbinare a essi una maglia bianca con un inserto azzurro chiaro.

Il peggior outfit sfoggiato da Nadal nelle sue vittorie parigini fu però, senza dubbio alcuno, quello del 2008. I pantaloni, ancora al ginocchio, erano di un assurdo color kaki, che male si sposava con l’escalation di tonalità di verde riportata sulla maglia. Rafa anche quell’anno alzò al cielo il trofeo del torneo, ma non certo quello del buongusto.

Rafa Nadal – Roland Garros 2008 (foto @Gianni Ciaccia)

Nadal dovette aspettare il 2010 per tornare sul trono di Parigi. I capelli di Rafa erano più corti e anche Nike si adeguò alla crescita dell’uomo e del giocatore optando per una maglietta più sobria, ovvero dotata di mezza manica, nella quale si mischiavano il blu, l’azzurro e il verde acido. Il 2010 fu l’ultima annata che vide Nadal indossare i pinocchietti, bianchi.

Dal 2011 infatti i pantaloncini di Rafa iniziarono ad accorciarsi, restando però candidi. Quell’anno la maglia era del colore del mare. Nel 2012 e 2013 continuò il dominio sulla terra rossa di Nadal. Nike pensò a due completi palindromi. Nel 2012 infatti Rafa abbinò al pantaloncino, di una lunghezza ormai classica, una maglia color ciliegia, mentre nel 2013 la maglia divenne totalmente bianca e il pantalone rosso. Forse i due outfit più riusciti tra quelli sfoggiati nella capitale francese.

 
Rafa al Roland Garros 2013

Nel 2014 Nike invece abbandonò totalmente il bianco e pensò per Nadal a un pantalone grigio scuro e a una maglia davvero elegante, di un azzurro Tiffany. Quando 3 anni dopo, ovvero nel 2017, Rafa tornò a conquistare lo Slam francese, per la decima volta, era ormai un uomo. I capelli si erano fatti più radi, seppur la potenza sprigionata fosse la stessa di quel lontano 2005. Nike scelse allora una linea che evidenziasse la maturità raggiunta da Rafa: pantalone classico candido e maglia di un semplice blu elettrico. I colori del mare, elemento molto amato da Nadal stesso, rimasero una costante anche durante il Roland Garros 2018. I pantaloni blu erano abbinati a una maglia azzurra. Per il trionfo 2019 infine Nike dimenticò il mare e pensò al sole. Il pantaloncino, ormai davvero cortissimo, grigio portava inseriti dello stesso giallo della maglietta.

Rafael Nadal, a terra – Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

Le scarpe meritano una menzione particolare. Nike le ha, negli anni, personalizzate con il simbolo di Nadal, ovvero il toro stilizzato, e il nome riportato in lettere maiuscole. I colori sono sempre stati abbinati a quelli scelti per l’outfit. In occasione del torneo 2017 sulle scarpe fu disegnato anche un “9”, ovvero il numero di Roland Garros conquistati fino ad allora da Rafa, in attesa che Nadal lo trasformasse in quel “10” tanto atteso. Detto, fatto e numero riportato nel 2018 sul modello indossato a Parigi.

Nike insomma si è sbizzarrita nel vestire Nadal nei suoi dodici trionfi. Certo però, parafrasando Chanel, al Roland Garros lo stile cambia, ma il vincitore resta sempre, o quasi, lo stesso.

Continua a leggere
Commenti

Al femminile

Ancora sull’Australian Open

Da Jennifer Brady ad Ashleigh Barty, da Karolina Muchova a Sofia Kenin: conferme, delusioni e sorprese nello Slam preceduto dalle quarantene differenti

Pubblicato

il

By

Ashleigh Barty e Karolina Muchova - Australian Open 2021

Otto Slam degli ultimi nove vinti da giocatrici giovani. Ne parlavo la scorsa settimana: a parte il successo di Simona Halep a Wimbledon 2019, da quando Osaka ha conquistato lo US Open 2018, nei Major hanno vinto solo giocatrici al massimo di 23 anni. Nel tennis femminile i titoli importanti seguono la linea verde.

Ma oggi non voglio tornare su questo tema, comunque significativo, quanto piuttosto sottolineare che all’ultimo Australian Open qualcosa di diverso è accaduto: in finale ha vinto la giocatrice nettamente favorita. E questa è una novità. Perché nei Major precedenti il successo delle tenniste più giovani aveva quasi sempre significato anche la prevalenza di giocatrici meno titolate nei confronti di avversarie dai palmarès più ricchi: Osaka su Serena a New York 2018, poi Osaka su Kvitova a Melbourne, Halep su Serena a Wimbledon, Andreescu su Serena a New York nel 2019; e nel 2020 Kenin su Muguruza, Osaka su Azarenka e Swiatek su Kenin.

L’unico precedente non proprio in linea era stata la vittoria di Barty su Vondrousova al Roland Garros 2019, anche se entrambe erano comunque esordienti a livello di finale Slam. Invece questa volta Osaka era data molto favorita contro Brady, per valori tecnici ma anche per curriculum; e ha mantenuto le aspettative. E dunque, oltre ai quattro di Major conquistati, questo costituisce un altro merito di Naomi.




 

Scendere in campo senza dover per forza vincere, infatti, era stato un fattore probabilmente decisivo per tutte le recenti avversarie di Serena; mentre Osaka a Melbourne ha dimostrato di saper reggere anche il peso dei favori del pronostico. Durante il torneo ha gestito le diverse pressioni che producono sia avversarie di “lignaggio” inferiore, come Brady in finale, sia nobilissime, anche se forse un po’ decadute, come WIlliams in semifinale.

Con l’accumularsi delle vittorie, Osaka ha quindi definitivamente cambiato status e sul cemento è diventata la favorita numero uno. A proposito di superfici: non so in quanti l’hanno notato, ma c’è stata una notevole continuità tecnica negli ultimi Slam disputati sul duro. Non solo perché la vincitrice è risultata la stessa, ma perché abbiamo avuto tre semifinaliste su quattro sempre presenti: Osaka, Brady e Serena Williams.

A cambiare è stata una sola giocatrice. A New York c’era Azarenka, a Melbourne abbiamo avuto Muchova. A parte il fatto che, per via del sorteggio, non sarebbe stato possibile riavere le stesse quattro protagoniste, ricordo che allo US Open l’unica in grado di togliere un set ad Azarenka prima che Vika approdasse in semifinale era stata proprio Muchova (5-7, 6-1, 6-4). Da questi dati si può dedurre che la maggiore sorpresa tecnica del torneo sia stata la giocatrice ceca. Ma su di lei torneremo più avanti.

Le diverse quarantene
Non è stato uno Slam del tutto “normale”. Non solo perché il pubblico è stato presente a fasi alterne, sostituito in alcune giornate da applausi preregistrati (che non sempre partivano a tempo). Non è stato normale soprattutto per la fase di avvicinamento, che ha comportato una quarantena per chi proveniva da fuori Australia. E la quarantena non è stata uguale per tutte; in sostanza ci siamo ritrovati con partecipanti in quattro diverse condizioni.

Le giocatrici di casa, già residenti in Australia, non avevano bisogno di rispettare particolari vincoli, e potevano muoversi liberamente. Poi c’era il secondo gruppo, molto ristretto, che ha giocato l’esibizione di Adelaide (oltre a Barty, composto da Serena e Venus Williams, Osaka, Halep e Begu): da quanto si è raccontato, per loro le condizioni erano migliori rispetto a quelle della maggior parte delle giocatrici, in quarantena a Melbourne. Le giocatrici di Melbourne avevano la possibilità di uscire dalla stanza di albergo solo per andare ai campi ad allenarsi, con al massimo due persone al seguito. Infine le più sfortunate, entrate in contatto con positivi durante i voli di trasferimento, che non hanno mai potuto lasciare la camera di albergo prima del torneo, e quindi nemmeno allenarsi sul campo.

A conti fatti, in finale sono arrivate Osaka (da Adelaide) e Brady (reduce dalla quarantena più dura). Va però detto che Jennifer Brady ha costituito una eccezione: di tutte le tenniste in quarantena stretta, nessun’altra è approdata al quarto turno. In sostanza dalla quarantena stretta proveniva una sola giocatrice su 16 ancora in gara nella seconda settimana. Tenuto conto che in quarantena stretta erano in 26, ciascuno può trarre le proprie valutazioni: 26 su 128 al via, 1 su 16 dopo la prima settimana.

Naturalmente un solo evento non fornisce una base statistica certa, perché i fattori che entrano in gioco sono tanti, e concentrarsi su un solo aspetto può risultare limitativo. Per questo rimangono discorsi pieni di incognite. Preferisco non integrare il tema della quarantena con quello delle teste di serie e della classifica, perché a mio avviso il nuovo calcolo del ranking non restituisce una fotografia tecnica del tutto attendibile, e quindi valutazioni più approfondite risultano ancora più complesse. Come cercherò di spiegare a pagina 2.

a pagina 2: Calcolo del ranking e teste di serie – Jennifer Brady

Continua a leggere

WTA

WTA Doha: bene Muguruza e Azarenka. Brady, che stesa!

In Qatar avanzano facilmente tutte le favorite tranne la finalista dell’Australian Open, che cede in modo molto netto ad Anett Kontaveit. Tonfo al rientro per Kiki Bertens. Forfait Anisimova

Pubblicato

il

Jennifer Brady - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Mentre la stagione 2021 prova a darsi un pizzico di normalità dopo l’anno da tregenda ormai scoccato, è partita anche la munifica stagione mediorientale, sempre degnissima d’attenzione nonostante la slavina di ritiri abbattutasi sul torneo di Doha iniziato proprio oggi.

Giornata d’esordio tranquilla e pochi gli scossoni, peraltro tutti concentrati nell’unico match dall’esito in qualche modo sorprendente, quello perso senza opporre resistenze da Jennifer Brady contro Anett Kontaveit. Non era un primo turno facile per la finalista dell’Open d’Australia, alla quale, peraltro, potrebbe essere utile staccare la spina per qualche giorno. Forse ancora turbata dal raggiungimento di cotanto risultato, e in parte scottata dal negativo esito di questo, la colpitrice da Harrisburg è stata travolta da un’avversaria comunque in forma, anche se la sua prestazione ha sconcertato alquanto.

Incapace di reagire al pressing poderoso imposto dalla biondissima estone, Brady ha ricavato poco dal temuto servizio (appena due ace e un 63% di prime in campo che per i suoi standard è alquanto scarso), non si è mai affacciata a palla break e ha finito per raccogliere appena tre giochi in cinquantacinque minuti di pura agonia. Un po’ di riposo ci vuole, Jennifer lo merita, per rimettersi in sesto a Dubai, dove sarà chiamata al riscatto a partire dalla prossima settimana. L’unica altra testa di serie impegnata oggi era Vika Azarenka, la quale ha invece rispettato il pronostico battendo in due Svetlana Kuznetsova. Convincente la prestazione di Vika, in una partita complicatasi solo al momento di confermare il break ottenuto nel quinto gioco del secondo set: per staccarsi sul quattro a due, la bielorussa ha dovuto giocare ventotto punti e annullare cinque palle break. Sarà un secondo turno interessante, quello contro Elena Rybakina, sempre se la kazaka import supererà all’esordio Laura Siegemund.

 

Per il resto, poco per cui sussultare. Facili le vittorie ottenute da Maria Sakkari e Garbine Muguruza su Sherif e Kudermetova, e anche Angie Kerber, nonostante una partenza lenta, non ha dovuto sudare troppo per battere Cagla Buyukakcay. Capitolo a parte per Kiki Bertens, alla prima partita ufficiale dopo l’operazione al tendine d’Achille dello scorso ottobre: dominata da Jelena Ostapenko con tanto di bagel al passivo nel primo set, l’olandese non sembra davvero ancora pronta per competere a questi livelli. Bene fa a giocare, tuttavia: la forma piano piano tornerà, magari in concomitanza con l’amata stagione sul rosso.

In coda al Day 1, per non farci mancare niente in questo augusto periodo, al lungo elenco dei forfait si è aggiunto quello di Amanda Anisimova. Servendosi dell’ineludibile profilo Twitter, la teenager dal New Jersey ha comunicato di essere impossibilitata a partecipare causa un infortunio alla caviglia, accidentalmente procuratasi fuori dal campo da tennis. La faccenda non sembra essere grave: Amanda – che verrà sostituita in tabellone dalla lucky loser Misaki Doi – programma di tornare già la prossima settimana a Dubai, ma la sequenza di inghippi che da tempo tormenta il fenomeno annunciato del tennis USA comincia a essere inquietante.

Il tabellone completo di Doha

Continua a leggere

Flash

Tennis in TV: quattro tornei, 16 ore al giorno di diretta su Supertennis

SuperTennis offre una settimana straordinaria di tennis in diretta con la prova Wta a Doha, l’ATP 500 a Rotterdam e il 250 di Buenos Aires. Anche il WTA 250 di Lione troverà ritagli di spazio

Pubblicato

il

Supertennis HD (Ch. 64 del Digitale Terrestre, Mux TIMB 3 – Copertura nazionale)

ATP 500 Rotterdam 2021
lunedì 1° marzo – LIVE alle ore 13.00: Basilashvili c. Norrie
non prima delle 14.30: Nishikori c. Auger-Aliassime
non prima delle 19.30: Murray c. Haase
a seguire: Fucsovics c. Opelka
martedì 2 marzo – LIVE alle ore 11.00, 12.30, 14.30, 19.30 e 21.15
mercoledì 3 marzo – LIVE alle ore 11.00, 12.30, 14.30, 19.30 e 21.15
giovedì 4 marzo – LIVE alle ore 11.00, 12.30, 14.30, 19.30 e 21.15
venerdì 5 marzo – LIVE alle ore 13.00, 15.00, 19.30 e 21.15
sabato 6 marzo – LIVE alle ore 15.00 e 19.30 (semifinali)
domenica 7 marzo – LIVE alle ore 15.30 (finale); in replica alle 23.00

ATP 250 Buenos Aires 2021
lunedì 1° marzo – LIVE non prima delle ore 17.00: CECCHINATO c. Djere
non prima delle ore 22.00: Andujar c. Londero
martedì 2 marzo – LIVE alle ore 00.05 e alle 22.30
mercoledì 3 marzo – LIVE alle ore 00.05 e alle 22.00
giovedì 4 marzo – LIVE alle ore 00.05 e alle 22.30
venerdì 5 marzo – LIVE alle ore 00.05 e alle 22.30
sabato 6 marzo – LIVE alle ore 18.00 (semifinale); differita alle ore 23.00 (semifinale)
domenica 7 marzo – LIVE alle ore 19.00 (finale)

 

WTA 500 Doha 2021
lunedì 1° marzo – LIVE alle ore 16.00 e 18.00
martedì 2 marzo – LIVE alle ore 16.00 e 18.00
mercoledì 3 marzo – LIVE alle ore 16.00 e 18.00
giovedì 4 marzo – LIVE alle ore 16.00 e 18.00
venerdì 5 marzo – LIVE alle ore 16.00 e 18.00 (semifinali)
sabato 6 marzo – LIVE alle ore 16.00 (finale)

WTA 250 Lione 2021
lunedì 1° marzo – LIVE alle ore 11.00: Rus c. Wang
alle ore 19: GIORGI c. Kuzmova
martedì 2 marzo – differita alle ore 02.00
mercoledì 3 marzo – differita alle ore 02.00
giovedì 4 marzo – differita alle ore 02.00
venerdì 5 marzo – differita alle ore 02.00
sabato 6 marzo – differita alle ore 02.00; LIVE alle 13.30 (semifinale1)
domenica 7 marzo – differita alle ore 01.00 (semifinale2), alle ore 21.15 (finale)

Tennis TV
Copertura integrale dei tornei ATP 250, 500, 1000 in streaming

Prezzi
14,99€ per un mese
109,99€ per un anno

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement